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giovedì 16 dicembre 2021

Simboli fantastici (30): Bocciati (e mai presentati) in Friuli-Venezia Giulia

Chi ha seguito attraverso questo sito la presentazione dei contrassegni in vista delle ultime elezioni politiche ed europee ricorderà che, in entrambe le occasioni, era stata sfoggiata una "fantabacheca" dei simboli che al Viminale avrebbero fatto ottima figura, ma non ci erano mai arrivati (ecco quella del 2018 e quella del 2019). Quello stratagemma torna buono ora, stavolta su scala non nazionale, ma regionale, e con una chiave di lettura fantastico-satirica (ma, proprio per questo, saldamente ancorata ad alcuni elementi di realtà). In effetti, a distanza di poco più di due mesi dalle elezioni amministrative che si sono svolte in gran parte dell'Italia il 3 e il 4 ottobre, c'è chi si è premurato di far conoscere i contrassegni delle liste che sono state escluse alle amministrative in Friuli - Venezia Giulia, anche perché in effetti nessuno ha pensato di presentarle: una sorta di Salon des Refusés imaginaires, in cui si può trovare di tutto, comprese assonanze con qualcosa di già noto, con ironia tagliente sparsa a piene mani in ogni fantaproposta elettorale e nei relativi emblemi.

Gli autori

L'iniziativa (assolutamente meritoria, almeno per i #drogatidipolitica che esercitano anche la fantasia e non sono affezionati alla sola realtà dei numeri) si deve al gruppo di Mataran, rivista satirica uscita per la prima volta il 
6 febbraio 2015 - il nome in furlan richiama la figura del "matto", della persona originale che ogni paese ha conosciuto almeno in un esemplare - e che da allora ha proseguito la propria attività con periodicità variabile e con diffusione multimediale (ora su carta, ora solo online). La redazione, in origine "composta quasi esclusivamente da under 35 friulani, pordenonesi, bisiachi e giuliani (questi pochissimi, assicuriamo)" (così si legge, testualmente, nel sito della testata), in questo lustro abbondante si è impegnata in moltissime iniziative satirico-artistiche, editoriali (non di rado facendo il verso a note testate locali) e di altro tipo, dalla realizzazione delle Carte Matarane (carte da briscola interpretate da oltre quaranta tra disegnatori, fumettisti e illustratori friulani) all'organizzazione di eventi-spettacolo, sempre con il sorriso - intelligente e tagliente - sulle labbra. 
L'ultima iniziativa editoriale proposta, proprio in questo 2021, è il Frico, un inserto "dal sapore deciso" (come il piatto tipico friulano da cui prende il nome) allegato al settimanale il Friuli ogni ultimo venerdì del mese: in quelle otto pagine c'è un concentrato di satira per testi, immagini, disegni, fotomontaggi e l'immancabile spazio Friûlcraft. Il periodo della pandemia è stato impegnativo anche per la redazione di Mataran (con varie attività sospese, rinviate o proposte in altre forme), ma a ripagare gran parte degli sforzi è arrivata, a settembre, l'assegnazione del Premio Satira Politica di Forte dei Marmi, nella sua edizione numero 49. I giurati hanno premiato l'esercizio continuo e sempre curato di satira (soprattutto su carta stampata, ma non solo) dal 2015 fino a oggi, in tempi in cui può riuscire difficile persino ridere come si deve, un po' per la situazione sempre più tesa e difficile, un po' perché ormai i linguaggi si sono confusi e si finisce per ridere (in modo sguaiato) o sogghignare un po' dappertutto, spesso senza aver avuto la cura di attivare il cervello, salvo poi prendersela con chi fa satira per davvero.

L'idea

Proprio nello stesso numero del Frico che conteneva la notizia della vittoria del premio si trovava anche il servizio che ha generato questo articolo. Nel mensile, uscito pochi giorni prima delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, era infatti presente una doppia pagina contenente le dodici fantaliste, legate ad altrettanti comuni (ovviamente verissimi, effettivamente tra quelli chiamati a rinnovare la loro amministrazione), che secondo la redazione di Mataran non erano riuscite ad arrivare sulle rispettive schede elettorali per i motivi più diversi. 
La scelta del tema, naturalmente, non è stata casuale: "Le elezioni, per chi fa satira, valgono un po' Natale e Carnevale messi insieme - spiegano dalla redazione - perché accade di tutto e c'è moltissimo materiale su cui si può lavorare. In passato abbiamo certamente dedicato spazio alle elezioni regionali, che inevitabilmente attiravano il nostro interesse, ma meritavano la nostra considerazione anche le realtà comunali che erano coinvolte da questo turno elettorale d'autunno: c'erano due capoluoghi, cioè Pordenone e Trieste, ma andavano al voto anche tanti piccoli comuni e ognuno di questi ha proprie peculiarità, molto riconoscibili. Abbiamo scelto dieci di questi comuni, da affiancare ai due capoluoghi, e ci siamo espressi!". Piuttosto che fare ironia su chi effettivamente partecipava alla competizione, tuttavia, il gruppo di Mataran ha scelto di concentrarsi su fantomatiche liste mai presentate ma rigorosamente "escluse dal voto", così da potersi sbizzarrire ancora meglio.
Anche qui, però, è stata la realtà a fornire lo spunto per far scattare la satira: "Avevano fatto parecchio rumore - ricordano dalla redazione - i casi delle due liste #AmiAmoPordenone per Anna Ciriani e Noi con l'Italia per Dipiazza sindaco di Trieste, entrambe prima escluse per difetti legati alla raccolta e all'autenticazione delle firme, poi riammesse dai giudici amministrativi. Questo ci ha invitato a esercitare la nostra fantasia anche con riguardo ad altri potenziali esclusi dalle sfide elettorali, immaginandoci i motivi più diversi". Sono state così create dodici liste, con un profilo di alcune righe per presentarle e dare conto dell'esclusione; ovviamente, insieme alla lista, non si poteva non immaginare anche un simbolo per ciascuna, mettendoci peraltro una certa cura per renderli ora verosimili, ora platealmente improbabili ma sempre ben fatti. Insomma, #veramentefalsi.
  

I simboli e le liste

Iniziando la "rassegna dei fantomatici reietti" proprio da Pordenone, ai matarans della redazione è venuto facile constatare che sulla scheda i Ciriani erano già due: oltre alla riammessa Anna Ciriani (già mancata candidata consigliera comunale di Rebalton nel 2016 e aspirante europarlamentare nel 2019 inserita nelle liste dei Popolari per l'Italia), infatti, c'era anche Alessandro Ciriani, candidato sindaco del centrodestra (poi risultato vincitore) e fratello del senatore di Fratelli d'Italia Luca Ciriani. A quel punto, tanto valeva esagerare e sparare la Lista Cirillo Ciriani (e famiglia) sindaco, vale a dire "una lista formata da soli Ciriani, composta dai familiari e altri assoldati nel gruppo Facebook 'Quelli che di cognome fanno Ciriani'", inclusi due omonimi opposti dei Ciriani veri (un ex marxista-leninista e una suora orsolina). A escludere la lista è stata l'autenticazione delle firme, cui avrebbe provveduto - casualmente senza avere titolo per farlo - il carlino del candidato sindaco, Fufi (guarda caso) Ciriani.
Niente saghe familiari a Trieste, ma un rischio politicamente molto più insidioso e col rischio di prendere botte da orbi. Lì, infatti, si è immaginata la lista Pugili nazisti, affidandone la guida a un consigliere uscente per-niente-falso, ossia Fabio Tuiach, ex pugile e portuale eletto nel 2016 nella lista della Lega Nord (poi, dopo l'espulsione dal gruppo, passato a rappresentare per alcuni mesi Forza Nuova). La redazione ha così configurato una lista a tinte forti (il cui simbolo, a fondo rosso, recava l'alabarda triestina nera su tondo bianco e scritte con font inequivocabilmente evocativi di certi anni bui), composta "da soli uomini bianchi italiani con pallino per i calzoncini, la depilazione e Adolf Hitler". Alla base della ricusazione ci sarebbero state le troppe firme eseguite "con una croce. Uncinata"; l'esclusione è stata confermata nonostante i candidati avessero minacciato di "marciare su Trieste come Martin Luther King e Gandhi".
Esauriti i capoluoghi, tanti altri centri hanno attirato l'attenzione del collettivo di Mataran. Palmanova, per esempio, è nota per la sua forma a stella, ben visibile dal satellite; in più, in una regione di per sé molto militarizzata ("essendo ai confini dell'Impero"), la cittadina fortificata storicamente ha visto la presenza di molti militari, in gran parte di origine meridionale. Questo dato di fatto ha suggerito l'idea della lista Meridionali con Salvini, guidata da Gennaro Polentone ("ex meridionale, ex pizzaiolo, ex vittima dei leghisti") e con la grafica chiaramente simile a quella della Lega (ma con Pulcinella al posto di Alberto da Giussano e la pianta stellata della città al posto del Sole delle Alpi). "Abbiamo giocato - spiegano dalla redazione - con l'idea di una lista di meridionali che non sono più il nemico numero uno della Lega ma addirittura il loro principale alleato, immaginando come obiettivi lo stop agli immigrati (tranne che dal Sud Italia) e al cibo non autoctono (escluso il babà)". Nessun problema con le firme qui, ma Polentone sarebbe stato escluso per ragioni penali, essendo stato colto in flagrante a rubare dal cestino delle offerte in chiesa (volume della refurtiva? Ben 49 centesimi, cifra meno che bagatellare ma molto significativa nel numero).
In altri casi sono stati fatti di cronaca a ispirare i "simboli fantastici" esclusi senza essere stati presentati. "In effetti uno dei primi comuni su cui abbiamo lavorato - continuano i matarans - è stato Latisana: giorni prima si era appreso di una banda che aveva praticato estorsioni di stampo mafioso nei mercati ma era stata sgominata. Ci è dunque venuto spontaneo creare la lista Mafiosi per Latisana, simboleggiata da una testa mozza di cavallo con tanto di sangue al di sotto". Nel programma della lista "con diversi prestanome" c'era l'abolizione dell'Imu e l'introduzione del pizzo e l'uso di materiali scadenti per la costruzione di un argine. Risulta tuttora ignoto il motivo dell'esclusione dalla competizione, "nonostante una martellante campagna dei candidati al mercato" (incluso l'aspirante sindaco, Matteo Messina Denaro, un nome a caso). 
Altrove ci si è concentrati soprattutto sulla grafica, con una certa cura per il simbolo scelto. Lo si può dire per esempio per la lista Stalin Grado, presentata appunto nel comune balneare di Grado, in provincia di Gorizia: il nome della città era perfetto per una sua declinazione "sovietica" e il simbolo del socialismo è stato a sua volta marittimizzato (la falce è stata incrociata con un'ancora e la stella è diventata una stella marina). Il rilancio pensato dal candidato sindaco, Bepi Stalin, passava attraverso i turisti russi, da attirare con "volantinaggi in Siberia, libero accesso ai sottomarini al porto", nonché introducendo "il menu bambini nelle strutture alberghiere" (non nella veste di ospiti, naturalmente), convertendo "il santuario di Barbana in un granaio" e istituendo il Soviet della Protezione civile. Niente guai con le firme o con la giustizia qui: a fermare la candidatura di Bepi Stalin da Fossalon sarebbe stata un'energica madre, "che gli ha intimato di trovarsi un lavoro vero" (avrà visto l'entità dell'indennità da sindaco o del gettone da consigliere...).
Per restare in ambito "Pci e dintorni", ma con un certo sentore di cibo, occorre spostarsi a San Vito al Tagliamento, così da potersi imbattere nel Partito comunista sanvitese, che su fondo azzurro (stile Pdci ultima versione) colloca la doppia bandiera con asta bianca, ma al posto di falce e martello c'è una forchetta infilata in una salsiccia da Festa dell'Unità (con tanto di macchia di unto a fare da stella). La lista, tuttavia, si sarebbe consunta prima di concorrere al voto, spaccandosi sul menu: "la corrente Salsiccia e costa si è ritirata, quella Salsiccia e polenta ha scelto di fare un Primo maggio per conto suo"; in effetti, a San Vito come altrove, a dispetto della tradizione cooperativa e sindacale, il mondo di sinistra si è diviso anche di recente (ma di iniziative se ne fanno molte, così le occasioni per mangiare non mancano).
Il simbolo madre si riconosce ancora meglio nella lista Astemi per Bertiolo, che ha rielaborato per il comune di Bertiolo (Ud) l'emblema classico del Partito socialista democratico italiano: il sole nascente, tuttavia, è stato convertito in una fetta d'arancia che emerge per metà dal mare che, virato anch'esso all'arancione, ora sembra piuttosto la superficie increspata di un bicchiere di aranciata o di succo. "Ci è venuto spontaneo pensare a un'operazione simile, in una delle tante 'città del vino' presenti in Friuli, con una manifestazione molto radicata: ci siamo messi nei panni di quelle pochissime persone astemie che certamente ci sono anche a Bertiolo e si vedono sempre accerchiate da manifesti, banchetti e fiere a base alcolica". La lista doveva avere effettivamente raccolto tutti gli astemi del paese, considerando che "non sono riusciti a raccogliere una firma, ma solo tanto sdegno dai concittadini", perfetti furlans
Fa invece graficamente il verso all'iconografia della Südtiroler Volkspartei la lista Bastian contrari (con tanto di versione in tedesco, Der Querköpfe), immaginata per Sauris, comune montano con tradizioni più germanofile che italiche o friulane. In primo piano, su fondo nero, non c'è la consueta stella alpina, ma una pannocchia, che richiama i pasti a base di polenta (e pietanze connesse): per i promotori, infatti, era ora di finirla "con la birra artigianale, lo speck, le piste da sci, il lago, il carnevale e la variante germanofona unica al mondo", cioè tutto quello che ci si aspetterebbe in quella parte di regione. Si doveva piuttosto trasformare Sauris "in un paese della Bassa friulana: campi di blave (il granturco appunto), un po' di soia, quattro tralicci, due fagiani mollati dalle gabbie, un affluente del Ledra e il gioco è fatto". Tutto il contrario, insomma, di ciò che la collocazione suggerirebbe: sarà per questo che la lista si è ritirata, "ritenendo di avere perso in partenza" ("Ma - come riflessione finale - perché accontentarsi di guidare un gatto delle nevi quando si può derapare con la mietitrebbia?" Agli elettori l'ardua sentenza).
Nella rassegna pubblicata dai matarans sul Frico non poteva mancare una comparsata di Drenchia: "Si tratta - spiegano dalla redazione - di un piccolissimo comune della provincia di Udine, con un centinaio di abitanti sparsi in più frazioni, che nelle statistiche regionali finisce sempre per porsi come 'maglia nera' per vari servizi". Poiché nei giorni in cui la campagna dei simboli "veramente falsi" è stata concepita si parlava molto della fine ingloriosa di Alitalia e della sua nuova vita, è venuto spontaneo immaginare una rinascita di quel comune ad opera di "una cordata di candidati composta da Colaninno, Montezemolo, Benetton, Tronchetti Provera, Caltagirone e Della Valle": tutti uniti avrebbero separato la città in una good country (in cui investire una montagna di soldi prima di rivenderla ai sauditi) e in una bad comp... ehm ... country, da lasciare in mano ai cittadini (e ti pareva...), riuscendo così a fare ciò che non era andato benissimo con la compagnia aerea. A bloccare la lista Rinnovare con i miliardari sarebbe stato un intervento dell'Antitrust (capirai, con quella compagnia), mentre nel simbolo di lista Rich Uncle Pennybags, il vecchietto che accompagna il gioco del Monopoly, è ancora a braccia aperte per accogliere altri colleghi facoltosi nel progetto di rinascita. 
Richiama di fatto la grafica di molte liste contemporanee, con molto testo e niente immagini (forse troppo bianca, visto l'horror albi che si è fatto strada negli ultimi anni), la lista Insieme per bonificare, immaginata a Torviscosa, comune che sorge in una terra di bonifiche e dunque "resta marchiato per sempre": ha scelto infatti come candidato tale Benito Mussons, che però come slogan ha ripetuto a nastro "è tempo di altri bonifici!". Lo ha detto e lo ha proposto a tutti: per qualunque cosa si fosse voluta fare a Torviscosa, occorreva fare un bonifico (dunque mettere mano al portafogli). Valeva anche per lo stesso candidato sindaco, "finito in povertà cercando dei candidati": sarà per questo che alla fine la lista non ha corso e che, per risparmiare qualcosa, non ha colorato lo sfondo del simbolo. Da segnalare l'uso consapevole del Font Populista per la composizione del contrassegno. 
Poteva tranquillamente trovarsi in una scheda di qualche paesino di montagna, presentata da giovani autoctoni (o extra muros, approfittando dell'assenza della raccolta firme nei comuni italiani "sotto i mille") la lista Band@ più larg@, con tanto di montagna stilizzata e, in primo piano, un ripetitore di rete ancora più stilizzato. Un simbolo che poteva dunque sorgere ovunque, in questo tempo in cui si parla di innovazione tecnologica, ma che è stato collocato nel comune fuso di Erto e Casso perché lì, e anche in comuni vicini, "la situazione si è fatta insostenibile: Mauro Corona sta 'rubando' tutto l'internet della valle per fare i collegamenti in tv" (e pensare che da qualche parte qualcuno aveva scritto, a suo tempo, "- internet + cabernet"...). A impedire l'accettazione della lista sarebbe stata "la candidatura di alcuni ungulati non residenti": anche il ricorso "al Tar di Vajont" non dev'essere andato bene.
L'ultimo simbolo "svisto e mai visto" è stato collocato a Cordenons e non è nemmeno il classico simbolo, ma semplicemente un clap, un sasso tondo "preso a caso in Grava" (cioè da uno dei greti di cui è ricca la zona e in cui non poche persone prendono il sole come se fossero in spiaggia). Una candidatura inconsueta, ma che poteva addirittura non essere del tutto sgradita al corpo elettorale: "immobilismo per immobilismo, non si sarebbero notate le differenze con le precedenti amministrazioni". Il Frico ci informa che il clap "non è stato in grado di smaltire la burocrazia restando al palo": di certo, se quello fosse stato il simbolo, vista la forma tonda non perfetta, il Viminale o una commissione elettorale qualunque lo avrebbe escluso.

Il futuro, guardando al Quirinale

Consumato il rito elettorale autunnale (e c'è chi ha fatto sapere alla redazione di Mataran "Sono meglio i vostri simboli di quelli che ho dovuto votare, nella loro follia sembrano più concreti"), non si è però smesso di pensare alla politica, guardando alle realtà locali ma spingendo lo sguardo fino al Colle più alto. Nel numero di novembre del Frico, infatti, è stata lanciata in pompa magna la candidatura di Dino Zoff alla Presidenza della Repubblica. Sarebbero infatti maturi i tempi per un friulano al Quirinale (è nato a Mariano del Friuli) e ci sarebbero tutte le ragioni per mandarcelo: "Per l'Italia del rigore serve un portiere" è stato scritto sulla copertina del numero, oltre a una serie di altri ottimi motivi (Zoff sarebbe "un simbolo di unità nazionale dal 1982, tra i pochi che hanno detto 'no' a Berlusconi, piace sia alla sinistra sia alla Lazio"). Nel pubblico degli spettacoli curati dal gruppo Mataran la candidatura è riproposta in modo costante e piace a molti, proprio nei giorni in cui il centrodestra ripropone il nome di Silvio Berlusconi (e se qualcuno potrebbe apprezzare l'idea di discorsi di fine anno molto brevi o di un capo di stato che, vista la sua altezza, potrebbe guardare in faccia i corazzieri, c'è anche chi è affascinato dalla possibilità di avere come portavoce al Quirinale un altro friulano doc dal timbro inconfondibile, Bruno Pizzul). 
Ridendo e scherzando (anche sulla base del precedente di George Weah, bandiera del Milan poi presidente della Liberia), la campagna "Zoff for president" procede: i parlamentari locali sono stati sensibilizzati a votare Zoff almeno in uno dei primi tre scrutini (quelli che di solito, per la maggioranza qualificata dei due terzi, non vanno a segno) e altrettanto avverrà con i delegati regionali. "Se il nome di Zoff raggiungerà i cinque voti, per noi sarà già un successo": e chissà che, dopo i nomi eventualmente risuonati nello spoglio del primo scrutinio, a qualcun altro venga voglia di scrivere quello stesso breve cognome, pescato fuori dalla politica e dall'ambiente tecnocratico-finanziario... 

Grazie alla redazione di Mataran, popolata da un discreto numero di #drogatidipolitica che - l'ho scoperto ora - seguono anche le evoluzioni di queste pagine: grazie per le loro idee stimolanti e per le loro trovate sulfuree, che smentiscono l'opinione generale in base alla quale i furlans non conoscono o non sanno praticare l'ironia.

sabato 18 settembre 2021

Trieste, simboli e curiosità sulla scheda

Ultimo capoluogo di regione chiamato al voto il 3 e il 4 ottobre per rinnovare la propria amministrazione è Trieste: pur essendo il capoluogo di una regione a statuto speciale, in questo caso le date per il voto coincidono con quelle determinate a livello nazionale.
Sulla scheda elettorale finiranno 10 candidati (incluso il sindaco uscente Roberto Dipiazza), che potranno avvalersi dell'appoggio di 21 liste: si tratta di una situazione non molto diversa rispetto a quella vista nel 2016, quando si erano presentati 11 candidati, sostenuti da 20 liste). Alcuni simboli, addirittura, sono proprio identici a quelli utilizzati cinque anni fa, anche quando nel frattempo sono cambiate le grafiche dei rispettivi partiti.

Roberto Dipiazza

1) Dipiazza per Trieste

Il sorteggio ha collocato in prima posizione, "in alto a sinistra" sulle schede, la candidatura del sindaco uscente, Roberto Dipiazza, da più parti dato per favorito anche in quest'occasione (nel 2016 aveva vinto al ballottaggio). Proprio come cinque anni fa, lui si presenta sostenuto da sei liste e l'estrazione ha voluto che la prima a finire sulle schede fosse la formazione civica più legata al candidato sindaco, Dipiazza per Trieste. Si tratta dello stesso emblema impiegato nel 2016 e nel 2011 (in quel caso a sostegno di Roberto Antonione), con la seconda "I" del cognome sostituita dall'alabarda triestina (un segno che tornerà spesso in questa tornata elettorale): in primo piano c'è una stilizzazione del mare (con una fascetta tricolore che spunta e finisce sotto il cognome), mentre sullo sfondo si vede il palazzo del Municipio.
  

2) Lega

In seconda posizione, sulla scheda e all'interno della coalizione di Dipiazza, appare il primo dei partiti del centrodestra che hanno rinnovato il sostegno al sindaco uscente: si tratta della Lega, che nel 2016 come Lega Nord aveva sfiorato il 10% (ed è probabile che questa volta il risultato sia migliore). Cinque anni fa, oltre al nome completo originario (e al nome di Salvini, già presente nel segmento inferiore, sia pure in bianco), il contrassegno conteneva il "Sole delle Alpi", peraltro già molto ridotto, e la bandiera biancorossa a strisce con l'alabarda triestina; in questo caso, invece, si è impiegato il simbolo inaugurato alle elezioni politiche del 2018 (con il riferimento a "Salvini premier"), senza alcuna indicazione territoriale.
  

3) Noi con l'Italia

La terza lista di Dipiazza, 
Noi con l'Italia, ha rischiato di non finire sulle schede: le candidature erano state escluse perché molte firme dei sottoscrittori erano state autenticate da Renzo Tondo (già presidente della giunta regionale) come parlamentare e le norme regionali non prevedevano che quelle figure potessero validamente autenticare. Il Consiglio di Stato ha però riconosciuto l'applicabilità anche nella regione a statuto speciale delle nuove norme statali (art. 14 della legge n. 53/1990, modificata dal "decreto Semplificazioni" convertito) che prevedono espressamente che i parlamentari possano autenticare le firme elettorali. Così è arrivato sulle schede il simbolo di Noi con l'Italia, in cui il nome è stato di molto ridotto per permettere l'inserimento del riferimento a Dipiazza (sopra il tricolore pennellato); a sinistra spunta anche un'alabarda rossa, non proprio armonica in quel contesto.
  

4) Cambiamo Trieste

L'alabarda compare anche, stavolta in bianco (e sembrando un po' meno "fuori contesto"), sul simbolo della quarta lista, Cambiamo Trieste, versione locale del partito di Giovanni Toti. Non è solo una questione di nomi: basta uno sguardo per rendersi conto che tutto l'emblema è stato riletto in chiave "marittima", sia aggiungendo un profilo stilizzato di onde nel segmento arancione (che sembra quasi una barca), sia trasformando il tricolore svelato a frottage in una sorta di vela (al punto che l'alabarda sembra quasi un albero della "barca" arancione). Soluzione originale, ma non proprio ben riuscita (e lo stesso contorno "sbocconcellato" della scritta "Cambiamo" non è proprio memorabile).
 

5) Forza Italia

Quinta lista sulla scheda e nella coalizione in appoggio al sindaco uscente è quella di Forza Italia, cioè proprio il partito di Dipiazza: con il suo 14,47% nel 2016 era stata la forza politica più votata del centrodestra. Sarà forse anche per questo che il tempo sembra essersi fermato sulla scheda elettorale: il simbolo, infatti, è identico a quello che cinque anni fa aveva ottenuto quei voti, concepito con una grafica che aveva come base il contrassegno presentato da Fi alle elezioni europee del 2014, con il cognome di Berlusconi della stessa larghezza della bandierina e l'eventuale aggiunta dei riferimenti personali o territoriali in alto. In seguito - soprattutto dal 2018 - il modello simbolico è cambiato, ma a Trieste si è preferita la grafica già vista (che tra l'altro dà più risalto al cognome di Dipiazza).
 

6) Fratelli d'Italia

La questione appena accennata si ripropone anche con il simbolo dell'ultima lista della coalizione, vale a dire Fratelli d'Italia. Nel 2016 era stato usato il simbolo delle europee del 2014, vale a dire il "cannocchiale" con il simbolo di An che nascondeva il nodo tricolore e il cognome di Giorgia Meloni incastrato in alto tra il bordo del cerchio e il nome del partito. Questa volta si è scelto come base il contrassegno elettorale del 2018, ma si è ridotto lo spazio per il nome della leader (e si è spostato il più possibile in basso il simbolo ufficiale di Fdi) pur di inserire il nome di Dipiazza. E siccome questo è davvero molto evidente (probabilmente la font è Nexa Black), per non far perdere rilievo al cognome di Meloni si è adottato lo stesso carattere, rendendolo dunque più spesso a dispetto del calo di dimensioni. Tutto questo, però, ha reso il semicerchio superiore particolarmente pieno e "ammassato".

Arlon Stok

7) Podemo

Dopo le sei liste presentate a sostegno del sindaco uscente, si trova l'unica lista che appoggerà Arlon Stok, giovane designer e manager. La formazione politica si chiama Podemo, si è costituita nel 2018 - anche con l'idea di prepararsi al voto del 2021 - e con la spagnola (Unidas) Podemos non ha nulla a che vedere: alla base c'è l'idea di "offrire ai triestini l'opportunità di vedere le proprie potenzialità finalmente realizzate", mentre gli amministratori attuali non sarebbero in grado di svilupparle. "Podemo", nell'idioma locale, sarebbe una presa di coscienza di quelle potenzialità (legate anche alla conoscenza delle lingue), in risposta al frequente "no se pol" (che, per i promotori del progetto, spesso va letto come "no se vol"). Il simbolo, su fondo rosso, ha come elemento principale nove pallini bianchi disposti in modo da ricordare l'alabarda triestina (ma volendo anche una freccia o una figura umana stilizzata).
 

Franco Bandelli

8) Futura

Un altro candidato che avrà il sostegno di una sola lista è Franco Bandelli. Già aspirante sindaco nel 2011 (sostenuto dalla lista Un'altra Trieste e da due formazioni di destra), questa volta si presenta alle elezioni di ottobre con l'appoggio di una lista civica, denominata Futura: questa si qualifica come "movimento civico di Trieste, per Trieste. Progetti chiari e fattibili, senza troppe chiacchiere". Per l'occasione, il simbolo a toni di azzurro e blu contiene il nome scelto (in carattere Helvetica, disposto un po' in "stile Forza Italia"), collocato sopra una veduta della città: in quell'immagine si può riconoscere facilmente, sulla sinistra e in primo piano, il Faro della Vittoria, con la statua alata sulla sommità.

Riccardo Laterza

9) Adesso Trieste

Si cambia candidato (il quarto, in ordine di sorteggio) e anche qui rispunta l'alabarda. Riccardo Laterza (urbanista e pianificatore) si presenta infatti appoggiato dalla lista Adesso Trieste, lista creata da persone giovani interessate a dare un futuro alla loro città "cambiando le regole del gioco", rendendola davvero inclusiva e solidale: si tratta certamente di una formazione civica (come suggerisce anche l'espressione "Patto per la città", scritta anche in sloveno), ma la sensibilità può dirsi anche di sinistra (non a caso, ha raccolto anche il sostegno di Sinistra italiana). Nel simbolo, come si diceva, torna l'alabarda, trasformata nella "punta" di un testimone da passare di mano in mano, come segno del citato patto (e di un auspicato avvicendamento alla guida del comune); i colori del fondo sono arancione e blu. 
 

Giorgio Marchesich

10) Federazione del Territorio libero di Trieste

La sfilata delle candidature che godono dell'appoggio di una sola lista prosegue con Giorgio Marchesich, presente anche nel 2016 tra gli aspiranti sindaci. Lui, allora come oggi, si presenta sostenuto dalla Federazione del Territorio libero di Trieste, il cui simbolo inevitabilmente ripropone la già nota alabarda triestina di colore bianco su fondo rosso; accanto all'arma si trovano le sigle Sto (che indica il concetto di Territorio libero di Trieste in sloveno) e Ftt (questa volta la sigla sembra in inglese, a meno di intendere "Federazione del territorio di Trieste"). Nel 2016 erano arrivati oltre 1700 voti e l'1,77% dei consensi; difficile dire se questa volta il progetto susciterà un interesse maggiore.
 

Ugo Rossi

11) Movimento 3V

Anche a Trieste, a quanto pare, è riuscito a presentarsi il Movimento 3V, cioè "Vaccini vogliamo verità": con Trieste, il soggetto politico può dire di essere riuscito a partecipare alle elezioni amministrative di tutti i capoluoghi di regione. Il simbolo, naturalmente, è lo stesso già visto negli altri comuni (e alle suppletive di Siena): al centro la sigla "3V" (ciò che resta dell'antico nome), intorno le parole "Verità  e "Libertà" e una spessa circonferenza rossa a racchiudere tutto. Anche la piazza elettorale triestina sarà una buona occasione per parlare e confrontarsi sulla libertà della cura e dignità della persona, senza limitarsi alle questioni legate ai vaccini o alla pandemia (anche perché il Movimento 3V è nato ben prima, già nel 2019). Candidato sindaco è Ugo Rossi, giovane ingegnere civile ambientale.

Alessandra Richetti

12) MoVimento 5 Stelle

Non si ferma la sfilata delle persone candidate alla carica di sindaco con il sostegno di una sola lista. Questa volta tocca ad Alessandra Richetti, che è presidente uscente della VI circoscrizione. Eletta nel 2016 con il MoVimento 5 Stelle, si ripresenta questa volta come aspirante sindaca, ma sempre con l'appoggio del M5S. Rispetto a cinque anni fa, il simbolo è rimasto quasi uguale, fatta eccezione per una lieve riduzione degli elementi grafici caratterizzanti e per l'inserimento - nella parte inferiore del cerchio - di un segmento rosso nel quale trova posto il 2050, anno preso come riferimento (tencologico, sociale, economico, ma anche politico) per il "nuovo" M5S guidato da Giuseppe Conte.

 

Aurora Marconi

13) Trieste verde

Dopo Richetti, il sorteggio ha indicato un'altra aspirante alla carica di sindaco. Aurora Marconi, consigliera uscente della VII circoscrizione (eletta con la lista No Ferriera Sì Trieste) si candida prestando attenzione soprattutto a temi legati all'ambiente e alla povertà. A sostenerla è il gruppo Trieste verde, presentatore della lista Trieste, il cui simbolo è "un frondoso albero dalle profonde radici con la sola scritta Trieste, ché le inutili aggettivazioni di parte le lasciamo agli inutili altri". Si tratta di un emblema presentato in combinata con un'analoga lista nel vicino comune di Muggia, dove il candidato sindaco è Maurizio Fogar (già aspirante primo cittadino a Trieste nel 2016 proprio per 
No Ferriera Sì Trieste e in un primo tempo dato in corsa nuovamente a Trieste per la lista in commento, prima che emergenze ambientali di vasta portata in vista gli suggerissero di candidarsi a Muggia).
 

Francesco Russo

14) Partito democratico

Penultimo candidato sindaco è Francesco Russo, già segretario generale dell'associazione dem TrecentoSessanta, senatore per il Pd nella XVII legislatura e attualmente vicepresidente del consiglio regionale. Se nel 2016 Russo aveva perso le primarie del centrosinistra (le vinse il sindaco uscente Roberto Cosolini, poi sconfitto da Dipiazza), questa volta tocca a lui correre per la guida del comune, sostenuto da sei liste. La prima, indicata dal sorteggio, è quella del Partito democratico: il simbolo è quello tradizionale (con l'aggiunta del nome in sloveno), con la parte inferiore del contrassegno tinta di blu e contenente il riferimento al candidato sindaco (da notare il carattere impiegato, piuttosto originale). 
 

15) Uniti per un'altra città - Združeni Za Drugacno Mesto

Seconda formazione tra quelle presentate in appoggio alla candidatura di Russo è Uniti per un'altra città (anche qui il simbolo stesso riporta pure la versione in sloveno: "Združeni Za Drugacno Mesto"). Si tratta di una lista che cerca di unire varie sensibilità di sinistra, messa in piedi da Articolo Uno e Open FVG per offrire, come si legge in un comunicato, "una lettura della città - e gli occhiali necessari a vedere… - del suo essere, delle fragilità e delle potenzialità della sua comunità. Ed ovviamente, idee e proposte per trasformarla, per renderla migliore, più aperta, più inclusiva, più solidale, più ricca (economicamente, culturalmente, socialmente)". Il simbolo visualizza - forse in modo un po' naïf, proprio quest'idea di "un'altra città", da vivere in modo più sereno.
 

16) Partito animalista

Fa parte della coalizione che sostiene la corsa di Francesco Russo, come terza lista, anche il Partito animalista, avendo l'intento di offrire il proprio impegno per i "diritti" degli animali domestici e non dei triestini (collaborando anche con le associazioni che sul territorio li difendono). La formazione politica guidata a livello nazionale da Cristiano Ceriello in quest'occasione manda sulla scheda il suo simbolo tradizionale (con le impronte animali ormai collocate nella parte alta della fascia rossa centrale), con l'aggiunta - nella parte inferiore - dell'aggettivo "ambientalista" (scritto in verde), per sottolineare l'impegno anche sulla riqualificazione delle aree verdi e sulla tutela degli ambienti carsici.  
 

17) Lista Russo - PuntoFranco

La quarta formazione della coalizione di centrosinistra è quella più legata al candidato sindaco: la Lista Russo - PuntoFranco è infatti la sua formazione personale, pensata per "cambiare gli schemi della politica triestina". L'idea, come si legge nel sito, è "
far incontrare persone con storie e sensibilità diverse, ma accomunate dall’idea che occuparsi del bene comune è una cosa troppo importante per essere lasciata solamente ai politici di professione. È uno spazio per chi ha perso fiducia nella politica ma ha ancora voglia di impegnarsi per Trieste". Il nome parte ovviamente dal concetto di "porto franco" (ben noto ai triestini) e lo sviluppa, per creare uno spazio di discussione: anche per questo, il simbolo fonde la stilizzazione di un "chiodino puntatore" di una mappa a quella dell'onnipresente alabarda, ovviamente su sfondo rosso. 
 

18) 'TS 21-26

La quinta formazione a sostegno di Russo è forse quella più plurale, sul piano politico: 'TS 21-26 è frutto infatti dell'impegno comune di Italia viva, Cittadini, Partito socialista italiano e Unione slovena (Slovenska skupnost, il cui simbolo in miniatura è l'unico visibile all'interno del contrassegno, probabilmente per le stesse ragioni che hanno suggerito in altri simboli l'inserimento dei nomi anche in sloveno), quattro forze moderate e riformiste che hanno cercato di unirsi nel nome di un disegno comune. Il nome scelto per la lista si riferisce proprio alla città (TS come Trieste) e all'orizzonte temporale della consiliatura 2021-2026, nella speranza che il lavoro comune possa essere apprezzato e riconosciuto.
 

19) Noi pensionati insieme

Ultimo emblema della coalizione che appoggia nella sua corsa elettorale Francesco Russo è quello della lista Noi pensionati insieme, nata a Trieste per farsi "portavoce delle esigenze di una fascia di popolazione che di fatto non si sente troppo tutelata, anche alla luce di una serie di oggettive difficoltà" (si legge in un comunicato diffuso giorni fa). Il simbolo adottato per la tornata elettorale si basa su una fascia tricolore morbida appoggiata su uno sfondo azzurro chiaro sfumato, con il nome della lista scritto sopra (un po' in nero, un po' in verde: a conti fatti, senza irridere nessuno, sembra l'emblema meno riuscito dell'intera coalizione, quanto a resa grafica e ad accostamenti cromatici).

Tiziana Cimolino

20) Europa Verde

Ultimo nome pubblicato sulla scheda, sulla base del sorteggio, è quello di Tiziana Cimolino, medico di medicina generale e con un lungo impegno ambientalista al suo attivo. La sua candidatura come sindaca è sostenuta da due liste. La prima, in base al sorteggio, è quella di Europa Verde: il soggetto politico non ha scelto infatti di schierarsi con il centrosinistra ufficiale (nel quale, invece, c'è il Partito animalista), ma ha preferito sostenere la propria candidata Cimolino in modo autonomo. Il simbolo è quello ufficiale, con girasole verde-europeo e Sole che ride su fondo verde; al posto del riferimento testuale all'European Green Party, c'è l'espressione "Trieste verde" scritta anche in tedesco e in sloveno.
 

21) Sinistra in comune - Levica

Seconda formazione a sostegno di Cimolino (e ultima lista presente sulla scheda) è Sinistra in comune - Levica (l'ultima parola significa "sinistra" in sloveno), che ha scelto di appoggiare la candidata di Europa Verde. Sinistra in comune si qualifica come "anticapitalista, antifascista, antirazzista e antisessista", nonché come "l'unica presenza esplicitamente di sinistra alle prossime amministrative triestine": in essa convergono Rifondazione comunista, Sinistra anticapitalista e vari candidati indipendenti di area La lista si definisce  e vuole rappresentare esplicitamente gli interessi delle classi sociali meno abbienti. Nel simbolo si notano la stella frecciata, che rimanda al Partito della sinistra europea, e l'espressione "Avanti popolo", con l'ultima "o" sostituita da falce e martello. 

domenica 20 marzo 2016

A Trieste la sinistra "unita" si fa in tre

C'è vita a sinistra a Trieste. Anche troppa, secondo alcuni. Nel senso che alle prossime elezioni comunali le liste che fanno capo a quell'area, a quanto se ne sa, saranno almeno tre. 
Uno dei tre simboli in corsa è stato deciso ieri, direttamente da un centinaio di partecipanti a una consultazione: la lista in questione si chiama Sinistra unita - Združena levica (con la stessa espressione ripetuta in italiano e sloveno) e, come candidato sindaco, ha espresso Iztok Furlanič (Prc), presidente uscente del consiglio comunale. Chi ha partecipato all'evento poteva scegliere tra tre alternative, tutte inequivocabilmente "di sinistra" nella grafica, in cui il colore prevalente era il rosso. Alla fine il simbolo più votato rimanda a quello coniato nel 2009 per la Lista anticapitalista Prc-Pdci e poi mantenuto dalla Federazione della sinistra - che non a caso è il soggetto maggiormente impegnato in questa lista - con le bandiere a romboide sovrapposte, contornate da una corona rossa in cui è scritto il nome nelle due lingue. 
Una delle due alternative al simbolo scelto puntava un po' di più sul territorio: sul fondo rosso - sempre delimitato dalla scritta bilingue vista prima - sotto a un'enorme falce con martello si poteva chiaramente vedere un'alabarda bianca-argentea, simbolo di Trieste. La terza possibilità era decisamente più anonima: cerchio rosso, scritte non più ad arco ma disposte in orizzontale, bordate di nero e tinte di giallo, com'era gialla la stella posta in centro.
Il nome "Sinistra unita", in effetti, farebbe pensare che non ci siano altre formazioni legate a quello schieramento; eppure, come si è detto, non è esattamente così. Perché giusto pochi giorni prima, il 15 marzo, è stata presentata alla stampa la lista Sì - Sinistra per Trieste, che candida a sindaco il capogruppo triestino di Sel Marino Sossi e ha come altro promotore Aris Prodani, deputato eletto con il MoVimento 5 Stelle, passato poi al gruppo misto, aderente per alcuni mesi alla componente di Alternativa libera, salvo lasciarla in concomitanza con l'approdo nella stessa di Pippo Civati (Prodani stesso ora precisa "Voglio occuparmi della mia città da parlamentare libero"). Il Piccolo non ha usato mezzi termini bollando l'operazione come "la più stravagante lista civica per le prossime amministrative". il "Sì" presente sul simbolo, secondo lo stesso Sossi vorrebbe richiamare l'esperienza di Sinistra italiana, anche se la soluzione grafica è tutta diversa (a partire dall'elemento blu, che - lo conferma lo stesso Prodani - richiama il mare di Trieste); tra i soggetti interessati a quella formazione, per un appoggio ancora da qualificare, ci sarebbe anche il Psi. La terza lista sarebbe quella legata alla parte di Sel che ha deciso di mantenere l'alleanza con il Pd e, dunque, sosterrà il sindaco uscente Roberto Cosolini.
Il simbolo non correrà alle elezioni
E pensare che, nei mesi precedenti, si era tentato davvero di percorrere l'unità a sinistra. Il disegno avrebbe dovuto coinvolgere Prc e Pcd'i (come Federazione della sinistra), buona parte di Sel e anche Possibile di Civati, assieme ad altre associazioni e movimenti, per arrivare a un'iniziativa politica comune e partecipata che andasse oltre il "bacino" dei soggetti tradizionali di quell'area politica. Era stato deciso un nome, Trieste in comune - Sinistra unita, si era fatto un certo lavoro sul programma e qualcuno aveva abbozzato anche qualche idea per il simbolo finale: era circolato un bozzetto con il consueto fondo rosso e tre figure umane stilizzate disposte a cerchio, con una piccola alabarda al centro (ma si era parlato anche di una vela stilizzata, gonfia a sinistra). All'inizio di marzo, tuttavia, i giornali hanno raccontato di qualche nodo programmatico e vari disaccordi sulle candidature che hanno fatto saltare tutto, con accuse di personalismi da varie parti: alla fine Possibile non parteciperà alle elezioni, il progetto di Trieste in comune è rimasto congelato (dunque il simbolo sulla scheda non ci finirà) e la sinistra - salvo sorprese dell'ultimo momento - avrà questo schieramento a tre punte. La via dell'unità a sinistra, a quanto pare, si mostra davvero impervia.