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domenica 24 aprile 2016

I Pescatori di pace gettano le reti a Roma (con Scilipoti)?

Ammettiamolo, in buona parte ci era sfuggito. Non ci eravamo accorti - noi, drogati di politica che cerchiamo di non perdere dettagli per altri insignificanti sulla vita pubblica del nostro paese - che alle ultime regionali, in Veneto, nella lista del Pd che sosteneva Alessandra Moretti c'era anche un certo Lorenzo Damiano. Particolare trascurabile, dite voi? Non esattamente: lo avessimo saputo, per esempio, saremmo stati edotti del fatto che costui era ed è tuttora il presidente di Pescatori di pace, un "movimento Cattolico di liberi cittadini, uomini e donne, residenti in Italia ed all'estero che condividono i valori del Cristianesimo e della Chiesa, della dignità umana, della centralità della famiglia, della libertà, della ricerca della pace in ogni sua forma, della responsabilità, dell'uguaglianza, della giustizia, della legalità, della solidarietà e della sussidiarietà".
Vi siete ripresi da questo elenco interminabile? Bene, giusto in tempo per sapere che quel movimento era nato durante un pellegrinaggio a Medjugorje ("È stato benedetto dalla Madonna", disse Damiano durante la campagna elettorale per le regionali), tant'è che l'effigie di Maria ha accompagnato anche i manifesti elettorali dello stesso presidente. Nello stesso lancio di agenzia - AdnKronos - si leggeva che lo scopo, già allora, era "evangelizzare la politica, dire che il Paradiso esiste, [...] riportare al centro i valori cristiani": traduzione inevitabile, secondo Damiano, era "basta con questa ideologia gender, il genitore 1 e il genitore 2, l’affitto di uteri, le adozioni gay, i matrimoni gay, le unioni civili". 
Veniva già allora da chiedersi cosa mai c'entrasse con la Moretti e con la sinistra una posizione simile (già più compatibile, al più, erano l'idea di chiudere alle 16 le aziende, per permettere ai genitori di curare i figli o gli anziani - spiegarlo agli imprenditori sarebbe stato più difficile - o l'istituzione di un assessorato "alla pace e alla carità" ... della Città di Dio?). Ora, guardando su internet, si scopre che i Pescatori di pace hanno un loro sito e una pagina Facebook: spulciando le informazioni, ecco emergere che il riferimento politico è cambiato. In successione, infatti, si vedono foto di Damiano alla presentazione del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi e, udite udite, vari scatti in cui il presidente del movimento è l fianco di Domenico Scilipoti Isgrò (sì, aveva il doppio cognome ma noi l'abbiamo sempre trascurato). Proprio lui, Scilipoti, ora eletto in Forza Italia, e che agli occhi di Damiano è "l'unico politico italiano che ha avuto e, ancor di più oggi, l'ardore di Testimoniare una Nuova politica di Amore e di Pace", risultando indubbiamente utile nel progetto di una "Nuova Evangelizzazione della politica nel nome del Cristo Vivente", così come il movimento si propone.
C'è stato nei giorni scorsi anche un incontro con il candidato sindaco di Forza Italia (e anche della rotondiana Rivoluzione cristiana) Guido Bertolaso, che alle sue spalle aveva il simbolo del movimento: un globo piatto, ombreggiato in blu, che porta in sovrimpressione - oltre al nome - una barca a vela sul mare increspato. La barca di Pietro, evidentemente, quella di uno dei primi "pescatori di uomini" che questa volte vorrebbe portare dei "pescatori di pace". E' molto probabile che l'emblema non finisca sulle schede elettorali: raccogliere mille firme non è una passeggiata e non è detto che il logo sia riconosciuto dai cittadini, ma di certo la campagna elettorale per le amministrative rappresenta per Damiano e il suo gruppo un'occasione di visibilità e di "esportazione" del progetto. Basterà per far andare la barca al largo e gettare le reti? 

venerdì 14 dicembre 2012

Scilipoti, un uomo da quattro simboli (in due anni)

Il 9 dicembre 2010 è stato un giorno da ricordare, a suo modo, per il Parlamento italiano: quel dì, la filosofia confuciana e la religione taoista hanno messo piede nella sala delle conferenze stampa a Montecitorio. O, per lo meno, il loro simbolo più noto, il T'ai Chi T'u, quel cerchio bianconero che rappresenta l’unione, la complementarietà e la commistione dei due principi opposti, lo yin e lo yang: lo stesso finito in varie rappresentazioni, compresi braccialetti, pendagli e disegnini vari.
A portarlo in Parlamento, a dire il vero, ci avevano provato i radicali, presentando quell’emblema alle politiche del 1979, ma il Viminale lo bocciò perché si trattava di un simbolo in sovrannumero (al pari della storica Marianna con berretto), visto che era già stata accettata la “rosa nel pugno”. Ci è riuscito, invece, l’ineffabile Domenico Scilipoti, «laureato in medicina e chirurgia», con «specializzazione in ginecologia e ostetricia» e dedito all’agopuntura. Sarà forse questa familiarità con la medicina non convenzionale ad avere ispirato al medico di Barcellona Pozzo di Gotto (già nota per aver dato i natali ad Emilio Fede) la scelta di quel simbolo per la sua creatura nuova nuova, il «Movimento di responsabilità nazionale»: lui, che aveva abbandonato l’Italia dei Valori al suo primo mandato parlamentare, cofondò il Mrn assieme ai transfughi Massimo Calearo (Pd) e Bruno Cesario (Api, già Pd) e coniò la maggiore distorsione che il termine «Responsabili» abbia mai conosciuto.
Dunque, T'ai Chi T'u fu, sia pure piegato alle italiche esigenze, per cui fu colorato di verde e di rosso. Quel simbolo, piuttosto cheap nella grafica, con le sue sfumaturine sottili e quel «di» in stile Script quasi bambinesco, visse giusto un giorno: il tempo di disegnarlo, stamparlo, mostrarlo ai giornalisti in conferenza stampa e archiviarlo: un record, senza dubbio. Fin dai giorni successivi, infatti, fu utilizzato un nuovo contrassegno, con il simbolo accerchiato dall’immancabile blu (un po’ italiano, un po’ democristiano, un po’ berlusconiano). Tempo qualche settimana e l’emblema cambiava di nuovo, quasi a voler trovare il bilanciamento perfetto: fondo bianco stavolta, simbolo taoista ridotto per lasciare spazio al nome del partito e, soprattutto, alla sigla in formato gigante, proposta in un vezzoso tono azzurrino.
Tre simboli in tre mesi e mezzo di vita era un primato invidiabile, che meritava una certa riflessione, così Scilipoti per un po’ ha trovato requie, almeno fino al tesseramento 2012, quando ha sfoderato la quarta puntata della storia, tanto per dire chiaramente dove voleva collocarsi. Ecco allora il suo emblema precedente dovutamente ridotto, per lasciare il posto al suo cognome in bella vista, bianco su fondo blu, con arcobalenino tricolore a linee rette a suddividere il campo blu da quello bianco. Una clonazione del Pdl, ovviamente, e un occhio strizzato ai tentativi fatti dalla Fiamma tricolore già nel 2009, per ricordare un po’ il vecchio contrassegno di Alleanza nazionale: il simbolo multiuso, signori, è servito.