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Ci metti la firma? Idee e proposte per un accesso più equo alle elezioni

martedì 20 agosto 2019

Ci metti la firma? Parliamone con Benedetto Della Vedova (+Europa)


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Dopo il lancio della campagna #Cimettilafirma?, la discussione sulle regole per un accesso più equo alle elezioni parte con Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa. Il 1° agosto lui eElena Grandi, co-portavoce della Federazione dei Verdi e tra le promotrici della lista Europa Verde, hanno presentato il testo di un possibile progetto di legge (elaborato da Carmelo Palma per +Europa e Francesco Alemanni per i Verdi) per evitare la situazione di sbarramento all'ingresso. 
Si propone un taglio sensibile delle firme necessarie (ridotte di due terzi) e l'ampliamento delle figure titolate ad autenticarle, nonché l'eliminazione delle esenzioni o - immaginando le resistenze di molti - l'allargamento a partiti con una presenza significativa alle Camere (un gruppo, anche nato in corso d'opera, o un eletto se sono state presentate candidature con proprio simbolo) e a quelli che abbiano ottenuto almeno l'1% alle ultime politiche o europee (purché contino su una componente del gruppo misto o aderiscano a un partito europeo con gruppo a Strasburgo). 
La proposta non manca di affrontare un problema che si era già presentato alle ultime elezioni politiche (e che +Europa ha sperimentato): la necessità, cioè, di mettere in chiaro che sui moduli della raccolta firme per le liste dei collegi plurinominali non si devono indicare anche i nomi dei candidati dei rispettivi collegi uninominali, altrimenti si mettono in ulteriore difficoltà i partiti che raccolgono le firme (si vedrà come). Nella conferenza stampa, tra l'altro, Della Vedova aveva guardato con interesse anche all'idea di raccogliere le firme solo sul simbolo e non sull'elenco dei candidati: un'idea che chi scrive aveva lanciato già nel 2015, in un contributo per la rivista Federalismi.it, e che quindi è giusto approfondire ora, sperando che qualcuno voglia metterci la firma.


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Segretario Della Vedova, lei ed Elena Grandi, come leader di +Europa e dei Verdi avete inviato all'inizio del mese una lettera ai presidenti delle Camere, segnalando il perdurante "carattere ostruzionistico della legislazione elettorale rispetto al diritto di partecipazione politica e elettorato passivo". Avete avuto qualche riscontro da loro o dai partiti rappresentati in Parlamento? 
Per il momento non abbiamo avuto riscontri, d'altra parte il momento è piuttosto delicato, sia per l'estate sia per la situazione politica. Il problema però rimane e resta a prescindere dalla data in cui si voterà. 
Com'è nata l'idea di questa possibile proposta di legge, condivisa con i Verdi?
Personalmente io e altri compagni di partito siamo sempre stati sensibili al cercare di raccogliere le firme per le elezioni "secondo le regole", un percorso che è sempre stato ad ostacoli per chi voleva fare le cose per bene. In più +Europa aveva sperimentato sulla sua pelle alcune gravi criticità legate alla prima applicazione del Rosatellum: il numero di firme da raccogliere era stato ridotto a un quarto rispetto alla previsione di legge e la raccolta in periodo invernale poteva essere meno problematica rispetto al farla in estate, eppure ci siamo trovati davanti ugualmente dei problemi, che non ci mettevano nelle condizioni degli altri concorrenti.
Di questo parleremo meglio dopo, analizzando il contenuto della proposta. Diceva? 
Dicevo che, di fatto, il tema dell'equo accesso alle elezioni non è mai uscito dal nostro radar; quando quest'estate si è capito che, in termini probabilistici, la legislatura avrebbe anche potuto subire uno stop improvviso, siamo subito tornati sul tema. Abbiamo iniziato a lavorare su una serie di elementi, soprattutto con Carmelo Palma; abbiamo, tra l'altro, presentato un ricorso alla magistratura ordinaria, nella convinzione che almeno sugli aspetti più clamorosi potrebbe intervenire. Nel mettere nero su bianco alcune possibili proposte per eliminare questo sbarramento all'ingresso, abbiamo coinvolto innanzitutto i Verdi, soggetto politico che sta nella nostra stessa condizione: anche alle elezioni europee, con la lista Europa Verde, ha dimostrato di saper coinvolgere centinaia di migliaia di elettori, ma proprio come noi si troverebbe una strada tutta in salita se la legislatura dovesse interrompersi in fretta. Poi magari si arriva fino alla scadenza naturale e il tema diventa meno urgente, ma il problema resta tale e quale se non lo si affronta.
Iniziamo allora ad affrontare i punti fondamentali della vostra proposta. Il primo riguarda il numero delle firme, che a quanto pare per voi è decisamente troppo alto. 
Diciamo che è troppo alto e, se si considera il modo in cui le firme devono essere raccolte, si traduce in una richiesta irragionevole, ache perché non colpisce tutti. Si tratta di un meccanismo che penalizza i newcomer, quindi i nuovi arrivati, mentre favorisce gli incumbent che sono già in campo, ma tra loro li seleziona in modo irragionevole. +Europa ha appena raccolto oltre 800mila voti e quindi non dovrebbe dare prova della sua "esistenza in vita", invece le sarebbe puntualmente richiesto, così come a Europa Verde che comunque ha ottenuto più di 600mila voti. In questo schema non saremmo più di fronte a una competizione democratica, ma oligarchica, riservata - allo stato attuale - ai cinque partiti che a legislazione vigente potrebbero presentarsi senza raccogliere le firme, decidendo tra l'altro sino all'ultimo momento utile tanto le candidature, quanto eventuali apparentamenti.
Da questa risposta si coglie subito un punto: a essere problematico non è tanto o solo il numero delle firme o una qualunque parte dell'istituto della presentazione delle candidature, ma è tutto il congegno nel suo insieme. 

Siamo arrivati davvero a una perversione complessiva, che però nella redazione del Rosatellum non è stata affrontata seriamente. E che ciò non sia stato fatto lo dimostra un particolare: per cercare di rendere più accessibile la raccolta delle firme, si scelse di abilitare all'autenticazione delle sottoscrizioni gli avvocati abilitati al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori iscritti all'albo di un distretto rientrante nella circoscrizione elettorale, dunque i cassazionisti, ma lo si fece in via eccezionale, solo per quella volta. Mi sembra folle dettare norme una tantum, solo per la prima applicazione della legge e questo vale anche per la riduzione delle firme, occasionale e non strutturale: per questo abbiamo deciso di chiedere sempre almeno 400 firme, invece che almeno 1500, il 27% di quelle richieste oggi dalla legge, rendendo di fatto stabile la riduzione percentuale degli ultimi due turni elettorali politici.
Alle norme una tantum ormai siamo abituati: dal 2006 ad ogni elezione politica si sono previsti regimi eccezionali di presentazione delle candidature - su esenzioni e raccolta firme - senza mai applicare le norme ordinarie. A proposito di esenzioni dall'onere di far sottoscrivere le candidature, voi proponete due alternative: o l'abolizione delle esenzioni o l'estensione a soggetti che abbiano già dimostrato in un altro modo la loro consistenza. Lei cosa preferirebbe?
La mia opzione preferita, di sistema, sarebbe arrivare a una raccolta di un numero ragionevole di firme che riguardasse tutte le forze politiche in campo. Se venisse chiesto con le sottoscrizioni uno sforzo abbordabile, allora davvero sarebbe praticabile chiedere a tutti i partiti e movimenti di raccogliere le firme a loro sostegno: con i numeri chiesti oggi dalla legge, invece, le forze costrette alla raccolta dovrebbero quasi ringraziare del fatto che altri soggetti siano esenti...
In che senso?
Nel senso che, oggettivamente, se tutti i partiti in tutti i collegi plurinominali dovessero raccogliere tra le 1500 e le 2000 firme, in qualche collegio si arriverebbe a dover raccogliere - visto il numero di liste consueto - una parte significativa di coloro che effettivamente votano, arrivando quasi alla metà, un livello oggettivamente difficile da raggiungere. L'intera raccolta firme, in realtà, rappresenta oggi un meccanismo farraginoso, ridondante e mi stupisco davvero che una legge redatta e votata due anni fa non abbia minimamente tenuto conto di questo. Evidentemente chi l'ha scritta non è abituato a raccogliere le firme...
La vostra proposta prevede un'alternativa all'abolizione delle esenzioni, credo per superare le resistenze dei partiti in Parlamento che non vogliono raccogliere le firme. Il testo propone di esentare i partiti costituiti in gruppo anche solo in una Camera (e non in entrambe e dall'inizio della legislatura come ora), quelli che hanno presentato candidature col loro simbolo e ottenuto almeno un eletto (evidentemente anche tra i parlamentari eletti all'estero), quelli che abbiano ottenuto almeno l'1% alle ultime politiche o europee purché siano costituiti in componente del gruppo misto o aderiscano a un partito europeo con gruppo al Parlamento europeo, ma anche i partiti che abbiano presentato liste in coalizione che abbiano contribuito a eleggere un candidato in collegio uninominale (il che significa esentare tutte le forze delle coalizioni minori) e quelli che alle ultime europee hanno avuto almeno un eletto, nonché le liste con contrassegni compositi che ospitino un simbolo esente. Sarebbe abbastanza facile accusarvi di voler favorire i "partiti piccoli": come risponderebbe?
Occorre mettersi in testa che, per come è regolata ora, quella elettorale politica è una competizione oligarchica, come dicevo. Il punto non è che noi non vogliamo raccogliere le firme: se la legge lo prevede e il numero torna a essere ragionevole - cosa che non sarebbe al momento, perché anche con elezioni anticipate dovremmo raccoglierne il doppio rispetto a quanto ci si chiedeva l'anno scorso - lo si può fare, la raccolta in sé non ci spaventa. Il fatto è che, anche raccogliendo le firme, ci sarebbe sempre qualcuno più uguale di noi.
Tra l'altro, stando al vostro testo, si ricreerebbero le condizioni per esentare un partito dalla raccolta firme grazie alla "pulce" di una forza esente, proprio com'è stato con voi per Centro democratico: adesso ovviamente non sarebbe possibile, visto che i partiti che non devono raccogliere le firme sono pochissimi e difficilmente vorrebbero esentare qualcuno con un contrassegno composito, ma aprendo di nuovo la strada nel modo che voi proponete le "pulci" tornerebbero eccome... 
Ripeto, un numero ragionevole di firme è un ostacolo in meno, per noi e per chiunque altro, che potrebbe far venire meno le esigenze di farsi esentare da altri partiti. Rimane però un elemento problematico, che rende comunque oligarchica la competizione a regole date e crea un altro insuperabile handicap in termini "ippici", se vogliamo, per i soggetti che devono raccogliere le firme: questo soprattutto se non venisse accolta la nostra interpretazione sull'indicazione dei candidati nei collegi uninominali in sede di raccolta firme. 
Ed eccoci alla questione, a voi ben nota, e che vi sta molto a cuore... Qual è il problema?
Alla forza politica che deve raccogliere le firme per le proprie liste dei collegi plurinominali si chiede di raccoglierle, interpretando in modo rigido l'articolo 18-bis, comma 1, primo periodo del testo unico per l'elezione della Camera, indicando anche i nomi dei candidati nei collegi uninominali. Ora, se si vuole correre da soli, non c'è problema; se però ci si vuole coalizzare con forze politiche esenti dalla raccolta firme, il problema c'è eccome. Gli apparentamenti di coalizione, infatti, si comunicano al Ministero dell'interno contestualmente al deposito dei simboli di lista, dunque tra il 44° e il 42° giorno prima del voto, mentre le liste si consegnano nelle varie corti d'appello tra il 35° e il 34° giorno prima del voto: di fatto, quindi, le coalizioni diventano ufficiali solo una settimana prima che si inizino a depositare le liste e otto giorni prima che i termini per il deposito si chiudano. In termini pratici questo vorrebbe dire avere solo sette, otto giorni al massimo per raccogliere le firme per le liste, inserendo sui moduli i nomi dei candidati comuni nei collegi uninominali (per i quali, peraltro, non serve alcuna firma).
Il problema in effetti c'è, ma non si potrebbe risolvere accordandosi per tempo con i partiti esenti dalla raccolta firme, così da individuare i nomi per i candidati dei collegi uninominali anche prima del deposito degli apparentamenti?
In teoria sì, ma in fatto è che fino a quando non scade il termine per depositare le coalizioni, quello tra i partiti resta un accordo di scarso valore. Se poi, dopo le ore 16 del 42° giorno prima del voto, salta fuori che un partito esente dalla raccolta firme non ha presentato apparentamenti, anche se informalmente aveva detto che si sarebbe coalizzato con le tue liste, che cosa si fa? Si sono raccolte le firme per niente, perché i candidati comuni per l'uninominale inizialmente stabiliti non valgono più... 
In effetti diventa una questione di fiducia e, in ogni caso, il gioco non può dirigerlo il partito che non è esente dalla raccolta firme.
Esatto, di fatto non c'è in partenza una condizione di parità tra concorrenti e persino tra potenziali alleati. Per questo motivo noi chiediamo che come minimo si superi questa lettura che di fatto discrimina i soggetti politici, privilegiando quelli che, non dovendo raccogliere le firme, possono decidere fino all'ultimo chi candidare ed eventualmente con chi coalizzarsi: a loro, tanto, basta scrivere un altro foglio o riempirlo poco prima della consegna, mentre così di fatto le liste che devono raccogliere le firme sono quasi costrette a correre da sole. Una cosa che mi pare contrario allo spirito, se non alla lettera della Costituzione.
L'interpretazione data dal Viminale all'inizio de 2018, quando ministro era Marco Minniti, è rimasta uguale anche dopo l'arrivo di Matteo Salvini?
Purtroppo sì: l'11 giugno Riccardo Magi alla Camera ha presentato un'interrogazione a risposta immediata al ministro dell'interno, chiedendo cosa intendesse fare il governo per eliminare "una vera e propria disparità nell'accesso alla competizione elettorale". Il giorno dopo, al question time, il ministro Salvini si è limitato a dire che "le istruzioni fornite dal Ministero dell'Interno e la relativa modulistica non possono che essere strettamente aderenti al dato testuale abbastanza complesso e sicuramente rivedibile", ma ogni modifica alle norme elettorali, comprese quelle sulla presentazione delle candidature, "dovrà necessariamente passare attraverso un intervento legislativo", quindi non c'è spazio per interpretazioni diverse.
Certo è che, a questo punto, una raccolta firme sul solo simbolo - come quella configurata dal testo che io ho redatto - che chiedesse ai partiti almeno di precisare in modo definitivo quale simbolo intendono adottare per le elezioni, ma lasciasse interamente alle forze politiche la responsabilità della scelta dei candidati e delle alleanze, risolverebbe il problema alla radice... 
Assolutamente sì, infatti Emma Bonino ha insistito molto perché noi nella nostra proposta di riforma della presentazione delle liste mettessimo anche questo elemento che sarebbe un'innovazione davvero radicale rispetto alla nostra tradizione. Eppure sarebbe un cambio di mentalità sensatissimo, anche perché toglierebbe di mezzo un elemento di discriminazione: oggi, come dicevo, chi non deve dimostrare la propria consistenza fa le liste come gli pare, mentre chi deve dimostrarla raccogliendo le firme si dà per scontato che debba farsi validare le liste dagli elettori e questo è discutibile, perché la prova di "esistenza" deve riguardare la singola forza politica e non le candidature che presenta. Raccogliere le firme sul simbolo, invece che sulla lista, sarebbe un elemento di grande semplificazione, ma anche di grande razionalità: se si deve dare prova di consistenza come partito, a prescindere dalle candidature, sparirebbe anche il problema di dover indicare prima i candidati solitari o comuni dei collegi uninominali e chi raccoglie le firme sul simbolo potrebbe redigere le liste negli stessi tempi dei soggetti esenti. D'altra parte, se davvero il senso della raccolta firme fosse ottenere una prima validazione delle liste del corpo elettorale, allora bisognerebbe eliminare tutte le esenzioni, ma così si torna al punto di prima.
Torniamo per un attimo all'autenticazione delle firme: nella vostra proposta volete che il potere di autenticare le firme elettorali sia esteso stabilmente, oltre che agli avvocati cassazionisti, anche a tutti gli altri avvocati e ai consiglieri regionali, nonché a persone indicate alle Corti d'appello dai promotori della raccolta firme e scelte tra coloro che hanno i requisiti per fare il presidente di seggio elettorale. Giusto?
Giusto, anche se per noi è già discutibile l'idea che una firma debba essere autenticata da qualcuno, quando potrebbe bastare un'autocertificazione, come avviene in altri paesi, o una dichiarazione online. Paradossalmente, si fanno più "traffici" se si prevede l'autenticazione rispetto al non prevederla: considerando che in certe condizioni far autenticare le firme diventa particolarmente complicato, chi non ci riesce probabilmente cercherà di presentare le proprie candidature in modo irregolare o con altri espedienti; se invece bastasse raccogliere le firme con l'autocertificazione, prevedendo comunque controlli sulla regolarità dei documenti presentati e punendo le irregolarità, forse sarebbe un'operazione più alla portata di tutti e anche più seria. Detto questo, se nell'immediato rimarrà l'istituto dell'autenticazione, per noi sarà essenziale allargare in modo ragionevole e stabile la platea degli autenticatori.
Comprendo, ma da tecnico le chiedo: non pensa che allargando la platea dei soggetti abilitati ad autenticare, aumentino anche le possibilità di irregolarità nella raccolta firme, con la possibilità che qualcuno falsifichi le sottoscrizioni degli stessi autenticatori o che questi autentichino con più leggerezza firme non apposte davanti a loro, proprio per la loro inesperienza?
Guardi, non glielo so dire ed è giusto che lei ponga il problema, se secondo lei c'è: mi sento soltanto di dirle che, per esperienza, più una regola è semplice e "praticabile", meno viene violata e meno incentivi ci sono a violarla. Consideri anche che le numerose vicende elettorali finite all'attenzione dei giudici degli ultimi anni dovrebbero aver fatto capire che eventuali irregolarità nella raccolta firme possono portare a problemi seri: se si semplificano le regole e quindi diventa più facile rispettarle, si dovrebbe davvero essere disincentivati a comportarsi in modo scorretto. Non invoco certo lo stato di necessità, ma mi metto nei panni di chi ha bisogno di raccogliere le firme in un territorio, ma non conosce nemmeno un consigliere comunale, non ha un notaio amico che magari si presta a stare al banchetto delle firme senza chiedere di essere pagato o non ci sono cancellieri di tribunale disponibili, diventa oggettivamente più difficile centrare l'obiettivo; se invece fosse più semplice avere persone disponibili all'autenticazione, magari anche tra coloro che possono prestarsi per spirito civico o per militanza, sarebbe più facile organizzarsi e, come dicevo, ci sarebbero meno situazioni "al limite" o oltre.  
Eppure il numero di soggetti già abilitati, in base alla legge n. 53/1990, mi pare già abbastanza ampio, senza bisogno di correre il rischio di aumentarlo ancora...
Posso capire che in certe situazioni, soprattutto nei comuni medio-grandi, si possa avere quest'impressione, magari pensando ai consiglieri comunali disponibili. Io penso però a comuni relativamente piccoli come il mio, in cui ci sono meno di venti consiglieri e magari sono piuttosto "polarizzati", dunque è più difficile trovare il consigliere che magari il sabato o la domenica viene al tuo banchetto e, come prevede la legge, resta lì tutto il tempo. Più ci si allontana dalle città, più la cosa diventa complicata, almeno per partiti diversi dal Pd, dalla Lega e probabilmente dal MoVimento 5 Stelle che hanno consiglieri un po' dappertutto, per non parlare delle forze politiche nuove che non hanno alcun contatto con il territorio. Ecco perché credo che sarebbe meglio puntare sull'autocertificazione o sulla raccolta online con qualche strumento di verifica: mi pare che la raccolta delle firme, come la si fa oggi, sia rimasta una procedura borbonica.
Per chiudere la nostra chiacchierata: alcune modifiche che proponete riguardano solo le elezioni politiche, come la questione dei collegi uninominali. Altre in prospettiva potrebbero interessare anche le altre competizioni elettorali, come la questione delle esenzioni o delle autenticazioni, o magari la raccolta di firme solo sul simbolo di cui parlavamo: vi limitereste a chiedere la modifica della legge elettorale politica o sarebbe opportuno prendersi un po' di tempo per una riforma complessiva?
Per me è scontato che sarebbe meglio prendersi il tempo necessario per una riforma complessiva; se però ci fosse l'esigenza di accelerare, allora potremmo obtorto collo inserirci nella logica italiana del precedente, per cui se un congegno viene adottato per un livello di competizione elettorale poi lo si può estendere agli altri. Ma mi auguro davvero che l'idea di raccogliere le firme sul simbolo, come la vorremmo noi e come l'ha pensata anche lei, possa trovare interesse e diventare realtà, perché è una cosa che si capisce e che rimuoverebbe vari ostacoli e varie disuguaglianze.

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