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mercoledì 1 giugno 2016

Torino, simboli e curiosità sulla scheda

Inizia ora il viaggio attraverso i simboli delle grandi città al voto: solo nei giorni scorsi gli albi pretori dei comuni interessati hanno pubblicato i manifesti definitivi di liste e candidati, per cui ora il quadro è stabilizzato e si può iniziare la rassegna. In parte l'argomento è stato trattato in precedenza, parlando delle liste particolari che via via venivano svelate, altri simboli vengono trattati per la prima volta. Si inizia da Torino e via via si scende, pronti ad affrontare una pletora di marchi elettorali.

Alla fine Torino fa 34. Tra esclusioni, riammissioni e sorteggi ripetuti in tempi diversi, è questo il numero definitivo delle liste che parteciperanno alle elezioni, mentre il numero dei candidati sindaci è giusto la metà, 17. Ecco di seguito tutti i simboli, raggruppati sotto il nome del candidato sindaco.

Piero Fassino

Il sindaco uscente, Piero Fassino, può contare sul sostegno di quattro liste, una coalizione dimezzata rispetto al 2011, anno in cui le formazioni che lo appoggiavano erano addirittura 8. Quella di punta, naturalmente, almeno a livello politico, è quella del Partito democratico: per l'occasione riutilizza esattamente lo stesso emblema schierato nel 2011, a sua volta ricalcante il primo contrassegno che il Pd abbia mai usato alle elezioni, cioè quello delle Politiche del 2008, con la scritta "Veltroni presidente". Meno fortunato l'esempio più risalente, decisamente più positivo il secondo: anche per questo, i dem sperano di fare il bis riconfermando l'ex segretario Ds alla guida della città.
Di certo, tuttavia, il sindaco uscente punta anche molto sulla sua Lista civica per Fassino, forse una delle più impersonali - dal punto di vista grafico, s'intende - delle "liste personali" mai trovate. Chi si aspettava il "ripescaggio" di un brand amministrativo fortunato come Alleanza per Torino, da tempo nelle mani di Pino De Michele, è rimasto deluso: soltanto scritte e l'alternanza dei colori rosso e bianco per la lista di Fassino, probabilmente per assicurarne la riconoscibilità senza troppi artifici grafici e cromatici (del resto nel 2011 una lista personale nemmeno c'era). Non è escluso che la scelta paghi, anche se gli appassionati di simbologia si sentono piuttosto lasciati a bocca asciutta.
Per coprire l'area "sinistra" della coalizione, si deve poi considerare l'emblema di Progetto Torino, che porta come testo in secondo livello "Sinistra per la città". L'ambientazione è ovviamente rossa, mentre la parte inferiore, arancione, è modellata secondo il profilo della città, che inizia con l'Arco Olimpico e termina con la Mole Antonelliana. Capolista di Progetto Torino è l'assessore uscente Gianguido Passoni e l'obiettivo sembra essere proprio rendere forte la coalizione tra gli elettori di sinistra, che diversamente potrebbero scegliere di votare per Giorgio Airaudo o per uno dei due partiti di ispirazione comunista che si ritrovano sulla scheda elettorale. 
Da ultimo, è confermato anche questa volta il sostegno dei Moderati di Giacomo Portas, che anche questa volta prendono il nome di Moderati per Fassino. L'emblema è molto simile a quello utilizzato nel 2011: la parte superiore è identica, mentre nel semicerchio inferiore è stato ritoccato - in modo quasi impercettibile - il riferimento a Fassino. La presenza dei Moderati in coalizione era un altro degli elementi di certezza a queste elezioni, anche dopo il progetto del Cantiere dei Moderati che ha visto la confluenza di ciò che resta di Scelta civica, ossia del progetto parallelo "Cittadini per l'Italia" (chiaramente non presente con proprie liste a Torino).

Roberto Rosso

Si presenta sostenuto da ben cinque liste Roberto Rosso, sindaco "mancato" nel 2001 che ci riprova a quindici anni di distanza. La prima di cui in questo sito si è parlato, ovviamente, è quella personale del candidato, cioè Roberto Rosso sindaco, che non porta nient'altro all'interno dei simbolo. La presentazione immediata al pubblico - e il cognome in evidenza inconfutabile, anche grazie al colore rosso (nomen omen) - ha evitato che a qualcuno venisse in mente di presentare liste analoghe o fuorvianti; capolista della formazione, tra l'altro, è Patrizia Borgarello, ex leghista e soprattutto colei che con il suo ricorso ha contestato l'esito delle elezioni regionali 2014, vicenda non ancora risolta.
Il primo partito a schierarsi con Roberto Rosso è stata l'Udc, dunque non ci si stupisce affatto a trovare il simbolo con lo scudo crociato sulla scheda. Da notare la personalizzazione dell'emblema, con l'espressione "Rosso sindaco" (che peraltro nella font non rispetta l'immagine coordinata del candidato sindaco, altrove visibile) collocata nel segmento rosso che di norma contiene la parola "Italia" (e, in precedenza, Casini) e la presenza, nella parte bassa, della dicitura "Area popolare". Sulla scheda non si trova né il simbolo di Ncd, né quello di fresco conio di Area popolare (o di Torino popolare, secondo la strategia messa in atto altrove), dunque si presume che gli alfaniani torinesi siano parte del progetto, ma forse non avevano le forze per presentare una lista in autonomia.
In coalizione, poi, c'è l'Unione pensionati di Onorato Passarelli, il cui simbolo per un certo tempo era stato assente dalle competizioni elettorali (il simbolo si è visto al Viminale per l'ultima volta nel 2008 e allora, tra l'altro, era tutto spiegazzato, piuttosto fotocopiato e ricolorato). In quest'anno in cui sulla scheda i torinesi non troveranno il simbolo del Partito pensionati di Fatuzzo, questo è uno degli emblemi in cui la parola "Pensionati" è in maggiore evidenza: a distinguerlo dagli altri, oltre al diverso nome e al fondo giallo, le tre sagome di gabbiani (o saranno altri uccelli) tinte dei colori della bandiera, da sempre "marchio" di quella formazione politica.
Tra i simboli si rivede poi il Mir, ossia i Moderati in rivoluzione fondati da Samorì tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013. La formazione, tuttavia, ha cambiato ancora simbolo rispetto a quelli che, in rapida successione, aveva adottato nel suo primo anno di vita. Questa volta la parola più evidente di tutte è "Moderati" e la sarebbe stata anche di più, se la Commissione elettorale circondariale non avesse bocciato la prima versione del contrassegno, che dava al vocabolo ancora più spazio, al punto - secondo i componenti - da creare confondibilità con il simbolo dei Moderati di Portas, che in Piemonte sono decisamente radicati. Il problema è stato evitato rimpicciolendo la scritta e colorando di giallo il fondo. Certo, ora il colore è quasi uguale a quello dell'Unione pensionati, ma all'interno della stessa coalizione non si dovrebbe incorrere in un errore.
A sostegno di Rosso c'è anche una lista denominata Alleanza democratica. I drogati di politica seniores non penseranno a una risurrezione del partito che fu di Willer Bordon, ma piuttosto - trattandosi di elezioni che si svolgono in Piemonte - alla formazione fondata nel 2005 da Giancarlo Travagin, piemontese e già parte di vari tentativi (da Flaminio Piccoli ad Angelo Sandri) di "rifare" la Dc, suo primo partito. Dell'ultima versione del simbolo di Ad, tuttavia, il contrassegno conserva solo la font del nome: niente fondo blu e niente omini tricolori stilizzati, ma un fondo bianco con la traccia della Mole, la dicitura "Roberto rosso sindaco di Torino" su una fascia gialla e, in basso, le "pulci" della Federazione popolare (alla quale Alleanza democratica di Travagin ha aderito, assieme tra gli altri ai Popolari per l'italia e al Nuovo Cdu di Tassone) e di Dipendenti pensionati disoccupati, un emblema già visto nel 2011 nella coalizione di Domenico Coppola, organizzata da Renzo Rabellino.

Osvaldo Napoli

Terzo candidato sindaco che si prende qui in considerazione è Osvaldo Napoli, deputato per tre legislature (per Forza Italia e Popolo della libertà), non entrato in Parlamento nel 2013 e tuttora iscritto a Fi, da sindaco di Valgioie. Non a caso, la prima lista da prendere in considerazione della sua coalizione "a tre punte" è proprio quello di Forza Italia. Per l'occasione viene utilizzato esattamente l'emblema che era stato schierato alle europee del 2014, con la bandierina e sotto il riferimento a Berlusconi, senza aggiungere - come avviene in altre città, a partire da Roma e Milano - alcun riferimento al candidato sindaco. Curiosità: il capogruppo di Fi si chiama Roberto Rosso, ma è solo omonimo del candidato sindaco...
A sostegno di Napoli c'è anche la lista civica Un sogno per Torino, simbolo già noto da tempo in realtà, e per Lo Spiffero legata al gruppo del forzista Luca Olivetti. Niente simboli di partito ovviamente per questa lista civica, ma solo un cuore stilizzato bianco, "in negativo" sullo sfondo blu scuro, con la sagoma della Mole Antonelliana che spunta all'interno, mentre il giallo del nome della lista ricostruisce la coppia di colori dello stemma cittadino. Questa formazione, dunque, sembra rappresentare soprattutto il tentativo di rafforzare sul piano civico una candidatura che agli occhi dei più sembra soprattutto politica, nel contesto di un centrodestra diviso e destinato a non avere troppa rilevanza.
Completa la coalizione che appoggia Napoli la lista civica Salviamo l'Oftalmico insieme. Anche qui simbolo decisamente easy, con scritte bianche a font bastoni su fondo rosso, per una causa tipicamente locale: la formazione, infatti, è una "lista di scopo", legata all'omonima associazione, promossa da professionisti del mondo della sanità e di altri settori della società civile, per cercare di evitare la chiusura dell'Ospedale oftalmico di Torino, per non rendere inutili gli investimenti fatti negli anni per ammodernare la struttura e non disperdere le professionalità accumulate nel tempo. Il presidente dell'associazione, Savino D'Amelio, è anche il capolista.

Alberto Morano

Altro candidato dichiaratamente di centrodestra è invece Alberto Morano, notaio ben noto in città, anch'egli sostenuto da tre liste. A lanciare più di altri la candidatura di Morano è stato Matteo Salvini, quindi è ovvio trovare in coalizione la Lega Nord. Il simbolo è quello ben noto, con Alberto da Giussano e il riferimento a Salvini in basso; il "Sole delle Alpi" verde è presente, ma si sposta per fare spazio alla caratterizzazione nazionale del segno, con l'inserimento della parola "Piemont" e della bandiera piemontese con il lambello. Un segno simile a quello usato nel 2011, ma allora non c'erano il Sole e il Piemont, al posto di Salvini c'era Bossi e il centrodestra era unito nel sostegno a Michele Coppola. Praticamente un altro mondo.
Secondo simbolo della coalizione è quello di Fratelli d'Italia, che conferma in questo modo l'asse che ormai sembra essersi consolidato tra i partiti guidati da Salvini e Giorgia Meloni. E c'è proprio scritto Meloni nel contrassegno, che è la copia carbone di quello presentato alle europee del 2014. Fratelli d'Italia certamente non temerà particolari rivali a destra (a parte la concorrenza di Forza Nuova e Casa Pound), soprattutto dopo che il Consiglio di Stato ha defintivamente escluso dalle schede il simbolo e la lista del Movimento sociale italiano di Saya e Cannizzaro (che puntava alla guida della città con Roberto Salerno), proprio per la presenza della fiammella che Saya rivendica come sua creazione tutelata e Fdi ha ricevuto in uso dalla Fondazione An.
A completare lo schieramento tripartito in favore di Morano c'è anche la sua lista personale, denominata Morano sindaco - Lavoriamo insieme. La più parte del contrassegno è occupata da elementi esclusivamente cromatici e testuali; la regione superiore dell'emblema, invece, contiene una visione frontale di parte dei monumenti principali di Torino, con il profilo della Mole collocato praticamente nel centro (il monumento simbolo del capoluogo piemontese torna dunque quattro volte sulla scheda elettorale). Nel disegno si riconoscono anche, a partire da sinistra, Palazzo Reale, il Duomo, la Porta Palatina (a destra della Mole) e la basilica di Superga.

giovedì 19 maggio 2016

Il Grillo (parlante) scacciato dalla scheda di Torino

La seconda decisione di rilievo "simbolico", resa dal Consiglio di Stato ieri sera, appare decisamente meno condivisibile rispetto a quella riguardante l'uso della fiamma tricolore: il riferimento è all'esclusione - o così sembra di capire dal testo delle decisioni - della Lista del Grillo parlante sempre dalle elezioni comunali di Torino.
Come si è detto pochi giorni fa, il Tar del Piemonte ha sostanzialmente escluso dalla competizione elettorale per il capoluogo piemontese la lista citata, parte della coalizione che sostiene la candidatura a sindaco di Gianluca Noccetti, rilevando la potenziale decettività del simbolo adottato. L'imponenza grafica della parola "Grillo" (unita tra l'altro all'espressione No Euro, riecheggiante battaglie condotte dal fondatore del M5S), proprio alla prima occasione in cui il contrassegno del MoVimento 5 Stelle non riportava più il riferimento al sito Beppegrillo.it, rischiava per il Tar di sviare gli elettori, deviando verso la lista in oggetto voti in teoria diretti ai 5 Stelle.
Si era già detto che il ragionamento non sembra corretto, sia per la "storicità" della Lista del Grillo parlante (esiste dal 2008, prima che nascessero le Liste Civiche a 5 Stelle) e dell'emblema No Euro (creato nel 2003), sia per il gran numero di ammissioni delle liste in varie occasioni, tutt'al più con la variante al plurale "Grilli parlanti" - tanto più che alle precedenti amministrative a Torino nel 2011 il simbolo ora escluso era stato ammesso, al pari di quello del M5S - sia per il metro di giudizio seguito in occasione delle elezioni amministrative, tradizionalmente meno severo rispetto a quello adottato per le elezioni politiche ed europee. 
Sostanzialmente su questa linea si è mosso, ovviamente, il ricorso di Noccetti e del delegato di lista Massimo Calleri: l'atto si fonda poi, oltre che su questioni procedurali (che peraltro meriterebbero adeguata attenzione da parte dei tecnici), sull'assoluta non confondibilità grafica degli emblemi (evidenziata dalla stessa Commissione elettorale circondariale e persino dal Ministero dell'interno) e sulla non riconducibilità legale della parola "Grillo" al M5S (lo proverebbero il rifiuto degli attiVisti a essere chiamati "grillini" e l'affermazione di Grillo di non essere a capo di alcun movimento).
Non sono stati di questo avviso, invece, i giudici di Palazzo Spada: 
A ben vedere, la questione della confondibilità tra i contrassegni delle parti odierne è stata in sostanza già valutata da questo Consiglio in relazione ad altra tornata elettorale.In quell’occasione, si è ritenuto che “per come descritti, i due contrassegni potrebbero apparire prima facie differenti, ma ad un attento esame risultano suscettibili invece di ingenerare confusione per via del testo e della sua articolazione, atteso l'assoluta evidenza che nella lista del GRILLO Parlante viene riservata a grandi caratteri al termine GRILLO, che corrisponde al cognome del leader della lista del Movimento 5 Stelle Beppegrillo.It. Da ciò la possibilità di indurre gli elettori in errore al momento di determinarsi circa la espressione del voto, considerata anche la rilevanza che nel presente periodo storico in quasi tutti i contrassegni elettorali assume la indicazione del leader del Partito. Conclusivamente il contrassegno della Lista del grillo parlante risulta strutturato, nel suo complesso, in modo tale da poter sviare gli elettori eventualmente interessati ad esprimere il loro voto per la lista MOVIMENTO beppegrillo.it" (cfr. Cons. Stato, V, n. 2145/2012).L’elemento distintivo enfatizzato dagli appellanti, consistente nella scomparsa del nome Grillo dal contrassegno attuale del Movimento 5 stelle, e tanto meno altri aspetti grafici o testuali secondari, pure mutati nei contrassegni attualmente a confronto, non mettono in discussione l’indiscutibile consolidato legame tra detto nome e il Movimento, come rimarcato dal TAR. A diversa conclusione non può condurre la considerazione della posizione formale rivestita all’interno del Movimento 5 stelle, così come i rapporti esistenti circa la disponibilità del nome e del simbolo del Movimento; e nemmeno i comportamenti tenuti in altri contesti elettorali dai movimenti politici in causa.Infatti, ciò che conta, nella stessa prospettiva indicata dagli appellanti, è che la configurazione del contrassegno sia idonea ad ingannare l’elettore medio, proprio alla luce della “rilevanza grafico/simbolica dei due contrassegni e della portata dell’endiadi significato/significante espressa dagli stessi”, che, ad avviso del Collegio, correttamente il TAR ha ritenuto confondibili. 
La sentenza, dunque, equivale a dire che non ha alcun effetto che nel 2011 il MoVimento 5 Stelle non abbia ritenuto confondibile il simbolo "incriminato" (o, per lo meno, non abbia ritenuto di dover fare ricorso): l'emblema era comunque in grado di ingannare gli elettori e questo è stato valutato dal Tar e dal Consiglio di Stato. Di più, lo stesso simbolo escluso dai giudici amministrativi è stato ammesso senza alcuna riserva a Roma e correrà regolarmente: un'incongruenza davvero difficile da ammettere e stupisce che non sia stata minimamente presa in considerazione.
Ciliegina sulla torta, respingendo il ricorso della Lista del Grillo parlante, il Consiglio di Stato ha confermato la decisione di primo grado, la quale aveva disposto "l’esclusione della lista". Una formulazione di questo tipo non sembrava concedere spazio alla Lista del Grillo parlante la possibilità di cambiare il contrassegno, possibilità che invece avrebbe avuto se la Commissione elettorale circondariale avesse ritenuto l'emblema confondibile a prima vista. Persino nel 2004, quando il Consiglio di Stato - prima delle elezioni europee - ritenne che il simbolo della lista Verdi Verdi - Verdi Federalisti fosse confondibile con quello della Federazione dei Verdi e che per evitare la confondibilità bastasse ingrandire la "pulce" della "Lista abolizione scorporo" inserita per evitare la raccolta di firme, si limitò a dire che l'istanza dei Verdi doveva essere accolta, per cui ci fu il modo almeno di ridisegnare l'emblema
Oggi Noccetti e gli altri si sono presentati alla commissione chiedendo di sostituire l'emblema con quello ammesso nel 2013 e nel 2014 dal Viminale, la richiesta è stata protocollata ma nel frattempo il sorteggio per l'ordine dei simboli sulla scheda - dopo che era stato riescluso il Msi - era già stato fatto, probabilmente sulla scorta dell'esclusione del Grillo parlante operata dal Tar. Se non arriverà nessuna risposta, il gruppo di Noccetti proporrà un ricorso ex art. 700 c.p.c. al tribunale civile di Torino. Sarà sufficiente questo per rimuovere quest'anomalia grave, ai limiti della compressione di un diritto?

venerdì 13 maggio 2016

Choc simbolici a Torino: Grillo parlante fuori, Msi ripescato


Se l'attenzione dei media si è concentrata sulla vicenda elettorale delle liste di Stefano Fassina, per le quali il Tar Lazio ha confermato l'esclusione dalla competizione elettorale di Roma, merita di essere osservato il caso di Torino, comune per il quale i giudici amministrativi hanno pronunciato due sentenze fondamentali in materia di simboli. Le decisioni, che hanno ribaltato l'opinione della locale Commissione elettorale circondariale, riguardano due emblemi di cui ci si è occupati a più riprese in queste pagine, la Lista del Grillo parlante e il Movimento sociale italiano - Destra nazionale: se diventassero definitive (in mancanza di ricorsi al Consiglio di Stato o con un pronunciamento identico da parte di Palazzo Spada) costituirebbero un precedente significativo e, per certi versi, sorprendente.
Colpisce innanzitutto il ribaltamento della decisione sulla Lista del Grillo parlante, regolarmente ammesso a Roma e, in prima battuta, anche all'ombra della Mole. Il MoVimento 5 Stelle, tuttavia, aveva fatto ricorso, ritenendo che l'emblema in questione - al di là dei problemi di firme di defunti emersi in questi giorni anche per un'altra lista - potesse confondersi con il proprio marchio politico. La cosa più interessante è che il Ministero dell'interno, intervenuto nel giudizio, aveva negato la confondibilità (ritenuta sussistente, invece, dal 2008 al 2014, motivo per cui era stata accettata la dicitura "Grilli paranti"), probabilmente in seguito alla scomparsa della dicitura Beppegrillo.it dall'emblema. Questo è invece il parere del Tar:
Il simbolo presentato dalla lista contestata si caratterizza per l’assoluta evidenza, al suo interno, del termine “Grillo” accompagnato dall’indicazione “no euro”. E’ pacifico ed indiscusso che Grillo è anche il cognome del leader, fondatore storico e personaggio simbolo del Movimento cinque stelle; la circostanza che quest’ultimo, proprio per questa tornata elettorale, abbia scelto di non riproporre nel simbolo il nome del proprio leader storico non esclude l’evidente legame tra detto nome e il Movimento cinque stelle stesso; paradossalmente il simbolo contestato finirebbe così per essere l’unico ad evocare chiaramente il leader del Movimento cinque stelle, oltre tutto abbinandolo ad un aspetto (no euro) che ha rappresentato una ricorrente contestazione di detto leader. Accedendo quindi ad una lettura non solo grafica ma complessivamente simbolica, alla luce dell’intero contenuto espressivo del simbolo, pare al collegio che la natura evocativa e confondente sia esplicita e seria, tale da poter indurre in confusione anche un elettore medio. Il ricorso deve quindi trovare accoglimento. [...] P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda) [...] accoglie il ricorso e per l’effetto dispone l’esclusione della lista denominata “Movimento no euro – lista del Grillo” [...]
La decisione lascia perplessi. Innanzitutto, il gruppo di Renzo Rabellino ha coniato la dicitura Lista del Grillo parlante dal 2008, prima ancora che Beppe Grillo facesse nascere anche solo la Lista civica a 5 Stelle; è vero che a volte il nome è stato virato al plurale ("Lista dei Grilli parlanti") per evitare la bocciatura delle liste, ma in più casi l'espressione al singolare è stata utilizzata alle elezioni comunali, anche quando il M5S era già in essere. Secondariamente, ritenere confusorio il legame tra "Grillo" e "No Euro" non ha senso, visto che No Euro è il movimento di Rabellino non da ieri, ma dal 2003. 
E' già certo che la formazione che candida a sindaco Gianluca Noccetti ricorrerà al Consiglio di Stato. Se la decisione appena emessa dovesse essere confermata. resterebbe comunque il dubbio sulla bocciatura della Lista del Grillo parlante: non è chiaro cioè se essa risulterebbe definitiva (come sembrerebbe di leggere nella sentenza, che parla solo di "esclusione"), oppure se la lista possa sostituire in tempi stretti l'emblema, come avrebbe potuto fare se la commissione elettorale le avesse chiesto di modificarlo, così da salvaguardare l'interesse legittimo dei candidati a partecipare alle elezioni (come ritenevano di poter fare in base all'iter previsto dalla legge). Non consentire alla lista, in caso di bocciatura, di modificare l'emblema (magari ripristinando la dicitura "Grilli parlanti") sembrerebbe davvero un eccesso da evitare 

* * *

Anche più sorprendente, se si vuole, è l'esito della sentenza pronunciata su ricorso del Movimento sociale italiano - Destra nazionale di Maria Antonietta Cannizzaro, in un primo tempo escluso dalla commissione elettorale per la presenza della fiamma tricolore, trattandosi di elemento che è parte anche dell'emblema di Fratelli d'Italia, partito rappresentato in Parlamento.
Questo ha deciso il Tar, con una decisione che riammette l'emblema, senza peraltro toccare la presenza di Fdi (per cui sulla scheda le fiamme tricolori, sia pure con dimensione e dettagli diversi, saranno addirittura due... cosa che non accadeva in contesti importanti dalle elezioni regionali del 2000):
La descrizione dei due contrassegni è già per sé sufficiente ad escluderne la somiglianza, poiché la fiamma tricolore assume, al loro interno, una posizione ed una funzione diversa. Nel contrassegno dei ricorrenti essa ha una funzione fortemente evocativa del simbolo tradizionalmente adottato dal Movimento Sociale Italiano, cioè dal Partito fondato nel 1946 e sciolto nel 1995; ed il fatto che la fiamma tricolore, su base trapezoidale nera con la scritta “M.S.I.” in bianco, costituisca l’unico elemento rappresentato all’interno del cerchio unitamente alla scritta “Destra Nazionale” verrà percepito da un elettore di normale diligenza e cultura quale il segno che il movimento intende ispirarsi al Partito del Movimento Sociale Italiano.Il contrassegno che, secondo l’avviso della Commissione Elettorale, sarebbe stato adottato dal Partito “Fratelli d’Italia”, si presenta ben più articolato sul piano grafico. La sua suddivisione in tre cerchi concentrici di diverse dimensioni verosimilmente intende rappresentare le origini del Partito, anzitutto come derivazione dal Partito “Alleanza Nazionale”, che viene comunque evocato con un più piccolo contrassegno; la rappresentazione della fiamma tricolore in ridottissime dimensioni all’interno di un ulteriore e più ridotto contrassegno, priva della base trapezoidale e della scritta “M.S.I.”, rivela che la derivazione dal Partito storico viene rappresentata come più sfumata, quasi a significare una profonda rielaborazione della ideologia di cui quel Partito si faceva portatore.Ad avviso del Collegio, pertanto, i due contrassegni non sono idonei a creare, in un elettore di normale diligenza e cultura, confusione tra i due Partiti.Quanto, poi, alla questione della presenza della fiamma tricolore nel simbolo che rappresenta il Gruppo Parlamentare di “Fratelli d’Italia”, va rilevato che agli atti del giudizio non è stato prodotto tale simbolo.In ogni caso, dovrebbe comunque osservarsi che:- la fiamma è presente nel simbolo quale elemento fra i tanti, sicché ai sensi dell’art. 14 della legge n. 361 del 1957 e dell’art. 33 del d.P.R. n. 570 del 1960 essa sarebbe idonea a cagionare l’esclusione del simbolo e della lista dei ricorrenti solo ove si potesse configurare quale elemento utilizzato tradizionalmente dal Partito “Fratelli d’Italia” in Parlamento; ciò tuttavia non può essere affermato con certezza, dal momento che “Fratelli d’Italia” è un Partito di recente costituzione e, come tale, non può vantare l’utilizzo della fiamma tricolore ripetuto e costante per un tempo abbastanza lungo da costituire, nella percezione dell’elettore di normale diligenza e cultura, un segno distintivo;- ai sensi dell’art. 2 del d.P.R. n. 132 del 1993, è vietato l’uso non di singoli elementi di simboli utilizzati da altri partiti o gruppi politici, che abbiano avuto dei rappresentanti eletti al Parlamento italiano od europeo, bensì dell’intero contrassegno; che la parola “simbolo” debba essere intesa nella accezione di contrassegno in tutte le sue componenti risulta evidente anche dall’art. 33 del d.P.R. n. 570 del 1960, in cui il legislatore vieta l’utilizzazione di “simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in inganno l’elettore”; orbene, la descrizione dei due contrassegni dimostra che essi sono differenti e che, nel caso di specie, non vi è luogo per l’applicazione delle cause di esclusione previste dall’art. 2 del d.P.R. n. 132 del 1993.In conclusione, il ricorso va accolto.
Il contenuto della decisione, francamente, ha dell'incredibile per varie ragioni: innanzitutto, per gli errori che contiene. Per prima cosa, nessuno nel 1995 ha sciolto il Msi, essendo stato acclarato da varie ordinanze e sentenze che il partito cambiò semplicemente nome in Alleanza nazionale, che dunque non era un soggetto giuridico nuovo ma semplicemente quello già esistente, con un nuovo nome. Secondariamente, non è affatto vero che la fiamma tricolore presente nel simbolo di An e, di conseguenza, in quello di Fratelli d'Italia è priva di base trapezoidale: effettivamente è rossa, ma c'è ed è facile da riscontrare.
Nessun dubbio sulla non confondibilità grafica dei due emblemi (nessuno l'ha contestata, nemmeno la commissione elettorale), ma è la parte dedicata alla presenza della fiamma a lasciare dubbi. Su un punto, a dire il vero, si può anche convenire: essendo Fdi "un Partito di recente costituzione", che non può vantare "l’utilizzo della fiamma tricolore ripetuto e costante per un tempo abbastanza lungo da costituire, nella percezione dell’elettore di normale diligenza e cultura, un segno distintivo", sembra fuori luogo parlare a tutti gli effetti di "uso tradizionale". 
Detto questo, però, l'art. 33 del d.P.R. n. 570/1960 (testo unico per le elezioni comunali) continua a richiedere la ricusazione dei contrassegni "riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli [...] usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento". Questa previsione può obiettivamente attagliarsi al caso del Msi e di Fdi: il simbolo di An, infatti, è allegato allo statuto che è stato ritenuto conforme alla legge ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, dunque l'uso può essere considerato "tradizionale" almeno a questi effetti. Per sostenere che la legge vieta solo l'uso del simbolo intero (contrassegno) del partito rappresentato in Parlamento, non anche di suoi elementi, il Tar cita incomprensibilmente l'art. 2 del d.P.R. n. 132/1993 - emanato dopo alla legge che introdusse l'elezione diretta del sindaco - che non parla affatto di "cause di esclusione", ma solo dell'uso che una lista può fare di un simbolo con rappresentanza parlamentare. 

giovedì 3 marzo 2016

Torino, Lega Padana con Rosso: gli scherzi della storia

"Devi perseverare, / usare buona pazienza. / Ricordalo, se vuoi arrivare / al punto di partenza". Questi versi di Giorgio Caproni sono utili a ricordare che la storia politica a volte segue piste difficili da credere, tortuose, ricche di curve e - a volte - di improvvisi ritorni al punto di partenza, magari da diverse prospettive. Difficile commentare in modo diverso la notizia in base alla quale Roberto Rosso, candidato alla poltrona di sindaco di Torino, oltre che sul sostegno del Nuovo centrodestra e dell'Udc, potrà contare anche sull'appoggio della Lega Padana Piemont.
Prima di proseguire, una precisazione dovuta, specie ai non drogati di politica: non si sta parlando ovviamente della Lega Nord che, salvo novità degli ultimi giorni, sosterrà il candidato "unitario" del centrodestra Osvaldo Napoli (sia pure senza troppa convinzione, come si evince da un pezzo di Alberto Mattioli pubblicato pochi giorni fa dalla Stampa). La Lega Padana, nome bianco su fondo verde, è stata fondata nel 2003 da un nome ben noto a chi segue la politica piemontese (e non solo): Renzo Rabellino: sotto al nome, in questo caso, il lambello su croce bianca in campo rosso indica che la "nazione" interessata è quella piemontese (ma ci sono diverse varianti per le varie zone d'Italia, così come quella complessiva, con lambello lombardo, croce di san Giorgio lombarda e leone alato veneto).
Ebbene, più che il partito è il fondatore che bisogna guardare con attenzione. Perché quando Roberto Rosso si candidò la prima volta a sindaco, nel 2001, Lega Padana non esisteva ancora, ma Rabellino c'era eccome: fu lui a tirare fuori dal cilindro la lista Rosso sindaco, portando oltre il 2% dei torinesi votanti a preferire Gianfranco Rosso, al posto del suo "cognonimo" Roberto, e provocando una marea di schede nulle, votate da chi spesso aveva segnato con la croce tanto il simbolo di Forza Italia, quanto quello di Rosso sindaco. Per molti commentatori, sulla vittoria di Rosso sfumata al primo turno e sulla successiva sconfitta al ballottaggio Rabellino e la sua banda ebbero un effetto determinante.
Ma se questo è il precedente, come mai questo improvviso "ritorno opposto" al punto di partenza? Dal quartier generale di Lega Padana si fa capire che il progetto, ben preciso, è costruire il vero centrodestra torinese: se, dicono, Forza Italia e Lega localmente sono allo sfascio, l'unica alternativa seria a Piero Fassino si chiama Roberto Rosso, un'alternativa che Lega Padana si appresta a cogliere. Quale sarà il vero centrodestra, in ogni caso, lo decideranno gli elettori.

mercoledì 2 marzo 2016

In difesa di ambulanti e partite Iva, Basta!

A volte, quando lo sguardo cade su un simbolo - che magari spunta sulla propria pagina Facebook, come amicizia consigliata - si ferma e non può spostarsi da lì. La reazione dell'osservatore, in fondo, è comprensibile: può forse passare inosservato un contrassegno a sfondo nero, sul quale risaltano la scritta "BASTA!" gialla (font quasi stile Hollywood e fondo bruciacchiato) e, ancora di più, un cappio - forse il primo mai approdato su un emblema elettorale - color verde neon. 
Sul piano visivo il logo di Basta! è certamente efficace, nel suo essere inquietante; viene spontaneo dunque domandarsi dove lo si potrebbe votare e, banalmente, "chi c'è dietro". Domanda nient'affatto banale, soprattutto per un drogato di politica appassionato di liste ed episodi pop del Belpaese. Il cappio, per dire, potrebbe far pensare a Luca Leoni Orsenigo, l'ex deputato leghista che, il 16 marzo 1993, a Montecitorio agitò un cappio in aula: il nuovo simbolo, tuttavia, appare all'interno del sito www.torino2016.it e Leoni Orsenigo è comasco, improbabile dunque che l'emblema sia roba sua.
Quanto al "Basta!", se n'erano visti almeno due nella politica italiana. Uno lo presentò alle politiche del 2001 Luciano Garatti - con il nome Italia unita dei Liberaldemocratici - anche se quella grafica fu un ripiego dopo che il Viminale aveva bocciato la dicitura "Basta ladri". L'altro, Immigrati Basta!, fu ereditato da Max Loda dopo che nel 1996 lo aveva coniato il piemontesissimo Renzo Rabellino (come Immigrati extracomunitari basta). Queste indicazioni, tuttavia, rischiano di portare seriamente fuori strada. 
Demiurgo della lista Basta! è Giacinto Marra (detto Giangi), classe 1957, che si era già candidato a sindaco nel 2011 con la lista Azzurri italiani ("la Nazionale che tutti amano", ma anche "l’azzurro di Maria Ausiliatrice", scrisse la Stampa), ottenendo lo 0,37% dei voti (1686 lui, 1493 la lista). Il risultato non fu una meraviglia, a dispetto della presentazione della lista che ancora oggi si legge nel sito della lista poi trasformatasi in movimento: precisamente, "un Movimento moderno illuminista" nato nel 2009, avente come obiettivi "l’assoluta fiducia nella ragione, in grado di illuminare le menti, contro le superstizioni e i pregiudizi delle religioni, della tradizione e di tutti quegli elementi sociali e culturali che limitano la libertà dell’uomo", ma soprattutto "il rilancio dell’economia e la creazione di nuovi posti di lavoro attraverso la tutela delle Partite Iva". Tutto questo è simboleggiato da una coccarda tricolore stilizzata "simbolo di meritocrazia", quella che non ci sarebbe nella società, per l'esattezza "un popolo fatto di giovani senza lavoro, di esodati, di artigiani alla canna del gas" e che non vuole l'Euro e nuovi immigrati.
Con il tempo il movimento ha cercato di farsi vedere anche in altre consultazioni elettorali, compreso il voto a Roma del 2013 (la lista si schierò con Gianni Alemanno), ma già poco dopo le elezioni non felicissime a Torino Marra doveva avere fatto programmi per il nuovo voto all'ombra della Mole. Per lo meno, verrebbe da dire questo, sapendo che il sito www.torino2016.it è stato acquistato alla fine di maggio del 2012: il dominio era già stato fermato, anche se probabilmente non c'era ancora l'idea di quale emblema utilizzare.
L'idea, in ogni caso, è emersa alcuni mesi fa, con la lista del cappio presentata a novembre dell'anno scorso e con nomi almeno in parte sovrapponibili a quelli visti tra le file di Azzurri italiani. Anche alcune linee del programma sono in continuità: "La lista civica 'BASTA!' - si legge nel sito - non è legata ad alcuna associazione di categoria o sindacato ma è stata costituita per tutelare il mondo delle Partite Iva e più nello specifico quello relativo agli ambulanti e commercianti torinesi. Chi tiene viva una città siamo proprio noi, perché oltre a contribuire finanziariamente con tutte le tasse comunali che paghiamo, lo facciamo anche socialmente con il giornaliero rapporto verso i cittadini. Nonostante tutto il nostro contributo, il livello di tassazione e la poca attenzione verso la nostra categoria ci sta uccidendo". Anche per questo, Marra cerca candidati che possano far parte delle liste per il consiglio comunale e per le circoscrizioni: "Non ci interessa l’orientamento politico o l’ideologia, noi vogliamo concretezza e tutelare il nostro presente e futuro. Allora, se sei un ambulante, un commerciante ma anche un giovane senza speranza o un pensionato ridotto alla povertà, unisciti a noi e… BASTA!". Riuscirò l'impresa?