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venerdì 14 aprile 2023

Concorso semiserio: Un simbolo per i riformisti, nonostante tutto e tutti

Da molti anni l'area dichiaratamente riformista e liberal(democratica) in Italia
- spesso r
appresentata come "centrista", essendo parte del più ampio "centro" - appare in continuo movimento: vari progetti politici, ciascuno a proprio modo e con proprie figure di riferimento, hanno cercato e cercano di rappresentare e incontrare le sensibilità di una parte più o meno consistente di quell'elettorato.
Limitandoci alle principali evoluzioni dagli "anni Dieci" in avanti, sulla scena politica sono comparsi, tra i molti soggetti, Fare per Fermare il Declino, Scelta civica per l'Italia, +Europa, Azione - in origine Siamo europei - e Italia viva (dei primi due si sono perse le tracce nel giro di alcuni anni); a questi occorre aggiungere almeno quei settori di partiti più ampi - soprattutto Pd e Forza Italia - che cercano di coinvolgere anche elettrici ed elettori liberaldemocratici e liberali (oltre che "popolari" e centristi, per restare in quello spazio politico).
Nel corso del tempo c'è chi ha manifestato disagio nel veder operare più sigle potenzialmente affini nella stessa area, con il risultato di mantenerla frammentata e renderla meno incisiva fuori e dentro le aule della rappresentanza. Anche per questo, più persone avevano guardato con interesse al percorso iniziato da Azione e Italia viva, presentando una lista unitaria e costituendo gruppi parlamentari unitari: benché tale scelta fosse dovuta anche alle norme elettorali (quelle sull'esenzione dalla raccolta delle firme) e a quelle dei regolamenti parlamentari (che di fatto, anche sulla base del numero delle persone elette, non consentono la nascita di gruppi distinti), pareva si fossero poste le prime basi per la nascita di un nuovo soggetto politico che potesse diventare punto di riferimento in quell'area politica, anche grazie all'esplicito riferimento al gruppo Renew Europe sorto al Parlamento europeo (punto d'incontro della tradizione dell'Alde e del più recente Partito democratico europeo).
Le notizie degli ultimi giorni sulle tensioni tra Azione e Italia viva sembrano allontanare sensibilmente l'orizzonte della costruzione di quel partito unitario. Lungi dal volersi esprimere sulle scelte e sulle posizioni divulgate, a questo sito interessa piuttosto cercare di fornire un altro tipo di contributo: rappresentare, sul piano ideale e grafico, l'area riformista e liberal(democratica). In altre parole, cercare di darle un nome e un simbolo
Non ci si vuole occupare delle differenze di vedute - vere, presunte o enfatizzate dai media - sul percorso verso quel nuovo soggetto politico o sui dissidi tra Carlo Calenda, Matteo Renzi e i rispettivi colleghi di partito. Sembra molto più produttivo, proprio ora che un approdo concreto sembra allontanarsi, cercare di lavorare sull'identità, cioè su qualcosa che unisce le persone, in cui più storie possono ritrovarsi (e che possa essere riconosciuto e rispettato anche da chi aderisce ad altre idee e posizioni) e che emerga per ciò che è, senza bisogno di qualificarsi come "terzo polo" (ammesso che lo sia in concreto). Qualcosa che, a differenza di quanto accade da ormai troppo tempo in Italia, prescinde dai nomi dei singoli leader, spesso divenuti elementi "pesanti" dei contrassegni elettorali, e cerca invece di riavvicinarsi alla migliore tradizione simbolica italiana.
Per questo I simboli della discordia ha scelto di promuovere un concorso di idee, aperto a chi si riconosce nell'area riformista e liberal(democratica) e vorrebbe vederla visualizzata anche sul piano grafico e anche a chi - a prescindere dalle proprie idee e posizioni - semplicemente crede che i riformisti meritino un proprio simbolo (e, a monte, un nome per il loro soggetto politico di riferimento) per poter essere identificati in modo diretto ed efficace. Si è scelto di parlare di concorso "semiserio", come si era fatto tra il 2017 e il 2018 nel dare un simbolo a Insieme per l'Italia di Sandro Bondi (visto che la componente un nome ce l'aveva già): anche questa volta il progetto è semiserio perché non si prevedono premi o compensi in denaro e perché il concorso non ha il "marchio ufficiale" di alcuna forza politica, dunque non nasce per dare un simbolo a un partito che sta per nascere (questo, anzi, dovrebbe rassicurare eventuali professionisti della grafica e della comunicazione: nessuno sta cercando di sfruttare la loro creatività e le loro soluzioni a costo zero, si tratta solo di cercare di rendere un servizio alle idee e al confronto politico sano)Se il concorso è semiserio, il concetto di fondo resta serissimo e merita l'attenzione di ogni appartenente alla categoria dei #drogatidipolitica - a prescindere dalle sue idee - che abbia a cuore il confronto tra pensieri (se non tra valori) e la cura nella loro rappresentazione. Del resto, alle elezioni europee del 2024, l'elettorato riformista e liberal(democratico) potrebbe guardare davvero con interesse a una lista che si riconosca pienamente nel progetto europeo Renew Europe (al di là di eventuali differenti posizioni su temi nazionali) e che, se pensata come davvero unitaria, possa superare senza problemi lo sbarramento del 4% e sfruttare il sistema proporzionale.
Chiunque abbia spunti da tradurre in grafica - in modo professionale o amatoriale, che usi Photoshop, Illustrator, Canva o altri programmi (o perfino le tradizionali matite colorate, in mancanza di altro) - può inviarli all'indirizzo contributi@isimbolidelladiscordia.itscegliendo tra i formati pdf, jpg, gif, png. Si tratta dunque di immaginare un nome e una sua resa grafica, secondo gli standard da scheda elettorale (tutti gli elementi racchiusi in un cerchio, con il risultato grafico non confondibile con altri segni e privo di immagini o soggetti religiosi): le proposte grafiche ricevute saranno mostrate via via in un post dedicato, che sarà aggiornato di volta in volta. Non c'è questa volta una vera scadenza, visto che il bisogno di un soggetto in cui gran parte dei riformisti possidentificarsi non sembra destinato a scemare. Pure questa volta, invece, benché si tratti di un "concorso semiserio", chiediamo a chi partecipa di prenderlo (almeno) abbastanza sul serio: non saranno accolte proposte denigratorie oppure offensive. Un filo di ironia, invece, è apprezzabile e potrebbe addirittura fare la differenza: del resto, tra lA-di-Azione/Avengers e l'ape (Di) Maio, sulla schednon ci siamo fatti mancare quasi niente e si può fare certamente di meglio. 

martedì 3 marzo 2020

Regionali, un Terzo Polo riparte dalla Campania?

Nel lessico pubblico-politico esistono espressioni che hanno una certa storia, sono note e utilizzate da tempo, ma impongono ai nuovi utilizzatori una certa attenzione, se non altro per la sfida che costringono ad affrontare per il solo fatto di fregiarsene. L'esempio più eloquente, forse, è rappresentato da "Terzo Polo". L'origine è in effetti parapolitica, perché per la prima volta l'espressione è stata impiegata con riferimento al mercato televisivo: chiunque, dopo l'inizio degli anni '90 - cioè dopo il consolidarsi della situazione di duopolio fotografata dalla "legge Mammì" - provava a proporsi come alternativa a Rai e Mediaset (Cecchi Gori con Tmc e Tmc2, Telecom Italia Media con La7 e Mtv) o si limitava a pensarci (il "Telesogno" di Costanzo e Santoro) ha visto etichettato in quel modo il suo progetto: etichetta pesante, visto che dava già un posizionamento (alle spalle del primo e del secondo polo) e faceva assumere i panni del terzo incomodo. 
In politica, nel frattempo, lo schieramento tendenzialmente bipolare (centrosinistra e centrodestra) aveva reso orfani i sostenitori del centro e gli insoddisfatti di quei due raggruppamenti. Periodicamente, dunque, si sono presentati soggetti politici che la stampa spesso ha etichettato come "terzo polo", con maiuscole e minuscole spesso messe un po' a casaccio. L'esempio più noto era costituito dal Nuovo Polo per l'Italia, formato alla fine del 2010 da Unione di centro, Futuro e libertà per l'Italia, Alleanza per l'Italia e, di quando in quando, il Movimento per l'autonomia: costoro rifiutarono l'aggettivo "terzo", probabilmente perché speravano che l'area della responsabilità potesse fruttare qualcosa di più dell'ultimo gradino del podio. L'esperienza peraltro durò poco e già nel 2012 era naufragata; quando l'Udc e Fli decisero di appoggiare la corsa di Mario Monti, furono solo i giornalisti a parlare di "terzo polo", ma i risultati non furono dei migliori.
Qualcuno, per parte sua, si era già espresso in precedenza e non senza un misto di ironia e audacia: nel 2006, infatti, tra i simboli depositati al Viminale c'era anche quello del Terzo Polo, formazione guidata dall'ex ministro diccì Vincenzo Scotti, convinto che senza un terzo polo l'Italia avrebbe continuato a regredire. Di fatto, le difficoltà nella raccolta delle firme garantirono una presenza in poche regioni del centrosud e, alla fine dei conti, dalle urne arrivò solo lo 0,04% (16.174 voti alla Camera, 13.260 voti al Senato). Probabilmente Scotti non la prese malissimo, anche perché nel 2008 aderì al Movimento per l'autonomia e, per quella via, divenne sottosegretario agli esteri del governo Berlusconi). "Terzo polo di centro" nel 2009 divenne la Democrazia cristiana di Angelo Sandri, soprattutto nel tentativo di far ammettere più facilmente il suo contrassegno elettorale; col tempo, tuttavia, quell'elemento verbale sparì dal nome e dal simbolo.
Ora la dicitura "Terzo Polo" sembra pronta a tornare, in particolare guardando alle ormai prossime elezioni regionali in Campania. Da alcuni giorni, infatti, circola un possibile simbolo ancora in progress, che contiene i loghi di varie realtà associative locali, con l'idea di costruire di nuovo una proposta alternativa a quelle in campo, ritenute deleterie: il nome della lista che si vorrebbe presentare alle regionali, partendo da lì per poi estendersi in un disegno più ampio, è appunto Terzo Polo. Si tratta, a ben guardare, di un'aggregazione innanzitutto meridionalista, che vorrebbe ripartire dai territori per un nuovo modo di fare politica.
Nel contrassegno, a fondo azzurro con il nome scritto su una banda bianca centrale, ci sono per ora cinque "pulci": quella del MoVimento Verde, del Movimento PMI - Piccole e medie imprese, del Gruppo Lavoro e cittadinanza, della formazione Libertà di scelta - No obbligo Vaccinale e soprattutto della Confederazione dei movimenti identitari, nata lo scorso anno e che, secondo le parole del suo portavoce Sergio Angrisano, "rappresenta la storia del meridionalismo e dell'identitarismo campano". 
L'idea alla base del Terzo Polo è, come ha specificato Angrisano al sito Sinapsinews.info, di mettere in piedo un "soggetto politico di riferimento per dare risposte alle istanze dei Popoli Meridionali", con un occhio di riguardo per "il recupero dell’ambiente e la sanificazione dei territori, come la Terra dei Fuochi, Polla e tutte le aree interessate da qualsiasi forma di inquinamento"; nel programma, in ogni caso, figurano anche "sviluppo economico, lavoro, infrastrutture e ripristino delle funzioni di alcuni importanti Enti pubblici, attualmente, tenuti in vita esclusivamente per assicurare poltrone e consenso, tra questi l'Istituto autonomo delle case popolari".
La costituenda lista rivendica di non essere "al servizio di nessuno, se non dei cittadini che ci sostengono e ci sosterranno", potendo dunque permettersi di "essere gli unici a toccare temi scottanti, come per esempio quello dei vaccini". Grazie all'adesione dell'associazione Libertà di scelta - No obbligo vaccinale, dunque, la questione dei vaccini potrebbe diventare oggetto di campagna elettorale anche in Campania (dopo l'esordio di 3V - Vaccini vogliamo verità in Emilia-Romagna): "La nostra proposta in materia di vaccini - prosegue - Angrisano - è chiara e semplice: vaccini sicuri, dosati nel medio periodo dalla nascita dei bambini, e vaccinazioni dal terzo anno di età, nel momento in cui i piccoli potranno avere generato le naturali difese immunitarie utili a tutelarne la salute". Il Terzo Polo rivendica anche la necessità di "un piano sanitario che risponda alle esigenze dei cittadini e non delle Aziende Sanitarie Locali". 

I terzopolisti guardano con favore anche al prossimo referendum consultivo "per la realizzazione di una Macroregione Autonoma Meridionale", onde ottenere autonomia in tema di sanità, scuola gestione delle acque e sviluppo economico. In quest'ultimo aspetto rientra certamente anche la partecipazione alla lista del movimento Piccole e medie imprese, certamente interessato a una politica ad hoc per il rilancio economico del Sud e in particolare del territorio campano, con la convinzione che "i piccoli che fanno grande l'Italia" (così si legge nel simbolo del movimento) meritino più attenzione e opportunità, attraverso politiche dedicate.
Tra coloro che stanno collaborando alla nascita della lista Terzo Polo, sembra esserci più di un ex sostenitore del MoVimento 5 Stelle, deluso dalle scelte dell'ultimo anno abbondante e contrario all'eventualità che Pd e MoVimento sostengano il medesimo candidato alla presidenza della Campania. Lo si può intuire guardando ai simboli contenuti nel contrassegno provvisorio: uno, Lavoro di cittadinanza, sembra richiamare uno dei temi tradizionali su cui il M5S si è speso, oltre che uno degli argomenti più frequenti nelle campagne elettorali al Sud. "Perché nessuno deve mai restare senza lavoro", si legge nella miniatura dell'emblema, segno che la realizzazione di quell'auspicio resta, al momento, ancora lontana.
Ancora più eloquente, tuttavia, è il nome - prima ancora del simbolo - del MoVimento Verde. Se la denominazione, infatti, richiama soprattutto la sensibilità ambientale del gruppo, la V maiuscola e rossa che si vede nel simbolo sotto le tre foglie - che solo da lontano ricordano quelle (tricolori) di Alternativa per l'Italia - sembra testimoniare proprio la provenienza dal M5S e la volontà di richiamare quelle origini, distaccandosi dall'evoluzione che il MoVimento ha avuto. 
Non a caso, il presidente del MoVimento Verde (e militante per dieci anni nel M5S) Riccardo Marini ha dichiarato sul sito della sua forza politica che questo nuovo soggetto politico punta a "colmare quel vuoto di politica disattesa dal nuovo corso del Movimento 2017, ora Partito del Blog delle Stelle, fondato nel dicembre 2017 dalla diarchia Di Maio-Casaleggio". Il "nuovo" M5S, "al governo prima con la Lega e poi con il PD, ha eluso tutti i principi e i valori fondati del Movimento originario, soprattutto quello ambientale, attraverso leggi e decreti scellerati": ciò avrebbe creato "una frattura alla base con quella parte di attivisti che ancora si riconosce nella Carta di Firenze ed in una sana Economia Circolare", per cui si è cercato di "recuperare la partecipazione attiva, spontanea, competente e caratteristica del vecchio attivista, ripristinando tavoli di lavoro tematici utili per una sana pressione sul legislatore", recuperando pure "le forze sane del paese, soprattutto i giovani che si attendono un mondo migliore, una casa, una famiglia e forse anche dei figli".
Non è dato sapere se la lista riuscirà davvero a essere presente alle regionali campane, superando l'ostacolo della raccolta firme; nel contrassegno visto finora (decisamente non particolarmente bello), peraltro, c'è ancora spazio libero, quindi potrebbero entrare altre miniature o il nome del candidato da proporre al posto di Vincenzo De Luca. A dire il vero non c'è ancora la data ufficiale per il voto, che pure dovrebbe svolgersi il 31 maggio; di tempo per definire meglio il quadro delle candidature, in ogni caso, ce n'è ancora.