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domenica 19 luglio 2015

Simbolo, debiti e problemi del Partito radicale: le risposte di Maurizio Turco

La Lista Pannella del 1992
Ogni tanto, anche in politica, a domande dirette seguono risposte dirette. Nei giorni scorsi, alla lettera con cui il tesoriere del Partito radicale Maurizio Turco aveva comunicato le pesanti difficoltà economiche del gruppo (annunziando il preavviso di licenziamento agli ultimi dipendenti del Prntt) erano seguite almeno due missive di risposta: una del segretario dei Radicali Roma, Alessandro Capriccioli, un'altra di Marcello Pitta, dell'Associazione Enzo Tortora Radicali Milano. nelle due lettere c'erano domande precise, specie sulla situazione economica e politica del partito (che non svolge il congresso da anni) e sulle proprietà della galassia radicale, a partire dal simbolo della rosa nel pugno e dall'archivio.
Le prime risposte sono arrivate lunedì, nell'intervista che Turco mi ha rilasciato per Termometro Politico; venerdì, comunque, lui ha risposto alle due lettere. Nel replicare a Capriccioli, Turco ha confermato che "sia il simbolo della rosa nel pugno che l’archivio sono di proprietà della Lista Pannella". In particolare, "il simbolo è stato ceduto e ne è stata fatta comunicazione al Congresso di Chianciano del 17/20 febbraio 2011; l’archivio da quando la Lista Pannella ha cominciato a pagare i costi per raccogliere ed organizzare il materiale, compreso quello dei deputati europei della V legislatura, ceduto con atto notarile".
La stessa lettera a Capriccioli, tra l'altro, contiene importanti ricostruzioni - operate da Cecilia Angioletti e Paolo Chiarelli - sulla proprietà della Spa Torre Argentina Società di Servizi (a sua volta proprietaria delle "sedi radicali" di via di Torre Argentina, 76 a Roma) e di Radio Radicale, che ha una storia piuttosto complessa ma meritevole di attenzione.  
Nella risposta a Pitta, invece, Turco ha dato innanzitutto conto della mancata convocazione del 31° congresso: l'assise doveva tenersi entro il 2013, ma il segretario del Partito, Demba Traoré, non lo ha mai convocato e non ha nemmeno spiegato la sua scelta con una lettera agli iscritti: da mesi, dunque, il Senato del partito - composto dai segretari e dai tesorieri delle otto associazioni costituenti - è incaricato di ripristinare la legalità statutaria, ma l'organo ha scelto di prendere tempo, perché "se avesse convocato il Congresso nel dicembre 2013 non avrebbe potuto fare altro che o prendere atto della situazione economico finanziaria e chiudere la baracca; oppure darsi un tempo dato per pagare i debiti e raccogliere denaro per le ulteriori iniziative, tenendo presente il contesto di silenzio, la mancanza di denaro e l’impossibilità di avere ulteriore credito per fare una qualsiasi iniziativa di autofinanziamento rivolta all'esterno".
Secondariamente, secondo Turco ci sarebbero due fattori alla base della situazione difficile del partito: da una parte, "le lotte radicali contro il regime" avrebbero portato a una "censura che è ulteriormente degenerata in 'sbianchettamento' (come nelle foto ritoccate dallo stalinismo), per esempio"; dall'altra parte, "dall'agosto del 2005, quando all'unanimità fui incaricato dal Senato del Partito  a subentrare al Tesoriere dimissionario, c’erano in cassa oltre 1,5 milioni di euro di debiti e sin da allora fino al congresso del 2011, quando dovetti autocandidarmi, e fino ad oggi (...) il Partito radicale (…) si è assunto la responsabilità di privilegiare la possibilità che i soggetti costituenti avessero un luogo e degli strumenti per poter operare".

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