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venerdì 2 agosto 2019

Berlusconi dall'Europa pensa ad una "Altra Italia" (di Marco Chiumarulo)

La giornata politica di ieri è stata dominata dall'annuncio della nuova "rivoluzione" di Silvio Berlusconi, che ha azzerato il coordinamento di Forza Italia e ha lanciato la nuova federazione, riprendendo l'idea di una "Altra Italia". A riflettere sulla fattibilità di un piano simile è Marco Chiumarulo, frequentatore abituale di queste pagine. Nel frattempo, corre l'obbligo di ricordare che se la prima idea dell'Altra Italia era stata di Berlusconi, qualcuno l'ha tradotta in simbolo prima di loro, precisamente quello dell'aquila tricolore ricavata dalla fiamma del Msi. Il nome in politica, insomma, è già occupato (con tanto di deposito alle ultime europee) e c'è da giurare che, se lo usasse Berlusconi o qualcun altro, scatterebbero fuoco e fiamme. Meglio pensarci, o no?


N.B.: il simbolo "L'altra Italia" è inventato, ovviamente
Ormai l'abbiamo imparato: da alcuni anni siamo in una campagna elettorale perenne, che sembrerebbe non conoscere alcuna pausa, neanche quella estiva. Da una parte, i due partiti "contraenti" al governo, ormai in piena sessione di bilancio, hanno superato la finestra che avrebbe potuto portare l'Italia al voto a settembre e continuano a sfornare decreti-legge per alimentare la campagna elettorale; dall'altra parte, anche i partiti all'opposizione continuano a mischiare le carte in tavola, con continui cambi di posizionamento e rilanci vari.


Con l’avvento del Movimento 5 Stelle sembrava che gli schieramenti ai quali eravamo abituati - centrodestra e centrosinistra - fossero stati spazzati via; a partire dall'ultima campagna elettorale del 2018, invece, i partiti hanno iniziato il loro cammino verso gli opposti estremi. Là, Lega e Fratelli d’Italia hanno indirizzato nettamente la loro politica nel solco del sovranismo, posizionandosi a destra; qui, il Pd dopo l'elezione di Nicola Zingaretti alla carica di Segretario ha iniziato a guardarsi attorno e nelle elezioni locali ha ripreso ad allearsi con i partiti della sinistra, fin quasi a ricordare l'azione politica che aveva caratterizzato i Ds.
Con questi continui posizionamenti e con gli spostamenti verso le due estremità del cosiddetto "arco costituzionale", si è venuto a creare un vuoto al centro che ben difficilmente potrebbe essere colmato da una forza politica in grado di far tornare autonoma quell'area, com'era ai tempi della Dc. Non funzionerebbero, d'altra parte, un partito o un movimento che per esistere dovesse "chiedere il permesso" al segretario di un partito di centrosinistra (potrebbe essere il caso di Carlo Calenda) oppure un partito posizionato al centro, nato però da una scissione, voluta o meno, dallo stesso Partito democratico (e qui è facile pensare a Matteo Renzi).
Se si volesse creare un movimento o un partito in grado di riunire le anime che si trovano al centro, questo soggetto dovrebbe darsi un'autonomia tale da non dipendere da nessuna delle due parti. Se nascesse, peraltro, sarebbe del tutto ragionevole e, forse, davvero opportuno: con una legge elettorale dall'impianto a prevalenza proporzionale, il bisogno di un partito che copra quel vuoto al centro è innegabile.
Anche nel campo del centrodestra si guarda al centro: giusto ieri, infatti, Il Giornale ha pubblicato una lunga intervista di Alessandro Sallusti a Silvio Berlusconi, in cui il fresco parlamentare europeo ha lanciato un nuovo progetto. Anzi, sarebbe il caso di dire che si tratta di un rilancio, perché al centro c'è di nuovo il nome L'Altra Italia, già ampiamente circolato dal 2015 e che ora sembra tornare in auge. In realtà qualche differenza rispetto al passato c'è: innanzitutto non è detto che il nome sia proprio "L'Altra Italia", visto che "Altra Italia" o "Italia vera" è semplicemente il modo in cui l'ex Cav. denomina "l’Italia responsabile, seria, costruttiva [...]. Un'Italia che dalla politica si aspetta equilibrio, saggezza, esperienza, competenza, spirito di servizio e non protagonismo. L'Italia che lavora e che apprezza chi sa lavorare. L'Italia che non confonde umanità con buonismo né rigore con cinismo". Secondariamente, il presidente di Forza Italia stavolta sembra pensare non a un partito nuovo, ma a "una federazione fra i soggetti che pensano a un nuovo centro moderato ma innovativo, nettamente alternativo alla sinistra, saldamente ancorato alle idee e ai valori liberali e cristiani, alla tradizione democratica e garantista della civiltà occidentale, in prospettiva alleato ma non subordinato alle altre forze del centro-destra". Una federazione - il cui simbolo ovviamente non è ancora noto, né si parla di alcun bozzetto - di cui Forza Italia dovrebbe essere "parte costituente essenziale", ma senza "alcun ruolo egemonico"; Berlusconi stesso parla di sé come persona che sente "il dovere di mettere a disposizione la mia esperienza, la mia competenza, le mie capacità di imprenditore e di uomo di Stato", evocando più l'idea di servizio che quella di leadership (ma forse parlare di ruolo marginale per lui è prematuro).
Di un soggetto simile, a dire il vero, si era già parlato prima della campagna elettorale per le europee e a novembre del 2018 si era dato per certo il debutto del nuovo simbolo (con Forza Italia, L'Altra Italia e il Ppe) al voto di maggio, ma poi non se n'è fatto nulla. Ora l’ennesimo rilancio di ieri dovrebbe servire a riorganizzare i liberali, i cattolici, i riformatori e i moderati, sempre come alternativa alla sinistra (e, ovviamente, al MoVimento 5 Stelle) e mai subordinato ad altre forze di centrodestra (che si chiamino Lega o in altro modo).
Anche qui, però, vale quanto ho detto prima: dubito che un soggetto, partito o federazione che sia, possa essere autonomo se intende posizionarsi al centro ma con la volontà di allearsi con altri partiti di centrodestra (lo stesso varrebbe per il centrosinistra), così come dubito che un soggetto simile possa funzionare. Più facile pensare di essere di fronte all'ennesimo rilancio di un partito e dello stesso Berlusconi, per cercare di sfuggire alla morsa inarrestabile della destra di Salvini e di Meloni da una parte.
Si poteva anche pensare che questo fosse un tentativo di tenere per più tempo possibile all'interno dello stesso soggetto i coordinatori di Forza Italia nominati da poche settimane, vale a dire Giovanni Toti e Mara Carfagna, cui era stato dato il compito di portare Forza Italia al congresso per cercare di salvare il salvabile e riformare il partito. Il primo aveva più volte fatto capire di voler costituire un'autonoma "terza gamba" della coalizione di centrodestra, la seconda è ben vista da chi, anche nel centro-sinistra, vorrebbe dar vita a un partito di centro.
Quel che è certo che è che entrambi hanno preso male l'ultima sortita di Berlusconi. Toti, escluso dal nuovo "coordinamento allargato" di Forza Italia, ha annunciato di lasciare quel progetto politico e si prepara a "dare una casa a tutte le persone che vogliono impegnarsi in politica", beninteso moderate (qualcuno annuncia movimenti già per settembre, ma è presto per dirlo). Quanto a Carfagna, inclusa invece in quell'organo, ha detto di non voler "far parte del comitato di liquidazione di Forza Italia", che di fatto pone fine al progetto di riformare il partito.
Così, tra dubbi e fuoriuscite tra il certo e il probabile, sembra proprio di trovarsi di fronte a un ennesimo e maldestro tentativo di rilanciare qualcosa che ormai è in fin di vita (secondo gli ultimi dati e secondo i sondaggi). Inoltre, se da più parti si invoca un nuovo partito di centro, pochi sembrano aver capito che il centro potrà esistere solo quando a fondarlo saranno politici che non vorranno collegarsi ad altri soggetti esistenti negli altri schieramenti. Potranno apparire velleitari, potranno perdere la scommessa, ma appoggiandosi ad altri sono destinati a perderla già in partenza.

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