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domenica 24 luglio 2022

Lega Nord: ricorso di Pini respinto, ma il tema del congresso rimane

La convocazione delle elezioni politiche per il 25 settembre ha fatto sì che la data del voto arrivasse nella stessa settimana in cui era stato convocato (per il 20 settembre in videoconferenza) il Consiglio federale della Lega Nord, durante il quale si dovrebbe parlare anche del Congresso federale, dopo l'ultimo svolto alla fine del 2019. Non è automatico o scontato che questo sia convocato davvero (deciderà il Consiglio federale, appunto), ma è giusto che almeno si inizi a parlarne. Quasi certamente a sollecitare la convocazione del Consiglio federale con questo tema all'ordine del giorno - insieme alla nomina dell'Organo federale di controllo sull'amministrazione - è stata anche l'azione legale iniziata dall'ex deputato Gianluca Pini, che a metà giugno si era rivolto al Tribunale di Milano con un ricorso per ottenere che il congresso fosse convocato; di quel tema si discuterà anche se, nel frattempo, il ricorso è stato respinto dal giudice.
Leggendo l'ordinanza che il 20 luglio (depositata il giorno successivo) ha dichiarato inammissibile il ricorso, in effetti, si apprende che la decisione riguarda non tanto il merito delle questioni poste, quanto piuttosto problemi legati al rito scelto. Il ricorso presentato ex articolo 700 del codice di procedura civile - la disposizione utilizzata per chiedere in via cautelare una tutela immediata per un diritto che rischia di essere compromesso in modo irreparabile prima del processo civile ordinario - faceva riferimento all'articolo 20 del codice civile, che al secondo comma prevede che l'assemblea degli aderenti dell'associazione - che per un partito può essere identificata nel congresso - debba essere convocata se ne fa richiesta motivata "almeno un decimo degli associati" e, qualora non vi provvedano gli amministratori dell'associazione, il presidente del tribunale possa ordinare la convocazione (ovviamente su richiesta di quel decimo di associati). Chi frequenta con una certa assiduità questo sito conosce questa procedura, se non altro perché è quella che tra gli ultimi mesi del 2016 e i primi del 2017 ha portato alla "riattivazione" - o almeno così la intendono coloro che vi si sono impegnati - della Democrazia cristiana. In quell'occasione, peraltro, era mancata la richiesta agli amministratori della Dc semplicemente perché il decorso del tempo aveva fatto venire meno ogni carica associativa.
Proprio al precedente della Democrazia cristiana - pur non citando direttamente il caso, ma la data del decreto del giudice Guido Romano del Tribunale di Roma (13 dicembre 2016) coincide - fa riferimento il giudice del Tribunale civile di Milano Nicola Di Plotti, ricordando che appunto il procedimento ex art. 20, comma 2 c.c. rientra nella volontaria giurisdizione e il ruolo del giudice "risponde all’esigenza di operare un controllo sulla motivazione della richiesta di convocazione al fine della valutazione del regolare funzionamento dell'associazione". La richiesta di far convocare il congresso della Lega Nord, dunque, non sarebbe finalizzata a far valere un diritto soggettivo di Pini, ma "l'interesse dell'associazione alla convocazione del Congresso Federale, dunque in via mediata allo svolgimento dell’attività politica della stessa". Si tratterebbe, in ogni caso, di un procedimento non contenzioso, a differenza di quello attivato con il ricorso ex art. 700 c.p.c. Secondo il giudice, questo rappresentava il primo problema del ricorso: l'eventuale decreto di convocazione dell'assemblea-congresso ex art. 20, comma 2 c.c. non è sottoponibile a reclamo come avviene per i provvedimenti resi nel procedimento cautelare, dunque non era corretto utilizzare un ricorso ex art. 700 c.p.c. - che invece è regolato dalle norme sul processo cautelare - per attivare l'iter davanti al giudice. Quel tipo di ricorso, in ogni caso, dovrebbe essere impiegato come "mezzo cautelare innominato" solo quando non sono a disposizione altri strumenti cautelari specifici, anche se non previsti nel codice di procedura civile ma altrove: secondo il giudice, il rimedio cautelare da impiegare era proprio quello previsto dall'articolo 20 del codice civile (pur essendo previsto, appunto, in una fonte diversa dal codice di rito), in base al quale è possibile rivolgersi al presidente del tribunale ove gli amministratori dell'associazione non diano seguito alla richiesta di convocazione dell'assemblea ad opera di almeno un decimo delle persone iscritte.
Qui si innesta un altro difetto, secondo il giudice, del procedimento seguito da Pini: a monte, mancherebbe la richiesta da parte almeno del 10% degli iscritti che permetterebbe di applicare il citato art. 20, comma 2 c.c. Nel ricorso Pini aveva richiamato le ipotesi dell'art. 13 dello statuto della Lega Nord per cui in caso di dimissioni di oltre metà dei membri del Consiglio federale e del Segretario, il Congresso doveva essere convocato entro 180 giorni (o entro 18 mesi con le dimissioni di oltre metà dei consiglieri federali; il giudice ha peraltro rilevato che "non si è verificata - o quanto meno non è stata dimostrata - nessuna delle ipotesi previste in tale norma"); in base al contenuto dell'ordinanza, però, non sarebbe "documentalmente dimostrato, né originariamente allegato, che l'iniziativa anche di un solo socio integri gli estremi per ritenere soddisfatta la proporzione numerica utile per attivare la richiesta di tutela in sede giudiziaria". Il giudice probabilmente si riferisce al fatto che per Pini erano regolarmente soci ordinari militanti della Lega Nord solo le sette persone che nel 2022 avevano rinnovato la tessera pagando l'equivalente della quota (obbligatoria ex artt. 27 e 29 dello statuto), per cui anche solo una persona su sette risultava pari almeno al 10% della platea dei soci; la difesa della Lega Nord ha invece sostenuto che i soci non fossero sette, essendo stato previsto il rinnovo gratuito automatico delle tessere di chi era già iscritto alla Lega Nord (una scelta contestata - pur senza rituali impugnazioni - da Pini, Giovanni Fava e altri, sia quanto alla corretta formazione dell'eventuale platea congressuale, sia nell'ottica delle risorse di cui il partito, a dispetto delle somme consistenti che dovrà pagare per restituire i noti 49 milioni di euro, di fatto si priva). Il giudice non ha poi accolto la richiesta di Pini di obbligare la Lega Nord a esibire tutti i versamenti effettuati entro marzo dai militanti per rinnovare le tessere (ritenendo che la richiesta - giudicata comunque "non conforme" alla domanda presentata col ricorso - dovesse essere formulata anche prima del processo).
Sulla base di tutte queste argomentazioni, la domanda di Pini è stata giudicata inammissibile (con tanto di condanna alle spese). Proprio il verdetto di inammissibilità, tuttavia, si colloca più sul piano del rito che su quello del merito: la decisione del giudice, dunque, si occupa ben poco dei profili sostanziali delle questioni poste da Pini. E se è vero che nell'ordinanza si dice che non si sarebbe "verificata - o quanto meno non è stata dimostrata - nessuna delle ipotesi previste" dall'art. 13 dello statuto (dimissioni di oltre metà dei membri del Consiglio federale ed eventuali contestuali dimissioni o impedimento del Segretario federale: chi scrive non ha strumenti per poter dire se questo sia vero o meno), è indubbio che si sia verificata l'ipotesi dell'art. 15, ultimo comma, con le dimissioni del Segretario federale e la nomina del Commissario federale (Igor Iezzi) che avrebbe dovuto curare la celebrazione del Congresso federale "entro 120 giorni dalla cessazione dalla carica del Segretario federale oppure entro un termine diverso definito dal Consiglio federale". Termine che, ci si permette di aggiungere, può essere certamente più lungo dei 120 giorni, ma appare irragionevole che possa estendersi ben oltre i due anni.
Per queste ragioni, a dispetto dell'esito del ricorso, ci si può attendere che il Consiglio federale non eviti il tema congressuale, al riaggiornandosi dopo le elezioni. In caso di inerzia, Pini o qualche altro socio interessato a mantenere vivo il partito - magari con l'idea di far finire il suo simbolo sulle schede - potranno attivarsi per cercare di far aderire almeno un decimo degli iscritti residui alla richiesta di convocare il congresso e, qualora i vertici del partito non rispondano, potranno rivolgersi di nuovo al giudice, stavolta nel modo ritenuto corretto.

sabato 8 agosto 2020

Fava e Pini: "Rivogliamo il simbolo della Lega Nord per le amministrative"

Chi l'ha detto che la politica nel mese di agosto va in vacanza? Quest'anno, complici anche le elezioni regionali e amministrative previste per il 20 e 21 settembre, no di certo. Ma non si tratta solo di preparare le liste e raccogliere firme: ci sono anche questioni di non poco conto legate all'essenza stessa dei partiti, di quelli che operano e anche di quelli che sopravvivono, in un modo o nell'altro.
Non ha mancato di generare interesse, in questo senso, la chiusura - il 4 agosto - del primo tesseramento valido per tutto il territorio italiano della Lega per Salvini Premier. Molti hanno interpretato quell'evento come la "morte" la "fine" della Lega Nord; in realtà non è esattamente così, visto che - come era stato dichiarato pubblicamente al congresso del 21 dicembre 2019 da Roberto Calderoli - la Lega Nord dovrà per forza continuare a esistere, se non altro per tentare le varie vie di ricorso possibili, in sede europea, nel tentativo di reagire alle sentenze che hanno creato in capo al partito l'obbligo di restituire i noti 49 milioni di euro di finanziamento pubblico e, comunque, per continuare l'opera di restituzione che era stata concordata con i magistrati, con versamenti a cadenza bimestrale.
Se però la Lega Nord continua a esistere, qualcuno tra i soci ordinari militanti (quelli cioè che hanno diritto di voto attivo e passivo all'interno del partito) si è posto una domanda: perché non presentarsi alle elezioni amministrative con il simbolo della Lega Nord? Si sono fatti portatori di quest'istanza, in particolare, due ex parlamentari leghisti, Giovanni Fava per la Lombardia e Gianluca Pini per la Romagna e si sono rivolti direttamente al commissario federale della Lega Nord (anzi, Lega Nord per l'Indipendenza della Padania: il nome ufficiale è ancora questo) Igor Iezzi, deputato dal 2018, che ricopre quella carica nel Carroccio dopo le dimissioni di Matteo Salvini, per l'incompatibilità tra la segreteria di quel movimento e la guida della distinta Lega per Salvini Premier. "Quello della Lega Nord al momento è un caso più unico che raro - dice Fava, appositamente intervistato per I simboli della discordia -. Non ho mai sentito prima di un partito che continua a esistere e, come attività unica o prevalente, concede l'uso del suo simbolo a un altro partito, senza partecipare alle elezioni. Per questo abbiamo cercato di muoverci a modo nostro." 
Gianni Fava - deputato per tre legislature dal 2006 al 2013, poi assessore lombardo all'agricoltura, sfidante di Matteo Salvini alla segreteria della Lega Nord nel 2017 e spesso incaricato di presentare contrassegni e liste del Carroccio - rivendica di essere stato tra coloro che, già da mesi, avevano rinnovato la loro iscrizione alla Lega Nord: "In base allo statuto, modificato al congresso del 21 dicembre 2019, l'iscrizione alla Lega Nord come socio ordinario militante è normata dal regolamento del partito, precisando che spetta al consiglio federale stabilire l’importo delle eventuali quote associative: nell'ultima versione del regolamento, che risale al 2015, si legge all'articolo 4 che i soci ordinari militanti hanno l'obbligo di rinnovare la tessera entro il 31 marzo di ogni anno, pena decadenza. Poiché da almeno due anni il consiglio federale non fissa alcun importo delle quote e, allo stesso tempo, non ci risulta che sia stato modificato il regolamento del partito, io e altri militanti storici come Gianluca Pini abbiamo deciso di iscriverci comunque alla Lega Nord entro il 31 marzo, ritenendo che fosse tuttora valida l'ultima delibera in materia del consiglio federale che aveva stabilito in 50 euro la quota per i soci ordinari militanti. Lo abbiamo fatto perché non volevamo permettere che la Lega Nord sostanzialmente si svuotasse e, venuti meno quasi tutti gli iscritti, fosse fatta morire per consunzione. Conosco almeno una cinquantina di persone che ha deciso di fare così".
Nelle scorse settimane, in effetti, anche Fava ha ricevuto la tessera della Lega Nord per il 2020: "Il fatto è che mi risulta che la tessera sia stata mandata a tutti coloro che erano militanti nel 2019, in automatico e gratuitamente. Questa scelta fa pensare: da una parte, mi viene da dire che così il gruppo vicino a Salvini si è cautelato, perché a un eventuale congresso cui avessero potuto partecipare solo coloro che avevano scelto di rinnovare la tessera nelle forme consuete avrebbe potuto finire in minoranza; dall'altra, mi domando se concedere a tutti gratuitamente la tessera, anche in base allo statuto che ha reso solo eventuale la quota, sia una mossa corretta vista la mole di denaro che il partito si è obbligato a versare allo Stato. Nel frattempo, partita la campagna di tesseramento per la Lega per Salvini Premier, tutti i militanti della Lega Nord sono stati informati che la tessera della Lega Nord, con la firma di un modulo, poteva valere anche per la Lega per Salvini Premier. Ora, nella mia sezione storica della Lega Nord, cioè quella di Pomponesco dove sono stato sindaco, mi risulta che nessuno sia passato alla Lega per Salvini Premier, come buona parte della sezione di Viadana".
Proprio sulla base di questa situazione, cioè di militanti della Lega Nord che continuano a non volersi affiliare al nuovo partito, è nato il ragionamento elettorale per cui si diceva: "Quei militanti - continua Fava - non vogliono candidarsi con il simbolo della Lega per Salvini Premier: a Viadana a settembre si vota, vorremmo sostenere una candidata civica locale, Alessia Minotti, e non il nome proposto dal centrodestra, ma la lista non è ancora pronta quando mancano solo due settimane alla presentazione delle candidature. Quei militanti vogliono partecipare alle elezioni, ma vogliono essere messi nella condizione di farlo con il simbolo del loro partito, la Lega Nord: diversamente, perché dovrebbe continuare a esistere? Per concedere con propria delibera ai rappresentanti di un altro partito il proprio simbolo, come sta accadendo ogni volta che questo partito si presenta alle elezioni anche nel comune più sperduto?" 
Su questa base, Fava e Pini si sono rivolti al commissario federale del partito, inviandogli una lettera via e-mail, facendo tra l'altro leva proprio sul "mai domo spirito autonomista" che l'invio delle tessere da socio ordinario militante ha "orgogliosamente risvegliato" in molti aderenti. Quei militanti avrebbero appunto chiesto a Fava - anche come rappresentante dell'area che non aveva vinto il congresso nel 2017 - di farsi portatore della proposta al vertice del partito perché autorizzi in forma scritta quegli stessi militanti all'uso del simbolo della Lega Nord alle elezioni amministrative. "Del resto - chiarisce Fava - lo statuto continua a prevedere la possibilità di partecipare alle elezioni e farlo è un modo per concorrere a raggiungere lo scopo sociale indicato all'art. 1 dello stesso statuto, cioè il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana''. Nella lettera Fava rimarca la centralità di quello scopo sociale nell'attività del partito e "gli obblighi morali prima che legali dei Dirigenti rispetto a tale scopo nonché la responsabilità sociale di chi riveste ruoli dirigenziali nei confronti delle istanze della base rappresentata dai militanti" e sottolinea l'urgenza di una risposta, anche per poter provvedere a sottoporre in tempo utile le liste - composte solo da soci ordinari militanti - allo stesso commissario federale.
Fava ovviamente intende utilizzare il simbolo della Lega Nord con la "pulce" - piuttosto grande, in verità - della Lega lombarda, che fino alla fine del 2017 era stato sempre utilizzato nelle elezioni regionali e amministrative relative alla Lombardia (ovviamente con il riferimento alla Padania in basso, visto che è tuttora nel nome del partito): "Per me la scelta è naturale - spiega - visto che le liste sarebbero presentate in Lombardia, Pini utilizzerebbe quello con il riferimento alla Romagna: si tratta comunque di simboli che, da statuto, sono nella piena disponibilità della Lega Nord".
La lettera di Fava e di Pini è datata 6 agosto e non è dato sapere se arriverà una risposta da Iezzi e di che natura sarà: per ora c'è solo l'"Auguri!" pronunciato da Matteo Salvini al termine di un comizio a chi gli chiedeva un parere su questa richiesta (che ha provocato la pronta reazione di Gianluca Pini su Facebook). "I vertici si stanno prendendo una bella responsabilità nei confronti dei militanti, in qualunque modo si esprimano: se non si potrà correre con il simbolo del proprio partito, una spiegazione dovranno darla". Resta da capire come si muoveranno i militanti richiedenti in caso di risposta negativa da parte del commissario Iezzi o qualora non arrivi alcuna risposta: non è dato sapere, al momento, se lasceranno perdere o se tenteranno comunque di presentare una lista, con un simbolo diverso o addirittura proprio con quello della Lega Nord (anche se la ricusazione in quel caso sarebbe quasi certa). Di sicuro si tratta di una situazione delicata, difficile da derubricare come mero folclore o come questione di una sola parola (quel "Nord" che sostanzialmente differenza il simbolo della Lega Nord da quello della Lega per Salvini Premier, mentre entrambi hanno la statua di Alberto da Giussano): tocca semplicemente attendere e vedere come andrà a finire.