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sabato 8 febbraio 2014

I Popolari per l'Italia: una freccia, in barba ai flop di un anno fa

Bisogna proprio dirlo: a qualcuno i flop del recente passato non fanno paura. Anche quando, in fondo, ricordarli è piuttosto semplice. C'era un minimo di attesa per la presentazione - prevista per oggi - del simbolo dei Popolari per l'Italia, la nuova formazione di Mario Mauro, Andrea Olivero e degli altri fuoriusciti da Scelta civica. Qualcuno, ovviamente, più che all'emblema pensava al problema spinoso della collocazione, visto che l'ex forzista-pidiellino Mauro in questi giorni ha marcato più volte le distanze da Slivio Berlusconi, proprio quando i probabili nuovi compagni di strada dell'Udc hanno annunciato con Pierferdinando Casini il loro ritorno nel centrodestra. Un tempismo invidiabile, non c'è che dire, ma ormai il meccanismo era avviato e il rito dell'emblema doveva compiersi. 
Giusto qualche giorno fa erano circolate alcune protografiche, legate ai primi appuntamenti che hanno sancito la nascita del partito: come ingredienti, i soliti quattro colori nazionali, con una striscia tricolore diagonale crescente su fondo blu, con le scritte sulle bande colorate a seguire il loro andamento. Oggi che l'emblema è stato varato, bisogna riconoscere a chi ha concepito la grafica un tasso di estro contenuto, incurante di alcuni canoni di leggibilità e - come si diceva - dei precedenti dal retrogusto amaro.
Già, perché il tema già anticipato del tricolore diagonale è interpretato con la sovrapposizione di tre frecce, quella bianca sopra le altre, a coprire parzialmente quella verde e quella rossa, pronte a fermare un freccione che, ospitando il nome del partito nel suo corpo, punta in alto (e, viste le dimensioni del partito, è un obiettivo ambizioso) e a destra (si può anche dire avanti, ma difficilmente pare che la strada porti a sinistra). iIl tutto su uno sfondo blu-azzurro, con tre cerchi tangenti, dal più grande scuro al più interno chiaro, a tentare di movimentare un po' il contrassegno.
Il simbolo potrebbe finire sulle schede già alle amministrative (oltre che alle europee), ma non si può non spingere la memoria indietro di un anno e passa, quando le frecce sembravano andare per la maggiore tra gli ultraliberisti antitasse: Tremonti (con il suo 3L) abbandonò in fretta le sue velleità sagittarie, i libertari di Forza evasori - Stato ladro si scontrarono mortalmente con il "no" del Viminale; si salvò solo Fare per Fermare il declino, almeno fino all'incidente dei titoli di Oscar Giannino, che decretò il de profundis elettorale per la formazione che sembrava concretamente avviata a ben altri risultati. Che la freccia potesse portare grane, però, non sembra nemmeno avere sfiorato i grafici dell'ultimo simbolo nato e i loro committenti. Poco superstiziosi, forse, ma il lato estetico lascia a desiderare: il premio per il miglior simbolo del 2014 non lo vinceranno i Popolari per l'italia, poco ma sicuro.
 

martedì 29 gennaio 2013

Chi tocca le tasse muore?

L'impressione la si è già avuta, parlando in più occasioni in passato di Forza evasori - Stato Ladro: chi in qualche modo attraverso i simboli ha volut
o protestare in modo tangibile contro un'eccessiva imposizione fiscale, fin quasi a sfiorare l'apologia di chi evade le tasse o si oppone a chi è chiamato a riscuoterle, ha avuto vita difficile. L'emblema proposto da Leonardo Facco - si ricorderà - era stato ricusato perché conteneva espressioni "
che possono integrare fattispecie, anche penalmente rilevanti, di vilipendio dello Stato e delle istituzioni e di istigazione a delinquere (artt. 290 e 414 del codice penale)". Ora, lasciamo da parte per un attimo il vilipendio dello Stato, che qui non interessa: se si parla di "istigazione a delinquere" a partire da frasi come "Forza evasori" e "Stato ladro", è difficile individuare un reato diverso dall'evasione fiscale.
Qualcosa di simile, in fondo, è accaduto anche ai due contrassegni che contenevano un riferimento a Equitalia, il riscossore delle imposte in Italia, anche se i motivi
addotti dai funzionari del Viminale che hanno ricusato gli emblemi sono stati almeno in parte diversi: il riferimento, in particolare, è al movimento Liberi da Equitalia guidato da Angelo Pisani, nonché al contrassegno No Gerit Equitalia. Di entrambi i simboli è stata chiesta la sostituzione perché contengono un nome proprio di Equitalia, senza il consenso all'uso da parte della società; nel caso di "Liberi da Equitalia", tuttavia, pare sia stata contestata anche la violazione dell'art. 54 della Costituzione (per il quale "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi"), dal momento che il nome inciterebbe al contrasto e alla violenza. 
Pisani ha respinto categoricamente l'accusa ("
lo Statuto del nostro movimento, e l'indole di ognuno di noi, mirano a una riforma fiscale e del sistema di riscossione per l'equità fiscale, condannando da sempre ogni forma di violenza"), ma alla fine ha preferito non fare ricorso all'Ufficio elettorale presso la Cassazione (troppo alto il rischio di non riuscire a partecipare alle elezioni, per una lista apparentata con il Pdl) e sostituire il simbolo. Ha provato fino all'ultimo a utilizzare una denominazione come "Liberi per una Equa-Italia", ma per il Ministero quella soluzione era ancora troppo confondibile col nome di Equitalia, ammettendo soltanto la versione finale, "Liberi per una Italia Equa", col solito arcobalenino tricolore formato Pdl.
Altri, invece, l'hanno scampata. E' il caso di un'altra lista alleata del Pdl, Italia unita - Movimento liberaldemocratico dell'avvocato bresciano Luciano Garatti - lo stesso che nel 2001 si era fatto bocciare "Basta ladri" - che questa volta utilizza il simbolo Basta tasse,
con un lettering a metà tra il pennarello e il pennello, innovando l'emblema rispetto al passato. Qui nessuna censura mossa al simbolo, probabilmente perché il messaggio non ha nulla di anche solo velatamente minaccioso: è, in fondo, un auspicio con le tinte del grido di dolore o di pietà. Sarà per questo, forse, che nessuno ha pensato di ricusare l'emblema.

martedì 15 gennaio 2013

Vietato dire "Forza evasori - Stato ladro"?

La prendono piuttosto male alcuni dei titolari dei simboli esclusi dal Viminale nell'esame delle precedenti 48 ore. Tra le prime reazioni, quella del partito Forza Evasori - Stato ladro: è probabile che il contrassegno sia stato escluso dal Ministero dell'interno perché visto come una sorta di apologia di reato (dell'evasione fiscale, esattamente) e perché il nome stesso ne commetteva un altro, probabilmente uno dei reati di vilipendio previsti dal Codice penale (forse il "vilipendio della Repubblica" ex art. 290). Era un esito almeno in parte prevedibile, considerando che nel 2001 un contrassegno che riportava la scritta "Basta ladri" (Italia unita dei liberaldemocratici), presentato da Luciano Garatti, era stato bocciato proprio per lo stesso motivo e la frase era più sibillina (non è che si desse del ladro allo Stato), per cui fu purgata con un semplice e secco "Basta!" e il nuovo emblema passò.
La reazione dei rappresentanti del partito è inequivocabile: "Non possiamo che confermare che questo è un paese che va a puttane! Leggendo l’elenco dei contrassegni approvati, c’è da stupirsi, di fronte all’ennesima riprova di cosa sia la democrazia italiana. E’ lecito, in questa landa da barzelletta – ormai prossima ad appartenere al Terzo Mondo – presentare partiti che si chiamano “Bunga-Bunga”, ma non altri che limpidamente mostrano ripulsa per la tendenza politica in voga da almeno un decennio, vale a dire lo statalismo ladronesco e la continua fuga di cervelli, aziende e capitali oltrefrontiera".
"In Italia - continua il partito di Leonardo Facco - è ammesso presentare alle elezioni simboli che sono l’emblema di morte e povertà, di disadattati, di parassiti alla ricerca di qualche posizione di rendita, ma non FORZA EVASORI-STATO LADRO, che incarna al meglio il sentimento di disprezzo di quella parte di produttori di ricchezza (dall’operaio all’imprenditore) che non ambiscono a vivere, anzi sopravvivere, in una cayenna fiscal-burocratica, in uno Stato di Polizia". 
Non cambierà il contrassegno, né farà ricorso all'Ufficio elettorale presso la cassazione: Forza Evasori cita piuttosto Henry Louis Mencken (“L’esperienza ci insegna che un buon politico, in democrazia, è tanto indispensabile quanto un ladro onesto”) e proclama "A noi non interessa partecipare ad una competizione in cui le regole sono quelle scritte, ma soprattutto interpretate, per gli amici degli amici, il cui unico interesse è quello di spogliare il cittadino del frutto del suo lavoro". Non l'hanno presa bene, non c'è dubbio: chissà quanti voti avrebbero preso, finendo sulle schede elettorali...

sabato 5 gennaio 2013

Forza evasori, una freccia contro lo Stato ladro

Il simbolo scelto per le elezioni
Alla fine niente manina. I primi fondatori, sottoscrittori e simpatizzanti del nuovo partito "Forza evasori" hanno scelto il simbolo che cercheranno di presentare alle elezioni di febbraio, mettendosi in fila nei prossimi giorni per depositare l'emblema al Ministero dell'interno. 
Piaceva a molti, l'idea della manina che spuntava dal contorno del contrassegno per rubarsi la punta della freccia presente nel simbolo (gialla come l'oro, verrebbe da dire) e dava l'idea di chi sente le proprie tasche violate ingiustamente, ma graficamente sarebbe stata problematica da gestire, visto che avrebbe costretto a "schiacciare" tutto il resto dell'emblema perché il tutto entrasse nella circonferenza di 3 centimetri di diametro che la legge riserva al contrassegno elettorale.
Il simbolo scartato
Per questo, dopo la consultazione svolta essenzialmente su Facebook e aperta ai suggerimenti di tutte le persone interessate al progetto, è stata licenziata la versione definitiva del simbolo: una versione più colorata e "tridimensionale" di una delle opzioni presentate all'inizio. 
Il tutto è giocato sulle tinte blu e gialle (quelle storiche del Tg1, ma è assolutamente un caso): al centro c'è il nome del partito, con "Evasori" evidenziato dalla freccia gialla che è stata ricondotta all'interno del cerchio maggiore, avendo come sfondo un cerchio blu quasi da toccare, visto che le luci e le ombre sembrano regalargli uno spessore credibile. Attorno, nello spazio che resta, una tinta più chiara fa da sfondo all'asserzione chiave, di cui gli aderenti al partito sono fermamente convinti: "Stato ladro".
Sarà dunque questo l'emblema che il partito, ispirato dall'amministratore delegato del Movimento libertario Leonardo Facco e che candida come capo della forza politica Giorgio Fidenato, vorrà far arrivare sulle schede, per dar voce al proprio programma elettorale, all'insegna innanzitutto di una riforma radicale del fisco, ritenuto profondamente iniquo. Tocca al Viminale, ora, dire se quell'emblema potrà partecipare alla competizione o dovrà essere cambiato in qualche sua parte: nel caso - non auspicato - c'è chi è pronto a intervenire.

mercoledì 2 gennaio 2013

Forza evasori, alle elezioni contro lo "Stato ladro"


Non si sa ancora se sarà davvero sulle schede, ma di certo sta facendo di tutto per esserci. "Forza evasori", lanciato come movimento autenticamente libertario dal giornalista ed editore Leonardo Facco, è ormai diventato un partito e si propone come obiettivo primario la partecipazione alle prossime elezioni politiche. Se lo erano proposti a settembre lo stesso facco e vari sostenitori dell'esistente Movimento libertario, poco dopo che aveva iniziato a muovere i suoi passi verso l'appuntamento elettorale anche Fermare il declino di Oscar Giannino.
Il programma di Forza evasori è ancora più semplice rispetto a quello di Giannino, se n'era già parlato qui in agosto, quando le elezioni sembravano ancora lontane: «Del fisco me ne infischio», «Dieta paleolitica per lo Stato», «Il futuro è mio e lo decido io», «Abbasso la squola», «Libertà di pensiero e di confessione» sono i cinque punti del "Pentalogo" che possono essere sviscerati meglio su questa pagina.
Il partito ha fissato da tempo per il 26 gennaio la prima assemblea del partito a Bologna, ma per allora dovrà essere già stato presentato al Viminale il contrassegno per partecipare alle elezioni politiche.  Proprio in queste ore, coloro che hanno aderito al progetto politico di Forza evasori stanno discutendo su quale soluzione grafica adottare per l'emblema del partito. A tutti sono state sottoposte otto idee, riportate all'interno di questo post, dopo che inizialmente si era scelto come immagine un manganello provvisto di mano che scrollava un malcapitato contribuente. Si va da forme giocate essenzialmente sull'uso dei colori (in particolare il giallo oro e il blu/viola), al tema più geometrico della freccia - e sarebbe la terza, dopo quella di Giannino e di Tremonti - puntata sempre in avanti, ma appena meno in alto (in segno di avanzata, di uscita del capitale, di prelievo del denaro?) con alcune varianti cromatiche. C'è anche un guizzo grafico, costituito dalla manina pronta ad arpionare ciò che trova, specie se si tratta di soldi: peccato solo che, qualora la scelta cadesse su quell'emblema, tutto il contrassegno debba essere ridimensionato e ridotto (a causa della forma piuttosto irregolare) per poter stare nella circonferenza di 3 centimetri di diametro sulla scheda.
Gli appartenenti a Forza evasori - che indicheranno come capo della forza politica Giorgio Fidenato - si sono dati 48 ore per scegliere l'emblema, poi con quello si metteranno in fila al Ministero dell'interno e tra l'11 e il 13 gennaio lo depositeranno. Resta solo un interrogativo: il contrassegno sarà ammesso per intero? O l'espressione "Stato ladro" rischierà la bocciatura? Una decina di giorni e la risposta arriverà. 

giovedì 16 agosto 2012

Contro il manganello delle tasse. Oggi come allora

Le tasse non piacciono a nessuno, è noto e non c’è bisogno di un’indagine per averne conferma. C’è chi si limita a pensarlo, c’è chi non lo tiene per sé e lo grida come e dove può. Qualcuno, mentre era al governo, ha più volte giustificato l’evasione fiscale (senza domandarsi con quali soldi avrebbe fatto fronte alle spese dello Stato), era nelle cose che qualcun altro prima o poi pensasse di costruirvi intorno un movimento.
Da pochi giorni quell’idea si è fatta partito, grazie a Leonardo Facco, giornalista, scrittore ed editore. A dire il vero, statuto e atto costitutivo non ci sono ancora, dunque il partito, inteso come associazione vera e propria, per il momento non esiste, ma è questione di settimane. Il nome, però, è già lì: «Forza evasori». Chiaro, inequivocabile, indisponibile a letture accomodanti. Accanto al nome, cinque articolate idee di programma che compongono – sono parole dell’ideatore – un «passaporto per la salvezza». Si snocciolano in fretta, volendo: «Del fisco me ne infischio», «Dieta paleolitica per lo Stato», «Il futuro è mio e lo decido io», «Abbasso la squola», «Libertà di pensiero e di confessione».