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venerdì 19 aprile 2024

Libertà - Sud chiama Nord, il franchising di Cateno De Luca per i comuni

Si è già abbondantemente parlato, nei giorni e nelle settimane scorse, di quanto Cateno De Luca sia riuscito, con il progetto elettorale Libertà guidato dal suo partito Sud chiama Nord, ad attirare l'attenzione dei media grazie al progressivo allargamento (con qualche defezione progressiva) della compagine che ha scelto di unirsi nel tentativo di costruire una proposta politica alternativa per le elezioni europee, nella speranza di superare la soglia di sbarramento del 4%. Il radicamento territoriale, però, non è certo semplice da ottenere (Sud chiama Nord alle elezioni politiche riuscì a essere presente solo in Abruzzo, Emilia-Romagna, Calabria e Sicilia) e non è detto che è intenzionato a sostenere una delle formazioni che prenderanno parte alla lista riesca a riconoscere nel contrassegno il proprio simbolo di riferimento.
Forse pensando a questo è nata l'idea del "simbolo in franchising": Il 13 aprile, infatti, sui profili social di De Luca sono apparsi due simboli diversi - chiaramente "parenti" delle prime versioni del futuro contrassegno per le elezioni europee, non ancora così pieno e carico - rivolti espressamente alle elezioni amministrative. "Vuoi portare una ventata di Libertà nel tuo comune e nella tua città? Questo è il simbolo che mettiamo a disposizione per le elezioni amministrative (comunali e regionali)": è questo il messaggio, seguito da un numero di telefono per il contatto, pubblicato sui social. Il fregio, che ha la parola "Libertà" al centro nell'ormai noto segmento biconcavo blu inclinato e il simbolo di Sud chiama Nord - con il cognome di Cateno De Luca molto in evidenza - piuttosto grande in alto, viene offerto in due versioni, anzi, due brand, com'è scritto nei post: una per i soli comuni siciliani, con la dicitura "Sindaco di Sicilia", l'altra per le elezioni nel resto del Paese, con la dicitura "Sindaco d'Italia".


Evidentemente c'è la consapevolezza della difficoltà dell'obiettivo da raggiungere, ma anche la consapevolezza che occorre tentare tutti i mezzi possibili per arrivarci. Così, il fatto che si voti contemporaneamente anche per rinnovare molte amministrazioni comunali potrebbe trasformarsi in un volano anche per le elezioni europee: certamente non è scontato che il voto europeo sia coerente con quello amministrativo, ma trovare (quasi) lo stesso simbolo su entrambe le schede (o addirittura su tutte e tre, per il Piemonte) potrebbe aiutare qualche elettore a fare la stessa scelta a tutti i livelli.
Chi conosce un minimo di storia elettorale sa bene che anche in passato ci sono stati casi di simboli nati in un territorio ed estesi ad altri, lasciati in gestione a persone o gruppi locali; il tutto però è sempre avvenuto in modo tendenzialmente informale e anche poco manifesto (quasi a non voler far sapere che in realtà il partito o il gruppo titolare del simbolo non aveva una vera e propria base in quel territorio). Questa volta, invece, è quasi tutto visibile, in mostra; anzi, si incentiva la diffusione del simbolo Libertà - Sud chiama Nord, che verosimilmente potrà essere riempito da chi lo avrà in uso come meglio crederà (però vanno raccolte le firme: non esiste l'esenzione per le elezioni comunali). Chi dovesse impiegarlo, potrebbe contare su un emblema che sta acquistando notorietà (anche se non sono poche le persone che non lo apprezzano) e qualcuno potrebbe votarlo anche solo per la parola "Libertà", nell'ottica di un voto di protesta (e chissà che qualcuno non pensi di utilizzare quel simbolo nei comuni "sotto i mille", senza bisogno di raccogliere firme, visto che il disegno di legge che reintroduce quell'onere non è ancora stato approvato alla Camera...); Cateno De Luca, per parte sua, in questo modo potrebbe riuscire a traghettare voti in più per la lista alle europee. Si tratta di una scommessa: se ne può pensare ciò che si vuole, ma merita di essere considerata.

venerdì 12 aprile 2024

La Libertà di Cateno De Luca di spostare, sostituire, ridimensionare

Se un giorno si dovesse fare una ricerca per mettere a confronto l’attenzione che i leader politici sono riusciti a ottenere prima ancora dell'inizio ufficiale della campagna elettorale (i decreti di indizione dei comizi elettorali per le europee e di assegnazione dei seggi alle cinque circoscrizioni, datati 10 aprile, sono stati pubblicati ieri sulla Gazzetta Ufficiale) con i voti effettivamente ottenuti dalle rispettive liste nel voto dell'8 e del 9 giugno prossimi, quasi certamente Cateno De Luca sarebbe tra coloro che vanterebbero l'indice più alto. Non si sta predicendo che l'attuale sindaco di Taormina otterrà un risultato elettorale scarso, né tantomeno ovviamente glielo si sta augurando, ma si può dire senza troppa tema di smentita che potrà superare i segretari o i presidenti di varie forze politiche minori e gareggiare con l'attenzione ricevuta da figure più abituate a finire negli spazi eredi dei vecchi "pastoni" dei telegiornali o delle pagine politiche dei quotidiani. 
Oggi, per non smentire quest'impressione, Cateno De Luca ha diffuso l'ennesima versione del simbolo della lista Libertà, guidata dalla sua ultima creatura politica, Sud chiama Nord, riuscita nel 2022 nell'impresa di conquistare due collegi uninominali (quelli di Messina, uno alla Camera e uno al Senato) e, su quella base, ha ottenuto la possibilità di presentare una lista per le elezioni europee senza dover raccogliere le firme. Quando quella possibilità è stata a rischio (a causa dell'emendamento "strozza esenzioni" di Fratelli d'Italia, che nella prima versione aveva riservato l'esenzione - oltre che ai partiti titolari di almeno un gruppo parlamentare - alle forze politiche che avevano eletto deputati o senatori nella sola quota proporzionale), De Luca come altri ha protestato in modo tangibile; quando  l'esenzione per chi aveva eletto solo nei collegi uninominali è stata restituita, di fatto Sud chiama Nord è stato l'unico soggetto politico che l'abbia sfruttata davvero avviando un progetto elettorale; lo sta facendo, in effetti, anche +Europa, ma la lista Stati Uniti d'Europa avrebbe potuto evitare la raccolta firme anche grazie alla presenza di Italia viva, quindi non si tratta di un esempio valido.
Insomma, si diceva, oggi - alle 17 e 19 - è uscita l'ennesima versione del contrassegno elettorale. E non si è sicuri di poter credere alla frase che apre il post con cui il fregio è stato reso noto sui canali di Cateno De Luca, cioè "Si è chiuso il quadro delle alleanze della Lista Libertà": ci sono ancora nove, dieci giorni prima che si concluda il rito del deposito dei simboli al Ministero dell'interno, quindi qualcosa può ancora cambiare. Qualcosa, o anche molto o, volendo, perfino tutto
Già, perché ogni versione del simbolo somiglia sempre di più a un gioco del tipo "Trova le differenze": alcune sono più visibili, altre possono essere apprezzate solo accostando le grafiche o facendole scorrere rapidamente sullo schermo. Nella versione del contrassegno di oggi, in particolare, il segmento biconcavo giallo con il nome di De Luca si è ampliato leggermente, così come è cresciuta la scritta "Libertà" al centro, mentre si è assottigliato il segmento blu che la contiene. I cinque simboli collocati in alto - i più grandi, insieme a quello del Movimento per l'Italexit collocato in basso - sono sempre gli stessi, ma hanno cambiato posizione: se prima l'ordine era Popolo Veneto, Sicilia Vera, Sud chiama Nord, Grande Nord e i Civici in Movimento (a proposito, qualcuno aveva notato che era comparso il cognome di Sergio Pirozzi?), ora vengono prima i due simboli legati a De Luca (Sud chiama Nord e Sicilia Vera), poi ci sono i Civici, Grande Nord e, per ultimo, il Popolo Veneto, quasi che si fosse voluto rappresentare lo sbarco dei Mille al contrario di cui parlava lo stesso De Luca.
Venendo alla parte inferiore del contrassegno, i cerchi sono sempre 13, ma molti hanno cambiato posizione e qualcuno ha cambiato dimensione (ora quello più evidente sembra essere quello di Capitano Ultimo, forse anche per valorizzare il gesto di Sergio De Caprio, che alla presentazione del progetto al Teatro Quirino si è tolto la maschera). Soprattutto, però, un simbolo è stato cambiato: è lo stesso post di De Luca a sottolineare l'ingresso nella lista di un nuovo movimento, Il Vero Nord, qualificato come "d'ispirazione leghista delusa dalla deriva salviniana". Non si dice nulla su quali persone facciano riferimento a quel simbolo che contiene la parola "Nord" in evidenza (stesso carattere di Grande Nord, giusto un po' più sottile), con la croce di San Giorgio rossa che parte dalla gamba della R; se quest'ultimo elemento guarda alla Lombardia, l'espressione "il VERO" scritta in verde con un carattere pennellato ricorda l'espressione "Prima il Nord!" usata al tempo di Roberto Maroni segretario della Lega Nord, ma anche - i #drogatidipolitica non avranno dimenticato - a quando la stessa espressione fu trasformata in contrassegno elettorale da Diego Volpe Pasini, che nel 2013 riuscì a far ammettere quel contrassegno (nonostante l'opposizione del Carroccio) e fece candidare nella lista leghista dell'Emilia-Romagna la moglie Sara Papinutto (prima dei non eletti in quella circoscrizione). Magari Volpe Pasini non c'entra niente, sia chiaro, ma la memoria si attiva con i dettagli.


In un certo senso Il Vero Nord sostituisce come area politica il Partito popolare del Nord di Roberto Castelli (e, incidentalmente, rende "Nord" la parola più presente nel contrassegno, con ben quattro citazioni; in realtà, però, il nuovo simbolo sostituisce quello di Progresso sostenibile, anche se sul profilo dell'ex europarlamentare Giulia Moi c'è ancora il post che ne annuncia la candidatura. In effetti, a ben guardare, nei giorni scorsi su alcune grafiche diffuse da De Luca al posto del simbolino con fogliolina di Progresso sostenibile c'era solo un cerchio verde, senza altre indicazioni. Non è dato sapere cosa sia accaduto nel frattempo, né si sa se qualcuno lo spiegherà.
Nel post di oggi si legge anche che "Sono 19 le forze politiche che fanno parte del progetto", perché alle 18 del simbolo (e, contando il doppione di "Sud chiama Nord", si deve pensare che siano stati conteggiati come forze politiche anche Enrico Rizzi e Capitano Ultimo) si deve aggiungere "la lista di Rassemblement Valdôtain". Una lista che però, alla pari dell'eventuale formazione sudtirolese di cui si era parlato, dovrebbe raccogliere le firme, perché non è prevista un'esenzione speciale per le liste legate alle minoranze linguistiche e l'esenzione della lista nazionale collegata non vale anche per le forze connesse. Si vedrà, dunque, cosa accadrà nei prossimi giorni. Con il sospetto che per Max Barbera, grafico e visual brand designer per Cateno De Luca, il lavoro non sia ancora finito.

sabato 6 aprile 2024

La Libertà di De Luca fa 20, nella speranza del 4 (per cento)

Il totale, alla fine, è arrivato a quota 20. Anzi, a voler essere precisi, a 17+3, o ancora a 1+16+1+2. Non si stanno dando - banalmente - i numeri; si sta solo cercando di usare i numeri per descrivere il contrassegno elettorale finale di Libertà - Sud chiama Nord, la lista promossa da Cateno De Luca in vista delle elezioni europee, che è riuscita da oltre un mese a questa parte - già dall'evento di lancio e dalla prima conferenza stampa - a fare parlare sempre più di sé, anche grazie alla sua grafica elettorale in evoluzione e in progressivo riempimento (settimana dopo settimana e, nell'ultimo periodo, anche a distanza di pochi giorni).
Nell'evento di lancio della campagna elettorale, tenutosi a Roma al teatro Quirino, dopo lunghissima attesa e tanti interventi è stata presentata la versione finale (almeno fino al deposito al Viminale il 21 aprile: lo stesso De Luca, sornione, non ha escluso altri ritocchi...) del fregio elettorale: nella conferma della struttura di base, leggermente inclinata in senso crescente - cosa che non ha mancato di essere vista con fastidio da più parti - con il segmento biconcavo blu centrale recante il concetto chiave "Libertà", l'ultima versione ribadisce la scelta - chiara nel simbolo presentato giovedì all'hotel Nazionale - di "riempire" di più la parte inferiore (molto più ricca e più pesante), ma ridimensiona e ridispone i vari elementi, non invadendo più lo spazio del segmento blu e finendo per creare ulteriore spazio per nuovi elementi. Così, fatta eccezione per la scritta al centro, gli elementi grafici assimilabili ai simboli contenuti nel cerchio sono saliti a 20; quella somma, tuttavia, è fatta di unità dissimili tra loro, che meritano di essere adeguatamente suddivise. 
Di quei 20 emblemi, 17 sono "collettivi", 3 individuali: ai due riferiti al "Capitano Ultimo" (che oggi ha fornito una notizie principali riprese dai media, con l'addio alla mascherina di copertura) e a Enrico Rizzi, si è aggiunto in alto il riferimento a Cateno De Luca, l'unico a essere fatto con nome e cognome. Perché senza dubbio è lui - presentato in un segmento biconvesso giallo con caratteri neri e rossi, ricreando i colori della Sicilia - il tratto che unisce tutti i soggetti che concorrono e concorreranno a questa lista. 
Nella parte superiore restante, sono rimasti i simboli in miniatura di Popolo Veneto (guidato da Vito Comencini), Sicilia Vera (la prima formazione guidata da De Luca e fondata nel 2007), Sud chiama Nord, Grande Nord (Roberto Bernardelli) e i Civici in Movimento (guidati da Sergio Pirozzi). Si tratta però pur sempre dei simboli più visibili all'interno del cerchio, insieme a quello del Movimento per l'Italexit che da tempo è stato spostato in basso, un po' sacrificato in quel segmento ma comunque visibile grazie alla sua estensione. C'è da supporre che la scelta di quelle forze più in evidenza non sia casuale, visto che tutti gli altri fregi, di fatto, sono molto più piccoli e "ammassati" nella parte inferiore del cerchio.
Tra queste, in realtà, c'è di nuovo Sud chiama Nord, nella versione che fino all'altroieri era in evidenza nella parte superiore del simbolo, in cui spiccava la dicitura "De Luca sindaco d'Italia" (molto simile alla grafica schierata alle elezioni politiche del 2022, ottenendo un deputato e una senatrice nel collegio di Messina: si tratta dunque del simbolo che ha consentito di ottenere l'esenzione): ora questo elemento appare ridotto, ma raddoppia, visto che in alto - come si è visto - è comparso il simbolo ufficiale del partito, quello indicato dallo statuto. Se Sud chiama Nord raddoppia e in un certo senso De Luca triplica (perché è citato due volte e perché Sicilia Vera parla comunque di lui: anche la parola Nord ora figura di nuovo tre volte, com'era prima della uscita del Partito popolare del Nord di Roberto Castelli), occorre dare comunque conto di un minisimbolo nuovo che ha fatto la sua comparsa in basso, vale a dire Noi Ambulanti liberi: "Hanno deciso di scendere in campo con noi, insieme ad alcuni balneari che rischiano di vedere espropriato il loro lavoro: soltanto noi porteremo avanti le loro battaglie e diremo un no chiaro alla direttiva Bolkestein". Anche quella "pulce da battaglia" (con riferimento alle sole dimensioni), ovviamente, si unisce alla galassia deluchiana, che a questo punto aspetta solo di potersi misurare nella battaglia per raggiungere il 4%. Nel frattempo, il tasso di affollamento e di occupazione di spazio del cerchio elettorale ha raggiunto livelli inediti: restano altri primati grafici - a scapito della qualità - da infrangere?

giovedì 4 aprile 2024

Libertà, De Luca tocca quota 17 simboli e forse non si ferma: "Cu sapi?"

Macchine fotografiche puntate, fotocamere degli smartphone schierate: la penultima versione del contrassegno elettorale della lista Libertà - Sud chiama Nord, con ben 17 simboli al suo interno (incluso quello della formazione capofila e titolare dell'esenzione dalla raccolta firme) è stato davvero il primo ingrediente dell'ultima conferenza stampa organizzata prima delle elezioni europee da Cateno De Luca e Laura Castelli, tenuta per l'occasione non nella sala stampa della Camera, ma all'interno del vicino Hotel Nazionale.
Già, penultima versione. Non appena il cartoncino con il simbolo dei record - alle europee non si era andati oltre i 6 simboli + 1 della Lega Lombarda - Alleanza Nord e gli 8 della lista Federalismo guidata da Uv e Psd'az, entrambi visti nel 1989 - nelle mani di De Luca è stato girato verso il pubblico della conferenza stampa, per poi materializzarsi anche sullo schermo dietro il tavolo dei relatori, gli occhi hanno cercato di capire in fretta chi si fosse aggiunto per riempire i 5 pallini ancora vuoti (incluso quello liberato dal Partito popolare del Nord), ma anche se la posizione di chi c'era già fosse cambiata; non solo i pallini sono stati riempiti, non solo c'è chi ha cambiato di posto e dimensioni, ma ora il contrassegno risulta molto più "pesante", perché la maggior parte delle "pulci" è stata concentrata nella parte inferiore, sotto la fascia biconcava blu con il nome "Libertà". Nemmeno il tempo di domandarsi il motivo di queste e di altre scelte grafiche e Cateno De Luca ha subito precisato, con ineffabile sorriso quasigiocondesco: "Ovviamente la composizione conclusiva la vedrete sabato", con riferimento alla manifestazione già prevista presso il teatro Quirino, sempre a Roma. 
Che cambiamenti ci si potrebbero aspettare da qui ad allora? Il leader di Sud Chiama Nord ha assicurato che sabato, vale a dire dopodomani, il contrassegno dovrà essere definitivo, "anche perché domani pomeriggio ci troveremo dal notaio per regolare le autorizzazioni all'uso del simbolo"; i fregi presenti nella grafica mostrata oggi, però, "sono stati inseriti a titolo informativo e non vi nascondo che... non è detto che sia finita qui. Non è escluso che ci sia qualche seduta spiritica notturna che possa portare a inserire ancora qualche altra realtà politica che in questo momento si sta facendo tenere al guinzaglio da altro".
Cateno De Luca non ha svelato altro, per il momento: ha preferito fare il "suo" punto sulla situazione all'interno e soprattutto all'esterno, partendo da Matteo Renzi. "Non c'è alcun motivo di vergogna o di esitazione - ha detto - per tutti i partner di questo progetto. Da quando abbiamo parlato per la prima volta di questo progetto, all'inizio di marzo, è cambiato il mondo: innanzitutto è scomparso il centro", con riferimento alla campagna "Al centro con Renzi": "Lui è andato a finire sotto un simbolo che ne contiene altri sei [in effetti cinque, ndb]: pare che il metodo De Luca stia creando troppe fibrillazioni, visto che sembrano volersi aggiungere anche Cuffaro e Mastella. Insomma, prima ci prendevano in giro, ora fanno una pessima imitazione: definiscono la nostra come un'ammucchiata, mentre invece per loro Stati Uniti d'Europa è una lista di scopo". Per De Luca, però, non vive una situazione migliore Carlo Calenda, perché i movimenti politici e civici coinvolti da Azione starebbero chiedendo un trattamento simile a quello riservato da De Luca alle forze partecipanti alla lista Libertà: "Noi stiamo legittimando tutti i soggetti aderenti, perché la visibilità nel simbolo potenzialmente dà benefici importanti a ogni partecipante, è il nostro modo di contaminare l'oligarchia con la democrazia".
Tra i soggetti di nuova adesione alla lista, tra l'altro, c'è una tappa antecedente della storia dello stesso Cateno De Luca: si tratta di Sicilia Vera, che nel 2017 aveva partecipato alle elezioni regionali all'interno della lista dell'Udc (eleggendo proprio De Luca) e, in virtù di questo, nel 2022 aveva ottenuto l'iscrizione al registro dei partiti politici (lo stesso in cui ora si trova Sud chiama Nord). "Sicilia Vera - ha spiegato lo stesso De Luca - è la nostra ammiraglia e non è messa a caso in alto, alla sinistra di Sud chiama Nord: il 18 marzo 2007, giorno del mio compleanno, mi sono regalato un partito, appunto Sicilia Vera, una zattera da cui è cominciato tutto, fino al percorso che a giugno del 2022 ha fatto nascere Sud chiama Nord". E la sagoma rossa della Sicilia (con al centro il Triscele siciliano, cioè la Trinacria) su fondo blu sfumato può sembrare, con una certa fantasia, una zattera, che nel 2007 ha condotto De Luca fuori dal Movimento per le autonomie (con cui era stato eletto deputato regionale nel 2006 e nel 2008), lo ha portato a proporsi come presidente nel 2012 con la lista Rivoluzione siciliana (non troppo fortunata), fino al ritorno all'Assemblea regionale siciliana nel 2017 di cui si è detto prima. 
Quanto alle altre forze che si sono aggiunte, la prima ha una storia ancora più lunga rispetto a Sicilia Vera: si tratta del Fronte Verde, guidato da Vincenzo Galizia, uno che spesso ha frequentato i depositi dei contrassegni al Viminale con il proprio emblema, mentre questa volta si accontenterà di inserirsi in un altro fregio che però sicuramente finirà sulle schede. "Il nostro movimento ecologista - ha ricordato Galizia - è nato nel 2006, facciamo politica anche nei piccoli centri, creando una rete sul territorio di figure civiche che collaborano fattivamente con noi". 
Quello schierato in quest'occasione, tra l'altro, è un simbolo graficamente nuovo: dopo l'esperienza di Più Eco (iniziata nel 2020), al posto del globo a cuore in primo piano c'è di nuovo un arciere, come in passato, ma stavolta non c'è alcun arco teso: viene evidenziato il suo volto incappucciato di verde, l'elemento grafico più evidente insieme alla faretra. "In effetti - ha spiegato Galizia appositamente per questo sito - abbiamo voluto modernizzare il vecchio logo, mantenendo però lo stile a metà tra Robin Hood e Green Arrow: chi meglio di lui può rappresentare la libertà, che è la parola principale della coalizione? In questo modo risalta di più anche il nostro nome storico". In effetti l'immagine del volto sarebbe sicuramente più d'impatto, anche se la dimensione assai ridotta della "pulce" rende quasi impossibile identificarla; la stessa dimensione, peraltro, forse eviterà di far ritenere confondibile quella miniatura con il simbolo di Alleanza Verdi e Sinistra (è vero che qui "Verde" è molto evidente, ma sarà persino difficile leggerlo sulla scheda). Questa mattina, tra l'altro, è intervenuto anche Giacomo Rossi, consigliere regionale per le Marche, eletto nel 2020 all'interno di una lista denominata Civici (che pure nel corso del tempo ha cambiato foggia) e che da tempo collabora con Fronte Verde: "Non è un ambientalismo del no a tutti i costi o delle poltrone ideologizzate da una certa sinistra: vogliamo lavorare per un'Unione Europea non dittatoriale e non matrigna, non dei burocrati, non del centralismo".
Sempre nell'area ambientalista si colloca un soggetto meno noto e di assai più recente fondazione, vale a dire Progresso sostenibile, nato come progetto politico nel 2022 - come seguito dell'omonima associazione - e promosso dall'ex europarlamentare Giulia Moi (eletta allora con il MoVimento 5 Stelle). "Ho deciso di far parte di questo progetto - ha dichiarato - per collaborare innanzitutto nell'interesse della Sardegna: sono tante le battaglie che ho già portato avanti fin da quando ero al Parlamento europeo e che occorre continuare, a partire da quelle legate agli sprechi e all'uso dei fondi europei, che in Sardegna di fatto spariscono sempre, al punto che lo scorso anno siamo diventati addirittura sottosviluppati". Il simbolo della forza politica è decisamente semplice, trattandosi di una foglia molto stilizzata su fondo verde (con una fascetta bianca per riportare il nome del gruppo).
Ha una storia più lunga (dal 2016), ma è forse soprattutto il soggetto politico più noto a livello nazionale tra quelli che prendono parte alla lista Libertà il Popolo della Famiglia, per il quale oggi è intervenuto il suo fondatore e leader Mario Adinolfi: "Io non accetto per questa lista il termine 'caravanserraglio': qui c'è un progetto politico, unito da un programma che, pur avendo la natura di comune denominatore, tiene insieme tutte queste forze e può avere una prospettiva, con l'idea di spaccare le gabbie politiche di un bipolarismo forzato. Io sono per la pace e credo che l'Europa non debba fare la guerra; credo, da municipalista, nel principio di sussidiarietà e penso che l'Europa lo tradisca, tradendo la sua essenza; da cattolico, poi, dico che negli altri partiti ai cattolici sono state imposte le forche caudine ed è stato chiesto di non mostrare il simbolo, mentre qui c'è un simbolo in cui buona parte dei 7 milioni di cattolici praticanti che usciranno da messa il 9 giugno potranno riconoscersi". Il simbolo, per l'occasione, non cambierà, mantenendo tutti i suoi elementi a dispetto della ridottissima dimensione.  
Simbolo ricostruito
Si è poi registrato l'intervento di Marco Mori, candidato nel 2022 con Italexit (e già segretario di Riscossa Italia), "Nel 2022 abbiamo fallito perché allora il fronte del dissenso corse sparso, prevalse l'egocentrismo e uno schieramento che da solo valeva almeno il 6% si schiantò, non mandando alcun rappresentante in Parlamento. L'impresa che Cateno De Luca ha tentato e in cui è riuscito almeno al 70% è di ricostruire e tenere insieme quel fronte: qualcuno si è sfilato per ragioni politiche e a volte personali, dispiace, mentre fa piacere vedere qui Vita, varie persone già candidate con Italexit e Insieme liberi che in Friuli ha ottenuto un ottimo risultato". Mori, membro della direzione nazionale del partito Indipendenza!, partecipa qui attraverso il proprio simbolo Sovranità (nome bianco su fondo blu, con sotto un fregio tricolore): "Sovranità significa democrazia, il nostro popolo deve decidere incondizionatamente sul suo territorio, altri non possono dirci cosa fare a casa nostra: è un messaggio del tutto alternativo rispetto a quello di una lista eversiva come quella di chi propone la fine della Repubblica italiana nel nome degli Stati Uniti d'Europa".
Dal profilo di Cateno De Luca, 20 marzo
Durante la presentazione, Cateno De Luca ha ricordato come il 15 febbraio scorso si fosse raggiunto un accordo con Democrazia sovrana popolare (guidata da Marco Rizzo e Francesco Toscano) e Indipendenza! (guidata da Gianni Alemanno) - concordando anche una bozza di simbolo, già mostrata il 20 marzo attraverso i canali social - e che quell'accordo sarebbe saltato per disaccordi sulla leadership ("Ma sono stati gli elettori a darci i due parlamentari e, dunque, l'esenzione che permette di presentare la lista!") e sui contenuti: "Con noi, in ogni caso, ora c'è una parte consistente dei gruppi che ufficialmente hanno scelto di non condividere questo percorso". 
Da ultimo, De Luca ha ricordato che l'idea è di affiancare alla lista anche due formazioni legate alle minoranze linguistiche (sebbene - questo va ricordato, anche perché è stato confermato indirettamente anche dalle recentissime Istruzioni per la presentazione e ammissione delle candidature divulgate dal Ministeo dell'interno - anche queste debbano raccogliere 15mila firme in quella specifica circoscrizione. Se è già stato mostrato il 21 mrzo il simbolo di Rassemblement valdôtain, nato da quattro consiglieri regionali ex leghisti, "stiamo anche lavorando con grande fatica per avere un'altra lista collegata legata alla minoranza di lingua tedesca sul territorio di Bolzano". Ci saranno dunque sorprese - su questi o su altri piani - sabato mattina al teatro Quirino? De Luca ha ripreso il suo sorriso quasigiocondesco e ha scandito: "Cu sapi?
Già, chi lo sa; nel frattempo ci si sente di rivolgere un pensiero di solidarietà a Max Barbera, "visual brand designer di De Luca", intervistato oggi da Antonio Atte per Adnkronos: "Cateno mi chiamava la notte - ha dichiarato - voleva aggiungere sempre un nuovo simbolo. Abbiamo cercato di trovare una soluzione per rappresentare meglio il tutto. È stato sicuramente un lavoro entusiasmante, ma impegnativo. Il simbolo è l'espressione di un'idea politica, quindi bisogna fare attenzione ad alcuni aspetti. Con Cateno ci conosciamo da 15 anni: ho sempre collaborato con lui per le sue attività di comunicazione, è uno che ci mette tutto se stesso. È sicuramente un grande comunicatore, io dal canto mio ho cercato di mettere la mia competenza di visual brand designer al servizio del progetto". Oggettivamente, però, dev'essere stato difficile fare pace con l'idea di creare un contrassegno il cui simbolo più piccolo, al momento, misura - se i conti fatti sono giusti, 2,7 millimetri di diametro. Cosa ancora più curiosa, tra i partiti e movimenti con simboli di quella dimensione ci sono il Fronte Verde, il Popolo della Famiglia e Grande Nord, più noti ma quasi invisibili (persino i "bollini" del Capitano Ultimo e di Enrico Rizzi sono più grandi); i gruppi più evidenti, oltre a Sud chiama Nord, risultano essere Popolo Veneto di Vito Comencini, i Civici in Movimento di Sergio Pirozzi, Noi agricoltori & pescatori (organizzato da Francesco Amodeo) e Movimento per l'Italexit, dalla storia decisamente recente, se non recentissima. Difficile, quasi impossibile comprendere il criterio che ha suggerito le dimensioni dei 16 simboli diversi da Sud chiama Nord (e non si cede alla tentazione inopportuna di pensare che il diverso rilievo degli emblemi sia legato a eventuali diversi contributi economici alla campagna). Tanto vale aspettare meno di 48 ore e scoprire sabato mattina il simbolo, magari scoprendo - ci si lasci immaginare, con la certezza di non indovinare - che Sicilia Vera è entrato nella "pancia" ancora vuota di Sud chiama Nord (lì un cerchietto grande come quello di Fronte Verde ci sta), lasciando il posto per un altro simbolo...

sabato 30 marzo 2024

Libertà-Sud chiama Nord, Roberto Castelli lascia per la diffida di Italexit?

Dei 17 simboli presenti nel contrassegno elettorale della costituenda lista Libertà - Sud chiama Nord presentato in conferenza stampa giovedì, come si ricorderà, quattro erano ancora coperti: i cerchietti, infatti, erano ancora vuoti e si attende(va) di sapere quali delle 14 richieste di adesione - dichiarate da Cateno De Luca - sarebbero state accolte. Da poche ore, però, sembra essersi liberato il posto per un quinto ingresso: quest'oggi, infatti, si è registrata la defezione del Partito popolare del Nord, guidato da Roberto Castelli, che pure era stato il primo ad aderire all'aggregazione elettorale in vista delle europee 2024.
Vale la pena partire dai fatti e dai documenti, dunque ecco di seguito il comunicato diffuso dal Partito popolare del Nord.
Come noto, il Partito Popolare del Nord è stato il primo ad aderire al progetto lanciato da Sud chiama Nord basato sulla trasformazione dello Stato in macroregioni. In seguito altri soggetti hanno aderito al progetto, tra i quali "Movimento per l'Italexit". Ciò ha dato origine a una diffida da parte di "Italexit per l’Italia" a tutela del proprio simbolo. Prendendo atto della situazione, l’Assemblea Federale del Partito, riunitasi ieri sera, constatata la perdurante possibilità che "Italexit per l’Italia" possa intentare azioni giudiziarie dall’esito fortemente imprevedibile, in base al giudizio dei legali, ha deliberato, al fine di evitare tale possibilità, di ritirare il simbolo dalla lista LIBERTÀ. 
La prima cosa da fare, inevitabilmente, è prendere atto del comunicato e del pezzo perso dalla lista Libertà, cosa che riduce le citazioni della parola "Nord" nel contrassegno a due soltanto (Sud chiama Nord e Grande Nord). Tutto questo nonostante il dialogo iniziato a luglio dello scorso anno tra Castelli e De Luca, con l'incontro organizzato alla Festa dei Popoli del Nord. Il comunicato, tra l'altro, si conclude con una dichiarazione del segretario federale Castelli: "Sono dispiaciuto ma non abbiamo ravvisato altre possibilità". 
Oggettivamente, però, qualche domanda a voce alta sembra necessaria. È inevitabile, in particolare, chiedersi: davvero la possibile minaccia di un'azione legale da parte di Italexit (tutto meno che improbabile) può aver determinato la defezione di Castelli, che non avrebbe direttamente dovuto subire conseguenze da un'eventuale causa subita dalla lista? Diffide, significazioni e azioni minacciate non sono certo una novità (il caso Pace Terra Dignità - Verdi-Grüne-Verc lo testimonia proprio in questi giorni): in questo caso la questione sarebbe così grave, al punto da indurre a sfilarsi il titolare del simbolo più grande all'interno del contrassegno?
Elementi per fare supposizioni solide non ce ne sono. Si può riprendere uno dei post pubblicati da De Luca mercoledì, il giorno prima della conferenza dei 17 simboli: "Se qualche partner vuole uscire con la scusa della dimensione del simbolo o di altri pretestuosi formalismi faccia pure: la porta è sempre aperta per entrare e per uscire! Sopportare certe discussioni sulla dimensione dei propri simboli e non sentir parlare invece di come ripartire i costi della campagna elettorale non avete idea quanto mi fa girare le palline ma per la Libertà sopporto anche questo...". Sembra facile notare che, rispetto alla prima versione del simbolo, il fregio del Partito popolare del Nord si è rimpicciolito, ma - come si è detto - restava pur sempre il più visibile dopo quello di Sud chiama Nord: non è detto, quindi, che De Luca si riferisse a Roberto Castelli con le sue parole, che di certo non sono state dette a caso. Il riferimento alle spese della campagna elettorale introduce un altro elemento non irrilevante, visto che sui soldi - le spese, specie qualora non si raggiungesse il 4%, ma anche gli eventuali contributi ottenuti - è facilissimo litigare. Il riferimento alla diffida di Italexit e alle possibili azioni legali, però, fanno pensare che Castelli possa aver suggerito un ritocco del nome sul simbolo di quella piccola formazione, oppure che il Partito popolare del Nord non voglia rischiare di essere a sua volta oggetto di un'azione legale come co-promotore della lista. 


Sui social, intanto, se non si trova (per ora) una reazione ufficiale di Cateno De Luca o di Sud chiama Nord, è apparso un commento di Francesco Amodeo, promotore di Noi Contadini & Pescatori e aderente alla lista. "Quando in una lista ci sono elementi di sistema che vengono accerchiati dall'anti-sistema - scrive - sono loro a sentirsi braccati. Sono loro costretti a fuggire. Perché sanno di non poter reggere il confronto. Ed inevitabilmente devono lasciare. Così come è accaduto". Parla pensando ai passaggi precedenti del cammino della lista, in particolare alla trattativa saltata con Democrazia sovrana popolare di Marco Rizzo e Francesco Toscano, che pure figuravano in varie delle tante bozze di contrassegno (solo alcune delle quali sono state mostrate da De Luca): "L'errore enorme di Rizzo e Toscano - continua Amodeo - è stato quello di far saltare l'accordo per la presenza di Castelli. Io continuavo a ripetere che la loro folle scelta avrebbe per assurdo favorito proprio i Popolari del Nord mentre la presenza di DSP e di Italexit in quella lista comune avrebbe costretto Castelli (e quelli come lui) a fuggire a gambe levate. Oggi ho avuto ragione. l'Antisistema puro non ha nulla da temere. Come il fiore di loto può navigare nel fango senza macchiarsi. Sono gli altri che devono temere il confronto con i suoi petali".
In attesa delle versioni di chi non ha ancora parlato, viene naturale chiedersi: chi prenderà graficamente il posto di Castelli e del Partito popolare del Nord? Le dichiarazioni di questi giorni non aiutano a immaginare un riavvicinamento tra Libertà e Democrazia sovrana popolare, ma c'è ancora tempo per delineare gli schieramenti.

giovedì 28 marzo 2024

Libertà - Sud chiama Nord si arricchisce, la mitosi di Cateno continua

La tentazione di qualificare come mitosi il fenomeno che interessa la lista Libertà, promossa da Sud chiama Nord in vista delle elezioni europee dell'8 e 9 giugno, è davvero fortissima. Mitosi non nel senso di scissioni successive, ovviamente, ma di moltiplicazione dei simboli all'interno del contrassegno elettorale. 
Il fenomeno non ha più nemmeno cadenza settimanale: dopo la terza conferenza stampa presso la Camera dei deputati giovedì scorso (il 21 marzo), Cateno De Luca, leader indiscusso di Sud chiama Nord, ha mostrato sui suoi profili social tre versioni ulteriori dell'emblema della lista, in cui i cerchietti all'interno finivano per aumentare sempre di più. Sabato 23 marzo erano già diventati 12 (anche se erano tutti bianchi, tranne quello del partito capofila); domenica erano cresciuti di uno (perché Movimento per l'Italexit era stato spostato in basso, in una "linguetta" blu di cui inizialmente non si comprendeva bene il significato, mentre Popolo Veneto e Partito popolare del Nord erano finiti sotto la parola "Libertà", a fianco della "pulce" dei Civici in Movimento, scivolata nella parte destra del cerchio (in compenso nello spazio inferiore, specularmente rispetto al "bollino" del Capitano Ultimo, era apparso un pallino verde con il solo cognome "Rizzi", in quel momento ancora sconosciuto ma che sarebbe stato svelato pochi giorni dopo); ieri, però, un'ulteriore versione del simbolo faceva intuire addirittura la presenza di 17 miniature, inclusa quella di Sud chiama Nord. 
La parola centrale "Libertà" è letteralmente attorniata da fregi, loghi, marchi e marchietti, che invadono decisamente la fascia blu centrale e arrivano a lambire le lettere. Trovare spazio ai simboli nel contrassegno-zattera elettorale sta diventando complesso, così come dovrà accettare compromessi chi sperava di avere una visibilità maggiore, anche sul piano grafico. Il nocchiero De Luca, del resto, ieri è stato molto chiaro: "Se qualche partner vuole uscire con la scusa della dimensione del simbolo o di altri pretestuosi formalismi - ha scritto sempre sui suoi profili social - faccia pure: la porta è sempre aperta per entrare e per uscire! Sopportare certe discussioni sulla dimensione dei propri simboli e non sentir parlare invece di come ripartire i costi della campagna elettorale non avete idea quanto mi fa girare le palline ma per la Libertà sopporto anche questo..." Non ci si esprime sui costi della campagna elettorale (che certamente sono e saranno ingenti, anche immaginando di dividerli tra le varie anime del progetto: del resto, anche far stampare roll-up e altro materiale a ogni cambio di simbolo ha un costo) e nemmeno sulle citate palline: meglio, molto meglio attenersi ai soli pallini che sono spuntati nel contrassegno.  
L'inizio della conferenza stampa di oggi, introdotta dall'unico parlamentare di Sud chiama Nord rimasto (il deputato Francesco Gallo) e coordinata dalla presidente del partito Laura Castelli, a dire il vero non ha aiutato subito a fare luce sui nuovi ingressi. I primi interventi, infatti, sono arrivati da Piera Aiello (testimone di giustizia, eletta alla Camera con il MoVimento 5 Stelle nel 2018, poi fuoriuscita e passata nelle componenti del gruppo misto Centro democratico e Italia dei valori e ricandidata nel 2022 - ma non eletta - con Unione popolare) e da Francesco Amodeo (giornalista d'inchiesta). Né la prima né il secondo rappresentano forze politiche, ma possono probabilmente ricondursi a quanto detto da Ismaele La Vardera, deputato regionale di Sud chiama Nord all'Assemblea regionale siciliana: "La questione morale passa anche dalla presentabilità dei candidati e noi stiamo costruendo un progetto che non possa essere scalfito in tal senso, avendo scelto di schierare persone che rappresentano nella loro vita battaglie quotidiane: in qualche modo ho voluto mettere a disposizione delle amicizie che avevo nella mia vita precedente, quella da inviato delle Iene, e sono contento delle sinergie che si sono create. Noi non facciamo parlare i programmi, ma le persone e le loro storie". Non è inutile, però, segnalare che Francesco Amodeo, già finito sulle schede delle ultime elezioni politiche con Italexit, era indicato come candidato di Democrazia sovrana popolare: "Esprimo un grosso rammarico - ha detto - per non essere riuscito a portare a questo tavolo il partito che per primo mi aveva offerto la candidatura: l'operazione è fallita per inaccettabili personalismi di alcuni che hanno ceduto a dannose e sterili logiche autoreferenziali. Chi oggi non è seduto da questa parte della trincea non avverte l'urgenza, quindi può rimandare al prossimo turno, fingendo di non capire che il tempo è scaduto". In effetti, poi, si è scoperto che Amodeo - già fondatore dell'associazione Noi italiani - risulta essere presidente di uno dei simboli inseriti nel contrassegno, ma ci è voluto un po' di pazienza per sapere quale. 
Il primo emblema svelato, in realtà, è quello che aveva fatto capolino nei giorni precedenti senza particolare spiegazioni. Il cerchio verde, bordato di nero, con il cognome "Rizzi" al centro in grande evidenza, è - al pari di quello legato al "Capitano Ultimo" - riferito a una sola persona e alla sua storia: quella di Enrico Rizzi, 34 anni, trapanese, che da oltre 17 anni conduce battaglie per i diritti degli animali, "battaglie di civiltà sentite da milioni di persone che amano gli animali e vogliono vederli rispettati". Rizzi - che è a sua volta sotto tutela per aver denunciato vari episodi di sfruttamento degli animali a fini di lucro - ha detto di volersi impegnare innanzitutto per fermare gli allevamenti intensivi e il trasporto di animali vivi, "per un mondo  che abbia più rispetto, oltre che per le persone, per coloro che non possono difendersi". 
Uno dei nuovi emblemi apparsi nel contrassegno, in realtà, potrebbe risultare già noto a chi fosse frequentatore di questo sito e avesse un'ottima memoria: fa la sua comparsa, infatti, il Partito moderato d'Italia, sorto all'inizio del 2021 e divenuto rapidamente un caso perché la notizia della costituzione era stata data con annunci a pagamento su varie testate (Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale, La Verità). Oggi come allora nel simbolo si può riconoscere la statua di Minerva scolpita da Francesco Messina e collocata a Pavia e oggi come allora il partito è rappresentato dal presidente (e co-fondatore con Andrea Gaspardo) Paolo Silvagni, imprenditore calzaturiero (la famiglia nel 2015 ha acquisito pure il marchio Valleverde). "L'Europa si riempie la bocca di democrazia, ma l'8-9 giugno in ogni Stato si voteranno i rispettivi partiti, ma come andranno le cose lo decideranno nei palazzi di Bruxelles. Per questo mi batterò innanzitutto per arrivare all'elezione diretta del Presidente della Commissione europea, oltre che per la pace, per una politica fiscale equa e per la tutela dell'ambiente senza distruggere le imprese".
Luana Guzzetti
e Mauro Beccari, in rappresentanza di Noi agricoltori & pescatori: si tratta del progetto politico promosso da Amodeo, che ha spiegato di aver girato per mesi i vari presidi di agricoltori e pescatori, nel tentativo di federare tutte quelle iniziative locali di protesta e proposta e costruire qualcosa. "Siamo partiti il 22 gennaio perché abbiamo un malessere enorme - hanno detto Beccari e Guzzetti durante la conferenza stampa di oggi - l'Europa sta massacrando noi agricoltori con norme incredibili e abbiamo perso umiltà e riconoscenza, ma senza di noi i cittadini non hanno futuro, oltre che cibo: non possiamo più delegare ad altri". Il simbolo, che nella struttura ricorda quello della federazione Noi italiani di Amodeo, contiene due spighe speculari (disposte a corona d'alloro) su fondo tricolore, con il nome del gruppo disposto su tre righe.  
In seguito è intervenuto anche Giacinto Boldrini, già senatore e qualificatosi come "presidente del Partito pensionati": corre però subito l'obbligo di precisare che si tratta non tanto del partito guidato da Carlo Fatuzzo (la cui attività nel corso del tempo si è decisamente ridotta), quanto piuttosto del Partito Pensionati + Salute, diretta filiazione del soggetto politico che aveva cercato di presentare il simbolo del Partito pensionati (per il quale Boldrini era stato candidato nel 2008 al Senato nelle liste del Pdl e che era divenuto senatore nel 2012 subentrando al defunto Gianpiero Carlo Cantoni). Il simbolo attuale è un tricolore disposto in orizzontale e creato a frottage, con la parola "Pensionati" al centro, blu e maiuscola (dettaglio non irrilevante di differenza rispetto al partito precedente). "Dopo la grave infermità di Carlo Fatuzzo, non ho voluto lasciar perdere il simbolo che era stato creato tanti anni fa e faceva storia: ho aggiunto il concetto di salute, che per noi è il più importante".
Veronica Giannone, parlamentare nella precedente legislatura e molto vicina a Sara Cunial, anche lei presente alla conferenza, ha rappresentato invece il partito Vita, formato in occasione delle ultime elezioni politiche "per assumersi la responsabilità del futuro del paese e dei nostri figli, credendo nella verità che deve entrare nelle istituzioni europee". Il simbolo è lo stesso già visto alle elezioni politiche, con l'albero della vita tricolore al posto della "i" del nome su fondo blu.
È riconducibile a un'area affine Ugo Rossi, intervenuto in rappresentanza di Insieme Liberi: si era parlato nei giorni scorsi di questa lista, essendo una delle poche che si era impegnata nella raccolta firme fin dall'inizio. "Avevamo iniziato a raccoglierle - ha spiegato Rossi - ma poi abbiamo risposto all'appello di Cateno De Luca per costruire questo fronte antisistema: non potevamo sbagliare un'altra volta, correndo divisi e finendo per sottostare alle oligarchie di partito". Il simbolo del sole nascente da un profilo montuoso tricolore (con la parola "Uscita" in basso, con le ultime lettere tricolori per rafforzare il concetto di Italexit con un'altra parola) passa dunque all'interno del contrassegno di Libertà - Sud chiama Nord, lasciando che (a meno di notizie di segno diverso) Democrazia sovrana popolare sia forse la sola forza politica - insieme a Pace Terra Dignità di Michele Santoro e Raniero La Valle - a cercare di raccogliere le oltre 75mila firme richieste dalla norma una tantum per le elezioni europee di quest'anno.
L'ultimo ospite intervenuto è stato Roberto Bernardelli, promotore della Confederazione Grande Nord, nata alla fine del 2017 dall'impegno congiunto di varie figure che avevano militato nella Lega Nord e concorrente alle elezioni politiche del 2018: il fatto che una delle presentazioni della lista Libertà sia avvenuta all'hotel Cavalieri di Milano, di proprietà di Bernardelli, aveva fatto pensare a un coinvolgimento del partito promosso da lui e così in effetti è. "Cateno De Luca mi è piaciuto - ha detto - perché ha offerto un messaggio molto chiaro: Roma ruba al Sud come ruba al Nord. Quel Nord in cui oggi si trova gran parte dei poveri italiani, visto il costo della vita. Non mi candido, ma sono con voi: mi piacciono i comuni e mi piacciono i sindaci". Il simbolo ritorna sulla scena nazionale senza avere subito modifiche.
Alcune presenze all'interno della lista possono restare curiosità: è il caso delle forze politiche nate con l'idea di contrastare le scelte governative in materia sanitaria. È intervenuto Cateno De Luca a spiegare il senso dell'operazione, richiamando la nota massima attribuita (erroneamente) a Voltaire "Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere": "Il firmamento della Libertà - ha spiegato il leader di Sud chiama Nord - si completerà alla prossima conferenza stampa, il 4 aprile all'hotel Nazionale a Roma; due giorni dopo apriremo la nostra campagna con una manifestazione in piazza Santi Apostoli"
Sempre De Luca ha annunciato 14 richieste di entrare a fare parte della lista, ma "credo che ci fermeremo al significativo numero di 17 simboli". La mitosi, dunque, è alle fasi finali. "Se noi indichiamo il simbolo di Libertà - ha detto Francesco Amodeo - molti guardano il dito senza vedere la luna, vedono solo tanti piccoli simboletti senza riuscire a capire la forza dirompente di quel simbolo complessivo". Nel frattempo, a guardare bene, nel simbolo di Sud chiama Nord si può trovare spazio per un altro pallino...

giovedì 21 marzo 2024

Europee, Civici (Pirozzi), Popolo veneto e Ultimo con Sud chiama Nord

Si è celebrato stamattina il terzo appuntamento con le conferenze stampa presso la Camera della lista Libertà promossa in vista delle prossime elezioni europee da Sud chiama Nord e dal suo leader, Cateno De Luca: il quadro simbolico si è fatto più completo, oltre che più complesso. Il contrassegno elettorale, infatti, ha visto riempirsi due dei cerchi bianchi visti finora, ma altri due hanno cambiato posto e dimensione e sono comparsi gli spazi per altre due "pulci" in miniatura, uno delle quali è già stato occupato. È probabile che il contrassegno cambi ancora da qui a un mese (il deposito al Viminale è previsto dal 21 al 22 aprile), ma per ora si è di fronte a uno degli emblemi più affollati della storia, quasi certamente a quello più ricco di simboli della serie delle elezioni europee (il record probabilmente è detenuto dal fregio dell'Alleanza Nord presentato dalla Lega Lombarda nel 1989).
Fa il suo ingresso nella compagine Libertà la formazione I Civici in Movimento, rappresentata al tavolo di relazione dall'ex sindaco di Amatrice (2009-2018, periodo funestato dal sisma del 2016) ed ex consigliere regionale del Lazio (2018-2023) Sergio Pirozzi, indicato come presidente federale del soggetto politico: all'evento di oggi hanno partecipato anche la dottoressa Desirée Merlini, consigliera e già assessora di Monza, Giovanni Sgroi (medico anch'egli),  sindaco di Rivolta d'Adda e Luigi Abbate, consigliere di Taranto e coordinatore federale dei Civici in Movimento. "Ho accettato di rappresentare i civici - ha spiegato Pirozzi - perché vengo da lì, da un mondo che in politica e nelle istituzioni arriva a un certo punto e poi si ferma, perché non ha una rappresentanza strutturata: occorrono altri passaggi nei quali ci si accorge che le istanze dei territori e di chi sta sul campo non sono considerate". 
Il simbolo, probabilmente di conio assai recente e collocato al centro del contrassegno, subito al di sotto della parola "Libertà", pone in evidenza la parola "Civici" mentre in filigrana s'intravede "l'impronta non di un mocassino, ma di uno scarpone, perché chi è civico e lavora sui territori sa quali sono i problemi delle persone": del resto l'impronta dello scarpone - allora rossa - era stata l'elemento caratterizzante della lista Sergio Pirozzi presidente, con cui lo stesso Pirozzi era stato eletto nel 2018 in consiglio regionale (mentre nel 2019 poco prima delle europee si erano mossi i primi passi di un'altra creatura pirozziana, Siamo l'Italia, con cuore d'Italia e tricolore su fondo blu). "Credo che questa sia una giusta battaglia - ha aggiunto Pirozzi - la nostra sfida è portare qualcuno in Europa per rappresentare le istanze dei civici. Sarà dura, ma alle mie squadre, amministrative o sportive, ho sempre detto che l'importante è arrivare al traguardo con la maglia sudata. Lo faremo sforzandoci in campagna elettorale, aprendo la campagna ad Amatrice, raccontando le vere storie dei territori, anche quelli in cui la ricostruzione dopo il terremoto non è arrivata, a differenza di quel che raccontano i media: altro che un 'mondo al contrario', siamo un mondo a parte, non viene più raccontato. Sono tornato, deluso un po' da Matteo Salvini, ma molto di più da Giorgia Meloni, che ha tradito molti principi".
Ha partecipato alla conferenza stampa anche Vito Comencini, 36 anni, della provincia di Verona, deputato leghista nella scorsa legislatura e da dicembre presidente dell'Associazione Popolo Veneto: "Sud chiama Nord e il nord risponde, anzi, il regno delle due sicilie chiama e le terre della Repubblica Serenissima rispondono - ha spiegato - Devo ringraziare Roberto Castelli per la mia presenza qui, perché lui è partito per primo, ma noi portiamo qualcosa in più, appunto le terre della Serenissima. Popolo Veneto è un movimento nato da poco ma con la grande ambizione di lottare: ci sono tante battaglie valoriali, identitarie, di sovranità, a difesa di molte categorie che non si sentono rappresentate, c'è chi aveva creato aspettative su queste battaglie e poi le ha tradite. Non si poteva stare a guardare, pensando semplicemente alle europee in cui il 50% o il 60% delle persone non vota perché non trova rappresentate le proprie idee: un'alternativa bisognava darla, riprendendo la battaglia non solo dell'autonomia, ma del federalismo, di cui più nessuno parla, e anche gli amministratori locali meritano risposte dallo Stato e dall'Unione Europea".
Se l'emblema ufficiale dell'associazione Popolo Veneto include una statua di San Marco evangelista con a fianco un leone accovacciato, inserita in un fumetto giallo collocato su fondo blu (i colori di Verona) e con la dicitura "Sovrano e identitario" al di sotto del nome dell'ente, per l'occasione la statua a due figure è stata sostituita da una delle immagini del leon de guera, vale a dire il leone con la zampa sul Libro chiuso e la spada brandita con l'altra zampa anteriore. Si tratta dello stesso tema presente nel simbolo leghista, con l'immagine del leone riportata dal 1997 sullo scudo del guerriero di Legnano. La miniatura del simbolo occupa il cerchio nella parte superiore, a sinistra di Sud chiama Nord, nel posto che prima era stato del Movimento per l'Italexit (il cui fregio è stato spostato nella parte inferiore, sempre a destra); a destra di Sud chiama Nord ora si trova il simbolo del Partito popolare del Nord, prima collocato nella parte inferiore al centro (e sono cambiate anche le dimensioni, ora ridotte). 
Nel contrassegno non ha trovato posto (e non è un caso) il simbolo di Rassemblement valdôtain, movimento politico costituito a novembre dello scorso anno, "indipendente da qualsiasi altro partito politico esistente e riconosce come suo primo obiettivo quello di difendere liberamente, senza alcuna remora, gli interessi di tutti i valdostani siano essi di nascita, adozione o scelta" (così era scritto nella nota di presentazione), partendo da quattro consiglieri regionali eletti con la Lega nel 2020. "Siamo un piccolo partito - ha detto il presidente Davide Bionaz - nato subito dopo l'estate, grazie a persone che nella loro storia personale hanno sempre difeso l'autonomismo valdostano, che significa difendere e propagare in Italia, in Europa e nel Mondo le idee del federalismo e dell'Europa dei popoli: solo loro rappresentano loro specificità, linguistiche, alimentari e culturali, un patrimonio che rischia di andare disperso e non viene considerato. Noi abbiamo trovato una totale assonanza di idee con Sud chiama Nord, Cateno De Luca e Roberto Castelli; il patrimonio dell'autonomia e del federalismo è stato disperso e negli ultimi mesi calpestato dalla semplice idea che la difficoltà di eleggere, per le norme in vigore, un rappresentante valdostano:  L'Italia è un paese di montagne, dal Monte Bianco alle Cime di Lavaredo all'Etna: è un territorio difficile, quelle difficoltà vanno riconosciute e chi le ha va aiutato e premiato, innanzitutto con i soldi dell'Europa". 
Il simbolo del Rassemblement valdôtain schiera, su fondo rosso, un leone rampante bianco stilizzato, con coda biforcuta; quell'emblema sarà visibile nella sola circoscrizione Nord-Ovest, perché l'idea è di presentare una lista espressione della minoranza francese, da collegare a Sud chiama Nord - Libertà per il cumulo dei voti e l'eventuale assegnazione dei seggi. Occorre però notare che non sono previste dalla legge esenzioni per le minoranze linguistiche, per cui la lista non risulta essere esente dalla raccolta firme (a meno che improvvisamente in quel contrassegno non spunti qualche pulce di partito esente...), dunque su questa si dovrebbero raccogliere almeno 15mila firme, 1500 delle quali in Valle d'Aosta.
Ha invece trovato posto nel contrassegno, anche a costo di aggiungere due "pallini" più piccoli, l'emblema bianco e nero con la dicitura-nome Capitano Ultimo. Questo perché tra i candidati della lista ci sarà anche Sergio De Caprio, appunto il "capitano Ultimo", a lungo impegnato come carabiniere in operazioni antimafia e "arrestatore" di Totò Riina e vari altri criminali: nome votato da Fratelli d'Italia nel 2013 alle elezioni del Presidente della Repubblica e assessore regionale alla tutela dell'Ambiente in Calabria dal 2020 al 2021, De Caprio è - salvo errore - alla sua prima candidatura e, per quanto se ne sa, è uno dei pochissimi riferimenti grafici a un singolo candidato che concorre alla formazione di una lista. "Ultimo - ha proclamato Cateno De Luca - è la Storia, ma non può essere solo questo: rappresenta, non solo per la Sicilia, quel pezzo di Stato che ha chiuso una fase, arrestando un macellaio, non un semplice criminale. Non vogliamo solo la sua candidatura, ma che nel nostro brand ci sia un messaggio chiaro ai mafiosi e ai voti della mafia, non vogliamo né gli uni né gli altri".
De Luca ha anche illustrato altri aspetti del progetto di "alleanza ampia che ha come comune denominatore meno Europa, più sovranità, più autonomia, più equità. Sud chiama Nord è da sempre civico e federalista: vista la mia storia e le mie vittorie contro i partiti posso dare lezioni di civismo, per questo costruiamo la prima rete civica nazionale, per diventare protagonisti con un brand ben preciso. Stiamo continuando a contaminare di democrazia un sistema oligarchico, senza temere il fatto che un giorno chi sta camminando con noi possa candidarsi contro di noi. Per noi questo progetto rappresenta lo Sbarco dei Mille al contrario: da mille a maggio vogliamo arrivare a un milione a giugno. Dico a chi ha discusso con noi finora e non ha ancora scelto di unirsi alla lista Libertà che c'è ancora tempo: vi aspettiamo, il fronte della Libertà deve volare alto sopra i personalismi, speriamo che la Pasqua faccia riflettere".
"Il mondo civico - ha spiegato Laura Castelli - è nelle radici di Sud chiama Nord, perché nasce dal civismo concreto, fatto di persone che nella loto vita hanno fatto e continuano a fare attività nelle loro amministrazioni. Oggi presentiamo l'unione di persone e di civiche che per la prima volta stanno insieme in uno strumento nazionale, messo a disposizione con generosità. Poi abbiamo l'onore di continuare a costruire sul Nord, con un progetto importante che schiera il simbolo del leone ben noto ai veneti, in rappresentanza di un Nord abbandonato e anche un po' tradito. Con noi c'è anche una parte importante della Valle d'Aosta e c'è anche 'Capitano Ultimo': siamo felici che anche lui aderisca a questo progetto, vuol dire che siamo sulla strada giusta".
Nell'attesa di scoprire quali saranno gli altri simboli che completeranno il contrassegno di Libertà, non sfugge ai #drogatidipolitica l'evento di presentazione della nascente lista a Milano: si terrà sabato 23 marzo (ore 11) all’Hotel Cavalieri, l'hotel di Roberto Bernardelli, con una lunga storia prima nella Lega Nord, poi in altre formazioni autonomiste e "nordiste" (fino a Grande Nord). "Sono sempre stato affascinato dalla prima Lega - ha detto sempre Cateno De Luca in conferenza Stampa - non dalla Lega salottiera di Matteo Verdini, che non mi interessa. Il nostro slogan sarà Roma Ladrona: i leghisti di Salvini non lo possono dire perché sarebbe come dare del ladrone a Salvini". Il tempo per riempire gli spazi vuoti c'è ancora, chissà chi spunterà...

giovedì 14 marzo 2024

Europee, Movimento per l'Italexit con De Luca (ma già diffidato)

L'aveva annunciato Cateno De Luca, nel corso dell'assemblea nazionale di Sud chiama Nord all'inizio di marzo: ogni giovedì di quel mese avrebbe tenuto una conferenza stampa alla Camera, presentando via via le forze politiche che avrebbero accettato di concorrere alla formazione della lista Libertà, che parteciperà alle elezioni europee dell'8 e 9 giugno senza dover raccogliere le firme (in virtù dell'esenzione legata all'elezione di due parlamentari che la seconda versione dell'emendamento di Fratelli d'Italia al "decreto elezioni 2024" ha preservato). Quest'oggi, in effetti, il segretario De Luca è tornato nella sala stampa di via della Missione a Roma insieme al deputato di Sud chiama Nord Francesco Gallo, la presidente del partito Laura Castelli e due ospiti, Giampaolo Bocci e Giuseppe Sottile.
Se ai più questi due nomi possono dire poco, occorre sapere che si tratta di persone che fino a poco tempo fa erano dirigenti di Italexit, il partito fondato da Gianluigi Paragone e dal quale il giornalista ed ex senatore si è dimesso il 29 dicembre 2023, dopo un non breve confronto interno; oggi sono intervenute come rappresentanti di un nuovo soggetto politico, denominato Movimento per l'Italexit. "In questo periodo di preparazione della lista per le europee - ha detto Laura Castelli - capita sempre più spesso di ritrovare persone incontrate dieci o quindici anni fa, che nel tempo hanno preso strade politiche diverse ma con cui ora ci si ritrova a parlare di ciò che è accaduto ed è cambiato in questo periodo. È il caso di Giampaolo Bocci e non credo sia un caso: in questa fase in cui c'è chi non ha più la libertà di parlare e chi la rivendica, essere di nuovo compagni di strada è naturale". 
Bocci (fondatore del Movimento per l'Italexit con Andrea Andreson e Carlo Carassai) ha spiegato come molti di coloro che erano coordinatori locali o regionali di Italexit, nonché ex candidati alle elezioni politiche del 2022 in queste settimane hanno abbandonato il partito, aderendo al nuovo soggetto politico. "Con la federazione Libertà ci impegniamo a lavorare per un'Italia più giusta, più libera e sovrana. Siamo un nuovo capitolo, ma fondato su basi solide; con noi c'è anche Luciano Bosco, ex coordinatore organizzativo nazionale di Italexit". "Noi abbiamo partecipato alle elezioni politiche con un partito che si chiamava Italexit con Paragone - ha aggiunto Sottile, già membro della direzione nazionale -. Fuori da ogni ipocrisia, quell'esperienza politica per me è finita con le dimissioni di Gianluigi Paragone. Oggi c'è un gruppo di persone volenterose che cerca di portare avanti quel progetto: tra loro c'è il mio amico Andrea Perillo e lo invito a valutare l'opportunità di partecipare a questa battaglia, ma c'è anche una comunità che si riconosce nelle persone citate da Bocci e che oggi si ritrova nel Movimento per l'Italexit".
Sembrano avere in realtà tutt'altra intenzione i continuatori di Italexit, anzi, di Italexit per l'Italia (il nome ufficiale, da statuto, era quello da tempo, benché di norma fosse usata solo la prima parte abbinata al nome di Paragone, puntualmente in maggiore evidenza), a seguito di una direzione generale che si è svolta il 12 febbraio: "Era importante - si è letto allora in un comunicato - fornire a tutti i nostri iscritti e simpatizzanti, e in generale a chi ci segue con interesse, un chiaro segnale della volontà politica di proseguire nel nostro cammino". La riorganizzazione del partito è passata attraverso la nomina di un Consiglio di reggenza (composto da Antonino Iracà, Roberto Robilotta e Andrea Perillo) con funzioni di rappresentanza politica e di portavoce nazionali e l'istituzione di un coordinamento organizzativo nazionale (presieduto dai responsabili Cristiano Zatta e Fabio Montorro).
Proprio il citato Consiglio di reggenza di Italexit per l'Italia questa mattina ha diffuso un comunicato, emesso "a seguito delle numerose segnalazioni [...] pervenute, che vedrebbero alcuni soggetti tentare di proporsi e interfacciarsi con il nostro elettorato e con altre forze politiche a nome di Italexit". "Diffidiamo chiunque - vi si legge - nel vano tentativo di accreditarsi millantando di poter disporre del simbolo e del nome del partito in maniera impropria e deliberata senza di fatto averne alcun titolo e alcuna autorizzazione, di operare a nome o per conto di Italexit per l’Italia". Per reagire a "qualsiasi distorsione e ingannevolezza in merito all'utilizzo illegittimo del nome o del simbolo del partito", il Consiglio di reggenza precisa che "esiste un solo e unico partito Italexit per l'Italia, pertanto eventuali comitati e movimenti estemporanei e improvvisati che dovessero presentarsi in nome e per conto di Italexit, sono da ritenersi del tutto estranei al nostro partito e totalmente privi di qualsivoglia legittimità. Il nostro partito è inoltre operativo e riconoscibile esclusivamente attraverso i suoi riferimenti ufficiali reperibili sul sito internet di Italexit per l'Italia". Il comunicato si conclude prospettando azioni legali: "Abbiamo già dato mandato ai nostri legali di procedere in sede civile e penale, con relativa richiesta di risarcimento danni, contro chiunque dovesse utilizzare indebitamente, anche solo parzialmente e con qualsiasi elemento riconducibile ad Italexit per l'Italia, il nostro nome e il nostro simbolo".
Nella conferenza stampa di oggi Cateno De Luca ha brevemente commentato la reazione ufficiale di Italexit ("Vengo dalla Sicilia, sono abituato a ben altro, questi comunicati di diffida mi fanno il solletico; grazie anzi per la pubblicità che ci viene fatta con questa diffida, spero non ci arrivi la fattura..."); al di là di questo, è facile notare che il simbolo creato per distinguere il Movimento per l'Italexit - cerchio blu sfumato, nome maiuscolo bianco con "Italexit" in evidenza (e la X conformata in modo da far emergere una freccia) e ondina tricolore in basso - è oggettivamente diverso e graficamente non confondibile rispetto all'emblema di Italexit per l'Italia. Il simbolo riempie uno dei quattro cerchietti inseriti nel contrassegno elettorale provvisorio della lista Libertà - Sud chiama Nord: le dimensioni sulla scheda non rendono quella miniatura particolarmente visibile, anche se certamente l'elemento che spicca in quel piccolo cerchio è la parola Italexit.
Posto che il Movimento per l'Italexit appare qualificarsi come soggetto distinto dal partito Italexit per l'Italia (non agisce cioè in suo nome e per suo conto), resta la questione del possibile uso indebito, anche solo parziale, del nome di Italexit per l'Italia. La questione non è di immediata soluzione per varie ragioni. Da un lato si può ricordare che lo stesso Gianluigi Paragone, prima di presentare in conferenza stampa il partito Italexit a luglio del 2020, fu oggetto di una diffida: la presentò Teofilo Migliaccio, allora a capo di un partito già denominato (dal 2019) Italexit e che nella grafica riprendeva il Brexit Party di Nigel Farage. Paragone all'epoca incaricò uno studio legale di replicare, sostenendo che "Italexit è un termine generico, che si inserisce in quell'insieme di parole coniate per l'ultimo decennio per identificare quei movimenti economico-politici rappresentativi del sentimento di euroscetticismo, secondo cui, per migliorare le condizioni di un paese, è necessario riacquistare la piena sovranità", al punto tale che il Vocabolario Treccani ha accolto il neologismo nel 2016. Ugualmente facile è notare che nella banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, tra il simbolo del partito che fu di Migliaccio (rifiutato come marchio probabilmente per la questione - più volte analizzata - della forma rotonda, ritenuta in conflitto con le norme elettorali) e il primo logo depositato come marchio da soggetti riconducibili a Gianluigi Paragone  risultano altri due segni distintivi contenenti in rilievo la parola "Italexit", che dunque si potrebbe effettivamente considerare di uso comune. Dall'altro lato, tuttavia, non si può trascurare come Italexit per l'Italia sia stato rappresentato in Parlamento nella scorsa legislatura con propria componente al Senato (costituita grazie al sostegno tecnico del Partito valore umano) e, proprio in virtù di questo, abbia ottenuto l'inserimento nel Registro dei partiti politici previsto dal decreto-legge n. 149/2013: questi elementi potrebbero in qualche modo rafforzare la posizione di Italexit per l'Italia, vista la tutela che normalmente è accordata - specie in caso di scissione - ai partiti la cui presenza parlamentare, pur non più attuale, è comunque vicina nel tempo. 
Con riferimento alle elezioni europee, in ogni caso, toccherà al Ministero dell'interno decidere sull'ammissibilità del contrassegno composito di Sud chiama Nord - Libertà, anche con riguardo alle sue singole parti, inclusa la miniatura del Movimento per l'Italexit. Non è nemmeno impossibile che, visto il concorso di questo movimento alla lista promossa da Cateno De Luca, qualche rappresentante di Italexit per l'Italia si metta in fila al Viminale già il 21 aprile, con l'idea di depositare il proprio contrassegno e opporsi all'eventuale ammissione del simbolo elettorale di De Luca. Che nel frattempo si sarà completato con l'inserimento di altri soggetti politici.