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mercoledì 19 dicembre 2018

"La Politica dei Giovani" con grafica Pdl, ma chi c'è dietro?

Le proposte di candidatura possono arrivare dovunque e in qualunque momento, ma forse non è frequente che arrivino via posta elettronica. Eppure, negli ultimi giorni, a più di un indirizzo è arrivato un curioso messaggio, il cui testo recita così: "Buonasera, la contattiamo perché tra qualche mese ci saranno le Elezioni Europee e le proponiamo di poter presentare la nostra lista con il nostro Simbolo insieme alla sua candidatura". 
Il #drogatodipolitica non può non essere attirato da quella maiuscola che nobilita la parola "simbolo", così la lettura continua, anche per capire chi sia il soggetto proponente: "Da oggi in tutta Italia è iniziata la raccolta delle firme per poter presentare alle prossime Elezioni Europee 2019 le liste del nostro Movimento La Politica dei Giovani". Ecco, il nome del soggetto, presumibilmente della lista, è La Politica dei Giovani (anche qui maiuscole senza risparmio). Di seguito si invita a scaricare i moduli per la raccolta firme e, per i potenziali candidati, per l'accettazione della candidatura "a consigliere del Parlamento europeo" (sic! Forse c'è bisogno di un corso accelerato di diritto costituzionale...) e la dichiarazione di candidabilità.
A quel punto sorge l'interesse a saperne di più, anche perché il famoso "Simbolo" di cui parla la mail nel messaggio non si vede, quindi si va sul sito www.lapoliticadeigiovani.it. Qualche frazione di secondo e scatta subito la sensazione del déjà-vu, inevitabile guardando l'emblema proposto per il partito. Perché il simbolo è quasi la copia carbone di quello del Popolo della libertà, la versione a fondo tutto blu, senza il riferimento a Silvio Berlusconi; unica differenza è il carattere usato, diverso dall'Helvetica adottato a lungo da Cesare Priori.
L'operazione, a prima vista, appare temeraria, innanzitutto perché si propone di rimettere in pista un emblema che era stato accantonato perché non scaldava il cuore, proprio come il partito di riferimento, cioè il Pdl. Ma temeraria anche perché, ovviamente, mai e poi mai quel simbolo potrebbe finire sulle schede: difficilmente il Ministero dell'interno lo ammetterebbe e, in ogni caso, arriverebbe di sicuro una diffida dal Popolo della libertà, quello vero e mai sciolto (sempre perché in Italia sciogliere un partito è difficilissimo, dal punto di vista burocratico e giuridico), magari attraverso il segretario amministrativo nazionale, Salvatore Sciascia, tuttora senatore forzista.
Con queste premesse, viene naturale cercare di capire chi possa celarsi dietro quel sito. Impresa non facilissima perché all'interno gli elementi utili sono pochi e, tra l'altro, non si riesce a sapere nulla sull'organigramma: se si va sulla pagina dedicata al segretario, c'è un messaggio firmato "il Segretario nazionale", ma senza alcun nome all'interno
Cos'altro c'è nel sito? C'è il carrello di un negozio, ma la pagina relativa a quest'ultimo è ancora vuota. E i contenuti del programma? Si legge che è fondato su tre punti (La Rivoluzione necessaria, cioè "accompagnare il nostro Paese nel concreto raggiungimento della sostenibilità e dell’indipendenza"; la tutela del Made in Italy, con l'opposizione ai trattati Ue, Ttip e Ceta; nuovo lavoro e lavori nuovi, per "far crescere l’Italia in termini di produttività, investendo 2 miliardi di euro nel mondo del lavoro e accrescendo la spesa sociale"
Più in generale, nella descrizione del "Chi siamo", si parla di un "movimento politico indipendente, nato con l'obiettivo di ricostruire il paese con una proposta politica nuova: nelle facce, ma soprattutto nelle idee", un soggetto che vuole perseguire il bene del paese con una "proposta politica liberale e popolare, federalista e riformista", chiaramente di centrodestra, con l'idea che quell'area debba ripartire "dai problemi delle persone". Se però viene lo sfizio di cercare se queste frasi in rete siano già state usate altrove, si scopre che sono identiche a quelle già riferite ad Azione politica, movimento abruzzese guidato da Gianluca Zelli (non ci si azzarda a dire quale dei due testi sia più vecchio, facendo il gioco dell'uovo e della gallina, però…). E se si va su Privacy Policy, il testo inserito nel sito sembra il clone di quello già adottato dal sito di Fratelli d'Italia, considerando che è riportato anche l'indirizzo della sede nazionale di Fdi (Piazza Paganica 13, Roma), mentre la sede nazionale dal sito risulta essere a Torino, con tanto di orari di apertura.
E allora, come se ne esce? Se si prova a vedere a chi è intestato il sito, il dominio risulta registrato nel 2010 (in pieno Pdl, effettivamente) da una persona di Torino. Se poi si guarda nelle vecchie versioni del sito salvate in rete, si trova un simbolo ancora diverso, sempre in stile Pdl con l'arcobalenino, ma con la dicitura "Partito unico repubblicano", il riferimento alla destra e, accanto all'Italia blu, la foglia d'edera repubblicana (quanto al testo dello statuto del partito, porta due diverse date, una del 2010 e una del 2012...).
Basta molto meno al #drogatodipolitica per essere divorato dalla curiosità, quindi scatta la ricerca in rete di "La Politica dei Giovani". Una ricerca semplice, che permette di scoprire che la stessa formula, con la variante della pubblicazione dell'annuncio su portali, era stata utilizzata in passato per altre competizioni elettorali. E nell'articolo di RivieraTime dedicato all'annuncio relativo al comune di Sanremo, si legge che "La Politica dei Giovani è un’associazione nata di recente. Un elemento attrattivo per avvicinare i giovani alla politica partecipata". Più che le parole, però, conta chi le pronuncia, vale a dire Antonio Piarulli, ossia il fondatore e segretario nazionale del Ppa-Partito Pensiero Azione. Queste parole sono riportate subito dopo la frase "Abbiamo contattato gli autori dell'annuncio": si deve dunque pensare che La Politica dei Giovani sia legata a Piarulli e al Ppa? Al momento non è dato saperne di più, anche perché i moduli per le candidature riportano il logo della PdG, mentre il Ppa ha altre mire, probabilmente più ambiziose. Questa, però, è un'altra storia, da raccontare a parte.

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