Se nel turno elettorale ormai alle porte si deve trovare la città dei record, questa probabilmente è Napoli: le liste presentate e ammesse alle elezioni comunali sono infatti 41, una in più dei posti da consigliere comunale da assegnare (e il risultato poteva essere più divaricato, in caso di ammissione delle liste che sono state invece escluse per ragioni formali). Sono molti di meno, per dire, i candidati sindaci: "soltanto" 10, meno che a Torino e Roma e solo uno in più rispetto a Milano: le coalizioni che sostengono alcuni aspiranti inquilini di Palazzo San Giacomo, in compenso, sono extra large, forse nella speranza di "fare numero" e non far andare disperso nemmeno un voto.
Valeria Valente
Il sorteggio ha dato la prima posizione a Valeria Valente, vincitrice delle primarie del centrosinistra: sono ben 11 le formazioni che sostengono la candidata del Pd. La prima sorteggiata, in realtà, in apparenza con il centrosinistra c'entra poco: si tratta infatti di Liberi Pli-Pri, il cartello-bicicletta che mette insieme, in una sorta di "polo laico", i simboli del Partito liberale italiano di Morandi e De Luca (non proprio di sinistra) e il Partito repubblicano italiano (che l'anno scorso aveva appoggiato Stefano Caldoro alle regionali, nella lista dei Popolari per l'Italia di Mauro). L'uccello in basso forse richiama il bird of liberty dei LibDem britannici, ma l'effetto e il colore nero sono poco eleganti (e in un primo tempo il simbolo era stato escluso dalle schede, fino alla sentenza amministrativa che l'ha riammesso).
Il secondo simbolo in ordine di sorteggio sarà quello del Partito democratico, sulla cui presenza ovviamente non c'è assolutamente nulla da rimarcare. A differenza che in altre città, qui l'emblema presentato per le elezioni è schietto, senza alcuna caratterizzazione territoriale o personale: segno, forse, che per chi lo ha depositato il logo è in grado di per sé di attirare voti, o anche - volendo - che la presenza del nome della candidata non avrebbe apportato benefici di rilievo al partito di maggior peso. In uno schieramento così ampio, del resto, conta sì prendere i voti singolarmente ma - anche in tempi di voto disgiunto - è ancora più importante portare acqua a chi è candidato come sindac*.
Al terzo posto è stata estratta la lista dei Moderati con Valente, che fa sbarcare il progetto politico di Giacomo Portas anche in terra partenopea. La base del simbolo è quella già nota da anni, ma al posto delle stelle della bandiera europea, nel segmento azzurro inferiore, è stato inserito il riferimento "con Valente". Certamente queste elezioni sono state un'occasione importante per il partito di Portas, nella prospettiva di arrivare a un radicamento più ampio e solido in varie parti d'Italia e non solo nelle poche regioni (a partire ovviamente dal Piemonte) in cui la formazione era già presente, magari anche senza avere eletti.
Il simbolo sorteggiato per quarto, in compenso, merita una riflessione: se, infatti, di norma la presenza del simbolo dei Moderati era alternativa a quello del progetto Cittadini per l'Italia (come evoluzione di Scelta civica), proprio in funzione di quel "matrimonio" celebrato poche settimane fa, in questo caso subito dopo la lista dei Moderati ha trovato posto quella dei Cittadini per Napoli, che segue la grafica presentata pochi mesi fa da Enrico Zanetti (ovviamente con la personalizzazione territoriale tipica delle liste civiche). Di fatto, pare che il gruppo locale degli ex Sc che fa riferimento a Giovanni Palladino abbia lavorato molto per presentare questa lista ed essere dunque presente all'appuntamento .
Richiama maggiormente l'idea di sinistra la quinta lista, quella del Partito socialista italiano, una delle poche presentate in giro per l'Italia, per lo meno con il simbolo ben in vista. Si tratta dell'ultima versione dell'emblema, ormai in uso dal 2010, con il nome storico recuperato nel 2009, la rosa del socialismo europeo con tanto di stelle d'Europa intorno e, in basso, un segmento tricolore caratterizzato dalla sigla del partito. La Campania, del resto, è una terra in cui è rimasta più che altrove una certa tradizione socialista, come si è visto in più occasioni anche dalla parte "destra" (il Nuovo Psi, per esempio, per anni ha avuto proprio in quella regione una base importante).
Molto meno scontata e - va da sé - molto più discussa è stata la presenza di una lista di Alleanza liberalpopolare - Autonomie, in breve Ala, all'interno della stessa coalizione. Un gruppo, quello che fa capo a Denis Verdini e Vincenzo D'Anna, non esattamente di centrosinistra, ma che in Parlamento ha iniziato a votare con la maggioranza di governo (facendo infuriare, a Roma come a Napoli, una parte consistente del Pd). A dispetto di tutto, comunque, sulla scheda Valente potrà contare sul simbolo di Ala da poco coniato - presumibilmente proprio perché urgeva questa scadenza elettorale - con tanto di ala tricolore su fondo blu e corona rossa.
Né è facile parlare di sinistra, o anche solo di centrosinistra, con la lista Elaboratorio nazionale - #iorestoaNapoli, un'esperienza che ha alla base l'associazione En presieduta da Raffaele Di Monda (già vicesegretario regionale di Fli), che ha scelto di "sostenere un vero partito nuovo e rinnovato, guidato da Renzi che rappresenta il valore aggiunto, non solo per il suo partito, ma anche e sopratutto per l’intero sistema paese". I colori del simbolo presentato, obiettivamente, ricordano in parte il simbolo del Pd; l'emblema - curato, come mostrano anche le ombre - contiene anche una professione di "attaccamento alla città" con l'hashtag (staccato) # io resto a Napoli.
La carrellata continua con la lista di Centro democratico, tutto sommato in linea dall'inizio con la vocazione di centrosinistra della coalizione. In questo caso nel simbolo si è leggermente rimpicciolito lo spazio dedicato al nome della lista, per introdurre - tra questo e il monogramma tricolore presente fin dall'inizio - l'espressione "Valente sindaco", probabilmente nel tentativo di ottenere qualcosa in più per un partito che di certo non è il più consistente della coalizione. L'apporto della formazione creata nel 2012 da Bruno Tabacci, in ogni caso, non è mai stato in discussione a Napoli e certamente, nell'economia dell'intera coalizione, si farà sentire.
Non è tutto sommato una novità - anche se non era del tutto scontata, se non altro per una storia politica nazionale non proprio coincidente - la presenza dell'Unione di centro in un gruppo di liste di centrosinistra. Nessun dubbio comunque sul sostegno a Valeria Valente da parte dell'Udc, che è parte della coalizione di governo (il capolista, Erik Furno, era stato peraltro assessore per il centrodestra a Gragnano) e sulla scheda fa arrivare il suo contrassegno tradizionale, con la dicitura "Italia" nel segmento superiore rosso. Vista la bocciatura della lista - probabilmente per ragioni simboliche - della Democrazia cristiana di Angelo Sandri (che era apparentata con Gianni Lettieri), quello dell'Udc è l'unico scudo crociato che gli elettori napoletani troveranno in questo turno elettorale.
Penultima lista su cui può contare Valente è Napoli popolare, dunque il simbolo messo in campo dal Nuovo centrodestra, guidato a livello territoriale da Gioacchino Alfano. Rispetto ai casi già visti di Milano e di Roma, tuttavia, qui nel contrassegno manca del tutto l'indicazione della candidata sindaca, che pure era prevista nelle prime versioni dell'emblema che erano circolate. Non è dato sapere il motivo di questa assenza; in ogni caso la presenza di Ncd nella coalizione di Valente ricalca in pieno la posizione del partito di Angelino Alfano a livello nazionale e - se considerata assieme alle adesioni di Pli-Pri, Ala e, volendo, En - impone una certa cautela prima di qualificare la coalizione come "di centrosinistra".
Ultimo emblema - l'undicesimo - presentato a sostegno di Valente è quello della sua lista personale, Valeria Valente sindaco, nota anche con l'hashtag inserito nella parte superiore, #napoliVale, con il giochetto di parole tra l'avere valore e l'abbreviazione del nome della candidata. Si tratta di un emblema non particolarmente elaborato, né con uno studio grafico singolare: unico guizzo - si fa per dire - è la sfumatura del rosso del fondo che, dai toni chiari di sinistra, passa a quelli scuri e più "in ombra" a destra; per il resto, è francamente impossibile voler "far dire" qualcosa a questo contrassegno, che non sia ovviamente (solo) invitare al voto per la candidata sindaca.
Non poteva poi mancare, come seconda lista, quella di Fratelli d'Italia, partito con il quale Taglialatela è stato eletto deputato (dopo avere militato nel Msi, in An e nel Pdl). L'emblema scelto per l'occasione è quello sfoggiato alle elezioni europee del 2014, con la "pulce" piuttosto grande di Alleanza nazionale nella parte bassa, sovrapposta al tricolore di corde, e l'indicazione in giallo del nome di Meloni nel segmento superiore. Nessuna indicazione territoriale sul contrassegno, probabilmente perché la presenza dell'altra lista tanto caratterizzata non ne fa avvertire il bisogno: gli elettori di destra sapranno comunque riconoscere il partito e lo voteranno.
Il secondo simbolo in ordine di sorteggio sarà quello del Partito democratico, sulla cui presenza ovviamente non c'è assolutamente nulla da rimarcare. A differenza che in altre città, qui l'emblema presentato per le elezioni è schietto, senza alcuna caratterizzazione territoriale o personale: segno, forse, che per chi lo ha depositato il logo è in grado di per sé di attirare voti, o anche - volendo - che la presenza del nome della candidata non avrebbe apportato benefici di rilievo al partito di maggior peso. In uno schieramento così ampio, del resto, conta sì prendere i voti singolarmente ma - anche in tempi di voto disgiunto - è ancora più importante portare acqua a chi è candidato come sindac*.
Al terzo posto è stata estratta la lista dei Moderati con Valente, che fa sbarcare il progetto politico di Giacomo Portas anche in terra partenopea. La base del simbolo è quella già nota da anni, ma al posto delle stelle della bandiera europea, nel segmento azzurro inferiore, è stato inserito il riferimento "con Valente". Certamente queste elezioni sono state un'occasione importante per il partito di Portas, nella prospettiva di arrivare a un radicamento più ampio e solido in varie parti d'Italia e non solo nelle poche regioni (a partire ovviamente dal Piemonte) in cui la formazione era già presente, magari anche senza avere eletti.
Il simbolo sorteggiato per quarto, in compenso, merita una riflessione: se, infatti, di norma la presenza del simbolo dei Moderati era alternativa a quello del progetto Cittadini per l'Italia (come evoluzione di Scelta civica), proprio in funzione di quel "matrimonio" celebrato poche settimane fa, in questo caso subito dopo la lista dei Moderati ha trovato posto quella dei Cittadini per Napoli, che segue la grafica presentata pochi mesi fa da Enrico Zanetti (ovviamente con la personalizzazione territoriale tipica delle liste civiche). Di fatto, pare che il gruppo locale degli ex Sc che fa riferimento a Giovanni Palladino abbia lavorato molto per presentare questa lista ed essere dunque presente all'appuntamento .
Richiama maggiormente l'idea di sinistra la quinta lista, quella del Partito socialista italiano, una delle poche presentate in giro per l'Italia, per lo meno con il simbolo ben in vista. Si tratta dell'ultima versione dell'emblema, ormai in uso dal 2010, con il nome storico recuperato nel 2009, la rosa del socialismo europeo con tanto di stelle d'Europa intorno e, in basso, un segmento tricolore caratterizzato dalla sigla del partito. La Campania, del resto, è una terra in cui è rimasta più che altrove una certa tradizione socialista, come si è visto in più occasioni anche dalla parte "destra" (il Nuovo Psi, per esempio, per anni ha avuto proprio in quella regione una base importante).
Molto meno scontata e - va da sé - molto più discussa è stata la presenza di una lista di Alleanza liberalpopolare - Autonomie, in breve Ala, all'interno della stessa coalizione. Un gruppo, quello che fa capo a Denis Verdini e Vincenzo D'Anna, non esattamente di centrosinistra, ma che in Parlamento ha iniziato a votare con la maggioranza di governo (facendo infuriare, a Roma come a Napoli, una parte consistente del Pd). A dispetto di tutto, comunque, sulla scheda Valente potrà contare sul simbolo di Ala da poco coniato - presumibilmente proprio perché urgeva questa scadenza elettorale - con tanto di ala tricolore su fondo blu e corona rossa.
Né è facile parlare di sinistra, o anche solo di centrosinistra, con la lista Elaboratorio nazionale - #iorestoaNapoli, un'esperienza che ha alla base l'associazione En presieduta da Raffaele Di Monda (già vicesegretario regionale di Fli), che ha scelto di "sostenere un vero partito nuovo e rinnovato, guidato da Renzi che rappresenta il valore aggiunto, non solo per il suo partito, ma anche e sopratutto per l’intero sistema paese". I colori del simbolo presentato, obiettivamente, ricordano in parte il simbolo del Pd; l'emblema - curato, come mostrano anche le ombre - contiene anche una professione di "attaccamento alla città" con l'hashtag (staccato) # io resto a Napoli.
La carrellata continua con la lista di Centro democratico, tutto sommato in linea dall'inizio con la vocazione di centrosinistra della coalizione. In questo caso nel simbolo si è leggermente rimpicciolito lo spazio dedicato al nome della lista, per introdurre - tra questo e il monogramma tricolore presente fin dall'inizio - l'espressione "Valente sindaco", probabilmente nel tentativo di ottenere qualcosa in più per un partito che di certo non è il più consistente della coalizione. L'apporto della formazione creata nel 2012 da Bruno Tabacci, in ogni caso, non è mai stato in discussione a Napoli e certamente, nell'economia dell'intera coalizione, si farà sentire.
Non è tutto sommato una novità - anche se non era del tutto scontata, se non altro per una storia politica nazionale non proprio coincidente - la presenza dell'Unione di centro in un gruppo di liste di centrosinistra. Nessun dubbio comunque sul sostegno a Valeria Valente da parte dell'Udc, che è parte della coalizione di governo (il capolista, Erik Furno, era stato peraltro assessore per il centrodestra a Gragnano) e sulla scheda fa arrivare il suo contrassegno tradizionale, con la dicitura "Italia" nel segmento superiore rosso. Vista la bocciatura della lista - probabilmente per ragioni simboliche - della Democrazia cristiana di Angelo Sandri (che era apparentata con Gianni Lettieri), quello dell'Udc è l'unico scudo crociato che gli elettori napoletani troveranno in questo turno elettorale.
Penultima lista su cui può contare Valente è Napoli popolare, dunque il simbolo messo in campo dal Nuovo centrodestra, guidato a livello territoriale da Gioacchino Alfano. Rispetto ai casi già visti di Milano e di Roma, tuttavia, qui nel contrassegno manca del tutto l'indicazione della candidata sindaca, che pure era prevista nelle prime versioni dell'emblema che erano circolate. Non è dato sapere il motivo di questa assenza; in ogni caso la presenza di Ncd nella coalizione di Valente ricalca in pieno la posizione del partito di Angelino Alfano a livello nazionale e - se considerata assieme alle adesioni di Pli-Pri, Ala e, volendo, En - impone una certa cautela prima di qualificare la coalizione come "di centrosinistra".
Ultimo emblema - l'undicesimo - presentato a sostegno di Valente è quello della sua lista personale, Valeria Valente sindaco, nota anche con l'hashtag inserito nella parte superiore, #napoliVale, con il giochetto di parole tra l'avere valore e l'abbreviazione del nome della candidata. Si tratta di un emblema non particolarmente elaborato, né con uno studio grafico singolare: unico guizzo - si fa per dire - è la sfumatura del rosso del fondo che, dai toni chiari di sinistra, passa a quelli scuri e più "in ombra" a destra; per il resto, è francamente impossibile voler "far dire" qualcosa a questo contrassegno, che non sia ovviamente (solo) invitare al voto per la candidata sindaca.
Luigi Mercogliano
Dopo la parata di undici liste presentate in appoggio a Valeria Valente, il sorteggio ha destinato il dodicesimo posto a Luigi Mercogliano, candidato in terra partenopea per Il Popolo della Famiglia. La formazione voluta da Mario Adinolfi non poteva certo sprecare la possibilità di presentarsi in una grande città come Napoli, sperando di trovare persone sufficientemente attente alle proprie battaglie in favore e in difesa della famiglia tradizionale e contro l'impiego della (supposta) teoria gender. Per questo, il partito scende in campo con una propria lista e con il simbolo naïf progettato fin dall'inizio per questa tornata elettorale amministrativa: si vedrà quale sarà l'accoglienza all'ombra del Vesuvio.Marcello Taglialatela
Se quasi tutto il centrodestra napoletano si riconosce nella candidatura - in teoria più civica che politica - di Gianni Lettieri, così non può dirsi per i gruppi più dichiaratamente di destra. Per questo si è arrivati alla candidatura autonoma di Marcello Taglialatela, la cui prima lista - in ordine di sorteggio - è Napoli Terra nostra, una lista formalmente civica ma certamente orientata: il nome prende spunto da quello dei comitati Terra nostra, costituiti da persone attive nella politica, nell'imprenditoria e nella società, accomunati soprattutto dalla difesa dell'interesse nazionale. Del logo originario riprende soprattutto le due fronde, che stavolta sono tutte verdi, mentre in origine una era rossa.Non poteva poi mancare, come seconda lista, quella di Fratelli d'Italia, partito con il quale Taglialatela è stato eletto deputato (dopo avere militato nel Msi, in An e nel Pdl). L'emblema scelto per l'occasione è quello sfoggiato alle elezioni europee del 2014, con la "pulce" piuttosto grande di Alleanza nazionale nella parte bassa, sovrapposta al tricolore di corde, e l'indicazione in giallo del nome di Meloni nel segmento superiore. Nessuna indicazione territoriale sul contrassegno, probabilmente perché la presenza dell'altra lista tanto caratterizzata non ne fa avvertire il bisogno: gli elettori di destra sapranno comunque riconoscere il partito e lo voteranno.















