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domenica 19 maggio 2019

Piemonte, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre alle elezioni europee e al turno più nutrito di elezioni amministrative, non si può dimenticare che domenica prossima si voterà anche per le regionali in Piemonte, dopo che cinque anni fa l'annullamento del voto del 2010 fece riaprire le urne anzitempo. Il presidente uscente, Sergio Chiamparino, se la vedrà con tre avversari (cinque anni fa c'erano sei contendenti ai nastri di partenza) e i piemontesi troveranno sulla scheda in tutto 14 liste (due in meno rispetto al 2014). Candidati e liste verranno presentati secondo l'ordine sorteggiato con riguardo alla circoscrizione di Torino.

Giorgio Bertola

1) MoVimento 5 Stelle

Il sorteggio ha collocato al primo posto il candidato alla presidenza Giorgio Bertola, indicato dal MoVimento 5 Stelle. La formazione politica che guida la città di Torino nel 2014 era stata la seconda più votata (con il 20,35%, solo il Pd aveva fatto meglio) e il candidato presidente, Davide Bono, aveva sfiorato il secondo posto. Anche questa volta la corsa del candidato alla guida della regione è solitaria, non essendoci altre liste alleate; il simbolo è quasi lo stesso di allora, fatta eccezione per il sito indicato nella parte inferiore, che ora è Ilblogdellestelle.it. Certamente per il M5S quello regionale è un test importante, perché almeno in parte dipenderà dal gradimento dell'amministrazione torinese.

Alberto Cirio

Subito dopo il MoVimento 5 Stelle, la sorte ha indicato come aspirante presidente Alberto Cirio, candidato unitario del centrodestra. Dal momento che è sostenuto da una coalizione e in Piemonte si applica ancora - al di là delle disposizioni sull'esenzione dalla raccolta firme - la disciplina nazionale cedevole, ai candidati presidenti è concesso adottare un contrassegno unico per distinguere la loro candidatura. Cirio ha scelto un simbolo semplice e pulito, con il suo cognome scritto a caratteri cubitali (stessa font Helvetica di Forza Italia) e racchiuso tra due segmenti circolari, uno rosso e uno verde. Di facile lettura, non può passare inosservato e non lascia dubbi.

2) Sì Tav sì lavoro per il Piemonte nel cuore

La prima lista in appoggio a Cirio sorteggiata nella circoscrizione di Torino è quella forse dal nome più lungo: Sì Tav sì lavoro per il Piemonte nel cuore. Al di là del riferimento alla candidatura di Cirio (anche qui impossibile da non notare), appare il primo riferimento pro Tav - ma ce ne saranno molti altri e si nota il nome "Piemonte nel cuore" (con le ultime due parole scritte in modo decisamente lezioso e, stavolta, ben poco appariscente), nome del progetto politico promosso dal consigliere regionale uscente Gianluca Vignale (Movimento nazionale per la sovranità, ma eletto con Fi), poi unitosi a Sì Tav sì lavoro di Bartolomeo (Mino) Giachino, che ha promosso varie manifestazioni a favore dell'alta velocità. Dopo aver iniziato la raccolta firme, partecipa alle elezioni con l'esenzione concessa dalla Lega: grazie a questo, è l'unica lista civica della coalizione di centrodestra.

3) Unione di centro - Ppe

Decisamente più politica appare la lista sorteggiata successivamente, quella dell'Unione di centro, che in ogni caso indica chiaramente la sua posizione in queste elezioni (nel 2014, con Ncd, aveva sostenuto la candidatura di Enrico Costa) inserendo "Cirio presidente" nel segmento rosso di solito dedicato all'Italia (e, un tempo, a Casini). Da notare che, questa volta, sotto allo scudo crociato non c'è solo il riferimento all'Udc (riportato in sigla e non per esteso), ma anche quello al Ppe, probabilmente per allargare la base della lista (non a caso, tra i candidati della circoscrizione di Torino, c'è anche Mauro Carmagnola, tra i dirigenti della Democrazia cristiana guidata da Renato Grassi e Gianni Fontana).

4) Lega

All'interno della coalizione unitaria di centrodestra non poteva mancare il simbolo che in questo momento ha più potenziale trainante, quello della Lega. In questo caso non c'è nessun riferimento all'imprenditore Cirio, candidato come presidente, ma siamo pur sempre alle regionali, per cui la Lega ne tiene conto: accanto ad Alberto da Giussano, infatti, c'è la raffigurazione della bandiera piemontese e sotto al nome di Salvini, al posto del riferimento al "premier", c'è quello alla nazione Piemonte. E se nel 2014 alla Lega Nord era andato il 7,66% (dopo lo scandalo dei rimborsi che aveva colpito vari esponenti del partito), questa volta le cose andranno probabilmente in modo abbastanza diverso.

5) Forza Italia

Nel 2014 il miglior risultato della coalizione di centrodestra lo aveva fatto Forza Italia, con il suo 15,54%, anche se certamente in passato il partito aveva raccolto molto di più in quella regione. Ora il partito di Silvio Berlusconi torna sulle schede, con un emblema simile a quello di cinque anni fa: uniche differenze sono la bandiera, leggermente fuori dal cerchio per fare più spazio al cognome del leader (sul modello del contrassegno delle politiche 2018) e il nome del candidato, scritto in orizzontale e non più ad arco come nel 2014. L'inserimento del nome di Cirio dimostra certamente un impegno diretto di Fi nella campagna elettorale: saranno gli elettori a dimostrare se quello sforzo sarà riconosciuto.

6) Fratelli d'Italia

Ultima lista della coalizione di centrodestra in appoggio ad Alberto Cirio è quella di Fratelli d'Italia, che nel 2014 aveva invece scelto una strada solitaria, sostenendo la corsa alla presidenza di Guido Crosetto, uno dei fondatori del partito nel 2012. Allora il simbolo della lista - calco di quello presentato alle europee che si svolgevano in contemporanea - conteneva il nome del candidato presidente; questa volta, invece, si è scelto di usare un emblema uguale in tutto a quello che i piemontesi troveranno sulla scheda delle elezioni europee, con i riferimenti alla leader Giorgia Meloni, ai sovranisti e ai conservatori. La volta scorsa con il 3,74% era arrivato un consigliere, cosa accadrà stavolta?

Sergio Chiamparino

Subito dopo Cirio, il sorteggio torinese ha collocato l'altro aspirante presidente sostenuto da una coalizione di liste, vale a dire Sergio Chiamparino. Le liste in tutto sono sette, una in più dello scorso anno (mentre Cirio ne ha due in meno rispetto a quelle che avevano sostenuto Gilberto Pichetto nel 2014). A questi simboli si deve aggiungere quello del "listino" Sì Chiamparino presidente, anch'esso occhieggiante alle posizioni favorevoli alla Tav. Qui il logo è decisamente meno pieno e più "bianco" rispetto a quello di Cirio; resta il motivo tricolore, ma colpisce l'assoluta "piattezza" dell'emblema, che è sì pulito, ma potrebbe essere fatto con un elementare programma, anche per l'uso della font Calibri, impostata di default in Microsoft Word.

7) +Europa

Sulle schede per le regionali, i torinesi troveranno come prima lista del centrosinistra +Europa, il cui simbolo ha come base quello depositato in occasione delle elezioni europee: c'è la bandiera sventolante dell'Europa, ma anche quella italiana, che per la corsa verso Bruxelles serviva a richiamare la presenza di Italia in Comune (che qui, come si vedrà, ha una propria lista). Nel punto in cui stava il nome del partito di Pizzarotti, in questo caso viene inserito l'inevitabile riferimento "Sì Tav", riempito di varie tonalità di rosso e arancione con una texture simile a quella del nome di +E (si tratta di uno dei simboli realizzati con più cura grafica). In lista, ovviamente, ci sono anche esponenti storici di Radicali italiani come Silvio Viale (la segretaria Silvja Manzi è nel "listino").

8) Chiamparino per il Piemonte del Sì

Rieccola, la "lista del Monviso", com'era stata chiamata nel 2014 la formazione civica e legata a doppio filo alla figura del candidato presidente del centrosinistra. Se allora il nome era semplicemente Chiamparino per il Piemonte, questa volta la sagoma arancione del Monviso ospita un'etichetta più lunga, Chiamparino per il Piemonte del Sì. E giusto per non far pensare che l'aver rimarcato la posizione pro Tav del presidente uscente della regione sia stato fatto en passant, il "Sì" è stato addirittura evidenziato collocandolo all'interno di un cerchio bianco, rendendolo più visibile. Nel 2014 la lista ottenne il 4,86% e l'elezione di due consiglieri: non male, ma non sarà facile difendere il risultato.

9) Liberi Uguali Verdi

In Piemonte le compagini di Liberi e Uguali e della Federazione dei Verdi hanno scelto di unire le forze e di presentare una lista il cui nome è la sostanziale crasi dei nomi, Liberi Uguali Verdi. Il simbolo è molto pulito ed equilibrato, ma graficamente poco parente di quelli originari: unico elemento conservato sono le font utilizzate per comporre le parole ("Liberi", tra l'altro, qui è in maiuscolo), ma non c'è il sole che ride e, quanto alle "foglioline", sono diventate due, una verde e una rossa nella parte superiore (le diverse dimensioni si riferiranno alla lunghezza del nome o al "peso" delle due componenti?). Un emblema in ogni caso elegante, che dice abbastanza del programma senza citare (ovviamente) Tav, e nemmeno il candidato presidente.

10) Moderati per Chiamparino

Siamo in Piemonte, quindi è abbastanza naturale che all'interno della coalizione di centrosinistra compaia anche il simbolo dei Moderati, la formazione guidata da Giacomo Portas. Come in passato, la struttura del simbolo (con un segmento tricolore e un altro blu con le stelle d'Europa) è stata modificata per inserire il nome del candidato alla presidenza della regione: rispetto a cinque anni fa, però, si è tolto molto spazio ai colori nazionali nel segmento superiore, forse per non disturbare la lettura dei nomi contenuti all'interno del contrassegno. Con il suo 2,46%, nel 2014 la lista aveva ottenuto l'elezione di un consigliere di maggioranza: ora ci riprova, naturalmente.

11) Chiamparino Sì - DemoS - Democrazia solidale

Lista piuttosto inedita, quella che segue, ma è piuttosto chiara la sua collocazione, al pari della sua origine. Chiamparino Sì, come messaggio, è piuttosto chiaro, visto che tre simboli su sette contengono il riferimento pro Tav, che è anche un generico invito a una politica propositiva e non di costante opposizione. Il riferimento all'Agenda 2030 dà conto dell'attenzione allo sviluppo sostenibile, il riferimento all'autonomia è un diverso modo di guardare al ruolo della regione, ma conta soprattutto il riferimento contenuto nella parte inferiore del contrassegno: quello a DemoS - Democrazia solidale, rete (evoluzione del soggetto politico nato come componente parlamentare e ora guidato da Paolo Ciani e Mario Giro) che in Piemonte ha messo radici tra l'associazionismo cattolico (ma non solo).

12) Italia in Comune

Se alle elezioni europee Italia in Comune ha scelto di correre con +Europa anche (e soprattutto) per sperare di superare in modo più agevole lo sbarramento del 4%, in Piemonte il partito di Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti ha scelto di presentare una propria lista, pur rimanendo nella stessa coalizione di centrosinistra in cui si colloca +E. Il simbolo presentato è quello nazionale, senza alcuna indicazione di carattere territoriale o riferimenti al candidato presidente: non è detto che arrivi l'elezione di un consigliere, ma il gruppo cerca comunque di concorrere, trattandosi finora della partecipazione autonoma di livello più alto per questo soggetto politico.

13) Partito democratico

Chiude lo schieramento della coalizione di centrosinistra, almeno secondo il sorteggio effettuato per Torino, la lista del Partito democratico, che cinque anni fa con il suo 36,17% aveva sbaragliato tutte le altre liste. Certo i tempi sono decisamente cambiati ed è tutto meno che scontato che il Pd ottenga un risultato anche solo vicino a quello del 2014; i dem, in compenso, in quest'occasione hanno adottato esattamente lo stesso contrassegno schierato cinque anni fa, con il logo rimpicciolito per fare spazio al nome del candidato alla guida della regione e al segmento verde in cui è inserita la parola "presidente". Simbolo che vince, insomma, non si cambia: basterà?

Valter Boero

14) Il Popolo della famiglia

Ultimo aspirante presidente della regione è il cuneese Valter Boero, che si presenta sostenuto soltanto dal Popolo della famiglia. Il partito fondato da Mario Adinolfi è alla prima partecipazione alle regionali piemontesi (e, a dire il vero, si tratta anche delle prime regionali cui la forza politica quest'anno corre), ma - più che diffondersi sull'emblema con la famigliola pastellata, sempre uguale a se stesso - merita di essere segnalato che questa è l'unica lista ad avere raccolto le firme per partecipare alle elezioni regionali: tutte le altre, infatti, si sono presentate in forza delle esenzioni che la legge regionale riconosce (direttamente o attraverso la dichiarazione di un capogruppo consiliare). Lo sforzo messo in campo per partecipare alle elezioni, di per sé, merita rispetto.

giovedì 10 dicembre 2015

Il Chiamparino tarocco che (in Piemonte) ti devi aspettare: parte seconda


Lo si diceva prima: i tentativi di emulare il cognome di Sergio Chiamparino con grafiche elettorali, per tentare di raccattare qualche voto tra i piemontesi, dovevano ricordare qualcosa ai più attenti, specialmente agli osservatori della politica a Torino. E in effetti era proprio così, anche se il tutto è durato lo spazio di una manciata di giorni, forse di varie ore: ore in cui il sito www.sergiochiamparino.it, a metà di novembre del 2005, rimandava a una pagina web legata alla candidatura di un fantomatico Rino Ciampa, per i fanatici del cognome preposto Ciampa Rino
A quanto pare del curioso sgambetto telematico, nella forma di una "lista civica (e fantasma) on line", si erano resi conto alcuni membri dello staff del sindaco uscente, alla ricerca nei mesi successivi di una riconferma. E le pagine incriminate, così come erano apparse, sono poi sparite in seguito (non senza cambiare prima indirizzo). Cosa era successo e chi era stato autore di quella trovata tra il geniale e il grottesco? A indagare a dovere fu La Stampa di Torino: la vicenda, dunque, è bene farsela raccontare dalla collega Emanuela Minucci, con le parole del suo articolo del 22 novembre 2005 (anche se, nel frattempo, le qualifiche di certe persone sono cambiate...).

E se non si trattasse soltanto di una trovata commerciale? Il bello è che sotto quel sito fantasma si nasconde ben altro. Se non un giallo politico, almeno una goliardata politica orchestrata da qualcuno non nuovo alle trovate mediatiche che alle prossime elezioni difficilmente riconfermerà con il suo voto l’attuale sindaco.
Ma partiamo dalla finestra incriminata,che è durata sul web lo spazio di un pomeriggio, da quando i tecnici scomodati dalla Stampa non hanno scoperto il vero "mandante" del sito. Alle 15 la videata in gialloblù (i colori del Comune di Torino, fra l’altro, mica due colori a caso), che incastona nel cerchietto elettorale lo slogan "lista civica di ciampa rino sindaco" affiancato dal toro rampante, è ancora lì, a portata di mouse. Nel giro di un’ora la scoperta che fa sobbalzare sulla sedia chiunque, negli ultimi anni, abbia masticato un po’ di politica cittadina: il sito www.sergiochiamparino.it risulta parte del sito ufficiale del signor Denis Martucci. Ma c’è di più: mentre il sito www.martucci.it è registrato a nome di papà Martucci, il sito dedicato al sindaco è registrato a nome della mamma di Denis, Silvia Rovera, nonché moglie dello stimato notaio Pierangelo Martucci, con studio in corso Vittorio Emanuele II 105. Ma c’è ancora di più: Sul sito www.sergiochiamparino.it si fa riferimento anche ad altri siti: www.listachiamparino.it, www.cambiatorino.it, www.chiamparinosindaco.it.
Ma chi è Denis Martucci? Un ventisettenne laureando in diritto privato che fin dall’adolescenza si diletta con la politica. E’ entrato nella Dc nel ‘93 sino al suo scioglimento, ha fatto il presidente di circoscrizione. Trombato da Forza Italia nel 2001 (per l’azzardo di manifesti elettorali con foto, vietate dal Berlusca) nel 2005 è diventato responsabile dei giovani Dc, guarda caso guadagnandosi l’attenzione pubblica con un sito intitolato al «Comitato Andreotti Presidente». Interpellati sul sito chiamparinesco, Martucci padre cade dalle nuvole, il figlio, invece, si giustifica dicendo che "è stato aperto dalla stessa ditta, la Certicasa. com curatrice del suo sito www.martucci.it". Poi dice che è in riunione, promette una telefonata dei responsabili, quindi cade la linea del cellulare.
Risultato? Di lì a 10 minuti il portale-bufala viene per magia oscurato. E l’ufficio tecnico di Certicasa manda la seguente nota: "I siti www.sergiochiamparino.it e www.listachiamparino.it sono stati registrati per un nostro cliente e per errore allocate sul sito di un altro cliente. E comunque il “Nic” non si è opposto alla registrazione". Peccato che il sito verso sera riappaia sotto le telematiche e mentite spoglie: http://www.martucci.it/ciampa/index3.htm. Rino per gli amici. 

mercoledì 9 dicembre 2015

Il Chiamparino tarocco che (in Piemonte) ti devi aspettare: parte prima

Tra le regole non scritte, ma ampiamente sperimentate e verificate, per chi si occupa di simboli potrebbe esserci la seguente: se sei a corto di ispirazioni ingegnose o diaboliche, dai uno sguardo al Piemonte. Sembrerà incredibile, ma nella regione in cui nasce il Po si concentra un numero significativo di "eroi simbolici", in costante bilico tra il genio sulfureo e il taroccamento elettorale, che da anni vivacizzano quanto basta le campagne elettorali (o almeno ci provano).
Si prendano, ad esempio, le ultime elezioni regionali - anno del Signore 2014 - e si focalizzi l'attenzione su uno dei simboli che non sono mai arrivati sulla scheda: Chiamiamolo per il Piemonte, lista legata al candidato presidente Roberto Cermignani. Un emblema all'apparenza inoffensivo, tant'è che al Viminale, all'inizio di aprile - in occasione delle elezioni europee 2014, dunque pochi giorni prima del deposito delle liste per la Regione - era stato depositato e ritenuto ammissibile, senza immaginare troppi problemi.
Il fatto è che quelle parole in bianco, che si stagliavano sul profilo di una montagna arancione a due cime, proprio inoffensive non erano. A metà marzo, infatti, i giornali avevano svelato il simbolo della "lista del candidato presidente" del centrosinistra, Sergio Chiamparino: la grafica prevedeva proprio il profilo color mattone del Monviso - ben riconoscibile per i piemontesi - con la dicitura Chiamparino per il Piemonte. Mettendo a confronto i due prospetti montuosi, il gioco delle differenze si faceva arduo, tanto erano sovrapponibili i due disegni; quanto alla font utilizzata, al posto dell'Alternate Gothic del Chiampa "Chiamiamolo" usava un Arial compresso, ma sulla scheda il rischio di confondibilità sarebbe stato forte. Anzi, fortissimo.
Alla fine, in realtà, il Monviso tarocco non finì tra i simboli votabili dagli elettori: per gli uffici elettorali, prima ancora che la confondibilità, pesava la mancanza delle sottoscrizioni richieste dalla legge; non andò meglio a No Euro - Lista dei Grilli parlanti di Renzo Rabellino, collegata anch'essa a Cermignani, visto che il tribunale di Torino non accettò l'esenzione dalla raccolta firme, motivata con il collegamento con un gruppo che in consiglio regionale era stato presente, ma non nell'ultima consiliatura. Non fu ritenuta valida nemmeno l'esenzione - per il collegamento non provato con l'Unione sudamericana emigrati italiani - per il Movimento Bunga Bunga, ma non poteva passare inosservata l'illusione ottica impagabile - al pari di altre presenti sul contrassegno, che meriterebbe un'analisi a parte - di "Chiama Gasparino", con la parte centrale dell'espressione quasi invisibile sulla banda bianca, giusto per dare l'impressione che la lista fosse legata al candidato del centrosinistra. Eppure, a qualcuno, questa taroccatura di Chiamparino datata 2014 ricordava qualcosa di già visto, più o meno 9 anni prima... 

lunedì 11 febbraio 2013

Scelgo il Rosso, ma è quello sbagliato

Probabilmente è stato il suo miglior colpo di sempre. Non era stato certo il primo, secondo vari mentitori di professione non sarebbe stato l'ultimo, ma certamente fu quello architettato meglio e, in un certo senso, il più luciferino messo a segno da lui. Lui poi sarebbe Renzo Rabellino, colui che il venerabile maestro Filippo Ceccarelli definisce "il mago delle false apparenze elettorali", che altri hanno battezzato di volta in volta come "genio delle liste patacca", "regista delle operazioni alias" e, specie quando da lui arrivava un inatteso sgambetto elettorale, "volgare taroccatore". Più titoli nobiliari che epiteti di scherno, che comunque lasciano piuttosto indifferente il nostro Rabellino, che ridacchia e poi riprende tranquillo la sua esistenza.
Ma non divaghiamo, si diceva del colpo. Era l'anno di scarsa grazia 2001, quando si votava contemporaneamente per rinnovare il Parlamento (una volta tanto, a scadenza naturale) e varie amministrazioni locali, compresa quella di Torino. Candidato del centrodestra, il segretario regionale di Forza Italia Roberto Rosso: per il suo partito e per molti commentatori, le elezioni le avrebbe vinte sicuramente lui, anche perché a sinistra Valentino Castellani aveva già fatto due mandati. La coalizione aveva deciso di candidare il suo vice, Domenico Carpanini: era stato proprio lui a chiedere un apparentamento, tra gli altri, anche a quel burlone di Rabellino, che - dopo una militanza autonomista e leghista della prim'ora - si era già prodotto in alcune iniziative interessanti di distrazione (dalla Lega per Torino a Piemonte nazione, fino a vari simboli localistici testati alle elezioni politiche, che meriterebbero un capitolo a parte) ma fatte sempre con cognizione e un significato politico serio.
Rabellino non si era tirato indietro, anche se aveva avvertito l'amico Carpanini: avrebbe portato qualche voto, ma Piemonte Nazione non era una corazzata. Neanche il tempo di dare seguito all'accordo che - pace all'anima sua - a Carpanini era venuto un infarto e ci era rimasto. Secco. Sconcerto a Torino per la tragedia - lo stimavano in molti, quell'uomo - e sconforto nel centrosinistra, che doveva trovarsi un altro candidato e anche alla svelta. Dal cappello era uscito il nome di Sergio Chiamparino, ma Rosso non si era scomposto di un millimetro: era sicuro di vincere - e di soldi in quella campagna ne aveva messi parecchi - e per scuoterlo ci voleva altro. Uno come Rabellino, per esempio, che sullo stomaco aveva ancora una faccenda di due anni prima, quando proprio Rosso gli aveva proposto un accordo per le provinciali a Torino e a Cuneo ma poi non aveva candidato nessuno di Piemonte Nazione. Un colpo basso, per Rabellino, che avrebbe ricambiato alla prima occasione utile. Quella.
L'idea la espose a un amico vicino a Chiamparino: fare una lista "Rosso sindaco": Rosso nel senso di Gianfranco, lombardo, giornalista, già membro del Parlamento padano e ovviamente amico del Nostro. Idea fulminante, ma il tempo era poco, anche solo per raccogliere le firme: saltarono fuori tutte in 48 ore, quasi tutte in un'assemblea degli allora Democratici di sinistra e tutte perfettamente regolari. La mossa non sfuggì a Roberto Rosso, che improvvisamente si inquietò, anche perché un simbolo col suo nome sulla scheda non c'era. La lista di Rabellino si presentava con il nome "Comitato Torino libera", ma nel contrassegno sfoggiava un vistoso "Rosso sindaco" tutto in maiuscolo, con il nome di battesimo del candidato microscopico, schiacciato tra le due parolone; a coronare il tutto, quelle stesse scritte bianche su fondo blu e il segmento circolare in basso occupato dal tricolore. Praticamente, un clone della Casa delle libertà.
Rosso si infuriò, probabilmente accolse con sollievo la notizia che la commissione elettorale aveva bocciato il simbolo del suo cognonimo, perché, con quei colori del Pdl e il nome "Gianfranco" quasi invisibile, faceva pensare proprio a Roberto Rosso; quando invece l'organo ammise la variante dell'emblema, meno confondibile forse ma molto più curata, iniziò a sbottare e ad attaccare quell'inatteso concorrente. Lui, Gianfranco, intanto aveva cominciato a farsi conoscere e intervistare, mostrando di non essere affatto un pesce fuor d'acqua. 
Al primo turno Roberto Rosso, arcisicuro di vincere a colpo sicuro solo un pugno di giorni prima, si fermò al 44,4% (Chiamparino prese il 44,9%, 2600 voti in più), ma Gianfranco Rosso portò a casa il 2,23% e a quel turno si contarono 25mila schede nulle, un'enormità: tra esse, anche quelle in cui gli elettori avevano votato Forza Italia e, contemporaneamente, Rosso Sindaco. Sbagliando Rosso, ovviamente. Una sfida praticamente già definita aveva cambiato esito in zona Cesarini e non era ancora finita: al ballottaggio, si sa, vinse Chiamparino, mentre Rosso perse addirittura qualche voto rispetto al primo turno. Quella volta Renzo Rabellino non c'entrava, ma se Sergio Chiamparino è riuscito a restare in corsa, per poi guadagnarsi per la prima volta la poltrona di sindaco, lo deve soprattutto all'idea esplosiva, quasi sulfurea di quel mago elettorale dall'abilità indiscussa.