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venerdì 24 maggio 2019

Bergamo, simboli e curiosità sulla scheda

Anche Bergamo torna al voto, dopo essere stata al centro dell'attenzione cinque anni fa perché, quasi in corrispondenza con il record percentuale del Partito democratico riportato alle europee del 2014 (il famoso 41% sfiorato e mai più visto), sindaco della città era diventato - dopo il ballottaggio - Giorgio Gori, una delle figure più vicine a Matteo Renzi e al nuovo corso dem. Allora si erano presentati 6 aspiranti sindaci, sostenuti da 17 liste; questa volta i candidati sono soltanto quattro (tutti uomini per giunta) e le liste si sono contratte ancora di più, riducendosi a 11.


Giacomo Stucchi

1) Lega

Il sorteggio ha collocato al primo posto sui manifesti e sulle schede il candidato del centrodestra Giacomo Stucchi. La sorte ha voluto che ad aprire la coalizione fosse proprio il partito dell'ex presidente del Copasir, dunque la Lega. Il simbolo con Alberto da Giussano, al solito, è quasi identico a quello che i bergamaschi troveranno sulla scheda delle elezioni europee; visto poi che siamo in Lombardia, torna anche la "pulce" stile 1992 della Lega Lombarda, oltre che il riferimento alla regione al posto della parola "Premier" sotto al cognome di Matteo Salvini. Cinque anni fa la Lega aveva preso il 9,46%, poco meno di cinque punti sotto Forza Italia: questa volta le posizioni potrebbero essere scambiate.
  

2) Forza Italia

Subito dopo il contrassegno della Lega, è stato collocato l'emblema di Forza Italia, che tenterà - non si sa ancora quanto a fatica - di difendere il suo primato di cinque anni fa. Anche in questo caso, il simbolo ha come modello il fregio adottato per le elezioni politiche del 2018, con i vertici verdi della bandierina fuori dal cerchio, il cognome di Berlusconi scritto a caratteri cubitali e al di sotto, al posto della parola "presidente", la dicitura "per Bergamo", tutta scritta in Arial Black (peraltro molto più "stirata" in orizzontale). Nessun riferimento, stavolta, al candidato sindaco, presente cinque anni fa (quello di Franco Tentorio, allora uscente): il che non stupisce, visto che Stucchi non proviene dalle file forziste. 
  

3) Bergamo ideale - Stucchi sindaco

Al terzo posto è stato collocato l'unico contrassegno che non ha natura politica, o per lo meno non del tutto. Perché Bergamo ideale, nome chiaro di una lista dalla natura civica, è inserito in un cerchio blu che contiene il simbolo di Stucchi sindaco, con il nome in blu e, sotto, una croce di san Giorgio rossa tracciata a gesso (o a pastello a cera, chissà). Questo emblema è chiaramente parente della prima "lista del presidente" presentata nel 2013 a favore di Roberto Maroni in Lombardia, poi trasmessa anche al suo successore Fontana (e comunque la grafica è pur sempre legata alle candidature proposte in Lombardia dalla Lega e condivise dal resto del centrodestra).

4) Fratelli d'Italia

Chiude la compagine di centrodestra, come ultima sorteggiata, la lista di Fratelli d'Italia, alleata a livello locale di una forza con cui prima su scala nazionale sembrava avere piena sintonia, almeno fino all'esperienza del governo giallo-verde, che ne ha allontanato le strade. Sui territori, tuttavia, i legami non sono stati messi in discussione, quindi non stupisce la presenza di Fdi. Il contrassegno, peraltro, è esattamente identico a quello che gli elettori bergamaschi troveranno sulla scheda delle elezioni europei: ci sono i riferimenti ai sovranisti, ai conservatori e a Giorgia Meloni, senza che sia citata in alcun modo la candidatura dell'ex presidente del Copasir. 

Nicholas Anesa

5) MoVimento 5 Stelle

Il secondo candidato sorteggiato in questo turno elettorale è Nicholas Anesa, aspirante sindaco proposto dal MoVimento 5 Stelle, che è dunque alla sua seconda partecipazione elettorale a Bergamo (nel 2009, infatti, non si è presentata nessuna Lista CiVica a 5 Stelle). Alle scorse comunali il M5S aveva ottenuto l'8,26%, riuscendo a eleggere due persone, compreso il candidato sindaco Marcello Zenoni; la percentuale si era raddoppiata alle elezioni politiche dello scorso anno, ma ovviamente comunali e politiche non sono assimilabili. Unica novità grafica rispetto a cinque anni fa è la sostituzione del sito internet nella parte inferiore dell'emblema, da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it. 
 

Francesco Samuele Macario

6) Bergamo in Comune

Il centrosinistra che sostiene Gori sembra non poter dire che tutta la sinistra si è ritrovata lì: una parte non trascurabile si riconosce nella lista autonoma Bergamo in Comune, che appoggia la candidatura di Francesco Samuele Macario, già assessore all'edilizia della giunta guidata da Roberto Bruni (2004-2009) e attuale segretario locale di Rifondazione comunista. Il concetto di comune (come istituzione) si fonde con quello di comunità e di "messa in comune"; sullo sfondo spicca la sagoma dei monumenti principali di Città Alta, mentre al di sotto è particolarmente evidente il logo della Sinistra europea - la stella-freccia rossa che punta a sinistra - senza alcuna indicazione testuale.
  

Giorgio Gori

7) Giorgio Gori sindaco

La coalizione che appoggia il tentativo di riconferma di Giorgio Gori è la più nutrita di tutto questo turno elettorale, essendo composta da cinque liste. La prima a essere sorteggiata, Giorgio Gori sindaco, evidentemente la "civica personale" del primo cittadino uscente e riaspirante, era già presente cinque anni fa (con un ottimo risultato, pari al 13,76%) e torna ora, giusto con una minima differenza: il nome della lista - scritto su tre righe e con il cognome del candidato scritto a caratteri cubitali - viene ridotto leggermente, sul fondo blu sfumato, per lasciare il posto nella parte inferiore del cerchio alla dicitura "lista civica", forse per sottolineare il carattere non politico della formazione (ma ce n'era bisogno?) e attenuare un po' l'impatto del nome. 

8) Patto per Bergamo - Italia in Comune

Altro ritorno, sia pure in una forma un po' diversa, riguarda la lista Patto per Bergamo, che aveva partecipato alle elezioni del 2014 come Patto civico: le bandierine al vento con i colori cittadini, il rosso e il giallo, sono le stesse di allora, ma il nome e i vessilli sono inseriti all'interno del simbolo di Italia in Comune: a seguito dell'alleanza tra le due forze, il logo del partito di Federico Pizzarotti si è ridotto un po' di dimensioni e ha tinto parte della circonferenza-agorà in giallo, per "bergamizzare" in pieno il contrassegno. Nel cerchio, peraltro, c'è anche una miniatura della rosa del socialismo europeo, per sottolineare la partecipazione di alcuni candidati del Psi alla lista.


9) Partito democratico

Non poteva naturalmente mancare in questa coalizione una lista del Partito democratico, ossia della formazione che cinque anni fa aveva ottenuto il risultato migliore (con il suo 23,55%; certo le condizioni sono cambiate e non sarà affatto facile confermarlo questa volta, anche se alle politiche era comunque arrivato il 28,5%). Il simbolo utilizzato in questo appuntamento elettorale somiglia a quello del 2014, anche se con qualche modifica significativa: lo spazio dedicato al logo del Pd diminuisce (solo il semicerchio superiore), mentre nella parte inferiore c'è la dicitura "Gori sindaco", con il cognome in grande evidenza, anche se cinque anni fa era più imponente. In qualche modo la grafica è parente di quella utilizzata da Gori alle regionali dello scorso anno, anche se allora il segmento verde era più piccolo e il nome era in corsivo.  

10) +Europa

Tra le forze politiche che sostengono la ricandidatura di Gori c'è anche +Europa, che presenta una delle sue ultime versioni del contrassegno, con il nome proposto nella grafica già nota dalla fine del 2017 e al di sotto la bandiera europea al vento, con una delle stelle tinta del tricolore; in alto non manca il riferimento a Gori, segno che la lista più di altre sembra condividerne il progetto. Alle scorse elezioni politiche il 5,53% dei bergamaschi aveva scelto la formazione di Della Vedova, Bonino e Tabacci, ma la quota era scesa al 3,11% alle contemporanee elezioni regionali; non è escluso, comunque, che il contributo della lista possa essere positivo e trovi riconoscimento in seguito.  


11) Ambiente partecipazione futuro

Chiude la coalizione di Gori e la scheda la lista Ambiente partecipazione futuro, che raccoglie parte della sinistra che sostiene il programma del sindaco uscente, pur non risparmiando critiche ad alcuni suoi punti e impegnandosi ad agire sulle carenze dell'amministrazione in scadenza. "Siamo - si legge sulla pagina Facebook della lista - per una città aperta, europeista, che metta al centro le persone. Solidale, impegnata a rendere sviluppo ed economia compatibili con l'ambiente, attenta alla tutela del suo patrimonio, che sappia investire in cultura, formazione e diritti civili". Il simbolo, molto semplice, comprende il nome della lista - piccolo ma evidente - e un triangolo rosso che funge da freccia, che punta ovviamente a sinistra.

martedì 6 marzo 2018

La telenovela del simbolo (sbagliato) del Pd in Lombardia

A volte basta aspettare una manciata di ore perché una notizia, potenzialmente rilevante e foriera di conseguenze, venga fortemente ridimensionata nei suoi effetti, diventando un mero elemento di colore. Tutti i media, a urne aperte, hanno dato notizia delle schede per l'elezione del presidente e del consiglio della Regione Lombardia, relative alla circoscrizione di Mantova, sulle quali è stato stampato il simbolo del Pd nazionale - puro e semplice, all'interno del cerchio - privo dunque del segmento verde inferiore con la dicitura "Gori presidente", che invece era stata prevista nel contrassegno per le elezioni regionali del 2018.
Proprio domenica, quindi, ci si era affannati a capire cosa sarebbe accaduto: probabilmente l'errore sarebbe avvenuto a monte, con la trasmissione del materiale grafico dalla Regione alla Prefettura mantovana (già nel fac simile di scheda presente nel sito della Lombardia, come scrive Marco Persico su Corriere.it, con riguardo alla sola provincia di Mantova risulta proprio impresso il simbolo nazionale Pd e non quello scelto per le regionali). La questione era emersa già sabato sera, probabilmente dopo che nei seggi gli scrutatori avevano autenticato le schede.
In un primo momento il Pd aveva solo segnalato la questione al Viminale, chiedendo anche che fossero ristampate correttamente le schede prima che si aprissero i seggi; cosa che non è stata fatta. Se però per la Regione la questione fondamentale era garantire il corretto svolgimento delle elezioni, anche con le schede sbagliate, si era detto subito che il Pd avrebbe potuto presentare un esposto per chiedere di annullare il voto, proprio per il "vizio simbolico" delle schede. Qualche precedente a loro favore, in fondo, c'era, soprattutto con riferimento alle elezioni comunali o circoscrizionali: definiti i risultati, si sarebbero potuti impugnare gli atti di proclamazione degli eletti, facendo valere proprio l'errore sul simbolo, come in quei casi.
Il problema è che, proprio in quelle occasioni, i giudici avevano annullato le elezioni, ordinandone la ripetizione, perché il simbolo in questione era stato riconosciuto come determinante per l'esito elettorale: è più difficile dirlo in questo caso, considerando che il logo del Pd occupava comunque la più parte del contrassegno (mentre la "lunetta" verde era di estensione minore) e che il collegamento con Gori risultava chiaro dagli altri emblemi della coalizione. 
A seppellire eventuali velleità litigiose dei dem lombardi, tuttavia, deve aver provveduto il risultato delle elezioni regionali: la vittoria schiacciante del leghista Attilio Fontana, arrivata con il 51,26%, deve aver suggerito al Pd (fermo al 19,24%, mentre Gori è arrivato a superare di poco il 29%) di non presentare alcun ricorso, visto che ben difficilmente il giudice avrebbe potuto concludere che la mancanza della scritta "Gori presidente" avrebbe potuto spostare decine di migliaia di voti. Così la questione del simbolo sbagliato sulle schede lombarde a Mantova si è trasformata presto in una nota di colore, in una curiosità da dire e da archiviare in fretta. Era andata in tutt'altro modo negli anni '90, in una città come Pisa e in un piccolo centro come Piscinas; le vicende, però, sono particolarmente interessanti e varrà la pena considerarle altrove.

mercoledì 28 febbraio 2018

Lombardia, simboli e curiosità sulla scheda

Mancano ormai pochi giorni al voto, oltre che per le elezioni politiche, anche per le elezioni regionali di Lombardia e Lazio. Come è stato fatto in passato (e si farà ancora) per le elezioni comunali, ci si limita ad analizzare i simboli così come gli elettori li troveranno sul manifesto delle candidature e sulle loro schede, senza dare attenzione alla fase di deposito: non si dà dunque conto di eventuali contrassegni che non potranno essere scelti in cabina elettorale perché le loro liste non sono state ammesse a partecipare al voto. Partiamo dalla Lombardia, dando i simboli e le coalizioni nell'ordine sorteggiato per la circoscrizione di Milano.


Dario Violi

1) MoVimento 5 Stelle

Ad aprire il manifesto e le schede elettorali delle prossime regionali lombarde è il simbolo del MoVimento 5 Stelle, che schiera alla guida della regione Dario Voli. Nessuna novità, tecnicamente, nel simbolo, sia perché la grafica generale non cambia, sia perché nel contrassegno il sito riportato, "ilblogdellestelle.it", è quello scelto alla vigilia delle elezioni politiche e svelato in occasione del deposito al Ministero dell'interno. Il simbolo, ovviamente, corre in perfetta solitudine, come è sempre stato in ogni tipo di elezione, politica, regionale o comunale che fosse; in ogni caso, era e resta perfettamente riconoscibile da chiunque, senza bisogno di correre con altri soggetti.


Onorio Rosati

2) Liberi e Uguali

Al MoVimento 5 Stelle segue l'emblema di un'altra corsa solitaria, quella di Onorio Rosati che è sostenuto soltanto da Liberi e Uguali. Nella struttura il simbolo del cartello elettorale che a livello nazionale è guidato da Pietro Grasso è identico all'emblema depositato alle politiche; cambia soltanto la parte inferiore, che al riferimento al presidente del Senato uscente sostituisce la dicitura "In Lombardia". Anche a uno sguardo non troppo attento, tuttavia, appare come la parola "in" sia quasi illeggibile; in più, se probabilmente è stata centrata avendo come riferimento la sottolineatura di "Uguali", nella composizione generale sembra del tutto fuori asse. Non si poteva proprio evitare?

Giorgio Gori

3) Insieme x Gori

Il terzo candidato in ordine di sorteggio è Giorgio Gori, dunque dalla posizione numero 3 dei contrassegni si dipana la sua coalizione, composta da ben sette liste, ben di più delle quattro del centrosinistra nazionale. Il sorteggio ha stabilito che per prima comparisse su schede e manifesti Insieme, che anche in Lombardia raccoglie i simboli del Psi, dei Verdi e di Area civica (e le foglie dell'Ulivo); la struttura è identica a quella del simbolo presentato a livello nazionale, ma per l'occasione è stata aggiunta la dicitura "x Gori", con il pallino della "i" colorato di rosso in uniformità allo stile dell'emblema. Tutto sommato non ci sta malissimo, ma quella "x" che significa "per" francamente stona un po'.

4) Gori presidente

La legge elettorale lombarda, come si sa, non prevede il "listino" del candidato presidente, ma di certo non impedisce di presentare una lista che sia sua diretta espressione. Così, seconda della sua coalizione, compare la formazione Gori presidente, che come emblema sceglie un profilo stilizzato e stondato della Lombardia, azzurro scuro, su fondo color carta da zucchero: su tutto campeggia il cognome del candidato presidente in bianco e la dicitura "presidente" in arancione. Non si può certo dire che il simbolo comunichi qualcosa di particolare, ma in effetti non ne ha bisogno: l'abbinamento di nome e grafica in fondo racchiude tutte le informazioni di cui chi guarda il simbolo ha bisogno. 

5) Lombardia progressista - Sinistra per Gori

Terza lista all'interno della coalizione che sostiene Gori è Lombardia progressista - Sinistra per Gori, che non fa riferimento ad alcuna lista nazionale esistente, ma è ugualmente facile da identificare, soprattutto grazie al colore. Al di là del bianco, infatti, spicca l'altro colore, ossia l'arancione, legato dal 2011 all'esperienza da sindaco di Giuliano Pisapia (e anche alla lista Sinistra per Milano che finì per sostenere Sala); in più c'è l'aggettivo "progressista", lo stesso del Campo che Pisapia avrebbe voluto creare a livello nazionale. Curioso che ci siano tre (vere) foglioline nel simbolo, quasi a fare concorrenza a quelle di LeU, e che questo sia l'unico altro emblema a schierare la parola "sinistra", oltre a quello della Sinistra per la Lombardia di cui si dirà poi.

6) +Europa

Al quarto posto nella coalizione di centrosinistra è stato sorteggiato il simbolo di +Europa, che non desta nessuna sorpresa sul piano grafico. Si tratta infatti esattamente del simbolo che si era pensato in origine di presentare alle elezioni politiche. Unica differenza, infatti, è l'assenza della "pulce" di Centro democratico, che però in Lombardia (e, come si vedrà, anche in Lazio) non sarebbe servita a nulla: a livello nazionale ha consentito di presentare liste senza firme, mentre in Lombardia questo non era possibile, visto che +Europa non poteva contare su un gruppo in consiglio regionale. Il simbolo in questione è anche l'unico a non contenere alcun riferimento a Gori.

7) Obiettivo Lombardia per le autonomie

Sorteggiata per quinta nella coalizione, la lista in questione intende presentarsi come progetto civico, anzi, come "un modo diverso di fare politica" per "riportare al centro la comunità e il senso di appartenenza", "la ricerca per migliorare la nostra grande Regione" (come si legge nel loro sito). Obiettivo Lombardia per le autonomie (che nell'ultima parte ricorda tanto la vecchia Dca di Rotondi, ma non c'entra nulla) è nata soprattutto dal consigliere uscente Corrado Tomasi e dal parlamentare (ex Scelta civica) Gianfranco Librandi, appoggia con chiarezza il candidato Gori (il nome è molto evidente) e adotta una sorta di tricolore con il profilo verde della regione e un elemento rosso con i rilievi lombardi. A conti fatti, però, il simbolo sembra ammassare fin troppo materiale.

8) Civica popolare per Gori

Il penultimo posto nella coalizione a sostegno di Giorgio Gori spetta a Civica popolare, dunque alla lista che a livello nazionale è guidata da Beatrice Lorenzin. La struttura dell'emblema è identica a quella del contrassegno depositato per le elezioni politiche, a partire dal fiore "petaloso" (e de-Conadizzato) e dai cinque microsimboli disposto in fila, giusto per far capire chi partecipa a quest'avventura politica. In questo caso, peraltro, il nome di Lorenzin è stato sacrificato, sostituito dall'espressione "per Gori", con il cognome del candidato alla presidenza scritto con la stessa font usata dalla sua lista personale. Ed è singolare che, tra le poche liste a farlo, ci sia anche quella più moderata del gruppo.

9) Partito democratico

Se, tutto sommato, la sorpresa apportata dal simbolo precedente è stata molto contenuta, non si può certo dire che il contrassegno che chiude la coalizione a sostegno dell'attuale sindaco di Bergamo presenti elementi originali. Il simbolo del Partito democratico, infatti, è il solito, soltanto leggermente ridotto di dimensioni per fare spazio - nella parte inferiore - a un segmento verde che contiene, in bianco, la dicitura "Gori presidente", sempre con la font notata prima. Una soluzione grafica, quella del segmento, forse meno elegante rispetto a una fascia verde su cui scrivere il nome, ma certamente più funzionale per dare peso visivo al cognome del candidato (in più era la stessa utilizzata nel 2013 per Umberto Ambrosoli).

Angela De Rosa

10) CasaPound Italia

Esaurita la coalizione che appoggia la candidatura di Gori, il sorteggio ha collocato in decima posizione la lista di CasaPound Italia, che candida alla presidenza Angela De Rosa. Il simbolo, presente per la prima volta alle elezioni regionali lombarde, è esattamente lo stesso depositato ormai dal 2013 in occasione delle elezioni di livello nazionale e utilizzato in ogni altra consultazione elettorale, anche locale. La tartaruga con il carapace a otto lati emerge da manifesti e schede e si prepara a intercettare parte dei voti dei delusi da altre forze politiche e dell'area che un tempo si sarebbe definita di destra. Si vedrà il risultato di questo debutto a livello regionale.

Giulio Arrighini

11) Grande Nord

La sorte, dopo CasaPound, ha collocato un'altra lista singola, che davvero non poteva mancare in Lombardia: si tratta di Grande Nord, il progetto politico voluto e plasmato dall'ex leghista Roberto Bernardelli e che candida al Pirellone Giulio Arrighini, già al fianco di Bernardelli quando questi fondò la Lega Padana (i colori sono esattamente gli stessi), in seguito alla guida dell'Unione padana (simbolo, come il precedente, caratterizzato dalla croce - rossa su bianco - di san Giorgio su fondo blu) e poi ancora tra i fondatori di Indipendenza Lombarda. E non può non colpire come questo sia l'unico simbolo di queste elezioni a contenere la parola "Nord", per giunta in grande evidenza: basterà ad assicurarsi i voti di chi vuole attenzione per il settentrione d'Italia (Lombardia compresa, ovviamente)?

Massimo Roberto Gatti

12) Sinistra per la Lombardia

In Lombardia il simbolo di Potere al popolo! non si vede e non si vedrà sulle schede (su quelle delle regionali, ovviamente ci sarà su quelle delle elezioni politiche). Al suo posto, la sinistra radicale ha scelto di denominarsi Sinistra per la Lombardia, candidando alla presidenza l'ex consigliere provinciale di Rifondazione comunista Massimo Roberto Gatti e scegliendo come simbolo il nome stesso della lista sormontato da una grande stella a cinque punte rossa, come rosso è la circonferenza "pennellata" che racchiude tutto (scelta grafica che ricorda molto il simbolo Prima il Nord! presentato da Diego Volpe Pasini, che però era incentrato sul verde). Questo, ovviamente, è l'unico altro emblema che contiene la parola "sinistra" in questo turno elettorale: in Lombardia, evidentemente, non è tabù. 

Attilio Fontana

13) Forza Italia

Ultimo tra i candidati alla presidenza della Regione Lombardia è Attilio Fontana (solo omonimo del cantante che militò nei Ragazzi Italiani). Primo simbolo sorteggiato della coalizione - anch'essa, come quella di Gori, composta da sette liste - è quello di Forza Italia. L'emblema, in realtà, riserva ben poche sorprese: dopo il nuovo ingrandimento - rispetto allo stile del 2014 - del cognome di Berlusconi, che ricalca a colori invertiti la grafica del 2006, la bandierina tricolore resta nella parte alta del cerchio, leggermente debordante, mentre l'indicazione del candidato presidente si sposta nuovamente in basso. In fondo si tratta di un emblema pulito e relativamente equilibrato.

14) Partito pensionati

In questo caso non c'è proprio alcuna sorpresa. Il simbolo è proprio quello del Partito pensionati che siamo abituati a vedere sulle schede ormai da trent'anni, con la parola "Pensionati" in blu su fondo bianchissimo; la collocazione, nel centrodestra, è la stessa da tantissimo tempo. Anche la candidata come capolista (a Milano), Elisabetta Fatuzzo - figlia di Carlo, fondatore e leader nazionale del partito - è una sorta di certezza, essendo consigliera regionale uscente alla sua quarta consiliatura (ma in lista a Milano ci sono anche l'ex deputato Lino Miserotti e l'ex consigliera regionale piemontese Sara Franchino). Le elezioni porteranno di nuovo il partito sui banchi dell'assemblea regionale?

15) Fratelli d'Italia

Nessuna sorpresa anche per il simbolo presentato dalla lista di Fratelli d'Italia, che a Milano in testa presenta l'ex parlamentare e vicesindaco Riccardo De Corato (ma subito dopo di lui c'è Maria Teresa Baldini, che nel 2016 alle amministrative milanesi aveva promosso la lista Fuxia People). Il contrassegno prescelto è esattamente lo stesso depositato in vista delle elezioni politiche, con l'emblema di Fdi inserito in un altro cerchio con struttura simile e con il nome molto evidente di Giorgia Meloni. Rispetto all'emblema del 2013, sono sparite le corde e soprattutto è tornata la fiamma tricolore che ricorda il passato: servirà a fare maggior presa sugli elettori?

16) Noi con l'Italia - Udc

Nessuna personalizzazione nemmeno per il contrassegno utilizzato dalla lista Noi con l'Italia - Udc, che in Lombardia ha come esponente di punta l'ex ministro Maurizio Lupi. Il simbolo, infatti, anche in questo caso è identico a quello definito pochi giorni prima del voto politico: esso unisce al nome del progetto politico promosso da Lupi, Raffaele Fitto, Flavio Tosi e altri (con pacchetto grafico di blu di fondo e arcobalenino tricolore pennellato) lo scudo crociato in primo piano, sopra le vele presenti ormai da anni sul simbolo del'Udc (e al massimo un po' scolorite, per non rubare troppo la scena allo scudo). Tra i più interessati al risultato finale della coalizione e al suo interno c'è sicuramente anche il gruppo che si riconosce in questo emblema.

17) Parisi per Fontana - Energie per la Lombardia

Per l'occasione, a qualcuno dev'essere venuta voglia di ribaltare uno dei simboli ultimi nati, così sulla scheda arriva l'emblema di Energie per l'Italia, fondato dall'ex candidato sindaco di Milano Stefano Parisi. Ci arriva però come Energie PER la Lombardia, riducendo di molto la dimensione delle lampadine e portando in alto il segmento circolare che contiene la dicitura "Parisi con Fontana": il cognome del candidato alla presidenza è ben visibile, ma anche quello di Parisi non scherza ed emerge bene, color carta da zucchero su fondo bianco. La vigilia del deposito della candidature era stata decisamente tumultuosa, ma alla fine il rapporto con il centrodestra non è stato in discussione.

18) Lega 

Non poteva ovviamente mancare il simbolo leghista per eccellenza, Alberto da Giussano, che campeggia tuttora all'interno del contrassegno della Lega, ormai non più Nord: il nome residuo, in ogni caso, se possibile è ancora più evidente nella parte superiore del cerchio, così come ha grande visibilità il cognome di Matteo Salvini riportato in un giallo che spicca. Non può sfuggire la peculiarità "nazionale" del contrassegno, che contiene un riferimento verbale alla Lombardia e - soprattutto - la "pulce" della Lega lombarda, presente come sempre in queste terre con l'immagine del guerriero al centro del profilo della Lombardia. Toccherà agli elettori interpellati dimostrare quanto fosse importante o poco rilevante parlare di Nord in Lombardia.

19) Fontana presidente

Chiude la coalizione di centrodestra ed è anche l'ultimo simbolo a essere sorteggiato sulla scheda quello della lista Fontana presidente, che dunque esprime un gruppo di candidati che più si riconosce nella persona che punta a ottenere la carica detenuta finora da Roberto Maroni. Il simbolo con la croce di san Giorgio tracciata a pastello a cera, a dire il vero, è tutt'altro che nuovo: era stato Roberto Calderoli a svelarlo per la prima volta, depositandolo in vista delle elezioni politiche del 2013 (salvo poi ritirarlo) con il cognome di Maroni, stessa versione che si ritrovò sulle schede regionali lombarde dello stesso anno. Ora che Maroni non si è ricandidato, al posto del suo nome c'è quello di Fontana, ma il concetto non cambia.