Possono avere qualsiasi idea politica e collocarsi da qualunque parte, i #drogatidipolitica, ma nell'intreccio delle loro vite più o meno uguali - anche se non sono gucciniani di ferro - prima o poi soffia il libeccio di una domanda: che novità ci sono sulla Democrazia cristiana? Da quella domanda ne scaturiscono inevitabilmente altre: qualcun altro vuole usare il nome e lo scudo crociato? Ci sono state altre sentenze o addirittura nuove cause? E, se non ci sono, qualche litigio rischia di degenerare in nuove scissioni con conseguenti mitosi democristiane?
A volte, per soddisfare qualcuna di quelle domande con qualcosa di nuovo, basta davvero poco: un articolo su qualche sito o un post sui social, visto direttamente o - più spesso - segnalato da un amico o da un conoscente, che magari aggiunge "Non mi chieda / Non chiedermi di quale Dc si tratta, perché ho perso il conto!". Questi giorni, in ogni caso, appaiono propizi per trovare risposta ad alcuni dei quesiti già visti, perché - a quanto pare - i "democristiani non pentiti" non riescono davvero a mettere in pratica una massima imperdibile - "Non fate nulla. Nulla. E se proprio non ce la fate a non fare assolutamente niente, fate pochissimo" - che Edmondo Berselli attribuiva ad Aldo Moro.
Ecco dunque che, attraverso i social network (e non solo), si è appreso che il 30 settembre il consiglio nazionale della Democrazia cristiana, per l'esattezza quella di cui era segretario Salvatore Totò Cuffaro fino a novembre dello scorso anno, sostituito come facente funzione del vicesegretario Gianpiero Samorì, avrebbe eletto come nuovo segretario politico nazionale Carmelo Pace, presidente del gruppo della Dc all'Assemblea regionale siciliana. In quella stessa giornata, però, su una pagina Facebook di nuovo conio denominata "Democrazia Cristiana Italia Pagina Ufficiale" è apparsa la seguente nota, in cui si contestava la legittimità di quell'elezione e si annunciava la celebrazione di un nuovo congresso (il XXI) il 24 e il 25 novembre:
Si è svolto oggi un Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana destinato a riaccendere il confronto interno al partito. Al centro della riunione, oltre alle questioni organizzative e politiche, vi è stata l’adozione di una delibera con la quale è stato indicato l’on. Carmelo Pace quale nuovo segretario nazionale. Una decisione che, tuttavia, viene contestata da una parte del partito proprio sotto il profilo della legittimità dell’organismo che l’ha assunta. Secondo i contestatori, infatti, il Consiglio Nazionale sarebbe già decaduto e, pertanto, non avrebbe più titolo per adottare deliberazioni di questa natura.
La questione è tutt’altro che secondaria. Se la contestazione sulla decadenza dell’organismo trovasse conferma sul piano statutario, si aprirebbe infatti un interrogativo sulla validità della stessa delibera di nomina del nuovo segretario. La scelta di Carmelo Pace assume un peso politico particolare anche alla luce del suo lungo percorso all’interno della DC siciliana e dei rapporti politici con Totò Cuffaro. Pace è stato capogruppo della Democrazia Cristiana all’Assemblea Regionale Siciliana e nel giugno 2026 è stato nuovamente indicato come capogruppo del partito all’ARS, in una riunione alla quale partecipò anche Cuffaro. È quindi inevitabile che la sua designazione alla guida nazionale venga letta anche alla luce degli equilibri politici che attraversano il partito. Per i suoi oppositori, la decisione assunta oggi rappresenterebbe un esercizio di forza, finalizzato a riaffermare il peso dell’area riconducibile a Cuffaro nella Democrazia Cristiana e a riportare sotto il suo controllo gli organismi nazionali del partito. Si tratta, naturalmente, di una lettura politica della vicenda, che dovrà essere confrontata con le motivazioni e con gli atti ufficiali adottati dal Consiglio Nazionale.
La vicenda assume un significato ancora più particolare considerando che la stessa Democrazia Cristiana ha già avviato formalmente il percorso congressuale. Il regolamento ufficiale del XXI Congresso Nazionale stabilisce infatti che il Congresso si svolgerà a Roma il 24 e 25 ottobre 2026. Lo stesso regolamento prevede espressamente che il segretario politico e le altre cariche statutarie siano eletti dal Congresso, attraverso scrutinio segreto e a maggioranza dei voti. Il Congresso, dunque, rappresenta la sede nella quale dovrà essere definito il nuovo assetto nazionale del partito. Ed è proprio qui che nasce il principale interrogativo politico della giornata: perché procedere oggi alla nomina di un segretario nazionale quando tra poche settimane sarà il Congresso a dover eleggere il nuovo segretario e tutti gli organi statutari? La risposta, evidentemente, non è soltanto organizzativa. La scelta può essere interpretata come il tentativo di arrivare all’appuntamento congressuale con un preciso equilibrio di potere già definito.
Al di là delle polemiche sulla validità della riunione odierna, il dato politico certo è che la Democrazia Cristiana si avvia verso un Congresso destinato a stabilire la futura leadership del partito. Il regolamento congressuale prevede che le candidature alla segreteria nazionale siano collegate alle liste per il Consiglio Nazionale e che queste debbano essere sottoscritte da almeno il 10% dei delegati appartenenti ad almeno tre regioni. Saranno quindi gli iscritti e i delegati, attraverso il percorso congressuale previsto dallo statuto e dal regolamento, a determinare il prossimo gruppo dirigente. La giornata odierna rischia così di trasformarsi non nella conclusione della partita per la leadership della DC, ma nell’apertura di una fase ancora più aspra. Da una parte c’è chi considera legittima la scelta del Consiglio Nazionale e la necessità di assicurare una guida politica al partito. Dall’altra chi contesta che un organismo ormai decaduto possa assumere decisioni di tale portata. La questione, a questo punto, è soprattutto documentale e statutaria. Occorrerà verificare gli atti relativi alla presunta decadenza del Consiglio Nazionale, il testo della delibera approvata oggi e le disposizioni statutarie che disciplinano i poteri dell’organismo nella fase precedente al Congresso. Solo sulla base di questi elementi sarà possibile stabilire se la nomina di Carmelo Pace abbia piena validità oppure se, come sostengono i suoi contestatori, si tratti di una decisione destinata a essere rimessa in discussione.
Una cosa, però, appare già evidente: il vero appuntamento per la definizione della nuova leadership della Democrazia Cristiana rimane il Congresso Nazionale del 24 e 25 ottobre. Sarà quella l’assemblea chiamata a eleggere il segretario nazionale e gli altri organi statutari del partito. E sarà in quella sede che gli equilibri interni, oggi oggetto di una crescente contrapposizione, dovranno misurarsi con il voto congressuale.
Cos'è accaduto, dunque? L'unica cosa che sembra potersi dire con certezza è che all'interno della Democrazia cristiana già guidata da Totò Cuffaro c'è un'ampia discordia sul piano politico, procedurale e personale. Lo si intende, per esempio, scorrendo i numeri di Dc Notizie, il settimanale della Dc piemontese diretto da Mauro Carmagnola (responsabile organizzativo del partito, nonché depositante ufficiale del simbolo del "drappo crociato" alle elezioni politiche del 2022) a partire almeno dalla fine di luglio: nel numero del 31 luglio, infatti, si apprende della convocazione, da parte del consiglio nazionale del partito presieduto da Renato Grassi, del XXI congresso "per il 25 ottobre 2026 a Roma", con l'idea di svolgere nelle settimane precedenti le assemblee provinciali e poi regionali per individuare i delegati a partecipare all'assise. L'annuncio precisava che l'idea era di adempiere a "un preciso dettato statutario", ma anche di "preparare per tempo il Partito alle prossime scadenze elettorali nazionali e di molte amministrazioni locali, nonchè della Regione Sicilia dove il drappo conta su una forte rappresentanza in seno all'Ars". Già il 4 settembre, però, era apparso su quel periodico un annuncio: "Consiglieri Nazionali della Democrazia Cristiana richiedono la convocazione del Consiglio Nazionale". Una settimana più tardi, sulle stesse pagine è apparsa la convocazione dello stesso consiglio nazionale, a opera del presidente Grassi, per il 30 settembre 2026 a Roma (presso l'auditorium della Basilica di San Lorenzo in Lucina), con due punti all'ordine del giorno: "1. elezione del Segretario Nazionale; 2. varie ed eventuali".
Il 18 settembre era stata ripubblicata la convocazione, con una nota di Renato Grassi: "Rilevo con preoccupazione una crescente conflittualità interna che non può non nuocere all'immagine e al consenso elettorale del Partito. Avevamo trovato una formula di gestione unitaria della Segreteria nazionale, largamente disattesa da iniziative, incarichi e, in particolare, nomine di Commissario di competenza per altro della Direzione nazionale. Ritengo la ricerca dell'unità del Partito essenziale in un contesto politico e a breve termine elettorale prevedibilmente complesso. Ho sollecitato una assunzione di responsabilità a tutti. Se si gioca allo sfascio restano solo macerie. Un partito politico non è una banca da scalare con espedienti tecnici e risorse finanziarie" (e l'ultimo periodo sembra - salvo errore - un chiaro riferimento a una delle professioni del vicesegretario facente funzione). Il 25 settembre è apparso un nuovo comunicato di Grassi: "Ho dato esecuzione ad una richiesta di convocazione del Consiglio nazionale firmatari da ben 52 componenti con diritto al voto. Non è stata una decisione discrezionale ma un atto dovuto in riferimento ad una precisa norma statutaria che in caso di inadempienza affida il potere di procedere alla convocazione al primo firmatario della richiesta. Ho fatto, considerata la situazione conflittuale esistente ,al senso di responsabilità di tutti, auspicando che la riunione del Consiglio programmata possa essere, preliminarmente alla trattazione dell'O.d.g., una utile occasione di riflessione sullo stato del Partito e su come ritrovare un percorso politico unitario in vista delle ormai prossime scadenze elettorali". Il numero del 2 ottobre ha riportato la seguente cronaca della riunione del consiglio nazionale del 30 settembre: "Attraverso una votazione plebiscitaria di un Consiglio Nazionale mai così partecipato, riunito a Roma il 30 settembre scorso, Carmelo Pace, capogruppo Dc all'Assemblea Regionale Siciliana e votatissimo sindaco di Ribera, è il nuovo Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana. [...] Pace ha puntualizzato le caratteristiche della Democrazia Cristiana anche alla luce di quanto ha vissuto personalmente nelle realtà locali in cui la Dc è protagonista. Ha generosamente offerto la sua disponibilità, pur di favorire la gestione unitaria del Partito, di essere il secondo Vice Segretario Vicario facente fuzioni del Segretario Nazionale e di lasciare ad una corretta assise congressuale il compito di individuare il nuovo personaggio apicale del Partito. Declinata l'offerta da parte dell'attuale Vice Segretario Vicario facente funzioni di Segretario Nazionale si è proceduto a determinare chi avrebbe guidato da quel momento la Dc. Ora è giunto il momento di trasformare l'entusiasmo in azione".
Da allora sembra iniziato un vero e proprio duello: il 7 ottobre Renato Grassi ha fatto sapere che "Nessun congresso nazionale è stato convocato e nessun regolamento congressuale è stato approvato dal Consiglio nazionale. Il tesseramento è oggetto di vari ricorsi che devono essere esaminati dalla commissione di garanzia statutaria. Le eventuali convocazioni di assemblee provinciali e regionali sono statutariamente illegali e saranno oggetto di segnalazione al collegio dei Probi Viri per i provvedimenti di competenza". Il 12 ottobre, per parte sua, Gianpiero Samorì ha invece emesso un comunicato in cui dichiarava l'elezione di Pace alla segreteria nazionale avvenuta "sulla base di una delibera del Consiglio nazionale giuridicamente inesistente, nulla ed illegittima"; sostenendo che erano già stati convocati tutti i congressi regionali in vista del congresso nazionale fissato per il 24 e 25 ottobre - oggi e domani, dunque - all'hotel Ergife a Roma (lo stesso albergo da cui il 26 febbraio del 2017 era ripartito il cammino di quella Dc, con l'assemblea degli iscritti convocata attraverso il Tribunale di Roma), Samorì aveva invitato Pace a comprendere "l'importanza del rispetto delle norme di legge e di statuto di un partito storico che non è più il partito personale del senatore Salvatore Cuffaro anchorché abbia preso parte attiva anche in questa vicenda" (e la stilettata finale appare molto chiara nel delineare un'altra parte del conflitto registrato in questa Dc).
Il 14 ottobre si è scatenato un duello, con risposte politico-giuridiche colpo su colpo. Prima sui profili social gestiti dal gruppo legato a Pace e Grassi si è letto che "La Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana, riunitasi a Roma, ha deliberato il deferimento di Gianpiero Samorì al Collegio dei Probiviri in relazione alla sua carica di Vicepresidente nazionale. La Direzione ha inoltre ribadito che le iniziative congressuali e i cosiddetti pre-congressi promossi da Samorì non sono riconosciuti dagli organi nazionali competenti e non impegnano in alcun modo il partito. Il Presidente nazionale, On. Renato Grassi, ha precisato che nessun Congresso nazionale è stato convocato e nessun regolamento congressuale è stato approvato dal Consiglio nazionale. Le eventuali convocazioni territoriali saranno sottoposte agli organi statutari competenti. A tutela del nome, del simbolo e dell’integrità della Democrazia Cristiana, la Presidenza nazionale ha già incaricato i propri legali di fiducia di intraprendere ogni opportuna iniziativa nelle sedi competenti". Lo stesso giorno, sul profilo della Dc guidata da Samorì appariva questo comunicato: "Il Segretario nazionale facente funzioni della Democrazia Cristiana, Gianpiero Samorì, ha disposto, in data 13 ottobre 2026, la sospensione cautelare urgente degli onorevoli Renato Grassi e Carmelo Pace da tutti gli incarichi ricoperti all’interno del partito. I provvedimenti sono stati adottati ai sensi del combinato disposto degli articoli 121 e 76 dello Statuto della Democrazia Cristiana, per gravissime, documentali e comprovate ragioni, dettagliatamente comunicate ai diretti interessati. In ottemperanza all’articolo 121 dello Statuto, è stato inoltre disposto l’immediato deferimento di entrambi al Collegio dei Probiviri e convocata la Direzione nazionale per la convalida dei provvedimenti. Per effetto delle sospensioni, Renato Grassi e Carmelo Pace sono sospesi da tutti gli incarichi e dalle funzioni ricoperte negli organismi del partito, con effetto immediato.". Manco a dirlo, il 17 ottobre sul profilo della Dc guidata provvisoriamente da Pace è apparso il seguente comunicato: "Il Collegio dei Probiviri della Dc ha accertato, oggi, la carenza assoluta di poteri in capo al vicesegretario facente funzioni Gianpiero Samorì in relazione ai provvedimenti di sospensione dal Partito adottati nei confronti del sottoscritto, Segretario Nazionale, e del Presidente del Consiglio Nazionale, Renato Grassi Il Collegio ha pertanto dichiarato tali provvedimenti nulli, invalidi e inefficaci, sancendo la necessità dell'immediato ripristino delle funzioni del Segretario Nazionale e del Presidente del Consiglio Nazionale".
Ieri Samorì sulla propria pagina ha presentato il seguente comunicato-lettera:
Cari amici, domani, sabato 24, e domenica 25 ottobre ci attende un appuntamento fondamentale per la Democrazia Cristiana: il ventunesimo Congresso nazionale, che si terrà a Roma, all’Ergife. Siamo tutti legati da un profondo sentimento di spontanea adesione alla DC, alla sua storia, ai suoi ideali e a tutto quello che ha rappresentato e che vogliamo torni a rappresentare. Uniti siamo un’anima in un corpo. Mi auguro di poter incontrare il presidente Grassi, che ho sempre chiamato Renato, per abbracciarci e perché accetti di continuare a ricoprire le prestigiose cariche che nel tempo lo hanno visto protagonista. Sarei altrettanto felice di ritrovare l’onorevole Carmelo Pace, per me semplicemente Carmelo, come io sono Giampiero per lui, per stringerci la mano e costruire insieme un percorso condiviso nei ruoli, nelle idee, nei programmi e nel futuro. Desidero inoltre avere l’occasione di confrontarmi con l’amico Marco Zambuto e con tutti i dirigenti del partito, in particolare quelli della Sicilia, che tanto hanno contribuito alla ripresa di vigore della Democrazia Cristiana. In ogni caso, qualora fossi nominato Segretario nazionale, mi adopererò fin dal primo giorno per ricreare quell’unità del partito che ci ha contraddistinti nell’ultimo anno, che ci ha consentito di superare momenti assai complessi e che rappresenta una necessità imprescindibile per garantire alla Democrazia Cristiana un futuro importante. Aspetto quindi tutti sabato e domenica al Congresso nazionale, grazie di cuore per tutto quello che ognuno di voi ha fatto per il partito nel passato e, ancor più, per quello che vorrà fare in futuro. Con sincero affetto, un cordiale saluto.
Non è dato sapere se il XXI congresso si svolgerà in un contesto sereno o se, com'è avvenuto in passato (e si spera non ricapiti), l'Ergife sarà teatro di discussioni non necessariamente civili; molto probabile è invece che dopo l'assise si riapra lo spazio per le carte bollate, per iniziativa di una parte o dell'altra. O, volendo, dell'altra ancora. Perché chi segue la saga della Democrazia cristiana - che chi scrive ha cercato di condensare in vari articoli e nel podcast Scudo (in)crociato - lo sa bene: a volte i contenziosi iniziano dalla parte che non ti aspetti, ma sempre con l'idea che il modo corretto di riattivare o dare continuità alla Dc sia diverso da quello che altri hanno seguito. Il 20 ottobre, per esempio, sotto uno dei post di Gianpiero Samorì era apparso questo commento di Raffaele Lisi, impegnato a lungo in varie operazioni di riattivazione democristiana: "Come premessa , si rammenta che attualmente esistono ben 7 altre D.C. che ritengono di essere la 'storica' e che sono pronti a convocare a 'turno' la propria assemblea nazionale per eleggere ciascuna gli organi nazionali!!!! Si avranno 7 Segretari nazionali... Fasulli! Illegali!!! Nessuno vuole prendere atto che esistono le sentenze del Tribunale di Roma, della Corte d'Appello, della Cassazione a Sezioni Unite... e il Tribunale di Roma che autorizza l'Assemblea dei soci a celebrare il 19° Congresso per eleggere gli organi previsti dallo Statuto!!!!!".
Il conto attuale fa emergere dunque sette Democrazie cristiane operanti? Vediamo. Quella guidata temporaneamente da Samorì - e prima da Cuffaro, Grassi e Fontana - era una e, benché al momento paia essersi "sdoppiata" (anche se ovviamente ciascuna parte ritiene che l'altra sia illegittima e inesistente), continuiamo a contarla come una, distinta dal drappo crociato coniato all'epoca di Cuffaro (prima ancora della sua segreteria nazionale). Poi c'è la Dc guidata da Nino Luciani, eletto alla segreteria dal XIX congresso svolto online nel 2020, confermato nel 2025 e rivendicante la piena continuità giuridica con la Dc di cui ottenne come primo firmatario la riconvocazione dell'assemblea nel 2017 (non riconoscendo validità ai passaggi successivi che hanno portato a Grassi, Cuffaro etc.) e di cui avrebbe riottenuto il codice fiscale (Luciani insieme al segretario amministrativo Carlo Leonetti ha depositato il simbolo dello scudo crociato al Viminale nel 2002 e nel 2024, pur vedendoselo bocciare): il sito del partito intende preparare le elezioni del 2027, informando peraltro che nei prossimi giorni dovrebbe esserci una sentenza d'appello sulla titolarità del simbolo (ne daremo conto a tempo debito). Nel frattempo continua a ritenersi segretario della Dc (sia pure "facente funzione") Emilio Cugliari, il quale riconosce la validità della prima parte del percorso di Luciani ma solo fino al luglio 2020, quando lui stesso sarebbe stato indicato come nuova guida del partito. Non manca poi chi - come il citato Lisi - ritiene che unico legittimo rappresentante della Dc sia ancora Gianni Fontana, eletto all'Ergife nel 2017, dovendosi riprendere da lì il percorso giuridicamente corretto in base alle sentenze emesse dalla magistratura (citate da tutti, anche contro gli altri "compagni di scudo crociato") e alla riconvocazione dell'assemblea dei soci disposta dal Tribunale di Roma. Troviamo poi la Dc di cui si ritiene segretario politico Franco De Simoni, a partire dall'assemblea costituente tenuta il 12 ottobre 2019 a Roma e dal successivo XIX congresso del 12 settembre 2020, con la sede nazionale a Roma in via Gioberti 54. Il simbolo utilizzato, come nei casi di Luciani, Cugliari e Fontana, è lo scudo crociato rettilineo su fondo blu, lo stesso simbolo che era stato della Dc guidata da Giuseppe Pizza.
Abbiamo finito l'elenco? Ma no, ovviamente! C'è il tentativo avviato nel 2022 - anche con il deposito del fregio presso il Viminale - da Sabatino Esposito, che aveva portato ad eleggere alla segreteria prima Antonio Cirillo, poi l'ex ministra Elisabetta Trenta, poi Raffaele De Rosa (parlamentare di Forza Italia) e - dopo un nuovo XXI congresso il 16 maggio a Caserta - proprio Esposito, partendo sempre dalle sentenze della magistratura ma ritenendo che si dovesse seguire un altro percorso, a partire da una commissione di garanzia per il tesseramento. Come si può vedere, qui lo scudo ha il bordo superiore arcuato ed è colocato su fondo bianco, mentre il nome del partito è riportato a lato dello scudo, diviso in due parti e in colore blu.
Lo scudo utilizzato, peraltro, somiglia moltissimo a quello della Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria nazionale di Angelo Sandri, il quale si ritiene in carica ininterrottamente dal 2004 e, da ultimo, sulla base del XXIV congresso tenuto a Roma il 15-16 dicembre 2023 (sempre che, nel frattempo, non sia sfuggita qualche nuova tappa del percorso di questa Dc, che nel frattempo ha indicato come presidente d'onore Angelo La Russa, tra coloro che si impegnarono di più al tempo della Rinascita della Democrazia cristiana nel 1996, prima cioè che Flaminio Piccoli si muovesse per far tornare a modo suo il partito di cui era stato segretario (cioè fondandone un altro con lo stesso nome).
Ovviamente non si può non ricordare l'esistenza di almeno un'altra Dc, questa volta costituita alla fine del 2023 e denominata subito Democrazia cristiana con Rotondi, essendo stata promossa da Gianfranco Rotondi, che tuttora ne è presidente dopo aver ottenuto alla fine del 2004 da coloro che ancora rappresentavano il Partito popolare italiano - ex Democrazia cristiana (Luigi Gilli e Nicodemo Oliverio) il permesso di utilizzare il nome della Dc per il suo partito costituito poco dopo, denominato appunto Democrazia cristiana. All'inizio il simbolo comprendeva una bandiera italiana e una europea; ora - dopo le esperienze intermedie di Rivoluzione cristiana e Verde è Popolare - c'è la stilizzazione di una balena bianca (dopo che un rapido tentativo di utilizzare lo scudo crociato è stato subito accantonato per evitare problemi in sede elettorale).
Verrebbe voglia di fermarsi qui, visto che siamo arrivati a sette, ma il conto in realtà prosegue, visto che ci sono altre, tra associazioni e comitati, a portare il nome di Democrazia cristiana (incluso quello guidato da Francesco Petrino e Francesco Mortellaro, che ha tentato di presentare il proprio simbolo alle elezioni politiche del 2013 e del 2022). Si apprende persino che c'è una Confederazione Democrazie Cristiane 2026, guidata da Vittorio Adelfi (depositante della Dc a guida Petrino-Mortellaro nel 2022) volta a considerare il consenso "non come il punto di arrivo di una campagna elettorale, ma come inizio di un mandato di sorveglianza e partecipazione", per "restituire dignità alla matita copiativa, trasformandola nello strumento con cui il cittadino non solo sceglie, ma indirizza concretamente l'agenda del Paese".
L'elenco potrebbe continuare, ma nel frattempo - mentre inizia il programma del congresso all'Ergife, con gli interventi di Samorì e del presidente di Unione cristiana, vale a dire l'ex parlamentare Domenico Scilipoti Isgrò, si apprende che "La Direzione nazionale della Democrazia Cristiana, riunitasi il 23 ottobre 2026, ha preso atto della decisione del Collegio dei Probiviri che ha confermato Carmelo Pace nelle funzioni di segretario nazionale, sconfessando i provvedimenti adottati da Gian Piero Samorì. Ha quindi deliberato la sospensione cautelare di Samorì e il suo deferimento al Collegio dei Probiviri, chiedendone l'espulsione dal partito. Il provvedimento è motivato dalle gravissime violazioni statutarie contestate a Samorì. La Direzione nazionale lo diffida dall'utilizzare la denominazione e il simbolo della Democrazia Cristiana e disconosce l'iniziativa annunciata per domani come congresso, che ritiene illegittima e nulla perché promossa in violazione dello Statuto. Quello annunciato non è un congresso della Democrazia Cristiana, ma un'iniziativa che impegna esclusivamente Samorì e i suoi sostenitori. Nessuna decisione o nomina assunta in quella sede potrà impegnare il partito. Restano nel pieno delle proprie funzioni gli organi della Democrazia Cristiana, con l’On Carmelo Pace segretario nazionale e l’On. Renato Grassi presidente del Consiglio nazionale". La tentazione di urlare disorientati - magari implorando, contro il nostro interesse, di smetterla di contendersi nomi e simboli storici per non aumentare il mal di testa in chi legge - è forte, ma si cercherà di tenerla a freno, in attesa delle prossime puntate che non tarderanno ad arrivare.



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