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sabato 18 luglio 2015

Fondazione An, sul simbolo si decide in ottobre

Ammettiamolo, senza problemi: mentre molti di noi eravamo intenti a guardare Fitto e il suo leone, o a pensare all'eventuale e ancora nebuloso "progetto pazzo" di Berlusconi, è un po' passata sotto silenzio una notizia di tutto rispetto, anche - ma ovviamente non solo - per la sua portata "simbolica". Il consiglio di amministrazione della Fondazione Alleanza Nazionale, infatti, in data 30 giugno ha deciso all'unanimità che il 3 ottobre a Roma si terrà l’Assemblea dei partecipanti di diritto e degli aderenti. 
Il "menù" che emerge dall'ordine del giorno è molto ricco: a parte l'illustrazione del piano delle attività e la valutazione dei risultati raggiunti, infatti, al secondo punto si legge proprio "utilizzo del simbolo"; non è poi da sottovalutare il terzo punto, quello relativo alle mozioni, visto che proprio da un documento simile (a firma Meloni - La Russa - Alemanno) nel 2013 fu decisa la concessione del simbolo di An al soggetto evoluzione di Fratelli d'Italia per l'anno 2014 (con tanto di proroga successiva alle tornate della scorsa primavera).
In quell'occasione potranno votare solo i partecipanti di diritto e gli aderenti che abbiano pagato tutte le quote di adesione dal 2012 al 2015 (25 euro per il 2012 e il 2013, 50 euro per gli ultimi due anni). Se due anni fa l'assemblea finì sotto i riflettori per gli scontri legati proprio al simbolo (con tanto di seguito in tribunale), questa volta i media seguiranno con ancora maggiore interesse: da tempo c'è chi chiede di trasformare la fondazione in qualcosa di diverso, che non si limiti a conservare il patrimonio (materiale e ideale) del Msi, di An e della destra, ma - dopo la fine politica (ma non giuridica) del Pdl, che An aveva contribuito a far nascere - intervenga direttamente nell'arena politica e, magari, cerchi di riaggregare tutti gli elettori di destra che ora, al di là proprio di coloro che aderiscono a Fratelli d'Italia, sono sparsi qua e là, senza avere una casa politica ritenuta comune.
Per qualcuno sarebbe sufficiente dare sostegno a un partito che già c'è (magari proprio Fdi) o che potrebbe nascere per altre vie; per altri dovrebbe essere proprio la fondazione a "patrocinare" la creazione di una formazione che tenga insieme più o meno tutti i pezzi e, magari, rimetta in pista il simbolo tradizionale di An. Decidere quale strada intraprendere, ovviamente, non è una scelta da fare a cuor leggero, anche perché comporta "investimenti" diversi, anche sul piano economico: i meno convinti dall'operazione repêchage, in effetti, non gradiscono affatto l'idea che per cercare di ricostruire An o qualcosa che le assomigli, si utilizzino le risorse della fondazione, ossia i soldi e i beni che furono di An e prima del Msi, frutto dell'impegno, delle donazioni e dei lasciti di iscritti e simpatizzanti (e, in parte, del finanziamento ai partiti).
E se mercoledì - sempre a Roma - sarà presentata una mozione, sostenuta da ForumDestra, con cui si chiede l’impegno della fondazione An a far rivivere i principi di Alleanza Nazionale e della destra in una ricostruzione dell'intero schieramento di centrodestra (le prime firme sono quelle di Sabina Bonelli, Michele Facci, Fausto Orsomarso, Andrea Santoro, Gianluca Vignale e Alessandro Urzì, ma solo la prima è stata candidata in Fdi, gli altri sono stati eletti soprattutto con Forza Italia e Ncd), Andrea Delmastro - che fa parte dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia - condensa la situazione in una domanda secca: "mi chiedo se l’unica eredità che si vuole raccogliere di Alleanza Nazionale sia il tesoretto e non il lascito culturale, valoriale, politico e programmatico".
Per Delmastro "la diaspora della Destra è terminata allorquando è nato Fratelli di Italia, un movimento che rappresenta il naturale approdo, la ritrovata terra natia per chiunque sia di Destra in Italia"; il partito, anzi, avrebbe già raccolto "l’eredità non solo di Alleanza Nazionale, ma più complessivamente della Destra Italiana [...] con indomito spirito di avventura e di libertà, senza calcoli di interesse e senza tatticismi". Temendo un possibile disegno di "ritorno ad Itaca" della fondazione, proposto da soggetti che militano sotto altre insegne (pensa soprattutto a Ncd) e potrebbero essere più interessati a banchettare che a essere padri nobili, Delmastro chiede che la fondazione "non diventi l’occasione per la guerra giudiziale per il bottino ereditario fra parenti che incontri solo dopo il funerale  e davanti al notaio all’atto di apertura dell’eredità". E, al di fuori di Fratelli d'Italia, sono schierati da sempre contro all'uso "politico" dei beni della Fondazione gli ex An schierati in Forza Italia, a partire da Maurizio Gasparri.
Bisognerà dunque aspettare i prossimi giorni per capire qualcosa di più e sicuramente in ottobre gli occhi di molti saranno puntati sull'assemblea della Fondazione An: fino ad allora, sarà pienamente lecito chiedersi - volendo riutilizzare indebitamente i versi mogol-battistiani - se, al di là del simbolo di Fratelli d'Italia, "la fiamma è spenta o accesa".

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