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lunedì 15 gennaio 2018

Energie per l'Italia, tornano le lampadine

Ascoltare la base, in politica, dovrebbe essere naturale, ma a quanto pare è una delle cose più rare e difficili (e forse è rara proprio perché è difficile). A volte, per fortuna, non va così e qualcuno i suggerimenti li ascolta: sembra essere andata così con il simbolo di Energie per l'Italia, dopo che Stefano Parisi aveva lanciato online la proposta grafica di Giovanni Negri nell'ipotesi di una corsa solitaria della lista, fuori dalla coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Perché, sì, ci poteva stare il voler mettere in grande evidenza la collocazione, convinta e identitaria, nel ma soprattutto per il centrodestra, come a rimarcare che il centrodestra-quello-vero sono loro e non altri (e pazienza se "Centro" e "Destra", impilati l'uno sull'altra, sembravano tratti direttamente dal simbolo di Ncd, anche quello composto con una font tra il Nexa e il Monserrat). Ci stava il dire "è un simbolo che ci rappresenta appieno". Tutto vero, tutto bene, ma per costruire un'identità non bastano le parole e nemmeno i colori: riuscirci senza un'immagine, un segno grafico riconoscibile è molto difficile. Soprattutto se questo segno grafico esiste e lo si è messo da parte.
Evidentemente, al di là delle reazioni positive di cui parla Parisi, più di qualcuno - online e non solo - deve aver fatto notare che il simbolo pensato da Giovanni Negri in realtà era piuttosto vuoto e spoglio, soprattutto per l'assenza del tricolore di lampadine che ormai da oltre un anno accompagna Stefano Parisi nel suo progetto politico poi trasformato in progetto elettorale. Nel corso dei mesi si è assistito a una certa variabilità di quell'elemento grafico: lampadine vere o disegnate? Soprattutto, accese o spente? (particolare, quest'ultimo, che non ha mancato di finire nel mirino dell'ironia di chi si è chiesto se la bolletta fosse stata pagata). A dispetto di questo, però, il legame Energie-Parisi-lampadine-tricolore si era ormai consolidato e non metterlo in luce all'interno del simbolo con cui ci si vorrebbe presentare agli elettori, dopo tanti Megawatt in giro per l'Italia, non sarebbe stato saggio. 
Ecco allora che, procedendo per aggiustamenti successivi, si è ridotto un po' di dimensioni il riferimento al centrodestra (ma si vede bene lo stesso, niente paura) per piazzare le tre lampadine sotto al nome del progetto politico, che resta piuttosto piccolo ma con il ritorno del tricolore poco luminoso - le lampadine sono pur sempre spente e non certo grandi - acquista un po' di visibilità in più. A conti fatti, ora l'obiettivo del centrodestra e la leadership di Parisi nel contrassegno hanno esattamente lo stesso peso: se entrasse nella coalizione berlusconiana, sarebbe il quarto di quell'area con il nome ben visibile (giusto la "quarta gamba" di Noi con l'Italia e dell'Udc ne sarebbe priva); se corresse da solo, il nome del leader sarebbe già pronto per l'impresa non facile di raccogliere voti qua e là. Ci vogliono molte Energie, ma Parisi si prepara da mesi per questo...

sabato 13 gennaio 2018

Parisi spegne le lampadine e corre "per il centrodestra" (di Fabio Blasigh)

Oggi lascio spazio volentieri a Fabio Blasigh, componente della redazione, che ha notato per primo il possibile simbolo che contraddistinguerebbe la corsa (solitaria) di Stefano Parisi, probabilmente in condominio con Vittorio Sgarbi e il Mir di Samorì, sempre senza dover raccogliere le firme dopo la "garanzia" offerta dai Civici e innovatori (nella speranza - secondo me non correttamente riposta - che non occorra indicare il loro nome nel simbolo, bastando il nuovo nome della componente parlamentare). Certo è che, per ora, l'emblema presentato oggi è sicuramente il più spoglio e anonimo (non per il nome di Parisi, sempre ben visibile) di questa competizione. E, senza offesa per alcuno, il più triste.

L’appello all'unità del centrodestra, lanciato da Stefano Parisi alcuni giorni fa, ad oggi non ha ancora trovato risposta; Energie per l’Italia si organizza quindi per correre in solitaria.
In vista di questa eventualità, il movimento dell’ex candidato sindaco di Milano è pronto a darsi un nuovo simbolo elettorale. Ad annunciarlo oggi su Facebook è Giovanni Negri, promotore de La Marianna, che, dopo aver incontrato in mattinata Parisi, annuncia: "nel caso sempre più probabile di un No all'apparentamento ho proposto l’adozione di un simbolo elettorale che possa meglio esprimere l’identità della Lista e la sua tensione unitaria verso un preciso campo di appartenenza. Del resto in queste stesse ore l’ipotesi di partecipazione indipendente alle elezioni suscita adesioni così importanti e diversificate da giustificare un simbolo sulla scheda elettorale capace di non escludere nessun apporto e di raffigurare con efficacia l’obiettivo comune di costruire un centrodestra con nuove regole, nuove identità, nuova capacità di offerta politica".
Il simbolo proposto da Parisi ai propri comitati elettorali, ai quali chiede opinioni e proposte, presenta significative novità. Innanzitutto, sorprende la scomparsa delle tre lampadine tricolori che hanno accompagnato la nascita del movimento fin dai tempi del Megawatt di Milano. Il nome Energie per l’Italia, posto dapprima al centro della mezzaluna gialla, viene ora rimpicciolito e collocato lungo il bordo in alto, per far posto alla dicitura "per il Centrodestra", quasi ad avere l'ambizione di rappresentarlo come e più di altri. Non cambia, invece, la scelta dei colori giallo e blu, che in tutta Europa caratterizzano i movimenti di ispirazione liberale, come la tedesca FDP.
Nessun riferimento, invece, al gruppo parlamentare dei Civici e Innovatori, che pochi giorni fa ha annunciato il proprio sostegno al movimento di Stefano Parisi, il cui nome resta in grande evidenza nella metà bassa del logo.
Ancora pochi giorni di attesa, e sapremo se sarà questo il simbolo con cui Energie per l’Italia sarà presente sulla scheda elettorale oppure se, raggiunto in extremis un accordo con la coalizione berlusconiana, torneranno a brillare le luci (rigorosamente delle lampadine tricolori) del movimento fondato da Stefano Parisi.
Fabio Blasigh

giovedì 11 gennaio 2018

Energie per l'Italia sulle schede grazie a Civici e innovatori

"La componente parlamentare Civici e innovatori ci consente di dire che saremo alle prossime elezioni a qualunque costo: ci saremo sulla scheda elettorale. Punto." La citazione è di Stefano Parisi, fondatore e leader di Energie PER l'Italia, che oggi ha tenuto una breve conferenza stampa assieme a Giovanni Monchiero, capo della componente del gruppo misto alla Camera Civici e innovatori e già presidente del gruppo omonimo, ciò che restava del gruppo di Scelta civica dopo che la compagine vicina a Enrico Zanetti se n'era andata via verso l'Ala verdiniana, portando l'emblema con sé in quanto segretario dell'esiguo partito e costringendo chi era rimasto nella "casa" originaria a cambiare nome e, dopo qualche mese di tolleranza di Montecitorio, anche a veder sciogliere il gruppo diventato troppo piccolo.
In effetti, più di qualcuno in questi giorni - partito il valzer delle esenzioni e soprattutto dopo che Centro democratico ha sollevato +Europa dall'onere delle sottoscrizioni - si era domandato che intenzioni avessero i Civici e innovatori, ma certo non immaginavano cosa si stava preparando tra gli ex montiani. Parisi ha spiegato così l'operazione, o meglio il suo antefatto: 
Abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo l'adesione di quasi 30mila persone che ci hanno dato la disponibilità a sottoscrivere le liste da presentare e comunque abbiamo continuato a raccogliere le firme perché crediamo che serva una legittimazione popolare al nostro progetto. Prima dell'approvazione della legge elettorale, però, alcuni parlamentari amici nostri hanno condiviso questo nostro percorso, molti di loro erano presenti nel gruppo Civici e innovatori e per questo il gruppo ha aggiunto al proprio nome Energie per l'Italia.  
Quali effetti questa ridenominazione del gruppo possa avere (anche se è intervenuta quando già si parlava di componente), lo ha spiegato Monchiero:
Abbiamo deciso di aggiungere la denominazione Energie PER l'Italia perché la maggior parte di noi ha prestato fiducia a Stefano Parisi, per i discorsi identitari che lui ha fatto e che io e molti amici condividiamo. Per una della tante leggi ad personam che si fanno in questo paese, in questo caso ad partitum, per favorire Alfano hanno fatto un piccolo regalo anche a noi, perché nella data che hanno stabilito come noi eravamo nella stessa condizione di Alleanza popolare [intende in realtà Alternativa popolare] e quindi siamo esentati dalla raccolta di firme. La mia funzione qui oggi è soprattutto questa: dare garanzia pratica al progetto di Stefano Parisi, se deciderà di presentarsi fuori dalle coalizioni avrà la nostra deroga dalla raccolta di firme.
Guai ad accostare questo scenario a quello che si è materializzato alcuni giorni fa con il soccorso a +Europa: "Qui non avete davanti Tabacci ed Emma Bonino - ha precisato Parisi, non senza sarcasmo - non avete il diavolo e l'acqua santa, ma persone che condividono un percorso da molto tempo". Il percorso effettivamente è iniziato ufficialmente il 2 agosto 2017, quando la componente Civici e innovatori, costituita nel gruppo misto di Montecitorio meno di un mese prima, ha aggiunto al proprio nome prima "PER l'Italia", per poi inserire il nome intero il 17 novembre.
Ma cosa dice effettivamente la legge elettorale? In effetti, limitandosi al testo, parla chiaro: "Per le prime elezioni successive alla data di entrata in vigore" del vecchio Italicum, il beneficio dell'esenzione dalla raccolta firme si applica "anche ai partiti o ai gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 15 aprile 2017". Se la norma era stata introdotta nell'Italicum proprio per evitare che il Nuovo centrodestra raccogliesse le firme, la nuova legge aveva spostato il termine dal 1° gennaio 2014 al 15 aprile dell'anno scorso, stavolta per esentare dall'onere Articolo 1 - Mdp (i cui gruppi hanno integrato il nome per sollevare dalla raccolta Liberi e Uguali) che già esisteva come gruppo. A quella data, Civici e innovatori era effettivamente tra i gruppi presenti in seno a Montecitorio, dunque rivendica il titolo a godere dell'esenzione.

martedì 5 dicembre 2017

Energie PER l'Italia, Parisi ci mette la faccia

Nomi che vengono, nomi che vanno. Se l'altro ieri Fratelli d'Italia ha presentato il suo nuovo simbolo in cui non è più presente il nome di Giorgia Meloni (a meno che ricompaia nell'emblema che sarà depositato al Viminale a gennaio), Stefano Parisi ha inserito il suo nome - e in modo piuttosto visibile - nel rinnovato simbolo di Energie PER l'Italia, una formazione che guarda decisamente alle prossime elezioni politiche e lancia un messaggio chiaro: ci saremo e ci metteremo la faccia direttamente.
L'emblema, presentato a conclusione dell'ultimo evento Megawatt a Milano - in cui si è discusso del programma elettorale di quella stessa forza politica - comprime nella parte superiore del cerchio la grafica originaria del progetto politico, mantenendo sempre il "PER" molto più evidente rispetto al resto del nome e conservando anche il tricolore fatto di lampadine (preferendo quelle vere a quelle stilizzate e, a dispetto di quanto si poteva pensare, scegliendo la versione spenta e non quella accesa) e ricavando in basso un ampio segmento circolare bianco in cui inserire il nome del leader, il cui peso visivo sembra addirittura maggiore rispetto a quello della forza politica stessa.
Da un po' di tempo la formazione dell'ex sfidante di Beppe Sala alle comunali di Milano sta cercando di ottenere maggiore visibilità: in questa strategia sembra rientrare anche l'approdo a Montecitorio, dal momento che il 2 agosto l'ex gruppo degradato a componente del gruppo misto alla Camera di Civici e innovatori era stato ribattezzato "Civici e innovatori PER l'Italia" e dal 17 novembre il nome è "Civici e innovatori - Energie PER l'Italia", con il nome intero e le maiuscole al loro posto.
Questo traguardo - al di là della curiosità di vedere l'ingresso di una forza di centrodestra in tandem con una compagine che sinora ha sostenuto il governo di centrosinistra - assieme alla decisione di inserire il nome nel simbolo dovrebbe preludere alla scelta di presentare una lista in proprio, senza confluire in altre formazioni elettorali. Questo, ovviamente, comporta la necessità di raccogliere le firme, attività per la quale il gruppo si sta già attivando da tempo, nella speranza che il Parlamento decida di abbassare sensibilmente l'asticella. Nel frattempo, all'esperienza di Parisi sta guardando anche la Marianna di Giovanni Negri, con l'idea di elaborare un vero programma di "ricostruzione del Paese".  Sperando di poterlo fare finendo sulle schede elettorali.

sabato 1 aprile 2017

Energie per l'Italia, varo senza simbolo (che non serve subito)

Era lecito aspettarsi uno scatto simbolico proprio oggi, che si compiva il primo vero atto politico del percorso di Stefano Parisi. Invece niente: chi si è trovato nella sala Leptis Magna dell'hotel Ergife a Roma - la stessa che poco più di un mese fa ospitò il tentativo di risvegliare la Democrazia cristiana, ma con molta più gente - ha assistito al lancio - dopo i primi passi iniziati a settembre - di Energie per l'Italia, ha visto una lunga sfilata di soggetti e a un'affollatissima foto di gruppo finale, ma non è stato lanciato alcun simbolo similelettorale.
L'ex candidato sindaco di Milano ha iniziato con orgoglio ("Hanno detto che non c'eravamo più da novembre, Parisi non c'è più, invece siamo tanti"), rivendicando l'impegno di molti, sottovoce, per mesi ("un lavoro enorme, duro, intenso ed emozionante, che ha dato un risultato straordinario"): lo scopo è mettere in piedi non un partito, ma una comunità, un popolo ("e non la società civile della sinistra") che ricostruisca un rapporto sano con la politica, oggi del tutto assente ("Siamo stati abbandonati nelle scuole, dalla giustizia, sulla nostra sicurezza, hanno abbandonato e nostre città, le nostre famiglie, le nostre imprese"). 
La politica per Parisi dev'essere improntata alla dignità, all'onestà e al "saper fare", non alla povertà a ogni costo ("Basta con questo schifo di populismo: la politica deve essere sobria, ma la democrazia costa"). Una politica che deve reagire in fretta perché "siamo sull'orlo di un baratro gravissimo", tutto è peggiorato rispetto a vent'anni fa, l'economia non cresce, la burocrazia è un inferno perché i burocrati sono mediocri, arroganti e sospettosi. 
Per il leader di Energie per l'Italia c'è bisogno di "liberare il Paese dalla retorica della comunicazione, della narrazione", inaugurata dalla sinistra e adottata dal centrodestra. Perché il problema è lì: "Non ho ascoltato una Destra liberale in grado di contrapporre uno stile, un modo di fare politica; a metà degli anni '90 era nata un grande aspettativa - con Berlusconi, ndb - ma poi si è omologata, senza più la capacità di prendere decisioni vere". 
L'ex city manager milanese ne è convinto: "la crescita non la fa la spesa pubblica, ma l'energia che c'è nel Paese e dev'essere liberata". E la soluzione non è uscire dall'euro, cosa che per Parisi avrebbe effetti negativi; il problema, casomai, è il debito pubblico creato negli anni, insostenibile e limitativo della libertà dell'Italia. Parole d'ordine del nuovo corso auspicato da Parisi sono sviluppo e sicurezza: questi però passano attraverso una liberazione dalla burocrazia, dalla spesa pubblica, dal costo dell'amministrazione pubblica, da una scuola e un'università che non sanno dare qualità e non insegnano a lavorare, da un fisco inutilmente oppressivo, dall'odio verso chi ha successo, magari anche dallo Statuto dei lavoratori "per difendere il lavoro, non i garantiti dalla Cgil" e da un'Europa inefficace.
Parisi si è educatamente e fermamente candidato a incarnare tutto ciò, perché "quella realtà nata nel 1994 oggi si sta spengendo (sic), perché non ha avuto la capacità di rigenerarsi", chiaro riferimento a Forza Italia. Non ama il sistema maggioritario ("E' antidemocratico, ci ha costretti a votare per realtà in cui non ci si riconosceva") e preferisce il proporzionale, "nell'ambito del quale prima o poi noi saremo una grande forza". Il suo disegno Parisi lo dice apertamente: "Facciamo una grande costituente, misuriamoci col nostro popolo, andiamo a votare al nostro interno". Dà una data - l'8 ottobre - per le primarie di centrodestra: "io mi candido a fare il leader di questa grande area politica, chi vuole stare con noi venga con noi", nel nuovo soggetto politico: una casa per l'umanesimo cristiano, la cultura riformatrice cattolica, quella liberale e quella federalista, una casa in cui nessuno è certo dell'elezione ("da noi i capilista non ci saranno").
La candidatura, in ogni caso, si pone fin d'ora dei tempi lunghi, compatibili con quelli delle elezioni politiche (possibilmente non anticipate), ma che vanno ben oltre i termini per presentare le candidature alle amministrative di primavera. Anche per questo, probabilmente, non c'è stato bisogno di presentare alcun simbolo, mancando reali urgenze. Questo non toglie che, in rete, un paio di emblemi tondi sia stato avvistato. Quello che figura come foto profilo della pagina Facebook, per esempio, rende ben visibile il nome tutto maiuscolo del movimento, in font Nexa, con "Per" marcato; subito sotto al nome ci sono le ormai note tre lampadine, disposte in modo da formare il tricolore. Sono rimaste spente, ma oggettivamente nell'immagine risultano un po' più chiare rispetto alla grafica originale, anche perché le ombreggiature sono state attenuate; in compenso, quelle stesse lampadine sono attorniate da un'ombra che sembra incollata sul fondo giallo carico parisiano (e lo stesso effetto lo si è visto, a volte, nella grafica proiettata sugli schermi dell'evento).
Qualche settimana prima, in compenso, si era vista una variante di quel contrassegno e, in fondo, non sgradevole. Il nome, infatti, era stato alleggerito nelle parole diverse da "Per" anche se questo aveva leggermente spostato il peso dell'immagine (ponendo forse troppo l'accento sulla preposizione); alle lampadine vere, invece, si erano sostituite tre stilizzazioni a riempimento uniforme - al di fuori dell'attacco a tortiglione - decisamente più armoniche e luminose rispetto all'altra ipotesi. Pur mancando ora un simbolo, a questo punto c'è il tempo per mettere in pratica il suggerimento, mettendo a disposizione un nome chiaro e una grafica che parli da sé. E' un'operazione, in fondo, che richiede poca energia... 

sabato 19 novembre 2016

Energie per l'Italia, le lampadine (troppo spente) di Parisi

Quando aveva mosso i primi passi a settembre, ai primi impegni consistenti dopo la sconfitta al fotofinish a Milano, Stefano Parisi l'aveva detto più volte: "Non sta nascendo un nuovo soggetto politico, non stiamo costruendo un partito. Non siamo contro i partiti che ci sono e non vogliamo togliere spazio a nessuno". Eppure, a distanza di due mesi dal primo evento al Megawatt a Milano, da ieri Energie per l'Italia si pone, se non come partito, almeno come movimento politico. 
Parisi ha lasciato capire che lui ha intenzione di fare sul serio: secondo lui "c’è bisogno di un gran rinnovamento dentro il centrodestra - come ha annotato Fabio Poletti della Stampa -. Oggi non c’è alternativa a Renzi o a Grillo. Abbiamo bisogno di persone nuove in politica", lui per esempio. Anche perché, impressione sua, "Forza Italia così com'è non va avanti" e serve "un progetto di rinnovamento", visto che un centrodestra a trazione Salvini ai suoi occhi è destinato a perdere.
Certamente parlare di movimento è una cosa, di partito è un'altra, anche perché i precedenti nell'area del centrodestra - dal finiano Futuro e libertà ai Moderati italiani in rivoluzione di Samorì, giusto per ricordarne due - non sono esattamente confortanti. Anche per questo, Parisi ha sgombrato subito il campo dai dubbi: "Non c'è necessità di fare l'ennesimo partitino - ha precisato, come riportato da Adnkronos - il nostro progetto è più ambizioso, coinvolgere tutta l'area liberale e popolare". E il compito non è di quelli da poco, visto che per Parisi il centrodestra "deve decidere che cos'è", senza ambiguità, anche perché non ci sarebbe più tempo "di fare mediazioni il cui risultato sono politiche nulle". E se qualcuno, Forza Italia in testa, è ancora affezionato alle etichette consolidate e non vuole fare qualcosa di nuovo, toccherà cercare di proporre qualcosa di diverso, di autenticamente popolare e liberale (dunque non salviniano) ma con valori definiti e senza nostalgie (quindi, probabilmente, non forzista).
Il nome scelto, Energie per l'Italia, di per sé è interessante (ma poco collocabile, anche un movimento di centrosinistra avrebbe potuto scegliere quel nome), eppure non è nuovo: era proprio il titolo della kermesse milanese di due mesi fa, tenuta il 16 e il 17 settembre al Megawatt (e il nome dello spazio era scritto così grande nei manifesti e negli inviti da aver fatto pensare a molti che fosse quella la vera etichetta dell'evento). E se il colore giallo di fondo - tinta molto liberale a livello europeo - era quello di Parisi fin dalla sua campagna per le comunali milanesi e come font si adottava il solito Nexa, ormai un must della comunicazione politica da Monti in poi (vedi anche Ncd e Area popolare), si restava in ambito elettrico-energetico con la scelta di tre lampadine a formare il tricolore: il sottotitolo dell'evento di settembre, del resto, era proprio "Idee per riaccendere il paese". L'idea poteva anche essere interessante, pensata sulla dimensione dell'evento unico, o anche seriale (una Leopolda parisiana, come hanno notato molti giornalisti); più difficile, invece, era pensare che quella stessa grafica - che peraltro non era piaciuta a un commentatore attento e caustico come Filippo Facci, che aveva parlato di "grafica essenziale, ai confini del poverello" - fosse utilizzata come emblema per un movimento, dunque al di fuori di una scenografia e del materiale di propaganda. Perché è vero che - come si legge in un articolo pubblicato sulla Bìssa - le lampadine sottolineano "la carica delle energie positive che necessitano al paese e fondamentali all'inizio di un percorso che non sarà di certo una passeggiata", ma in un contrassegno destinato alle schede e ad altro materiale difficilmente possono risultare efficaci. 
Per peggiorare la situazione, poi, basta andare sulla pagina Facebook del movimento di Parisi: nell'immagine profilo, infatti, le tre lampadine sono inesorabilmente spente. Così scure, finiscono per tarpare le ali alla grafica, avendo più o meno lo stesso peso visivo del "per", che ha la stessa larghezza delle altre parole dunque è molto più grande (va bene sottolineare che il progetto è "per" e non "contro" qualcosa, ma non è li caso di esagerare). Difficile riaccendere il paese senza nemmeno un briciolo di luce: l'unico tocco è un punto luminoso riflesso sulla superficie delle lampadine, ma sembra davvero troppo poco. Persino ad Archimede Pitagorico, quando aveva un'idea, si accendeva la lampadina: era una sola, ma faceva luce, eccome.

giovedì 21 luglio 2016

Centrodestra, Parisi vuol dare una mano, Fdi riflette

Difficile che Parisi esporti così
il suo progetto grafico milanese...
Non sembra davvero esserci pace nel centrodestra italiano. Chi non si accontenta delle liti, dei mal di pancia, delle scaramucce quasi quotidiane, può affidarsi alle discese in campo e alle autocandidature improvvise, anche solo al ruolo (quasi) inedito di "aggregatore". La parola è di Luca Ubaldeschi, che ha intervistato Stefano Parisi e, nel dialogo pubblicato oggi dalla Stampa annuncia l'idea di una "convention programmatica" a settembre in cui raccogliere idee e proposte, per "non disperdere l’esperienza fatta a Milano", con un centrodestra "portatore di una cultura di governo che merita di essere declinata a livello nazionale come linguaggio politico e piattaforma di contenuti". L'idea, per Parisi, è di "rigenerare il centrodestra con un programma politico liberale e popolare, alternativo al centrosinistra e concorrente con i Cinquestelle". 
Il progetto dell'ex city manager di Gabriele Albertini - al quale Berlusconi, a suo dire, potrebbe guardare "con interesse", potendo essere ancora "motore della parte più moderata dello schieramento, [...] da fondatore" - dovrebbe mettere in campo persone "di non lunga carriera politica, ma che abbiano dimostrato di avere capacità", che possano avere dalla loro "il valore dell’esperienza e dell’affidabilità" e si rivolgerebbe "all’opinione pubblica moderata", senza trascurare il "malessere reale" presente in chi vota Lega. Difficile dire, allo stato, cosa verrà fuori da questo percorso: una fucina di idee qualificate, un think tank o magari un vero partito. Che, nella mancanza di fantasia più assoluta, potrebbe chiamarsi addirittura "Corriamo per l'Italia" (adattando a livello nazionale il claim e il simbolo pensato per le amministrative meneghine); molto più probabile, invece, che si tratti di una sorta di esperimento per pensare a qualcosa di diverso in futuro, cercando di intercettare tutte le sensibilità del centrodestra. Magari con Stefano Parisi leader o con un'altra figura come lui (dovesse emergere), purché unisca e non divida.   
Mentre Parisi lancia la sua proposta per il centrodestra, nella stessa area riflette anche Fratelli d'Italia e lo fa sempre con uno dei suoi questionari interni e periodici, somministrati via web agli iscritti. Neanche un mese dopo la domanda sull'eventuale scioglimento di Fdi (con partecipazione a un eventuale nuovo soggetto politico), in questi giorni gli aderenti al partito sono stati invitati a esprimersi su più temi, compreso il futuro della loro formazione. 
In coda alle domande, infatti, si chiedeva un parere su cosa dovrebbe fare in futuro Giorgia Meloni: le alternative tra cui scegliere - con la possibilità di indicare anche una risposta diversa da quelle proposte - erano "proseguire il lavoro intrapreso rafforzando Fdi", "dare vita ad un nuovo soggetto politico, modello Pdl, con le parti migliori del centrodestra" e "costruire insieme a Matteo Salvini un soggetto politico sul modello del Front National francese". Tra le ipotesi sottoposte alla consultazione, dunque, non si parla (più?) espressamente di scioglimento, una scelta significativa da ogni punto di vista: certo, l'alternativa al cammino solitario (corroborato da nuovi ingressi più o meno di rilievo) è comunque la costituzione di un nuovo contenitore, ma senza necessariamente chiudere Fdi una volta per tutte. 
Costruire un nuovo soggetto politico, in effetti, non è esattamente sinonimo di fondare un partito: si può anche decidere di creare una federazione buona per l'Italicum con il premio alla lista, aperto alle "parti migliori del centrodestra" (quali? e chi decide chi è "migliore"?) o soltanto a Fdi e a chi si riconosce in Matteo Salvini. Il modello del Front National, in effetti, farebbe pensare a un nuovo partito, ma riesce obiettivamente difficile pensare a uno scenario del genere in pratica: Salvini non sarebbe mai disposto a sciogliere la Lega Nord in una nuova formazione, così come è praticamente impossibile immaginare Fdi pronto a confluire con Meloni in un altro contenitore senza che i "compagni di viaggio" facciano altrettanto. Quale simbolo dovrebbe avere il nuovo gruppo, poi, è impossibile da immaginare: difficile pensare che Alberto da Giussano e corde con fiamma tricolore possano stare nello stesso contrassegno, a meno che ovviamente non siano presenti all'interno dei rispettivi emblemi, riportati per intero. A quel punto, tuttavia, si sarebbe di fronte a una sorta di cartello elettorale, difficilmente allargabile rispetto alla base degli elettori dei due partiti di origine: qualcosa di molto diverso, insomma, dal modello lepeniano.

giovedì 2 giugno 2016

Milano, simboli e curiosità sulla scheda

Anche a Milano si è dovuto attendere l'intervento del Consiglio di Stato per rendere stabile lo schieramento dei concorrenti alle prossime elezioni amministrative: alla fine ai nastri di partenza ci sono 17 liste, spalmate su 9 candidati sindaci. In mancanza della ricandidatura del sindaco uscente, l'ordine che si seguirà è quello risultante dal manifesto delle candidature.

Nicolò Mardegan

Aveva acquistato notorietà alcuni mesi fa, quando aveva accusato il probabile vincitore delle primarie meneghine Sala di avere copiato lo slogan "Noi, Milano" dal nome della sua lista civica, Noi x Milano, nata alcuni mesi prima e con tutta l'intenzione di partecipare al voto di primavera. Forse Mardegan non ha intrapreso iniziative legali contro il candidato del centrosinistra, ma certamente si è confermata in lui l'idea di partecipare alle elezioni con una propria lista. L'impianto grafico originario è sostanzialmente confermato, anche se ora nella parte inferiore c'è posto anche per un tricolore e per l'indicazione "Mardegan sindaco"; da segnalare, nella parte destra del contrassegno, anche la "pulce" del Popolo della famiglia, non candidato con una sua lista ma comunque presente sulle schede.


Natale Azzaretto

Anche a Milano il Partito comunista dei lavoratori è riuscito a raccogliere le firme e a presentare una propria lista, che candida a sindaco il 65enne Natale Azzaretto. Vista la scelta di altre formazioni dichiaratamente di sinistra di correre in liste senza segni di partito (si veda soprattutto Milano in comune, di cui si dirà tra poco), quello del Pcl è l'unico simbolo che riporti l'accoppiata di falce e martello (ovviamente sovrapposta al globo terrestre, come da tradizione del partito di cui è portavoce nazionale Marco Ferrando): non si tratta di un partito di sinistra contro la sinistra, ma di "un partito - lo ha detto al manifesto lo stesso Ferrando - che si presenta al voto come tale perché non ha nulla da nascondere". 


Marco Cappato

Eletto in consiglio comunale nel 2011 nella Lista Pannella-Bonino, all'epoca sostenitrice di Giuliano Pisapia, Cappato - presidente di Radicali italiani - si candida stavolta al di fuori di ogni coalizione, per dare seguito alle battaglie di legalità condotte negli ultimi cinque anni. Lo fa con la lista Radicali con Cappato sindaco, il cui emblema - senza riferimenti simbolici tradizionali per i radicali, al di là del nome e del colore giallo - è quello presentato all'inizio di aprile a Roma nella sede radicale di via di Torre Argentina 76 - con Riccardo Magi, Valerio Federico ed Emma Bonino - con l'aggiunta del riferimento alla candidatura a sindaco. La presentazione di questa lista, come di quella a sostegno di Giachetti a Roma ha provocato aspre discussioni all'interno dell'area radicale, ma Cappato è rimasto convinto della necessità di proseguire il suo impegno, dunque si presenta agli elettori.


Basilio Vincenzo Rizzo

Si affida a un esperto della sala consiliare milanese la lista Milano in comune, che raccoglie l'area convintamente di sinistra, intenzionata a continuare l'esperienza della giunta Pisapia al di fuori della coalizione di Beppe Sala. Basilio Rizzo è stato consigliere per 33 anni ed è apparso il rappresentante migliore per quel progetto. Come si diceva, nessun simbolo tradizionale: in bella vista c'è il nome della lista, con tre semicerchi colorati (arancione, verde e viola) che partono dalla scritta e si espandono come onde radio, arrivando chissà dove; lo spicchio rosso, che contiene il motto "Sinistra e Costituzione", è lo stesso che usa tuttora Rifondazione comunista nel proprio emblema ufficiale (con la dicitura "Sinistra europea").


Luigi Santambrogio

Decisamente essenziale e schematico l'emblema di Alternativa municipale, la lista civica che candida a sindaco Luigi Santambrogio, già assessore della giunta Formentini (1993-1997) ma allontanatosi presto dalla Lega, in seguito presidente regionale di Italia nostra e impegnato in vari comitati (realtà che hanno contribuito alla nascita della lista). La formazione si definisce "democratica, progressista, ambientalista e riformatrice": anche per questo, come segni sceglie soltanto la M di Milano con un punto esclamativo (che ricorda anche la sigla MI) e sceglie un fondo rosso per risultare evidente all'occhio. Curiosità: il capolista è Felice Carlo Besostri, già senatore per il centrosinistra (1996-1999) e ben noto come avvocato per i sui ricorsi contro numerose storture elettorali (dal Porcellum alle azioni in corso contro l'Italicum). 


Gianluca Corrado

Le "comunarie" organizzate dal MoVimento 5 Stelle hanno scelto come candidato sindaco Gianluca Corrado e lui, di conseguenza, correrà con il simbolo ufficiale del M5S, naturalmente con la modifica già recepita dell'indirizzo web del Movimento e non più quello del sito di Beppe Grillo. Non c'è davvero molto da dire su questo contrassegno - pressoché uguale a se stesso da anni - che si appresta probabilmente a essere il più votato di tutta la scheda milanese, senza che questo comporti per forza la prima posizione anche per il candidato a Palazzo Marino (né prefiguri con certezza la - pur possibile - partecipazione del M5S al ballottaggio).


Maria Teresa Baldini

Ha dovuto attendere il verdetto dei giudici di Palazzo Spada per ottenere il via libera a partecipare alle elezioni di domenica Maria Teresa Baldini, candidata sindaca (unica donna) di Fuxia PeopleBaldini, già giocatrice di basket e per vari anni medico chirurgo, già nel 2012 aveva fondato il movimento politico Fuxia People (il simbolo è lo stesso già usato alle elezioni di Forte dei Marmi in quell'anno) e attualmente consigliera regionale (eletta nella lista Maroni presidente, ora rappresentante proprio di Fuxia People). Per lei quello evocato è "il colore della bellezza e del benessere" e contiene una nota femminile. La X bianca e manoscritta non passa inosservata: fosse stata nera, probabilmente sarebbe stata bocciata; così com'è, invece, può restare al suo posto.

mercoledì 13 aprile 2016

Milano, ultime evoluzioni grafiche per Parisi (e Passera)

Prima di tutto un'ammissione necessaria: mi ero sbagliato. Giusto pochi giorni fa, alla notizia del ritiro della candidatura di Corrado Passera a sindaco di Milano e del suo sostegno a Stefano Parisi attraverso una lista civica, avevo immaginato che il simbolo di questa non avrebbe contenuto né il nome di Parisi (in base a un accordo che in qualche modo era stato stretto all'interno della coalizione, specialmente con Berlusconi), né simboli partitici, "nemmeno quello di Milano unica". Alla fine, invece, nel simbolo presentato ieri sono apparsi tanto il nome di Parisi, quanto la scritta "Milano unica": tutto questo, probabilmente, è stato frutto di una rapida evoluzione che si è consumata nelle ore precedenti l'annuncio.
In realtà, già domenica qualcuno aveva fatto notare che la costruzione del simbolo di quella lista civica a favore di Parisi non sarebbe stata una passeggiata. Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, ad esempio, aveva ricordato che, "dal punto di vista del consenso, un simbolo in più sulla scheda, se incarna una proposta nota, rappresenta un valore che altrimenti rischia di perdere concretezza", rischio che si poteva correre se Passera fosse stato del tutto assente dalla grafica elettorale di Sala, "soprattutto dopo una campagna elettorale fortemente concentrata sulla persona quale è stata quella di Corrado Passera".
Lo stesso articolo che citava la Ghisleri, scritto per il Corriere da Marco Cremonesi, ricordava l'accordo che impediva a Parisi di "utilizzare il proprio nome sulla sua lista civica" (a differenza di quanto sarebbe comunque avvenuto con gli emblemi di Forza Italia, Milano popolare e Fratelli d'Italia), aggiungendo che l'idea iniziale era di indicare invece il nome del capolista, l'ex sindaco di centrodestra Gabriele Albertini; l'emersa opportunità di dare peso grafico anche a Passera avrebbe affidato ai creativi la difficile risoluzione del "rebus di un marchio per la lista Parisi che citi Albertini e Passera ma non Parisi".
Quel rebus doveva essere troppo difficile da risolvere, al punto che qualcosa nella partita del nome si è sbloccato nelle ore successive: secondo i media (lo scrive, ad esempio, Andrea Senesi sul Corriere) sarebbe stato Berlusconi in persona a consentire l'inserimento del nome di Parisi, per evitare "il paradosso" del nome del candidato sindaco mancante solo sulla sua lista personale, specie se sul logo ci fosse stato (anche) il riferimento ad Albertini: un paradosso, probabilmente, più forte della "paura di vedere cannibalizzato il voto a Forza Italia" che aveva portato l'ex presidente del consiglio a quella richiesta.
Quando alla fine il simbolo è stato presentato, Gabriele Albertini lo si è visto in carne e ossa, ma non sull'emblema in questione. Si è scelta la dicitura generica (ma quasi personalizzata) di Lista civica Parisi, conservando dell'immagine coordinata utilizzata fin qui dal candidato sindaco tanto il triangolino tricolore (che nasconde in parte la parola "Civica", come nelle grafiche nascondeva un pezzo del cognome), quanto il colore giallo carico, che tinge il fondo del cerchio, sul quale si legge in filigrana la mappa del centro storico di Milano. In alto è stato inserito lo slogan "Io corro per Milano", già varato alla fine di febbraio; in basso, invece, è stato inserita l'espressione "per una Milano unica", con le ultime due parole in netta evidenza. Si tratta, ovviamente, del riferimento alla forza politica di Corrado Passera, declinata in chiave locale, senza una citazione diretta del leader (che non è candidato). 
Le amministrative di Milano potevano essere la prima vera occasione di visibilità per il partito di Passera; il fatto che sul contrassegno della lista Parisi - cui Italia unica partecipa assieme ad alcuni candidati di Fare per Fermare il declino - non appaia il simbolo ma solo il nome, può rappresentare piuttosto un test, un esperimento per vedere l'effetto che fa, con la possibilità di presentare il simbolo originale in future competizioni elettorali dopo un primo radicamento territoriale consolidato dal voto milanese.

lunedì 4 aprile 2016

Milano, simboli ritoccati al minimo (e senza nome a Sinistra)

Facendo quattro passi tra i simboli già noti delle elezioni amministrative a Milano, sembra facile rendersi conto che i partiti maggiori sono poco interessati a modificare profondamente i propri emblemi in occasione di questo turno elettorale. Fatta eccezione per il caso sui generis del Nuovo centrodestra (che in gran parte dell'Italia sembra pronto a utilizzare il marchio di Area popolare, declinato città per città, come decisione del partito a livello nazionale), gli altri attori politici in campo non solo non nascondono le loro insegne, ma generalmente concepiscono come unica modifica la "personalizzazione" dell'emblema, con l'inserimento del nome del candidato sindaco o poco più. 
Vale per l'emblema di Forza Italia visto nei giorni scorsi, ma anche per quello del Partito democratico, presentato alla fine di marzo assieme alla campagna di comunicazione "Avanti Milano!". L'inserimento, in questo caso, riguarda non solo il cognome del candidato, ma il nome tutto intero (o quasi, visto che Beppe è la forma breve), probabilmente perché gli spazi consentivano al testo di stare sotto al simbolo. Rispetto alla soluzione grafica adottata per Pisapia nel 2011 (un segmento a una base tutto verde, che conteneva l'espressione "Pisapia sindaco"), stavolta si è scelto un segmento a due basi, dunque una sorta di fascia per evidenziare solo il nome del candidato alla guida di Milano. Non sembra esserci un motivo particolare per questo diverso "trattamento" (e non c'entra che la proposta di Sala sia venuta dal Pd, rispetto a quella di Pisapia che invece era un esterno): l'effetto finale è sostanzialmente lo stesso.
Non si discosta molto da questa logica il simbolo di Fratelli d'Italia, che pure sceglie uno stratagemma grafico diverso: il simbolo nazionale non viene ritoccato, ma semplicemente rimpicciolito di poco e inserito in una corona circolare gialla, in cui - in basso - si legge "per Parisi sindaco". Decisamente interessante, tuttavia, è che nella parte alta della corona sia in buona evidenza il nome di Giorgia Meloni (che risalta forse di più del riferimento a Stefano Parisi): sembra quasi un tentativo di massimizzare anche a livello locale il potenziale attrattivo della leadership (in una fase in cui, come si è già ricordato, Berlusconi non metterà invece il suo nome sul simbolo di Forza Italia), senza peraltro ricorrere a forzature grafiche poco felici già viste in passato, con i nomi all'interno del simbolo tradizionale. 
Tornando nello schieramento di centro sinistra, niente nome invece per la lista Sinistra x Milano, formazione nata per raccogliere soprattutto il consenso di Sel, dei Verdi e di coloro che genericamente si richiamavano all'area "arancione" che si era riunita intorno alla candidatura di Giuliano Pisapia nel 2011, fino alla sua vittoria. Il colore arancione del simbolo è rimasto e tinge tutto il fondo dell'emblema; il "x" è composto con una sorta di segno di "maggiore", che può anche essere letto come una freccia che parte da sinistra e punta in avanti. Il nome di Sala, invece, come detto non c'è, forse perché poco in linea con "l’ambizione di voler parlare a tutti quei cittadini progressisti democratici e di sinistra che in questi cinque anni sono stati vicini all'amministrazione di Giuliano Pisapia", messa in luce da una nota ufficiale della lista, che sarà guidata da Daria Colombo. Chi voterà Sinistra x Milano, insomma, non lo farà necessariamente per Sala (o, forse, lo farà nonostante lui).

lunedì 21 marzo 2016

Milano, prime mosse simboliche

Forse qualcuno lo immaginava, forse qualcun altro no, ma alla fine tra le grandi città chiamate al voto la piazza più tranquilla sembra sicuramente Milano: con fibrillazioni ridotte al minimo tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, senza proliferazioni di candidati sindaci o primarie contornate da ricorsi, sotto la Madonnina ci si prepara con meno patemi d'animo alle elezioni amministrative, che in ogni caso non saranno una passeggiata. In questi giorni è entrata nel vivo l'attività dei partiti maggiori, che hanno iniziato a scoprire le loro carte e, in qualche caso, anche i simboli con cui si presenteranno alle elezioni.
Giusto oggi, per esempio, il Nuovo centrodestra ha presentato il contrassegno con cui intende partecipare alle elezioni: la grafica è stretta parente di quella appena adottata dai gruppi parlamentari di Area popolare. Nella parte alta del cerchio, dunque, si riprende il tema del cuore giallo popolar-europeo con le quattro stelle su fondo blu e la scritta "Milano popolare" (giusto per declinare in quel modo il nome scelto a livello nazionale); poco meno della metà del contrassegno è invece dedicata al sostegno a Stefano Parisi, con l'indicazione "Parisi sindaco" in blu, su segmento giallo. Alla lista, oltre che esponenti di Ncd, dovrebbero partecipare persone provenienti dalla società civile (e, volendo, dalla stessa Udc, visto che condivide il progetto di Ap con il partito di Alfano, anche se la lista è stata presentata più come espressione di Ncd). 
Il nome di Parisi è altrettanto evidente nel simbolo di Forza Italia, che non contiene più il nome di Silvio Berlusconi (negli anni scorsi la formula "Berlusconi per ..." era un elemento quasi costante alle amministrative, a sostegno di ogni singolo candidato): il cognome di Parisi è reso in Helvetica, un po' schiacciato in altezza sotto alla bandierina che in parte deborda, sparendo al di sotto della circonferenza esterna (un po' com'era avvenuto, per esempio, con il simbolo di Fi presentato alle elezioni politiche del 2006). I candidati in lista, dunque, dovranno accontentarsi del "traino" del simbolo, senza quello del nome del fondatore e leader; in compenso, pochi giorni fa la Repubblica sosteneva che l'assenza del nome di Berlusconi dal contrassegno forzista fosse la contropartita per ottenere che Parisi presentasse sì una "lista del sindaco", ma senza il suo nome sopra
Sulla scheda ci sarà invece, e sarà ben visibile, il nome di Corrado Passera, nella lista che lo sosterrà. Contenuto del contrassegno? Solo "Corrado Passera sindaco", senza fronzoli, nome bianco su fondo azzurro e "sindaco" azzurro su segmento bianco, con un logo che circola più o meno da gennaio. Nient'altro, nessun apporto simbolico. Perché - salvo sorprese degli ultimi giorni - a quanto pare non è prevista la presentazione anche di una lista di Italia unica, il partito che lo stesso Passera ha fondato con tutti i crisi alla fine di gennaio dello scorso anno. Niente logo-algoritmo tangram, niente "Milano unica" o cose simili: Passera schiera se stesso e il suo progetto, puntando tutto sulla propria figura di "liberale per Milano" in alternativa ai profili di Parisi e Beppe Sala, entrambi "in mano ai partiti". Basterà a convincere i milanesi?