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martedì 1 marzo 2022

Crucioli, San Giorgio e la Costituzione verso le amministrative a Genova

A pensarci solo un attimo, fa un certo effetto: si è votato all'inizio di ottobre - cioè cinque mesi fa - per l'ultimo turno nutrito di elezioni amministrative e c'è già chi presenta la propria candidatura per il nuovo voto? In realtà, pensandoci giusto un po' di più, tutto torna: in periodi "normali", infatti, questo sarebbe il periodo normale per far conoscere le proprie intenzioni, specialmente per le persone che hanno bisogno di un po' più di tempo per farsi conoscere da cittadine e cittadini. 
Allo stato sembra probabile che non si ricorra a un nuovo rinvio del voto all'autunno (a meno di nuovi peggioramenti legati alla pandemia, decisamente non auspicabili): si dovrebbe dunque votare questa primavera, anche se non si conosce ancora la data del voto. Si parla del 22-23 maggio, del 29-30 maggio o dell'ipotesi che si vada alle urne due settimane più in là; in ogni caso probabilmente si accorperebbero referendum sulla giustizia da poco ammessi dalla Corte costituzionale al primo turno delle amministrative, in base al contenuto di un ordine del giorno a prima firma del leghista Igor Iezzi, approvato a larga maggioranza alla Camera (mentre la ministra dell'interno Luciana Lamorgese aveva ipotizzato l'accorpamento ai ballottaggi). 
Tra i comuni interessati dalla prossima tornata, ci saranno anche vari capoluoghi di provincia (tra i quali Parma, che necessariamente dovrà cambiare sindaco, visto il doppio mandato di Federico Pizzarotti), ma soprattutto torneranno al voto come capoluoghi di regione - oltre a Palermo, che come data potrebbe non coincidere - L'Aquila e Genova. E proprio con riguardo a Genova ieri Mattia Crucioli, avvocato e senatore (eletto proprio nel collegio di Genova - San Fruttuoso) aderente al gruppo misto, ha presentato il suo progetto di candidatura alla guida della città, mostrando anche il contrassegno elettorale della sua lista, Uniti per la Costituzione.
Il rosso è il colore dominante dell'emblema, tanto nel segmento inferiore (quasi un semicerchio) che contiene il nome della lista e il riferimento al candidato e alla carica cui aspira, quanto nell'elemento iconografico collocato nella parte superiore, su fondo bianco: l'immagine proposta è una sagoma di San Giorgio che trafigge il drago, figura molto popolare per la città (pur non essendone il patrono), come del resto i colori del contrassegno sono quelli cittadini (senza che si citi la croce identificata con il nome dello stesso santo). Non stupisce che per Crucioli quello scelto sia "un simbolo importante per Genova, che rimarca il valore dell'unità e dei principi costituzionali", visto il nome scelto. 
Il contrassegno non contiene invece i simboli delle forze politiche (Alternativa, Italexit, Ancora Italia, Riconquistare l'Italia e Partito Comunista) che aderiscono al progetto per Genova proposto da Crucioli e sosterranno la lista che lo candiderà come sindaco: si è trattato di una scelta precisa, "proprio per dare maggiore importanza all'azione collettiva, all'unità di intenti di queste forze che vogliono raggiungere diversi obiettivi su scala nazionale e locale". A livello nazionale, quei soggetti politici vorrebbero far ripartire da Genova un'azione forte di segno opposto a un clima generale giudicato come di "attacco ai diritti e scarsa democrazia" - ad opera di partiti formalmente distinti ma ritenuti omologati tra loro - sfruttando anche ogni altra occasione elettorale disponibile; a livello locale, ovviamente, l'idea è di offrire al corpo elettorale un'alternativa reale all'amministrazione cittadina uscente e alle altre proposte in campo. 
"Una città migliore in un Paese più libero" è uno degli slogan che si propongono di unire i due livelli di impegno, mentre i promotori della lista non hanno mancato di esprimersi anche sulla situazione bellica russo-ucraina ("L'Italia resti fuori dalla guerra, restare neutrale, non inviando truppe o materiale bellico letale; usi piuttosto la sua terzietà per mettersi al servizio di una mediazione che possa superare in maniera pacifica questo conflitto"). Il primo passaggio importante, tuttavia, sarà la raccolta delle firme a sostegno della lista: a questo proposito, salvo errore, non si è ancora appreso di nuovi tagli una tantum al numero di sottoscrizioni richieste dalla legge, come quelli che nel 2020 e nel 2021 avevano ridotto a un terzo i sostenitori necessari per le elezioni comunali e regionali. Da una parte il voto in condizioni "quasi normali" lo rende improbabile (come del resto non si era operata alcuna riduzione per le elezioni suppletive); dall'altra paradossalmente il primo voto in condizioni simili a quelle precedenti, ma seguito a due tornate "eccezionali", potrebbe suggerire un ritorno graduale alla normalità, magari con una riduzione meno marcata delle firme rispetto al passato (con un taglio della metà o di un terzo). Sicuramente, per ora, non è stato approvato alcuno degli emendamenti visti nei giorni scorsi che puntavano ad ampliare le ipotesi di esenzione dalla raccolta firme per le elezioni politiche: per ora saranno esonerati solo i cinque partiti dotati di gruppo parlamentare in entrambe le Camere (M5S, Lega, Pd, Fi e Fdi).

giovedì 18 marzo 2021

Ancora sul simbolo dell'Idv negato a L'Alternativa c'è: le versioni dei fatti

Nell'articolo di ieri si è annunciato che la componente del gruppo misto al Senato di L'Alternativa c'è - e non il gruppo, come si era creduto in un primo tempo - non è (ancora) nata e c'è il serio rischio che non nasca affatto, a maggior ragione dopo che alcuni giorni fa per l'articolazione parlamentare è venuta meno la rappresentanza dell'Italia dei valori e, di conseguenza, la possibilità di fruire del suo simbolo. La questione, tuttavia, oggi è rimasta di attualità perché sono state diffuse nuove informazioni rilevanti: in particolare, Matteo Pucciarelli ha intervistato per 
la Repubblica Ignazio Messina, segretario dell'Idv, per cercare di capire cosa effettivamente sia accaduto. 
Ricordato che tra i partiti che avevano partecipato in forma visibile alle elezioni, anche all'interno di altre liste - e che dunque potevano consentire sulla carta il sorgere di un gruppo al Senato o, se la compagine fosse stata sotto i dieci membri, almeno di una componente - il più compatibile con gli espulsi dal MoVimento 5 Stelle sembrava proprio l'Idv, l'articolo ricorda che "i
l primo incontro a Palermo tra emissari" di coloro che erano stati espulsi dal gruppo del M5S "e Messina è datato 14 febbraio. Idv dà un via libera all'operazione parziale, ponendo una condizione: che non fosse solo un mero espediente tecnico ma che dietro si lavorasse ad un progetto politico vero e proprio".
"Invece da quel che ho visto - ha spiegato Messina a Pucciarelli - volevano solo il simbolo. Abbiamo fatto diverse riunioni e non siamo mai arrivati a un dunque. Nel loro documento programmatico non c'era una riga sul lavoro, sulla giustizia, insomma mi è parso qualcosa fatto senza crederci". Scrive poi Pucciarelli che "per Idv andava bene l'opposizione al governo Draghi, ma restando nell'alveo del centrosinistra, con una netta alternatività rispetto a Fratelli d'Italia e a Giorgia Meloni"; in più "prevalevano logiche di rancore contro il M5S, a me il Movimento può fare simpatia o meno ma non ho mica conti in sospeso". L'articolo si chiude notando che "se con gli incontri con - ad esempio - il senatore Mattia Crucioli e il deputato Pino Cabras le cose sono andate non bene, Messina è convinto che con altri usciti dal Movimento invece sia possibile ragionare ancora", "ma meglio non anticipare troppo - ha concluso Messina - vediamo con calma". 
Il segretario dell'Idv dice di essere un po' dispiaciuto, "ma non è stato tempo perso, ho comunque imparato qualcosa". Non sembrano peraltro molto felici nemmeno i senatori che avevano chiesto di formare la componente L'Alternativa c'è al Senato: sulla pagina di Mattia Crucioli poche ore fa è apparso un post firmato anche da Margherita 
Corrado, Luisa Angrisani e Bianca Laura Granato nel quale si dichiarano "i veri motivi del ritiro" del simbolo. Si riporta di seguito il contenuto del post:
Il manifesto de L'Alternativa c'è (che non ha alcuna pretesa di costituire un programma esaustivo) era stato inviato all'Avv. Messina che, lungi dal criticarlo, aveva contribuito a redigerlo: l'argomento è quindi evidentemente pretestuoso. La realtà è che, nonostante originariamente avesse dichiarato di non porre condizioni all'utilizzo del simbolo, il legale rappresentante di Idv intendeva indirizzare il costituendo gruppo verso l'appoggio a Conte e alla coalizione di centrosinistra, nonostante gli avessimo chiaramente rappresentato di voler essere alternativi al finto bipolarismo destra-sinistra che l'Italia ha dovuto subire per troppo tempo. Su una cosa, quindi, concordiamo con il rappresentante di Idv: non ci sono le condizioni per tentare un progetto insieme, perché noi abbiamo una parola sola. Ciò non significa, contrariamente a quanto titola La Repubblica, che L'Alternativa c'è "naufraga al Senato": noi andiamo avanti, né con Draghi, né con Conte, e tantomeno con la destra, mantenendo la nostra coerenza e raccontandovi soltanto la verità.
A questo punto, archiviata (si può dire definitivamente) la possibilità di veder tornare con queste persone il simbolo dell'Idv rappresentato al Senato, a L'Alternativa c'è non resta che aspettare il responso della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama, almeno per sapere se potranno formare una loro componente del gruppo misto da soli, se non altro per potersi distinguere nei resoconti stenografici e nei filmati di seduta con la loro personale "etichetta". Se la risposta non arriverà o sarà negativa (risposta che invece non attende più Tiziana Drago, che aveva chiesto di formare la componente Alternativa popolare, ma proprio oggi ha aderito a Fratelli d'Italia), l'unica alternativa al desistere sarebbe cercare un'altra forza politica che, avendo partecipato alle elezioni del Senato del 2018, potrebbe permettere di ottenere lo stesso effetto (ammesso che i suoi legali rappresentanti siano d'accordo e non cambino idea). Nel frattempo, aspettiamo con ansia il simbolo ufficiale di L'Alternativa c'è, che serve anche a prescindere dall'esistenza di gruppi o componenti. Anzi, serve soprattutto se non ci sono o se sono in una sola Camera.

mercoledì 17 marzo 2021

L'Alternativa c'è, ma al Senato non si vede (a causa dell'Idv, ma non solo)

Meno di un mese fa, il 23 febbraio 2021, è stata autorizzata alla Camera la costituzione all'interno del gruppo misto della componente politica L'Alternativa c'è, richiesta il giorno stesso. Si trattava dunque del nome scelto dalle persone elette in Parlamento con il MoVimento 5 Stelle e che sono state espulse dal gruppo e dal M5S stesso per non avere votato la fiducia al governo Draghi, dopo che in un primo tempo era circolata la possibilità che il nome utilizzato potesse essere semplicemente "Alternativa". Una scelta non casuale: si trattava di un messaggio volutamente apposto al 
there is no alternative proposto di frequente da Margaret Thatcher.
Ci sarebbe già un simbolo da abbinare al nome ("una ruota dentata con all'interno una stella tricolore. Un logo che richiama la fratellanza tra lavoratori" aveva anticipato sempre il 23 febbraio Antonio Atte per Adnkronos), anche se ancora non è stato mostrato. Più che su quell'emblema, tuttavia, l'attenzione dei più - e anche quella di chi scrive ora - si era concentrata su un altro simbolo, quello dell'Italia dei valori, che sembrava fosse stato messo a disposizione di senatrici e senatori ex M5S per poter avere riconoscibilità all'interno di Palazzo Madama. In tal senso, per lo meno, erano state le dichiarazioni di varie persone elette e anche di Ignazio Messina, attuale segretario dell'Idv, che si era detto disponibile a dichiarare che la nascitura articolazione parlamentare avrebbe rappresentato l'Idv - in modo che questa potesse formarsi senza essere ostacolata in questo dalle modifiche apportate alla fine del 2017 al regolamento del Senato - purché ci fosse l'intenzione di dare vita a un "progetto politico nuovo partendo da idee e valori condivisi" (sempre parole raccolte da Atte) e non la semplice idea di sfruttare un espediente tecnico.
Per vari giorni, in effetti, si era pensato che la strada fosse quella di formare addirittura un gruppo a Palazzo Madama, sulla scorta di quanto già avvenuto con il gruppo di Italia viva - Psi grazie alla partecipazione di quest'ultimo (questo del resto era stato il paragone fatto da Messina a ilGiornale.it). Nella seduta del 10 marzo 2021, tuttavia, si è appreso - basta leggere il resoconto stenografico di quella seduta per averne riscontro - che il 24 febbraio scorso, dunque il giorno dopo rispetto alla costituzione della componente a Montecitorio, era stata depositata presso la Presidenza del Senato "un'istanza per la costituzione di una componente all'interno del Gruppo Misto": non un gruppo, dunque, ma una componente, anche perché la richiesta era pervenuta da sei persone elette in Senato. Dopo sedici giorni da allora, tuttavia, il senatore di L'Alternativa c'è Mattia Crucioli ha sollecitato la vicepresidente di turno, Anna Rossomando (Pd), ricordando che "la Presidenza può autorizzare l'istituzione di una componente oppure, in caso di dubbio, convocare la Giunta per il Regolamento" ed evidenziando "l'importanza, in questa situazione in cui la maggioranza coinvolge quasi interamente le forze del Parlamento, di avere la possibilità di fare un'opposizione organizzata, anche attraverso le forme indicate dal Regolamento, che appunto prevedono la costituzione di componenti all'interno del Gruppo Misto". Crucioli chiudeva il suo intervento notando: "Il ritardo o, peggio, il diniego alla costituzione di questa componente comprime la possibilità di fare opposizione in forma organizzata, non come singoli, ma come collettivo, in rappresentanza di una collettività maggiore presente nel Paese e che non è rappresentata in questo Parlamento al momento. Rossomando non ha potuto far altro che dire che della questione si era parlato il giorno prima nella conferenza dei capigruppo e che avrebbe riferito la sua richiesta alla presidenza.
Si è poi appreso, attraverso il profilo Facebook del senatore Crucioli, che per "mercoledì", cioè oggi, era attesa la decisione sul punto. In effetti, la Giunta per il regolamento era stata convocata per questa mattina alle ore 11 e 30, avendo come unico punto all'ordine del giorno "Prosecuzione discussione sulle componenti del Gruppo Misto". Già, prosecuzione, perché in realtà la discussione era già iniziata mesi fa e non certo con riguardo al caso di L'Alternativa c'è, anche se le questioni in ballo erano sempre relative ad articolazioni di senatrici elette con il MoVimento 5 Stelle e passate al gruppo misto. In particolare, Tiziana Drago e Paola Nugnes avevano chiesto di costituire nel gruppo misto le componenti politiche rispettivamente di Alternativa popolare e Rifondazione comunista: il primo partito aveva partecipato in modo manifesto alle elezioni del 2018, consentendo alla Camera il sorgere - non senza polemiche - della componente di Popolo protagonista - Ap; il secondo non aveva partecipato con il suo simbolo da solo o all'interno di un contrassegno composito, limitandosi a partecipare alle liste di Potere al popolo! Il tema era stato discusso nelle sedute della Giunta del 2 dicembre 2020 e del 27 gennaio 2021 perché, se in passato bastava di fatto che uno o più senatori comunicassero l'intenzione di costituire la componente perché questa nascesse, la riforma regolamentare del 2017 aveva suggerito maggiore prudenza. 
In realtà il regolamento del Senato si limita a citare una sola volta le componenti del gruppo misto all'art. 156-bis, comma 1 (per cui i capigruppo e "i rappresentanti delle componenti politiche del Gruppo misto" possono presentare non più di un'interpellanza con procedimento abbreviato ogni mese), senza prevedere alcuna regola sulla loro costituzione: nella prassi, così, si era sempre concessa la formazione di tali componenti come mere "etichette politiche", anche se non corrispondevano nemmeno a un partito (come Insieme per l'Italia di Sandro Bondi e Manuela Repetti). Come si diceva, però, dopo la riforma del regolamento che ha reso più severe le regole sulla formazione dei gruppi, specie in corso di legislatura, si è ritenuto opportuno limitare di fatto pure il sorgere di componenti politiche del gruppo misto (anche se la loro nascita quasi non ha effetti, al punto che non è neanche comunicata in aula e sui resoconti): si è così verificato che le componenti richieste rappresentassero una forza politica che aveva davvero partecipato alle ultime elezioni politiche, direttamente o all'interno di altri soggetti politici purché ciò emergesse da qualche documento (così era avvenuto quando si era costituita la componente Idea e Cambiamo: da un atto notarile risultava che il partito di Gaetano Quagliariello aveva partecipato alla fondazione di Noi con l’Italia, formazione a nome della quale si era candidato proprio Quagliariello, eletto in un collegio uninominale). Aveva i requisiti la richiesta di Drago per Alternativa popolare, mentre c'erano più dubbi per Nugnes, perché il Prc non era ufficialmente cofondatore di Potere al popolo!; la presidente del Senato aveva però invitato a considerare che Rifondazione comunista aveva avuto "un indubbio rilievo nella storia politica del Paese" ed era bene trovare un punto di equilibrio tra l'intento anti-frammentazione della riforma regolamentare e l'esigenza di distinguersi con proprie etichette politiche manifestata da alcuni eletti in Senato.
In quelle due sedute della Giunta per il regolamento, stando ai resoconti sommari diffusi, non era stata presa alcuna decisione, essendosi scelto di trattare in modo più ampio (e - si sperava - definitivo) la questione in seguito, benché ormai dalle richieste fosse trascorso parecchio tempo. Poco meno di un mese dopo la seconda seduta, è dunque arrivata la richiesta di L'Alternativa c'è, al fine di costituire la componente: essendo il corrispondente gruppo politico appena nato, si era comunque ritenuto opportuno corroborare la richiesta con il contemporaneo deposito del "simbolo di Idv (che ci aveva autorizzato per iscritto senza porre alcuna condizione)", come ha scritto lunedì sera sulla sua pagina Fb Crucioli. Sulla base delle sedute precedenti della Giunta per il regolamento, dunque, c'era la consapevolezza che quel simbolo, o meglio il potersi dire rappresentanti dell'Italia dei valori che aveva partecipato alle elezioni all'interno di Civica popolare, avrebbe potuto essere determinante per ottenere la formazione della componente e, se non altro, ottenere che il nome di questa fosse citato nei resoconti. 
Lo stesso post di Crucioli, tuttavia, permette di sapere che la situazione si era complicata sul piano politico venerdì 12 marzo: in quel giorno, infatti, "il legale rappresentante di Idv ha revocato l'autorizzazione all'uso del simbolo asserendo che sarebbero 'venute meno le condizioni politiche'". Senatrici e senatori che hanno chiesto di costituire la componente, tuttavia, proprio lunedì hanno prodotto un documento in cui insistono "per il riconoscimento della nostra componente, depurata da qualsiasi apporto di Idv, poiché in assenza di previsioni regolamentari esplicite deve intendersi che le componenti possano formarsi anche in assenza di accordi con altri partiti, specie in una situazione come quella odierna in cui tutti i partiti sono d'accordo con il governo e hanno un evidente interesse a non consentire un'opposizione organizzata". Questa vicenda, dunque, avrebbe portato all'attenzione della Giunta del regolamento un caso ancora diverso rispetto a quelli già al suo esame, più simile in apparenza a quelli delle richieste di costituire componenti che - come spiegato in Giunta il 2 dicembre 2020 dalla presidente del gruppo misto, Loredana De Petris - non sono state prese in considerazione proprio "alla luce delle [...] più restrittive disposizioni in vigore". Disposizioni che però per i richiedenti della componente L'Alternativa c'è non esistono (e sulla carta in ogni caso hanno ragione: di disposizioni non c'è nemmeno l'ombra, visto che il regolamento non si occupa delle componenti; al più potrebbero esserci delle norme, cioè delle regole che si possono trarre anche da altre disposizioni o che si possono applicare per analogia a casi simili non regolati).  
Il giorno della seduta di Giunta è dunque arrivato. "Da come si esprimeranno - scriveva ieri la senatrice Bianca Laura Granato - si comprenderanno tante cose. Innanzitutto si capirà se c'è rimasta un minimo di onestà intellettuale nelle forze di maggioranza tale da consentire a dei fuoriusciti anomali come noi, che hanno visto la propria forza politica trasformarsi fino a diventare un'altra, un minimo di agibilità politica per poter fare opposizione rispetto ad una maggioranza bulgara guidata da un tecnico [...]. Ci troviamo nella stessa situazione in cui si sono ritrovati nella precedente legislatura i bersaniani vittime di Renzi che aveva hackerato il Pd, trasformandolo nell’orrido Giano Bifronte che è attualmente [...]. Oggi sarebbe veramente paradossale che persone che hanno vissuto quella tragica esperienza negassero a noi e al Paese agibilità democratica, in questo contesto così privo di rappresentanza plurale". 
Come sia andata lo si capisce da quanto scritto da Crucioli oggi: "Speravo in un sussulto di dignità e indipendenza da parte di rappresentanti di partiti sempre più asserviti al potere, ma non c'è stato. Hanno deciso di non decidere, si sono nascosti dietro ad un rinvio sine die, senza neppure avere il coraggio di respingere apertamente la nostra richiesta". "Rinviata la decisione della Giunta del Regolamento. Agibilità politica e democratica sospesa sine die - ha scritto poco dopo Granato -. Certo è che se il nuovo Regolamento del Senato approvato nel 2017 doveva servire tra le altre cose a fermare gli strategismi di gruppuscoli di parlamentari tipo Ala di Verdini, Renzi docet, ha miseramente fallito. Infatti il regolamento sulla costituzione dei gruppi all’art. 14 comma 4 è talmente fumoso e suscettibile di interpretazioni che Renzi è riuscito a servirsene per fare un gruppo collegato al PSI e buttar giù il governo Conte-bis, invece, paradossalmente noi, che vorremmo avvalercene per garantire la sopravvivenza di spazi  democratici, stiamo ancora qui a combattere e a contrattare con difficoltà enormi. Le maglie della legge secondo i Romani erano associate all’idea della tela di ragno: gli insetti piccoli vi restano intrappolati e i grossi la sfondano. Saremo insetti piccoli, ma venderemo cara la pelle".
Al momento non è possibile sapere nulla di più sul contenuto della Giunta, per lo meno per vie ufficiali, visto che i resoconti dell'organo vengono pubblicati con un certo ritardo rispetto alle sedute. Non è dato dunque sapere se il rinvio di cui parlano Crucioli e Granato sia relativo a tutte le questioni sul tavolo, incluse quelle in discussione da più tempo (e proprio per l'ulteriore attesa cui tali questioni erano costrette alla fine di gennaio Roberto Calderoli, componente della Giunta, aveva manifestato una certa sorpresa) oppure soltanto all'ultima richiesta presentata da L'Alternativa c'è. Di sicuro il cammino di quella componente si complica, ponendo da una parte la necessità di interrogarsi una volta per tutte su come trattare le componenti al Senato (la natura di semplici "etichette" senza altri effetti dovrebbe aiutare a usare meno severità, ma a quanto pare non è scontato) e dall'altra una riflessione seria sulla visibilità delle forze di opposizione. Ma per trattare questi profili (e anche solo per capire cosa sia accaduto oggi) ci vorrà altro tempo; per allora, poi, magari L'Alternativa c'è avrà reso noto il suo simbolo e sarà pur sempre qualcosa di più concreto rispetto alla bondiana Insieme per l'Italia, alla quale il simbolo l'aveva dovuto dare - #sischerza ovviamente - proprio questo sito