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venerdì 7 dicembre 2018

A Castel Volturno si litiga già sulla Lega (e sul simbolo)

Le elezioni amministrative del 2019 sono ancora relativamente lontane (ma non troppo: le candidature dovranno essere presentate tra meno di cinque mesi), ma qualche motivo di polemica qua e là già emerge: tra i comuni superiori interessati, anche Castel Volturno, in provincia di Caserta. 
Il primo a sciogliere la riserva sulla sua intenzione di candidarsi alla guida della città è il consigliere comunale uscente Cesare Diana, che ha annunciato il sostegno di otto liste alla sua candidatura. Il numero è notevole e, accanto a soggetti politici già noti (Cantiere popolare, evoluzione dei Popolari di Italia domani di Francesco Saverio Romano, e Castel Volturno nel cuore, già presente nel 2014 a sostegno della corsa a sindaco di Diana), sono presenti altre sei sigle, alcune delle quali destano una certa curiosità già a partire dalla grafica.
Così, se i #drogatidipolitica non si lasceranno certo sfuggire l'emblema di Centro civico, parente strettissimo - almeno sul piano visivo - di Scelta civica (il nastrino tricolore è lo stesso, manca solo la parte destra, più corta) o quello di Balena Bianca (con il cetaceo stilizzato e uno scudo crociato all'interno, destinato quasi certamente a saltare, sia perché potrebbe essere contestato dall'Udc, sia perché si legge bene la croce come soggetto religioso), non può passare inosservato per nessuno l'emblema Lega per Castel Volturno: non solo il nome è evocativo, ma nell'emblema sono ben visibili tanto la raffigurazione del guerriero di Legnano (o Alberto da Giussano, se proprio si vuol fare un falso storico), quanto persino il "Sole delle Alpi" verde, che per anni ha caratterizzato il simbolo della Lega Nord e invece è sparito da un po' dall'emblema del partito guidato da Matteo Salvini.
Inevitabile che questa mossa abbia dato fastidio a chi sul territorio rappresenta ufficialmente la Lega. Il coordinatore casertano Salvatore Mastroianni, infatti, ha così dichiarato alcuni giorni fa: "saremo draconiani nella selezione della governance territoriale, senza cedere neppure di un millimetro rispetto ai requisiti che in base ai nostri criteri selettivi pretendiamo debba possedere un dirigente del nostro partito. Purtroppo dobbiamo constatare che, anche negli ultimi giorni, una serie di personaggi il cui profilo politico è incompatibile con la nostra griglia di valori, si agitano non poco per saltare sul nostro carro, ben consci del grande consenso che connota la Lega di oggi e che, evidentemente, vorrebbero piegare a loro uso e consumo".
La risposta di Diana non si è fatta attendere (l'ha riportata, come la precedente dichiarazione, il sito www.larampa.it) e merita di essere letta per intero: "Sono solo illazioni, non vedo quale sia il problema. Si tratta di una lista civica realizzata da un candidato consigliere, Lega Raffaele, che ha messo in campo un progetto civico per la città. Se per la Lega e per Mastroianni c'è l'utilizzo improprio del logo, possono presentare qualsiasi denuncia possibile: sono pronto ad affrontarli in qualsiasi momento. Quando Salvini è venuto a Castel Volturno, sono stato l'unico consigliere ricevuto dal ministro. Mastroianni non c'era. Io non sono leghista e non mi aspetto che i problemi di Castel Volturno li risolva Salvini". 
Posto che, essendo Castel Volturno un comune superiore, è ben possibile che la Lega partecipi alle elezioni con una propria lista anche all'interno di una coalizione, certamente il partito di Salvini si lamenterà presso la (sotto)commissione elettorale circondariale ove fosse presentata la lista con il simbolo "incriminato", ma in ogni caso non ci sarà alcun bisogno delle segnalazioni leghiste: gli stessi componenti della commissione, in mancanza di un documento che deleghi i presentatori di lista a utilizzare il simbolo di Alberto da Giussano - essendo rappresentato in Parlamento - chiederebbero in automatico la sostituzione del contrassegno.
A questo potrebbe assimilarsi in parte il discorso legato al "Sole delle Alpi", che oggi non è presente in Parlamento, ma lo era fino a pochi anni fa, per cui ancora il ricordo non è scemato tra gli elettori. Un ragionamento diverso dovrebbe riguardare invece il nome "Lega": nel corso del tempo gli organi competenti (specialmente in caso di elezioni locali o regionali) hanno sempre ammesso la presentazione di liste contenenti il termine "Lega" anche se non erano legate al partito passato da Bossi a Maroni a Salvini, ritenendo "Lega" un mero sinonimo di "Unione", un nome comune di cui nessuno può appropriarsi in esclusiva. Questo legittimerebbe l'uso della parola "Lega" - anche senza avvalersi dello stratagemma di presentare un capolista che di cognome fa "Lega", un accorgimento di rabelliniana memoria - ma ovviamente non potrebbe consentire l'abbinamento al simbolo di Alberto da Giussano o ad altre immagini che possano ricordarlo graficamente, proprio per la tutela che la legge appresta in favore degli elettori dei partiti rappresentati in Parlamento. C'è tutto il tempo per vedere se la diatriba arriverà effettivamente alla fine di aprile o se frattanto si troveranno soluzioni alternative.

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