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giovedì 18 aprile 2024

Europee, simbolo di Alleanza Verdi e Sinistra (senza Possibile) intatto?

In queste ore si sta parlano moltissimo della candidatura annunciata da Alleanza Verdi e Sinistra di Ilaria Salis, "detenuta in Ungheria, in condizioni che violano gravemente i diritti delle persone, [...] prossime elezioni europee" dell'8 e del 9 giugno. La candidatura, concertata con il padre Roberto, è ancora da definire nei modi (anche per l'accettazione che Salis dovrà firmare per poter entrare in lista) e nelle forme, con il fine di "tutelare i diritti e la dignità di una cittadina europea, anche dall'inerzia delle autorità italiane, per ottenere una rapida scarcerazione in favore degli arresti domiciliari negati con l'ultima decisione dai giudici ungheresi" e di generare, a partire dalla candidatura, "una grande e generosa battaglia affinché l’Unione Europea difenda i principi dello Stato di Diritto e riaffermi l’inviolabilità dei diritti umani fondamentali su tutto il suo territorio e in ognuno degli Stati membri". 
L'annuncio è arrivato quando formalmente non è ancora stato confermato il simbolo con cui le liste di Avs si distingueranno alle elezioni europee; se si guardano alcuni materiali elettorali già circolanti - per esempio le grafiche dell'europarlamentare uscente Massimiliano Smeriglio, eletto nel 2019 con la lista Pd - Siamo Europei e uscito dalla delegazione dem all'inizio del 2024 - si ha la sensazione che il contrassegno sia esattamente lo stesso presentato alle ultime elezioni politiche: proprio il risultato ottenuto nel 2022, che ha consentito l'elezione di deputati costituitisi in gruppo, consente la presentazione delle liste senza dover raccogliere le firme. I due soggetti principali costituenti, peraltro, fanno riferimento a due partiti politici europei (e gruppi parlamentari) diversi: il Partito verde europeo per Europa Verde (che schiera anche il girasole dell'European Green Party) e il Partito della Sinistra Europea per Sinistra Italiana (che ha lo status di osservatore, visto che solo il Partito della Rifondazione comunista è un membro a pieno titolo del partito europeo). 
Martedì 16 aprile, tuttavia, di Avs si è iniziato a parlare soprattutto a proposito del rapporto complesso con Possibile: il partito, fondato da Pippo Civati e guidato dal 2018 da Beatrice Brignone, nel 2019 aveva concorso alle liste di Europa Verde (anche se il contrassegno ormai era stato depositato), candidando lo stesso Civati (che non mancò di polemizzare sull'inserimento di alcune candidature espressione del Fronte Verde, oggi partecipante alla lista Libertà di Cateno De Luca) senza però riuscire a spingere la lista a superare la soglia di sbarramento. 
Sulla questione della posizione di Possibile alle elezioni europee di giugno, il partito proprio il 16 aprile ha diffuso una propria nota, riportata di seguito: 
A partire dalle politiche del 2022 e poi sui territori per le amministrative e le regionali abbiamo avviato ove possibile percorsi comuni con Alleanza Verdi e Sinistra e con le forze la compongono, percorsi che hanno dato e stanno dando, in vista della tornata di giugno, forza e incisività alle nostre idee, alle battaglie comuni e alle persone che scelgono di portarle avanti. Purtroppo abbiamo constatato che non c'è la stessa disponibilità per quanto riguarda il percorso europeo, quindi condividiamo con tutte e tutti voi la riflessione che abbiamo già inviato alle forze politiche che costituiscono AVS, a Europa Verde, a Sinistra Italiana e ai Verdi Europei, ringraziandovi per il sostegno e per l'interesse che state dimostrando per le battaglie che portiamo avanti e per il modo di fare politica della nostra comunità. 
"Tra pochissime settimane verranno depositate le liste per le prossime elezioni Europee, ma nonostante il tentativo intrapreso da parte nostra fin dalle scorse politiche di costruire insieme una forza che si presenti alle elezioni unita, ad oggi ci spiace constatare che la nostra partecipazione non appare utile né forse gradita. Come capirete, all’alba di una campagna elettorale, senza coinvolgimento né risposte e senza vedere definizioni di alcun tipo, per noi non è più possibile traccheggiare oltre ed è con vero dispiacere che siamo costretti a prendere atto del fatto che il contributo che siamo convinti di poter portare al progetto e alla campagna elettorale non possa esserci con queste condizioni, e a condividere la situazione con chiarezza con il partito e con i nostri elettori. I progetti che vedono presentarsi unitamente AVS e Possibile sui territori dimostrano la validità dell’alleanza e ci auspichiamo che possano crescere e consolidarsi, ma è evidente che a livello nazionale non è al momento possibile replicare la stessa alchimia.  Ringraziamo i vertici dei Verdi Europei per i tentativi di mediazione e ci auguriamo che in futuro si valuti con maggiore attenzione la risorsa che Possibile può rappresentare."
Un articolo di Luca Pons su Fanpage ha cercato di approfondire il punto, raccogliendo un lapidario commento di Civati ("Povera sinistra") e una risposta più articolata di Brignone: a suo dire, non ci sarebbero stati problemi di carenza di posti tra le candidature. "Non siamo neanche arrivati a parlarne. Il punto è che fin dalle ultime elezioni politiche stiamo cercando di costruire una proposta politica unitaria a sinistra. Pensavamo che i tempi fossero maturi per farlo anche alle europee, ma evidentemente ci sbagliavamo". E se, come si comprende dalle parole scritte, tra i Verdi italiani ed europei "c'era disponibilità a presentare un contrassegno comune, [...] Sinistra italiana non è stata della stessa idea".
Brignone e Civati si candidarono nelle liste di Avs (prive di ogni riferimento grafico a Possibile) senza conseguire l'elezione; questo non ha impedito che in seguito si siano concepiti altri percorsi comuni: nel 2023, per esempio, alle elezioni regionali in Lazio ha partecipato alla lista Verdi e Sinistra a sostegno di Alessio D'Amato (portando - pur nella sconfitta della coalizione di centrosinistra - all'elezione di un consigliere, non riferibile però a Possibile) e in Friuli ha concorso alla lista di Avs in appoggio a Massimo Moretuzzo (lui non ha vinto, ma la lista ha comunque ottenuto un'eletta, sia pure riferita a Sinistra Italiana); in Sardegna, poi, quest'anno è stata presentata una lista a sostegno di Alessandra Todde che, grazie alla vittoria della candidata, ha ottenuto quattro rappresentanti in consiglio regionali, inclusa Maria Laura Orrú, aderente a Possibile e confermata nella sua carica di consigliera). 
"Nei territori dove a Possibile è stato riconosciuto un giusto ruolo, ci auguriamo che il buon lavoro dei nostri iscritti si fortifichi e si potenzi", ha detto Brignone, che con riferimento alla situazione legata alle elezioni europee ha usato altre parole: "Il problema sta nella tendenza a mantenere lo status quo. Siamo un Paese conservatore, anche a sinistra. Difficilmente cambiano schemi, parole e protagonisti". L'autore dell'articolo ha aggiunto altro, sostenendo che le trattative con Avs e in particolare con Sinistra Italiana si sarebbero rotte proprio sul contrassegno, quindi sull'inserimento di un riferimento a Possibile, "creando un clima di 'imbarazzo' che ha sostanzialmente impedito di arrivare a confrontarsi sulla campagna elettorale".
Sul piano grafico bisogna dire che la presenza di Possibile spesso non ha migliorato l'aspetto finale del simbolo: in alcuni casi, come in Sardegna e - in parte - in Lazio, ha decisamente contribuito a riempire e "appesantire" il contrassegno, mentre in Friuli - Venezia Giulia si è trovata una soluzione più fine, a danno però della visibilità e riconoscibilità del partito guidato da Brignone. Ci sarebbe ancora tempo, in ogni caso, per intervenire sulla grafica, se solo si volesse effettivamente includere possibile all'interno della lista; nel frattempo, è giusto segnalare che dalla sua creazione il partito fondato da Civati e guidato dal 2018 da Brignone non ha mai depositato il suo emblema al Ministero dell'interno, almeno con riferimento alle elezioni politiche (2018 e 2022) ed europee (2019). Sarà così anche questa volta? 

venerdì 5 aprile 2019

Europa Verde, la lista ambientalista Possibile (anche se non si vede) per le europee

Era stata annunciata per oggi, dopo un rinvio di un paio di giorni, la presentazione del simbolo della lista legata al Partito verde europeo e così è stato: il contrassegno di Europa Verde ora è una realtà. In una conferenza stampa en plein air a Roma, in piazza Madonna di Loreto, Angelo Bonelli (coordinatore dell'esecutivo dei Verdi), Beatrice Brignone (segretaria di Possibile) e altri dirigenti e militanti hanno illustrato il nuovo emblema e il progetto elettorale che esso contrassegna. Una presentazione fatta non a caso in quel luogo (la piazza il 15 marzo è stata teatro dello "Sciopero globale degli studenti per il clima") e non a caso di venerdì, visto che "tutti i venerdì, con i #Fridaysforfuture, ci sono migliaia di giovani che dicono alla politica di fare presto, di badare alla sostenibilità del pianeta per salvarlo", come ha ricordato Brignone all'inizio, rivendicando di aver voluto costruire con Possibile e i Verdi "non una delle liste a sinistra del Pd, ma una lista ambientalista, progressista, nonché femminile e femminista, perché crediamo che queste siano le risposte che questo tempo ci chiede di dare. Nei giorni scorsi, dopo il successo di varie manifestazione, in tanti si sono dichiarati ambientalisti e anche femministi, ma qui queste posizioni sono rappresentate con coerenza".
Può sembrare piuttosto curioso che a parlare per prima sia stata la segretaria di un partito che, pur avendo concorso al progetto elettorale, non figura in alcun modo sul contrassegno, nemmeno con una "pulce" grafica o un riferimento al nome del partito, usato anche solo come aggettivo (Europa Verde Possibile). Forse si è voluto evitare l'inserimento per non dare quella connotazione di "lista a sinistra del Pd": sta di fatto che gli unici emblemi che figurano nel contrassegno sono quelli necessari per ottenere il collegamento con il partito europeo (con relativa esenzione), cioè il girasole dello European Green Party e, per chiarire quale soggetto italiano ne faccia parte, il sole che ride della Federazione dei Verdi.
Sulle schede arriverà dunque il progetto Europa Verde, che vuole mettere al centro le persone (compresi i migranti), la giustizia sociale, redistributiva, alimentare e climatica, come ha ricordato Vula Tsetsi, segretaria generale dei Verdi Europei: "sono sempre di più i governi nazionali del Nord Europa cui partecipano, ma occorre agire e incidere a livello europeo e negli stati del Sud Europa, per non lasciare campo a figure come Salvini o Orban che potrebbero distruggere l'Europa invece che cambiarla".
Se la co-portavoce dei Verdi Elena Grandi ha approfondito il concetto di sostenibilità (ambientale, sì, ma anche sociale, culturale, economica), negando che si parli di decrescita felice, Annalisa Corrado (di Possibile e portavoce con Carmine Maturo di Green Italia, che in questo modo partecipa di nuovo alla lista dei Verdi Europei, anche se stavolta il contrassegno non riporta il suo logo) ha chiesto "scelte radicali e immediate, una conversione ecologica dell'intera società", mentre "negli ultimi 15-20 anni i 'grandi partiti' non hanno assolutamente messo al centro le scelte ecologiste". Matteo Badiali, altro co-portavoce dei Verdi, ha rivendicato per il suo partito e per Possibile il ruolo di "portatori sani" della buona politica e dei valori che la lista vuole portare avanti, "dobbiamo coinvolgere tutti coloro che hanno diritto a un futuro, con la speranza verso una società sostenibile e dei diritti". Alla fine della conferenza è intervenuto anche l'attore Massimo Wertmüller, al fianco di questo progetto elettorale: "Una forza verde in qualsiasi governo del mondo, in questo momento, è necessaria: l'ecologia, ne sono convinto, è un tema transpolitico, è impossibile non pensarci".  


"C'è l'Europa in questo simbolo: in Italia anche altri simboli si richiameranno all'Europa, ma c'è una differenza sostanziale, perché noi la vogliamo libera da Ogm, infrastrutture insostenibili e trattati di libero scambio che non si preoccupano del dumping sociale": non ha usato giri di parole Angelo Bonelli, che in quest'occasione non ha detto nulla sul "rapporto non consumato tra Verdi e Italia in Comune", sciolto la scorsa settimana non senza clamore. Si può lasciare alle sue parole, riportate sopra, o a quelle di Monica Frassoni (co-presidente dell'European Green Party), riportate sotto, il racconto di ciò che è accaduto, dai primi contatti alle bozze programmatiche e grafiche di alleanza fino alla virata di fine marzo. Si può anche fare un cenno rapido alle assenze: Maurizio Ribechini di BlastingPop ha notato che all'evento non erano presenti né Elly Schlein, eletta a Bruxelles nel 2014 col Pd, poi legata a Possibile, "la quale non avrebbe ancora deciso se ripresentare la propria candidatura", né Rossella Muroni, già presidente di Legambiente, eletta deputata per con LeU ma interessata al progetto "Onda Verde Civica", consunto dopo che Italia in Comune ha preso la strada di +Europa. Di certo, al netto della lista di presenti e assenti, si può dire che il simbolo di Europa Verde (con "Verde" non scritto come "Verdi") è uno di quelli fatti meglio tra quelli visti sin qui: in questo senso, forse la presenza di Possibile avrebbe complicato la grafica, dunque la sua assenza non è del tutto negativa.

lunedì 7 gennaio 2019

Regionali in Sardegna: Possibile vuole bloccare il simbolo di Leu?

Doppio appuntamento con le elezioni regionali a febbraio: se il 10 si voterà in Abruzzosi farà altrettanto il 24 in Sardegna (dopo le suppletive per la Camera a Cagliari che si terranno il 20 gennaio). Entrambe saranno test importanti per verificare la tenuta delle varie forze politiche a livello sovralocale, come pure per mettere alla prova possibili nuove geometrie per gli schieramenti. Questo, naturalmente, a patto di riuscire a far arrivare il simbolo sulla scheda: non è solo una questione di firme da raccogliere, ma anche di veti da superare. Veti sotto i quali rischia seriamente di cadere l'emblema di Liberi e Uguali
Si è già ricordata alcune settimane fa la situazione spinosa del simbolo di Leu a livello nazionale, per cui per il suo uso occorrerebbe l'assenso di Pietro Grasso e dei leader delle tre componenti politiche che avevano costituito l'associazione che poi avrebbe presentato le liste alle elezioni: Grasso aveva già chiesto da tempo alle altre parti dell'atto costitutivo di "liberare" il simbolo, per permetterne l'uso senza necessità di autorizzazioni da parte di chi voleva effettivamente operare e presentare candidature con quell'emblema; atti concreti in questo senso da parte di Roberto Speranza (Articolo 1), Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) e della nuova leader di Possibile, Beatrice Brignone (eletta dopo le dimissioni di Giuseppe Civati), non ce ne sono stati, anzi ogni forza politica sembra avere preso un proprio percorso diverso, autonomo.
Certamente i primi appuntamenti elettorali rilevanti saranno un banco di prova importante per verificare le reali intenzioni di ognuno. E se sull'Abruzzo nulla di particolare per il momento si è saputo, per le elezioni sarde su più di una bacheca Facebook ben informata circola la notizia che i dirigenti nazionali di Possibile non sarebbero intenzionati a concedere l'uso del simbolo di Liberi e Uguali: questo dovrebbe contrassegnare liste che sarebbero comunque il frutto di un cammino unitario delle componenti locali che avevano partecipato sotto lo stesso emblema alle ultime politiche. "All'atto della costituzione con atto notarile del 'movimento politico' Liberi e Uguali - ricorda  David Tozzo, già candidato alla segreteria nazionale di Possibile (in alternativa proprio a Brignone) - per ogni futuro utilizzo anche elettorale del simbolo ci sarebbe stato bisogno delle firme di quattro persone: Pietro Grasso e i segretari dei partiti politici (di volta in volta in carica) di Articolo 1, Sinistra Italiana, Possibile. Nel frattempo, pertanto, il 'potere di veto' in capo a Possibile è passato da Giuseppe Civati a Beatrice Brignone in ragione del congresso nazionale che nella prima metà di maggio l'ha vista prevalere sulla mia persona e succedere a Civati, al quale rimane politicamente e personalmente molto legata. Tuttavia, il 26 maggio Pietro Grasso aveva annunciato che la Brignone gli ha garantito la facoltà di utilizzo del simbolo senza porre vincoli o veti, salvo poi rimangiarsi la parola data (non è la prima volta: lo fece anche con la mia persona dopo avermi garantito una segreteria del partito Possibile unitaria dopo il congresso, salvo poi espellere i miei e provare a farmi fuori), successivamente rendendo la vita dura alle persone che sul territorio, a più livelli (dal comunale al regionale) intendevano esercitare il loro democratico diritto di elettorato attivo e passivo per Liberi e Uguali". 
L'idea di negare l'uso del simbolo di Leu, secondo Tozzo, sarebbe un modo di tenere "in ostaggio un'intera comunità politica, fregandosene del fatto che fossero già in campagna elettorale, tutte cose che con il mio gruppo Reinventare la Sinistra abbiamo prontamente denunciato e che sembrerebbero dare i frutti sperati, portando nelle ultime ore a più miti consigli i due 'sequestratori' e costringendoli, de facto e per evitare ulteriori malanimi e figuracce, a sciogliere il sequestro".
Chi sta lavorando alla lista fa capire che è ancora in corso un dialogo, per cui proverà fino all'ultimo secondo a evitare il veto. Se la concessione all'uso del simbolo non arriverà, le candidature saranno comunque presentate, ma con nome ed emblema diversi; non è detto che sia necessario raccogliere le firme, perché la legge elettorale regionale concede l'esenzione anche in presenza di una dichiarazione esplicita di collegamento da parte di un consigliere regionale (del resto anche LeU non risulta ufficialmente presente in consiglio, quindi non ci sarebbe stata nessuna esenzione automatica). 
Certo, se dovesse essere necessario presentare un nuovo simbolo, sarebbe l'ennesimo adottato a sinistra, con un problema sempre più serio di riconoscibilità per gli elettori. I contrassegni elettorali vanno depositati in Corte d'appello a Cagliari - prima delle candidature, secondo una procedura che ricalca quella delle elezioni politiche - tra il 13 e il 14 gennaio (entro le ore 12): c'è ancora qualche giorno per tentare di sbrogliare la matassa o di mettere in atto il piano B. 

giovedì 28 maggio 2015

Federico Dolce: "Ecco come è nato Possibile"

Mai accontentarsi di quello che si pensa, o di quello che pensano gli altri: tutte le volte in cui è possibile, è giusto dare la parola a chi ha plasmato fatti, idee, immagini. Vale anche e a maggior ragione per il simbolo di Possibile, il progetto politico di Giuseppe Civati: a raccontare il logo, come punto di arrivo di un percorso di riflessione e traduzione grafica, è proprio Federico Dolce, autore del logo con Marianna Zanetta (insieme hanno fondato il Vixen Studio a Torino) e da tempo impegnato nel progetto legato a Civati. Dolce ha accettato di dare la sua "interpretazione autentica", che volentieri è ospitata qui.
Dolce, qual è il senso della grafica che avete adottato? Che obiettivo vi siete dati?
L'obiettivo è ovviamente quello di voltare pagina rispetto ai vecchi simboli della prima repubblica (che sono sopravvissuti fino a noi in terribili mutazioni e richiami a matrioska) e quelli impersonali e “normalizzanti” della seconda repubblica (PD, FI). Volevamo osare e l'abbiamo fatto ricorrendo a due fondamenti sui cui poggia il simbolo: la semplicità e la freschezza della novità.
Partiamo dalla semplicità.
La semplicità in tutta la sua forza e iconicità è rappresentata dal carattere “=”. Il perchè della scelta è presto detto: non sono molti i simboli in grado di fondere immediatezza e semplicità di un logo design moderno e buona parte dei nostri valori: uguali diritti, uguali possibilità. Per quanto controverso l'universalità del suo messaggio è tale e di tale potenza da non avere pari.
E la novità invece?
Quella sta nel colore, che incarna la freschezza del moderno, di un'epoca nuova in cui il rosa non è più schiavo della retorica sessista che lo vuole colore “femminile”: un colore lampone pastello che è al contempo moderno e agée, che non dimentica l'origine ma vuole al contempo incarnare la nuova esperienza che va a nascere.
La forma in cui il colore e l'uguale sono inseriti invece è meno nuova, anche se obbligata...
Diciamo che la forma circolare ha carattere principalmente pragmatico. Sia in termini di scheda elettorale che di declinazione nelle varie forme che la comunicazione politica va a richiedere. 
Cosa vi era stato chiesto quando vi è stato commissionato il lavoro?
Beh, collaboriamo come parte integrante del progetto da ormai due anni, quindi "commissionare il lavoro" è forse un termine improprio.
D'accordo; allora, che idea c'era alla base di questo emblema, di queste grafiche?
Ci siamo riuniti un paio di mesi fa e ci siamo detti che era il momento di immaginare lo step successivo, dal punto di vista comunicativo intendo, in coerenza con la nostra mission che conosciamo da sempre. Questo perchè fino ad oggi le nostre grafiche si sono rinnovate ogni anno perchè erano strettamente legate agli happening estivi, i politicamp. era arrivato il momento di darsi un'identità forte e propria.
Quindi non c'è stato un elemento nuovo, un'idea di svolta...
I caratteri di semplicità e novità volevano essere nella nostra mission da parecchio tempo, era arrivata solo l'ora di esplicitarli in maniera forte.
Parlava prima di una collaborazione di lunga data al progetto di Civati: come ne siete diventati parte?
Io ho conosciuto Pippo nel 2012: ricordo che lo criticai su Twitter per una campagna che aveva in atto. Lui, a differenza di molti, mi rispose: io, a differenza di molti, lo ascoltai.
Un inizio non proprio ordinario insomma...

Da lì è nata una collaborazione sempre più forte, dapprima su temi economici – sono laureato in scienze politiche, passione per la comunicazione informatica da più di 15 anni – quindi un supporto sempre più importante, mentre il gruppo cresceva sempre di più, sul lato IT e comunicazione su web.
Tornando al simbolo: è nato con l'uguale o c'è stata un'evoluzione?
E' stato un processo quasi tutto mentale e su carta, non su computer. Naturalmente ci sono state le due classiche fasi. La prima ha portato fino alla scelta del "=" come punto fermo: ciò ha comportato la prova e lo scartare di diversi altri simboli (rielaborazione della rosa, simboli ambientalisti, combinazioni...) Il tutto, poi, è stato affinato, nella forma, nel colore e negli spazi.
Qual è stata la reazione di Civati a simbolo finito?
Pippo in realtà ha partecipato in maniera molto attiva a tutte le fasi della creatività, era sicuramente molto soddisfatto del risultato.

martedì 26 maggio 2015

Civati, un nuovo simbolo è Possibile

Il simbolo per www.epossibile.org
In fondo, a ben guardare, non è la prima volta. Perché di un nuovo simbolo legato a Giuseppe Civati e alle sue attività si era già parlato in passato almeno una volta. Oggi però si è iniziato a vedere qualcosa di più serio, visto che qualche indiscrezione strutturata - con tanto di grafica - stavolta è uscita davvero: ad essere imminente, dunque, sarebbe l'ufficializzazione della rete Possibile, con cui l'ex candidato alla segreteria del Pd, dopo aver abbandonato il partito, sarebbe pronto a operare sulla scena politica. 
Ad aprire le danze, un articolo sul Corriere della Sera di oggi, a firma di Monica Guerzoni, con cui si annuncia la nascita del soggetto e si dà una prima lettura dell'immagine coordinata che uno studio grafico ha appositamente realizzato per il deputato.
Di ufficiale non c’è ancora nulla. Ma il simbolo, realizzato da Federico Dolce e Marianna Zanetta del Vixen Studio di Torino, militanti convinti, sarà depositato in queste ore e qualche provino è sfuggito al controllo dei creatori. Tessere di iscrizione, t-shirt con il simbolo, gadget... Tutto è pronto per il lancio.Il cerchio rosso ciliegia in cui si inscrive il segno tipografico dell’uguale ricorda da vicino le insegne del movimento che ha sedotto i giovani spagnoli. Il viola di Podemos è uno dei colori che, miscelati con il rosa e l’arancio di tante battaglie della sinistra del terzo millennio in Italia, hanno dato vita al rossastro di Civati. 
Il ritaglio web del Correre della Sera

Il deputato risponde al telefono che è sera e si dice «molto sorpreso» di sapere che il suo simbolo non sia più segreto: «Lo presenteremo a giugno, dopo le Regionali». Si è ispirato a Podemos? «No... Possibile non è la trasposizione di alcun modello straniero». Cosa c’è in cantiere? «Questa cosa, che spiegheremo con calma, la mettiamo a disposizione di tutti coloro che possono essere interessati a condividere con noi un modello di lavoro completamente nuovo, che supera i partiti tradizionali». 
Ricostruzione in base al Corriere
Sempre il Corriere, in grafica, ha mostrato uno dei "provini fuori controllo", relativo allo studio delle magliette con il nuovo nome e il nuovo logo, puntualmente descritto dalla Guerzoni. In quell'immagine, in effetti, appare protagonista soprattutto il cerchio con il segno "=" senza indicazioni testuali. Certo, è poco prevedibile che sulle schede possa finire un emblema così, che rinunci del tutto a nomi o altre scritte - sebbene ciò fosse frequente nelle prime elezioni repubblicane - così si doveva immaginare che fosse allo studio almeno un'altra versione, che comprendesse anche il nome della rete-partito che verrà. 
Detto, fatto: poco dopo il Fatto Quotidiano ha rilanciato la notizia del giornale milanese, aggiungendo però un'immagine (ritagliata) del simbolo con due cambiamenti importanti: il colore, più rosa antico che "rossastro", e l'inserimento della scritta "Possibile", in font Avenir (potenzialmente coraggioso, essendo regolare ed essenziale, sì, ma molto sottile). 
Che dire delle immagini divulgate? Certamente si è di fronte a un emblema puramente geometrico, senza alcuna pretesa simbolica o iconica: il disegno non narra, né rimanda a immagini concrete, ma diventa solo un segno di riconoscimento e distinzione astratto. Né più, né meno che la funzione di un marchio (e non di una "marca", di un brand). La stessa idea del segno di "uguale" è percepibile solo perché di fatto quello è l'unico segno che si avvale di due elementi orizzontali sovrapposti (fosse stato uno, avrebbe rimandato al senso vietato; fossero stati tre, ai banchi di nebbia o alla congruenza); con l'inserimento del nome, tuttavia, bisogna riconoscere che quel messaggio può rafforzarsi.
Da La Stampa - 27 febbraio 2014
Chi ha buona memoria, peraltro, potrebbe rinvenire in questo simbolo (provvisorio?) le tracce della precedente boutade emblematica dello stesso Civati: quella del Nuovo Centrosinistra. Era stato lui stesso, il 26 febbraio dell'anno scorso, a far capire che - provocazione per provocazione - un simbolo era già pronto e lo aveva descritto così: "Ncd ha un simbolo che è un quadrato azzurro, e noi facciamo un simbolo che è un bollino rosso". Il bollino rosso c'era e in effetti c'è anche nelle immagini divulgate oggi dalla stampa: certamente stavolta non c'è la sigla NCS (che, peraltro, anche a febbraio sembrava già occupata da Stefano Pedica), ma l'idea grafica non è stata abbandonata del tutto. 
E se il nome della nuova creatura civatiana, a dispetto delle dichiarazioni del suo demiurgo, "non può non far pensare a Podemos", come notato da tanti commentatori, bisogna ricordare che la parola è ormai da tempo in uso nell'ambiente legato al parlamentare ex-Pd. Già a luglio dell'anno scorso, infatti, al Politicamp di Livorno era stata presentata l'associazione "Possibile", il cui nome voleva significare che un'alternativa (a Renzi come a determinate battaglie politiche) esisteva e poteva esistere: con lui c'erano anche Gianni Cuperlo e Nichi Vendola, per dare corpo a "uno spazio aperto, che ospita il dialogo interno alla sinistra italiana, ai partiti, ai movimenti e tra i singoli cittadini che desiderano un luogo in cui discutere e impegnarsi". 
Ed è proprio dal sito www.epossibile.org che - nel pomeriggio - viene l'immagine mostrata dal Fatto e sempre lì si legge l'interpretazione autentica del segno: "L’uguale come simbolo, intanto della relazione alla pari, aperta e dialogante non solo tra noi ma anche con tutti quelli, da soli o in gruppo, che vorranno connettersi a questa rete. E poi, l’uguaglianza come motore, come condizione di partenza tra le persone, nei diritti e nei doveri e, appunto, nelle possibilità. L’innovazione a partire dall’immagine e dallo stile (e dal nuovo sito, a breve), perché siamo tutti uguali ma anche tutti diversi, e noi ci sentiamo appunto diversi, e vogliamo distinguerci sin dal primo colpo d’occhio da chi predica l’indistinto, il pensiero unico, il partito unico". Toccherà aspettare il dopo regionali (e il nuovo Politicamp) per capire che strada prenderà quell'uguale.