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sabato 14 luglio 2012

Un aquilone colorato di vecchio


Alla fine lo ha fatto davvero, anzi, è andato oltre. Da un po’ di tempo a Silvio Berlusconi il nome del suo partito non andava giù: «Popolo della libertà non scalda i cuori, va cambiato» aveva detto in più di un’occasione, pronto a sostituire la denominazione al primo momento utile. Avrebbe potuto cambiare il nome quasi senza toccare la grafica, così come forse aveva tentato di fare a gennaio dell’anno scorso: i giornalisti della Dire avevano spiattellato a tutti che il nuovo nome del partito berlusconiano doveva essere «Italia», con il nome della nazione in bella vista sul fondo azzurro, sopra l’arcobalenino tricolore che aveva caratterizzato fin dall’inizio il Pdl.
Ora, invece a dar retta ai giornali e ai siti più diversi dell’arco mediatico, ci sarebbe un nuovo nome – che però non si conosce ancora, l’unica certezza sarebbe la presenza della parola «Italia» (ma va’!), magari in combinazioni emotive come «SiAmo Italia», «Italia Libera» o «Eccoci Italia» – ma anche un nuovo simbolo già sfornato, tra i 150 che sarebbero arrivati in casa Pdl. Così, nelle ultime ore, siti e giornali si preoccupano di mostrare la nuova creatura: dovesse essere descritta per il deposito elettorale, l’illustrazione potrebbe essere «un aquilone tricolore a bande verticali, con un accenno di filo bianco, parzialmente inscritto in una circonferenza bianca, il tutto posto su un fondo color blu acciaio».
Certo, per Cicchitto sono tutte fantasie, ma chiunque abbia pensato quel logo aquilonesco (a non voler dare ascolto a quei maliziosi mentitori di professione che hanno dato a quella figura a losanga una lettura schiettamente inguinale) lo ha fatto in piena continuità con il pensiero berlusconiano e, più in generale, con le tendenze più recenti in ambito simbolico politico. Fin dalla nascita, Forza Italia aveva deciso di vestire i colori dell’Italia. Tutti. Ecco dunque la sinfonia di bandierine stilizzate nei simboli, più l’azzurro nel ruolo di convitato di pietra: nell’emblema in effetti non c’era, ma i forzisti erano immancabilmente «gli azzurri» e, comunque, appena è stato possibile, quel colore è rientrato per colorare parti testuali accessorie. Già, perché l’azzurro (magari nella sua variante blu) era la tinta dei Savoia, identifica le maglie della Nazionale di calcio ed è pure l'emblema classico della purezza del cielo e della Madonna: non stupisce che fosse il colore d’eccellenza dei democristiani (subito dopo il bianco, ovviamente) e dello stesso Tg1. Così come non stupisce che questo ventaglio di quattro colori sia stato adottato nel 1996 dal Polo per le libertà, nel 2001 dalla Casa delle libertà e sia finito pari pari nel contrassegno pidiellino non ancora archiviato.
Così, l’ultrasettuagenario Berlusconi avrà pure studiato la grafica dei partiti nazionalisti europei, ma questo emblema (graficamente non esaltante) è perfettamente in linea con quello che lui ha proposto dal 1994 in poi, quindi nel ritorno del vecchio non c’è alcuna novità significativa. Salvo una: a guardare bene i segni distintivi adottati dai partiti di recente, quasi nessuno sfugge alla logica dei quattro colori nazionali: non l’Alleanza di centro di Pionati (e di stretta osservanza berlusconiana), non Futuro e libertà (eppure i finiani avrebbero potuto fare di tutto per allontanarsi da quella tendenza), non l’ultima evoluzione del Patto di Segni, non l’Api rutelliana; il Pd rinuncia all’azzurro, ma sfodera il tricolore in bella vista nel lettering. Nel 1994, Carlo Branzaglia (co-autore con Gianni Sinni del libro Partiti!) emise una sentenza chiarissima: «Questa invadenza del tricolore è sintomo della grande difficoltà nel concepire una propria autonomia semantica, ovvero nel precisare i significati propri atti ad essere trasmessi dalle immagini: che i partiti siano italiani e parteggino per il bene della nazione è il minimo che si può chiedere loro». Una motivazione a basso profilo, oggi come allora.

1 commento:


  1. Phất Cách Sâm ngưng trọng đáp : “ Ta chỉ biết hắn tuyệt đối không phải vong linh , còn hắn đích thực thuộc chủng tộc gì thì ta cũng không rõ , sợ rằng chỉ có bảy vị Pháp lam mới có thể giải thích được điều này ”.
    Lần va chạm vừa rồi không hề ảnh hưởng đến Diệp Âm Trúc diễn tấu , giờ phút này , cầm khúc của hắn đã được triển khai .
    ‘ Bình sa lạc nhạn ‘ khúc , tự hồng nhạn lai tân , cực thiên chi vũ , tự nhạn dĩ hòa minh , thúc ẩn thúc hiện , nhược vãng nhược lai .
    Ma pháp màu đỏ sẫm rung động , lấy thân thể Diệp Âm Trúc làm trung tâm phát ra chung quanh . Nghe được cầm khúc của Âm Trúc , nét mặt Tử trở nên nhu hòa vđồng tâm
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    chém gióài phần , dễ dàng rút hai chân rời khỏi lòng đất , động tác hoàn toàn tự nhiên , chứng tỏ qua va chạm vừa rồi hắn không chịu thương tổn gì .
    Lúc này trong lòng Nội Tư Tháp cực kì kinh hãi . Hai quyền vừa rồi của Tử không những trực tiếp đánh vào thân thể Địch Gia mà còn xuyên qua nó , công kích vào hắn , khiến hắn phải

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