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lunedì 29 giugno 2020

Toscana a Sìnistra, progetto rinnovato (anche nel colore) per le regionali

C'è chi ancora non ha abbandonato la speranza e il proposito di votare il 6 e il 7 settembre, ma sembra ormai certo - anche per non dover consegnare firme e liste tra il 7 e l'8 agosto - che anche le elezioni regionali si svolgeranno il 20 e il 21 settembre, unitamente alle suppletive, alle amministrative e al referendum costituzionale. L'appuntamento, in ogni caso, non è troppo in là, quindi ci si prepara per tempo: ciò vale ovviamente per chi deve raccogliere le firme, ma non sta a guardare nemmeno chi è esonerato dalla raccolta in tutto o in gran parte. Appartiene a quest'ultima categoria il gruppo di Toscana a Sìnistra, che nel 2015 aveva partecipato alle regionali con la lista Sì - Toscana a Sinistra e ora si appresta a correre di nuovo con un nome più semplice (che semplicemente ha fuso le due parti precedenti) e ripresentando lo stesso candidato alla presidenza, Tommaso Fattori (che in consiglio regionale è stato capogruppo); in quanto rappresentativa di gruppo politico uscente, la lista dovrà raccogliere un numero simbolico di sottoscrizioni (10 per circoscrizione secondo la legge, ma a questo punto - e a meno che il consiglio regionale non decida diversamente - la riduzione di due terzi dovrebbe valere anche per quest'ipotesi, per cui potrebbero bastare solo tre firme per ogni lista circoscrizionale).
Tutto come cinque anni fa dunque? In realtà no: sabato 20 giugno si è svolta (solamente online) la prima assemblea regionale di Toscana a Sinistra, alla quale - come si legge sul sito del gruppo - hanno partecipato oltre centocinquanta persone. Quella di Toscana a Sìnistra vuole essere, come dichiarato da Fattori "un'esperienza che non vuole presentarsi in modo velleitario ed è rivolta al futuro, non al passato", a differenza delle altre proposte elettorali in via di definizione. Soprattutto, nel comunicato della costituenda lista si sottolinea che il progetto è "rafforzato rispetto al 2015" e "punta quindi al governo della Toscana, certamente a un risultato migliore di cinque anni fa". 
Se questo rafforzamento emerge dal programma che si sta strutturando - attraverso un processo condiviso e partecipato - e intende guardare a "una Toscana diversa, felice, inclusiva, che punti ad un economia diversa verde e sociale, capace di difendere e rilanciare l’ambiente, i diritti civili e sociali, il lavoro di qualità", dimostrazione visiva e tangibile del rafforzamento (in termini di idee progettuali, ma pure di forze che partecipano alla lista) sarebbe proprio il nuovo simbolo destinato alle schede elettorali. Se il nome, come si è visto, appare essenzialmente una fusione-riduzione del precedente, il simbolo appare immediatamente diverso, anche dal punto di vista cromatico: dal rosso sfaccettato (con tonalità "possibili") si passa a un rosso deciso, ma sfumato verso il verde, segno di una più marcata attenzione ai temi dell'ecologia. Ciò si riscontra anche nell'indicazione delle "culture sociali e politiche che hanno trovato sintesi virtuosa nel progetto e nel documento politico", indicate su tracciato circolare all'interno (sia pure con una font graziata e sottile che rischia di essere ben poco visibile sulla scheda, considerando pure che il contrassegno ha solo 3 centimetri di diametro), La lista, dunque, si presenta come "popolare, femminista, di cittadinanza, antirazzista, felice, ecologista, comunista". L'ultima parola usata non stupisce certo in Toscana (più per la sua storia che per le vicende più recenti), anche se in un certo senso fa sospettare che - come cinque anni fa - sulla scheda non ci sarà alcun simbolo con falce e martello (certo non quella di Rifondazione comunista, che partecipa al progetto). Quanto all'idea di una Toscana "felice", non può non colpire: l'espressione echeggia più Latouche rispetto alla Dichiarazione d'indipendenza statunitense, ma porsi la felicità come cifra è una bella sfida. Ambiziosa, ma bella.

domenica 19 aprile 2015

Sì, una parte di Toscana guarda a sinistra

Alle regionali toscane il Pd sostiene di nuovo il presidente uscente, Enrico Rossi; la sinistra, invece andrà per la sua strada. La notizia non è certo nuova, ma "simbolicamente" non era ancora stata affrontata. Eccoci dunque a parlare del contrassegno scelto dal blocco politico che raggruppa, assieme ad altre formazioni, soprattutto Sel, Rifondazione comunista, il Pcd'i (i comunisti noti prima con la sigla Pdci), la Lista Tsipras e varie liste civiche dalla portata territoriale più limitata.
Si tratta della lista Sì - Toscana a Sinistra, il cui nome lascia davvero poco all'immaginazione. Il candidato alla presidenza della regione è Tommaso Fattori, ma qui meritano qualche analisi in più sia la denominazione del raggruppamento, sia il segno grafico. E' lo stesso sito della lista a spiegare che, se per lungo tempo la Toscana è stata "un modello di civiltà, diritti, servizi, difesa dell’ambiente e dei beni comuni, tutela di un patrimonio artistico, culturale e paesaggistico unico al mondo", nell'ultimo periodo la crisi economica ha cancellato questa peculiarità e ha sottomesso la politica della regione "ai grandi interessi economici e finanziari", sgretolando via via il modello sociale precedente. 
E se in questo contesto "centrodestra e centrosinistra sono ogni giorno più simili nella loro incapacità di pensare a una prospettiva diversa", il gruppo di promotori della lista marca la propria diversità: "Noi siamo quelli che dicono: sì, un’alternativa c’è. [...] Esiste un modo diverso di governare le regioni, l’Italia, l’Europa e il mondo intero. La nostra terra non può essere sacrificata a un modello economico violento e fallimentare, il mondo per cui hanno lottato i nostri padri non era questo [...]. A chi dice 'no' a ogni cambiamento, noi rispondiamo: 'Sì, cambiare è possibile!'" E quel "Sì" viene declinato in tutti i settori cruciali: sanità pubblica e diritto alla salute, reddito minimo, lavoro, "rifiuti zero", gestione pubblica dell’acqua e dei servizi pubblici locali, trasporto pubblico di qualità (specie per i pendolari), attenzione alle periferie, edilizia pubblica popolare, manutenzione e cura del territorio, agricoltura a filiera corta, tutela del paesaggio, scuola pubblica e trasparenza.
Non stupisce, allora, che il monosillabo "Sì" sia il protagonista indiscusso del contrassegno della lista di Fattori. Non è esattamente la prima volta che accade: si ricordano almeno due esempi calzanti, a distanza di pochi anni. Nel 1992 fu la Lista referendum di Massimo Severo Giannini a presentarsi con un vistosissimo "Si" bianco Bodoni su fondo arancione, in ricordo della battaglia referendaria dell'anno prima condotta con Mario Segni per la preferenza unica; due anni dopo fu Vittorio Sgarbi a far depositate l'emblema di "Si con Sgarbi", pur non presentando le liste. In entrambi i casi mancava l'accento sulla vocale, mentre questa volta c'è, e pure con una certa grazia.
Un'attenzione in più merita lo sfondo del contrassegno. In rete si legge che è tinto "di un rosso variegato di tante sfumature, tante quante le ragioni dei Sì che la lista propone agli elettori". La lettura è interessante, ma è ancora più interessante vedere - per un'immagine più complessiva - che nella grafica elaborata per la comunicazione della lista il fondo dell'emblema rappresenti giusto il centro di un "mosaico" molto più ampio e multicolore, che tinge dei tanti toni dell'iride le tessere parzialmente sovrapposte, ma mette al centro il rosso, come elemento cardine del progetto politico, perfettamente inserito tra gli altri. Difficile dire se la stampa delle schede permetterà di apprezzare tutti i toni del contrassegno (i colori si scuriscono sempre un po'), ma l'idea grafica è interessante e merita di essere segnalata.