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venerdì 17 luglio 2015

L'Altra Italia che Silvio non ha in testa

Un simbolo molto improbabile...
Sarà stato un caso, senza dubbio. O un'occasione creata giusto per permettere ai maligni e ai mentitori di professione di esercitarsi nei loro sport preferiti. 
Perché davvero, solo un cattivo cattivista può pensare che tenere "Futuro Comune", la prima conferenza degli amministratori di Forza Italia (organizzata da Marcello Fiori, a capo dei club Forza Silvio) esattamente nello stesso giorno (e, per giunta, nella stessa sala) in cui, a distanza di poche ore, Raffaele Fitto ha presentato alla stampa il simbolo del suo nuovo progetto politico sia una mossa depistatoria, ad obscurandum. E solo un malpensante malvissuto poteva pensare che ci fosse un'occasione meno adatta della convention forzista per smentire certe voci che volevano Forza Italia in via di rottamazione (stavolta definitiva), a beneficio di una nuova formazione politica rigorosamente di non professionisti.
Già, perché proprio la mattina di ieri si era aperta con un gran coup de théâtre di Repubblica, a firma Francesco Bei (poteva essere un ottimo "retroscena", ma mancava la testatina conseguente), in cui si dava quasi per certo il varo di un nuovo soggetto politico berlusconiano, dal nome "L'Altra Italia" ("così, con due maiuscoli", precisava Bei). La ricostruzione del pezzo tratteggia un Berlusconi preoccupato da sondaggi in cui la fiducia nei partiti in campo sarebbe crollata ai minimi storici (e, fin qui, di inventato ci sarebbe ben poco) e seriamente intenzionato a creare un contenitore politico completamente nuovo, senza alcuno spazio per figure già note, con un occhio strizzato agli under-40 della società civile e l'altro rivolto a homini novi potenzialmente "pesanti", come Diego Della Valle.
Come si diceva, peraltro, l'ex Cavaliere si è premurato di smentire questa voce, bollandola senza troppi complimenti come "menzogna": "solo un folle potrebbe pensare di rottamare Fi e chi combatte al suo fianco", per cui Forza Italia "non andrà al macero, resta", con tanto di garanzia di ripresentazione e rielezione per chi oggi siede in parlamento (il che non sarebbe comunque un impegno facile, specie in caso di Senato non più elettivo). A dire il vero, in molti hanno parlato di smentita solo parziale, perché nelle parole di Berlusconi emerge l'idea di "un progetto pazzo", cui sarebbe al lavoro in questi giorni: a sentire lui, peraltro, si tratterebbe di rivoltare Forza Italia come un calzino, trasformandola in "una grande casa aperta della speranza, un movimento aperto a tutti, dove i protagonisti devono venire dalla vita vera, senza politici di professione".
Qualcosa di nuovo, dunque, il demiurgo di Mediaset allo studio ce l'avrebbe, ma una delle poche certezze - pur concedendo la massima buona fede a Francesco Bei e alle sue fonti - è che quell'aliquid novi non potrebbe chiamarsi "L'Altra Italia". Perché, se solo gli uomini di comunicazione consultati da Berlusconi avessero davvero pensato qualcosa di simile, si sarebbero attirati le ironie al vetriolo dei nemici di sempre, i tanto odiati "comunisti" (mai scomparsi dal bestiario dell'ex Cav). Avrebbero buon gioco nel demolire una creatura il cui nome ricorderebbe soprattutto il tentativo di ricompattare la sinistra italiana nel nome di Alexis Tsipras. Dopo che nel 2014 la lista L'Altra Europa era riuscita ad acchiappare un paio di seggi al Parlamento europeo, in varie regioni e in diversi comuni si è tentato di ripetere il miracolo: ecco allora spuntare un po' dappertutto (e con alterni successi) simboli "altri", la cui grafica era più o meno debitrice di quella sperimentata nel cammino verso Strasburgo, per cui si è visto di tutto, da "L'Altra Emilia Romagna" a "L'Altra Sinistra per Somma".
Una delle poche combinazioni non sperimentate, paradossalmente, è proprio "L'Altra Italia"; il rischio di ricordare in qualche modo i seguaci italiani di Tsipras dovrebbe però bastare da solo, secondo la modesta idea di chi scrive ora, a far capire che Berlusconi stia lavorando a progetti diversi da questo. Altrimenti i cattivisti di professione potrebbero scegliere di riderci sopra, producendo in quattro e quattr'otto un simbolo taroccato alla bisogna, con tanto di font Brandon schierato a suo tempo dalla lista Tsipras: a cambiare latitudine politica, provvederebbero il rassicurante fondo blu già usato dal Popolo della libertà e un accenno di tricolore, mai assente dai simboli berlusconiani. Lo saprebbero perfettamente, che quell'emblema non avrebbe nessuna possibilità di finire sullo schede, ma intanto si sarebbero fatti due risate. Sempre nell'attesa, beninteso, di capire cosa il SIlvio da Arcore abbia davvero in testa.

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