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venerdì 27 gennaio 2017

Dopo la Consulta, simboli a geometria variabile tra Camera e Senato?

Per qualcuno sarebbe già tempo di andare a votare. Certo, bisognerebbe almeno aspettare una ventina di giorni, il tempo di capire esattamente come la Corte costituzionale ha scelto di intervenire sull'Italicum, cosa ha cancellato e, soprattutto, perché (anche se qualche idea, ovviamente, i costituzionalisti c'è l'hanno e l'hanno già espressa in più di una occasione): una volta saputo questo, alcune forze politiche sarebbero pronte a chiedere l'immediato scioglimento delle Camere, senza perdere tempo a scrivere altre regole elettorali e andando a votare con quelle che già sono disponibili. Vale a dire, in particolare, ciò che è rimasto dell'Italicum per la Camera (una legge elettorale "suscettibile di immediata
applicazione", come si legge nel comunicato della Corte) e il Porcellum aggiustato dalla Consulta con la sentenza n. 1/2014.
Al di là di chi ha fretta di tornare alle urne, tuttavia, qualche riflessione sul contenuto delle leggi elettorali per i due rami del Parlamento sarebbe quanto meno opportuna. Questo, se non altro, perché alcune delle differenze che inevitabilmente sussistono tra le due discipline - il giudice delle leggi è intervenuto in due tempi diversi su due leggi diverse e, dovendosi limitare a tagliare o ad aggiungere principi o norme precise, era impossibile che si ottenesse un risultato uguale o molto simile - meriterebbero davvero di essere uniformate o, se proprio non si volesse intervenire per qualche modifica, almeno comprese fino in fondo.
La discrepanza che qui maggiormente risulta interessante riguarda gli accordi di coalizione: l'Italicum, infatti, non li consentiva (e la decisione della Corte non poteva certo intervenire sotto questo profilo), mentre il cosiddetto Consultellum continua a prevederli e incentivarli, pur essendo stato privato del premio di maggioranza, la cui assegnazione era strettamente collegata alla previsione delle coalizioni all'interno del Porcellum. Questa differenza può avere conseguenze potenzialmente piuttosto pesanti, quanto alla successiva composizione delle Camere, ma anche sull'offerta elettorale e simbolica che i cittadini troverebbero sulle schede.
La possibilità di formare coalizioni, infatti, favorisce senza dubbio la corsa in gruppi più o meno omogenei, ma ciascuno con i propri simboli, rappresentando dunque l'alleanza politica con una pluralità di emblemi affiancati. Se la disciplina attualmente in vigore per il Senato restasse tale, senza alcuna modifica, la formazione di coalizioni sarebbe ulteriormente incentivata dal sistema di soglie di sbarramento sopravvissuto al bisturi della Consulta: se infatti alla Camera è prevista un'unica soglia del 3%, uguale per tutti, a Palazzo Madama una lista per essere rappresentata dovrebbe ottenere l'8% a livello regionale se corresse da sola, mentre all'interno di una coalizione le basterebbe raccogliere il 3% in quella regione (purché la coalizione ottenga almeno il 20% nello stesso territorio). 
Al di là delle considerazioni sull'assoluta inopportunità di conservare le coalizioni solo in un ramo del Parlamento e, per giunta, quando il loro unico effetto è abbassare l'asticella dello sbarramento da superare (per cui si rischia seriamente che i partiti maggiori accettino all'interno della coalizione solo le forze minori a loro gradite, facilitando il loro ingresso al Senato abbassando la soglia al 3%, mentre costringerebbero quelle meno gradite a raggiungere l'8% o potrebbero chiedere una contropartita in cambio dell'accettazione in coalizione), è probabile che le schede del Senato continuerebbero a ospitare un certo numero di simboli, in gran parte collegati tra loro. Alla Camera, invece, non ci sarebbe alcun emblema affiancato (non essendo possibili le coalizioni); di più, la possibilità di far scattare il premio di maggioranza al 40% potrebbe indurre alcune forze politiche a federarsi tra loro, sotto un simbolo già noto o con un contrassegno nuovo o composito, che accontentasse le varie anime propense a correre insieme.
Gli elettori di un partito, dunque, potrebbero trovare il proprio simbolo sulla scheda del Senato, mentre su quella della Camera incontrerebbero più facilmente quello cumulativo della federazione. Un po' il contrario, a pensarci bene, di quello che era accaduto negli anni del Mattarellum: alla Camera, sulla scheda del collegio uninominale il candidato poteva essere sostenuto da un massimo di 5 simboli (quelli dei partiti a sostegno della persona, anche se a volte c'era solo l'emblema di coalizione) e su quella della quota proporzionale si trovavano tutti i contrassegni dei partiti, senza che fosse indicato alcun collegamento; al Senato, invece, l'unica scheda riportava a fianco del candidato sempre e solo un simbolo, per cui doveva essere per forza quello di coalizione. Già in quegli anni, insomma, si dovette familiarizzare con gli schemi a geometria variabile, a seconda della scheda: toccherà farlo anche questa volta (e a parti invertite, se non tornerà il Mattarellum)?

lunedì 29 dicembre 2014

Il fac simile dell'Italicum: simboli finti e la sorpresa delle preferenze

Il fac simile mostrato in conferenza (da foto Ansa)
Mi scuso in anticipo se, per una volta, non do conto di una causa, di una scaramuccia o del parto di una nuova creatura simbolica, ma utilizzo questo spazio per fare il tecnico: le urgenze non si discutono e, quando ci sono, è meglio dare loro strada. L'urgenza qui viene dalla presentazione, durante la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Matteo Renzi, del fac simile della scheda elettorale legato all'Italicum. Un passaggio che merita attenzione, per ciò che mostra e (soprattutto) per ciò che non si dice espressamente.
All'immagine del modello mostrato dal capo del governo - stampato in bianco e nero e forse un po' in fretta, visto che un bordo della scheda è finito tagliato, un po' come facevano certe stampanti Hp con i bordi inferiori dei fogli - aggiungo subito le parole con cui Renzi ha presentato la scheda ai giornalisti, con l'avvertenza che ho sistemato il testo, rimuovendo le incertezze e gli errori del parlato (a partire dal fatto che Renzi dice continuamente "legge elettorale" quando è chiaro che intende dire "scheda elettorale"). Ecco dunque la presentazione: 
«Una scheda elettorale che ha dei simboli – sono simboli finti, naturalmente – con sei, sette, otto partiti, non di più. Uno vota il simbolo e dà la preferenza a quello che Calderoli chiama “capolista bloccato”, mentre a me piace pensare che questo sia un Mattarellum con le preferenze, come profilo. Il candidato di quel collegio lì è chiaramente riconoscibile, per cui se c’è un candidato a Cremona il giornale di Cremona saprà che lì il candidato si chiama Tizio, quello di Forza Italia in quest’altro modo, quello della Lega pure… e sarà molto semplice poter anche permettere a ciascuno di loro di fare campagna nel collegio. In più c’è lo spazio per mettere due preferenze, un uomo e una donna. Io lo trovo un meccanismo di una semplicità impressionante. Sfido chi non approva questo metodo  che pure è stato votato dalla direzione del Pd e approvato dalle forze della coalizione e praticamente in larghissima parte anche da Forza Italia  e ha una proposta diversa a darci un fac simile più semplice di questo».
In parte l'immagine si commenta da sé: come annunciato, spariscono le coalizioni (per cui i rettangoli delle singole liste sono tutti staccati), mentre compare la stampa di elementi non previsti nel bollettino usato vigente il Porcellum; su questi, però, converrà tornare.