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martedì 8 giugno 2021

Lo scudo di Coraggio Italia: niente Dc, ma un ripescaggio di Biancofiore

Non hanno aspettato un minuto le testate online, due giorni fa, a dare la notizia che Luigi Brugnaro, per la sua creatura politica Coraggio Italia, aveva depositato - stavolta personalmente, 
non più attraverso l'associazione "Un'impresa comune" - un nuovo marchio, "con un chiaro richiamo grafico allo scudo crociato, storico emblema della vecchia Dc". Aveva scritto così l'Adnkronos, in un pezzo - a firma di Vittorio Amato e Antonio Atte - in cui si dava conto del deposito in data 3 giugno, dopo quello del simbolo "tondo" già visto a maggio. 
A dire il vero, quando la notizia è uscita (appunto due giorni fa), l'unico indizio che poteva trovarsi sulla grafica era la descrizione del marchio riportata nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Il testo, in particolare, indicava che il marchio consisteva in "una impronta raffigurante la dicitura Coraggio Italia, in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta evocante uno scudo nella cui parte inferiore sono presenti tre fasce verticali". Un marchio, questo, depositato per ben sette classi di prodotti o servizi: 16 (carta, cartone, stampati, adesivi, materiale per l'istruzione o l'insegnamento), 24 (tessuti e loro succedanei), 35 (pubblicità), 36 (assicurazioni; affari finanziari, monetari e immobiliari), 38 (telecomunicazioni), 41 (educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici, servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui, servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali).
Potrebbe essere così...
In più, anche in questo caso (come in quello precedente), non è stato rivendicato nessun colore, così da poterli rivendicare tutti. Da una manciata di ore, tuttavia, nel sito dell'Ufficio italiano brevetti e marchi è apparsa anche la grafica legata alla domanda di marchio: questa è stata presentata in toni di grigio ma - proprio come la prima versione tonda - si ha la tentazione di colorarla, nel modo che sembra più congeniale per il progetto messo in campo da Brugnaro (che, come si sa, alla Camera ha già il suo gruppo parlamentare, alimentato anche da coloro che facevano riferimento a Cambiamo! di Giovanni Toti e da oggi conta tra i suoi membri anche l'ex M5S Emilio Carelli). Così, nella parte delle tre fasce verticali, viene facile mettere il tricolore, mentre la parte superiore che ospita il nome potrebbe tingesti di fucsia, come già era stato per il centro del simbolo circolare di Coraggio Italia.
Ora, basterebbe già questo per escludere in modo categorico che lo scudo di cui si parla sia effettivamente un riferimento alla Democrazia cristiana (e forse è un bene, con tutti quelli che se lo contendono da quelle parti...) o anche alla Lega, visto che non somiglia affatto allo scudo di Alberto da Giussano. L'appartenente alla categoria dei #drogatidipolitica che abbia buona memoria, però, ha l'impressione di avere già visto quella grafica. E l'impressione è assolutamente corretta: nell'ottobre 2019, infatti, Pietro De Leo del Tempo aveva dato la notizia del logo di Squadra Italia, potenziale emblema politico (poco elettorale, bisogna dirlo) per il centrodestra dopo la fine del primo governo Conte, commissionato nel 2016 prima da Michaela Biancofiore soprattutto per usi legati all'abbigliamento e depositato come marchio dal creative editor Marco Scorza. Avendolo davanti, si capisce che il nuovo emblema di Coraggio Italia sembra la sua copia carbone: stessa forma, stesso tricolore, stesso carattere usato per il nome. Il fatto che Biancofiore faccia parte del gruppo parlamentare di Coraggio Italia a Montecitorio spiega probabilmente perché questa grafica sia tornata fuori (ed è probabile che i colori da adottare siano quelli originali, non quelli ipotizzati qui per gioco). In molti, però, non se ne ricordano, forse perché allora non l'avevano nemmeno visto (o l'avevano dimenticato in fretta...). Difficile, in ogni caso, che quell'emblema finisca sulle schede: ha più probabilità la versione rotonda, ma c'è ancora tempo per ritoccarla...

lunedì 21 ottobre 2019

Squadra Italia, simbolo per il centrodestra? (Con una capatina sanremese)

Il simbolo pubblicato dal Tempo,
messo in un cerchio
A chi oggi guardasse la prima pagina del Tempo non potrebbe sfuggire, in "taglio", un titolo in grado di attirare l'attenzione di ogni drogato di politica che si rispetti: Ecco il simbolo del centrodestra; accanto, su fondo azzurro, la riproduzione di un emblema, anzi, di "uno scudetto con la scritta 'Squadra Italia' in bianco su fondo azzurro. Nella parte sottostante, un tricolore, in cui ad ognuna delle bande corrisponde uno dei partiti principali della coalizione". Per leggere l'articolo, firmato da Pietro De Leo, basta andare a pagina 3: lo stesso emblema campeggia al centro, sotto a uno scatto della manifestazione Orgoglio italiano di sabato pomeriggio, con Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini vicini e sorridenti sul palco di Piazza San Giovanni a Roma.
Spiega De Leo che avrebbe creato il simbolo, "guardando a quel che sarà, ma ancora non è", nientemeno che Michaela Biancofiore, bolzanina, iscritta a Forza Italia dal 1994 e deputata berlusconiana ininterrottamente dal 2006. Proprio colei che, con riguardo alla manifestazione di sabato, aveva rincarato la dose dopo la dichiarazione piccata di Giorgia Meloni sui simboli che sarebbero stati presenti a Orgoglio italiano ("Ci saremo, con le bandiere tricolori, come avevamo promesso e come tutti avevamo annunciato. Mi dispiace però dover scoprire, a 24 ore dal suo svolgimento, che quella che doveva essere una manifestazione di tutti avrà in realtà i simboli della Lega, addirittura sul palco"). "Ha ragione da vendere, quando si prende un impegno di unità e dignità con gli alleati, lo si deve mantenere - aveva detto Biancofiore - . Abbiamo tutti aderito con gioia alla manifestazione perché indetta dai tre leader che il popolo italiano vuole vedere unito, ma con egoistiche fughe in avanti si spegne l’entusiasmo e la speranza di un possibile ribaltamento di fronte di una squadra che gioca la stessa partita. Non ha certo montato Salvini il palco di piazza San Giovanni e magari a qualcuno dei suoi è scappata la mano, ma ora mostri serietà e non presti il fianco al Renzi di turno che gli rinfaccerà la mancanza di parola. Ci sono già i gazebo dei partiti altra cosa è una massa che sventola un’unica bandiera. Matteo faccia dunque una dichiarazione d’amore all’Italia intera che questo pomeriggio sarà in piazza, copra il simbolo della Lega con un bouquet di tricolori, il vessillo di libertà di tutti i partiti che si riconoscono nei valori comuni agli italiani". Simbolo leghista che, ovviamente, è rimasto visibile.
Già, ma il logo "Squadra Italia"? Biancofiore, che in effetti ieri ha pubblicato ieri sui suoi profili social quell'emblema (anche se la versione pubblicata dal Tempo ha ridotto lo spazio per la parola "Squadra", inserendo tra il nome e il tricolore coi simboli una banda con la dicitura "Salvini premier"), ha spiegato a De Leo di aver ideato il brand un paio di anni fa, di averne commissionato la realizzazione a un grafico e averlo depositato come marchio, per poi utilizzarlo su una felpa indossata durante le campagne elettorali in Alto Adige. L'emblema è stato pubblicato dopo gli "insieme si vince" di Salvini, ma soprattutto dopo che Berlusconi ha detto dal palco di Piazza San Giovanni "Siamo la Nazionale Azzurra della Libertà": proprio questa frase accompagna l'immagine sui profili di Biancofiore.
In effetti, spulciando la banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, si trova la versione originale dello scudetto, semplice, senza ombreggiatura nel testo e senza "pulci" dei partiti nella parte occupata dal tricolore. La domanda di marchio, depositata il 12 aprile 2016 e accolta con la registrazione il 3 luglio 2017, è valida per ben nove classi di beni e servizi, i più diversi tra loro: copre infatti le classi 9 (apparecchi e strumenti, fotografici cinematografici, ottici, Dvd, apparecchi per la registrazione,la trasmissione del suono e delle immagini), 16 (materiali di cartoleria, tipografia e per artisti, fotografie, macchine da scrivere e articoli per ufficio, materiale per l'istruzione o l'insegnamento), 18 (cuoio e sue imitazioni, pelli di animali; bauli e valigie, ombrelli e ombrelloni, bastoni da passeggio, persino "fruste e articoli di selleria"), 22 (corde, spaghi, reti, tende, teloni, vele, sacchi, materiale d'imbottitura, materie tessili fibrose), 24 (Tessuti e loro succedanei; coperte da letto e copri tavoli), 25 (articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria), 28 (giochi, giocattoli; articoli per la ginnastica e lo sport; decorazioni per alberi di Natale), 35 (pubblicità, gestione di affari commerciali, amministrazione commerciale, lavori di ufficio) e 41 (educazione, formazione, divertimento, attività sportive e culturali). Titolare del marchio, in effetti, non è Biancofiore, ma Marco Scorza, creative editor, libero professionista della moda (il che contribuisce a spiegare alcune delle classi di marchio indicate per la registrazione), titolare del sito www.fashionadvices.com: intervistato da Notizienazionali.it quattro anni e mezzo fa, è emersa la sua vicinanza a Biancofiore ("Michaela è una donna che fa politica e ha dei valori altissimi, in tv passa un messaggio di lei che non la rappresenta").
Nella versione del logo pubblicata tra ieri e oggi, colpisce innanzitutto l'uso dei tre simboli tutti contenenti il nome del leader di partito; addirittura per Forza Italia si è impiegato il contrassegno inaugurato alle europee, con la bandierina schiacciata e lo slogan "per cambiare l'Europa" (certamente il più brutto visto fin qui), ma evidentemente Berlusconi deve averlo approvato, se - come si intende dall'articolo - ha in qualche modo dato la sua "benedizione". Poi ovviamente c'è lo scudo, che si fa scudetto (e richiama il tifo calcistico che aveva già ispirato la nascita di Forza Italia), ma prima ancora era - come ora - presente sulle divise militari (e, se la tradizione fa risalire l'adozione calcistica a Gabriele D'Annunzio, che l'avrebbe mutuata proprio dai militari, non pare un caso che la forma adottata per lo scudo ricordi assai più quella che si vede sulle divise rispetto a quella impiegata nello sport); De Leo giustamente ricorda anche il valore dello scudo nella storia politica italiana, come segno distintivo della Democrazia cristiana (nella versione crociata) e - si aggiunge - prima ancora dei comuni italiani. Il tricolore, infine, sarebbe l'elemento di continuità visiva del centrodestra italiano, almeno a partire dalla Casa delle libertà del 2001 (c'era anche negli emblemi del Polo delle libertà e del Buongoverno nel 1994, ma lo apportava Forza Italia) e l'ingrediente principale, insieme all'azzurro (lo stesso del Pdl e che dall'inizio si è legato a Forza Italia, benché nei primi simboli non fosse presente; la font, per giunta, è l'Helvetica di sempre), della nuova possibile avventura di Squadra Italia. 

Bonus track, per drogati cronici

Ora, potrebbe essere davvero impiegato quel nome, come potrebbe non esserlo, ma se il drogato di politica  è anche un conoscitore metodico della storia del Festival di Sanremo, non può non avere un riferimento nitido: Squadra Italia, infatti, era il nome di un "supergruppo" costruito dall'impresario Dino Vitola apposta per il palco dell'Ariston nel 1994 - lo stesso anno della vittoria berlusconiana - proprio in vista dei Mondiali di quell'anno (non era stato solo il Cav a pensare a sfruttare quell'occasione...). Nell'edizione vinta da Aleandro Baldi con Passerà (e, per le Nuove Proposte, da Andrea Bocelli con Il mare calmo della sera), si esibirono in undici tutti insieme, come una squadra di calcio: furono della partita - in ordine alfabetico - Lando Fiorini, Jimmy Fontana, Rosanna Fratello, Wilma Goich, Mario Merola, Gianni Nazzaro, Nilla Pizzi, Toni Santagata, Manuela Villa e perfino (come "quota stranieri") Wess
La loro ammissione al festival fu resa nota il 22 dicembre 1993, quando il progetto di Forza Italia era allo studio ma ufficialmente non se ne sapeva nulla, visto che l'atto costitutivo sarebbe stato rogato il 18 gennaio 1994: "Squadra Italia è nata molto prima di Forza Italia" hanno tenuto a precisare nei giorni della kermesse tanto Nilla Pizzi quanto Mario Merola, presenti come gli altri in giuria a Castrocaro l'estate precedente e riuniti da Una vecchia canzone italiana, brano scritto a otto mani, di Giampiero Artegiani e Marcello Marrocchi (quelli di Perdere l'amore, vittoriosa sei anni prima grazie a Massimo Ranieri), nonché - per il solo testo - di Fernanda Tartaglia e soprattutto di Stefano Jurgens (autore televisivo di successo per Corrado e tanti altri, ma anche di canzoni, a partire da Carletto), al quale erano stati chiesti versi "come We are the world" (così scrisse allora sulla Repubblica Maria Pia Fusco). 
Il successo non fu proprio lo stesso, visto che il brano arrivò penultimo; i drogati di politica e musica, tuttavia, non potranno non apprezzare che il supergruppo rieseguì la canzone anche nella serata finale, il 26 febbraio, quando nello stesso giorno di gennaio Berlusconi era "disceso in campo" con il suo discorso "L'Italia è il paese che amo". Che poi era il paese descritto come "Terra distesa nel mare / che in ogni canzone ci parli d'amore / terra di grano e di fiori / di sole, di vino, di spine e di allori / terra che resti nel cuore / di chi per un sogno ti deve lasciare" all'inizio del brano. Il testo scorreva con le immagini paesane della piazza, della banda, di una terra "di santi e poeti / de troppi mafiosi e pochissimi preti" ma anche "di mille stranieri / che trovano amore e non partono più" (chissà che ne penserebbero Salvini e Meloni...), fino al ritornello che esplodeva, inseguendo ovunque l'ascoltatore: "Sentirai  una radio che suona lontana / canterà una vecchia canzone italiana / rivedrai un balcone affacciato sul mare / una canzone non chiede di più / ti porta dove vuoi tu". E chissà se la nuova Squadra Italia si troverebbe d'accordo, più che sulla destinazione, sulla canzone da cui farsi portare: Nessun dorma, un brano di De André, un pezzo strappalacrime di Apicella o chissà cos'altro. Tanto il repertorio è ampio: "Passano gli anni e la vita però / una canzone noooooooo".   

mercoledì 23 marzo 2016

Bolzano, centrodestra spaccato e con simboli retrò

Il fenomeno sembra noto fin dagli anni '60 (in area socialista, ma non solo): in certe condizioni, l'uso delle parole "unità" e "uniti" si applica puntualmente a un contesto di divisione o frammentazione. Sembrava di poterlo dire alcuni giorni fa per la "Sinistra unita" a Trieste; ora c'è la forte tentazione di dirlo per il centrodestra a Bolzano. Comune che ritorna al voto dopo appena un anno dall'ultima tornata elettorale: a settembre erano arrivate le dimissioni del sindaco di centrosinistra Luigi Spagnolli, che pochi mesi prima aveva iniziato il terzo mandato (era in carica dal 2005) ma non era riuscito a trovare in consiglio comunale una maggioranza coesa. 
Il capoluogo altoatesino, dunque, andrà alle urne al turno di fine primavera e il centrodestra, secondo alcuni, avrebbe avuto più di una possibilità di vincere, a patto naturalmente che si presentasse unito. E questa è l'impressione che si potrebbe avere guardando il simbolo della lista che dovrebbe sostenere alle elezioni l'odontoiatra (già candidato al Senato per il Pdl) Mario Tagnin: leggendo "Il Centrodestra - Uniti per Bolzano", con "Uniti" scritto a caratteri cubitali, si potrebbe davvero pensare che tutto è fatto, tutto è pronto per una corsa unitaria verso il municipio.
Mentre si riflette, tra l'altro, si potrebbe notare con curiosità che l'emblema ricalca in tutto e per tutto quello del Popolo della libertà, o per lo meno il suo primo disegno, quello che non prevedeva l'indicazione "Berlusconi presidente". "Non è la grafica del PdL - precisa Alessandro Urzì, guida del gruppo L'Alto Adige nel cuore (già candidato sindaco alle scorse comunali) che sostiene Tagnin - è una nostra ideazione che, se richiama l'idea di una casa comune, in ogni caso può avere anche un senso". L'arcobalenino, è vero, è leggermente diverso e le scritte pure, ma è difficile dire che l'impressione grafica che si ricava dall'emblema coniato per Tagnin, anche grazie ai colori e alla font usata, sia diversa da quella trasmessa dal marchio dell'antico Pdl.
Se però ci si guarda intorno, si scopre che l'unità di cui parla l'emblema non è proprio così ampia (al più va interpretata nel senso che di liste a sostegno di Tagnin ce ne sarà una sola). Alla conferenza stampa di presentazione della candidatura di Tagnin, infatti si vedevano gli emblemi dell'Alto Adige nel cuore, di Forza Italia, della Lega Nord e di UnItalia, una formazione di destra radicata in quel territorio. L'accordo sul candidato è stato siglato il 17 marzo, ma con uno strascico notevole di polemiche, legate soprattutto alla partecipazione di Forza Italia. Se infatti a spingere per Tagnin era stata la componente "ufficiale", che fa capo a Elisabetta Gardini, commissaria del partito in quell'area, di diverso orientamento era il gruppo legato invece a Michaela Biancofiore, che nei giorni precedenti aveva invece spinto sul nome "fuori dai partiti" dell'avvocato Igor Janes. 
Quella candidatura non è stata accettata (con grande ) e, a quel punto, è tornato in gioco Giorgio Holzmann, che l'Ansa definisce "storico esponente della destra con radici nel Msi"  Già più di un mese fa era stato presentato l'emblema di Alleanza per Bolzano, che certamente richiamava nel nome e nella struttura (scritta su semicerchio superiore azzurro, semicerchio inferiore bianco) l'emblema di An; in questi ultimi giorni, quando la candidatura ha ripreso corpo, nella parte inferiore si sono aggiunte le "pulci" delle varie forze che hanno reso esplicito il sostegno allo stesso Holzmann. Anche in questo caso si è scelta la via della lista unica, un po' per semplificare il quadro politico e un po' per evitare di farsi male con la legge elettorale (che richiederebbe a eventuali liste coalizzate di raggiungere una soglia minima che, a tutta evidenza, alcuni simboli rischierebbero di non superare). 
Sono così apparsi i "bottoni" di Fratelli d'Italia, del Nuovo Psi, dei Conservatori e riformisti, dell'ex sindaco Giovanni Benussi e - da una manciata di giorni - anche dell'adinolfiano Popolo della Famiglia. Nessun riferimento alla Biancofiore, che però a Pietro De Leo del Tempo ha dichiarato di valutare seriamente il sostegno a Holzmann, anche con una propria lista. Insomma, da una parte si parla di unità, dall'altra di alleanza, ma la spaccatura nel centrodestra sembra difficile da sanare e il tempo per ricucirla è sempre meno.