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martedì 11 agosto 2020

Base costituzionale, Cassimatis ci riprova in Liguria

In molti ricorderanno la vicenda che, alle elezioni amministrative del 2017 a Genova, aveva riguardato Marika Cassimatis, che avrebbe dovuto e voluto correre come candidata sindaca per il MoVimento 5 Stelle, ma Grillo aveva fatto altre scelte: a dispetto di un'ordinanza civile a suo favore, lei si era comunque candidata con una sua lista, che però si era dovuta accontentare di poco più dell'1%. Ora Cassimatis ci riprova, stavolta concorrendo per la guida della regione Liguria, con una lista civica denominata Base costituzionale, per la quale è impegnata in questi giorni nella raccolta delle firme necessarie a presentare le liste.  
Vincitrice delle "comunarie" per il MoVimento 5 Stelle, Cassimatis aveva visto escludere la sua lista - per alcuni comportamenti degli aspiranti consiglieri - direttamente da Beppe Grillo, che aveva scelto di candidare lo sfidante, Luca Pirondini; lei si era rivolta al tribunale di Genova e l'esclusione della lista era stata sospesa, ma il M5S nel frattempo aveva annullato la votazione e, ritenendo non più regolare la "lista Cassimatis", volle comunque presentare l'unica candidatura rimasta in campo, quella di Pirondini. La decisione fu confermata anche dopo che la stessa Cassimatis aveva deciso di candidarsi come sindaca con una lista che portava il suo nome, ma l'esito non era stato esattamente quello sperato e la lista non riuscì a ottenere eletti. 
Quel risultato, tuttavia, evidentemente non ha fatto concludere l'impegno di Marika Cassimatis sul piano elettorale: il progetto di Base costituzionale, infatti, ha preso avvio almeno lo scorso autunno, visto che i primi post sul sito sono datati ottobre 2019. In quella fase si trattava essenzialmente di un progetto di "rigenerazione" della Liguria, di "contaminazione culturale tra arti, imprese, territorio, mare, tecnologia e innovazione sociale", volto a generare "nuove iniziative di crescita, cooperazione sociale e valorizzazione della Liguria". Con il passare delle settimane, è cresciuta l'idea di una sfida più ampia, approfittando della scadenza elettorale: Cassimatis sul sito si presenta come persona "che ha saputo radunare intorno a sé persone provenienti dai vari ambiti della società e studiare insieme a persone, comitati ed esperti un programma elettorale per la rinascita della nostra regione".
Il progetto assume come parola chiave il concetto di trasparenza, declinato come "possibilità pratica della lotta alla corruzione", presupposto necessario perché la regione possa "risollevare la testa e riacquisire quelle caratteristiche di territorio preferenziale per il turismo di qualità, la produzione industriale e la crescita dei servizi, con un occhio alla buona gestione dell’ambiente, delle coste, delle spiagge e dei rifiuti". La lista intende anche dare "ampio spazio alla figura femminile, da sempre relegata dai precedenti governi regionali in posizioni di scarso rilievo". 
Il programma elettorale è imperniato su dieci punti: mobilità sostenibile (separando la viabilità portuale da quella urbana e turistica, potenziando il trasporto marittimo intraregionale con vaporetti a energia solare e sostenendo il trasporto pubblico locale, senza dimenticare il controllo della regione sui soggetti concessionari di manutenzioni autostradali), terza età e disabilità (con investimenti sui servizi sanitari, assistenza porta a porta, pronto soccorso geriatrico e cohousing), ambiente e territorio (stop alle grandi opere inutili e manutenzione di quelle esistenti, difese dei litorali e più attenzione alla fruizione libera delle spiagge), lavoro e sicurezza (potenziamento dell'agricoltura di nicchia, aiuti alle imprese di giovani e disoccupati), scuola e formazione (progetti per il tempo prolungato, formazione e orientamento, investimenti sull'edilizia scolastica), sostegno all'autonomia delle donne (fondi ai centri antiviolenza e alle residenze protette, contributi per asili e scuole d'infanzia, sostegno alla pari genitorialità), legalità (informazione, promozione e sportello di ascolto territoriale), precauzione sulla tecnologia 5G (e "corretta informazione affinché le scelte di cura e vaccinali siano consapevoli"), economia circolare (riduzione, recupero, riciclo, riuso) e fondi europei (con sostegno a progettisti di bandi europei a beneficio di cittadini e comitati).
Tutti questi punti si compendiano in un simbolo che comprende tre quadrati, ciascuno tinto dei colori della bandiera e leggermente scostati l'uno dall'altro: quello verde, in primo piano, reca la sagoma della Liguria divisa in province, il nome del partito (con la parola "Base" in evidenza) e il nome dell'aspirante presidente; il tutto è racchiuso da una circonferenza di colore verde. Ora, l'idea del tricolore leggibile grazie ai tre quadrati leggermente scostati non è certo nuova, essendo stata usata in altre circostanze di natura "nazionale" o "patriottica"; è per lo meno curioso, tuttavia, che una soluzione grafica molto vicina fosse stata usata come logo dal comitato Basta un Sì, che con forza nel 2016 sostenne la necessità di approvare al referendum del 4 dicembre la riforma costituzionale promossa dal governo Renzi. Com'è noto, quel giorno vinsero i No e anche Cassimatis sostenne quella posizione: certamente ora non ha cambiato idea - in queste settimane, peraltro, sta sostenendo il No anche sul nuovo referendum costituzionale, in tema di taglio dei parlamentari - ma oggettivamente colpisce la somiglianza grafica di due loghi tanto diversi nell'ispirazione.

domenica 30 aprile 2017

Genova, il M5S non demorde e ri-candida Pirondini

Giusto un paio di giorni fa Marika Cassimatis, pure fresca di vittoria grazie all'ordinanza del tribunale di Genova che aveva sospeso l'esclusione della sua lista dal procedimento per selezionare le candidature in vista del rinnovo dell'amministrazione comunale genovese, era stata chiara: la battaglia giudiziaria con il MoVimento 5 Stelle finisce qui. Oggi lo ha confermato lo stesso Beppe Grillo, dopo che Cassimatis aveva ufficializzato la sua scelta di candidarsi a sindaca di Genova con una propria lista, slegandosi del tutto dal M5S: lo ha fatto con un post sul suo sito, spiegando che, avendo la donna "abbandonato il contenzioso, non c'è più interesse da parte del MoVimento a coltivare il reclamo, che pure avevamo proposto e ritenevamo fondato".
L'occasione viene colta da Grillo per fare qualche precisazione, che certamente con il ritiro delle carte bollate riesce più facile: da una parte, puntualizza che "con riferimento al post del 14 marzo 2017" (ma forse si riferisce a quello del 17 marzo), le parole dette, "anche quelle relative a comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle, riguardavano genericamente alcuni componenti della lista Cassimatis e non quest'ultima nello specifico", senza dunque alcun intento denigratorio dell'aspirante candidata sindaca; dall'altra, per Grillo non si riferiva a Cassimatis nemmeno la frase "Nel MoVimento 5 Stelle non c'è più spazio per chi cerca solo poltrone", ma a coloro che erano fuoriusciti dal M5S senza dimettersi dagli incarichi istituzionali ottenuti proprio come rappresentanti del MoVimento.
Fin qui tutto bene: in fondo Grillo ha avuto davvero ciò che voleva, cioè che non ci fosse un altro soggetto che rivendicava per sé l'uso del simbolo del M5S. Il post di oggi, tuttavia, termina con un'altra frase: "Archiviata questa vicenda, il nostro obiettivo è Luca Pirondini sindaco di Genova. Forza!" Segno, dunque, che Pirondini per Grillo è tuttora candidato alla guida del capoluogo ligure. Con tutto il rispetto per le idee e le opinioni in campo - comprese ovviamente quelle di Beppe Grillo - non si può non accogliere questo nuovo passo con molti, molti dubbi sulla praticabilità legale di questa soluzione.
Vale la pena ricostruire, molto in breve, i passaggi che si sono succeduti. Il 14 marzo si era svolto il voto delle comunarie per Genova, vinte di misura dalla lista che candidava come sindaca Cassimatis; a distanza di poche ore, Beppe Grillo ha scelto come garante di annullare il voto e sottoporre a tutti gli aderenti al M5S l'alternativa tra il non presentare alcuna lista a Genova o depositare quella arrivata per seconda e guidata da Luca Pirondini, alternativa risultata vincente il 17 marzo. Il 10 aprile il tribunale di Genova ha accolto il ricorso di Cassimatis per sospendere l'esclusione di fatto della propria lista (e il nuovo voto favorevole a Pirondini), ma quattro giorni prima sempre il sito di Grillo aveva informato dell'annullamento della votazione del 14 marzo (accampando ragioni procedurali), precisando altresì che quel voto online non poteva essere rinnovato vista la perdita dei requisiti da parte della lista Cassimatis, per cui l'unica lista in campo era quella di Pirondini.
Ora, per Grillo e per il suo staff evidentemente presentare la lista Pirondini era l'unico risultato possibile, essendo già stata ritenuto accettabile quel fascio di candidature (non avrebbe altrimenti potuto partecipare alle comunarie). E' anche vero, tuttavia, che l'art. 2 del regolamento del M5S sancisca come rimessa all'assemblea "tramite votazione in rete" anche la "scelta dei candidati da presentare alle elezioni", assemblea che però spetta al capo politico convocare e che non è stata convocata. Probabilmente i vertici hanno agito come se a Genova ci fosse stata sempre una sola aspirante lista del MoVimento: posto che la certificazione riguarda espressamente una sola lista per ogni comune, in caso di candidatura unica - risultata rispettosa dei requisiti richiesti - non si è mai ritenuto di sottoporla a votazione ma la si è semplicemente accettata. La procedura è formalmente legittima, ma viene spontaneo chiedersi se e quanto sia opportuno (e, volendo, anche corretto) perseverare nella scelta di un candidato che ha ottenuto meno della metà dei voti nella consultazione con la sua avversaria. 
Nei giorni che restano, in ogni caso, tanto il MoVimento 5 Stelle quanto la lista Cassimatis dovranno raccogliere le firme per presentare le candidature: ne occorreranno almeno 500 e il termine scadrà il 12 maggio. Difficile pensare che il M5S non riesca nell'intento proprio nella città di Grillo; quanto alla lista Cassimatis, si troverà davanti un compito non semplice, ma ha già iniziato ad affrontare la sfida

venerdì 28 aprile 2017

Cassimatis, una Fenice alla conquista di Genova

La sua battaglia, in fondo, l'aveva vinta, con tanto di "sanzione" da parte del tribunale di Genova; per Marika Cassimatis poteva teoricamente bastare questo. Le ultime mosse di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle, tuttavia, quella vittoria avevano finito per dimezzarla: sospendere l'esclusione della lista Cassimatis (e la successiva "incoronazione" della lista Pirondini) serviva a poco, se nel frattempo gli organi competenti del M5S avevano sospeso la stessa Cassimatis, rendendole impossibile candidarsi come sindaca di Genova sotto le insegne del MoVimento. Si doveva impugnare anche quella sospensione, impiegando altro tempo (e altro denaro), senza la certezza che il procedimento finisse in modo favorevole. A quel punto, se il progetto e le idee c'erano, tanto valeva correre comunque per la guida del capoluogo ligure, rinnovando il gruppo di sostegno della prim'ora, ma senza il simbolo M5S. Si spiega facilmente così la scelta di Cassimatis, resa nota oggi, di presentare la candidatura con una propria lista, pienamente identificata nella candidata sindaca da prenderne il nome: Lista Cassimatis Genova, appunto.
"Non c'erano più le condizioni per correre dentro il MoVimento - ha spiegato in conferenza stampa l'aspirante sindaca - per questo siamo usciti tutti e facciamo una lista indipendente. Molti candidati della nostra lista, che aveva vinto le comunarie del 14 marzo, erano già usciti dal M5S, così la nostra lista, in base al 'metodo Genova', non avrebbe più soddisfatto i criteri di ammissibilità alle elezioni e non saremmo potuti correre col simbolo". Non si tratta - in questo il gruppo che sostiene la candidata - di una resa, di un modo di accontentare Grillo (con cui la lista nega di aver avuto alcun contatto o di volerne avere), ma di un diverso modo di battersi: "La lotta continua con coraggio e determinazione: vogliamo uscire dai tribunali perché abbiamo già fatto abbastanza: ogni azione legale terminerà in questo momento, basta con i tribunali". 
Passaggio fondamentale perché la battaglia non continuasse era ovviamente l'elaborazione di un simbolo nuovo, non confondibile con quello del MoVimento 5 Stelle. La condizione, a ben guardare, sembra essere stata raggiunta: il nuovo emblema racchiude in una corona gialla (che nella parte inferiore si allarga a segmento, contenendo la scritta "Lista Cassimatis Genova") l'immagine dell'araba fenice che nasce dal fuoco (mostrato al posto delle ceneri), il tutto con il disegno del solo contorno dei soggetti, su fondo bianco. A spiegare la scelta dell'emblema è stata proprio Cassimatis: l'araba fenice "risorge dalle sue ceneri, come noi ricominciamo dopo una dura battaglia" (con tanto di ulteriore punta polemica, che viene dal proposito di tornare alle origini, "a quello per cui era nato il MoVimento 5 Stelle dopo la deriva antidemocratica in cui è sporfondato").
Probabilmente il cambio di simbolo (e l'abbandono del M5S da parte di varie persone) farà cessare ogni tipo di contenzioso legale; resta un minimo di analsi grafica da fare sul contrassegno. Che a prima vista non sembra male, anzi pare mostrare una certa eleganza, data dall'accoppiamento di fondo bianco e bordo giallo (colore presente nel simbolo del MoVimento). Anche delle figure all'interno del cerchio si può dire che siano fini, anche per il tratto usato, ma sulla resa i dubbi sono maggiori. 
Far convivere il rosso del profilo dell'uccello con il blu delle fiamme (rappresentate come se fossero un mare in tempesta, tuttavia, non è cromaticamente semplice, visto il bisticcio quasi naturale tra le due tinte; la ripetizione del cognome Cassimatis in uno spazio piuttosto piccolo poi sembra mostrare un indice di caratterizzazione forte (senza osar arrivare a parlare di "personalizzazione", anche se il confine è piuttosto labile. Di più, per le parti testuali è stata scelta una font bastoni, piuttosto elegante ma molto sottile: non proprio l'ideale per farsi leggere, specie se in questo senso, una stampa non perfetta dell'emblema potrebbe ostacolare in parte la lettura delle parole. A controbilanciare questo possibile difetto c'è il fondo bianco su cui l'espressione "Marika Cassimatis sindaco" (e non "sindaca", come in altri comuni è stato fatto) si staglia: la prevalenza del bianco riporta indietro ad anni piuttosto risalenti, a simboli d'altri tempi in cui il "vuoto" dominava i cerchietti elettorali e, contemporaneamente, dava risalto agli elementi grafici inseriti nel logo; una scelta coraggiosa, se si vuole, ma molto vintage.
La grafica, insomma, risulta in bilico tra vantaggi e svantaggi del suo essere composta in quel modo. Di certo, la vera sfida per Cassimatis sarà riuscire a dimostrare che il consenso di cui godeva alle comunarie non era dovuto al simbolo del M5S ma era essenzialmente personale, potendosi dunque tradurre in un buon numero di voti. questo, in fondo, conterà molto di più che evitare nuove battaglie in tribunale, con Grillo o altri.

lunedì 10 aprile 2017

Genova, il tribunale dà ragione a Cassimatis, ma forse cambia poco

Alla fine la decisione del tribunale di Genova è arrivata e ora si aprono scenari ancora più delicati in vista delle elezioni amministrative nel capoluogo ligure, per capire chi userà effettivamente il simbolo del MoVimento 5 Stelle
Poche ore fa, infatti, il giudice Roberto Braccialini ha sospeso in via cautelare la decisione di Beppe Grillo di escludere la lista di Marika Cassimatis - uscita vincitrice dalle "comunarie" - e la conseguente deliberazione che, in alternativa alla non partecipazione alle elezioni, ha scelto di presentare la lista guidata da Luca Pirondini. Forse la partita giudiziaria non è chiusa, ma intanto una prima decisione c'è e non è delle più leggere.

Le posizioni a confronto

Per Cassimatis e altri dieci ricorrenti - assistiti dall'avvocato Lorenzo Borrè, lo stesso che aveva ottenuto le ordinanze favorevoli agli espulsi di Roma e Napoli - quelle decisioni di Grillo erano illegittime sotto tre profili. La prima votazione (14 marzo) sarebbe stata annullata in violazione del regolamento, perché Grillo l'aveva fatto quale "Garante del Movimento", carica non prevista dal non-statuto o dal Regolamento integrativo (si prevede solo il capo politico); al contrario la votazione in rete espressa dall'assemblea sui candidati da presentare alle elezioni è tra le decisioni "vincolanti per il capo politico del MoVimento 5 Stelle e gli eletti sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle" (art. 2, ultimo comma del regolamento) e tutte le persone in lista sarebbero state candidabili in base alle regole interne. 
Non sarebbero stati poi dimostrati (e contestati in precedenza) i "comportamenti non consoni ai principi del Movimento" di alcuni componenti della lista. Il secondo voto (del 17 marzo), infine, non sarebbe avvenuto secondo quanto previsto dal Regolamento (cioè con avviso sul portale del MoVimento 5 Stelle e con e-mail inviata agli iscritti interessati dalla votazione, con preavviso di almeno 24 ore), senza contare che avrebbero dovuto rivotare solo gli iscritti certificati del territorio e non l'intera platea nazionale degli aderenti (né il capo politico, secondo l'art. 2, comma 5 del Regolamento, avrebbe potuto proporre un voto per decidere se presentare la lista seconda classificata alle "comunarie").
Alle lamentele dei ricorrenti il M5S ha ovviamente controbattuto, su profili procedurali (ma non secondari) e di merito. Innanzitutto i legali del MoVimento hanno segnalato che il 6 aprile (il giorno prima dell'udienza) erano intervenute due novità importanti. Innanzitutto il collegio dei probiviri ha cautelativamente sospeso Cassimatis e due aspiranti consiglieri (Loredana Massone e Cristina Camisasso) "per comportamenti che avevano compromesso l’immagine e l’azione politica": ciò avrebbe privato i tre dei requisiti di candidabilità richiesti dai documenti interni, dunque non si sarebbe potuta ripetere la votazione (e per Cassimatis non ci sarebbe stato spazio). In più la stessa consultazione online che aveva premiato la lista Cassimatis è stata annullata "per mancato rispetto dei termini di preavviso": non ci sarebbe stata alcuna votazione da far rivivere, essendo presentabile solo la lista Pirondini. 
Per la difesa del M5S, poi, "la figura del Garante [...] è collegata indissolubilmente al Grillo, quale co-fondatore del Movimento stesso" e prevista dal Codice etico; in quel documento si chiederebbe ai portavoce di astenersi "da comportamenti suscettibili di pregiudicare l'immagine e l'azione politica del Movimento 5 Stelle" e lo stesso garante sarebbe autorizzato a escludere dalla candidatura "in ogni momento fino alla presentazione della lista presso gli uffici del Comune di Genova, soggetti che non siano ritenuti in grado di rappresentare i valori del Movimento". Altre regole interne - art. 7 del "non-statuto", art. 2 del regolamento - permettono che le norme sulle candidature siano "meglio determinate dal capo politico del MoVimento 5 Stelle, d’intesa con il comitato d’appello, in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo": sarebbe stato legittimo che Grillo, come capo politico, non concedesse l'uso del simbolo (scelta che non integrava un provvedimento disciplinare, ma un "pieno diritto" del garante, esercitato a fronte di "comunicazioni di appartenenti alla lista Cassimatis di denigrazione dei rappresentanti del Movimento" e di una querela dell'aspirante sindaca contro Grillo e Alessandro Di Battista). Da ultimo, non si sarebbero dovute applicare le regole sulle votazioni per le candidature per decidere se non concorrere alle elezioni o farlo col secondo classificato; una scelta che avrebbe avuto portata nazionale, vista l'importanza di Genova.


La decisione del giudice

I confini dell'ordinanza

Dall'inizio il giudice ha messo dei paletti ben precisi, che - lo si vedrà - avranno effetti di rilievo. Oggetto dell'ordinanza emessa oggi sono solo la decisione di Grillo di escludere la lista Cassimatis e il voto che ha deciso di presentare la lista Pirondini: il pronunciamento del tribunale, insomma, non tocca l'efficacia delle sospensioni di Cassimatis (e delle due aspiranti consigliere) e dell'annullamento della votazione, comunicati da Grillo il 6 aprile.
Sul punto, in realtà, il magistrato si è espresso solo "di striscio": è vero che alle tre persone sospese è stato comunicato il provvedimento, ma trattandosi di atti "emessi immediatamente a ridosso dell’udienza", c'è tutto il tempo per le parti di impugnarli davanti agli organi interni o davanti al giudice civile. Sempre il giudice Braccialini esprime dubbi sull'autoannullamento da parte di Grillo - che non dichiarava in quale ruolo operava - della votazione che aveva premiato Cassimatis: all'annullamento avrebbe dovuto provvedere lo stesso organo che aveva investito la lista Cassimatis (cioè l'assemblea locale), non un organo "più elevato". Per il giudice, insomma, non sembra che gli ultimi atti comunicati da Grillo faccia venir meno il motivo del contenzioso sull'esclusione della lista Cassimatis e sul nuovo voto; le osservazioni fatte prima, peraltro, non fanno venir meno per ora l'operatività dell'annullamento della prima votazione e delle sospensioni (ma le persone sospese, per il giudice, hanno tutti i titoli per chiedere al giudice di esprimersi sulla legittimità del voto con cui è stata scelta la lista concorrente).