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venerdì 16 ottobre 2020

Arriva Base Italia di Bentivogli (ma il nome non è nuovo)

La data di nascita, in base a quanto riportato dalla pagina Facebook, è il 25 settembre, i media hanno iniziato a dare ragguagli sulla nuova realtà politica sorta il 27, ma hanno continuato anche nelle prime due settimane di ottobre. Formalmente Base Italia non è un partito, essendo presentata rigorosamente come associazione (anche se in Italia, dal punto di vista del diritto civile, i partiti non sono altro che associazioni) e come network: che si tratti, tuttavia, di una "realtà politica" non è certo negato dai due principali fondatori, Marco Bentivogli (segretario generale della Federazione italiana metalmeccanici - Cisl fino a metà luglio) e Luciano Floridi (ordinario di filosofia ed etica dell'informazione all'Oxford Internet Institute dell'Università di Oxford). Il primo articolo che se n'è occupato - scritto da Massimo Rebotti per il Corriere della Sera - ha spiegato infatti che all'origine di questo nuovo progetto c'è una domanda che ha accomunato quelle due figure: "come dare una mano per alzare il livello della politica?".
Alla pagina "Chi siamo" del sito si legge che Base Italia - come probabilmente è scritto nello statuto - "persegue finalità culturali attraverso la promozione e la realizzazione di iniziative di studio e di ricerca in materie economiche, giuridiche, sociali e ambientali a livello nazionale, in materia di lavoro, assistenza, sicurezza, salute, istruzione e formazione, ambiente, finanza ed economia, al fine di sviluppare e promuovere le varie potenzialità del Paese con l'intento di sviluppare connessioni in una logica di squadra e di sistema". In questo contesto, tra l'altro, si propone di "promuovere, studiare e seguire l'elaborazione normativa, a livello nazionale, comunitario e internazionale; promuovere, favorire e mantenere un costante dialogo con le istituzioni e gli enti (sia pubblici che privati) nonché con le associazioni rappresentative dei lavoratori, consumatori e imprese; promuovere e favorire la formazione e la crescita degli associati, anche mediante specifiche attività di formazione; promuovere ed attuare ricerche e studi [...] al fine di approfondire la conoscenza del settore e la sua collocazione nell’ambito del panorama socio-economico del Paese; promuovere convegni, seminari, manifestazioni ed eventi di studio e promozione culturale; elaborare e diffondere documenti". 
Tanto Bentivogli quanto Floridi (rispettivamente coordinatore e presidente dell'associazione) tengono a dire che Base Italia non sarà un partito, ma l'ex sindacalista ha precisato - a Davide Maria De Luca del Domani - che la nuova creatura vuole essere un "network culturale di promozione di partecipazione politica, sociale" e "forza di integrazione tra le energie migliori già oggi in politica", soprattutto in campo riformista e progressista, in chiave antisovranista, antipopulista e in opposizione all'antipolitica. Lo si capisce anche leggendo la "Carta dei valori", presente sempre sul sito: si punta alla crescita e a lasciarsi la crisi alle spalle, non solo in ambito economico e risalente almeno agli anni '70 (quando "la classe dirigente italiana ha abdicato al suo ruolo di modernizzazione del paese"): come antidoto al "declino più generale del paese" e alla paura che questo genera si propone "un lavoro culturale, nel senso più alto e ampio del termine". Per coloro che hanno scritto e sottoscritto il documento occorre "la miglior classe dirigente in grado di esprimere e rappresentare le esigenze della società e di prendere decisioni facendosi carico della complessità": a ciò si può arrivare solo con "un percorso di consapevolezza, che aiuti [...] a perseguire un sentiero di sviluppo (con l’altro)", rifiutando la logica dello "scontro tra società ed élite". Nel "manifesto" si trovano l'attenzione ai territori e all'ambiente (innanzitutto attraverso gli investimenti in tecnologie innovative per ridurre l'impatto ambientale produttivo), la lotta contro le diseguaglianze e per l'inclusione, la costruzione di una visione di lungo periodo in "un rapporto sistematico e articolato con le forze sociali, i corpi intermedi, e tutte le organizzazioni portatrici di valori e di significato sociale", partendo però dal basso senza calare nulla dall'alto (e riconoscendo l'appartenenza "al grande disegno di unificazione europea [...] che nasce con un fine politico, la pace, e lo persegue attraverso uno strumento economico, l'integrazione e il mercato".
"Non esiste crescita economica e civile senza un radicamento umano e sociale. Non esiste una casa comune senza una solida Base" si legge nelle ultime due righe della Carta. Nella casa comune, scorrendo il comitato scientifico, si trovano molte persone "provenienti dal mondo accademico, dall'industria, dalla consulenza, oltre a una nutrita componente del mondo cattolico (mancano invece i sindacalisti)", come scrive sempre De Luca. Tra i nomi che colpiscono di più, si trovano certamente Carlo Cottarelli (che non ha certo bisogno di presentazioni), il sociologo Mauro Magatti, il gesuita ed ex direttore della Civiltà cattolica padre Francesco Ochetta e gli economisti Leonardo Becchetti e Stefano Zamagni: di quest'ultimo è impossibile non ricordare la freschissima partecipazione - come ispiratore e riferimento etico-culturale - al progetto volto a creare un nuovo soggetto politico nell'area cattolico-sociale, cui si è dato il nome di Insieme.
In tutto ciò, peraltro, chi frequenta con una certa costanza queste pagine potrebbe avere una sensazione di 
déjà vu, soprattutto legata al nome scelto. In effetti non sbaglierebbe: a novembre del 2015, infatti, si apprendeva dell'esistenza di un Movimento Base Italia, dal momento che questo apparve nella denominazione estesa del gruppo Grandi autonomie e libertà (e vi rimase fino alla metà di febbraio del 2016). Il simbolo ovviamente è tutto diverso: se l'associazione di Bentivogli è basata su un "fumetto" stilizzato e gioca con i colori bianco e rosso (fondo rosso se si vuole dare l'impressione del cerchio, fondo bianco se interessa mettere in luce solo il logo), il Mbi usava anche verde, azzurro e blu e una cartina regionale dell'Italia; in entrambi i casi, tuttavia, la parola "Base" ha un'evidenza centrale nell'immagine. Per capire che si tratta di due realtà politiche del tutto diverse è sufficiente fare un giro sulla pagina del Movimento Base Italia, che pure sembra ferma da oltre due anni (non esiste nemmeno più il sito); il partito, tuttavia, opera dal 2012 - e in quell'anno era stato depositato anche il simbolo come marchio, sebbene la domanda risulti ritirata nel 2014 - e non risulta che sia stato sciolto. Senza entrare nel merito delle proposte di Bentivogli e di coloro che hanno fondato Base Italia, dunque, ci si limita a dire che forse era opportuno evitare un nome quasi identico a qualcosa che c'era già. Anche solo per evitare seccature legali.

venerdì 20 dicembre 2019

Carfagna, un fumetto per la sua Voce libera

Alla fine la nuova creatura politica - anche se ancora nascente - è stata presentata, anche se si tratta solo di un'associazione, non di un partito. Anche in diretta Facebook si è potuto assistere alla prima uscita di Voce libera, monopolizzata ovviamente dalla sua promotrice, Mara Carfagna (affiancata dal senatore Andrea Cangini, anch'egli di Forza Italia), a dispetto del giudizio severissimo che proprio ieri sera Silvio Berlusconi ha lanciato sul progetto a mezzo stampa, dicendo di aver rifiutato l'offerta della presidenza onoraria dell'associazione da parte della stessa Carfagna ("Ho detto di no, perché in un partito libero, aperto al confronto, credo sia inutile far nascere un'associazione che finisce per essere una corrente politica nel partito e che finisce per dividere"): "L'ultima volta che qualcuno mi ha detto che una cosa era inutile - si è limitata a rispondere alla fine della presentazione - è stata quando ho presentato la legge sullo stalking, che oggi è un patrimonio del paese, una delle cose di cui vado più fiera".
Si muovono dunque i primi passi, animati da varie convinzioni: "Voce libera - ha spiegato Carfagna - nasce perché amiamo molto il nostro paese e non ci rassegniamo a vederlo ridotto in questo stato: un paese che non cresce, che non riesce a creare occupazione se non posti di lavoro precari e sottopagati, che non trattiene le sue energie migliori". Se questi discorsi sembrano generici e non per forza legati a una visione politica attiva, il registro cambia non appena la vicepresidente della Camera si propone di contribuire, con la sua associazione, "a restituire dignità alla politica: pensiamo ci sia un pezzo d'Italia che non si senta rappresentato, nello scontro tra il populismo, lo statalismo e l'assistenzialismo da un lato e il protezionismo, il sovranismo e la ricerca di un nemico a tutti i costi dall'altro". 
Se parlare della parte di paese non rappresentata, che poi sarebbe "l'Italia che lavora, produce, si rimbocca le maniche, scommette su se stessa e chiede serietà", potrebbe far pensare a un partito creato per intercettare il malcontento di quella parte inascoltata e incompresa, Mara Carfagna ha precisato che si è scelta la forma dell'associazione perché è lo strumento più adatto perché può fare quello che un partito non riesce a fare: "in questo modo possiamo contare su energie e intelligenze che sono preziose per disegnare il futuro che vogliamo, ma magari non accettano di indossare una casacca di partito; possiamo coinvolgere persone che possono avere uno sguardo lungo sul paese, senza avere l'ansia del pressing dei sondaggi elettorali". L'idea, dunque, è di lavorare per una politica "che studi, elabori, pianifichi, che faccia ciò che serve al paese e non a se stessa e ai suoi consensi elettorali. 
L'associazione Voce libera, che si finanzierà con le adesioni anche grazie al sito che sta per nascere (al momento però Vocelibera.it - che si legge sulla grafica della pagina Facebook - rinvia alla testata PiemonteOggi.it), si è dotata di un comitato tecnico-scientifico, il cui nome più noto e prestigioso è quello di Carlo Cottarelli, che non smetterà di essere legato al progetto di revisione di spesa richiesto da Enrico Letta; ci saranno però anche i giuristi Alfonso Celotto (costituzionalista) e Fabio Roversi Monaco (amministrativista, già rettore dell'Università di Bologna), Alberto Brambilla (presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali), l'economista Riccardo Puglisi, nonché il forzista della primissima ora Giuliano Urbani. C'è ovviamente un direttivo - in cui siedono, tra gli altri, Stefano Parisi, Piercamillo Falasca e Rosanna Scopelliti - ed è prevista anche una consulta degli eletti, "perché ci sono tanti sindaci, anche civici, che hanno scelto di essere con noi".
Nel volere un'Italia saldamente nell'Unione europea e nella Nato (senza "strani accordi con la Cina") e più attenta ai problemi del Sud, ma da risolvere con strumenti diversi dal reddito di cittadinanza ("è il segno di uno stato pessimista, che rinuncia a fare il suo dovere"), Mara Carfagna ha dichiarato di voler "dar voce" a molte categorie (tra cui le donne, le persone del Sud, le vittime di una giustizia ingiusta e di un fisco oppressivo, gli imprenditori "da incoraggiare e non criminalizzare"). Anche per questo, il segno grafico che distingue questa iniziativa politica è il fumetto, che caratterizza la "o" di "Voce" (nella quale è contenuta la parola "libera") e che finisce per racchiudere l'intero nome dell'associazione, per lo meno nelle rappresentazioni in cui è previsto un colore di fondo (per cui la sagoma bianca del fumetto emerge meglio). La forma "a fumetto" esterna, ovviamente, non potrebbe finire sulle schede così com'è (a meno di non essere inserita a sua volta in un cerchio, ma sarebbe brutto a vedersi), quindi si rende chiaro anche graficamente che non si vuole fare un partito; certo, la "punta" della nuvoletta si potrebbe anche togliere facilmente, se ci si volesse trasformare da associazione a lista elettorale, ma la malizia è meglio lasciarla da parte. Tutt'al più si può sorridere, vedendo che i colori impiegati sono gli stessi di "Ce simme sfasteriati", iniziativa napoletana di natura civica che poi si è trasformata in lista e persino in gruppo consiliare.
Una Voce libera, dunque, e non prigioniera (tanto per citare il titolo di uno splendido disco live di Giuni Russo), anche all'interno di Forza Italia. Già, perché se Carfagna rivendica di aver messo in piedi "un'avventura che non vuole dividere, ma aggregare". a Pietro De Leo del Tempo che le chiedeva se la sua iniziativa fosse stata figlia del mancato percorso congressuale all'interno di Forza Italia ha risposto con nettezza: "In Forza Italia vanno recuperate molte energie, è un peccato vedere che si reagisce con gli ultimatum: a furia di lanciarne, è più la gente che se n'è andata di quella che è rimasta. Magari Voce libera servirà a convincere qualcuno a restare in Forza Italia o nel centrodestra". Altro che voce prigioniera: libera, eccome. Anche di non andarsene, anche a dispetto dei giudizi di inutilità.

mercoledì 12 aprile 2017

Cuneo per i beni comuni, un fumetto da circoscrivere

Non è mai un'impresa facile inserirsi nelle competizioni in cui gli avversari che contano sono essenzialmente due o, al massimo, tre: chi sceglie di buttarsi nella sfida sa che potrebbe non riuscire, ma generalmente lo fa mettendoci tutte le energie possibili, anche solo per le battaglie di testimonianza. Potrebbe essere il caso di Nello Fierro, che ha scelto di candidarsi a sindaco di Cuneo con la propria lista Cuneo per i beni comuni 
A lui toccherebbe sfidare il sindaco uscente in cerca di riconferma Federico Borgna e altre liste (compresa quella di CasaPound). L'idea di Fierro è di provare a candidarsi, lui e la sua squadra, "con tutte le nostre forze, per dare una scossa, essere un’alternativa non solo politica al centrosinistra e al centrodestra, ma un’alternativa di visione della città, della vita democratica e della gestione dei beni comuni”. 
Fierro ha presentato ieri le sue priorità, a partire “dall'attenzione agli ultimi, a quelli più colpiti dalla crisi, al mondo del lavoro, a chi quel lavoro l’ha perso o lo sta perdendo” e, più in generale, con attenzione alla lotta alle diseguaglianze. 
Il gruppo ha cercato di visualizzare tutto questo anche attraverso il suo simbolo, con un fumetto rosso (che riporta il nome del movimento e del candidato) su un cerchio verde. "Un simbolo - ha detto sempre Fierro - che rappresenta l’intenzione di dare voce a chi, in questi ultimi cinque anni, non si è sentito ascoltato. E sono tanti".
L'idea in sé è buona e, volendo, condivisibile; il gruppo, tuttavia, forse non ha considerato un problema grafico-giuridico. Nelle Istruzioni per la presentazione delle candidature predisposte dal Ministero dell'interno si legge, tra l'altro, che "anche eventuali diciture facenti parte del contrassegno dovranno risultare circoscritte dal cerchio": ciò significa che lo stesso fumetto dev'essere perfettamente inscritto nel cerchio di diametro di 3 centimetri (sulla scheda, mentre sui manifesti è di 10 centimetri). Sarà da vedere se sarà opportuno estendere il cerchio verde per farvi rientrare del tutto il fumetto, oppure inserire il tutto in un'altra circonferenza; la soluzione, in ogni caso, andrà trovata.

lunedì 12 ottobre 2015

Il fumetto di Progetto Trentino

Si è allungato proprio in questi giorni l'elenco dei partiti che hanno ottenuto il riconoscimento da parte dell'apposita Commissione, la quale ha ritenuto che i loro statuti rispettassero i requisiti previsti dal decreto-legge n. 149/2013 per l'iscrizione nel Registro dei partiti politici. L'albo ora conta 21 presenze: mancano ancora il MoVimento 5 Stelle (per ragioni ben immaginabili visto che per ora l'iscrizione serve solo a rivendicare le provvidenze pubbliche) e il Pd, per ragioni molto meno comprensibili (in teoria lo statuto sarebbe pronto da tempo), ma gli altri partiti di peso ci sono tutti. E se nel Registro Ncd, Fratelli d'Italia, Psi, Sel, Lega Nord e Verdi c'erano dall'inizio (da ottobre dell'anno scorso, assieme ad altre sigle meno conosciute), all'ultima riunione della Commissione - in data 5 ottobre - si sono aggiunti anche i Moderati, Centro democratico, l'Italia dei Valori, la Svp e persino Forza Italia, dopo le modifiche allo statuto che all'inizio dell'anno erano in corso di studio, come aveva annunciato in Senato il parlamentare e avvocato di lungo corso Donato Bruno, scomparso di recente.
Tra i soggetti politici di fresco riconoscimento, peraltro, c'è anche Progetto Trentino, il cui simbolo è molto meno noto rispetto a quelli degli altri nominati sopra. In un Registro di livello nazionale, infatti, non si trovano solo partiti di caratura nazionale o al più regionale, ma addirittura provinciale, visto che il soggetto è chiaramente riferito alla sola provincia autonoma di Trento (non è l'unico caso, perché lo stesso potrebbe dirsi storicamente per i partiti "delle stelle alpine", ossia il Patt e soprattutto la Svp, ma in Parlamento sono presenti da tempo). Il sito del movimento cita espressamente come base per Pt il "patrimonio culturale e [il] sistema dei valori del popolarismo autonomista di tradizione cristiana", come pure la "grande tradizione del popolarismo italiano ed europeo", entrambe con l'attenzione peculiare per la sintesi politica delle varie posizioni. 
In cima alle priorità, per Pt, il superamento delle diseguaglianze e della povertà attraverso "politiche che premiano il merito, che incentivano la solidarietà, che rispettano le tradizioni, che supportano tutte le forme dell’associazionismo, che difendono la libertà e la democrazia", nonché l'impegno a perseguire un'economia sociale di mercato "basata sulla meritocrazia, sulla sostenibilità ambientale, sulla solidità e trasparenza della finanza pubblica", all'insegna dell'equilibrio tra competitività e giustizia sociale. Non si perdono poi di vista la cultura, la formazione e altre istanze necessarie a far ripartire la società, avendo come punto di riferimento il Trentino "capace di difendere la sua dimensione locale, di valorizzarla, ma anche di promuoverla nel contesto europeo" e restituendo spazio alla Regione Trentino Alto-Adige, "non tanto in chiave pantirolese, ma secondo l’intuizione degasperiana che vedeva nella Regione l’asse istituzionale portante del nostro speciale assetto autonomistico". Un tentativo - lo dicono gli stessi aderenti al partito - di "essere conservatori e riformatori, [...] portatori della cultura dalle forti radici ma anche attivatori di un’azione riformatrice che facendo i conti con le difficoltà dell’oggi sappia interpretare il patrimonio valoriale e culturale del passato alla luce delle sfide della contemporaneità". 
Tutto ciò sarebbe riassunto nel contrassegno che lo statuto di Pt così descrive: ""Lettere "P" e "t" rispettivamente maiuscola e minuscola disposte una di seguito all'altra, in carattere bastoncino, la "P" in colore arancione e la "t" in colore rosso ciliegia, inferiormente a quest'ultima è posta la scritta "PROGETTO TRENTINO" in carattere bastoncino di colore rosso ciliegia, disposta su due righe; il tutto un un cerchio bianco con un piccolo uncino esterno in basso a sinistra. Tale cerchio è a sua volta inscritto in un altro cerchio di colore rosso carminio sfumato in rosso ciliegia". Ove il "cerchio bianco con un piccolo uncino esterno" sarebbe poi un fumetto, facilmente riconoscibile nell'epoca di Whatsapp. 
Essendo nato nel 2013 (per iniziativa soprattutto di Silvano Grisenti), dunque, Progetto Trentino ha adottato la "nuvola parlante" prima di Mo!, soggetto che ha partecipato alle ultime regionali campane. Sembra comunque essere questo l'elemento grafico di maggiore novità, insieme all'uso dei colori, che rimanda più all'arancione della Cdu tedesca che ad altre esperienze italiane, magari della tradizione popolare (del tutto assente, per esempio, ogni riferimento blu o azzurro, colori democristiani per eccellenza insieme al bianco). Finora il soggetto politico non ha sfondato, alle provinciali (9%) e alle comunali di Trento (3,8%), ma continua le sue battaglie tendenzialmente in un'area di centrodestra, mantenendo il suo fumetto pronto all'uso.