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domenica 4 ottobre 2015

Fondazione An: Fratelli d'Italia vince (ma non stravince)

Alla fine l'accordo che qualcuno aveva sperato non c'è stato: arrivare alla conta sulle mozioni presentate all'assemblea dei partecipanti di diritto e degli aderenti alla Fondazione Alleanza nazionale è stato inevitabile. Chi vuole a tutti i costi identificare vincitori e vinti, dirà che ha vinto la linea di Fratelli d'Italia e ha perso quella dei "quarantenni" e di chi, come Gianni Alemanno, li aveva sostenuti con maggiore forza. In realtà, a ben guardare, la situazione è un po' più complessa e merita una lettura più attenta.
Il primo numero da analizzare è stato poco considerato dagli interpreti. Al voto di oggi hanno partecipato 490 delegati su quasi 600 aventi diritto, cioè coloro che erano regolarmente iscritti o che hanno pagato le quote dovute anche in extremis; a dicembre del 2013, alla prima assemblea, i votanti erano stati 306, gli aventi diritto 693 (chi aveva impugnato l'esito del voto che aveva concesso il simbolo di An a Fratelli d'Italia ne aveva contati 1206, ma forse molti non avevano regolarizzato l'adesione). La partecipazione è stata più consistente stavolta, anche perché da mesi si preparava l'evento (lo hanno fatto soprattutto i sostenitori della "mozione dei quarantenni") e su certe presenze si è contato; pesa però il calo di aderenti alla fondazione, a quattro anni dall'avvio, come se nell'ultimo biennio circa cento persone si fossero scordate di rinnovare l'iscrizione o si fossero allontanate di proposito. Segno poco incoraggiante, a ben guardare.
Arrivando ai numeri più "caldi", quelli delle mozioni, il testo a prima firma di Ignazio La Russa (Fondazione per l'Italia), volto a riaprire un "congresso costituente" di Fratelli d'Italia che apra a chi si riconosce ancora nei valori di An e a rinnovare la concessione del simbolo, ha ottenuto 266 voti, quando ne bastavano 246; la mozione "dei quarantenni" di voti ne ha ricevuti 222. Di documenti ce n'era un terzo, firmato da Nicola Bono e Vincenzo Zaccheo (gli stessi che già nel 2013 avevano chiesto maggiore democrazia interna per la fondazione), con cui si chiedeva di "congelare" il simbolo "perché non diventi motivo di lotta", come ha spiegato Bono, che peraltro sposava la tesi dei "quarantenni": quella mozione ha ricevuto 212 voti. La mozione con primi firmatari Altero Matteoli e Maurizio Gasparri, invece, è stata ritirata, con lo stesso Gasparri che - pur ribadendo che "non si può fare della fondazione un partito" e che "chi vuole rifare un partito alleato con Monti, lo può fare. Non con i soldi della Fondazione" - ha invitato a votare la mozione La Russa.

sabato 3 ottobre 2015

Fondazione An: la mozione di La Russa pronta a vincere?

Alla fine l'appuntamento di destra per eccellenza è arrivato: oggi, all'hotel Midas di Roma, lo stesso in cui il 16 luglio 1976 Bettino Craxi fu incoronato segretario del Psi (e lo rimase per sedici anni e mezzo), inizia l'assemblea dei partecipanti di diritto e degli aderenti della Fondazione Alleanza nazionale. L'appuntamento da statuto è biennale e, dopo la prima turbolenta assemblea della fine del 2013, da tempo si attendeva la convocazione della seconda puntata: come si legge su questo sito da settimane, l'atmosfera se possibile è ancora più tesa ed "elettrica" rispetto a due anni fa.
Più che sulle attività svolte, ovviamente, il confronto-scontro riguarderà il futuro. Fino a ieri erano almeno due le mozioni presentate su cui l'organo della fondazione si sarebbe dovuto pronunciare (ricordando che il numero legale dei presenti perché l'assemblea si costituisca correttamente è un terzo degli aderenti; per l'approvazione delle mozioni occorrerà, in più, la maggioranza dei presenti). 
La prima, e più chiacchierata, era la cosiddetta "mozione dei quarantenni" (presentata a luglio da sei firmatari), volta a tentare di riunire politicamente la destra attraverso una nuova associazione, avallata dalla Fondazione An, per poi approdare al massimo in un anno a un partito unico che rappresenti davvero la destra italiana e che possa essere sostenuto, tra l'altro, dalle risorse residue di An di cui è titolare la fondazione stessa; il testo, cui hanno aderito tutte le associazioni riunite in ForumDestra (a partire da Prima l'Italia, movimento di Gianni Alemanno e di Francesco Biava, vicepresidente della fondazione), è stato da pochi giorni modificato, inserendo tra l'altro il riferimento al parere dei civilisti Antonino Cataudella e Giovanni Doria sulla fattibilità di un impegno politico diretto della fondazione e la richiesta di "democratizzare" la formazione del consiglio di amministrazione dell'ente (facendone eleggere in particolare l'elezione dei membri da parte della stessa assemblea) .
La seconda mozione, non meno discussa, porta le firme di Altero Matteoli, Maurizio Gasparri, Giuseppe Valentino, Marco Martinelli, Alfredo Mantica e Carmelo Porcu (tutti ex An, molti ora militano in Forza Italia, ma non tutti) ed avversa in pieno qualunque "cambio di destinazione d'uso" della Fondazione Alleanza nazionale rispetto alla sua forma giuridica e alla sua vocazione culturale, come pure l'idea che le sue risorse possano essere utilizzate oltre i limiti di legge per finanziare un partito, anche di nuova costituzione: in caso contrario, si prospetta la possibilità di "un infinito e doloroso contenzioso" che - c'è da giurarci - Gasparri e gli altri, direttamente o indirettamente, sarebbero pronti a iniziare.
Tra le due soluzioni appena viste, tuttavia, è probabile che se ne imponga - anche se, magari, di misura - una terza: si tratta della mozione annunciata da Ignazio La Russa nei giorni scorsi (anche grazie a un'intervista sul Tempo), come sorta di mediazione tra le due ipotesi appena viste e la realtà, che vede Fratelli d'Italia come unico partito di destra con rappresentanza parlamentare e cui l'assemblea della Fondazione An ha già riconosciuto per il 2014 (non senza polemiche) l'uso del simbolo, prorogato dal cda per parte di quest'anno. Il testo della mozione è certamente debitore del deliberato dell'assemblea nazionale di Fdi di domenica scorsa con cui si sono impegnati gli aderenti alla fondazione iscritti al partito a non sostenere progetti che possano apparire come "duplicazioni" del partito di tutta la destra che proprio Fdi sta cercando di incarnare.