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giovedì 26 dicembre 2024

"La chiameremo Operazione Botticelli": 30 anni dopo la nascita di Forza Italia, torna la testimonianza di Ezio Cartotto

Il 18 gennaio 1994 nacque ufficialmente in via Santa Maria dell'Anima, davanti al notaio Francesco Colistra, il movimento politico denominato Forza Italia - anzi, "Forza Italia!", come si poteva leggere sull'atto costitutivo - che da lì in avanti avrebbe connotato gran parte della vita politica italiana (fatto salvo il periodo 2008-2013, in cui il partito rimase "in sonno", mentre era attivo il Popolo della libertà), legando indissolubilmente la propria esistenza al nome del suo fondatore, Silvio Berlusconi, anche dopo la morte di colui che, nato imprenditore dai multiformi interessi, nel 1994 si trasformò in uno dei politici più votati e discussi della storia repubblicana d'Italia, in grado di calamitare ammirazione incondizionata e odio viscerale, l'attenzione della stampa, degli osservatori e della magistratura.
Su Berlusconi si è scritto di tutto e pressoché il suo contrario, potendosi riempire diversi ripiani di biblioteca con i libri, gli articoli, i dossier, i documentari, i film e ogni altro materiale autoriale che si sia occupato di uno o più aspetti di quella "vita troppo", come l'ha definita Filippo Ceccarelli nel suo ultimo libro-menhir uscito quest'anno per Feltrinelli (intitolato appunto B. Una vita troppo e presentato con l'autore, insieme al menhir politico precedente Invano, sulla pagina Facebook legata a questo sito). Proprio quel libro contiene una ricchissima bibliografia - davvero utile, per chi volesse approfondire - di cui fa parte anche un libro-testimonianza singolare, "Operazione Botticelli". Berlusconi e la terza marcia su Roma, scritto da Ezio Cartotto, che dell'imprenditore poi "disceso in campo" fu collaboratore (e anche amico) per un periodo rilevante, dopo essere stato a lungo al fianco di Giovanni Marcora e di altre figure nella Democrazia cristiana. Un libro che - dopo un'assenza di vari anni e dopo la morte del suo stesso autore - torna disponibile, in autopubblicazione con Amazon, con il nuovo titolo La chiameremo Operazione Botticelli. Silvio Berlusconi e l'origine di Forza Italia (Euro 17,68), curato da Elena Cartotto (la figlia) e da Gabriele Maestri, amministratore di questo sito.

Nella sua posizione di collaboratore di Berlusconi (e di Publitalia '80), Ezio Cartotto assistette - un po' come consulente, un po' (suo malgrado) come osservatore non partecipante - alla nascita di Forza Italia, in un 1993 di piena rivoluzione per la politica italiana, tra inchieste, referendum, riforme elettorali e voti locali dall'esito impensabile fino a poco tempo prima. Per mesi Cartotto lavorò sodo, impegnandosi in attività di formazione, creazione di contatti, tenuta di relazioni, convinto dell'opportunità di concorrere a costruire un Partito-Società, collocabile al centro dello schieramento politico e sociale, in grado di contendere la vittoria ai partiti di sinistra risparmiati dal ciclone del 1992-1993 e che Achille Occhetto aveva federato nella "gioiosa macchina da guerra" dei Progressisti. Vide che invece si era imboccata sempre di più la via del Partito-Azienda, basato su altri valori e altri metodi; soprattutto, si trovò escluso da ogni ruolo riconosciuto e riconoscibile in quel passaggio politico, in cui peraltro ormai faticava decisamente a riconoscersi. 
Proprio da quei fatti, collocabili tra il 1993 e il 1995, Cartotto trasse il libro "Operazione Botticelli", che però avrebbe visto la luce - dopo traversie di ogni tipo - solo nel 2008, pubblicato da Sapere 2000 di Angelo Ruggieri. Nel frattempo, il non ancora autore Cartotto aveva già ottenuto una non ricercata - e piuttosto subita, con danni alla salute e non solo - notorietà presso alcuni uffici giudiziari (quelli che si sono occupati di alcune vicende legate alle attività di Berlusconi) e perfino presso il grande pubblico, dopo che alcune sue testimonianze in sede processuale erano state citate da Marco Travaglio nel libro L'odore dei soldi e nella famosa intervista con Daniele Luttazzi che causò la sospensione del programma Satyricon.
Chi scrive, pur avendo assistito a quella puntata nella notte della sua messa in onda (14 marzo 2001) e pur ricordando il nome di Ezio Cartotto, per anni ha ignorato l'esistenza del libro citato; non sapeva che dovevano essersi ispirati anche a quelle pagine i creatori delle serie televisive 1992, 1993 e 1994, per delineare parte del personaggio (assai più sfrontato) di Leonardo Notte, interpretato da Stefano Accorsi, così come non sapeva che nel 2021 Cartotto era morto, in piena epoca Covid-19. Circa a metà del 2023, poi, dopo aver scoperto la pubblicazione, sorse la curiosità di recuperarne una copia, anche per sapere se il racconto avesse potuto riguardare anche il simbolo di Forza Italia (in modo da avere materiali da valorizzare per il trentennale del partito). La curiosità si fece via via crescente, perché l'opera risultava da tempo non disponibile e meno di dieci biblioteche risultavano possederla (l'unica copia della sua provincia, in più, pur figurando in catalogo si rivelò dispersa). Il solo modo per avere quella copia sarebbe stato ricorrere ai circuiti del libro usato, nei quali in effetti il libro si poteva ancora trovare; quegli esemplari del volume, tuttavia, erano venduti a prezzi piuttosto alti, non di rado superiori - anche di molto - a 50 euro. L'idea della ricerca stava sfumando, quando - l'8 agosto 2023 - su Subito.it non spuntò lo stesso libro venduto a soli 10 euro, inclusa la spedizione: "Finalmente un prezzo umano!", si trovò a pensare chi scrive, chiedendo subito informazioni alla venditrice. Un rapido scambio elettronico di battute fece emergere che a mettere a disposizione praticamente al prezzo di copertina le ultime copie rimaste era la figlia dell'autore, Elena Cartotto. 
Recuperata la copia e compiuta la lettura, restava l'impressione che quella testimonianza - presa per quello che era, cioè il racconto di chi aveva assistito a determinate vicende e alla loro evoluzione, sempre con la sensazione di essere "un clandestino a bordo" - meritasse una circolazione maggiore, magari facendo lo sforzo di calare meglio quella narrazione nelle vicende accadute trent'anni prima, con un corredo di note e riferimenti adeguato e utile. Elena era d'accordo, tanto più che l'editore originario era scomparso e la sua attività era terminata, ma c'era qualche problema pratico e tecnico da risolvere per sperare di dare nuova vita al libro. Il caso - ammesso che esista - sbloccò almeno uno di questi problemi il 4 aprile di quest'anno, facendo riemergere da una cassaforte giocattolo un curioso tesoro: chiavette Usb di vari anni prima, una delle quali conteneva il dattiloscritto del libro uscito nel 2008. Dopo quel ritrovamento, era più facile riproporre il libro: la figlia dell'autore contattò lo studioso di simboli, gli diede la lieta notizia, espose il suo progetto di ripubblicazione attraverso Amazon e, soprattutto, gli propose di curare l'introduzione del libro. Da acquirente fortunoso a prefatore: un passaggio tutt'altro che scontato, per il quale la gratitudine verso Elena Cartotto è profonda.
Da quel momento, l'idea di restituire vita al libro sull'Operazione Botticelli ha preso sempre più corpo. Il testo riproposto è in gran parte identico all’originale: si sono solo apportati alcuni limitati interventi, quando sono parsi opportuni per armonizzare la narrazione o correggere qualche errore involontario commesso in fase di scrittura. Erano però pur sempre passati 16 anni dall'uscita del libro, pubblicato la prima volta una quindicina d'anni dopo i fatti narrati: chi scrive, dunque, ha creduto opportuno dotare i capitoli di varie note (oltre a quelle inserite in origine dall’autore), ogni volta che i riferimenti a fatti accaduti o a notizie riportate rischiavano di non essere più comprensibili; in altri casi si è pensato di inserire citazioni precise di libri o articoli citati, come pure di eventi di cui è disponibile la registrazione (principalmente grazie a ricerche svolte nell'archivio sterminato di Radio Radicale). Completano il prodotto editoriale - il libro insomma - la prefazione dello scrivente, che cerca di dare a chi legge (si tratti di una persona curiosa o di un appartenente alla schiera dei #drogatidipolitica) gli elementi essenziali per inquadrare meglio le vicende narrate e il ruolo del narratore (in grado di tenere insieme, tra le sue passioni, la Rivoluzione francese e Paperino), e la postfazione di Elena Cartotto, che fornisce un punto di vista indubbiamente personale sulla figura del padre e sul suo operato.
La chiameremo Operazione Botticelli non è un libro su Silvio Berlusconi (che pure è citato quasi in ogni pagina), ma il contenitore di un punto di vista unico sulla genesi di un partito – Forza Italia – fondato trent’anni fa e che oggettivamente ha mutato nel profondo lo scenario politico italiano, sia per chi ne ha condiviso le posizioni (per poco tempo o per tutto il percorso), sia per chi considera quell’esperienza in modo del tutto negativo. Ogni lettrice, ogni lettore potrà fare ciò che riterrà opportuno del racconto del "clandestino a bordo", tranne che ignorarlo, nel tentativo di ricostruire quegli anni nel modo più completo possibile. 

mercoledì 17 aprile 2024

Forza Nord, Tosi parla da forzista alla Lega originaria (il nome c'era già)

Non sembra nata per finire sulle schede elettorali (men che meno su quelle delle europee), ma l'associazione-comitato Forza Nord non poteva passare inosservata, sia per il nome scelto, sia per il simbolo abbinato alla denominazione, sia per le figure che risultano promotrici di questa nuova iniziativa. La figura di guida ha un nome che ai #drogatidipolitica dice molto: Flavio Tosi. Due volte sindaco di Verona (2007-2017), presidente (2008-2012) e poi segretario della Lega Nord - Liga Veneta (2012-2015), partito per cui era stato anche consigliere regionale ed eletto europarlamentare nel 2014 (carica cui ha subito rinunciato) fino alla sua espulsione dal partito per aver portato avanti il tesseramento alla propria fondazione Ricostruiamo il Paese. Da allora ha donato un nuovo simbolo al panorama politico italiano con il faro del suo partito Fare! (non senza provocare l'irritazione di Michele Boldrin, per la possibile confondibilità con Fare per Fermare il declino), salvo poi aderire come Fare! alla lista unitaria di Noi con l'Italia in vista delle elezioni del 2018, rinnovare il faro di Fare per la ricandidatura alle comunali di Verona del 2022 e aderire subito dopo la non ammissione al ballottaggio a Forza Italia.
Ora quello di Flavio Tosi è il primo nome della lista delle persone che interverranno all'iniziativa "Il Nord torna protagonista", a fianco di un simbolo le cui radici grafico-cromatiche sono inconfondibili: nella locandina - anticipata sul Corriere.it da Giuseppe Alberto Falci - ci sono anche Gianmarco Senna (già consigliere regionale leghista in Lombardia nella scorsa legislatura e, dopo l'addio al partito alla fine del 2022, passato prima a Italia viva e poi a Forza Italia), Massimiliano "Max" Bastoni (altro ex consigliere regionale lombardo per la Lega dal 2018 al 2023, passato in quello stesso anno a Forza Italia), Alessandro Sorte (deputato forzista alla seconda legislatura e coordinatore lombardo del partito, ma leghista fino al 2004; si era già parlato di lui su questo sito nel 2022 per l'associazione Italia Forte e il suo simbolo), Cristina Rossello (avvocata, anche lei deputata per Forza Italia alla sua seconda legislatura), Luca Bona (già segretario provinciale della Lega Nord novarese fino alla sfiducia in quell'anno e all'espulsione nell'anno successivo, poi subentrato in consiglio regionale nel 2018 e iscrittosi al gruppo di Forza Italia) e Tony Iwobi (senatore nella scorsa legislatura, eletto con la Lega per Salvini premier, partito lasciato nel 2022: da poche settimane Iwobi ha aderito a Forza Italia). Sono tutt'altro che "leggeri" gli altri nomi indicati sul manifesto, giusto accanto al simbolo di Forza Italia (il partito di cui Tosi è il segretario regionale in Veneto): l'eurodeputata Stefania Zambelli (eletta nel 2019 con la Lega per Salvini premier dopo una militanza ultradecennale leghista, passata a Forza Italia a ottobre dello scorso anno), ma soprattutto Marco Reguzzoni (deputato leghista nella XVI legislatura dopo essere stato presidente della provincia di Varese, poi sostenitore da esterno dei primi passi di Grande Nord e prossimo candidato indipendente di Forza Italia nella circoscrizione Nord-Est) e Roberto Cota, presidente della giunta regionale piemontese dal 2010 al 2014 (fino a quando i giudici amministrativi hanno annullato il voto), passato a Forza Italia nel 2020.
Intervistato da Francesco Gottardi per Il Foglio nei giorni scorsi, Tosi ha sottolineato che il comitato ("la soluzione burocratica più snella. Sulla falsariga del Comitato Nord") è nato "chiacchierando col mio omologo lombardo, Alessandro Sorte. Insieme abbiamo trovato l'intesa per esprimere una fetta importante di Forza Italia: quella attenta alle aziende, al territorio, al centro produttivo del paese. Nei fatti lo stavamo già dimostrando. Prima di Natale il presidente Tajani ha girato in lungo e in largo per spingere le economie locali. L'11 e il 12 aprile andrà a Verona, per un bilaterale con il numero due di Pechino: il nuovo percorso dopo la Via della Seta verrà siglato e gestito da Forza Italia. [...] Gli sforzi per radicare il nostro consenso sono evidenti. Ci voleva soltanto un apposito contenitore per metterci a contatto col cittadino". Un contenitore e un nome che, per Tosi, possono interessare a molte persone deluse dalle ultime vicende della Lega perché sono "il vero ritorno alle origini. Altro che la deriva sovranista di Salvini".
Difficile che passasse inosservata quest'iniziativa, per giunta nei giorni in cui si ricordano i quarant'anni dalla fondazione della Lega (autonomista) Lombarda, costituita con atto notarile il 12 aprile 1984 a Varese e vista nel corso del tempo come "Partito del Nord". L'operazione potrebbe ricordare a qualcuno quella di Forza Salvini, avviata a ottobre del 2018 e finita all'attenzione dei media, anche perché il promotore dell'associazione, Pietro Spizzirri, fu immediatamente sospeso da Forza Italia e deferito ai probiviri (come fece sapere il responsabile organizzativo del partito, Gregorio Fontana): qui, però, il contesto sembra profondamente diverso. Non solo all'epoca ci fu il sostegno di una parte degli iscritti del partito al leader di un partito diverso e - in quella fase - figura guida della coalizione, ma apparve chiaro che l'uso del simbolo non fu minimamente concordato dai vertici del partito e nemmeno accettato. Questa volta, invece, non solo il nome invita al sostegno di un territorio (in cui Forza Italia tradizionalmente ha un sostegno rilevante) e si richiama in parte la struttura del simbolo di Forza Italia (scritta su due righe, obliqua crescente a 13°) senza impegnare il fregio vero e proprio (carattere simile ma leggermente diverso e non inclinato, niente bandiera e niente rosso, solo il verde che ovviamente rimanda a quello del "Sole delle Alpi"); la compresenza nella stessa locandina del simbolo ufficiale forzista e di alcuni dirigenti di spicco del partito fanno supporre che non vi sia una contrarietà dei vertici di Forza Italia alla citazione dell'emblema (purché, magari, sia allusiva essere troppo smaccata).
Di certo pare che la Lega (per Salvini premier) non abbia particolarmente gradito l'operazione: ieri il capogruppo leghista alla Camera (e segretario piemontese della Lega), Riccardo Molinari, intervistato da Stefano Rizzi per Lo Spiffero, ha bollato Forza Nord come "un'operazione un po' spericolata quella di provare a tenere i piedi in due scarpe, facendo il partito popolare europeo, liberale e democristiano con una forte presenza meridionalista e nello stesso tempo cercare di fare Forza Nord provando a rubare voti alla Lega". In particolare, secondo Molinari, "se qualcuno è scontento del nostro partito dubito che veda l’alternativa in Forza Italia che è comunque un partito storicamente a forte trazione meridionale, che ha i suoi governatori del Sud che cercano di contrastare l’autonomia, che in Europa appoggia Ursula von der Lyen e quindi politiche che danneggiano le imprese del Nord".
Tornando invece alla questione del nome e del simbolo, qualche curioso figuro tra i #drogatidipolitica più incurabili potrebbe avere l'impressione di avere già incontrato l'espressione "Forza Nord". Un'impressione corretta: al di là di adesivi e manifesti effettivamente legati all'ambiente leghista, infatti, nel 2005 in Lombardia fece la sua comparsa ed ebbe una limitata, ma significativa circolazione il simbolo Forza Nord, mai presentato ufficialmente a qualche elezione ma impiegato per operazioni elettorali propedeutiche. Quel fregio -  cui chi scrive fu ovviamente estraneo ma che è possibile mostrare  - richiamava nettamente quello di Forza Italia, usando sempre un carattere simile (probabilmente Haettenschweiler e non Helvetica) e con il verde - non proprio quello leghista, ma più chiaro - che aveva un ruolo tutto meno che ancillare. Di certo in quella fase chi lo utilizzò (e lo ritirò fuori in seguito) non intendeva parlare ai delusi o ai fuoriusciti della Lega Nord; era molto più probabile che ci si volesse rivolgere a chi avrebbe voluto un partito-crasi di Forza Italia e Lega Nord. Cioè un partito che avesse unito istanze autonomiste a campagne economiche care al ceto produttivo del Nord, impiegate tanto contro il centralismo, quanto contro fenomeni che qualcuno potrebbe chiamare parassitismo: quel ceto produttivo del Nord, in realtà, ha sempre avuto l'attenzione di una parte rilevante di Forza Italia (e l'ha ricambiata alle urne), ma quello stesso partito ha sempre avuto un importante radicamento anche nel Sud, non mancando di difenderne parte degli interessi; chi aveva pensato a metà degli "anni Zero" a Forza Nord, dunque, aveva verosimilmente accarezzato l'idea di fondere l'approccio leghista e quello di una Forza Italia "più che dimezzata" (territorialmente), qualcosa di simile al "forzaleghismo" coniato da Edmondo Berselli proprio in quegli anni (e meglio definito in seguito) Chissà se i promotori attuali del comitato Forza Nord conoscevano quel precedente e se lo hanno condiviso a distanza di vent'anni, in un contesto politico molto diverso...

martedì 9 aprile 2024

Noi moderati entra, Berlusconi resta: Forza Italia verso le europee

Mancano meno di due settimane al deposito al Ministero dell'interno dei contrassegni per le elezioni europee che si terranno l'8 e il 9 giugno e iniziano a essere svelati i simboli con cui i partiti maggiori si apprestano a finire sulle schede per contendersi il consenso di elettrici ed elettori. Oggi, in particolare, è toccato a Forza Italia, che nel pomeriggio ha svelato - letteralmente - il contrassegno delle liste comuni in preparazione con Noi Moderati, in una conferenza stampa tenuta presso i locali della Camera da Antonio Tajani e Maurizio Lupi
Nei giorni precedenti si erano già registrate varie voci concordanti circa l'intenzione di costruire una lista comune tra i due partiti, in nome del condiviso riferimento al Partito popolare europeo (Fi è il membro italiano più consistente,  Noi moderati non ne è membro al momento ma indubbiamente guarda a quell'area e vi si riconosce) e allo scopo di rafforzare il risultato della "corsa comune" (visto che il partito di Lupi, da solo, ben difficilmente avrebbe potuto raggiungere il 4%). Le anticipazioni giornalistiche, peraltro, avevano messo in chiaro anche come da parte di Noi moderati fosse stata manifestata un'esigenza di visibilità all'interno del simbolo, perché non passasse il messaggio di un mero "diritto di tribuna" simile a un'assimilazione o, peggio, a un'annessione a Forza Italia (vale a dire il partito di Lupi fino al 2009). 
Alla fine, invece che per l'inserimento del simbolo in miniatura, si è optato per il leggero restringimento dell'ultima grafica elettorale di Forza Italia per ricavare, nella parte inferiore, un segmento blu scuro con la denominazione di Noi moderati in bianco e arancione, cioè con gli stessi caratteri e colori adottati nel simbolo ufficiale; sparisce invece la sfumatura dello sfondo, così come l'ondina tricolore che di norma stacca il segmento bianco inferiore nel cerchio. Per quanto parziale, la citazione identifica in pieno il nucleo del simbolo legato a Lupi (anche perché manca un vero pittogramma al suo interno) e l'inserimento non ha richiesto interventi radicali sul fregio forzista: ridotta leggermente la bandierina tricolore inventata nel 1993 da Cesare Priori, è stato conservato praticamente identico il cognome di Silvio Berlusconi (presente nei contrassegni di Fi alle europee del 2014 e del 2019 e mantenuto grazie all'autorizzazione degli eredi, in particolare della figlia Marina), mentre appare decisamente ridotto il rilievo dell'apposizione "presidente", che torna sulle schede per Strasburgo dopo avere caratterizzato il simbolo del Pdl nel 2009. Quanto al riferimento alla politica europea, se nel 2019 era comparsa la scritta "per cambiare l'Europa" (inserita forse per non perdere troppi voti a favore di una Lega salviniana allora fortissima, ma a prezzo della sparizione del riferimento alla famiglia politica europea e di uno schiacciamento della bandierina davvero poco gradevole), questa volta Forza Italia ha semplicemente mantenuto il nome del Ppe scritto per esteso ad arco nel contrassegno, aggiunto prima delle elezioni politiche del 2022 per marcare la propria collocazione distinta da quella di Fdi e Lega all'interno del centrodestra.
L'alleanza presentata oggi punta a superare il 10% (non si sa ancora se con la candidatura diretta di Tajani oppure no) grazie alla proposta di un progetto unitario, che non somigli a una mera somma di simboli ma nemmeno a una fusione tra i due soggetti politici: lo scopo dichiarato è di rafforzare il centro per consolidare l'azione del governo guidato da Giorgia Meloni e fare pesare di più la delegazione italiana del Partito popolare europeo (il partito europeo con più eletti in questa eurolegislatura e, probabilmente, anche nella prossima).
Se non è dubbia la collocazione popolare della lista, così come si parla del probabile collegamento con quella formazione della lista che sarà presentata dalla Südtiroler Volkspartei e dal Partito autonomista trentino tirolese (altre due forze aderenti al Ppe), occorre ricordare che non tutti i partiti italiani aderenti ai popolari europei aderiranno alla lista di Forza Italia e Noi moderati: al di là delle scelte di Alternativa popolare (che formalmente si dice ancora intenzionata a partecipare alle elezioni, anche se non si sa sulla base di quale condizione possa ragionevolmente credere di evitare la raccolta delle firme), infatti, bisogna considerare l'accordo tra Lega e Udc per inserire candidature della seconda nelle liste della prima. E se era già accaduto che nel 2019 lo scudo crociato non finisse sulle schede per l'accordo elettorale tra Fi e Udc, sarà interessante vedere se nel contrassegno della Lega, aderente a Identità e democrazia, apparirà qualche traccia del simbolo dell'Udc. Mettendo in disparte, evidentemente, tutte le parole memorabili contro i democristiani e i loro eredi pronunciate o diffuse del fondatore e demiurgo della Lega Lombarda - Lega Nord, Umberto Bossi, in tanti anni di militanza politica.

domenica 21 gennaio 2024

Intorno al simbolo di Forza Italia, trent'anni dopo

Le date contano, anche quando sembrano di minore importanza (schiacciate da altre più divulgate) o quando sono note a poche persone. Il 21 gennaio 1994, esattamente trent'anni fa, il Ministero dell'interno apprese ufficialmente della nascita del movimento politico denominato "Forza Italia!" (con tanto di punto esclamativo) e costituito con atto notarile tre giorni prima a Roma. Proprio l'atto costitutivo e lo statuto erano stati depositati presso il Viminale, con raccomandata a mano (la lettera accompagnatoria risulta datata 19 gennaio), dal legale rappresentante ancora fresco di nomina, Mario Valducci. Risultava anche lui tra i fondatori che si erano ritrovati davanti al notaio Francesco Colistra, in via di Santa Maria dell'anima: gli altri erano Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani e ovviamente colui che fu designato fin dall'inizio come presidente, Silvio Berlusconi.
Il plico fu ricevuto dal direttore centrale dei servizi elettorali allora in carica, il prefetto Rocco Statera, anche se lui stesso si premurò di avvertire l'interessato che "il presente deposito non ha valore alcuno". Questo appunto sembrava riferito soprattutto al primo dei documenti depositati (insieme all'atto costitutivo e allo statuto), vale a dire la descrizione del contrassegno del movimento politico, insomma del suo simbolo, anche se la rappresentazione grafica non era stata allegata. Quel deposito, infatti, non avrebbe potuto sostituire la presentazione ufficiale del contrassegno in vista delle elezioni politiche, che si sarebbero tenute - anche grazie a un decreto-legge, emanato proprio il 19 gennaio per consentire agli ebrei osservanti di votare il lunedì appena terminata la Pasqua ebraica - il 27 e il 28 marzo: sulla base di quelle date e delle previsioni di legge, il deposito dei contrassegni presso il ministero era stato fissato per venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 febbraio, quindi solo la presentazione del simbolo in quei giorni avrebbe avuto valore ai fini del rito elettorale (e, probabilmente, il deposito anticipato non avrebbe nemmeno costituito un valido titolo di priorità, se qualcun altro avesse presentato un emblema simile per primo nei giorni stabiliti).
La descrizione merita comunque l'interesse di chi vi si imbatte. Si tratta ovviamente di un simbolo che - comunque la si pensi - ha profondamente modificato la vita politica italiana e ne è stato a lungo protagonista o tra i protagonisti fino a oggi (fatta eccezione per il quinquennio 2008-2013) e anche oltre la morte dello stesso fondatore: il 1° ottobre 2023 il consiglio nazionale del partito ha deliberato la modifica dello statuto inserendo il cognome di Berlusconi nella descrizione ufficiale del simbolo (e la nuova versione dello statuto è stata da poco pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale). La descrizione allegata nel 1994, però, è importante anche perché di fatto completava i documenti ufficiali: né l'atto costitutivo né lo statuto di Forza Italia (datati 18 gennaio 1994), infatti, contenevano alcun accenno al simbolo o al contrassegno elettorale (una prassi diffusa all'epoca, vista anche l'assenza di regole volte a fissare il contenuto minimo degli statuti). Vale dunque la pena conoscere il contenuto di quel documento, riportato di seguito:
Il marchio rappresenta la stilizzazione di una bandiera sventolante divisa diagonalmente in due campi (simili, equivalenti) ribaltati, di colore diverso. Al centro della bandiera, disposto diagonalmente campeggia il logotipo FORZA ITALIA nella versione negativa appunto il loro tipo Forza Italia è retinato con un'ombra nera scatolata a 45° sulla destra di spessore 1/3 dell'asta del logotipo stesso. I due campi non sono contigui, ma separati da due bande bianche di altezze 1/12 del lato minore della bandiera. sul campo superiore del colore Verde (Pantone 355) compare la scritta FORZA. Sul campo inferiore colore Rosso (Pantone 485) compare la scritta ITALIA. il campo inferiore compreso fra la lettera I e la lettera A è contiguo a quello Verde. Il logotipo "FORZA ITALIA" è composto in Helvetica Compressed Extra maiuscolo opportunamente modificato nella inclinazione e nella compressione con i seguenti parametri: inclinazione di 7° a destra (senso orario); condensazione al 96% (scala orizzontale).
Questo sito si è già occupato nel 2013 della genesi grafica del marchio (perché come tale è stato pensato, più che come simbolo partitico) di Forza Italia intervistando il suo creatore, Cesare Priori: si rimanda dunque a quell'articolo ogni considerazione sulla realizzazione del fregio. Si preferisce dare spazio ora a un altro punto di vista, non esattamente interno, ma di una persona che a suo tempo fu consulente del progetto originario di Forza Italia (o almeno di uno di questi), anche se con il tempo il ruolo di "consulente-osservatore non partecipante" si è trasformato - al di là delle intenzioni della persona stessa - n quello di "clandestino a bordo". E proprio Un clandestino a bordo era il titolo (o almeno uno dei titoli) che avrebbe voluto dare al proprio libro sulla gestazione, la nascita e i primi passi di Forza Italia Ezio Cartotto, giornalista, militante nella sinistra di Base della Dc (vicino soprattutto a Giovanni Marcora), dall'inizio degli anni '80 impegnato in varie attività formative con Publitalia su richiesta di Marcello Dell'Utri: Cartotto dal 1992 ha collaborato alla concezione del progetto politico che avrebbe poi preso il nome di Forza Italia. "Dovendo scegliere tra Berlusconi e Occhetto ho scelto Berlusconi" ha sintetizzato nel 2012 Cartotto (intervenendo al "Consiglio nazionale" della Dc - inserito nell'11° episodio del podcast Scudo (in)crociato - convocato il 30 marzo per ricostituire i vertici e che elesse come segretario Gianni Fontana, salvo essere poi dichiarato nullo), per spiegare la decisione di concorrere allo studio e alla nascita di un soggetto politico moderato, aperto a tutte le forze di centro e anche a una parte del Psi, in grado di prevalere - anche grazie al sostegno multiforme di Fininvest, che naturalmente auspicava quello scenario- rispetto alla sinistra in via di progressivo rafforzamento.
Cartotto - scomparso nel 2021 - pubblicò sì il suo libro, ma solo nel 2008 (benché se ne parlasse dal 1996, quando era in programma l'uscita per i tipi di Tullio Pironti), con l'editore Sapere 2000. Pure il titolo era nel frattempo cambiato, mettendo in evidenza il nome che era stato dato informalmente al piano per far nascere Forza Italia, "Operazione Botticelli". Per l'esattezza, quel nome in codice distingueva il progetto e l'idea di Dell'Utri, con al centro l'impegno politico diretto di varie figure di Publitalia e aperto - secondo il racconto di Cartotto - ad alleanze fin dall'inizio con Lega Nord e Alleanza nazionale, sempre per opporsi alla sinistra post-comunista. Si trattava dunque di un sentiero diverso rispetto a quello perseguito da Cartotto, che già prima delle elezioni del 1994 si trovò estromesso dal progetto forzista. 
Il percorso successivo di Cartotto è stato certamente segnato dal biennio 1992-1994, senza trarre da esso qualche giovamento: non solo nel 1996 - e anche in seguito - non arrivò la candidatura promessa (come più volte Cartotto ha raccontato), ma l'opera prestata in quegli anni ha comportato vari passaggi in tribunale e una notorietà decisamente indesiderata (anche per gli effetti sulla salute)  quando - a partire dal 2001, con la pubblicazione del libro di Elio Veltri e Marco Travaglio L'odore dei soldi - i verbali di quelle deposizioni hanno avuto ampia diffusione. 
In questa sede si cita il libro di Cartotto - da tempo esaurito (al di là di alcune copie tuttora nella disponibilità della famiglia, che su richiesta le spedisce), ma quasi di certo ben presente a chi ha concepito e sceneggiato la serie 1992 - perché nelle prime pagine contiene anche qualche riferimento alla genesi del simbolo di Forza Italia: altri aspetti di quelle vicende, considerati anche con grande spazio altrove, qui non rilevano. 
Il primo punto interessante è una sorta di prologo e corrisponde al primo capitolo, intitolato 4 aprile 1993: il concepimento:
È una domenica piena di pioggia. La sera, alle diciotto, è buio come se fosse notte. Sembra d’essere ritornati al periodo invernale. Io sono tutto fasciato perché il giorno prima sono riuscito, cadendo dopo aver inciampato sul marciapiede, a farmi male al gomito, al ginocchio e alle mani. Sono in auto e mio figlio sta guidando, mi sta portando alla villa San Martino di Arcore dove devo incontrare Silvio Berlusconi per un colloquio. L'appuntamento fa parte di una serie, iniziato ormai da alcuni mesi, dal settembre precedente, quando alla convention di Publitalia a Montecarlo avevo avuto un incontro a cena con Dell'Utri e Berlusconi, preoccupati della situazione politica in atto. [...] Questi incontri hanno l'obiettivo di verificare l'opportunità e la misura di un intervento da parte di Berlusconi stesso nell'attività sociale e politica italiana. Sembra che questo incontro debba essere particolarmente importante. 
Arrivo ad Arcore e, con l'aiuto di mio figlio, riesco a scendere dall'auto. Il maggiordomo m’attende e, a differenza delle volte precedenti, m’accompagna non nel solito salotto, ma nello studio piccolo. Nella stanza c'è una scrivania con una sedia dietro la quale è collocato un mega televisore; dall'altra parte, verso la vetrata che separa lo studio dal giardino, ci sono altri due sedie. Alla parete sono appese alcune fotografie che conosco bene: rappresentano personaggi illustri che hanno abitato la villa in passato, quando erano ancora vivi i marchesi Casati, per esempio c'è Benedetto Croce. Mentre attendo l'arrivo di Berlusconi, ripasso a memoria i passi salienti che, lo so, dovrò sottolineargli per l'ennesima volta. 
S’apre la porta, non quella che proviene dalla sala della musica ma l’altra, quella del corridoio. Silvio Berlusconi entra e, salutandomi, mi dice che era rimasto incerto fino all'ultimo sull'opportunità di farmi venire o meno. Poi però lui aggiunge subito: "Sai - dice - c'è qui una persona. È questo il motivo per cui non sapevo se farti venire o meno, ero indeciso sul fartela incontrare. Alla fine ho deciso che fosse meglio tu venissi, perché io sono esausto. M’avete fatto venire l’esaurimento nervoso. Fedele Confalonieri e Gianni Letta mi dicono che è una pazzia entrare in politica e che mi distruggeranno. Che mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte per vedere se trovano qualcosa fuori posto. Loro sono convinti che magistratura, sindacati, partiti di sinistra, tutti mi si metteranno contro e di traverso. Tu, invece, e Marcello (Dell'Utri) mi dite che io sono il bottino di un’eventuale vittoria della sinistra e che, se le cose dovessero andare male… dovessero vincere loro... mi ritirerebbero le concessioni, mi impedirebbero di fare il mio lavoro... e le banche mi toglierebbero i fidi. Credo che da un certo punto di vista Letta e Fedele abbiano ragione, perché so che quelli della sinistra controllano buona parte della magistratura. Voi, invece, avete ragione da un altro punto di vista, perché mi rendo perfettamente conto che le banche, per non parlare delle concessioni televisive, dipendono dalla volontà dei Ministeri, del Parlamento, del Tesoro, di Bankitalia e subiscono l'influenza di chi governa il paese. E allora cosa devo fare? A volte mi capita persino di mettermi a piangere, quando sono sotto la doccia e sono solo con me stesso. Non so veramente come venirne fuori. A questo punto voglio mettere a confronto te, che hai una grossa esperienza, con la persona che io stimo di più nel mondo politico e che si trova in questo momento qui. Voglio proprio vedere se, da un confronto tra di voi, scaturisce qualcosa che mi dia un'indicazione definitiva, giusta di quel che devo fare. Vado a prenderlo e te lo porto qui. Ti presenterò Bettino Craxi. È venuto da me ed è qui da un po' di tempo. Meno male che tu sei stato puntuale perché lui deve andare via presto. L'hai mai conosciuto prima?”. 
“No - dico io - non ho avuto occasione.” 
Comunque tu - precisa lui - digli le stesse cose che da tempo continui a dire a me. Io gliele ho un po' riferite ma... aspetta... 
Ho un attimo per pensare. Mi vedo davanti ai vertici della Fininvest Confalonieri e Letta, entrambi con solida cultura e da anni responsabili dei rapporti politici e sociali del gruppo. Gelosi custodi del loro ruolo. Gli altri vertici non hanno gran peso sulle scelte politiche. Se penso, poi, agli opinionisti mi rendo conto che sono divisi. Si sa che Costanzo e Mentana hanno qualche simpatia a sinistra, mentre Fede è, come sempre, con Berlusconi. Montanelli e Orlando sono con Segni, Monti di Panorama è per un centrosinistra, mentre Briglia di Epoca è sulle posizioni di Costanzo e Mentana. Funari e Liguori andrebbero a rafforzare l'orientamento di Berlusconi. [...]
L'unico che è a capo di un'azienda forte, anzi cassaforte del gruppo, che ha una forte autonomia culturale e una vera sensibilità politica che, pure nel completo rapporto di fiducia con Silvio, sostiene iniziative in proprio è Marcello Dell'Utri. Senza lui non sarei qui. 
I miei pensieri e le valutazioni sugli uomini di Berlusconi sono interrotti dal suo rientro nella stanza. Con lui c’è Bettino Craxi. Questa volta Silvio passa dalla parte della sala della musica. È la seconda volta che incontro da vicino Craxi, la prima volta s’era verificata occasionalmente in aeroporto mentre aspettavamo entrambi i bagagli, quando lui non era ancora diventato Presidente del Consiglio. È effettivamente molto alto: di fronte a lui io stesso, che sono alto, mi sento piccolo. Mi muovo con fatica dalla sedia. Ci salutiamo mentre Berlusconi spiega che vorrebbe gli riferissi quel che penso della situazione. Io attacco immediatamente, senza pensarci su due volte. 
"Le inchieste giudiziarie [...] e il referendum, che si terrà tra qualche settimana per modificare il sistema elettorale del Senato e che sarà sicuramente vinto dai proponenti, hanno creato una situazione del tutto nuova, una miscela esplosiva. Assistiamo l'effetto combinato di diversi fattori: il disgusto verso i partiti celato dietro ai referendum, Tangentopoli, che sta su scuotendo in tutta Italia le forze politiche del pentapartito e che però risparmia ancora il Pci-Pds, il Msi e la Lega, il debito pubblico, la svalutazione della lira, la crisi economica e fiscale, la malavita organizzata che colpisce sempre più duramente, i risultati elettorali parziali sempre più favorevoli alla Rete in Sicilia e alla Lega al Nord. Tutto questo sta creando una situazione grave e seria, capace di sconvolgere profondamente e per lungo tempo la vita del paese. Se l'azienda Italia affonda come potrà sopravvivere l'azienda Fininvest? Inoltre, poi, si può escludere che nell'attuale contesto mondiale, l'Italia abbia per le grandi potenze lo stesso interesse che rivestiva ai tempi più duri, della guerra fredda. Quindi dobbiamo contare solo su noi stessi. Ci attende una riforma del sistema elettorale rivoluzionaria. Si è appena deciso che i sindaci dei comuni, nel caso al primo turno nessuno ottenga la maggioranza assoluta, siano eletti direttamente dai cittadini attraverso un ballottaggio. Chi vince avrà in consiglio comunale un premio di maggioranza pari al 60% degli eletti. De Gasperi per molto meno, a suo tempo, si sentì definire dalle sinistre "truffatore". Poi, dopo il referendum, ci attenderà una legge elettorale che renda analoghi in modo direzione della Camera e del Senato e prevedibilmente le Camere saranno elette con il sistema cosiddetto maggioritario uninominale. [...] Chi avrà più voti, anche se meno della maggioranza assoluta dei votanti, sarà il deputato o il senatore che rappresenterà il collegio. Se sarà scelto il doppio turno come per i sindaci, ci sarà il ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto più voti al primo turno, come in Francia. Non si può ancora sapere se questo sistema, fortemente voluto dalle sinistre e dalla Dc, potrà essere temperato da una quota proporzionale che potrebbe essere mantenuta alla Camera e al Senato per accontentare chi protesta (Msi, Lega e Rifondazione). Ecco - concludo - la sinistra, utilizzando il suo radicamento sul territorio e lo sconcerto degli elettori del pentapartito, sconvolti dalle richieste in corso, potrà vincere in moltissimi collegiali uninominali e, conseguentemente, potrebbe avere un'ampia maggioranza alla Camera e al Senato, con la quale potrebbe persino cambiare la Costituzione senza il consenso dell'opposizione. Inoltre anche la Lega, le cui scelte politiche sono imprevedibili, potrà essere ampiamente presente e, con Roma in mano ad Occhetto, Bossi potrebbe avere l'alibi per spingere verso la Secessione. Si creerebbe un caos indescrivibile. La Jugoslavia non è lontana.”
Craxi cammina nervosamente avanti e indietro, non si siederà quasi mai durante i tre quarti d'ora nei quali rimarremo assieme. E Berlusconi, che ha addosso la solita tuta da ginnastica che usa quando è a casa sua, lo guarda. Guarda me, guarda Bettino e non fiata. Ad un certo momento Bettino comincia a farmi delle domande. Mi chiede come secondo me sarà la legge elettorale. Io gli dico che ci sarà una quota riservata alla proporzionale di regole di cui non so la misura e l'entità perché non è stata ancora decisa, ma che si parla di una quota del 20 o 30%. Mi chiede se secondo la mia opinione potranno i partiti tradizionali non comunisti, se trovano un'etichetta, una sigla, mantenere un certo consenso. Io gli dico che sarà possibile. Mi chiede ancora se questa sigla potrebbe essere la somma delle sigle delle varie forze politiche presenti. Gli dico che questo sarà molto più difficile perché quasi tutti i partiti sono a pezzi e la disciplina è allentata. In particolare per lui e per il Psi sarà difficile che altri partiti decidano di avvicinarsi sotto una sigla comune. Si parla per un attimo di Mario Segni verso il quale Craxi manifesta un disinteresse politico molto forte, una non considerazione come futuro possibile leader. Si parla poi di Martinazzoli per il quale Craxi esprime maggiore rispetto per le qualità politiche, ma non per l'ideologia che professa. È della sinistra democristiana - dice Craxi rivolto a Berlusconi - e per te è peggio di Occhetto. Quelli della sinistra democristiana sono i tuoi nemici. Ricordatelo sempre, più di quelli del Pci-Pds. Non farti illusioni. Se bisogna fare una coalizione di centro non comunista con asse portante Martinazzoli pe te sarebbe una soluzione più pericolosa del danno che vogliamo evitare. A questo punto bisogna trovare un'etichetta, un nome nuovo, un simbolo, un qualcosa che possa unire agli elettori che un tempo votavano per il pentapartito. Sarebbe importante distinguere tra Nord e Centro-Sud. Al Nord c'è la Lega e bisognerebbe trovare un punto d'accordo con loro, perché altrimenti la Lega potrebbe dividere l'elettorato non comunista facendo vincere gli ex comunisti salvo qualche collegio dove vincerà la Lega stessa. La linea della Lega è ambigua, al suo interno ci sono estremisti e moderati, cattolici e no. L'abilità di Bossi sta nel tenerle insieme". 
“Sarebbe importante - Bettino afferma - fare esplodere le contraddizioni della Lega, cercare divisioni tra loro. [...] Tu li conosci?” “Li conosco poco - risponde Silvio - ho visto qualcuno di loro, anche Bossi. Quello che mi preoccupa è quel che dicono, manifestano una sorta di moralismo puritano e aggressivo. Non mi piace trattare con loro, preferirei che si dividessero e che i loro moderati si mettessero con gli altri moderati”. 
A questo punto Bettino riprende il tema generale. È convinto che si possano vincere i collegi uninominali al Nord alleandosi con la Lega e che al Centro-Sud, invece, i notabili del Psi, della Dc e degli altri partiti di centro possano prevalere sia contro gli ex comunisti sia contro Fini. Pensa di tenere il Sud e parte del Centro. Silvio accenna timidamente ad aprire a Fini in funzione anticomunista. Bettino non concorda. Per lui Fini non è determinante, può fare più male che bene. Berlusconi nota che tutto è più difficile se si rinuncia in partenza a voti che potrebbero essere determinanti. Sottolinea poi che la sinistra ha dalla sua la maggior parte dei giornali, degli opinionisti e la Rai. La battaglia gli sembra disperata, poi mostra d’avere difficoltà a capire come funziona il sistema elettorale. Allora Craxi prende un foglio di carta, ed è uno dei pochi momenti nei quali si siede. Comincia a fare dei cerchietti. 
“Questo - dice - è un collegio elettorale. Gli elettori di un collegio saranno presumibilmente 110.000 persone e 80-85.000 quelli che avranno diritto al voto. Quelli che andranno a votare saranno 60-65.000. Prendendo in considerazione queste 60-65.000 persone e con l’arma che tu hai in mano delle televisioni attraverso le quali puoi fare una propaganda martellante a favore di questo o quel candidato che sarà presentato, ti basterà organizzare un’etichetta che riesca a raggrupparne 25-30.000 per avere forti probabilità di riuscire a rovesciare il pronostico. Accadrà per l’effetto sorpresa, per l’effetto televisione o per l’effetto del desiderio che gli elettori non comunisti hanno di non essere governati dai comunisti”. 
“E cosa succede - chiede Berlusconi - se invece questa cosa non si può fare, se non si riesce a mettere in piedi questo partito, se non si riesce a trasformare quest’idea in una realtà? Io guardo le cose da imprenditore, perché le idee sono una cosa e la realtà è un’altra e il cammino dalle idee alla realtà è molto lungo”. 
A quel punto intervengo io dicendo che quello che sta succedendo è sotto i nostri occhi, ed è quello che sta succedendo al presidente Craxi. “Io non credo che tu possa pensare di cavartela perché da certi giornali, che sono in un certo senso i portavoce di questa forza di sinistra che si va costituendo, sei considerato la base culturale ed economica del craxismo, sei considerato come il peggio che si possa immaginare nella storia della politica italiana. Di conseguenza oggi è Craxi e domani è Berlusconi. Questo significa che domani potresti vederti mettere in discussione le concessioni, o in modo diretto attraverso l’azione di un governo che vuole rinegoziare o attraverso il Parlamento che vuole cambiare le leggi”. 
“Sì, ma Fedele e Gianni Letta - obietta Berlusconi - mi dicono che noi siamo in uno Stato di diritto e che io potrei rivolgermi alla Corte internazionale di giustizia, potrei far rispettare queste leggi”.  
Craxi si fa una bella risata e dice: “Ma quando mai questi organi internazionali hanno avuto potere sulla legislazione interna di uno Stato? Casomai potrai cercare di farti pagare i danni dopo che t’avranno rovinato”.  
Forte di quest’interruzione di Craxi proseguo, dicendo che io credo che il presidente Craxi abbia perfettamente ragione e che, una volta in moto il meccanismo di revisione delle concessioni, eventualità che potrebbe innescarsi in maniera anche indiretta attraverso un processo di referendum, e con le banche allertate da un Ministro del Tesoro di quella coalizione, si dirà che lui è troppo esposto finanziariamente [...]. “Quindi - dico - sosterranno che tu sei troppo esposto rispetto alle banche e ti chiederanno di rientrare. Tu non riuscirai a rientrare e a quel punto inizieranno dei procedimenti fallimentari nei tuoi confronti. Del fallimento alla bancarotta fraudolenta il passo è molto breve e a quel punto tramite la bancarotta fraudolenta ti inseguiranno coi carabinieri anche alle Bermuda. per cui vi troverete tutti e due in fuga, il presidente Craxi da una parte e tu dall'altra. Questo è un processo giacobino in cui si sta involvendo il sistema politico giudiziario italiano che deve avere le sue vittime e, come dopo Luigi XVI la vittima da sacrificare fu Maria Antonietta, così, in un certo senso, dopo Bettino Craxi la vittima predestinata sei tu". 
C'è un attimo di silenzio, Craxi si è rialzato, ha ricominciato a camminare avanti e indietro. "Vedi - dice Craxi rivolgendosi a Berlusconi - c'è gente vicino a te che ha le idee chiare. Cerca di seguire quello che ti dicono. Io sono ancora convinto che, se tu trovi una sigla giusta, con le televisioni e con le strutture aziendali di cui disponi e attraverso le quali hai uomini sul territorio in tutta Italia, puoi riuscire a recuperare quella parte di elettorato che è sconvolto, confuso ma anche deciso non farsi governare dei comunisti e dagli ex comunisti e a salvare il salvabile." 
Berlusconi s’alza e, senza quasi rendersi conto che fuori piove che Dio la manda, dice: "Non potremmo camminare un attimo?". Io, terrorizzato perché sono tutto fasciato e bendato, sto per fare presente che non posso accompagnarli, ma è Bettino che risolve la situazione dicendo che lui deve andare. A questo punto mi alzo e lo saluto. 
Bettino esce, s'allontana e dopo pochi minuti Silvio rientra con un'aria più distesa, molto meno nervosa di quella che aveva all'inizio. "Bene - dice - adesso so quello che devo fare". Poi aggiunge: "Hai visto che uomo uomo però? Che impressione. Si sente anche così... fisicamente. È un cervello. Lo si vede. È un grande uomo, sotto tutti i punti di vista". Capisco in questo momento che lui verso Craxi ha veramente un’ammirazione straordinaria. 
"Deciso - dice - adesso bisogna agire da imprenditori. Chiamare gli uomini, comunicare la decisione. Adesso bisogna dirlo a Marcello, perché mi metta attorno persone che mi possono accompagnare. Bisogna fare questa operazione di marketing sociale e politico. Prendere contatto con tutti gli uomini del centro, con tutte le forze del centro. Mettere giù un programma di lavoro". E lì si vede l'imprenditore che parte immediatamente in quarta. Apre la porta e chiama il suo segretario […]. Poi fa entrare suo fratello, che era lì in villa anche lui con tutta la famiglia. Dice a suo fratello che aveva avuto un incontro approfondito. Non parla della presenza di Bettino, ma ovviamente quei signori l'avevano visto e probabilmente l'avevano anche salutato pochi istanti prima. E dice di aver preso la decisione, che adesso si parte in quarta, che tutti devono rimboccarsi le maniche perché non c'è tempo da perdere. 
"Bisogna vedere se è possibile influire su questa legge elettorale - dice - perché a noi farebbe comodo avere il proporzionale, non il maggioritario". "No - gli spiego - guarda che il proporzionale non si può avere perché ormai, dopo il referendum, indietro non si potrà tornare. Si andrà avanti, Bisogna solo stare a vedere la quota di proporzionale che sarà lasciata. Ma, da come vanno le cose, speranze ce ne sono poche". 
"Ah, speranze poche?" dice Berlusconi. E lì capisco che, pur essendo un imprenditore che vuole realizzare l'idea che ormai ha accettato di mettere in piedi, continua ad avere dei pensieri, delle riserve mentali che poi ricorreranno nel seguito del progetto, ritorneranno ogni tanto. Ogni tanto sarà preso da scoraggiamento, ogni tanto da paura, ogni tanto da perplessità e cercherà di trovare degli alibi per non andare avanti nell'iniziativa. Anche lì, subito, solo cinque minuti dopo già gli veniva in mente che si poteva modificare la legge elettorale per un sistema proporzionale che gli desse maggiori garanzie. Ma, a quel punto, non mi ci vollero molte parole. Capì subito e si rimise sullo scranno dell'imprenditore: "Va bene - disse - d'accordo, allora andiamo avanti, procediamo su questa strada, ormai la decisione è presa”.
Mi augura di rimettermi al più presto in salute e mi fa accompagnare fuori dove mio figlio m'attende. Il maggiordomo di Berlusconi, che è un uomo molto spiritoso, dotato di notevole senso dell'umorismo e dalla battuta sagace, accompagnandomi al vestibolo non perde l'occasione: "Ma senta un po', lei che se ne intende: quel signore che se n'è andato via poco fa devo continuare a chiamarlo presidente oppure d'ora in avanti posso farne a meno?" 
In quell'incontro raccontato da Cartotto già si trova l'idea di unire varie sensibilità sotto lo stesso simbolo (non a caso in Forza Italia si sono ritrovati cattolici moderati, liberali, socialisti, liberalsocialisti, socialdemocratici non interessati al campo avverso) e sorge l'idea di un'alleanza a geometrie variabili tra Nord e Centro-Sud nei collegi uninominali, come in effetti ci sarebbe stata (proprio con la Lega Nord nei collegi settentrionali, formando il Polo delle libertà, mentre al Centro-Sud l'alleanza del Polo del buongoverno fu soprattutto con Alleanza nazionale, diversamente da quanto suggerito da Craxi e Cartotto).

Il secondo capitolo contiene un altro accenno "simbolico" rilevante, che parla della scelta del nome e di un "incidente di percorso" occorso nell'estate del 1993 al primo simbolo di Forza Italia, non ancora il partito politico ma l'omonima associazione costituita con atto notarile a Milano il 29 giugno 1993 (i fondatori, per quanto se ne sa e racconta lo stesso Cartotto, furono Gianni Pilo, Dario Rivolta, Luigi Scotti, Alberto Spinelli, Sergio Travaglia e Giuliano Urbani). Quel simbolo era nato come marchio - quadrato, non ancora tondo e senza bandierina, ma con il sottotitolo "Alleanza per il buongoverno", un termine che sarebbe tornato in seguito - e, a quanto pare, era stato trattato come marchio fin dall'inizio.

Fin da metà aprile, Berlusconi mi aveva incaricato di verificare se poteva essere utilizzata la parola "Italia" all'interno del nome di una forza politica che volesse presentarsi in Parlamento. Berlusconi non era certo che nessuno potesse dire "no, un partito non può appropriarsi del nome Italia". Io condividevo questa incertezza e non avevo la risposta pronta perché si trattava anche per me di una cosa veramente nuova. 
Questo accertamento fu fatto nella seconda metà di aprile, quando anche si stabilì che, per il momento, il deposito del simbolo e del nome poteva essere fatto presso un notaio da due o più persone che si fossero date uno statuto, quindi persone godenti dei diritti civili. Non c'era altro da fare in quanto il deposito definitivo poteva avvenire solo al Ministero degli Interni e in epoca pre-elettorale. Farlo prima non avrebbe dato nessun particolare vantaggio se non quello di stabilire una priorità cronologica. Riguardo al simbolo, poi, Berlusconi era molto preoccupato che qualcuno glielo potesse "soffiare". Io avevo contribuito ad accrescere questa sua preoccupazione facendogli presente che, come stava regolarmente ormai accadendo per la Lega da diverso tempo, eran apparsi diversi "furbacchioni" capaci, presentando simboli il più possibile simili a quelli dei partiti maggiori, di far perdere loro dei voti. basti pensare alla Lega Alpina Lumbarda alle iniziative della sorella e del cognato di Bossi e a quelle di Roberto Bernardelli con la sua Lega Casalinghe-pensionati. Per evitare questa deprecabile evenienza Berlusconi diede disposizioni ai suoi grafici di preparare molti simboli simili con tutte le possibili varianti da depositare in modo che nessuno potesse utilizzare il nome e il simbolo da lui scelti. 
Mentre il simbolo fu deciso tra vari possibili nel mese di agosto, già ai primi di giugno Berlusconi comunicò la scelta del nome Forza Italia a un livello molto riservato di persone a conoscenza del progetto, ricevendo una poco entusiastica adesione. Ci furono anzi diverse critiche e osservazioni. Berlusconi mi disse, per esempio, che Giuliano Ferrara aveva giudicato il nome Forza Italia troppo calcistico. Da parte mia preferii non fare commenti perché, avendo una grande stima di Berlusconi come comunicatore, ero assolutamente convinto che, se lui riteneva attraverso quel nome di comunicare con la gente in modo più efficace che con altri nomi;, probabilmente aveva ragione lui. 
Nel mese di luglio accadde un fatto increscioso, il logo e il simbolo di Forza Italia furono presentati al Ministero dell'Industria come fossero il marchio e il nome di una birra. Fu uno stretto collaboratore ad avere questa pessima idea, un errore clamoroso di cui, per fortuna, la sinistra non venne a conoscenza. 

Per l'esattezza, le classi di prodotti e servizi per cui fu registrato il marchio furono 6 (articoli in metallo, in particolare portachiavi, fermasoldi e fermacravatte), 14 (metalli e pietre preziose, gioielli - in particolare medaglie, monete, spille, ciondoli - e orologi), 16 (materiali cartacei, in particolare riviste, opuscoli, bandiere di carta, fermacarte e francobolli), 18 (oggetti in pelle, come portadocumenti; borse, sacche, ombrelli, cartelle e zaini), 20 (oggetti di arredamento in vario materiale, in particolare aste per bandiere), 24 (beni di natura tessile, in particolare bandiere, foulard e fazzoletti in tela, gagliardetti in stoffa), 25 (generi di abbigliamento, in particolare foulard e fazzoletti in seta, cravatte, cappelli e magliette), 26 (accessori, in particolare fasce per capelli e spille), 28 (giocattoli e articoli sportivi, in particolare pupazzi, bamboline, borse e sacche sportive, palloncini), 35 (pubblicità, consulenza aziendale, distribuzione di materiale pubblicitario), 36 (prodotti assicurativi e finanziari), 38 (telecomunicazioni), 42 (servizi di varia natura, alimentari inclusi... ma la birra non c'entra, visto che sarebbe stata nella classe 32). A settembre sarebbero state depositate anche altre versioni del marchio, inclusa - alla fine del mese - quella con la bandierina che sarebbe stata protagonista dal 1994 in avanti. Chissà se lo avrebbero immaginato Cartotto e coloro che nel 1993 lavoravano a quel progetto nuovo alternativo alle sinistre...

venerdì 7 aprile 2023

Berlusconi, il destino di Forza Italia e questioni di "democrazia interna"

Sui media negli ultimi giorni ha inevitabilmente grande spazio ogni notizia che riguardi la salute di Silvio Berlusconi, dopo il suo ricovero al San Raffaele a Milano. Giusto oggi, però, su alcuni quotidiani si trovano alcuni articoli - come quelli di Francesco Olivo sulla Stampa e di Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano - che ragionano anche sul futuro di Forza Italia a partire dalle regole interne, quelle dello statuto attualmente in vigore
Non è la prima volta che nel dibattito pubblico si parla di questo (era già capitato nel 2015, quando Raffaele Fitto aveva lamentato il mancato rispetto di procedure democratiche interne e, a quanto si era appreso, si era rivolto all'avvocato Gianluigi Pellegrino a tutela della democraticità del partito); di certo, però, la situazione odierna appare molto più delicata. Questo soprattutto perché forse per la prima volta appare in dubbio la permanenza nel ruolo di guida del partito di colui che ha voluto, fondato e presieduto Forza Italia fin dall'inizio, rappresentandone in ogni momento l'incarnazione e l'unico vero punto di sintesi e legittimazione, irrinunciabile e indiscutibile. La questione, ovviamente, è soprattutto politica, ma è anche giuridica, perché ha a che vedere appunto con il rispetto delle regole interne e, prima ancora, sul loro contenuto e sul modo in cui queste vengono stabilite: si tratta di profili che interessano la "democrazia nei partiti" e che rilevano ancora di più riguardando quello che nel corso degli anni è stato qualificato come "partito azienda", "partito mediale" (Paolo Ferrari) e "partito personale" (Mauro Calise). Un partito che, in ogni caso, è chiamato a fare i conti con le regole: sia quelle che ha scelto di darsi (da anni), sia quelle introdotte in un secondo momento dalla legge.

Spigolando negli statuti del partito

Silvio Berlusconi risulta essere presidente di Forza Italia fin dal 18 gennaio 1994, giorno in cui il movimento politico "Forza Italia!" (incluso il punto esclamativo) fu ufficialmente fondato con atto costitutivo rogato dal notaio Francesco Colistra ed esattamente otto giorni prima del discorso della "discesa in campo". L'atto indicava come componenti del primo comitato di presidenza, per i primi tre anni di vita dell'associazione politica, Berlusconi e gli altri fondatori, cioè Mario Valducci (scelto come amministratore nazionale), Antonio Martino, Luigi Caligaris e Antonio Tajani. In quella prima fase, il presidente nazionale aveva -  in base al primo statuto allegato all'atto costitutivo - tre compiti principali: attuare la linea politica espressa dall'assemblea degli associati e dal comitato di presidenza, coordinare l'attività del movimento e rappresentare quest'ultimo "nelle sedi istituzionali e nelle trattative politiche nazionali"; la rappresentanza legale e patrimoniale spettava invece all'amministratore nazionale. Tanto l'elezione del presidente nazionale, quanto la nomina dell'amministratore nazionale spettava al comitato di presidenza (organo cui spettava la conduzione politica di Forza Italia), in teoria eletto dall'assemblea degli associati, ma non in quella prima occasione visto che all'inizio gli associati coincidevano con i fondatori.
Lo statuto in quell'occasione era piuttosto scarno. La prima assemblea nazionale, tenutasi a Milano il 18 gennaio 1997 - dunque esattamente tre anni dopo la fondazione giuridica del partito - approvò regole più dettagliate, che poi furono lievemente modificate nei mesi successivi, anche dal primo congresso di Forza Italia, tenutosi dal 16 al 18 aprile 1998 (con Berlusconi confermato presidente). Sulla base di quelle norme, sarebbe toccato al congresso nazionale ("la più alta assise del Movimento"), oltre che definire e indirizzare la linea politica di Fi, eleggere il presidente (che restava in carica tre anni ed era rieleggibile), 6 membri del comitato di presidenza (l'art. 23 indicava come sarebbero stati scelti gli altri) e 50 del consiglio nazionale. L'art. 15 stabiliva pure che i congressi dovessero celebrarsi "in via ordinaria almeno ogni 3 anni", su convocazione del presidente "su delibera del Comitato di Presidenza" e che solo al congresso spettava il compito di modificare lo statuto (o, in alternativa, di delegare la modifica dello statuto al consiglio nazionale: per l'art. 74, ognuna delle due decisioni aveva bisogno del voto dei due terzi degli aventi diritto).
Sempre in quell'occasione si stabilì che la presentazione delle candidature alle elezioni nazionali, regionali e locali sarebbe avvenuta "per mezzo di procuratori speciali nominati dall'amministratore nazionale" (artt. 43 e 44): all'amministratore, eletto dal consiglio nazionale (su proposta del comitato di presidenza), spettava in via esclusiva anche ogni decisione sull'uso del contrassegno, dunque del simbolo (che curiosamente non era né descritto nello statuto, né allegato all'atto costituivo). In caso di dimissioni o impedimento permanente del presidente (art. 19), spettava al comitato di presidenza convocare immediatamente il consiglio nazionale perché provvedesse "alla sua sostituzione temporanea per il periodo strettamente necessario per la convocazione del congresso nazionale". Diversamente da quanto era accaduto in passato con altri partiti, peraltro, non si prevedeva nulla per l'ipotesi in cui la scadenza triennale non fosse stata rispettata, né era regolata la possibilità di attivare comunque il percorso congressuale ad opera degli iscritti in caso di inerzia da parte degli organi competenti.
Quelle norme rimasero sostanzialmente identiche anche in seguito, specialmente dopo il secondo (e per ora ultimo) congresso forzista, tenutosi dal 27 al 29 maggio 2004 ad Assago (come il precedente). L'unica novità rilevante, per quello che interessa qui, riguardò le eventuali modifiche statutarie, che per il nuovo testo dell'art. 74 erano "di competenza del Congresso Nazionale e del Consiglio Nazionale": dovendo supporre che bastasse l'intervento di uno solo dei due organi, si precisava che le loro delibere erano approvate "con il voto favorevole della maggioranza dei presenti purché costituiscano almeno i due terzi degli aventi diritto al voto" (quindi i due terzi restavano come quorum di validità dell'organo, ma diventava più facile modificare lo statuto con le nuove maggioranze).
Alle elezioni politiche del 2008, com'è noto, non partecipò Forza Italia, ma il Popolo della libertà. Il primo congresso del nuovo soggetto politico si svolse dal 27 al 29 marzo del 2009: Forza Italia, dopo un consiglio nazionale del 21 novembre 2008, sospese la sua attività ma non si sciolse (come del resto non fece nemmeno alleanza nazionale, così come i Democratici di sinistra e la Margherita dopo che si era dato luogo al Pd: tra i tanti motivi, tutti quei partiti avevano diritto a incassare i "rimborsi elettorali" per gli ultimi tre anni della XV legislatura, anche se questa era terminata in notevole anticipo). Quando, il 16 novembre 2013, il consiglio nazionale del Pdl decise - su iniziativa di Silvio Berlusconi - di riprendere l'attività di Forza Italia, non ci fu bisogno di "rifondarla": fu sufficiente ridestarla dal torpore iniziato cinque anni prima. Le regole interne, in tutto quel tempo, non erano cambiate, visto che lo statuto era rimasto lo stesso.

Le nuove regole sulla "democrazia nei partiti"

Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, peraltro, entrarono in vigore le prime norme di legge in tema di democrazia interna ai partiti (il decreto-legge n. 149/2013, voluto dal governo di Enrico Letta e convertito con legge n. 13/2014): i partiti, se avessero voluto continuare a godere delle risorse pubbliche - sia pure nella forma, per loro meno conveniente rispetto agli abbondanti rimborsi del passato, del 2 per mille Irpef destinato dai contribuenti o della "contribuzione agevolata" - avrebbero dovuto adattare il loro statuto alle nuove previsioni di legge, sottoponendo il testo a una commissione che avrebbe verificato il rispetto dei requisiti. Il consiglio nazionale di Forza Italia il 4 agosto 2015 intervenne sulle norme statutarie e nell'autunno il testo superò l'esame della commissione, anche nelle parti che potevano sembrare un po' meno democratiche (ci si riferisce soprattutto alle procedure di selezione delle candidature, molto verticistiche e che non prevedono alcun coinvolgimento della base; la legge, però, si limita a chiedere di esplicitare come si selezionano le persone candidate, non impone consultazioni di iscritti o simpatizzanti). Le disposizioni che qui interessano, tuttavia, non sono state modificate in quell'occasione (e nemmeno nel 2017, in occasione di ulteriori ritocchi al testo).
Ora, se si scorre l'organigramma attuale, riportato dal sito del partito, è facile vedere che né il coordinatore nazionale (Antonio Tajani) né la vice-coordinatrice nazionale (Anna Maria Bernini, ora affiancata da Alessandro Cattaneo) sono cariche previste dallo statuto. Su questa base, è evidente che ogni decisione che fosse presa da loro, se non "confermata" (meglio: se non coincidente con le decisioni prese) dal presidente o dagli altri organi competenti, potrebbe risultare non conforme allo statuto, anche se ovviamente le iscritte e gli iscritti al partito potrebbero rispettarla per fedeltà e lealtà. Tuttavia, se - per mera ipotesi - il coordinatore o uno dei suoi due vice procedessero a qualche nomina o ad altre decisioni impegnative per Forza Italia, qualche iscritto potrebbe anche scegliere di rivolgersi al tribunale per chiedere di invalidare quegli atti, ritenendoli compiuti da soggetti non competenti. Questi potrebbero difendersi, per esempio, sostenendo di aver ricevuto la delega a compiere quegli stessi atti (l'art. 19, comma 5 dello statuto indica che il presidente di Fi può "delegare specifiche funzioni"), ma sarebbe loro onere dimostrare in modo adeguato l'esistenza di quella delega.  
Tutto questo vale ora, che un presidente (potenzialmente) delegante esiste ed è in carica. Qualora dovesse venire a mancare o fosse impossibilitato in modo permanente a esercitare i suoi compiti, dovrebbe necessariamente partire il percorso di avvicinamento al congresso: il comitato di presidenza dovrebbe subito convocare il consiglio nazionale; questo dovrebbe scegliere un nuovo presidente pro tempore, che avrebbe essenzialmente l'incarico di convocare la nuova assise congressuale, nella data fissata dal comitato di presidenza e secondo i termini e i passaggi indicati dallo statuto. 
Nel frattempo, la decisione sulla validità degli atti - a seguito di eventuali ricorsi - sull'operato del coordinatore o dei suoi vice spetterebbe comunque al giudice civile, che si troverebbe di fronte una situazione sicuramente delicata; potrebbe dunque prendere tempo, anche di fronte alla richiesta di provvedimenti urgenti. Se sospendesse o invalidasse quegli atti potrebbe essere considerato responsabile del "blocco" dell'attività di un partito di maggioranza, dal rilievo comunque non trascurabile; una decisione simile, comunque, sarebbe frutto della scelta di prendere sul serio le norme dello statuto, che i dirigenti di Forza Italia e, a loro modo, le iscritte e gli iscritti hanno scelto di darsi o di accettare. Si tratta, ancora una volta, di una questione di "diritto dei partiti", da considerare seriamente: i partiti possono scegliere le regole da applicare al loro interno, ma poi devono rispettarle (anche, ad esempio, nella cadenza dei congressi, che dopo il 2013 in Forza Italia non si sono più celebrati); se diventano inadeguate si possono cambiare, ma rispettandole finché sono in vigore. Nel frattempo, senza dubbio, l'uso del simbolo resta saldamente nelle mani dell'amministratore nazionale, Alfredo Messina, non ricandidato alle ultime elezioni politiche.

lunedì 8 agosto 2022

Forza Italia, dietro Berlusconi spunta il simbolo con riferimento al Ppe

AGGIORNAMENTO DEL 9 AGOSTO 2022:
Poco più di 24 ore dopo questo articolo, è arrivata sostanziale conferma del "sospetto che avevamo avuto in un primo tempo sul possibile nuovo contrassegno elettorale di Forza Italia. Alle 11 e 30, infatti, i profili social del partito hanno adottato come foto profilo il nuovo simbolo con il riferimento al Partito popolare europeo e lo stesso è stato presentato in conferenza stampa: le uniche differenze rispetto all'immagine che questo sito aveva diffuso ieri riguardano lo spessore della circonferenza e la consistenza del carattere usato per il riferimento al Ppe, in entrambi i casi maggiore, in modo da facilitare la leggibilità.
Valgono ovviamente le considerazioni fatte ieri sul valore di questo riferimento, mai adottato prima da Fi alle elezioni politiche ("E' la nostra scelta europeista, un significato importante, siamo legati alla tradizione di De Gasperi, siamo parte della famiglia di maggioranza del parlamento europeo" ha detto il coordinatore Antonio Tajani): si è dunque di fronte a un segnale lanciato alle elettrici e agli elettori moderati, perché possano ritrovarsi ancora in un partito che intende rappresentare il centro (in qualche modo erede della storia e del ruolo che era stato della Democrazia cristiana, o almeno come tale vorrebbe porsi), senza dare troppo peso alle posizioni più recenti che l'hanno fatto apparire fin troppo simile alla Lega (al punto da causare l'addio di figure di rilievo). Mentre però - è notizia di oggi - la Lega per Salvini premier avrebbe pensato di conservare lo stesso contrassegno coniato per le elezioni del 2018, senza altre modifiche, Forza Italia ha già presentato la sua nuova veste. Sempre oggi si parla di una possibile fusione delle due liste moderate (Noi con l'Italia - Italia al Centro e Coraggio Italia - Udc): altri cambiamenti, dunque, sono attesi.  
 
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Simbolo ricostruito
Com'è noto, tra i simboli di lista svelati in questi giorni dalle forze politiche non ci sono stati quelli dei cinque partiti che, essendosi costituiti in gruppo parlamentare fin dall'inizio della legislatura, sarebbero stati certamente esonerati dalla raccolta firme. Con riguardo al Partito democratico, per esempio, si attende di capire se il contrassegno definitivo sarà più o meno simile a quello - con la dicitura "Per un'Italia democratica e progressista" su segmento rosso - che era stato diffuso per pochissimo tempo e poi ritirato. Del MoVimento 5 Stelle si è saputo che l'emblema non conterrà il riferimento al presidente del partito, Giuseppe Conte, potendo per il resto essere uguale o molto simile all'ultima versione del simbolo (quello con la data del 2050 su segmento rosso nella parte inferiore). 
Quanto al centrodestra, si è ricordato che il 2 agosto sui profili social di Silvio Berlusconi è apparso il contrassegno unitario della coalizione per la circoscrizione Estero, che al suo interno ospita le miniature dei simboli di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia: è facile notare che - essendo lo stesso contrassegno composito usato nel 2018 - quelle miniature sono identiche ai simboli dei rispettivi partiti schierati nel 2018, quindi in fondo si potrebbe pensare che effettivamente quelle tre formazioni politiche non ritoccheranno il loro emblema. 
Se si guarda sui profili di Forza Italia, per esempio, o direttamente sulle pagine o sui profili di Silvio Berlusconi, tutte le grafiche pubblicate contengono il contrassegno elettorale usato nel 2018, dunque quello a fondo bianco, con la bandierina che in parte esce dai confini del cerchio e con il riferimento a "Berlusconi presidente", con il cognome in netta evidenza (l'espressione fu molto criticata quattro anni fa, visto che lui non era candidabile, ma l'uso non era comunque illegittimo). Anche questi materiali di propaganda online, ovviamente, suggeriscono che il simbolo da schierare sulle schede sarà identico a quello di quattro anni e mezzo fa e il pensiero è assolutamente sensato, anche perché in fondo non ci sarebbe alcun bisogno di modificare il fregio.
Si sa, tuttavia, che Berlusconi è molto attento ai particolari e che nulla, nella sua comunicazione, è lasciato al caso. Così, nei video pubblicati sui social con le "pillole del programma" di Forza Italia e del centrodestra, registrati nello studio di Villa San Martino ad Arcore, è facile notare dietro lo stesso Berlusconi, alla sua sinistra, una cornice che contiene un simbolo di Forza Italia. Quel simbolo, tuttavia, a un occhio attento può apparire diverso da quello che nel video precedente registrato nello stesso luogo - e diffuso l'11 luglio - si poteva scorgere. Quel fregio, infatti, ha la bandiera di nuovo tutta contenuta nel cerchio e, guardando bene, si nota una piccola scritta ad arco tra il tricolore e il bordo del contrassegno stesso. Ingrandendo quel dettaglio, si può notare che ora intorno alla bandierina si legge "Partito popolare europeo" in maiuscolo. Lo stesso simbolo, tra l'altro, si vede in alcune immagini di manifesti affissi in alcune città (in particolare gira una foto scattata a Milano da Clemente Marmorino per Imagoeconomica, ma non la si riporta per non violare diritti).
Difficile pensare che il simbolo sia stato messo per caso, senza alcun intento particolare. Viene in mente, in qualche modo, la scelta di Matteo Renzi di intervenire al Tg1 utilizzando come sfondo i pannelli con quel logo tondo con la R rovesciata e il suo cognome: si era parlato di un possibile test per un eventuale nuovo simbolo di Italia viva, mostrato senza ancora presentarlo ufficialmente. Nel caso dell'emblema forzista, si tratta di una modifica assai meno radicale, ma comunque significativa: la scelta di inserire nel simbolo un riferimento al partito europeo di riferimento - il Ppe - non è certo nuova per Fi (l'aveva fatto nel 1999 e nel 2004), ma non era mai successo in prossimità delle elezioni politiche. Non è assolutamente detto che la variante del simbolo di Forza Italia comparsa dietro Berlusconi sia destinata a diventare contrassegno elettorale, ma se così fosse potrebbe leggersi come tentativo di segnalare all'elettorato moderato che il partito, a dispetto delle posizioni ritenute "schiacciate" sulla Lega (e dell'addio di varie persone di primo piano per la mancata fiducia al governo Draghi), deve essere ancora visto come "casa dei moderati" e vero centro politico, a differenza di altre proposte emerse nel frattempo. Quale sarà il contrassegno elettorale di Forza Italia, in ogni caso, si saprà tra pochi giorni, o forse - se Berlusconi deciderà di divulgarlo prima del deposito - tra poche ore.

mercoledì 29 giugno 2022

Italia forte, Sorte (Fi) deposita come marchio un possibile simbolo

Manca meno di un anno alla fine della legislatura, un periodo che potrebbe essere ancora più breve se dovessero crearsi le condizioni per sciogliere le Camere in anticipo. Gli schieramenti sono tutto meno che definiti o prevedibili, come dimostrano anche le ultime vicende delle compagini parlamentari del MoVimento 5 Stelle; non è certa l'estensione - e la stessa resistenza fino al voto - del "campo largo" delineato da Enrico Letta per il centrosinistra, ma anche nel centrodestra le certezze sono poche e c'è ancora tempo e spazio per nuovi progetti politici. Che qualcosa si stia muovendo, anche con qualche pensiero concreto, sembra dimostrarlo pure il recentissimo deposito come marchio di un emblema che ha tutta l'aria di un simbolo di partito - anzi, di un contrassegno elettorale da personalizzare - e con un nome che non passa inosservato, Italia forte. Già, perché mentre si compulsa il database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi in cerca di qualche indicazione su Vinciamo Italia, può capitare di imbattersi in questo nuovo deposito di potenziale segno distintivo: nella domanda come richiedente figura Alessandro Sorte, deputato di Forza Italia, della provincia di Bergamo, alla sua prima legislatura.

Il simbolo e la domanda

Risale giusto al 21 giugno il deposito della domanda di marchio per questo segno rappresentato da un "campo circolare con un bordo composto dall'alternanza colori bianco, verde e rosso. All'interno del bordo circolare - così recita la descrizione ufficiale - vi è una sfumatura di base blu, che copre circa il 65% del suo interno, su cui è presente una scritta, 'Italia forte'. La restante porzione del campo interno è bianco con una striscia tricolore verde bianca e rossa". A differenza di altri tentativi di registrazione visti in passato, in questo caso è stata rivendicata solo la classe 41 della classificazione di Nizza, dunque relativa a "Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali" (non invece anche la 45, relativa invece ai "servizi giuridici e di sicurezza", tra i quali si annoverano anche attività di natura politica). 
Nel simbolo depositato come marchio, dunque, domina dunque il blu, che occupa la maggior parte del cerchio interno: in quell'area è stato impresso - in bianco, maiuscolo corsivo - il nome del progetto politico. Il tricolore completa il simbolo, nella corona sottile che fa da contorno e in una piccola striscia tricolore solo in parte visibile nella parte bassa del cerchio interno. Emerge dunque, ancora una volta, l'uso dei colori nazionali, vale a dire il tricolore e il blu, che può essere visto come versione scura dell'azzurro; questa scelta cromatica, insieme all'impiego della parola "Italia", ormai sempre più diffuso, sembra collocare il progetto politico legato al simbolo in un'area moderata, se non proprio di centrodestra. Va anche detto che lo spazio bianco sotto all'area blu che contiene il nome del progetto politico sembra ricavato apposta per inserirvi il riferimento a un candidato, che si tratti di un candidato sindaco o presidente di Regione o - perché no - del leader di un partito che aspiri a guidare la coalizione e, magari, alla Presidenza del Consiglio in caso di vittoria. 

Il richiedente del marchio

Come si diceva, la domanda risulta presentata da Alessandro Sorte, politico alla sua prima legislatura, con un percorso all'interno del centrodestra. Consigliere (dal 2004) e poi assessore per Forza Italia a Brignano Gera d'Adda (Bg), eletto consigliere provinciale di Bergamo (2009) per il Pdl e poi consigliere (dal 2013) e assessore regionale della Lombardia eletto con il Pdl e, dopo la sospensione di questo, passato a Fi, nel 2018 Sorte è stato eletto deputato nel collegio uninominale di Romano di Lombardia per la coalizione di centrodestra, in quota forzista. Tra settembre del 2019 e maggio dello scorso anno, in effetti, ha aderito a Cambiamo! e ha fatto parte delle componenti politiche del gruppo misto in cui hanno militato gli altri deputati legati al partito fondato da Giovanni Toti. Da poco più di un anno, in compenso, Sorte è rientrato in Forza Italia, avendo scelto di non aderire a Coraggio Italia.
Ricordato il suo cursus honorum politico, non sembra affatto inutile segnalare che il 29 settembre 2018 proprio Sorte era stato tra gli organizzatori dell'evento alla fiera di Bergamo L'Italia forte - Ricostruire il Paese, tornare a crescere. Quell'evento, pensato e proposto come convegno di partito, non aveva mancato di destare attenzione (e non pochi commenti) per la presenza di Giovanni Toti; un anno dopo, come si è detto prima, Sorte - ma anche il co-organizzatore dell'evento Stefano Benigni, anch'egli allora parlamentare forzista - aderirono alla componente di Cambiamo! nel gruppo misto della Camera. L'espressione "Italia forte", dunque, ha già caratterizzato il percorso politico recente di Alessandro Sorte, vedendolo anche in posizione di promotore: non è così fuori luogo immaginare che qualcosa si stia muovendo, non per forza in chiave elettorale o come partito in via di costituzione, ma come idee che vengono preparate per essere pronte a tempo debito.  
A rafforzare questa idea concorre un fatto che sembra rilevante: il 10 giugno, dunque 11 giorni prima del deposito della domanda di marchio, è registrato il dominio internet Italiaforte.com. Se si prova a visitare il sito questo non risulta raggiungibile, in più la registrazione è stata fatta avendo cura di non rendere visibile il soggetto registrante; la sostanziale coincidenza della registrazione del sito e della presentazione della domanda di marchio, però, aiuta a pensare che non si sia di fronte a un caso, ma a un disegno piuttosto definito, anche se non è ancora chiaro a cosa punti quel disegno (anche solo, magari, a proteggere in anticipo un nome da usare nel corso di nuove iniziative politico-elettorali, senza per forza proiettarlo su una scheda). Va aggiunto peraltro che il dominio Italiaforte.it risulta già occupato dall'8 ottobre 2018, registrato da Stefano Giovanni Maullu, già consigliere e assessore regionale lombardo (Fi-Pdl), poi nella scorsa legislatura parlamentare europeo, eletto con Forza Italia e passato alla fine del 2018 con Fratelli d'Italia. In questo sito, peraltro, lo si era già incontrato quando era circolata la voce che suggeriva di inserire nel simbolo di Forza Italia il riferimento "L'Altra Italia" e si era scoperto che - ormai dieci anni fa - proprio Maullu aveva già depositato come marchio il simbolo di Un'altra Italia
 

Sembra ben difficile che quel sito venga usato ora con riferimento a Italia forte depositato da Alessandro Sorte, mentre è assai più probabile che l'uso riguardi il nuovo nome a dominio registrato. C'è tempo per scoprire di che uso potrà trattarsi, ammesso che Sorte - o chi per lui - scelga effettivamente di usarlo. Che qualcosa "bolla in pentola", però, in qualche modo lo ha fatto pensare lo stesso deputato forzista: sulla sua pagina Facebook, infatti, il 23 giugno sono apparse foto di una cena con Silvio Berlusconi e altri parlamentari di Forza Italia. Una di queste, in cui Sorte è a fianco di Adriano Galliani e dello stesso Berlusconi, reca il commento "Di cosa stavamo parlando?". Ovviamente l'argomento poteva essere uno qualunque, ma non sembra opportuno escludere che i tre - e altre persone vicine - stessero parlando di (un')Italia forte.