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giovedì 13 gennaio 2022

Lorenzo Vanni, "IL" mondo (n-uovo) racchiuso in un simbolo

Il tempo delle suppletive è ormai vicinissimo. Tra tre giorni - domenica 16 gennaio - per oltre 185mila tra elettrici ed elettori della Capitale saranno pronte urne e cabine per indicare chi, in quest'ultimo scampolo della XVIII legislatura, siederà alla Camera come persona eletta nel collegio uninominale 01 - Roma Trionfale del collegio plurinominale Lazio 1, prendendo il posto di Roberto Gualtieri (a sua volta eletto due anni fa nelle precedente elezione suppletiva, per sostituire Paolo Gentiloni) e avendo come primo impegno assai rilevante l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. I nomi sulla scheda - con relativi simboli - saranno cinque e sono stati analizzati nei giorni scorsi. Quattro, più o meno noti, sono certamente legati al mondo politico "tradizionale", quello dalle sembianze più consuete, a prescindere dalla parte che propone la candidatura. Il quinto nome - anzi, in ordine di sorteggio è il terzo - è invece legato a tutt'altro mondo, anche se lui - Lorenzo Vanni - tiene a dire che è politica anche la sua, solo sotto altre forme, non meno degne e ugualmente importanti. 
Per chi abita o lavora nel quartiere della Vittoria - in pieno collegio Roma-Trionfale - o per chi lo frequenta abitualmente, il cognome "Vanni" non suona certo nuovo: richiama inevitabilmente il bar attivo da oltre 90 anni da quelle parti (e che da decenni ha la sua frequentatissima sede in via Col di Lana) e le altre attività di ristorazione e banqueting contrassegnate dall'esagono arancione con le due "V". Lorenzo Vanni è appunto il nipote del fondatore di quest'attività di ristorazione, tuttora impegnato in questa ("Ho 56 anni e ho iniziato a lavorare quando ne avevo venti: mi ero iscritto a Scienze politiche, poi mio padre mi ha invitato a confrontarmi con il lavoro 'dell'olio di gomito" ed ecco qui..."). Insieme a Beatrice Gamberini, Valerio Casini, Cecilia D'Elia e Simonetta Matone domenica sulla scheda ci sarà anche lui, incarnando - ne è profondamente convinto - una candidatura diversa, particolare (da Homo Novus, come si legge nel contrassegno), non sovrapponibile ad alcuna altra. Così come non è accostabile a nessun altro il simbolo che accompagna la candidatura, anomalo e stracarico, anche a costo di rischiare di non essere letto e compreso facilmente.
A un primo sguardo non possono sfuggire alcuni dettagli: la convivenza di un "nome politico" ("IL" N-"UOVO" MONDO) e di uno slogan (molto raro nei simboli), l'abbondanza di virgolette e, soprattutto, il disegno di una figura umana davanti a una grossa "V" arancione. Per chi ha esperienza di stili e tratto, quel disegno è chiaramente riconducibile alla mano di Makkox, cioè Marco Dambrosio, ben noto a chi segue da anni Propaganda Live (e prima Gazebo) e a chi vede le sue creazioni sul Foglio, sull'Espresso e sul Post. Siamo dunque di fronte al primo vero simbolo elettorale disegnato da Makkox (oltre ai tanti sfornati durante le sue trasmissioni televisive)? Sì e no, nel senso che il disegno non è nato per il contrassegno elettorale, ma per illustrare la copertina del libro "IL" Sano De-Mente, che Vanni ha pubblicato con Albatros lo scorso anno. A distanza di un anno, "IL" si ritrova, rigorosamente in maiuscolo e tra virgolette, anche nell'emblema offerto ad elettrici ed elettori del collegio Roma-Trionfale: il significato lo spiega lo stesso Vanni. "Ho messo 'IL' tra virgolette perché quelle due lettere, che numerologicamente valgono 12, mi rappresentano: il mio nome e cognome in tutto hanno 12 lettere, in più il mio nome vale 42 e il cognome 24, per cui sono palindromi e la loro somma ancora una volta fa 12. Non solo, come si sa, il 12 è un numero ricorrente nei miti, nelle leggende e in molte religioni, da quella ebraica a quella cristiana, ma c'è di più: questo doppio 12 del mio nome, secondo gli studi alchemici della professoressa Patrizia Pezzarossa, si traduce nella geometria solida in un 'doppio dodecaedro', una forma che addirittura crea un 'tunnel interstellare' nel quale può passare di tutto, un mondo intero o un universo". "IL", dunque, non sarebbe un "semplice" articolo, ma addirittura una porta-finestra su un mondo n-uovo (quello di Vanni) e, insieme, un riassunto concentrato: se Cesare Zavattini sognava di potersi stringere in una parola (Stricarm' in d'na parola), Vanni si stringe in due sole lettere, strette a loro volta dalle virgolette.
In quel mondo rientra a pieno titolo il disegno creato da Makkox: "Tra noi si è creato un bel rapporto di amicizia, che ci ha portato a scambiare vari lati della nostra esistenza. Nel momento in cui gli ho detto che stavo lavorando a un libro e a un progetto di comunicazione, di una nuova 'corrente' (perché non mi piace parlare di 'movimento', dobbiamo dare anche una nuova visione alle persone), gli ho proposto di disegnare per me 'IL supereroe'. Lui mi ha raffigurato così: nella sua genialità è riuscito a inserire i due '12' nella 'V' dietro di me, che si possono intravedere nelle fiamme che la compongono senza che emergano in modo evidente; in primo piano, quindi, c'è la mia raffigurazione e dietro c'è questa 'V' che può voler dire molte cose. Per me non è certo 'V per Vendetta': è innanzitutto la 'V' di 'vittoria', di 'vita' e di 'vivacità'". Non può sfuggire, peraltro, che la "V" richiama anche lo stesso Vanni, per l'iniziale del cognome e per il colore arancione usato da Makkox, lo stesso che da molti anni caratterizza l'insegna-marchio dell'attività di famiglia. A quel supereroe idealizzato e visto da Makkox, genio della penna, ho abbinato la mia creatività verbale, giocando con le parole sulla traccia della 'scuola' francese dell'OuLiPo. Da lì è nato appunto 'IL' Sano De-Mente, che si presenta come libro di aforismi e giochi di parole, fondato su sensi, non-sensi e doppi sensi, in una lingua 'a composizione e modulazione variabile' lasciata nelle mani di chi legge".
Questa lingua si serve delle regole senza farsene ingabbiare e lo stesso ha cercato di fare Vanni con il proprio simbolo, cercando di metterci tutto e di tutto, sperando che chi lo vede si prenda il tempo per capirlo senza liquidarlo in fretta. Se infatti la "grammatica dei simboli" politici ed elettorali limita il più possibile l'uso della punteggiatura, il contrassegno elettorale di Lorenzo Vanni sfoggia ben due coppie di virgolette e aggiunge di buon peso un trattino, senza minimamente preoccuparsi di quanto un segno grafico così piccolo abbia fatto litigare varie forze politiche in passato (vedi alle voci "centro-sinistra" e "centrosinistra"). Ma guai a pensare che si tratti "solo" di punteggiatura. "Il ruolo delle virgolette, come quello dei puntini, delle parentesi, delle virgole, degli stessi accenti chiama in causa direttamente la persona che legge - spiega Vanni - ed è suo compito interpretare, secondo la sua specifica visione, quello che c'è scritto, con un senso che può cambiare anche in base a come ci si sente in un preciso momento. Del resto è quello che ho fatto già nel mio libro: lì ogni aforisma inizia con tre puntini e finisce ancora con tre puntini, perché solo chi legge sa che cosa personalmente viene prima di quella frase, così come tocca a chi legge dare un seguito a quella frase, inventarlo per continuare".
Se la prima coppia di virgolette racchiude "IL" e il mondo numer(olog)ico che riassume in sé, la seconda agisce in sinergia con il trattino e, dalla parola "nuovo", fa emergere il termine "uovo", un'azione tutt'altro che casuale. "Come ben sa chi apprezza la simbologia - continua Vanni - l'uovo rappresenta la rinascita della vita e dell'anima, rappresenta la sorpresa: si può dire che nell'uovo ci sta tutto". Ci sta anche, in fondo, la tentazione di dire che questo stesso simbolo, anche grazie alla sua forma circolare (in un certo senso fin troppo perfetta, cioè poco ovoidale), richiama l'idea dell'uovo per la novità (rispetto al consueto), ricchezza e - non lo si può negare - complessità del contenuto.
Ha pensato almeno una volta Vanni, per essere ancora più dirompente, di chiamare il proprio progetto elettorale proprio "'IL' Sano De-Mente" o ha desistito, ritenendo che quella cartuccia fosse già stata sparata? "Ma in realtà questo simbolo è proprio 'IL' Sano De-Mente" spiega lui: "Dal libro è partito il progetto cui non potrò mai rinunciare: quello del supereroe, della 'V' scintillante, del motto 'Io per tutti - tutti per noi', che ho tratto ovviamente dai Tre Moschettieri ma che ho voluto ribaltare in girato a modo mio, perché se io avrò l'opportunità di andare in Parlamento rappresenterò tutti e sono convinto che quei 'tutti' lavoreranno per la comunità, per 'noi' dunque. In quel progetto rientra anche quella curva che sta in basso, tendente all'arancione, inserita per richiamare la dualità dello yin e dello yang che ci caratterizza". Fino ad ora il Taijitu era stato evocato essenzialmente dai simboli adottati dalla Lista Marco Pannella dal 1992 in avanti, con il primo nato - lo ha ricordato il suo creatore, Aurelio Candido - sostanzialmente per scherzo. "Ma in un certo senso - precisa Vanni - anche questo simbolo è nato 'per scherzo', nel senso che non c'è stato alla base uno studio del simbolo elettorale. Come dicevo, alla base c'è il mio dialogo con Makkox sul mio progetto, lui sulla sua strada ha inventato quell'immagine del supereroe, io sulla mia strada ho aggiunto il resto, prima con il libro e poi con la candidatura che costituisce lo sviluppo del progetto".
Già, com'è nato questo sviluppo? "La candidatura alla fine è nata perché il territorio, la gente nun gliela fa più e mi sono sentito dire: 'Vanni, ma perché nun ce mette un po' del suo e vediamo se si riesce a fare qualcosa?' ed è quello che ho fatto, anche perché per il mio lavoro faccio politica tutti i giorni". In che senso? "Ogni giorno devo relazionarmi con dipendenti, clienti, questioni sindacali... vuole dire rapportarsi con centinaia di persone che hanno milioni di differenti caratteristiche e attitudini; in passato sono stato anche a capo di un'importante associazione di commercianti del centro storico. Per tutte queste ragioni, penso di fare da sempre la politica del territorio, quella 'della strada'. Era già nata l'idea che io potessi presentarmi alle suppletive precedenti, quelle del collegio di Roma-Primavalle, ma quello non era il mio territorio e non mi interessava concorrere lì; questa volta invece è il mio territorio a essere chiamato al voto, quindi ho deciso di presentarmi." Per finire sulla scheda elettorale, Vanni (come le persone candidate da Potere al Popolo! e Italia viva) ha dovuto raccogliere tra 300 e 600 firme di elettrici ed elettori che risiedono nel collegio e ci è riuscito: "Ho fatto una corsa al rush finale, anche perché di queste elezioni suppletive si è parlato e si parla tuttora molto poco, una cosa che fa molto male alla democrazia e finisce per attribuire i seggi parlamentari sempre a persone strettamente legate ai partiti, che magari conoscono ben poco il territorio e in previsione hanno altri incarichi, senza che ci sia davvero spazio per chi con i luoghi in cui si vota ha vere relazioni".
Ora è presto per sapere quante persone andranno a votare e non si può certo sapere quante di loro si saranno interrogate sul significato della candidatura di Lorenzo Vanni, men che meno sull'universo stretto in un cerchio di 3 centimetri di diametro stampato sulla scheda. Di certo la conta dei voti sarà interessante: chi avrà messo la croce su "IL" N-"Uovo" Mondo avrà iniziato un viaggio, durato ben più dei pochi secondi passati in cabina elettorale.

giovedì 6 gennaio 2022

Suppletive a Roma-Trionfale, simboli e candidature sulla scheda

Domenica 16 gennaio - questa volta senza che sia previsto il voto anche di lunedì - si celebreranno probabilmente le ultime elezioni suppletive di questa XVIII legislatura: eventuali dimissioni, decadenze o decessi di parlamentari eletti in collegi uninominali che dovessero avvenire dopo febbraio non vedranno nuove elezioni, mancando meno di un anno alla fine naturale del mandato parlamentare, quindi i seggi resterebbero vacanti. Il voto riguarderà il collegio uninominale Lazio 1 - 01 (chiamato tradizionalmente Roma Trionfale, anche se ovviamente non interessa solo quel quartiere) della Camera dei deputati, lo stesso che era già stato richiamato al voto nella precedente suppletiva - tenutasi il 1° marzo 2020 - nella quale era stato eletto Roberto Gualtieri (dimessosi dopo la sua elezione a sindaco di Roma), a sua volta "successore" di Paolo Gentiloni, divenuto componente della Commissione europea.
Se due anni fa - in una delle ultime elezioni prima del lockdown - si erano presentati ben sette candidati (con relativi contrassegni), questa volta a contendersi il collegio saranno "solo" cinque persone, con alcune conferme politico-simboliche, alcune assenze prevedibili (altre non scontate) e almeno una sorpresa, che meriterà un approfondimento a parte. Pur non disponendo ancora del fac-simile di scheda, candidature e contrassegni sono proposti secondo l'ordine proposto dalla pagina "Trasparenza" del Ministero dell'interno, che coincide - lo si è verificato - con l'ordine riscontrabile sui manifesti affissi a Roma. Tra l'altro - come si vedrà - c'è una discrepanza tra un simbolo contenuto su manifesti e schede e quello divulgato sui propri canali social da una delle persone candidate.

Beatrice Gamberini

La prima candidatura è quella di Potere al popolo!, il cui contrassegno elettorale è l'unico a essere stato presente e invariato nelle tre elezioni 
 (2018, 2020, 2022) nel collegio uninominale chiamato al voto il 16 gennaio. In tutte e tre le occasioni, infatti, Pap ha presentato proprie candidature autonome da ogni altra proposta elettorale, quindi ogni volta ha mandato sulle schede il proprio simbolo (inaugurato proprio nel 2018). A rappresentare Potere al popolo! in questa circostanza è Beatrice Gamberini, classe 1990 (è la più giovane tra le persone candidate), bolognese di origine e a Roma per lavoro, ingegnera, coordinatrice nazionale di Pap, ben decisa a "non regalare al governo Draghi" un altro componente del Parlamento.
 

Valerio Casini

La seconda candidatura è stata presentata da Italia viva, partito per il quale queste suppletive, in qualche modo, rappresentano il "battesimo" a livello elettorale politico: si tratta, infatti, della prima occasione in cui i
l partito fondato da Matteo Renzi si presenta con il proprio simbolo in un'elezione di livello superiore a quello regionale (anche se, ovviamente, relativa a una porzione di territorio più limitata rispetto a una regione o a un comune). Il simbolo ufficiale del partito contrassegna la candidatura di Valerio Casini, classe 1988, eletto consigliere comunale a Roma pochi mesi fa nella lista Calenda sindaco: il suo nome è stato scelto dopo che per vari giorni - deciso che Iv avrebbe presentato una propria candidatura autonoma - era circolato piuttosto quello della ministra Elena Bonetti.

Lorenzo Vanni

Il terzo nome è la vera sorpresa di queste elezioni suppletive. Perché non è legato a un partito, ma del tutto indipendente: una candidatura "popolare" (anche se legata all'imprenditoria), il cui cognome a Roma è ben noto, specialmente da chi frequenta il quartiere della Vittoria (compreso nel collegio interessato dal voto). Lorenzo Vanni, membro della famiglia che da decenni si è votata alla ristorazione (nello storico locale di via Col di Lana e altrove) e al catering, schiera se stesso alle elezioni e anche sul simbolo, grazie alla vignetta-copertina disegnata per lui da Makkox (che di fatto diventa davvero autore di un simbolo elettorale, oltre ai suoi capolavori proposti a Propaganda Live) e si propone con gli slogan "'Il' N-'Uovo' Mondo" e "Io per tutti - tutti per noi". Un universo semantico che meriterà un approfondimento a parte.

Cecilia D'Elia

Quarta candidatura è quella di Cecilia D'Elia, responsabile parità nella segreteria del Partito democratico nonché portavoce della conferenza nazionale delle donne democratiche (in passato è stata assessora comunale - con Veltroni - provinciale e municipale). E innanzitutto al Pd - e al suo segretario Enrico Letta - si deve la scelta di candidare D'Elia nel collegio (prevalendo sul nome di Enrico Gasbarra). A sostenerla, tuttavia, non sono solo i dem, come dimostra il contrassegno, identico a quello che è stato schierato alle precedenti suppletive a Roma-Primavalle, in appoggio ad Andrea Casu: il logo del Pd si restringe leggermente, per fare posto a un segmento rosso con la parola "Centrosinistra". Ci si riferisce di certo all'area Leu; non è scontato che possa identificarvisi chi vota Azione (che aveva pensato di candidare Valentina Grippo, poi ha scelto di non schierarla) o il MoVimento 5 Stelle (anche se Letta aveva proposto la candidatura a Giuseppe Conte, che però ha declinato), sapendo che comunque il simbolo dei due partiti appena citati non finirà sulla scheda.

Simonetta Matone

L'ultima delle cinque candidature è quella di Simonetta Matone, romana, magistrata, attualmente sostituta procuratrice presso la Corte d'appello di Roma, già proposta come aspirante vicesindaca di Enrico Michetti dal centrodestra alle ultime elezioni amministrative di Roma. Anche in questo caso è stato il centrodestra a proporle la candidatura e lei ha accettato di rappresentare la coalizione, ritenendo che la sfida in quel collegio - pure storicamente legato al centrosinistra - non sia già determinata in partenza. C'è, in compenso, un piccolo "giallo" proprio sul simbolo, nel senso che nella propaganda "ufficiale" viene utilizzato un emblema diverso da quello depositato e stampato su manifesti e schede.
Il sito del Ministero dell'interno e i manifesti, infatti, riportano il contrassegno "a tre", con i simboli della Lega, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia disposti a triangolo, già visto nelle suppletive del 2019 e del 2020, fatta eccezione proprio per quelle del collegio Roma-Trionfale. Se si guarda invece nella pagina Facebook dedicata alla candidatura di Simonetta Matone, non si trovano riferimento al simbolo nella foto profilo o nell'immagine di copertina; in compenso, un post di ieri ripropone il contrassegno "a quattro" (con anche l'Udc) schierato proprio nelle elezioni suppletive romane del 2020, a sostegno di Maurizio Leo. Probabilmente chi ha preparato l'immagine del post è incorso in una svista, nemmeno troppo pregiudizievole (anche se un po' più piccoli, i simboli dei partiti del centrodestra restano riconoscibili); del resto, sembra difficile che l'Udc abbia scelto di non sostenere Matone insieme al resto della coalizione. Il dubbio di come siano andate le cose però rimane: poco male, ma l'importante è saperlo.