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giovedì 3 gennaio 2013

"Democrazia natura amore", la politica secondo Ilona Staller

Non era certo passata inosservata la presenza di "Staller Elena Anna detta Ilona" e nota a tutti - specie a chi non ne professava pubblica conoscenza - come Cicciolina nelle liste radicali per la Camera dei Deputati, alle elezioni politiche del 1987: come è noto, venne eletta ed entrò a Montecitorio. Fu l'unica esperienza parlamentare per lei, ma non fu certo la fine della sua "proposta" politica. E non si pensi solo al "Partito dell'amore", che - come avevamo già scritto qui - era iniziato con lei e avendo anche la sua icona sul simbolo, prima di lasciare il posto a quella di Moana Pozzi. 
Nel 2002 ha provato per la prima volta a candidarsi a sindaco di Monza, sostenuta dai Libertari, con il progetto di trasformare la Villa Reale in un casinò (nessun errore, l'accento ci va): non ci riuscì, ma avrebbe coltivato di nuovo l'idea per le consultazioni future (estendendo il suo disegno anche a Milano), pur senza concretizzare l'idea. Del resto, alla politica Cicciolina si era avvicinata per la prima volta alla fine degli anni '70, con il suo (e di Riccardo Schicchi) "Partito del sole", una lista proto-ambientalista con cui volle partecipare alle elezioni comunali di Roma del 1980, senza ottenere un risultato particolarmente apprezzabile: di anni in politica, tra militanze reali e provocazioni varie (sia pure mai fini a se stesse), ne ha ormai accumulati parecchi, risultando quasi una veterana.
Quest'anno la signora Staller spegnerà 62 candeline, ma sembra pronta a partecipare alle elezioni politiche col suo partito nuovo nuovo, fresco di pochi mesi, concepito assieme al suo compagno, l'avvocato Luca Di Carlo: hanno depositato insieme all'Ufficio italiano brevetti e marchi il contrassegno della nuova formazione, "Democrazia - natura - amore". Nella rappresentazione grafica si sfrutta ovviamente la sigla Dna, con una raffigurazione variopinta della doppia elica dell'acido desossiribonucleico, affiancata a una interpretazione al computer del viso di Cicciolina, con trucco degli occhi e delle labbra in grande evidenza. E' più probabile, tuttavia, che alle elezioni il simbolo sia diverso, con l'attrice in versione "statua della Libertà" e il tricolore come elemento dominante, del suo vestito e della fiaccola, oltre che della sigla e del contorno del segno.
Il programma a sostegno del simbolo c'è e pare tutt'altro che inconsistente: si va dai diritti degli animali a quelli dei disabili e degli invalidi, c'è il riconoscimento delle unioni civili e omosessuali (con il tentativo di prevedere anche il matrimonio omosessuale celebrato da un ministro di culto) così come c'è legalizzazione della prostituzione; non mancano poi alcuni spunti "moralizzatori", almeno sul piano economico, con l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, un taglio robusto alle spese militari agli stipendi dei parlamentari e dei funzionari pubblici. Se poi il programma troverà persone in grado di portarlo avanti, è ancora presto per saperlo: in fondo però l'idea non sarebbe nemmeno così assurda. Chi sarebbe disposto a negare che si vivrebbe molto meglio, con più democrazia, più natura e (ovviamente) più amore?

domenica 9 dicembre 2012

Quel "simbolico" re del porno

Di sito in sito rimbalza la notizia della scomparsa del re italiano del porno: sì, certo, ma anche un significativo “padrino” di simboli politici. Già, perché Riccardo Schicchi, nato guardone (a scuola, a dar ragione a Wikipedia) e cresciuto fotografo, è passato alla cronaca – dire “alla storia” pare un po’ esagerato – per la sua lunga attività nell’ambiente dell’erotismo e della pornografia, ma negli anni il suo nome è affiorato più di una volta nelle note politiche, soprattutto a ridosso delle elezioni.
Se la solita Wikipedia parla di «un primo tentativo di ingresso in politica con la Lista del Sole negli anni ’70» (lista che, se mai è esistita, non era certo di livello nazionale o non doveva avere alcuna fama), nel decennio successivo è certo l’avvicinamento di Schicchi al Partito radicale, lo stesso che nel 1987 portò a Montecitorio la sua prima creatura hardcore, «Staller Ilona detta Cicciolina».
Tempo qualche anno e nel 1991 il titolare di Diva Futura scelse di mettersi in proprio, dando vita al «Partito dell’amore» con tale Mauro Biuzzi, che della nuova formazione politica aveva anche elaborato il simbolo. Doveva essere proprio «icona Staller», l’immagine di Cicciolina elaborata dallo stesso Biuzzi, a tenere a battesimo il partito, non fosse stato per una simpatica diffida della stessa Ilona Staller (allora signora Koons) che in quattro e quattr’otto imponeva di cambiare logo, e pure in fretta. Ci voleva altro per affossare il Partito dell’amore, pronto a concorrere alle elezioni politiche del 1992: al posto del viso della Staller, arrivò quello della seconda creatura più nota di patron Schicchi (seconda solo in ordine di tempo), Moana Pozzi. Il sorriso smagliante di Moana, con tanto di croce sulla fronte, arrivò anche alle Tribune televisive e si conquistò vari articoli: il simbolo fu stampato sulle schede elettorali solo in Lazio, prese lo 0,06%, ma l’attrice ebbe più preferenze di Bossi e Rutelli. L’anno dopo Moana si candidò al Campidoglio sempre per il Partito dell’amore – che, sia ben chiaro, esiste ancora anche se non fa più attività politica, basta fare un giretto su www.partitodellamore.it – ma Schicchi non era già più segretario. 
Ricomparve nel 2001, come capolista (sempre alle elezioni comunali di Roma) della formazione politica «Forza Roma»: la lista proponeva come sindaco tale Dario Di Francesco, in abbinata alla speculare «Avanti Lazio» guidata da un altro carneade, Massimiliano Toti (che però per il Corriere diventò Totti, quasi un abominio calcistico). Quando la commissione elettorale romana bocciò le due liste per guai con firme, scoppiò il putiferio: assedio ai locali, pornostar pitturate come le rispettive squadre e appelli al Capo dello Stato; alla fine Di Francesco fu riammesso, mentre di «Forza Roma» le statistiche non testimoniano tracce. Quei simboli, peraltro, sono rispuntati più di una volta nelle elezioni successive, tanto da ispirare forse sia «Forza Toro» (simbolo visto al fianco della «Lista dei grilli parlanti» di Renzo Rabellino), sia «Forza Juve» (simbolo presentato alle elezioni comunali di Torino del 2011 da Marco Di Nunzio, lo stesso della «Lista Bunga Bunga», e ricusato per problemi di sottoscrizioni). Chissà se Roma e Lazio occhieggeranno ancora al Viminale, ora che patron Schicchi non c’è più…