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giovedì 21 marzo 2013

Lega Centro per Storace, colpo di genio firmato Rabellino

Quando il talento c’è, va riconosciuto sempre. Anche quando sembra quasi di avvertire un tocco di zolfo, davanti alla genialità ci si leva il cappello, nient’altro. Certo, più difficile farlo se di quella genialità si fanno le spese. Così, a quasi un mese dalle elezioni regionali in Lazio, non dev’essersi ancora stemperata l’espressione iraconda dei candidati della Lista Storace presidente, nell’osservare i risultati del voto. E non tanto (o non solo) per avere perso la presidenza della Regione, ma soprattutto per uno scherzetto niente male messo in atto con perizia.
L’autore, del resto, non poteva essere che lui, Renzo Rabellino da Torino, il genio delle operazioni Alias, questa volta in trasferta. E che trasferta. Alle elezioni politiche aveva presentato i simboli della Lega Padana (progetto politico attivo da anni, anche se l’emblema è stato leggermente modificato) e della Lega Centro, new entry assoluta: contrassegno abbastanza innocuo, in fondo, con la scritta bianca su fondo verde e il segmento circolare inferiore rosso. La stessa Lega Centro era stata proposta per un apparentamento al comitato elettorale di Francesco Storace, nella sola circoscrizione di Roma: chi di dovere ha accettato, sono stati presentati i documenti, la lista e il contrassegno sono stati accettati dall’ufficio elettorale regionale e i manifesti delle candidature sono stati stampati.
Solo in quel momento qualcuno si è reso conto davvero di cosa era accaduto: il simbolo della Lega Centro per Storace, infatti, è stato contenuto e schiacciato in meno di metà cerchio, mentre nella parte inferiore dominava decisamente il cognome di Storace, scritto a caratteri ben maggiori rispetto a quelli della Lista Storace presidente. Per la ciliegina sulla torta, bastava uno sguardo alla lista dei candidati: oltre a Rabellino, primo dell’elenco, spicca il numero consistente di piemontesi (area in cui il Nostro agisce di norma) e l’assenza totale di romani o per lo meno laziali. Qualcuno è nato in Puglia, in Campania, persino in Tunisia o in Libia, ma a Roma e dintorni nemmeno per sbaglio.
Manifesti in giro non se n’erano visti, forse nella convinzione che non ce ne sarebbe stato bisogno. L’antifona l’avevano iniziata a capire anche quelli della Lista Storace, che si sono resi conto all’improvviso che i voti della “lista del governatore” non li avrebbero presi tutti, ma qualcuno avrebbe preso strade più piemontesi che laziali. Un bel guaio, non tanto per Storace – che i voti li avrebbe presi comunque – ma per quelli della “vera” lista a suo sostegno, che improvvisamente hanno sentito vacillare il seggio che ancora non avevano. Si trattava solo di sperare che gli elettori seguissero il cuore (quello della lista, ovviamente) e non cadessero nel tranello.
A urne chiuse, i numeri più che parlare urlano: nella circoscrizione di Roma la Lega Centro ha sfiorato i 33mila voti, la Lista Storace presidente si è fermata a 27mila ed è riuscita a strappare un seggio solo grazie agli altri 20mila voti ottenuti nelle altre province. La brigata di Rabellino non è arrivata all’eletto per un soffio, in compenso i suoi voti hanno impedito alla Lista Storace di arrivare almeno al secondo. Mandata giù con difficoltà la sconfitta della coalizione, era già tempo di scoprire che qualcuno, ridacchiando, aveva sfilato almeno una poltrona da sotto. Non a caso, un drappello di candidati della Lista Storace, in parte consiglieri uscenti, ha prontamente fatto ricorso, chiedendo addirittura di annullare le elezioni (e agendo in sede civile per danni e in sede penale per truffa) perché il simbolo sarebbe stato «diverso da quello precedentemente noto»: dimostrerebbero l’anomalia, in particolare, le 170 preferenze espresse a favore della Lega Centro a Roma, mentre per raggiungere quelle della Lista Storace bisogna aggiungere due zeri.
Per chi ci ha rimesso il seggio, sono mancati i controlli dell’ufficio elettorale competente e soprattutto del comitato elettorale; «Se non si prendono voti, prima fare autocritica e poi alzare l'indice contro altri – ribattono dalla Destra di Storace – ricordandosi di non sparare contro chi ha offerto l'opportunità di competere che non era obbligatoria». In ogni caso, al genio di Rabellino va dato merito: bravo 7+. Avesse arraffato anche l’eletto, l’8 o il 9 non gliel’avrebbe tolto nessuno.

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