lunedì 15 febbraio 2021

Movimento popolare federalista europeo, un'aula per ripensare lo Stato

Quanto tempo occorre per fondare un partito? C'è chi lo ha messo in piedi in pochi mesi, più spesso il procedimento è più lungo, soprattutto se occorre far maturare le condizioni perché quel partito possa agire e non interrompere troppo presto il proprio cammino. Alle volte un'idea nasce in un certo momento, ma ha bisogno di anni per essere messa in pratica con la collaborazione di altre persone, anche se il nucleo del progetto è già nato ed è stato già tradotto in un simbolo grafico. Sembra questo il caso del Movimento popolare federalista europeo, guidato da Domenico Cutrona, militante politico con alle spalle un lungo impegno all'interno della Democrazia cristiana, tra le file dei morotei.
Le prime tracce di quel progetto politico che si possono ritrovare in Rete risalgono al 2009, in uno degli articoli pubblicati da Cutrona su Affari Italiani, già indicando come qualifica "Segretario Movimento Popolare federalista Europeo". Lì si ricordava il ruolo dei cattolici - e in particolare della Democrazia cristiana - nella politica italiana e nell'economia della Repubblica, fino al declino (dopo la morte di Aldo Moro) e all'implosione dei primi anni '90, in un lungo periodo comunque non caratterizzato dall'alternanza. Dopo la caduta del muro di Berlino, che aveva aperto in Europa nuovi scenari politici ed economici, anche nel nostro paese si è materializzata la possibilità dell'alternanza, anche se - per Cutrona - si tratterebbe ancora di un'alternanza "primitiva", non slegata dalla divisione in destra e sinistra e non ancora in grado di evolvere secondo un "normale svolgimento del bipolarismo", Cutrona se la prendeva soprattutto con chi voleva a ogni costo ricostruire un terzo polo, un'esperienza politica mediana magari in continuità ideale o politica con la Dc: ciò, a suo dire, non avrebbe più consentito al popolo di scegliere "lo schieramento politico che deve governare" e, in ogni caso, voler a ogni costo proporre "un raggruppamento politico sulla base dell'esperienza della Democrazia Cristiana" era improponibile perché era cambiato "lo scenario politico nazionale e internazionale, ma soprattutto perché un partito di chiara ispirazione cattolica non può nascere solo perché si mettono assieme alcune componenti per formare un partito con le correnti". 
Per Cutrona, "Il bravo politico non è colui che guarda al passato e lo ripropone aggiornato e corretto, ma colui il quale sulla scorta delle esperienze del passato sa guardare con lungimiranza al futuro e fare proposte nuove". Il nuovo, per lui, passava necessariamente attraverso "una riforma dello stato in senso federalista", la sola a suo dire in grado di "determinare uno sviluppo serio e democratico della società italiana, con uno sguardo alla questione meridionale che ancora oggi non ha avuto soluzione alcuna da parte di tutti i partiti". Occorreva dunque indire "l'elezione di una Assemblea Costituente per discutere e approvare la riforma costituzionale in senso federale", procedimento nel quale il Movimento popolare federalista europeo si sarebbe voluto porre come "forza politica di sicuro riferimento" per attuare il programma.
In un altro post, quasi coevo, Cutrona spiegava che il suo movimento si rivolgeva "a tutte le forze politiche che sono disponibili a costruire un processo di trasformazione dello Stato in senso federalista, affinché si possa attuare una vera democrazia". Uno Stato federale, infatti, secondo il promotore del Mpfe, permetterebbe di "costruire una maggiore coscienza del popolo che sulla base dell'appartenenza territoriale potrà meglio esercitare il proprio diritto e potrà meglio essere garantito".
Le idee, insomma, c'erano e ci sono, ma probabilmente non si era ancora trovato il modo di strutturarle in maniera solida e stabile, coinvolgendo varie persone. Nel 2012 si era parlato di un accordo a fine agosto con Nello Dipasquale, già sindaco di Ragusa, e il suo Movimento per la Gente - Sicilia e territorio, per adottare una linea comune in vista delle elezioni regionali in Sicilia; subito dopo Dipasquale si accordò con Rosario Crocetta per sostenerlo e riuscì a essere eletto all'Assemblea regionale siciliana. In un post su Facebook di commiato al 2015, tuttavia, Cutrona scrisse: "
Il 2016 porterà delle novità politiche ai Siciliani: la nascita del nostro Movimento, che si chiama Mpfe", come a dire che in realtà il Movimento non si era ancora realmente strutturato.
Ancora il 24 giugno 2020, però, in un altro articolo pubblicato da IlSicilia.it Cutrona si è trovato a spiegare il suo progetto, evidentemente non ancora in stato avanzato. In quella sede, però, c'è stato modo di dire di più sul progetto di "trasformare la politica secondo un modello di sviluppo inclusivo e solidale" come si vorrebbe fare col Movimento popolare federalista europeo. L'idea di fondo resta la riattivazione del centro in politica, "partendo da valori fondanti quali il solidarismo e l’interclassimo", secondo quanto già annunciato da don Luigi Sturzo - un "federalista impenitente" - nel noto appello "ai liberi e forti" del 1919 alla base del Partito popolare. "Ormai da tempo in Sicilia nascono movimenti che rivendicano solo con parole vuote la loro appartenenza al centro moderato. Ma - lamenta Cutrona - lo fanno senza nessuna cultura, solo ed esclusivamente per acquisire e consolidare posizioni di potere. Aggregazioni che non poggiano sulle basi sui valori del Cattolicesimo democratico e che di fatto hanno creato soltanto confusione senza riuscire a dare risposte concrete ai cittadini, a cominciare da quelli siciliani in termini anzitutto di soluzioni al problema della disoccupazione". Si sarebbero fatti affari, insomma, ma non progetti e ciò sarebbe alla base del fallimento della classe politica.
Per Cutrona la soluzione è un cambio netto di direzione, attraverso un soggetto politico che sia alternativo "a una destra con cui non è possibile dialogare", ma si presenti come "dichiaratamente di matrice cattolica, capace di correre in politica mettendo al centro una inderogabile 'questione morale'"; il programma dovrà puntare sulla giustizia sociale, sul lavoro, sul credito, sulla rivitalizzazione degli enti territoriali, sui principi di solidarietà e sussidiarietà e sul ritorno al sistema elettorale proporzionale. 
Il Movimento popolare federalista europeo al momento aderisce al progetto di Insieme, sviluppatosi intorno al manifesto dell'economista Stefano Zamagni, ma soprattutto punta, di nuovo, alle prossime regionali, previste per il 2022. Il simbolo da schierare, in ogni caso, sarebbe già pronto: un emiciclo parlamentare stilizzato azzurro su fondo blu, con alcune stelle gialle (curiosamente a sei punte) collocate qua e là come una costellazione. I colori sono quelli dell'Europa, l'aula rimanda a quella del Parlamento europeo, che si vorrebbe davvero come Parlamento degli Stati Uniti d'Europa. Da qui al 2022 c'è un anno e mezzo e si dovranno raccogliere le firme per finire sulle schede, ma alle regionali sarà comunque possibile depositare anche solo il contrassegno, quindi ci si prepara a vederlo con maggiore frequenza.

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