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martedì 22 settembre 2026

Nazione Futura - Futuro nazionale: marchio conteso, ma il simbolo resta

Ogni tappa di una disputa politica che assuma forme o canali giuridici finisce inevitabilmente per ricevere non poca attenzione sui media e costituisce, per chi è protagonista e la rende nota, un'occasione rilevante di visibilità per sé, per le proprie tesi e, contestualmente, per i propri progetti. Ciò può dirsi, per esempio, anche per una notizia diffusasi questa mattina: ci si riferisce all'annuncio, dato dall'associazione e think tank Nazione Futura, della dichiarazione di ammissibilità da parte dell'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) dell'atto di opposizione presentato mesi fa - più esattamente a febbraio - dall'associazione stessa contro la registrazione come marchio europeo della prima versione di quello che sarebbe poi diventato il simbolo di Futuro nazionale, il partito promosso e guidato da Roberto Vannacci. 
L'agenzia Adnkronos ha registrato la dichiarazione di Francesco Giubilei e Ferrante De Benedictis, rispettivamente presidente e vicepresidente di Nazione Futura: "Accogliamo positivamente la decisione dell’Ufficio dell'Ue per la proprietà intellettuale che dimostra il fondamento giuridico della nostra opposizione al marchio 'Futuro Nazionale', che riprende palesemente quello di Nazione Futura. Vannacci dovrebbe cambiare il nome al proprio partito e prendere atto che la vera destra è quella dei conservatori. Nonostante il suo tentativo di utilizzare un nome tratto da quello della nostra associazione, attiva dal 2017, da febbraio a oggi siamo cresciuti ulteriormente superando i 100 circoli territoriali in tutta Italia. Inoltre a ottobre inizieremo un tour su tutto il territorio nazionale per promuovere valori e proposte di una destra credibile senza slogan o idee campate per aria e del tutto irrealizzabili". La stessa agenzia, peraltro, ha dato pure conto della replica dello stesso Vannacci, altrettanto riportata di seguito: "Giubilei festeggia troppo presto e, francamente, penso abbia seri problemi cognitivi. Forse non ha letto bene ciò che gli ha scritto l’Euipo; forse era distratto tra un'adulazione, una lusinga ed una piaggeria a questo governo. [...] La realtà, come al solito, è ben diversa. L'Ufficio non ha accolto la sua opposizione, l'ha semplicemente dichiarata ammissibile. Ora dovrà ancora dimostrare di avere un diritto anteriore su 'Nazione Futura'. Dire che io debba cambiare nome non corrisponde a quanto stabilito dall’Euipo. Nel frattempo 'Futuro nazionale' è già un marchio denominativo regolarmente registrato dall’Euipo a mio nome. Quindi, ad oggi, nessuno mi ha intimato di cambiare nome. Inoltre, il simbolo di Futuro Nazionale è stato ammesso e utilizzato nella competizione elettorale suppletiva di Reggio Calabria; la Prefettura ha pubblicato manifesto dei candidati e fac-simile ufficiale della scheda. Questo non decide la controversia Euipo, ma conferma l’uso pubblico e ufficiale del simbolo nella competizione elettorale".
Fin qui le dichiarazioni di entrambe le parti, doverosamente riportate pressoché nella loro interezza, almeno con riferimento ai contenuti qui rilevanti. Viene a questo punto inevitabile domandarsi come stiano le cose. A venire in aiuto è lo stesso sito dell'Euipo, innanzitutto con le pagine dedicate alle linee guida, cioè alle "istruzioni" in materia di marchi: vi si legge, in primis, che "L'atto di opposizione deve pervenire all'Ufficio per iscritto entro il termine previsto per l’opposizione, ossia entro tre mesi dalla pubblicazione della domanda di MUE [marchio dell'Unione europea] contestata nel bollettino MUE, parte A"; secondariamente, si precisa che, "una volta scaduto il termine di opposizione, l'Ufficio esamina l’ammissibilità di tutte le opposizioni ricevute", un esame che deve verificare che in ciascuna opposizione siano indicati tutti i "requisiti assoluti" (il numero di fascicolo della domanda oggetto di opposizione, il nome di chi ha presentato la domanda di marchio, una "chiara identificazione del marchio o del diritto anteriori su cui si basa l'opposizione" e, in questo caso - con tutta probabilità - l'indicazione dello Stato membro "in cui il marchio è notoriamente conosciuto nonché una rappresentazione del marchio", come pure "i motivi su cui si basa l'opposizione", indicando nel dettaglio per esempio su che cosa si ritiene fondato e consolidato il proprio titolo e gli elementi in grado di creare una somiglianza sfociante nel rischio di confondibilità) e quelli "relativi" (rimediabili cioè in caso di mancanza, su segnalazione dell'Euipo). Sono le stesse linee guida a precisare ancora che "quando l'opposizione è giudicata ammissibile" - il che suggerirebbe una valutazione circa l'esistenza, all'interno dell'opposizione presentata, dei requisiti prescritti dalle norme -"l'Ufficio invia una notifica alle parti informandole in tal senso e che la fase di contraddittorio del procedimento si considera avviata due mesi dopo la ricezione della notifica": quei due mesi servono "come periodo cosiddetto di 'riflessione' prima dell’avvio della fase di contraddittorio del procedimento. Durante questo periodo, le parti sono incoraggiate a negoziare un accordo al fine di giungere a una composizione amichevole dell'opposizione".
In queste condizioni, l'esame di ammissibilità dell'opposizione sembra di natura soprattutto formale, volto quindi a verificare se nell'atto presentato e negli altri documenti prodotti dall'opponente sono presenti tutti gli elementi richiesti dalle norme in vigore. Non sembra invece di poter dire che un giudizio di ammissibilità sia anche una sorta di giudizio anticipato sul merito, come ha voler riconoscere una sorta di fumus boni iuris (valutato invece in sede di processo cautelare): questo giudizio sul merito arriverebbe soltanto se, in mancanza di un accordo entro il periodo di riflessione, si aprisse effettivamente la fase del contraddittorio, in cui le parti sarebbero invitate ad argomentare più a fondo le loro posizioni (anche con la produzione di documenti), fino all'eventuale decisione del merito, sempre naturalmente che nel frattempo le parti non si accordino per altri tipi di soluzione. Per essere più chiari, può accadere che un'opposizione sia ammessa, ma non accolta, così come può avvenire che invece trovi accoglimento oppure che ci sia un reciproca, parziale soccombenza. 
L'atto di opposizione presentato a febbraio dall’associazione Nazione Futura aveva rappresentato - come si legge nella notizia riportata da Adnkronos - "l'elevato rischio di confusione e di somiglianza" tra il segno identificativo e distintivo di Fn e quelli di Nazione Futura, sui quali si sarebbe consolidato un diritto anteriore in seguito all'uso "effettivo e continuativo del proprio nome e segno distintivo", tale da poter "impedire la registrazione di un marchio sostanzialmente identico, soprattutto in presenza di ambiti di attività sovrapponibili". Senza dubbio Nazione Futura, come espressione cultural-politica di una destra che si riconosce nella coalizione attualmente al governo (e in particolare, ma non solo, in Fratelli d'Italia), ha tutto l'interesse a utilizzare a proprio favore la notizia diffusa oggi, ribadendo la ritenuta bontà della propria posizione e approfittando dell'occasione per parlare della crescita dei proprio aderenti e per annunciare propri progetti futuri. È comprensibile che, al medesimo fine, l'associazione interpreti l'ammissibilità della propria opposizione, oltre che come un giudizio positivo sulla completezza della propria istanza (considerando anche la registrazione, a maggio, del proprio marchio europeo), come un passo verso un contraddittorio il cui esito potrebbe anche portare a una decisione contraria alla registrazione del fregio depositato per conto di Roberto Vannacci come marchio europeo. Non è però fondato sostenere che l'ammissibilità dell'opposizione di Nazione Futura "dimostr[i] il fondamento giuridico" della stessa, riconoscendo dunque la somiglianza e confondibilità dei due segni distintivi; men che meno si può già sostenere con certezza che l'esito di un eventuale giudizio sarà sfavorevole a Vannacci e che Futuro nazionale dovrà cambiare nome (anche se, in effetti, Giubilei e De Benedictis hanno detto più correttamente che Vannacci "dovrebbe cambiare il nome al proprio partito", esprimendo non una prognosi - anche se qualcuno potrebbe leggerla così - ma un auspicio, sia per un diverso posizionamento politico, sia per evitare che si debba procedere con il contraddittorio).
Intanto bisogna rilevare - semplicemente guardando il contenuto della banca dati dell'Euipo - che, come rilevato dallo stesso Vannacci, l'espressione "Futuro nazionale" è stata regolarmente registrata come marchio europeo, visto che non risulta presentata alcuna opposizione in tempo utile: l'opposizione di Nazione Futura, infatti, era ed è relativa al solo marchio figurativo, senza che si possa mettere in discussione quello denominativo. Tutt'al più, dunque, ammesso che si arrivi al contraddittorio e che questo sia sfavorevole a Vannacci, potrebbe essere in discussione solo il simbolo, non certo il nome del partito. Secondariamente, è vero che il contrassegno di Futuro nazionale è stato ammesso alle suppletive di Reggio Calabria, tra l'altro come relativo a una forza politica presente in Parlamento (e, come tale, meritevole di tutela in caso di presentazione di fregi potenzialmente confondibili, qualora ce ne fossero stati) e costituisce la prima partecipazione elettorale ufficiale del partito, peraltro in un contesto di elezioni politiche. Come ricordato correttamente da Roberto Vannacci, questo elemento non è decisivo per la controversia sul marchio europeo, ma mette la prima pietra per fondare e poi consolidare l'uso elettorale del fregio (oltre che, ovviamente, del nome), quindi per la trasformazione del simbolo partitico in contrassegno elettorale.
Questa situazione dimostra, una volta di più, che i piani del marchio, del simbolo di partito e del contrassegno elettorale sono distinti tra loro: Vannacci ha ritenuto di cercare di proteggersi, all'inizio, registrando il nome e il simbolo come marchi europei, incappando subito su quel terreno tanto nelle proteste - con relative azioni - di Nazione futura, quanto nell'emersione del marchio verbale italiano "Futuro nazionale", registrato nel 2011 come marchio verbale dal futuro consigliere regionale M5S abruzzese Riccardo Mercante, peraltro ormai scaduto e non rinnovato. Ovviamente nessuno può garantire che, se Vannacci si fosse limitato a fondare il suo partito descrivendo il simbolo nell'atto costitutivo e nello statuto, con tanto di allegato grafico, e a usarlo nelle sue iniziative non ci sarebbero state azioni volte a far cessare il suo uso: magari Nazione Futura avrebbe potuto rivolgersi ai giudici civili, rivendicando il proprio preuso e l'impiego di colori simili per un'associazione comunque di ambito politico. Di certo, però, avere tentato di ottenere protezione introducendo anche il piano del marchio oltre a quelli del simbolo e del contrassegno ha finito per complicare una volta di più la situazione (per cui non ci si stancherà mai di dire che sarebbe il caso di non provare più a registrare come marchi - nazionali o europei - simboli di partito attuali, passati o potenziali). Nel frattempo, in ogni caso, a fine mese il simbolo di Fnv arriverà sulle schede di un'elezione politica, sia pure su un territorio limitato, e - prima ancora che si arrivi alle nuove elezioni, con l'obbligo di raccogliere le firme - la presenza parlamentare acquisita potrebbe già nel breve consentire l'inserimento nel Registro dei partiti politici (qualora l'apposita commissione ritenesse lo statuto conforme alle norme del decreto-legge n. 149/2013) e, in quel modo, di avere accesso alle provvidenze pubbliche, incluso il 2 per mille del gettito Irpef. Tutto questo, proprio grazie al nome e al simbolo contestati.

mercoledì 4 febbraio 2026

Vannacci e l'azzardo (del marchio) di Futuro nazionale

Sembra difficile dire oggi se il 24 gennaio scorso, il giorno in cui Roberto Vannacci ha depositato presso l'Ufficio Proprietà intellettuale dell'Unione europea (Euipo) la domanda di marchio per Futuro nazionale - tanto in versione verbale, quanto in versione grafica - l'europarlamentare e (allora ancora) vicesegretario della Lega per Salvini premier avesse già l'idea di divulgare il proprio progetto politico con i tempi effettivamente seguiti - in particolare con il lancio del "manifesto" della "Destra Vitale" avvenuto ieri nel tardo pomeriggio sui social network dello stesso Vannacci - oppure se la divulgazione della notizia del deposito della domanda di marchio da parte di Adnkronos, il 27 gennaio scorso, abbia improvvisamente accelerato i tempi. Certo è che l'emergere del fregio di Futuro nazionale ha scatenato varie reazioni, alcuni delle quali meritano di essere considerate anche dal punto di vista del "diritto dei marchi" e il diritto elettorale: sotto alcuni punti di vista, la scelta di puntare sul marchio Futuro nazionale pare avere le sembianze di un vero e proprio azzardo, nel senso che è difficile prevederne l'esito. 
 
 

La querelle con Nazione Futura

Com'è noto, tra i primi soggetti collettivi a reagire c'è stata l'associazione Nazione Futura, think tank di destra, presieduto da Francesco Giubilei. In un primo tempo - lo si è visto - l'associazione ha per prima cosa negato segnalato che "l'Associazione Nazione Futura e l'omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato", riservandosi la possibilità di esperire azioni di tutela, ritenendo che i segni depositati da Vannacci siano simili tanto sul piano nominale, quanto sul piano grafico (essendo il logo di Nazione Futura descritto come "un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata", anche se nel corso del tempo ha conosciuto due distinte realizzazioni visive); non era mancato un giudizio politico, in base al quale "qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell'attuale coalizione di governo" doveva essere considerata come "un favore alla sinistra".
Il 2 febbraio in effetti l'associazione è andata oltre, con l'emissione di un ulteriore comunicato, di seguito interamente riportato.
 
Oggi abbiamo provveduto a depositare l'atto di opposizione all'ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) nei confronti della domanda di registrazione del marchio "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci. 
Lo abbiano fatto per l’elevato rischio di confusione e di somiglianza con il nostro simbolo e il nostro nome e per tutelare il diritto anteriore del nome e del simbolo dell'associazione "Nazione Futura". 
L'uso effettivo del nome e del segno di "Nazione Futura" può impedire la registrazione di un marchio, come quello utilizzato da Vannacci, sostanzialmente identico al nostro, che è idoneo a generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili. Poiché il marchio "Nazione Futura" gode di notorietà su tutto il territorio nazionale, ciò costituisce un impedimento relativo alla registrazione del marchio di "Futuro Nazionale". 
Ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 4 del Regolamento sul Marchio dell’Unione Europea (RMUE), il nome "Nazione Futura" è infatti equiparato a un diritto anteriore opponibile, capace di impedire la registrazione del marchio "Futuro Nazionale" in quanto quest'ultimo è privo del requisito della novità e della distintività. È infatti composto dalle medesime componenti verbali del segno preesistente "Nazione Futura", semplicemente invertite nell'ordine. 
Precisiamo che la domanda di registrazione del marchio "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci risulta ancora "in fase di esame e valutazione" presso l'ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e perciò non è ancora approvata. 
Spiace infine che Roberto Vannacci, che ha più volte partecipato ad iniziative, convegni ed eventi promossi e organizzati da Nazione Futura, abbia imitato il nostro nome e il nostro simbolo per la sua iniziativa politica.  
Contestualmente l'Associazione "Nazione Futura" ha aperto il tesseramento 2026 con lo slogan "Leali e coerenti" sottolineando come il nostro collocamento sia nell'area culturale e politica del centrodestra e ritenendo ogni iniziativa che da destra nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra.  
Abbiamo appreso di numerose persone che, deluse da Vannacci, stanno abbandonando la sua associazione "Il mondo al contrario" e ci rivolgiamo a loro: iscrivetevi all'Associazione "Nazione Futura", una comunità fondata sui valori di lealtà e coerenza, che uniscono anzichè dividere.

Il presidente Francesco Giubilei - Il vicepresidente Ferrante De Benedictis - Il direttivo nazionale 
 
Non si intende ovviamente commentare qui ogni giudizio di natura politica, restando ogni soggetto nel pieno diritto di esprimere valutazioni in termini di "lealtà" e "coerenza", come pure sul rapporto tra "ogni iniziativa che da destra nasce" e la coalizione politica che oggi esprime il governo. Si conferma il diritto di un soggetto collettivo a non farsi identificare con altri soggetti e a contenere il rischio di perdere iscritti e simpatizzanti (cogliendo anche l'opportunità di farsi conoscere a un pubblico più ampio), senza che però questo crei di per sé diritti su nomi e fregi. Anche il fatto che in passato Roberto Vannacci abbia "più volte partecipato ad iniziative, convegni ed eventi promossi e organizzati da Nazione Futura" non è, di per sé, sufficiente a integrare una condotta che potrebbe dirsi dolosa - e forse nemmeno colposa - sulla scelta di un nome o di un emblema politico, anche se indubbiamente qualunque persona può considerare anche quell'elemento per formare un proprio giudizio personale (non importa di quale segno) sull'iniziativa di Vannacci. Il resto del comunicato merita invece di certo più attenzione.
Innanzitutto pare utile segnalare che il logo di Nazione Futura è stato anch'esso depositato come marchio europeo, a nome di Francesco Giubilei, il 29 gennaio scorso, dunque dopo l'emersione del deposito da parte di Vannacci: questo, ovviamente, non significa che prima il simbolo non fosse stato usato, avendo caratterizzato dal 2017 - nelle sue due successive versioni - l'attività dell'associazione - think tank. Le categorie per cui si è richiesta la registrazione in parte coincidono con la domanda di Vannacci: sono identiche, in particolare, le categorie di beni e servizi n. 16 (Adesivi in plastica per la cartoleria o per uso domestico; Nastro adesivo di carta; Carta e cartone; Carta per stampa offset per opuscoli; Immagini; Immagini sotto forma di disegni; Immagini sotto forma di fotografie stampate; Impressioni grafiche; Rappresentazioni grafiche; Bandiere di carta; Bollettini di informazione; Carta da giornale; Circolari; Comunicati stampa stampati; Copertine in carta per libri; Giornali; Libretti; Libri; Libri commemorativi; Libri d'informazioni; Libri di testo; Libri manifesto; Libri manoscritti; Libri, riviste, quotidiani stampati e altri mezzi di comunicazione su carta; Libri regalo; Periodici; Pubblicazioni anche pubblicitarie; Manifesti pubblicitari"), 35 (Servizi pubblicitari, di marketing e promozionali; Servizi di pubblicità politica; Relazioni pubbliche; Servizi di relazioni con i media) e 41 (Pubblicazione, comunicazione e redazione di testi; Consulenza editoriale; Creazione [redazione] di podcast; Diffusione di notizie tramite agenzie di stampa; Editoria multimediale e musicale; Giornalismo; Informazioni in materia di editoria; Microeditoria; Pubblicazione di libri; Conduzione e organizzazione di convegni, seminari e congressi; Fornitura di informazioni su eventi congressuali; Organizzazione d'esposizioni per scopi culturali o educativi; Organizzazione di attività ludiche; Coaching e formazione per dibattiti politici). Manca la categoria 25 (Magliette; T-shirt; Felpe; Abbigliamento), mentre è stata indicata la 45 (Servizi nell'ambito della politica; Consulenza politica; Servizi d'informazione e comunicazione politica; Ricerca e analisi politica; Organizzazione di manifestazioni e riunioni politiche; Servizi di lobbying politica; Consulenza in materia di campagne politiche).
Ovviamente, se si parla di date, è facile notare che l'atto di deposito della domanda di marchio europeo da parte di Nazione Futura (del 29 gennaio) è diverso dall'atto di opposizione (del 2 febbraio) alla registrazione delle due domande di marchio presentate da Vannacci, entrambe risultanti - come correttamente indicato nel comunicato del 2 febbraio - in corso d'esame e (con riguardo a quella grafica) "pubblicata per opposizione" (dunque per permettere a eventuali avento diritto di opporsi alla registrazione, come ha reso noto di aver fatto Nazione Futura. Secondo l'associazione, il regolamento Ue 2017/1001 sul marchio dell'Unione europea verrebbe in soccorso, con particolare riguardo all'art. 8, par. 4: "In seguito all'opposizione del titolare di un marchio non registrato o di un altro segno utilizzato nella normale prassi commerciale e di portata non puramente locale, il marchio richiesto è escluso dalla registrazione se e in quanto, conformemente a una normativa dell'Unione o alla legislazione dello Stato membro che disciplina detto segno: a) sono stati acquisiti diritti a detto contrassegno prima della data di presentazione della domanda di marchio UE, o della data di decorrenza del diritto di priorità invocato per presentare la domanda di marchio UE; b) questo contrassegno dà al suo titolare il diritto di vietare l'uso di un marchio successivo". Nazione Futura non risulta essere un marchio registrato in Italia, ma è certamente un segno "di portata non puramente locale"; più difficile appare riscontrare l'uso nella "normale prassi commerciale", anche se non può escludersi che l'uso in ambito politico possa in parte rientrare in quel settore (sul punto si tornerà più tardi).
Per l'associazione Nazione Futura il nome che Vannacci intende utilizzare "è privo del requisito della novità e della distintività", essendo "composto dalle medesime componenti verbali del segno preesistente 'Nazione Futura', semplicemente invertite nell'ordine" e sarebbe "idoneo a generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili" (quello politico nell'area della destra). Il ragionamento non è privo di pregio, vista la delicatezza della nominazione in ambito politico, ma non sembra inutile considerare anche altri aspetti. Proprio nella politica, infatti, i concetti di novità e capacità distintiva finiscono per essere molto sfumati, soprattutto perché è impossibile concepire l'esclusiva su determinate idee, ispirazioni e forme organizzative: questo vale senz'altro per l'uso di parole quali "partito", "movimento" o "lega" oppure per gli aggettivi come "popolare", "comunista", "socialista"; si è già ricordato come il concetto di "futuro" sia stato impiegato molto spesso in ambito politico-elettorale (come nome o come aggettivo) e lo stesso può dirsi per il concetto di "nazione" e ancor più per l'aggettivo "nazionale". 
Potenzialmente a ricevere di solito maggiore tutela è proprio l'uso combinato di determinate parole di per sé non originali, per cui a essere ritenuto dotata di capacità distintiva è la combinazione. Si tratta proprio di quanto rivendica Nazione Futura, quando sostiene che sono state usate nel segno di Vannacci le "medesime componenti verbali del segno preesistente [...] semplicemente invertite nell'ordine". Si tratta anche della ragione per cui alla fine del 2010 il tribunale di Roma aveva inibito ai Popolari liberali fondati da Carlo Giovanardi l'uso di quel nome perché ritenuto lesivo dei diritti dell'associazione Liberal popolari: "da un lato - si leggeva nella decisione - le denominazioni delle due associazioni sono composte da identici termini e, dall'altro gli scopi associativi sono analoghi, concernendo entrambi la promozione del dibattito nella cittadinanza in materia politico economica nell’area moderata, a cui storicamente si iscrive la cultura popolar-liberale, e il cittadino che culturalmente e politicamente si riconosce in tale area". Proprio quella decisione, tuttavia, aveva parlato di "identici termini" e questo non sembra un elemento da non tenere in considerazione: il concetto può essere indubbiamente simile e fare presa sulle stesse persone, ma formalmente "Futuro nazionale" non sembra del tutto sovrapponibile a "Nazione futura" (un conto è immaginare il futuro di uno Stato e della sua comunità, un conto è immaginare come potrà essere il concetto di nazione più avanti nel tempo). 
Nel 2021 sempre il Tribunale di Roma aveva - in sede di prime cure e di reclamo - accolto la domanda del Partito liberale italiano affinché fosse inibito ad altra formazione politica nata successivamente l'impiego della denominazione "Partito liberale europeo"; quando quella formazione, in seguito, ha assunto il nome di Partito degli Europei e dei Liberali, indicando sul simbolo l'espressione Partito Europei Liberali, non risulta che siano continuate vittoriosamente azioni legali e il simbolo è stato ritenuto ammissibile dal Viminale alla vigilia delle elezioni politiche del 2022. E, sempre in tema di diritti di esclusiva in materia di segni distintivi in ambito politico, non sembra inutile citare l'ordinanza con cui lo stesso Tribunale di Roma, a settembre del 2020, aveva respinto la domanda con cui Teofilo Migliaccio aveva chiesto di inibire a Gianluigi Paragone l'uso del termine Italexit, parte del nome dell'associazione fondata dal primo, del nome a dominio registrato e del marchio altrettanto registrato: per il giudice "Italexit" era "un concetto astratto non riconducibile immediatamente a nessuna forza politica" ma anzi poteva essere "comune anche a forze politiche appartenenti alla medesima area che però si presentano alle elezioni con denominaziono politiche e simboli diversi [...] pur mantenendo una assonanza in relazione alla medesima area politica di appartenenza".
 

Il marchio già registrato (ma scaduto)

Alla querelle con Nazione Futura, peraltro, Roberto Vannacci ha dovuto aggiungere anche un altro fronte problematico, svelato ieri sera da Franco Bechis sulla testata Open: egli ha scoperto, infatti, che il nome "Futuro nazionale" "è già stato registrato il 25 febbraio 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese della Repubblica italiana. A depositarlo il 3 settembre 2010 fu un promotore finanziario di Giulianova, Riccardo Mercante. Tre anni dopo l'accettazione della registrazione Mercante si candidò con successo nel Movimento 5 stelle al consiglio regionale dell'Abruzzo, e per tutta la legislatura conclusa nel 2019 è stato consigliere regionale diventando anche capogruppo M5s". Bechis fa sapere che "il titolare del marchio 'Futuro nazionale' oggi non c'è più. Ad appena 50 anni ha perso la vita il 16 settembre del 2020 in moto scontrandosi con un’auto lungo la bonifica del Salinello. Dopo la morte il marchio è entrato nella successione ereditaria. Oggi la compagna di Mercante e i suoi due figli sono proprietari del nome. Il generale Vannacci dovrà quindi chiedere loro il permesso di utilizzare il nome del suo partito politico o fare una proposta economica agli eredi Mercante per acquistare il marchio regolarmente registrato".
Quel che ha scoperto Bechis è senz'altro corretto. Sembra però giusto rilevare che il marchio - di natura esclusivamente verbale, consistente "nella dicitura Futuro nazionale, che può essere riprodotta in qualsiasi carattere e dimensione" - depositato e registrato per la già citata categoria 41 della classificazione di Nizza, non risulta essere stato rinnovato alla scadenza decennale del titolo di privativa, guardando almeno al contenuto della banca dati dell'Uibm. Questo significa che il marchio registrato da Mercante, all'origine valido, al momento appare scaduto.
Questo, naturalmente, non significa in automatico che quel segno distintivo non abbia più valore: non è possibile sapere che uso ne sia stato fatto nel corso del tempo (prima o dopo la morte di Mercante), anche a prescindere da eventuali altri atti al momento non noti per prolungare la durata del titolo riconosciuto dalla legge. Certo è che, come marchio propriamente detto, sono sufficienti due anni trascorsi dalla scadenza del titolo per non vedersi contestata la novità in sede di nuova registrazione. 
 

Il problema della mossa del marchio

Entrambi i casi emersi in questi giorni, dunque, possono apparire come grattacapi di cui è utile che Roberto Vannacci e il suo staff si occupino, se non altro per evitare di dover affrontare conseguenze improvvise di portata non irrilevante, nell'ottica di un percorso politico formalmente appena iniziato. Potrebbe infatti non essere privo di conseguenze se Vannacci si dovesse trovare - al di là del "menefrego" divulgato due giorni fa via social - nella condizione di dover cambiare il proprio nome ad attività già iniziata, o a causa di un provvedimento di un giudice o per qualunque altra ragione, anche solo di opportunità (per evitare sul nascere intralci di qualunque natura).
Paradossalmente, tuttavia, la situazione si è almeno in parte complicata proprio per la scelta di cercare di proteggere il futuro simbolo vannacciano attraverso lo strumento del marchio d'impresa. Si è detto più volte su questo sito che è sempre più diffusa l'abitudine di trattare i potenziali simboli di partito (anche) come marchi, anche se i due ambiti sono profondamente diversi all'origine: aveva scritto il Tribunale di Roma nel 1999 (in una delle prime ordinanze emesse contro la Dc-Piccoli) che "Gli scopi che il legislatore si è prefisso al momento di dettare le norme destinate a regolare i rapporti tra gli imprenditori in funzione di un più rigoglioso sviluppo dell'economia nazionale non sono coerenti con la natura giuridica dei partiti politici così come delineata dalla Carta costituzionale". Vero è che il contesto politico è sempre più simile a un mercato - e non è una buona notizia, tranne che per chi fa ricerche o si occupa di marketing politico - ma fa sempre una certa impressione l'idea che qualcuno possa trattare come un prodotto un partito, un progetto politico o chi lo promuove (e come consumatori gli elettori o i simpatizzanti). In ambito politico, va detto, il miglior modo per tutelare un simbolo è utilizzarlo, perché più lo si usa e più se ne dimostra la titolarità, avendo ovviamente l'accortezza di non adottare un nome pressoché identico ad altri già esistenti o un simbolo troppo simile a qualcosa di piuttosto noto. A proposito, i problemi sembrano dati più dal nome che dal simbolo, il cui nucleo era descritto dall'entourage di Vannacci non come una variante della fiamma tricolore, ma come "due ali che ci fanno volare alto e un'onda che travolge": per quanto Nazione Futura abbia lamentato anche una somiglianza grafica, è facile notare che l'uso di un elemento tricolore su fondo blu accompagnato a un testo bianco è tutt'altro che originale in campo politico (basti pensare al simbolo del Popolo della libertà, col suo arcobalenino tricolore su fondo azzurro o blu), dunque il problema starebbe altrove.
Altrettanto vero è che un piano ancora diverso da quello del fregio politico e del marchio d'impresa è quello del contrassegno elettorale, cosa che peraltro Nazione Futura non è mai stata (almeno finora). Al momento non ci sarebbe alcun motivo di ritenere inammissibile il simbolo scelto per Futuro nazionale e nessun'opposizione in tal senso, da parte di alcun soggetto politico o para-politico esistente, se presentata, potrebbe avere successo. Forse, se tutto fosse rimasto in ambito politico-elettorale, il fregio politico avrebbe avuto il tempo di rafforzarsi e si sarebbe "blindato" anche sul piano giuridico; l'azzardo della mossa del marchio, tuttavia, si è subito scontrato con l'impiego del medesimo strumento. E tutto questo mentre nulla si sa ancora - né si può sapere - sui dettagli della legge elettorale che probabilmente sarà oggetto di discussione nelle prossime settimane, soprattutto con riferimento all'altezza dell'asticella da superare (leggi: sulla percentuale della soglia di sbarramento, in coalizione o "in solitaria") e, ancora prima, al numero di firme da raccogliere (sicuramente non ci sarà nessuna esenzione utile, nemmeno per via europea). Questi sono elementi che non possono lasciare indifferenti i drogati di politica, al netto di ogni commento dei principali esponenti leghisti o degli elettori dello stesso partito circa il progetto reso noto da Roberto Vannacci. Quanto alle sue dimissioni da europarlamentare invocate da più parti, a motivo della elezione sotto il simbolo della Lega, è appena il caso di ricordare che anche per i parlamentari europei vale l'assenza di vincolo di mandato; tra le poche certezze c'è che Vannacci non rimarrà senza gruppo parlamentare (dopo l'abbandono del gruppo Patriots), anche perché lo status dei deputati europei senza gruppo è particolarmente svantaggioso.