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sabato 4 aprile 2015

La Destra sociale con Fratelli d'Italia: riprovare l'unità

Le elezioni regionali e amministrative si avvicinano e il quadro degli schieramenti (e delle alleanze) si definisce via via. Che Fratelli d'Italia avesse ottenuto dalla Fondazione Alleanza nazionale (non senza polemiche) di poter usare anche stavolta l'emblema di An nel proprio contrassegno; l'elemento nuovo è che stavolta con il partito della Meloni ci saranno anche alcuni candidati della Destra sociale, il gruppo che si è riorganizzato con Luca Romagnoli dopo l'uscita dalla Fiamma tricolore. È lo stesso Romagnoli a spiegarlo nel sito della formazione, rivendicando il proposito di "unire per rilanciare una proposta politica che sia identitaria, sociale e nel solco della nostra tradizione e vocazione nazionale". 
Restano fermi gli intenti di "servire l’Italia" e "interpretare e salvaguardare il patrimonio ideale e progettuale della nostra comunità", di quella destra, con la speranza di "contribuire in qualche modo a un’evoluzione culturale e 'caratteriale' di parte del nostro mondo, senz’altro generosissima, ma poco pronta a recepire e  veicolare le risposte alle sfide che un movimento politico deve saper approntare e contestualizzare". Anche il "superamento" dell'esperienza della Fiamma è avvenuto con lo stesso auspicio: cercare di (ri)dare alla destra italiana "un’unità d’azione, e magari una migliore unità e contemporaneità d’intenti". L'idea di "progettare il futuro, mantenendo le radici" a quanto pare ora passa per Fratelli d’italia.
Sgombra il campo Romagnoli dal timore di qualche sudditanza verso la formazione della Meloni: preferisce individuare convergenze – che "sono fondanti". "Oggi Fratelli d’Italia, e Giorgia Meloni che ben rappresenta una comunità politica con la quale abbiamo varie e tante sintonie, costituiscono la migliore speranza per ritrovare voglia di impegno politico e sociale", da portare avanti in "un unico partito" in cui si possano condividere progetti utili e "sentiti" da quella parte di popolo partecipante.
Il "percorso di condivisione progettuale e d’impegno" con Fratelli d'Italia, ora, si traduce nella partecipazione di alcuni candidati della Destra socile nelle liste di Fdi, oltre che in azioni a sostegno di quel soggetto politico. Luca Romagnoli vuole lasciare lontani "infantilismi e velleitarismi che hanno fin qui impedito alla destra italiana di riunirsi e incidere fattivamente nelle scelte politiche necessarie all’Italia del Terzo millennio". 
Era questo lo spirito con cui alla fine del 2013, quando ancora era alla guida della Fiamma tricolore, aveva pensato di partecipare alla federazione immaginata da Francesco Storace e Adriana Poli Bortone per riportare sulle schede il simbolo di An: proprio lui, Romagnoli, che con Rauti di An non aveva voluto sapere dal 1995 in poi. Quella volta il progetto si interruppe proprio con la concessione dell'emblema a Fratelli d'Italia; stavolta è da lì che per Romagnoli è giusto ripartire. "Sulla storia e sulle radici (che non c’è necessità di mettere in discussione) si impostano i germogli per il futuro – conclude – ma a foglie nuove e frutti si deve ambire, altrimenti, direbbe Marinetti, si è 'passatisti'". Come a dire, sulla scheda magari ci sarà un simbolo in meno, ma un po' di impegno in più.

sabato 28 febbraio 2015

Un passo dopo l'altro: variazioni sul simbolo della Destra sociale

D'accordo, alla Boškov, "partita finisce quando arbitro fischia". Eppure, come spesso accade, non è finita anche quando è finita. Se si presenta qualcosa di nuovo al pubblico, è lecito pensare che questo sia destinato a non cambiare almeno per un po': si presume che sulla soluzione si sia lavorato insieme fino a raggiungere una mediazione e che, se l'accordo è degno di questo nome, terrà, almeno per un po'.
In politica, però, questo frequentemente non accade e il campo simbolico non è diverso, da questo punto di vista. Capita che emblemi, frutto di una trattativa tra alcune forze politiche, siano superati nel giro di pochi giorni o addirittura di una manciata di ore (si pensi al cartello Udc-Popolari per l'Italia, nato alla vigilia delle elezioni europee, presentato in conferenza stampa e subito archiviato, per la successiva intesa elettorale tra Nuovo centrodestra e Udc). Altre volte il passaggio è un po' più morbido: magari si presenta l'emblema e poi si fa un ritocchino, a una posizione o a un colore, giusto per renderlo più efficace o per accontentare i desideri di qualcuno.
Pochi giorni fa qui si è raccontato il nuovo simbolo della Destra sociale, conch una svolta grafica che lasciava alle spalle (o, se si preferisce, al patrimonio della memoria) fiamme e altri segni simili, per lasciare solo a una reinterpretazione dei quattro colori nazionali l'idea della destra che guarda al futuro. Da ieri, però, il blu scuro - praticamente blu di Prussia - che colorava il fondo all'inizio (e che aveva sostituito il nero) ha lasciato il posto a un tono più chiaro, quasi bluette ma non troppo elettrico, molto più simile al colore della maglia della Nazionale italiana di calcio. Forse a qualcuno la tinta originaria sembrava troppo nera (e magari temeva che, in fase di stampa, potesse diventare tale), magari c'era chi vedeva un contrasto più efficace con il nuovo colore; come che sia, ora il fondo del simbolo di Destra sociale si è ufficialmente schiarito.
Qualcun altro, del resto, aveva già fatto un esperimento sull'emblema disegnato (e in seguito "aggiustato") da Alfio Di Marco. Già dall'inizio della settimana, infatti, Lamberto Iacobelli, coordinatore della Destra sociale per il Lazio, sul suo profilo Facebook aveva proposto una versione un po' differenziata del contrassegno, con il fondo ancora più chiaro, quasi brillante, e soprattutto con la freccia verde cui era stato dato un effetto tridimensionale, in rilievo. "E' solo una prova per evidenziare la freccia, che simbolicamente ha un significato, dalla scia tricolore che indica il percorso", ha spiegato al blog, quando è stata segnalata la sua "variazione sul tema". Un esperimento grafico, dunque, che ancora si può trovare sul profilo di Iacobelli. La nuova versione del simbolo di Destra sociale può apparire, se si vuole, un piccolo compromesso tra l'approdo originale e l'esperimento tentato: un blu più chiaro (ma non brillante) e la freccia rimasta com'era già prima. Così ora, sistemati i colori, si può continuare a pensare alla politica.

martedì 17 febbraio 2015

Il nuovo orizzonte grafico della Destra sociale

Arriva il tempo in cui anche i simboli invecchiano. Per carità, nell'intimo rimangono ben presenti e la mente non manca di tenerli ben lucidi e curati, ma capita che si avverta il bisogno di voltare pagina. Si progetta quel passo per non restare legati a qualcosa che, per quanto scaldi il cuore di più di una persona, nella realtà presente non è più proponibile in quel modo.
Ci sta seriamente provando Destra sociale, il progetto politico (non un partito) portato avanti da Luca Romagnoli e non pochi ex esponenti della Fiamma Tricolore, dopo la conclusione - non proprio serena - della loro esperienza nel partito fondato nel 1995 da Pino Rauti. In quell'anno, come è noto, Alleanza nazionale non volle più chiamarsi Movimento sociale italiano, ma non rinunciò del tutto alla storica fiammella; Rauti, invece, quel capitolo non voleva proprio chiuderlo e ha fatto di tutto per mantenere le vecchie insegne, optando alla fine per una "goccia tricolore" solo quando tribunali e uffici elettorali lo hanno via via costretto a mollare il colpo. 
Al simbolo tradizionale missino era certamente legato anche Romagnoli, al punto che il primo emblema di Destra sociale - con cui tra l'altro è stato conquistato un consigliere comunale a Cisterna, in provincia di Latina - al centro aveva la vecchia fiamma missina a base trapezoidale su fondo bianco, sia pure inserita in un cerchio verde con il nuovo nome (sperimentati alle europee 2009). Stavolta però il clima e il contesto sono diversi, con una destra praticamente sparita dopo la fine politica di An (e, forse, non solo a causa di questo) e la diaspora che ne era seguita: negli ultimi anni, richiamarsi ad Alleanza nazionale è più divisivo che unitivo (anche per chi ha tentato di appropriarsi di quel patrimonio visivo) e - forse, sia pure a malincuore - è meglio lasciare da parte la fiamma, anche se nei cuori non si è spenta.
Come fare dunque, per immaginare un nuovo emblema? Ci sarebbe da comunicare l'appartenenza e l'adesione nazionale, con il tricolore che la destra non ha mai abbandonato; bisognerebbe evolvere rispetto al passato, abbandonando la tinta nera; da ultimo, doveva emergere in senso anche visivo, quasi plastico, il concetto di destra.
Come fare a tenere insieme tutto questo? Poteva servire allo scopo una freccia, puntata a destra e possibilmente in alto (d'accordo, con Fare per Fermare il declino era andata maluccio e ai Popolari per l'Italia di Mauro non aveva dato tantissimo, ma perché non provare a sfatare quei precedenti?) e tinta coi colori nazionali. E proprio questa era l'idea grafica di base, con la freccia dal corpo bianco, le due "spine" verdi e rosse e, a contorno, il nome blu appena corsivo.
L'idea poteva anche andare, ma graficamente c'era da lavorare sulla resa, a partire dall'evidenza del nome  e - soprattutto - dalla freccia. Piuttosto che un disegno piatto, il grafico Alfio Di Marco ha iniziato a sperimentare una soluzione tridimensionale: si poteva lavorare sullo spessore (sfruttandolo per il tricolore) oppure cercare di dare dinamica al disegno, torcendo la freccia. Alla fine, questa è stata la scelta preferita, per dare un impatto particolare: si va a destra, mostrando anche lo sforzo (e il cambiamento) per andarci e rimettere insieme i cocci sparsi un po' dappertutto. 
Battezzata quella soluzione (e fatto un tentativo per uscire dalla logica del cerchio, coraggioso ma inutilizzabile alle elezioni), bisognava aggiustare i colori. Scartate abbastanza in fretta le soluzioni non tricolori, poco legate al patrimonio ideale che si vorrebbe tenere insieme, si è scelto di dare la prevalenza al colore verde (un verde non "leghista") nella parte dominante della freccia. 
Restava solo da decidere la tinta del fondo: le prime prove, ovviamente , sono state fatte col nero, ma sono stati tentati tutti i colori - anche i più improbabili - fino a decidere per il blu scuro. E certo non solo perché è il quarto colore nazionale: può tirare al nero "storico" ma non lo è, dà l'idea di un'appartenenza non divisiva, con cui si va a destra insieme senza segni che possano creare fratture.
Il risultato è un emblema coraggioso (non sui colori ma sulla grafica), che non deve nulla al passato ma guarda al futuro. E, soprattutto, chiunque si dichiari oggi di destra potrebbe volendo riconoscersi in quel disegno, accettando di tenere la fiamma solo nella sua memoria. Non è facile, ma non è nemmeno impossibile.

sabato 22 marzo 2014

La fiamma delle Destre unite: Italia-Francia, andata e ritorno

Si era sostanzialmente fermato, il progetto del Movimento per Alleanza nazionale, dopo che la Fondazione An aveva detto che il simbolo dell'evoluzione del Movimento sociale italiano non potevano prenderselo Storace, la Poli Bortone e altri, ma soprattutto dopo che l'assemblea della stessa fondazione aveva attribuito l'uso dell'emblema - per quest'anno - a Fratelli d'Italia. Si era fermato, ma non era andato nel dimenticatoio: a destra c'è voglia di unità, almeno tra alcune forze, così la via che si era arrestata a novembre è stata silenziosamente proseguita e darà i suoi primi frutti in Piemonte.
Proprio oggi, infatti, è stato presentato l'emblema di un nuovo rassemblement, per ora solo elettorale, che in previsione del rinnovo del consiglio regionale del Piemonte - a causa della rinnovazione delle elezioni decisa dal Tar e dal Consiglio di Stato - vede schierati insieme La Destra, Futuro e libertà per l'Italia e la Destra sociale (ossia l'ampio gruppo di fuoriusciti dalla Fiamma tricolore, a partire dall'ex segretario Luca Romagnoli) sosterrà la candidatura unitaria di Gilberto Pichetto Frattin. A presentare l'emblema, in prima persona Francesco Storace, Adriana Poli Bortone di Io Sud (altra artefice dell'ex Movimento per An), Roberto Menia per Fli e lo stesso Romagnoli: non c'è ovviamente Fratelli d'Italia, che continua un progetto autonomo con la "pulce" di An sul fondo del contrassegno.
L'emblema recupera una fiamma coi colori italiani, però non è quella storica del Msi, né la stilizzazione inventata nel 2001-2002 per la Fiamma tricolore: è piuttosto la versione italica della nuova fiamma del Front National di Le Pen. C'è anche una spruzzata di centrodestra nel simbolo: in fondo, la dicitura "Destre unite", contenuta per metà all'interno di un quadrato color carta da zucchero, un po' il verso al Nuovo centrodestra di Alfano lo fa. 
La parte più interessante però è proprio la fiamma, perché di fatto chiude un cerchio o, se si preferisce, un viaggio andata e ritorno. Già, perché dall'inizio il Front aveva adottato la versione bleu della fiamma di Almirante, copiandone anche la forma; dagli anni 2000 però l'emblema in uso in Francia è una rivisitazione di quel tema a modo suo, con una fiamma meno "dentata" e più fluida. A distanza di oltre quarant'anni, l'emblema riattraversa le Alpi e sembra pronto per una nuova vita. A patto che gli elettori di destra, ovviamente, se ne accorgano.