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venerdì 25 gennaio 2013

Un "Voto di protesta": le liste del Dr. Cirillo in Campania

Alla fine ce l'ha fatta. Il suo "Voto di protesta - diritto alla dignità" correrà in Campania, in entrambe le circoscrizioni della Camera, avendo come candidato premier proprio lui, Giuseppe Cirillo da Caserta, già Dr. Seduction, l'alfiere del Partito degli Impotenti esistenziali, dei Preservativi gratis, dell'Italia nei malori, colui che si domandava amleticamente "Italiani poca cosa?" (lasciamo perdere la risposta, magari) e che questa volta mette sul piatto - anzi, sulla scheda elettorale - la "sua" protesta in cui ha coinvolto anche altre persone. Si potrà ufficialmente dire il proprio "no" con una croce su un determinato simbolo; chi non abita in Campania, dovrà accontentarsi di trovare altri modi.
Certo, ammettiamolo, non sarà facile trovare altrove proposte come la "tassa sul tradimento", che Cirillo e compagni hanno già depositato presso un notaio e aspettano di poter proiettare verso il Parlamento: "lI tradimento non è più contemplato come colpa grave in caso di separazione - spiegano loro stessi - oggi esiste la mediazione familiare che prende in cura la coppia prima della lite e risolve i conflitti". Sarebbe un male, tutto ciò, per la salvaguardia dei valori della famiglia unita: la ricetta del "Voto di protesta" non si fa attendere. "Noi proponiamo di ripristinare la 'gravità del tradimento nella rottura del rapporto' - precisano - e l’autore dell’atto infedele verserà il 2% della sua Irpef annua o busta paga devoluta alle Politiche della famiglia, così come lotteremo per la convalida di tutte le investigazioni (anche per incentivare il lavoro) affinché venga individuato il coniuge traditore". Una nuova forma di finanziamento delle politiche familiari, insomma, oltre che una nuova fonte di lavoro per chi volesse sperimentarsi cacciatore di fedifraghi.
Per trasmettere tutto questo, però, Cirillo ha dovuto modificare leggermente il simbolo che inizialmente aveva presentato al Viminale. Nessun problema ovviamente per il nome e nemmeno per quella stellina che a qualche esponente del MoVimento 5 Stelle non era piaciuta granché (eppure ne hanno già cinque... non bastano?); quella dicitura che c'era alla base del contrassegno, quel "BEPPEciRILLO.IT", invece non andava bene, un po' troppo simile al "BEPPEGRILLO.IT" che gli attivisti M5S hanno da tempo nel loro emblema. A ben guardare sarebbe bastata una leggera modifica della dicitura, magari mettendo maiuscole le lettere prima minuscole - del resto, il capo della forza politica si chiama veramente Giuseppe "Beppe" Cirillo, perché impedirgli di usare il nome - ma lui, il Dr. Cirillo, ha preferito tagliare la testa al toro ed evitare ogni sospetto di trucco o raggiro: al posto di quel dominio, ora c'è la raffigurazione dello Yin e dello Yang, rigorosamente in bianco e nero. L'emblema, stavolta, è passato senza problemi; e meno male - verrebbe da dire - che Scilipoti non ha presentato il suo Mrn a queste elezioni, altrimenti qualcosa in contrario l'avrebbe avuto.

venerdì 14 dicembre 2012

Scilipoti, un uomo da quattro simboli (in due anni)

Il 9 dicembre 2010 è stato un giorno da ricordare, a suo modo, per il Parlamento italiano: quel dì, la filosofia confuciana e la religione taoista hanno messo piede nella sala delle conferenze stampa a Montecitorio. O, per lo meno, il loro simbolo più noto, il T'ai Chi T'u, quel cerchio bianconero che rappresenta l’unione, la complementarietà e la commistione dei due principi opposti, lo yin e lo yang: lo stesso finito in varie rappresentazioni, compresi braccialetti, pendagli e disegnini vari.
A portarlo in Parlamento, a dire il vero, ci avevano provato i radicali, presentando quell’emblema alle politiche del 1979, ma il Viminale lo bocciò perché si trattava di un simbolo in sovrannumero (al pari della storica Marianna con berretto), visto che era già stata accettata la “rosa nel pugno”. Ci è riuscito, invece, l’ineffabile Domenico Scilipoti, «laureato in medicina e chirurgia», con «specializzazione in ginecologia e ostetricia» e dedito all’agopuntura. Sarà forse questa familiarità con la medicina non convenzionale ad avere ispirato al medico di Barcellona Pozzo di Gotto (già nota per aver dato i natali ad Emilio Fede) la scelta di quel simbolo per la sua creatura nuova nuova, il «Movimento di responsabilità nazionale»: lui, che aveva abbandonato l’Italia dei Valori al suo primo mandato parlamentare, cofondò il Mrn assieme ai transfughi Massimo Calearo (Pd) e Bruno Cesario (Api, già Pd) e coniò la maggiore distorsione che il termine «Responsabili» abbia mai conosciuto.
Dunque, T'ai Chi T'u fu, sia pure piegato alle italiche esigenze, per cui fu colorato di verde e di rosso. Quel simbolo, piuttosto cheap nella grafica, con le sue sfumaturine sottili e quel «di» in stile Script quasi bambinesco, visse giusto un giorno: il tempo di disegnarlo, stamparlo, mostrarlo ai giornalisti in conferenza stampa e archiviarlo: un record, senza dubbio. Fin dai giorni successivi, infatti, fu utilizzato un nuovo contrassegno, con il simbolo accerchiato dall’immancabile blu (un po’ italiano, un po’ democristiano, un po’ berlusconiano). Tempo qualche settimana e l’emblema cambiava di nuovo, quasi a voler trovare il bilanciamento perfetto: fondo bianco stavolta, simbolo taoista ridotto per lasciare spazio al nome del partito e, soprattutto, alla sigla in formato gigante, proposta in un vezzoso tono azzurrino.
Tre simboli in tre mesi e mezzo di vita era un primato invidiabile, che meritava una certa riflessione, così Scilipoti per un po’ ha trovato requie, almeno fino al tesseramento 2012, quando ha sfoderato la quarta puntata della storia, tanto per dire chiaramente dove voleva collocarsi. Ecco allora il suo emblema precedente dovutamente ridotto, per lasciare il posto al suo cognome in bella vista, bianco su fondo blu, con arcobalenino tricolore a linee rette a suddividere il campo blu da quello bianco. Una clonazione del Pdl, ovviamente, e un occhio strizzato ai tentativi fatti dalla Fiamma tricolore già nel 2009, per ricordare un po’ il vecchio contrassegno di Alleanza nazionale: il simbolo multiuso, signori, è servito.