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mercoledì 30 settembre 2020

Simboli sotto i mille (2020): il Nord (di Massimo Bosso)

Dopo l'exploit iniziale con Carbone e la prima parte del viaggio stavolta a partire dal Centro-Sud, è arrivato il momento di completare il tour post-elettorale nei comuni sotto i mille abitanti: stavolta ci si occupa di quelli del Nord, che negli anni precedenti avevano aperto il percorso nella microItalia che vota, senza che chi si candida debba raccogliere le firme. 
Manteniamo però come punto di partenza inevitabile il Piemonte, un po' perché è la regione che conta più comuni "sotto i mille" e - soprattutto in passato - il maggior numero di personaggi particolarmente attenti a presentare liste in quei luoghi, un po' perché chi scrive è piemontese e ha personalmente sperimentato più volte - da promotore o da semplice spettatore - la facilità di presentare liste in comuni così piccoli. Non a caso, un anno fa è uscito il libro M'imbuco a Sambuco!, - scritto con Gabriele Maestri - che ha tracciato un bilancio dei primi venticinque anni di liste depositate senza firme nei microcomuni piemontesi, tra tentativi di affermazione sul territorio (soprattutto di partiti di destra, ma non solo) e casi clamorosi: questo articolo, in buona parte, permette di aggiornare al 2020 i contenuti di quel volume (incidentalmente si può aggiungere che Sambuco, che per le amministrative ha votato lo scorso anno, nel 2020 si distingue per un pareggio perfetto tra Sì e No al referendum costituzionale: 18 voti per parte).  

Nel viaggio nel Centro-Sud si è visto che la presenza più ricorrente è rappresentata da L'Altra Italia: lo stesso probabilmente può dirsi nelle regioni del Nord. Dopo una timida apparizione nel 2018, l'anno dopo ha piazzato una ventina di liste, ottenendo qualche consigliere comunale; quest'anno è l'unica formazione politica che, di fatto, è stata presente in località di tutta l'Italia. La sua connotazione politica di destra è evidente: l'aquila del simbolo 
è frutto dello "spacchettamento" della fiamma tricolore del Msi. In Piemonte compare a Montacuto (Al) e a Moncucco Torinese (che però è in provincia di Asti): in questo comune le liste sono ben 5, solo una può considerarsi locale, tuttavia i 9 voti (1,85%) ottenuti dall'aquila fiammata non bastano per eleggere almeno un consigliere. A Montacuto le liste locali invece sono due: secondo un copione che si ripeterà anche altrove, la formazione esterna ottiene solo le briciole, in questo caso due voti (1,09%)
Solo in Piemonte si riscontra - almeno nei comuni "sotto i mille" - la presenza di Forza Nuova, ormai storica formazione di estrema destra che per l'occasione porta al debutto il nuovo simbolo (con la rondine); questo, tra l'altro, appare anche ad Arona (No), comune di 14mila abitanti, e ottiene 82 voti (0,82%). 
Il partito di Roberto Fiore si presenta a Moncucco (dove quindi si svolge un "derby" con L'Altra Italia), a Settime, sempre nell'astigiano, e a Vinzaglio (No), ma in tutti e tre i casi la sortita è sfortunata: nel primo comune arrivano solo 6 voti, nel secondo 3 (1,06%) e a Vinzaglio uno solo (0,28%). La lista corre anche a Osasio (To), dove c'è una sola lista locale e quindi si contende i tre seggi di opposizione con la terza formazione in campo: i 17 voti ottenuti (3,41%) non bastano però per entrare in consiglio, ma ne sarebbe bastato uno in più per far scattare il seggio, visto che l'altra formazione raccoglie 51 voti. Si può ricordare, per inciso, che nel 2015 a Osasio le liste erano solo due e una sola era locale: quella esterna, Campione d'Italia - Bunga Bunga (legata all'ineffabile Marco Di Nunzio, che quest'anno invece non si vede), aveva ottenuto tre seggi.
La terza lista presentata quest'anno a Osasio è Progetto Paese, formazione già vista nel 2018 e 2019 e che sembra legata alla Associazione Diritti e Libertà. La si trova solo in Piemonte: oltre che a Osasio, le liste appaiono a Moncucco, Settime e in due comuni del torinese, Isolabella e Parella (e curiosamente in ben tre occasioni si incrocia con Forza Nuova). Il simbolo utilizzato è simile a quello del 2019: il paese stilizzato nella parte superiore è lo stesso, ma c'è più attenzione ai colori (quasi in stile Pdl) e viene inserito il nome del comune in bella evidenza, tranne che a Moncucco, probabilmente perché solo all'ultimo i presentatori avranno deciso di depositare la lista. Proprio a Moncucco arrivano 27 voti (5,56%): un risultato tutto sommato dignitoso, ma che non basta per entrare in consiglio comunale.
Progetto Paese r
imane fuori anche a Settime (4 voti, 1,48%) mentre a Isolabella, grazie alla concorrenza di una sola lista locale ottiene ben 48 voti, pari al 22,22% (a volte escono pure queste percentuali strane) e tre seggi; pure nel 2015 la seconda lista, Isolabella Vive, era esterna. A Parella invece i tre seggi di minoranza sono contesi in una "sfida tra Progetti": Progetto paese se li disputa con il Movimento Progetto Piemonte, che nel 2015 aveva ottenuto tre seggi (battendo 36 a 12 il Partito socialista nazionale, lista legata al gruppo di Fascismo e Libertà, formazione che nel 2020 è assente dalle schede). Chi presenta liste di questo tipo, soprattutto in Piemonte, evidentemente ha capito in quali comuni c'è una sola lista effettivamente autoctona e quindi c'è la possibilità di entrare in consiglio: non a caso, i comuni di cui ci si occupa in questa rubrica (e di cui si è scritto in M'Imbuco a Sambuco!) spesso si ripetono negli anni. Tornando a Parella, i parellesi non allineati decidono di cambiare opposizione e al MPP arrivano solo tre voti e zero seggi: questa formazione - che fa capo a Massimo Iaretti, consigliere con delega all'identità piemontese del Comune di Villarmiroglio (AL) - propone come sempre un simbolo minimal, anzi se possibile più che negli anni precedenti (quando erano presenti due lineette a dividere le espressioni "Lista civica", "Progetto Parella" e la sigla "M.P.P", tra l'altro scritta nello stesso carattere Arial Black, senza un minimo dell'identità del passato).

L'unica formazione a essere presente "sotto i mille" anche al di fuori del Piemonte, oltre a L'Altra Italia, è il Partito Valore Umano, che nel 2018 partecipò anche alle elezioni politiche, ottenendo a livello nazionale lo 0,15%; il simbolo non è cambiato, con il cuore ben in evidenza. Quest'anno l'emblema finisce sulle schede di Aisone, Priero e Roaschia in provincia di Cuneo; Moncucco (At), Vinzaglio (No) e Belgirate (VB). 
Vale la pena dare una rapida scorsa al programma del Pvu: a livello nazionale nel manifesto si prevede uno stato solidale ed etico (per abbattere le povertà e le disuguaglianze sociali, parificare i punti di partenza per i cittadini e far emergere il loro talento), la centralità dell’essere umano (con il sostegno alle famiglie e il "diritto di dignità"), il rispetto della sovranità e specificità culturale, politica e monetaria degli Stati, la "graduale revisione totale dell’istituto fiscale" (per raggiungere il "valoriale equilibrio costi/benefici"), la "comunicazione trasparente, partecipata, libera, contro abusi e conflitto di interessi", nonché (per non farla troppo lunga) l'abolizione dei segreti di Stato e di tutti gli ordini professionali. In pratica una sorta di libro dei sogni (manca forse solo lo scudetto assegnato ogni anno a una squadra diversa per la felicità tutta intera...); a livello dei singoli comuni, in effetti, il programma si fa più concreto, occupandosi di valorizzazione dei prodotti locali, di servizi, infrastrutture e trasporti locali, turismo e assistenza, tutti temi che interessano assai di più ai cittadini. Sarà per un motivo o per l'altro che a Moncucco il Pvu fa il botto, sbaragliando la concorrenza esterna, ottenendo 87 voti (17,9%) e tre seggi, mentre non va altrettanto bene altrove: escono 4 voti a Vinzaglio, 3 ad Aisone, zero a Priero e Roaschia; va oggettivamente meglio a Belgirate, con 17 voti (5,56%) ottenuti nonostante la concorrenza di tre liste locali.
Avendo citato Belgirate e Vinzaglio, va dato conto anche di un simbolo che stavolta sulle schede non ci è arrivato: in quei comuni, infatti, era stata presentata anche la lista Nsab - Movimento nazionalista e socialista dei lavoratori e a Belgirate si era proposto come sindaco proprio il fondatore e legale rappresentante, Pierluigi Pagliughi. Le competenti commissioni elettorali, tuttavia, hanno escluso la lista ritenendo che violasse la "legge Scelba" sulla riorganizzazione del disciolto partito fascista (non è stato nemmeno accettato il contrassegno sostitutivo, privo della parola "socialista"); sono stati respinti - ma solo per motivi formali, legati ai modi e ai tempi di presentazione della prima impugnazione - i ricorsi al Tar del Piemonte e al Consiglio di Stato. Si deve ricordare però che nel 2006 proprio a Belgirate la lista Nsab non solo era stata ammessa, ma era anche l'unica altra formazione in campo oltre a quella vincitrice: all'epoca - come ricordato in M'imbuco a Sambuco! - la lista ottenne tutti e quattro i seggi di minoranza (allora i consiglieri comunali erano 12) con 23 voti, pari all'8,01%. La cosa fece un certo scalpore in paese e sui media; resta il fatto che, se 23 persone decidono di votare una lista completamente estranea al contesto locale e con queste caratteristiche, magari qualche domanda è opportuno farsela...

Con uno sguardo più generale, va notato che si verificano spesso casi in cui liste formalmente non radicate in paese, quando sono in concorrenza con una sola lista locale, ottengono risultati più che dignitosi: questo potrebbe spiegarsi con la presenza in lista di persone in qualche modo legate a quel comune (anche se questo lo si può solo immaginare: chi analizza i dati elettorali non può certo conoscere la vita di ogni candidato) oppure con un diffuso malessere che regna in quel territorio verso il gruppo dirigente locale, che magari è lo stesso da anni. Questa seconda chiave di lettura restituisce a queste liste, spesso vituperate e malviste, un certa investitura democratica: se è sacrosanto che ci sia chi amministra un comune, è forse ancora più sacrosanta la presenza di un'opposizone.

La Democrazia cristiana rivive a Monteu da Po: una della quattro liste in campo in quel comune, infatti, si presenta con lo scudo crociato a bracci sottili su sfondo blu. Quel simbolo, a dire il vero, in Piemonte è stato utilizzato da vari gruppi, soprattutto quello vicino a Denis Martucci (inizialmente legato alla cosiddetta Dc-Pizza, mentre in seguito ha continuato da solo a portare avanti il progetto Dc, partecipando spesso alle elezioni piemontesi anche con altri progetti locali). In questo caso, la lista dovrebbe essere ricollegata alla Democrazia cristiana che - dopo il percorso di riattivazione iniziato tra il 2016 e il 2017 - si riconosce nella segreteria nazionale di Renato Grassi e nella leadership piemontese di Mauro Carmagnola (anche segretario amministrativo nazionale). La lista, tuttavia, non ha molta fortuna, anche per la presenza di ben tre agguerrite liste locali: arrivano solo 6 voti (1,15%), se però si considera l'insolita ampia scelta a disposizione degli elettori, quel risultato non è nemmeno irrilevante....
Va meglio ad un altro scudo crociato, quello dell'Unione di centro, l'unico partito nazionale di un certo rilievo in queste elezioni qui in esame, nonché presente in Parlamento con alcuni eletti nei collegi uninominali. In questo caso ci interessa la corsa nel comune di Virle Piemonte, in provincia di Torino: lì sono arrivati 54 voti (9,41%) e tutti e tre i seggi dell'opposizione. In effetti questo comune ha quasi 1200 abitanti, dunque non è un comune "sotto i mille", ma ce ne occupiamo perché qui la presenza dell'Udc è fondamentale: essa, infatti, evita il commissariamento visto che a votare vanno solo in 627 su 1349 (poco meno del 50%). La presentazione della lista è stata dunque provvidenziale, anche se ha richiesto la raccolta delle firme (peraltro ridotte da 25 a 8 - una bazzecola - a causa dell'emergenza Coronavirus).

Non poteva mancare tra le liste di cui ci si occupa qui Con te, per il Paese (che, se non fosse già utilizzato lì, potrebbe andare bene anche come nome per un eventuale movimento del Presidente del Consiglio...): si tratta della formazione politica espressione della Federazione di Damanhur (se n'è già parlato in passato e soprattutto in M'Imbuco a Sambuco!), che peraltro da molti anni amministra il comune di Vidracco e comunque si presenta tradizionalmente anche nei comuni vicini, come i confinanti Baldissero Canavese e Vistrorio in Valchiusella. Come spesso accade, riesce a eleggere consiglieri comunali: a Baldissero con 78 voti (24,2%) ottiene tutti e tre i seggi di opposizione (le liste in corsa sono soltanto due), mentre a Vistrorio con 43 voti (14,3%) ne arriva uno solo, considerando che lì le liste sono tre.
Per concludere l'analisi sul Piemonte, si possono citare un paio di casi curiosi. Il primo riguarda 
Carrega Ligure, comune in provincia di Alessandria, che anni fa aveva lanciato l'iniziativa "case ad un euro", anche se poi non si fu possibile attuarla in questi termini: di fatto molti residenti in paese in realtà non vivono lì, considerando che nel 2015 su 320 aventi diritto si presentarono solo 67 persone, per cui presentare un'unica lista crea rischi seri in tema di quorum. Non ci si stupisce ad aver trovato nel 2015 addirittura tre liste, tra le quali Insieme per Carrega prese zero voti. Nel 2020 questa si ripresenta con lo stesso simbolo, il che testimonia la “vicinanza” delle due liste, alla pari dei cognomi si ripetono in entrambe. Gli aventi diritto, tuttavia, rispetto a cinque anni fa sono drasticamente calati da 320 ad 81, evidentemente un numero molto più vicino agli effettivi residenti. A votare vanno in 56, dunque il quorum è raggiunto, ma stavolta Insieme ottiene 18 voti e 3 seggi: che la lista sia stata presentata soprattutto per neutralizzare eventuali liste esterne?
L'altro esempio interessante da esaminare riguarda il comune biellese di Tavigliano: qui, infatti, nel 2015, la lista Destre unite con meno del 4% si era aggiudicata i tre seggi di minoranza. Forse per evitare il ripetersi di questo o comunque di altre infiltrazioni, accanto alla lista locale viene proposta una lista di giovani e giovanissimi, dai 18 ai 30 anni: si tratta di Gap - Giovani amministratori piemontesi (vicina alla Lega biellese, già vista altrove, in particolare a Curino). Non essendo in realtà state presentate altre liste, tutti i consensi non dati alla lista locale sono intercettati dalla lista Gap, che con 35 voti (6,45%) ottiene tutti e tre i seggi di minoranza, dando la possibilità a tre giovani di fare esperienza in consiglio comunale.

In Liguria sono da segnalare solo le liste presentate da L'Altra Italia a Crocefieschi e Vobbia in provincia di Genova, ad Aquila nell'imperiese e a Zuccarello (Sv): in tutti e quattro i casi le liste in corsa sono tre e all'aquila fiammata arrivano pochissimi voti, rispettivamente 6, 3, 4 e zero. Il comune di Vobbia, peraltro, si segnala per la presenza di ben tre liste locali, quindi la presenza dell'Altra Italia porta a quattro il numero di formazioni a disposizione dei 272 votanti (sui 380 elettori previsti): praticamente hanno l'imbarazzo della scelta (e, per la cronaca, il simbolo vincitore è quello più 
naïf...).

C'è poco materiale da segnalare anche in Lombardia. Per esempio, ritroviamo immancabile L'Altra Italia ad Oneta (Bg), che però riesce a raccogliere soltanto 4 voti (pari all'1,27%). Si deve peraltro notare che in questo piccolo comune montuoso del bergamasco le liste in corsa sono quattro: la formazione che vince (Uniti per Oneta, con cui si è ripresentato il sindaco uscente Angelo Dallagrassa) ha tre montagne stilizzate nel simbolo, un motivo ripreso - in modo più semplice, ma con un profilo montuoso in più - anche dalla lista Impegno Civico, che però ottiene soltanto 17 voti (pari al 4,56%), non sufficienti per ottenere seggi. La lista che riesce ad aggiudicarsi tutti i consiglieri di minoranza è Impegno popolare per l'Italia, un nome e un simbolo che ben potrebbero concorrere a livello nazionale...
Passando alla provincia di Brescia, a Magasa si trova la lista di Confederazione Grande Nord, partito politico fondato nel 2017 da Roberto Bernardelli, Giulio Arrighini e altri esponenti storici della Lega Nord e di altre formazioni autonomiste e indipendentiste di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: nel 2018 era stato presente alle elezioni politiche e regionali in terra lombarda e il simbolo è rimasto immutato rispetto ad allora, con la parola "Nord" in grande evidenza. In questo turno elettorale viene proposto anche in alcuni comuni superiori (e in qualche modo il gruppo è stato legato alla candidatura di Giacomo Chiappori in Liguria alla testa della lista Grande Liguria).
Tornando a Magasa, gli elettori in questo caso sono solo 136 e ai seggi si recano 80 persone: queste hanno sulla scheda di fronte a sé ben quattro liste. Non ci sono dubbi sul carattere autoctono della lista che vince (Insieme per Magasa, 70,89%); va segnalata però la vicinanza tra le formazioni arrivate al secondo e al terzo posto. Magasa nel cuore (che come simbolo ha una testa di stambecco) ottiene 13 voti (16,46%) e conquista due seggi, mentre quello restante spetta alla lista Una mano tesa per Magasa grazie ai suoi 8 voti (10,13%): la grafica fuga immediatamente l'idea che il nome della lista possa far pensare a una velata manifestazione fascista (da segnalare l'uso, piuttosto raro, del titolo "Dr." per connotare il candidato sindaco). Certamente non è radicata in quel comune Grande Nord, che ottiene solo 2 voti (2,53%).
A Silvano Pietra, nel pavese, (ri)compare il Mlg, sigla che sta per Movimento lavoratori giovani: il simbolo francamente è tanto semplice e minimal quanto inguardabile, ma se ne sono già visti di simili al Centro-Sud. Proprio a Silvano Pietra, alle precedenti elezioni, avevano corso le liste P.I.L.U. Della Libertà e Movimento S.F.I.A.M., chiaramente imparentate e non solo dal punto di vista grafico (l'ultima sigla peraltro la si è già vista in questo turno elettorale in Calabria, a 
Papasidero). Allora le due liste presero un voto a testa, accomunate dunque anche nel risultato; questa volta, in proporzione, il Mlg fa un successone, visto che riesce nell'impresa di raccogliere tre voti (pari allo 0,74%).
A Masciago Primo, in provincia di Varese, appare piuttosto strana le presenza di Avanti Masciago: non prende nemmeno un voto, in una competizione che comunque presenta due liste locali e che non sembra dimostrare particolari problemi di quorum (votano quasi tre elettori su quattro, ma in passato non è andata diversamente). In effetti nel 2015 c'era una sola lista, ma è difficile che la presenza in quel comune possa essere legata al timore del commissariamento: al Nord, in effetti, è più frequente che presenze elettorali non autoctone siano frutto della strategia di gruppi organizzati al fine di ottenere visibilità o radicamento. Il candidato sindaco, Giorgio Rizzitano, residente in altro comune della provincia, precisa comunque - intervistato da VareseNews - che alcuni candidati hanno militato in CasaPound (che come è noto ha deciso di non partecipare più a competizioni elettorali, al di là di limitatissime eccezioni, come Bolzano).

Il Veneto tradizionalmente è poco interessato da questo fenomeno di liste singolari "sotto i mille": anche quest'anno, nonostante la concomitanza con le regionali, non fa eccezione, come da copione. Nel 2020 solo L'Altra Italia ci prova nel bellunese a Borca di Cadore e Vodo Cadore, nel padovano a Vighizzolo d'Este e nel vicentino a Posina. A conti fatti all'aquila fiammata non va malissimo: a Borca deve affrontare un'unica lista (locale) e con 23 voti (5,57%) incassa tre seggi; non c'è nulla da fare invece a Vodo (15 voti - 2,99%) e ancora di più a Vighizzolo (5 voti - 0,90%), anche perché in quest'ultimo comune qui le liste locali sono ben tre.
Si deve dare invece conto di una strana situazione a Posina: oltre alla lista vincente (Per Posina e la sua gente, che ottiene l'84%) e a L'Altra Italia, si presenta la lista Venzo sindaco, con un contrassegno decisamente semplice, con una circonferenza spessissima (e anche un po' ferale, in effetti). Questa lista ottiene 
34 voti (10,66%) che si traducono in due seggi, mentre il terzo riesce a ottenerlo il partito di Mino Cartelli. Da dove esce Venzo sindaco? In rete si trova che Mauro Venzo è stato consigliere per La Destra dal 2010 al 2015 proprio a Posina, ma si può anche pensare che la presenza di quella lista più che impensierire abbia tranquillizzato l'altra lista locale, visto che il censimento del 2011 indica 577 abitanti, ma gli elettori sono 1149, dunque il raggiungimento del quorum appare di per sé decisamente a rischio. In effetti vota poco più del 30% degli aventi diritto, quindi una seconda lista era provvidenziale, ma evidentemente nessuno in paese si aspettava l'arrivo della terza lista.

Sempre in Veneto, si deve segnalare un caso curioso a Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno. Lì infatti le liste sono soltanto due: non è minimamente in discussione il primato della lista Auna per Còl ("Insieme per Colle" in ladino), che ottiene 155 voti (78,68%), ma l'attenzione è ovviamente attratta dal simbolo della seconda lista. Chi non è del luogo non può non essere colpito dall'unica parola che questo contiene, ossia il nome stesso, Civetta. La tentazione di pensare che quella scelta sia un'implicita ammissione sulla natura della lista (per cui verrebbe voglia di dire "viva l'onestà!") è forte, ma si deve ricordare che uno dei rilievi di quell'area è appunto il monte Civetta (quello raffigurato nel contrassegno). In ogni caso, essendo andato a votare il 55,75% degli aventi diritto, non era poi così balzano pensare a una presentazione di lista concordata.
A Gosaldo, sempre nel bellunese, l'affluenza è inferiore al 50%, perché votano in 360 su 833 aventi diritto (magli abitanti reali sono decisamente meno). Il problema del quorum tuttavia non si pone perché si è provveduto a far presentare una seconda lista, Sempre con voi, che con 17 voti (5,11%) ottiene tre seggi. Nessuno invece deve aver pensato a questo escamotage 
Voltago Agordino (sempre in provincia di Belluno): sulle schede c'è una sola lista e votano solo in 416 aventi diritto su 964, dunque le elezioni non sono valide.

Non c'è nulla da segnalare in Emilia-Romagna, anche perché comuni "sotto i mille" al voto non ce ne sono. Per finire, in Toscana - in questo caso accorpata al Nord per una certa uniformità con quei territori - l'unico comune rilevante è Orciano, provincia di Pisa: anche qui prova l'avventura elettorale l'immancabile L'Altra Italia. La lista di paese prende addirittura il 96,04%, ma sulle schede i simboli sono solo due: al movimento di Cartelli, che prende 13 voti, vanno tutti e tre i seggi di minoranza. Andando a guardare i candidati, tra l'altro, si nota che tutti i dieci candidati dell'aquila fiammata sono nati in provincia di Lecce e, di loro, ben sette hanno Ugenta come luogo di nascita. Ma l'origine pugliese dei candidati de L'Altra Italia, come dell'intero progetto, è un particolare che non stupisce nemmeno un po', specialmente alla fine del nostro viaggio. Almeno per quest'anno, ovviamente.

lunedì 4 novembre 2019

Altra Italia, Berlusconi fa registrare il marchio, ma L'Altra Italia c'è già

Se ne parla, a corrente alternata, da quasi quattro anni e mezzo: da quando, cioè, Silvio Berlusconi - era, su per giù, luglio del 2015 - aveva iniziato a riferirsi in modo sempre più insistente nei suoi discorsi e nelle sue note a "l'Altra Italia", quella moderata, impegnata, operosa e tanto stomacata dalla politica da non voler più votare, in assenza di qualcuno che possa davvero rappresentarla; il primo a ipotizzare, in quei giorni, che quello potesse essere il nome della nuova creatura berlusconiana era stato Francesco Bei sulla Repubblica. Il concetto l'ex Cavaliere lo ha ripreso anche ieri, nella lettera che ha scritto al Messaggero per smentire le voci di "ritiro" del simbolo di Forza Italia alle prossime elezioni. Poi, dopo la prima anticipazione del consueto libro politico di Bruno Vespa, in cui Berlusconi aveva annunciato l'idea di creare per "l'Altra Italia" un nuovo contenitore da federare a Forza Italia (si suppone con riferimento alle elezioni), pur tenendolo distinto dal partito, oggi si scopre che almeno un passo concreto verso quella realtà sarebbe stato fatto.
Adnkronos, in un lancio firmato da Vittorio Amato e Antonio Atte, ha infatti rivelato che il 31 ottobre 2019 è stata depositata domanda di marchio per la dicitura "Altra Italia", ad opera di Cristina Rossello, avvocata, deputata forzista, nonché commissaria del partito per Milano-Grande Città. Il nome dovrebbe servire a contraddistinguere "una struttura giovane, con energie fresche e volti nuovi, dove verranno scelti candidati da schierare nelle liste alle prossime competizioni elettorali, dalle regionali alle politiche" e con "un forte radicamento regionale".
Al momento si tratterebbe solo di un marchio verbale, senza alcuna rappresentazione grafica, che dunque è presto per immaginare. Una cosa però la si può dire e ricordare subito: 
il nome non solo circola da talmente tanto tempo in area berlusconiana da apparire persino già un po' logoro, ma soprattutto in ambito politico è già utilizzato da tempo su scala nazionale. L'Altra Italia, infatti, è il nome di una formazione politica apparsa in vari comuni piccoli e grandi: il suo simbolo, un'aquila tricolore ricavata dai corpi colorati della fiamma tricolore missina - un'immagine che dice tutto sulla collocazione politica - è stato depositato anche al Ministero dell'interno in occasione delle ultime elezioni europee (fu uno dei primi, per l'esattezza).
"Scelsi quel nome per il partito perché una mia società, che fondai nel 2007, si chiamava proprio L'Altra Italia - spiega il segretario, Cosimo Damiano Cartelli, detto "Mino" - così ho deciso di dare lo stesso nome al movimento politico che ho fondato e guido dal 2018, con tanto di atto costitutivo rogato dal notaio". Con il suo simbolo, L'Altra Italia ha partecipato a due tornate di elezioni amministrative, nel 2018 e nel 2019, presentando una settantina di liste in vari comuni (compreso Lecce quest'anno) ed eleggendo, spiega Cartelli, una quarantina di consiglieri comunali. "Siamo davvero lontani dal liberismo berlusconiano: nel primo articolo del nostro statuto c'è la costituzione dello stato nazionale del lavoro attraverso l'alternativa corporativa, essendo noi nazionalpopolari, sociali e nazionalrivoluzionari. Ci riteniamo comunque interni al centrodestra perché, prima ancora di essere antiliberali e antisovranisti, siamo principalmente anticomunisti e contrari al MoVimento 5 Stelle". 
La comune appartenenza al centrodestra, però, non toglie che la mossa berlusconiana non sia affatto piaciuta a Cartelli: "La scelta di Berlusconi di far depositare Altra Italia come marchio sta creando disagio a tutto il nostro gruppo e a chi ci ha sostenuto. I nostri avvocati stanno studiando come intervenire già da quando è uscita la notizia. Qui c'è chiaramente l'usurpazione di un nome. Sarei restio a fare cause, soprattutto contro un partito di centrodestra, ma ho già ricevuto mandato dal partito per intervenire se non si troverà una soluzione diversa".
Qualcuno potrebbe notare, incidentalmente, che "Altra Italia" è diverso da "L'Altra Italia", rievocando tra l'altro una vicenda diversa ma ad alta coloritura politica: quella della testata L'Avanti!, fondata nel 1996 da Valter Lavitola, registrata proprio perché leggermente diversa da quella dello storico quotidiano socialista e che via via perse l'articolo e poi l'apostrofo (poi finì piuttosto male ma è un'altra storia). Si può in compenso controbattere con la storia dei Popolari liberali di Carlo Giovanardi, destinatari di un'ordinanza civile in seguito a un ricorso dei Liberal popolari, che ottennero l'inibitoria affinché il nome - simile pur non uguale - non fosse più usato. Probabilmente Altra Italia non è fatto per le schede elettorali, ma l'uso nello stesso campo politico potrebbe portare comunque grane: meglio rifletterci a dovere.

venerdì 2 agosto 2019

Berlusconi dall'Europa pensa ad una "Altra Italia" (di Marco Chiumarulo)

La giornata politica di ieri è stata dominata dall'annuncio della nuova "rivoluzione" di Silvio Berlusconi, che ha azzerato il coordinamento di Forza Italia e ha lanciato la nuova federazione, riprendendo l'idea di una "Altra Italia". A riflettere sulla fattibilità di un piano simile è Marco Chiumarulo, frequentatore abituale di queste pagine. Nel frattempo, corre l'obbligo di ricordare che se la prima idea dell'Altra Italia era stata di Berlusconi, qualcuno l'ha tradotta in simbolo prima di loro, precisamente quello dell'aquila tricolore ricavata dalla fiamma del Msi. Il nome in politica, insomma, è già occupato (con tanto di deposito alle ultime europee) e c'è da giurare che, se lo usasse Berlusconi o qualcun altro, scatterebbero fuoco e fiamme. Meglio pensarci, o no?


N.B.: il simbolo "L'altra Italia" è inventato, ovviamente
Ormai l'abbiamo imparato: da alcuni anni siamo in una campagna elettorale perenne, che sembrerebbe non conoscere alcuna pausa, neanche quella estiva. Da una parte, i due partiti "contraenti" al governo, ormai in piena sessione di bilancio, hanno superato la finestra che avrebbe potuto portare l'Italia al voto a settembre e continuano a sfornare decreti-legge per alimentare la campagna elettorale; dall'altra parte, anche i partiti all'opposizione continuano a mischiare le carte in tavola, con continui cambi di posizionamento e rilanci vari.


Con l’avvento del Movimento 5 Stelle sembrava che gli schieramenti ai quali eravamo abituati - centrodestra e centrosinistra - fossero stati spazzati via; a partire dall'ultima campagna elettorale del 2018, invece, i partiti hanno iniziato il loro cammino verso gli opposti estremi. Là, Lega e Fratelli d’Italia hanno indirizzato nettamente la loro politica nel solco del sovranismo, posizionandosi a destra; qui, il Pd dopo l'elezione di Nicola Zingaretti alla carica di Segretario ha iniziato a guardarsi attorno e nelle elezioni locali ha ripreso ad allearsi con i partiti della sinistra, fin quasi a ricordare l'azione politica che aveva caratterizzato i Ds.
Con questi continui posizionamenti e con gli spostamenti verso le due estremità del cosiddetto "arco costituzionale", si è venuto a creare un vuoto al centro che ben difficilmente potrebbe essere colmato da una forza politica in grado di far tornare autonoma quell'area, com'era ai tempi della Dc. Non funzionerebbero, d'altra parte, un partito o un movimento che per esistere dovesse "chiedere il permesso" al segretario di un partito di centrosinistra (potrebbe essere il caso di Carlo Calenda) oppure un partito posizionato al centro, nato però da una scissione, voluta o meno, dallo stesso Partito democratico (e qui è facile pensare a Matteo Renzi).
Se si volesse creare un movimento o un partito in grado di riunire le anime che si trovano al centro, questo soggetto dovrebbe darsi un'autonomia tale da non dipendere da nessuna delle due parti. Se nascesse, peraltro, sarebbe del tutto ragionevole e, forse, davvero opportuno: con una legge elettorale dall'impianto a prevalenza proporzionale, il bisogno di un partito che copra quel vuoto al centro è innegabile.
Anche nel campo del centrodestra si guarda al centro: giusto ieri, infatti, Il Giornale ha pubblicato una lunga intervista di Alessandro Sallusti a Silvio Berlusconi, in cui il fresco parlamentare europeo ha lanciato un nuovo progetto. Anzi, sarebbe il caso di dire che si tratta di un rilancio, perché al centro c'è di nuovo il nome L'Altra Italia, già ampiamente circolato dal 2015 e che ora sembra tornare in auge. In realtà qualche differenza rispetto al passato c'è: innanzitutto non è detto che il nome sia proprio "L'Altra Italia", visto che "Altra Italia" o "Italia vera" è semplicemente il modo in cui l'ex Cav. denomina "l’Italia responsabile, seria, costruttiva [...]. Un'Italia che dalla politica si aspetta equilibrio, saggezza, esperienza, competenza, spirito di servizio e non protagonismo. L'Italia che lavora e che apprezza chi sa lavorare. L'Italia che non confonde umanità con buonismo né rigore con cinismo". Secondariamente, il presidente di Forza Italia stavolta sembra pensare non a un partito nuovo, ma a "una federazione fra i soggetti che pensano a un nuovo centro moderato ma innovativo, nettamente alternativo alla sinistra, saldamente ancorato alle idee e ai valori liberali e cristiani, alla tradizione democratica e garantista della civiltà occidentale, in prospettiva alleato ma non subordinato alle altre forze del centro-destra". Una federazione - il cui simbolo ovviamente non è ancora noto, né si parla di alcun bozzetto - di cui Forza Italia dovrebbe essere "parte costituente essenziale", ma senza "alcun ruolo egemonico"; Berlusconi stesso parla di sé come persona che sente "il dovere di mettere a disposizione la mia esperienza, la mia competenza, le mie capacità di imprenditore e di uomo di Stato", evocando più l'idea di servizio che quella di leadership (ma forse parlare di ruolo marginale per lui è prematuro).
Di un soggetto simile, a dire il vero, si era già parlato prima della campagna elettorale per le europee e a novembre del 2018 si era dato per certo il debutto del nuovo simbolo (con Forza Italia, L'Altra Italia e il Ppe) al voto di maggio, ma poi non se n'è fatto nulla. Ora l’ennesimo rilancio di ieri dovrebbe servire a riorganizzare i liberali, i cattolici, i riformatori e i moderati, sempre come alternativa alla sinistra (e, ovviamente, al MoVimento 5 Stelle) e mai subordinato ad altre forze di centrodestra (che si chiamino Lega o in altro modo).
Anche qui, però, vale quanto ho detto prima: dubito che un soggetto, partito o federazione che sia, possa essere autonomo se intende posizionarsi al centro ma con la volontà di allearsi con altri partiti di centrodestra (lo stesso varrebbe per il centrosinistra), così come dubito che un soggetto simile possa funzionare. Più facile pensare di essere di fronte all'ennesimo rilancio di un partito e dello stesso Berlusconi, per cercare di sfuggire alla morsa inarrestabile della destra di Salvini e di Meloni da una parte.
Si poteva anche pensare che questo fosse un tentativo di tenere per più tempo possibile all'interno dello stesso soggetto i coordinatori di Forza Italia nominati da poche settimane, vale a dire Giovanni Toti e Mara Carfagna, cui era stato dato il compito di portare Forza Italia al congresso per cercare di salvare il salvabile e riformare il partito. Il primo aveva più volte fatto capire di voler costituire un'autonoma "terza gamba" della coalizione di centrodestra, la seconda è ben vista da chi, anche nel centro-sinistra, vorrebbe dar vita a un partito di centro.
Quel che è certo che è che entrambi hanno preso male l'ultima sortita di Berlusconi. Toti, escluso dal nuovo "coordinamento allargato" di Forza Italia, ha annunciato di lasciare quel progetto politico e si prepara a "dare una casa a tutte le persone che vogliono impegnarsi in politica", beninteso moderate (qualcuno annuncia movimenti già per settembre, ma è presto per dirlo). Quanto a Carfagna, inclusa invece in quell'organo, ha detto di non voler "far parte del comitato di liquidazione di Forza Italia", che di fatto pone fine al progetto di riformare il partito.
Così, tra dubbi e fuoriuscite tra il certo e il probabile, sembra proprio di trovarsi di fronte a un ennesimo e maldestro tentativo di rilanciare qualcosa che ormai è in fin di vita (secondo gli ultimi dati e secondo i sondaggi). Inoltre, se da più parti si invoca un nuovo partito di centro, pochi sembrano aver capito che il centro potrà esistere solo quando a fondarlo saranno politici che non vorranno collegarsi ad altri soggetti esistenti negli altri schieramenti. Potranno apparire velleitari, potranno perdere la scommessa, ma appoggiandosi ad altri sono destinati a perderla già in partenza.

mercoledì 19 giugno 2019

Simboli sotto i mille (2019): il Centro e il Sud (di Massimo Bosso)

Dopo il giro nell'Italia del Nord, prosegue il viaggio nei comuni sotto i mille abitanti che hanno votato per rinnovare la loro amministrazione, sempre senza che le liste avessero bisogno di raccogliere firme per la loro presentazione. Anche al Centro e al Sud i casi interessanti sono molti e occorrono varie tappe per esaminarli tutti. 
Come si è già visto nella puntata precedente, la novità maggiore del 2019 è rappresentata dalla massiccia presenza di liste del movimento L'Altra ItaliaIn Abruzzo, per esempio, si presenta ad Arsita, dove le liste sulla scheda sono ben quattro: una, evidentemente locale, vince, poi ci sono CasaPound, un'altra civica e, appunto, L'Altra Italia. Questa prende solo due voti e resta fuori dal consiglio, ma altrove va decisamente meglio, come nelle Marche, a Camporotondo, Cessapalombo Poggio San Vicino, in provincia di Macerata: giocando sul fatto di essere l'unica lista oltre alla vincitrice, la formazione ottiene tre seggi in tutti i comuni (i voti sono rispettivamente  23 - 7,49%, 27 - 11,02% e 16 - 14,55%). In provincia di Perugia, a Poggiodomo e Vallo di Nera, arriva in tutto un solo voto (nel secondo comune). 
Nel Lazio la lista corre in vari paesi del reatino (Castel di Tora, Colli sul Velino, Labro, Micigliano, Roccantica e Turania) nonché a Pisoniano, in provincia di Roma: scattano i tre seggi a Roccantica (20 voti - 6,56%) e a Labro (8 voti - 3,74%), ma non arriva neanche un eletto in tutti gli altri comuni, perché nei consigli entrano le civiche locali e, come vedremo, anche altre liste esterne; a Castel di Tora, Micigliano e Turania addirittura l'aquila tricolore non prende nemmeno un voto, così come a Tufara, in provincia di Campobasso (lì corrono ben cinque liste, giusto per annunciare che il Molise, come sempre, dà grandi soddisfazioni...) e a Celle di San Vito e Volturara Appula nel foggiano. Il carniere resta vuoto anche in Basilicata: nessuna delle liste presentate in provincia di Potenza (Brindisi Montagna, Castelemezzano, Trivigno) e Matera (Calciano, Cirigliano, Craco) ottiene eletti, visto che i voti raccolti sono pochissimi e in ogni comune ci sono almeno due liste locali che monopolizzano i consensi. Per L'Altra Italia, dunque, un grande sforzo organizzativo anche al Centro e al Sud, centinaia di candidati - il simbolo dell'aquila tricolore compare anche a Lecce, a Torrenaggiore e in vari comuni inferiori, che però richiedono la raccolta di firme per presentare liste - ma il risultato finale è poca cosa...

Rimanendo nell'area della destra estrema passiamo a CasaPound Italia, che nel Centro-Sud è meno presente che al Nord, ma anche qui sceglie di correre anche in comuni in cui occorre la raccolta firme. Guardando invece ai luoghi in cui questa non serve, il partito della tartaruga ottagonale frecciata corre ad Arsita (Te) e arriva al pari con la lista Arsita per Tutti (23 voti, 4,77%): solo il sorteggio attribuisce a Cpi il terzo seggio della minoranza. Sempre in Abruzzo, a Santo Stefano (Aq) non arriva nemmeno un voto; e pensare che non doveva andare così, visto che il leader nazionale di CasaPound si chiama Di Stefano...
Tocca poi a una lista il cui nome inevitabilmente evoca ricordi precisi, anche in chi scrive: Movimento sociale. Basta uno sguardo al simbolo, tuttavia, per capire che non c'entra proprio nulla il partito che - come Movimento sociale italiano e Msi - Destra nazionale - ha operato con un nome molto simile dal 1948 al 1994-1995. Eppure, per qualche strano motivo le commissioni elettorali circondariali hanno pensato di ammettere queste liste: una scelta che appare piuttosto imbarazzante e - lo si lasci dire a una persona che dall'età di 18 anni aveva dato l'anima per il Msi - persino offensiva verso i militanti sinceri di un tempo, che non hanno dimenticato quell'esperienza. 
Questo bruttissimo simbolo, con un triangolo tricolore che vorrebbe ricordare una fiamma, viene presentato a Settefrati (Fr) e in vari comuni del casertano (Ciorlano, Fontegreca, Roccaromana, Rocchetta e Croce e Valle Agricola): i voti raccolti sono soltanto sei in tutto e, naturalmente, seggi zero... Va meglio a Tora e Piccilli, sempre in provincia di Caserta: qui la parola "Movimento" è sostituita da Forza, non è dato sapere se per scelta dei presentatori o su sollecitazione della commissione (il risultato finale sembra elaborato piuttosto in fretta): qui le liste sono ben quattro per 919 elettori, ma votano in 567 e, al netto di nulle e bianche, Forza Sociale ottiene il 10,58%, sufficiente a portare a casa tre seggi.
Si diceva delle altre liste di Tora e Piccilli: al di là della vincitrice SiAmo Tora e Piccilli (che fa diventare sindaco Luciano Fatigati con l'85,58% dei voti), restano fuori dal consiglio tanto la civica Oltre le Radici (17 voti, il 3,1%: su manifesti e schede, tra l'altro, arriva il simbolo con uno sfondo dal colore disomogeneo, come se fosse frutto di una stampa difettosa) quanto Progetto popolare. Quest'ultimo nome, in realtà, non è certo una novità per chi frequenta questo sito e ha seguito le edizioni precedenti del viaggio "sotto i mille": le liste con l'elemento tricolore su fondo blu scuro sono apparse spesso nel Centro-Sud e, in apparenza, non sono collegabili a un progetto politico. 
L'osservazione dei risultati delle elezioni nei comuni minori, inoltre, ha permessi negli anni di vedere che Progetto popolare non si presenta quasi mai da sola (come "lista esterna", non radicata), ma generalmente appare in combinata con altre formazioni. In questa tornata la lista è presente anche a Capranica, Gorga, Pisoniano, Rocca Canterano, Sambuci e Saracinesco (in provincia di Roma), nonché a Rocchetta Croce e Roccaromana nel casertano. Il miglior risultato arriva a Capranica (16 voti, 7,62%, due seggi), ma un seggio scatta anche a Rocca Canterano con il 2,38%, pari a ben 3 voti (risultato piccolo, ma sforzo ancora minore).
Una delle liste che si trova spesso in combinata è Italia dei Diritti, già incontrata nel 2018: questa formazione, peraltro, ha una sua struttura nazionale e un sito web; il presidente Antonello de Pierro non rinuncia ad inserire il suo nome nel logo, anche se in caratteri minuscoli rispetto al simbolo. Il simbolo con la bilancia tricolore e la sagoma dell'Italia si presenta solo in provincia di Roma, a Capranica, Gorga, Rocca Canterano, Pisoniano, Sambuci, Saracinesco (paesi già nominati), nonché a Castel San Pietro Romano e Vallepietra. A dire il vero il bottino di seggi non è male: ne scattano tre a Sambuci e Vallepietra, due a Pisoniano e Rocca, uno a Capranica e Castel San Pietro. Tutti questi risultati sono possibili - e sono stati ricercati - per la presenza di una sola lista locale e, al limite, di altre liste extra muros.

Avanti Savoia! Poteva mancare una lista monarchica? In effetti no, ma lo stupore è dettato casomai dall'avere ritrovato Italia Reale soltanto - salvo errore - a Parolise, in provincia di Avellino. Lì le liste sono cinque in tutto e per i monarchici redivivi arrivano solamente due voti, del tutto insufficienti - visto il numero di concorrenti - a ottenere anche solo un seggio. Un po' poco come risultato e anche, volendo, come presenza, considerando che la formazione è attiva da anni, si è presentata anche in contesti più blasonati (è il caso di dirlo) che richiedevano la raccolta di firme, come le elezioni comunali del 2013, o le ultime elezioni politiche, nelle quali aveva partecipato al cartello Blocco nazionale per le libertà insieme alla DemoCristiana di Denis Martucci (la lista era presente in alcune circoscrizioni).  

Finito qui il viaggio? Nemmeno per sogno, visto che c'è una marea di liste dotate di nomi e simboli improbabili, per le quali la domanda - sempre la stessa - sorge spontanea: perché? La risposta, altrettanto interrogativa, rischia di essere anch'essa costante: aspettativa elettorale (e non nel senso di risultati attesi)? Con questo bagaglio di interrogativi, iniziamo la carrellata dalle liste presenti in più di un comune.
Caratteristica comune di queste liste, nella quasi totalità dei casi, è quella di avere un simbolo minimal, facile - anzi, facilissimo - da realizzare o da replicare, con uno sforzo davvero minimo di creatività. Si tratta, come è facile capire guardando qui a fianco, dell'ipotesi che ricorre per Gente nuova, lista "letterale" presente a Colle San Magno e Rocca d'Arce, comuni entrambi in provincia di Frosinone. Sarà forse perché la gente nuova in fondo non la conosce nessuno, sta di fatto che le due liste che si stanno esaminando ora in tutto prendono 3-diconsi-tre voti (in due comuni!) e, manco a dirlo, non scatta per i candidati nemmeno un seggio, da nessuna parte. 
Qualche volta, a dire il vero, un po' di sforzo grafico in più si vede, anche solo con la scelta di una clipart tra le tante che i programmi per il computer o la rete Internet sono in grado di offrire. Anche così, non c'è troppo da sforzarsi a piazzare l'immagine di due mani che si stringono su fondo verdino, come fa la lista Ancora insieme: la si è vista sulle schede di Gildone, in provincia di Campobasso, e di nuovo su quelle della foggiana Volturara Appula. Il maggior impegno profuso, tuttavia, non si traduce per forza in risultati tangibili: facendo i conti, il raccolto totale è di un solo voto (che scatta in Molise), ma davvero niente di più, per una stretta di mano davvero poco fruttuosa.

Poteva mancare la Lista Alfa? Certamente no, anche se la grafica è ancora più povera rispetto a quella già spoglia degli anni scorsi: stavolta si presenta in Abruzzo nel pescarese, a Castiglione (un voto) e a Corvara (zero). Non c'è caso migliore per iniziare la rassegna di liste presentate senza uno scopo politico ma solo per evitare che scatti l'obbligo di raggiungere il quorum dei votanti (in presenza di una sola lista, ma da due in su non c'è più alcun obbligo) o, come si è detto, ottenere permessi elettorali. A maggior ragione qui vale la regola già enunciata dei simboli con semplice scritta nera su fondo bianco o con varianti minime: inutile proporli tutti, basta una semplice carrellata.
Proprio a Corvara si presentano, oltre alla Lista Alfa, le formazioni La novità, Corvara futuro e Nuova era: con Alfa condividono il mirabolante risultato di accumulare zero voti in quattro, probabilmente un record negativo... i dieci seggi sono ovviamente spartiti tra le due liste locali. Gli elettori sono 469, votano solo in 161, ma la presenza di due liste locali rende del tutto inutili le quattro liste dalla grafica 1.0 quasi fotocopia.
A Castiglione a Casauria le liste sono sempre sei, vota solo il 38,16%, ma qui le formazioni effettivamente locali sono tre. Le altre tre invece legami col territorio ne hanno ben pochi: la Lista Alfa prende un voto, Uniti con voi altrettanto, mentre Greco sindaco resta a secco; si noti che i presentatori di queste ultime due compiono l'incredibile sforzo di colorare di giallo lo sfondo del cerchio.... 

La rassegna, tuttavia, è appena iniziata. Rimanendo in Abruzzo è bene segnalare innanzitutto a Carpineto Sinello (Ch) la lista L'Alternativa, il cui nome è significativo. Infatti con il suo 6,90%, corrispondente a 22 voti, fornisce una vera alternativa agli elettori, soprattutto evitando che il comune sia commissariato: a conti fatti, alle urne si reca solo il 33,81% degli aventi diritto, quindi in presenza di una sola lista le elezioni non sarebbero state valide. Alla lista L'Alternativa - simbolo con un segmento circolare inferiore tinto d'azzurrino, giusto per non essere troppo banali - vanno tre seggi consiliari e i presentatori della lista, probabilmente, possono dire "missione compiuta"...
A Liscia, in provincia di Chieti, gli esportatori di progresso non interessano a nessuno o quasi: la lista Progresso per tutti raccoglie il consenso di un solo elettore dei 472 che si recano al voto, tutti gli altri optano per le due liste locali (comunque utili, perché gli elettori sono 1075 e al seggio si presentano in 488, dunque il quorum non sarebbe stato raggiunto con una sola lista). E pensare che, questa volta, chi aveva presentato la lista se non altro aveva compiuto un minimo sforzo di fantasia, visto che l'emblema oggettivamente ha una sua dignità grafica (soprattutto se messo a confronto con altri simboli incontrati finora o che spunteranno nelle prossime tappe del percorso...).
Sempre nel chietino, a San Giovanni Lipioni ci interessa la lista Vivere Insieme, che nel simbolo ha due mani che si stringono su sfondo giallo (sì, è esattamente la stessa immagine usata a Gildone e Volturara Appula, cambia solo il colore di fondo): alla stretta di mano arrivano solo due voti su 111 (e viene da pensare: saranno due persone che vivono insieme?). Anche qui il quorum non è superato (vota il 33,83% degli aventi diritto), ma per evitare il commissariamento basterebbero ma i 12 voti (10,81%) della lista Lega...ti per San Giovanni Lipioni...
Ad Abbateggio, in provincia di Pescara, i paesani - che si chiamano abbateggiani -  non gradiscono La nuova realtà: preferiscono affidarsi alle vecchie abitudini e rivince lo stesso simbolo del 2014 (Uniti per Abbateggio), mentre il simbolo mininal del nuovismo - con la classica scritta in nero su sfondo bianco - si ferma a tre voti, ma paradossalmente ne raccoglie uno in più rispetto a La nuova scelta, che era stata schierata cinque anni fa. E a guardare i risultati, davvero non si comprende perché si sia trattato così male, gettandolo sostanzialmente via, un simbolo concepito in modo così faticoso e frutto, probabilmente, di notti insonni davanti al computer (passare dalla scelta alla realtà, in fondo, mica è facile...). 
La nuova scelta (scritta in nero su sfondo bianco, stessa font Arial Bold della Nuova realtà) si presenta questa volta a Salle, sempre nel pescarese, con un risultato strabiliante: zero voti. Va oggettivamente meglio alla lista Nuova era schierata a Vicoli, nella stessa provincia: sul simbolo si accettano scommesse (ok avete vinto, scritta nera su sfondo bianco, ma vi piace vincere facile: la "grafica" è identica a quella del contrassegno apparso sul manifesto di Corvara - ma ci scommettono in parte anche i vicolesi, visto che c'è una sola lista locale e a Nuova era vanno comunque 33 voti (14,54%), che si traducono automaticamente nei tre seggi di opposizione. 
Restando in provincia di Pescara, torniamo per un attimo ad Arsita, per fare luce almeno un po' su un piccolo episodio interessante: la lista Arsita per Tutti - che come simbolo ha scelto un sole stilizzato, facile da reperire come immagine o carattere speciale, collocato su sfondo bianco, mentre il nome della lista è azzurro - conquista un seggio con 23 voti. Nel conteggio finale risulta essere a parimerito con CasaPound Italia, che ha ottenuto gli stessi voti, quindi occorre tirare a sorte per decidere a chi delle due assegnare il terzo seggio di opposizione: il sorteggio favorisce la tartaruga e fa perdere il sole (capita anche questo, nel nostro giro "sotto i mille"...).
Facendo un rapido passaggio in provincia di Teramo, si passa da Fano Adriano. Qui gli elettori sono 301 e vanno a votare in 223: qui non si porrebbe nessun problema di quorum, ma le liste in gioco sono comunque tre. E se le due liste locali (Senso civico e Alternativa libera, nulla a che vedere con gli ex del MoVimento 5 Stelle) si dividono il 99,55% dei voti, un solo elettore ha cuore di votare come sindaco Alessandro de Amicis di Insieme per cambiare (che almeno rompe gli schemi e sceglie uno sfondo scuro, forse non troppo leggibile, per il simbolo). Un altro elettore, invece, ha scelto di annullare la scheda: chissà se si è sbagliato o lo ha fatto apposta.
Va oggettivamente meglio, quanto a risultati raccolti, agli arrampicatori - così, almeno, verrebbe da pensare di loro - di Insieme per la Montagna a Rocca Santa Maria: finito lo spoglio, loro possono contare su 11 voti che, sul totale dei voti validi, fanno solo il 3,5%, ma producono ugualmente tre seggi. Rispetto a quanto si è visto finora, bisogna riconoscere che il simbolo dei montanari ha molta più fantasia degli altri, con un arcobaleno pennellato su fondo bianco che non stona con il resto degli elementi dell'emblema; ultimo particolare da considerare, alla fine risulta aver votato oltre il 60% degli aventi diritto, ma forse qualcuno avrà pensato che era meglio non fidarsi ed evitare ogni rischio di commissariamento...

Va bene l'Abruzzo, ma il Molise a questo giro esiste? Certo che sì e, come detto, anche questa volta non manca di darci soddisfazioni! Abbiamo già dato, sia pure in fretta, uno sguardo a Gildone, in provincia di Campobasso: lì le liste sono quattro, due delle quali legate al paese, ma annoveriamo anche la stretta di mano su fondo verdolino di Ancora insieme (eppure una delle due mani tradisce, arriva infatti un voto solo)... Allo stesso tempo, i 570 elettori che decidono di decidere (pari a circa il 30% del corpo elettorale) non ritengono di dare un solo Voto utile e così l'omonima lista (il simbolo neppure stiamo a descriverlo, lo vedete da soli, Times New Roman compreso) rimane a secco.
Nella stessa provincia, a San Giovanni in Galdo, corrono ben cinque liste per 793 elettori (381 dei quali si presentano ai seggi, ma qui nessuno si sogna di farsi problemi di quorum). Due formazioni sono radicate localmente, le altre decisamente no: un voto va a Insieme si vince (ma quando mai...), identico nella struttura a Voto utile; un altro voto se lo prende Insieme per... il Futuro mentre resta a bocca asciutta Voliamo insieme, anche se - come la precedente - queste ultime due almeno si sforzano di sfoggiare un simbolo non banale, anche se quegli stessi contrassegni sono già stati visti in passato, in quella forma o con apparenze molto simili.
Si è già visto che a Tufara sono poco o per nulla interessati a L'Altra Italia, ma a loro non sembra importare niente nemmeno di Vivere insieme: entrambe le liste, infatti, chiudono le elezioni con zero voti e il simbolo oggettivamente più elaborato di Vivere insieme (due persone che abbracciano il globo terrestre) non serve a dare maggiore appeal al progetto. Va segnalato che a Tufara le liste locali sono ben tre (fatto piuttosto anomalo in comuni come questo) e i 696 voti validi espressi sono sicuramente ben indirizzati a gente del posto; tra l'altro, al seggio si recano 705 dei 1252 aventi diritto, ma il comune risulta comunque "sotto i mille" perché nel 2011 il censimento ha rilevato 978 abitanti...
Trasferendoci in provincia di Isernia, a Belmonte del Sannio le liste che si confrontano sono cinque, due delle quali locali; non potevano mancare però gli extra muros. Ecco dunque la Lista Gamma (col nome ancora più piccolo del solito... e che fine hanno fatto Alfa e Beta?) e Finalmente noi (quasi inutile rimarcare che anche qui il simbolo è una semplicissima scritta nera su fondo bianco); ha un po di fantasia in più Belmonte domani (con la sua spiga coricata), ma non prende nemmeno un voto, proprio come Gamma, mentre un solitario elettore traccia la croce su Finalmente noi. Un voto da dividere tra tre liste, che evidentemente col paese hanno poco a che fare.
Alle elezioni di Scapoli, invece, a quanto pare solo a una persona interessa - al punto da votarlo - il Bene comune (colomba bianca su sfondo giallo); in compenso la lista locale Scapoli che resiste (un neanche troppo velato invito a rimanere single?) ottiene 138 voti, ma arriva seconda dietro a Crescere insieme, che raccatta 260 consensi. Come dire che questa volta gli ammogliati con famiglia superano gli irriducibili scapoloni, a suon di schede fatte cadere con molta nonchalance nell'urna...
A Castelverrino le liste ai nastri di partenza sono tre, due delle quali sono e, risultati alla mano, si dimostrano locali (e, tra l'altro, sono anche quelle più elaborate e "personalizzate" sul piano grafico). La terza lista, Insieme per il futuro, sembra chiamare ben poche persone a raccolta: a spoglio ultimato, infatti, risulta aver ottenuto solo due voti sui 64 validi finiti nell'urna (molti meno delle sagome inserite all'interno del contrassegno elettorale). Vanno a votare 77 persone su 189 elettori (quindi poteva porsi l'opportunità della seconda lista), ma nel risultato finale spiccano le 9 schede nulle e le 4 schede bianche: frutto di errori o di insoddisfazione per la proposta elettorale?
Concludiamo il nostro tour molisano avendo come tappa finale Pettoranello, sempre in provincia di Isernia. In questo piccolo comune di 703 elettori (vanno a votare in 309, meno della metà) si presentano quattro liste e quelle locali sono due, quindi la validità della consultazione non sarebbe comunque stata in discussione. Chiarito questo, è necessario rilevare che si può chiamare una lista Vincere insieme (con uno sforzo cromatico almeno in parte superiore rispetto a molti esemplari di contrassegni visti prima, ma con uno strano concetto di equilibrio e bilanciamento grafico) e... perdere di brutto, ottenendo un solo voto dagli elettori che hanno scelto di non disertare le urne. 
E se questo risultato sembra piuttosto magro (e in effetti lo è), bisogna ammettere che è sempre meglio dello zero assoluto totalizzato sempre a Pettoranello da L.C.M., acronimo misterioso che per fortuna il simbolo scioglie in Lista Civica Molise. Chi ha concepito il contrassegno, tra l'altro, ha evidentemente usato come base l'emblema delle liste Radicali, promosse da Radicali italiani - non senza polemiche con gli aderenti al Partito radicale transnazionale - alle amministrative del 2016 a Milano e Roma, come testimoniano la circonferenza gialla e le quattro tracce colorate al centro del cerchio. Nonostante questo "furto grafico", la quota di voti resta a zero e, visti i risultati, a domanda inevitabile è sempre la stessa: perché?

Lasciato il Molise, "terra di meraviglie", arriviamo di nuovo nel Lazio, già trattato almeno in parte parlando di Progetto popolare, Italia dei diritti e dintorni; sbucano però altre liste interessanti, che meritano almeno un po' di attenzione. A Colle San Magno, in provincia di Frosinone, si presenta ad esempio Avanti Terra Nostra, che porta a casa un voto proprio come Gente nuova che abbiamo già visto. La font utilizzata è la stessa (Calibri, automaticamente proposta da Word), ma nel simbolo di Avanti Terra Nostra almeno un po' di impegno grafico è stato speso, pure se attraverso l'uso dell'ormai onnipresente tricolore (soprattutto nella politica nazionale).
Decisamente rompe gli schemi dei simboli graficamente minimali la lista Settefrati nel cuore, con cuore rosso su fondo azzurro e blu: bisogna aspettare l'esito delle elezioni e i soli sei voti ottenuti per far nascere il forte dubbio che quella formazione poco c'entri  con il territorio. Curiosamente anche la seconda lista classificata si chiama Settefrati nel Cuore (con il sole dietro le montagne stilizzate), ma a quanto pare per la Sottocommissione elettorale circondariale andava bene così. Sempre a Settefrati si presenta Rivoluzione Sociale: lo sfondo rosso e la stella farebbero pensare a una lista di sinistra estrema, tuttavia non occorre molta esperienza per vedere che la font utilizzata è molto simile a quella adottata dall'ugualmente presente Movimento sociale. Il risultato, in ogni caso, è identico: zero voti.
L'esercizio di un po' di fantasia anche per la lista Per tutti a Mompeo, questa volta in provincia di Rieti: il disegno di un sole umanizzato, sorridente e con il pollicione guantato alzato (un'immagine che comunque si trova online) fa oggettivamente sorridere. A conti fatti, tuttavia, arrivano soltanto 9 voti sui 327 validi espressi, pochini per dare ai presentatori del contrassegno la patente di lista locale... Alle urne, tra l'altro, si recano oltre tre elettori su quattro, quindi qui non si pone alcun problema di quorum da raggiungere (anche in considerazione del fatto che le liste sulla scheda sono comunque tre, compreso il sole più allegro mai visto in sede elettorale).
Risulta interessante il caso di Castel San Pietro Romano, dove vota l'87,39% degli aventi diritto, quasi un record nazionale in questi comuni e, in più, un dato abbastanza anomalo se si considera che le elezioni non hanno storia. La lista locale - Uniti per crescere - prende il 98,15% (584 voti); ne arrivano solo due alla civica Per rinascere insieme (il simbolo, semplice, appare anche grazioso, ma il nastro tricolore è chiaramente stato rubacchiato dalla montiana Scelta civica), che viene superata da Progetto popolare (6 voti), che entra così in consiglio, lasciando anche Italia dei diritti (3 voti) senza seggi.
Chiudiamo con il Lazio e chiudiamo nel vero senso della parola (ma l'articolo non finisce) ritornando a... Saracinesco. Tutto sommato appare più logica qui la presenza di una lista come Alleanza per Saracinesco, il cui simbolo è dominato da un'aquila in volo su sfondo bianco. Quella formazione, peraltro, sembra schierata - più che per disinnescare il pericolo del quorum - per impedire a soggetti estranei l'ingresso in consiglio: lo scopo, in ogni caso, viene ottenuto grazie agli otto voti presi dalla lista, che si tramutano prontamente in tre seggi (negati così a Italia dei diritti e a Progetto popolare, come si è già avuto modo di notare prima). 

Approdando in Puglia, di Volturara Appula (FG) abbiamo già parlato prima. Anche qui la scheda è discretamente affollata (a fronte degli 887 elettori, mentre i votanti sono solo 329): si presentano 5 liste, due delle quali sono locali (e si spartiscono quasi a metà il 99,7% dei voti). L'unico voto che sfugge a queste - e che non va certo a L'Altra Italia o ad Ancora insieme, come si è visto - finisce alla lista Amore per Volturara Appula: questa si è dotata di un simbolo ricco e graficamente ben composto, dunque la sua presenza in questa competizione elettorale appare piuttosto anomala (rispetto a quanto si è detto fin qui) e, per questo, abbastanza inspiegabile.
Ma, in questa tornata elettorale, anche Campania, Basilicata e Calabria riservano sorprese. Alcune sono più prevedibili: si può, per esempio, comprendere la presenza di Italia agli Italiani a Torrioni, in provincia di Avellino. Il simbolo, diverso da quello utilizzato da Forza nuova e Fiamma tricolore in occasione delle elezioni politiche del 2018, è comparso in qualche amministrativa "sotto i mille" lo scorso anno; a questo emblema piuttosto netto e politicamente identificabile, comunque, arriva un solo voto, mentre a una meno spiegabile lista La Bilancia - che come simbolo ha scelto proprio l'immagine di una bilancia a due piatti - non ne arriva neppure uno.
Anche a Ciorlano (Ce) le liste sono quattro, quella locale prende il 84,5% sconfiggendo Alleanza per la Vittoria che - con una grafica che rimanda molto alla lontana al Pdl - si ferma al 13,18%, corrispondente a 34 voti, segno che probabilmente qualche aggancio in loco la lista lo aveva. Non sembra essere nella stessa situazione la formazione Uniti per il cambiamento (dal simbolo coloratissimo e molto "manesco") che si ferma a cinque voti, meglio comunque dell'unico consenso ottenuto - come visto - dal Movimento sociale fake.


A Roccaromana, sempre nel casertano, le liste sono addirittura sei: due evidentemente locali (quelle più a destra nel manifesto) conquistano 595 dei 600 voti validi. Di quelli restanti, due vanno al Movimento sociale, uno a Progetto Popolare (già visto), mentre si dividono egualmente gli ultimi due voti Lega Terra Nostra (simbolo identico a quello di Avanti Terra Nostra, cambia solo una parola) e la lista Noi per Roccaromana: anche in questo caso l'impressione è che le liste esterne, guardando al confezionamento grafico dei simboli e font utilizzate, siano tutte della stessa matrice...



Pure a Rocchetta e Croce, ancora in provincia di Caserta, ci sono sei liste, una in più di cinque anni fa. Una lista locale - Costruire insieme, con la colomba - si aggiudica il 68,35% dei voti, mentre i tre seggi di minoranza vanno a Sì - un Comune per tutti, che raccoglie 74 voti (23,42%) ma che presenta un simbolo molto simile a quello di Per rinascere insieme a Castel San Pietro Romano (e, dunque, altrettanto scopiazzato da Scelta civica)... Per il resto Aria nuova si ferma a 23 voti (7,28%), Uniti per Rocchetta (già presente nel 2014, scritta bianca su sfondo blu) ne prende solo due, giusto il doppio del Movimento sociale, mentre Progetto popolare resta a secco.

Si è notato prima che alcune liste si presentano sempre in combinata o, comunque, assieme ad altre formazioni dotate di nome e simbolo improbabili. I motivi possono due: uno è squisitamente tecnico/politico, cioè provare ad essere le uniche due liste presenti, così che possa bastare raccogliere un voto a testa per prendere il comune (sempre ammesso che altre liste non ci siano... ma non succede quasi mai). La spiegazione più logica, tuttavia, forse è legata alla comodità: se, com'è probabile, è lo stesso gruppo di persone a presentare varie liste (i fini si sono già ricordati), che senso ha girare la provincia? Si fa una macchinata e ci si ferma nel primo comune utile...
A Valle Agricola, casualmente sempre nel matese, la lista Nuovi orizzonti (49 voti, 10,65%) sembra essere stata schierata essenzialmente per sbarrare l'ingresso in consiglio a liste come Italiani prima di tutto e Movimento sociale; anche in questo caso le due liste hanno un simbolo con elementi grafici e font comuni, come si somiglia molto il raccolto piuttosto magro (rispettivamente portano a casa tre consensi e un voto).
Interessante anche il caso di Castelnuovo di Conza, paesino che conta 2969 elettori (molti sono iscritti Aire?), mentre gli abitanti censiti nel 2011 erano 641: già solo così è chiaro che superare il quorum è impossibile (infatti vota meno del 15% degli aventi diritto): probabilmente era meglio non rischiare e provvedere in loco a disinnescare la minaccia del quorum. Si spiega forse così l'unico voto alla lista Progetto comune; la competizione, del resto, è abbastanza tirata (finisce 221 a 200 per il candidato che nel 2014 aveva perso...).


Risulta interessata da questo particolare fenomeno questa volta anche la Basilicata. A Craco, nel materano, oltre all'Altra Italia e alle due liste locali troviamo Oltre Craco: con i due soli voti ottenuti (su 449), difficilmente si può identificare come lista collegata al paese. A Castelluccio Superiore, in provincia di Potenza, le liste sono tre: tra queste, Uniti per Castelluccio recupera solo 7 voti su 534, meno di uno per candidato... Andando a consultare meglio i dati, tuttavia, si scopre che il quorum era stato un problema nel 2018 (allora si era presentata una sola lista ed era arrivato ai seggi solo il 40,20% degli elettori): forse questa volta non si è voluto rischiare...
Decisamente utile la presenza di Insieme per San Paolo Albanese nell'omonimo comune di provincia di Potenza. La lista raccoglie solo 7 voti (4,76%) che però non solo fruttano alla formazione tre seggi, ma soprattutto - grazie alla presenza della stessa - evitano il commissariamento: vota infatti solo il 49,67% degli aventi diritto. L'operazione è identica a quella già messa in piedi nel 2014: anche allora aveva votato solo il 48,21% e si era rischiato grosso (da segnalare che in quella tornata la lista vincitrice, con oltre il 90%, sfoggiava il simbolo nazionale del Pd, mentre questa volta si tratta di una civica, probabilmente di quella stessa area politica).


Dalla Lucania passiamo alla vicina Calabria e anche qui lo schema appena visto si ripete: si trovano tracce di vari casi di liste presentate, con ogni probabilità, per evitare il pericolo quorum ove ci sia una lista sola. A volte, peraltro, quelle liste non servono, perché il territorio genera già da sé due formazioni: a Gagliato, in provincia di Catanzaro, vota il 49,84% della platea di 638 elettori (a spanne ne manca uno solo per raggiungere e superare la metà del corpo elettorale), ma non c'era bisogno che si presentasse pure la terza lista, Insieme per il Domani, che manco a dirlo - pur essendosi dotata di un simbolo ben studiato - prende zero voti.
Risulta utilissima, invece, Uniti per Miglierina, sempre in provincia di Catanzaro. Il contrassegno è nella solita veste minimal conosciuta ampiamente nei casi precedenti, con il nome (minuscolo) nero su fondo bianco, e alla fine raccoglie solo 17 voti (pari al 5,5%); si tratta però dell'unica lista oltre alla vincitrice, dunque raccoglie tre seggi e, soprattutto, evita il commissariamento che, in sua assenza, sarebbe stato assicurato (votano 364 su una platea di aventi diritto pari a 901, poco più del 40%). Stessa situazione di Gagliato anche a Civita, nel cosentino: le liste sono tre ma vota il 42,27%, meglio quindi non rischiare e forse per questo viene presentata anche la lista Impegno Comune (che ricicla un simbolo "manesco" già visto altrove). 
Alla fine Impegno comune riesce a raccogliere solo 12 voti, pari al 2,16%, e non entra in consiglio. I seggi dell'opposizione vanno invece alla lista Donne Pollino, nata per opera dell'Osservatorio Donne Pollino e comunque "all'interno di un gruppo di mamme, imprenditrici, insegnanti, professioniste, operaie - così si legge sul sito - che crede fermamente nell'importanza del mutuo supporto, come strumento di innovazione sociale, al fine di migliorare la condizione di vita della propria comunità" e rifiuta "la struttura verticista, tipica della società patriarcale", in favore di un modello decisamente più orizzontale. Le tre consigliere sono arrivate, ora si vedrà come opereranno in consiglio.
Il rischio del quorum è stato evitato con una buona mossa anche a San Giovanni di Gerace, nel reggino: su 696 aventi diritto votano solo in 251, ma la lista Tradizione e Futuro (scritta nera su sfondo bianco, ma questa volta lo stile è manoscritto, quasi elegante nel suo essere naïf, anche se sembra esserci nella grafica più tradizione che futuro) salva la situazione grazie ai suoi 13 elettori (pari al 6,95%). Con quel pugno di consensi ottenuti, la "seconda" lista conquista pure tre seggi: come dire, una mossa, due servizi e la lista Per la rinascita di San Giovanni di Gerace potrà amministrare il comune senza troppi problemi, contando su un'opposizione ragionevole.
Il viaggio nella penisola si conclude a Scido, sempre in provincia di Reggio Calabria: la situazione è esattamente identica a quella vista un attimo fa, si contano solo 476 votanti su 1143 (anche qui sono più gli elettori che gli abitanti), per cui alla "seconda lista" Uniti per Scido basta prendere 12 voti (pari al 2,79%) per ottenere i tre seggi di minoranza e salvare la validità della consultazione del 2019.

Resterebbe da dire della Sardegna, dove si è votato il 16 giugno: qui, in realtà, non ci sono situazioni particolari. Si segnala solo il caso di Magomadas, in provincia di Oristano, nei pressi della località turistica di Bosa Marina: la particolarità è data dal fatto che sia nel 2017, sia nel 2018, le elezioni si erano risolte in un nulla di fatto per assoluta mancanza di liste. Quest'anno una si è presentata, Cambiamo passo: gli elettori lo hanno cambiato davvero, visto che ha votato il 61,58% degli elettori, quindi il piccolo comune sardo ha finalmente un nuovo sindaco e un consiglio operante dopo tre anni.