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sabato 17 luglio 2021

Europa Verde - Verdi: "Via il simbolo alla componente Facciamo Eco"

Nemmeno una settimana fa, nel dare notizia dell'evoluzione della Federazione dei Verdi nel nuovo soggetto politico Europa Verde - Verdi, ci si era interrogati sul destino della componente politica del gruppo misto alla Camera Facciamo Eco, nata a marzo grazie al sostegno (determinante) del partito del Sole che ride. Si pensava che entro qualche giorno 
il nome della compagine potesse cambiare, inserendo al suo interno anche il riferimento a Europa Verde per rendere visibile pure nelle aule parlamentari l'evoluzione del progetto politico. Non sarà così, anzi, almeno per ora il riferimento ai Verdi sparirà proprio dall'aula di Montecitorio: due giorni fa, infatti, la direzione nazionale di Europa Verde - Verdi ha deciso all'unanimità di revocare la concessione del simbolo della Federazione dei Verdi alla componente parlamentare. Che, evidentemente, è destinata a cessare alla prima seduta utile, a meno che un'altra forza politica che ha partecipato alle elezioni del 2018 le consenta di "sopravvivere". 
Vale giusto la pena richiamare in breve l'inizio di questa storia. La componente del gruppo misto 
Facciamo Eco era nata lo scorso 10 marzo ad opera dei deputati Rossella Muroni (eletta in Leu), Alessandro Fusacchia (eletto in +Europa) e Lorenzo Fioramonti (eletto nel M5S). Questa si era potuta costituire, tuttavia, solo grazie all'apporto dei Verdi, in quanto forza politica presentatasi alle ultime elezioni politiche con il proprio simbolo visibile sulla scheda elettorale (sia pure all'interno delle liste Insieme Italia Europa). Il regolamento della Camera, all'art. 14, comma 5, consente la formazioni di componenti politiche interne al gruppo misto, purché siano composte da almeno dieci membri, senza che sia richiesta alcuna omogeneità politico-partitica; si fa eccezione alla regola permettendo il sorgere di componenti con almeno tre membri, purché questi appartengano a minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione oppure - ed è il caso più frequente - "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". 
Sulla base di questa disposizione (e visto il modo piuttosto generoso in cui essa è stata finora interpretata), la Federazione dei Verdi - che allora aveva come co-portavoce Elena Grandi e Matteo Badiali - aveva stretto un rapporto di collaborazione con i tre membri originari della componente, concedendo loro l'uso del proprio simbolo e, soprattutto, acconsentendo a dirsi rappresentata alla Camera dai membri della componente. Se il simbolo dei Verdi, in particolare il sole che ride, era a disposizione della compagine fin dall'inizio, alla sua nascita Facciamo Eco era soprattutto un'etichetta, senza una resa grafica precisa, anche se erano stati individuati due colori (verde e viola) usati come elemento visivo ricorrente nei materiali e nei contenuti diffusi. Il 26 marzo, sulla pagina Facebook della componente - alla quale avevano aderito fin dall'inizio anche i deputati Andrea Cecconi e Antonio Lombardo (entrambi eletti nel MoVimento 5 Stelle) - era apparsa una grafica tinta degli stessi colori, con "Facciamo" viola in alto ed "Eco" verde subito sotto, molto evidente e con due elementi curvilinei alle estremità per dare l'idea dell'eco acustica che si propaga. In più di un'occasione i membri della componente hanno accostato il loro nome principale a quello dei Verdi, senza far pensare che ci fossero problemi in questo senso.
Proprio ieri, invece, una comunicazione a iscritte e iscritti dei due freschissimi co-portavoce di Europa Verde - Verdi, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi (eletti una settimana fa all'assemblea costituente della forza politica), ha fatto capire che alcuni problemi, nemmeno tanto lievi, erano invece sorti ed erano tali da richiedere un intervento deciso. Se i Verdi avevano accettato di farsi rappresentare in Parlamento da Facciamo Eco (concedendo all'unanimità l'uso del proprio simbolo) "
nella prospettiva di un processo politico unitario e di una positiva collaborazione politico-programmatica", scorrendo la deliberazione della direzione nazionale di Europa Verde - Verdi si apprende di "crescenti divergenze politiche e programmatiche rispetto alla posizione da assumere nei confronti del Governo Draghi". 
Per dirla in poche parole, il consiglio federale dei Verdi il 22 maggio aveva scelto di collocare il partito all'opposizione del governo guidato da Mario Draghi, pur avendo inizialmente "accolto con speranza l’avvento del governo Draghi e le promesse sulla transizione ecologica". Promesse che, a detta dell'organo collegiale dei Verdi, non sarebbero state mantenute, sotto vari piani: nella deliberazione si segnala innanzitutto che la relazione al Pnrr prevede "l'aumento delle spese militari e la richiesta di fondi sul ponte sullo Stretto di Messina" (due punti incompatibili "con la storia del movimento ecologista e pacifista italiano"), eppure i membri della componente si sono astenuti sul punto, così come sull'intero Pnrr "che non rispetta gli obiettivi sul clima" (perché "sottrae risorse al trasporto pubblico, alla depurazione, alla mobilità elettrica, alle rinnovabili, favorendo ancora le fonti fossili, alla lotta allo smog, alle bonifiche dei siti inquinati, agli asili nido e all'imprenditoria femminile"), mentre la componente avrebbe addirittura votato a favore del fondo complementare del PNRR "che finanzia l'Alta velocità nel sud a discapito degli investimenti sui treni regionali, che al 50% ancora oggi sono alimentati a gasolio". 
Europa Verde - Verdi contesta poi al governo Draghi il parere favorevole dato alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina ("un’opera che verrebbe realizzata in un'area ad alta sismicità e che sarà finanziata dal governo utilizzando le risorse che si sono liberate da quelle opere finanziate dai fondi del Recovery Plan"), così come la presentazione di "riforme in campo ambientale come il 'd.l. semplificazioni' che diminuiscono le tutele e rinunciano ad investire sui controlli ambientali" e il rifinanziamento della marina militare libica, mentre "la guardia costiera libica è accusata di torture ai danni di migranti e molti video documentano le atrocità commesse". Una stoccata è diretta anche al ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, il quale avrebbe riaperto "discussioni chiuse dai referendum popolari come quella sulla realizzazione delle centrali nucleari, o autorizzando nuove trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, frenando gli investimenti sulla mobilità elettrica ritenuta dal ministro non conveniente almeno fino ai prossimi dieci anni nel nostro paese andando in controtendenza a quello che accade in tutto il mondo che investe nell’auto elettrica" 
Insomma, per Europa Verde - Verdi il partito non può certo sostenere Draghi, ma deputate e deputati della componente Facciamo Eco - Verdi sarebbero stati indisponibili ad "assumere una collocazione politica all’opposizione del governo Draghi che non può limitarsi alla semplice critica come invece proposto" da Rossella Muroni. Europa Verde - Verdi ha preso atto di ciò, riconoscendo libertà e autonomia ai membri della componente ma rivendicando lo stesso per sé.
La situazione, già delicata sul piano parlamentare, sarebbe acuita dal non aver riscontrato "alcuna disponibilità da parte della componente parlamentare" al sostegno di liste di Europa Verde - Verdi o alla formazione di "liste verdi ecologiste e civiche comuni per le prossime elezioni amministrative e regionali". I vertici dei Verdi, che avrebbero dato vita in seguito a Europa Verde - Verdi, già dallo scorso novembre - come si legge sempre nel deliberato della direzione nazionale - avrebbero chiesto più volte a Rossella Muroni "di cooperare insieme per costruire una lista Verde, ecologista, civica e femminista per le prossime elezioni di Roma Capitale", mentre lei a fine giugno avrebbe comunicato alla Federazione dei Verdi "che la componente Facciamo Eco-Federazione dei Verdi non si sarebbe occupata di elezioni amministrative". Una posizione considerata "contradditoria e opposta a quella realmente praticata", in base alle notizie riportate dal Pd Roma e da altre forze politiche, in base alle quali proprio Muroni starebbe "partecipando attivamente e in prima persona alle riunioni per la costruzione di una lista civica ecologista concorrente alla lista di Europa Verde - Verdi all’interno della coalizione a sostegno del candidato sindaco di Roma Roberto Gualtieri": ciò avrebbe creato "non poco stupore", facendo concludere che "il simbolo dei Europa Verde-verdi non può essere concesso per favorire liste concorrenti e contrapposte alle elezioni amministrative". 
Il fatto stesso, infine, che nell'ultima newsletter della componente parlamentare si sia espressa la volontà di darsi "una struttura ben definita, con l’obiettivo, entro la fine dell’anno, di iniziare ad essere presenti anche fuori dal Parlamento", con la costruzione di "una rete di tante realtà che condividano la nostra agenda e i nostri valori", è stato ritenuto da Europa Verde - Verdi "esplicitamente divaricante rispetto all’iniziale prospettiva di un processo politico unitario, pur nella reciproca autonomia". 
Il documento approvato dunque parla di "comune decisione" (non è chiaro se ci si riferisca solo ai componenti della direzione nazionale di Europa Verde - Verdi, a interlocuzioni con i Verdi Europei o se la decisione sia stata condivisa pure da Facciamo Eco) di sospendere fino alle elezioni amministrative la costruzione del percorso unitario. Sulla base di ciò, la direzione di Europa Verde - Verdi ha deciso all'unanimità "di revocare la concessione del simbolo della Federazione dei Verdi, oggi nella disponibilità di Europa Verde-Verdi che ne rappresenta la continuità giuridica, alla componente parlamentare Facciamo Eco"; questo non fa venir meno l'auspicio affinché si lavori per creare "subito dopo le elezioni amministrative, come comunemente deciso anche con i Verdi Europei, le condizioni di un lavoro comune, che possa rendere nuovamente possibile una proficua e rinnovata collaborazione anche in Parlamento".
Al di là dell'auspicio, va rilevato che quando il rappresentante di Europa Verde - Verdi (Bonelli o Evi, ma più probabilmente il tesoriere e legale rappresentante Francesco Alemanni) comunicherà alla Presidenza della Camera la revoca del simbolo alla componente Facciamo Eco, che non rappresenta più la Federazione dei Verdi, la citata componente non avrà più ragione di esistere proprio per il venir meno del "requisito della rappresentanza di un partito o movimento politico richiesto ai sensi dell'articolo 14 comma 5, secondo periodo, del Regolamento". Questo era stato scritto sul sito della Camera a proposito della cessazione - il 17 dicembre 2019 - della componente Cambiamo - 10 volte meglio: quest'ultima forza politica (presente alle ultime elezioni solo in poche circoscrizioni e senza alcun proprio rappresentante in Parlamento) nel maggio del 2019 aveva dichiarato di sentirsi rappresentata dalla componente (che all'inizio si chiamava Sogno Italia) e poi aveva ritirato la dichiarazione di rappresentanza, comportando la cessazione della componente (e causando le proteste di chi, come il costituzionalista Salvatore Curreri, riteneva pericoloso che a decidere sul sorgere o sulla "fine" di un'articolazione parlamentare fosse un soggetto politico del tutto esterno alle Camere), mentre i suoi membri residui qualche settimana dopo avrebbero aderito alla componente ridenominata "Noi con l'Italia - Usei - Cambiamo! - Alleanza di centro".
Facciamo Eco, dunque, sembra destinata alla consunzione. Quel nome potrebbe non sparire però dalla vita e dai resoconti della Camera se un'altra delle forze politiche che hanno partecipato alle elezioni politiche del 2018 con il loro simbolo - anche all'interno di altri contrassegni, anche solo in poche circoscrizioni - accettasse di dirsi rappresentata da Facciamo Eco e mettesse a disposizione, insieme al proprio simbolo, la possibilità di costituirsi in componente politica del gruppo misto conferita dal regolamento. Ben difficilmente, tuttavia, questo potrebbe far sopravvivere la componente che oggi esiste: è molto più probabile che di questa si dichiari la cessazione e che il Presidente della Camera autorizzi subito dopo il sorgere di una nuova componente (grazie all'apporto di una diversa forza politica) sulla base della richiesta pervenutagli. 
Il precedente - non identico, ma con alcuni elementi di somiglianza - su cui si poggia quest'idea ha riguardato, nella scorsa legislatura, la compagine di Alternativa libera, formata da deputate e deputati che avevano ottenuto l'elezione nel MoVimento 5 Stelle: sorta nel febbraio 2015 come componente "maggiore" formata da dieci membri e poi sopravvissuta, dopo alcune defezioni, grazie all'arrivo dei rappresentanti di Possibile (forza politica nata dopo le elezioni del 2013, dunque senza facoltà di costituire una propria componente), una volta scesa sotto la consistenza minima richiesta dal regolamento è stata dichiarata cessata il 20 marzo 2017; lo stesso giorno, le cinque persone elette che si riconoscevano ancora in Alternativa libera hanno chiesto e ottenuto di formare una componente grazie al sostegno tecnico di Tutti insieme per l'Italia, al dichiarato scopo di non disperdere lo staff tecnico che aveva assistito la componente sino a quel momento. Nonostante questo, però, lo staff dovette comunque lavorare a fianco di una nuova componente, non potendosi evitare lo scioglimento di quella precedente poiché erano venute meno le condizioni per la sua permanenza in vita (cioè il numero minimo richiesto dal regolamento, che in ogni caso non ci sarebbe più stato dopo la scelta annunciata di Possibile di aderire al gruppo di Sinistra italiana). Anche in questo caso, se non altro per una questione di trasparenza e correttezza, ove un'altra forza politica concedesse a Facciamo Eco di esistere di nuovo come componente, sarebbe opportuno che quella nata grazie ai Verdi cessasse, per poi rinascere subito dopo con il supporto di un altro soggetto politico.
Proseguono dunque le meraviglie - per chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica tali sono - del gruppo misto della Camera, a dispetto delle proposte di modifica del regolamento che cercano di scoraggiare fenomeni simili, oltre a quello più generale del transfughismo (il cambio diffuso di casacca, detto in altre parole). Nonostante questo, non sarà così facile voltare pagina del tutto: se ne parlerà tra qualche giorno più nel dettaglio, analizzando la proposta di modifica al regolamento presentata dal Pd a fine giugno.

domenica 11 luglio 2021

Europa Verde, da lista a forza politica (evoluzione dei Verdi)

Di solito le liste presentate alle elezioni europee da più forze politiche, 
bisogna ammetterlo, non godono di grande fortuna nel medio periodo, figurarsi nel lungo: spesso non superano lo sbarramento del 4%; quando ci riescono, di frequente si rivelano fusioni a freddo o semplici cartelli elettorali, destinati a far perdere le tracce di sé nel giro di qualche manciata di mesi (e a volte le cose non vanno benissimo nemmeno alle elezioni politiche: esemplare il caso di Liberi e Uguali, nata come lista comune, mai davvero diventata partito unitario a dispetto delle intenzioni proclamate e rimasta solo gruppo parlamentare alla Camera). C'è anche chi, invece, prova a scrivere un finale diverso alla propria storia: è il caso di Europa Verde, nata come lista per le elezioni europee del 2019 soprattutto per iniziativa della Federazione dei Verdi (in quanto soggetto membro del Partito verde europeo), ma che aveva unito anche l'impegno di altre forze politiche di sensibilità ambientalista e progressista, "nonché femminile e femminista", a partire da Possibile.
Ieri e oggi, infatti, si è tenuta a Chianciano Terme l'assemblea costituente della nuova forza politica, il cui nome esatto risulta essere Europa Verde - Verdi e che lo statuto appena approvato qualifica come "federazione" (per cui di fatto la forma organizzativa è rimasta la stessa già vista in passato nell'area "verde"); lo stesso statuto fissa la sede a Roma, in via Augusto Valenziani, 5 (la stessa indicata per la Federazione dei Verdi). Di fatto il nuovo soggetto politico si pone come confluenza delle due esperienze, quella quasi quarantennale della Federazione dei Verdi e quella biennale di Europa Verde. Più difficile, al momento, è dire quale procedimento giuridico sia stato effettivamente adottato, se cioè si sia di fronte davvero alla nascita di un nuovo soggetto giuridico-politico o, piuttosto, non si sia provveduto a modificare lo statuto (di fatto sostituendolo) con il nuovo testo elaborato da una commissione ad hoc. Sembra quasi che la seconda ipotesi sia più probabile (ma naturalmente, ove non fosse così, si provvederà a rettificare quanto prima), visto il post pubblicato sulla pagina Facebook nel primo pomeriggio di sabato: "L'Assemblea dei delegati della Federazione dei Verdi e i numerosi ospiti presenti, esponenti del mondo ambientalista civico e associazionista, presenti a Chianciano Terme hanno deciso: sarà Europa Verde-Verdi a ereditare dalla Federazione dei Verdi il lascito di Alex Langer e a portare in Italia quelle istanze ecologiste, europeiste, femministe e di solidarietà caratteristiche della formazione ambientalista".
Il simbolo adottato sabato è quasi identico a quello coniato in occasione delle elezioni europee di due anni fa; lo stesso, tra l'altro, che con poche modifiche è stato usato fin qui anche alle elezioni sul territorio anche dopo il voto per il Parlamento europeo, eleggendo anche consiglieri regionali. Si rivede dunque il cerchio a fondo verde chiaro, con il girasole adottato dall'European Green Party (riportato anche con il suo nome inglese, riferimenti che hanno permesso nel 2019 di evitare la raccolta firme) e il nome della forza politica subito sotto, con lo storico sole che ride al posto della "o" di "Europa"; unica differenza riguarda la parola "Verdi", aggiunta nella parte superiore a destra del fiore, accanto al bordo del cerchio (qui "Verdi" è proposto in un normalissimo carattere "bastoni", lo stesso usato per indicare i Verdi europei, senza richiamare in alcun modo le font usate in precedenza dalla Federazione dei Verdi). 
A Chianciano si è proceduto all'elezione delle principali cariche della nuova forza politica  "ecologista, europeista, solidale e femminista" (così si legge sulla pagina Facebook, che fino alla fine di gennaio era stata quella dei Verdi, per poi essere unita con quella - creata nel 2019 - di Europa Verde). Co-portavoce sono Eleonora Evi (eletta europarlamentare nel 2014 e nel 2019 con il MoVimento 5 Stelle, passata pochi mesi fa al gruppo verde/Ale e attiva nel progetto di Europa Verde da aprile) e Angelo Bonelli (già deputato verde nella XV legislatura e presidente della Federazione dei Verdi dal 2009 al 2018); in continuità con l'esperienza dei Verdi appare l'elezione a tesoriere (una conferma, di fatto) di Francesco Alemanni; co-presidenti del consiglio federale del partito sono invece Fiorella Zabatta (già componente dell'esecutivo nazionale dei Verdi) e Marco Boato (il cui lungo impegno come parlamentare prima radicale, poi verde è ben noto). Si mantiene dunque la doppia figura di guida del soggetto politico (praticata anche nel vertice del consiglio federale), per esprimere in pieno la parità di genere; è invece monocratica la figura del tesoriere o della tesoriera, anche perché la natura collegiale mal si concilia con le disposizioni in termini di rappresentanza legale.
Ieri è dunque iniziato ufficialmente il cammino di Europa Verde - Verdi. Si vedrà poi se, tra i primi atti, ci sarà anche l'approdo in Parlamento, con la modifica della denominazione della componente del gruppo misto Facciamo Eco - Federazione dei Verdi, magari in Facciamo Eco - Europa Verde - Verdi: in fondo è importante che all'interno del nome resti il riferimento al soggetto che ha partecipato in modo visibile alle elezioni del 2018 perché la componente possa continuare a operare e sarebbe sufficiente una comunicazione alla Presidenza della Camera di un soggetto di vertice di Europa Verde - Verdi per operare il cambiamento.

lunedì 3 agosto 2020

Europa Verde-Demos, liste composite per De Luca crescono

Qualcosa si era già anticipato nell'articolo di ieri: la coalizione che sosterrà la nuova candidatura di Vincenzo De Luca alle regionali in Campania sarà molto numerosa, ma probabilmente un po' meno di quanto si era ipotizzato alcuni giorni fa. Sarà per il monito lanciato da Ciriaco De Mita una settimana fa, durante la conferenza di presentazione della lista dei Popolari ("dieci liste per lo stesso risultato danno una sensazione di ammucchiata"), sarà che si era pensato anche un numero ben più alto di dieci formazioni (che avrebbero portato voti alla coalizione, ma di fatto li avrebbero dispersi, sottraendoli soprattutto al Pd che da tempo si lamenta di questa situazione), sta di fatto che nelle ultime manciate di ore il numero di liste sembra in effetti sfoltirsi, procedendo per accorpamenti. Alcuni di questi, peraltro, saranno visibili nei contrassegni di lista.
Tra gli emblemi compositi, uno degli ultimi a essere presentati è quello della lista che vedrà insieme Europa Verde e Demos - Democrazia solidale. Nel consiglio regionale uscente la componente ecologista è rappresentata da Francesco Emilio Borrelli, eletto nel 2015 nella circoscrizione di Napoli per la lista che i Verdi avevano presentato insieme a Davvero di Michele Ragosta e presidente del gruppo Campania libera. A livello regionale tuttavia è presente anche Demos, gruppo nato come associazione nel 2015 da una scissione di Per l'Italia (avendo come nomi più noti gli ex montiani Lorenzo Dellai, Andrea Olivero, Mario Marazzin e Mario Giro, nonché l'ex ministro Andrea Riccardi) e dal 2019 si è trasformato in un vero partito, presieduto dallo stesso Mario Giro e coordinata da Paolo Ciani, con le proprie radici nel cristianesimo sociale e assai vicino alla comunità di Sant'Egidio. Non a caso, la lista è stata presentata proprio presso la Scuola di lingua e cultura italiana di Sant'Egidio a Napoli, in una conferenza stampa il 28 luglio alla quale hanno partecipato Angelo Bonelli (coordinatore dell'esecutivo nazionale di Europa Verde) e Mario Giro. 
"Quest'intesa è importante sul piano culturale e politico - ha spiegato Bonelli - Si tratta di una novità politica, di un laboratorio che fa incontrare la giustizia ambientale e la giustizia sociale. Ecologia significa questo: dove c'è ingiustizia ambientale c'è ingiustizia sociale, le due cose sono collegate ed ecco perché quest'unione di due mondi per me è fondamentale, per la Campania che è luogo di grandi problemi ambientali e sociali e, se sapremo avere buoni risultati coi nostri candidati e le nostre candidate, anche su scala nazionale. I Verdi in Germania, nel land del Baden-Württemberg, governano già con la Cdu: costruire una visione nuova dell'ambientalismo nel nostro paese, che allarga lo sguardo e si coniuga con la giustizia sociale, può rappresentare un'occasione importante per l'Italia". "Spesso si pensa che in una società come la nostra, specie nei momenti di crisi, l'ecologia sia un lusso - ha aggiunto Giro - per noi invece è un'assoluta necessità. Demos è nata un anno e mezzo fa, abbiamo creato prima la rete umana dei vertici e abbiamo partecipato a varie consultazioni elettorali. Pensiamo che vada portata fino al livello nazionale l'espressione di tante sensibilità che vengono dal basso. Siamo abituati a batterci contro le disuguaglianze sulle persone: questa è una 'lista Laudato si', proprio perché mette insieme la lotta alle disuguaglianze e alle ingiustizie ambientali, di cui la Terra dei Fuochi è solo uno degli esempi".
Il percorso comune delle due forze politiche si traduce in un simbolo occupato per la maggior parte dal simbolo di Europa Verde (con la precisazione che si tratta del raggruppamento campano ecologista), mentre il segmento inferiore del cerchio è dedicato all'emblema di Demos, con il logotipo piccolo e bianco sul fondo color verde-acqua. A ben guardare, si deve riconoscere che si tratta di un contrassegno composito piuttosto ben congegnato, in cui l'accostamento cromatico è ben bilanciato e piuttosto gradevole. Il percorso citato, peraltro, riguarda anche la Liguria, dove tuttavia si utilizza un simbolo diverso: la parte superiore e prevalente è sempre di Europa Verde, ma a Demos è affidato più spazio e qui i colori si ribaltano (il fondo è bianco, il logo e le scritte sono color verde-acqua, lo stesso che tinge la conferenza che racchiude tutto il contrassegno; in più compare anche l'hashtag #laforzadelNOI che caratterizza il partito di Giro e Ciani). 
A proposito di contrassegni compositi e visto che si è citato Davvero, si può cogliere l'occasione per segnalare che, negli ultimi giorni, la lista che già era stata presentata come composta dal gruppo di Michele Ragosta e dal Partito animalista ha ampliato la propria composizione, includendo anche le candidature di Italia in comune. L'unione si vede anche sul piano grafico: gli animalisti ora sono al centro del contrassegno, con la loro fascia rossa che ha visto ridurre un po' il corpo della scritta, così da lasciare il posto in basso al fregio di Italia in comune, anche se nel segmento inferiore non c'è abbastanza spazio per mostrare per intero le "code" tricolori. Anche qui si è fatto il possibile per preservare un minimo di armonia della rappresentazione complessiva, anche se va detto che, rispetto al contrassegno di Europa Verde - Demos (che pure è interamente campito di colore), questo sembra assai più "affollato" e "pieno", il che era inevitabile con tre soggetti politici sviluppati in orizzontale. In ogni caso, lo sforzo di mantenere il decoro grafico emerge e va riconosciuto.

venerdì 3 maggio 2013

Ambienta-Liste e lune che sorridono

Dopo lo scherzetto delle elezioni del 2004, con la lista Verdi-Verdi e Verdi federalisti, gli ambientalisti che non si riconoscono nelle posizioni “sinistre” della Federazione dei Verdi non sono certo sazi: nel 2005 ci sono le elezioni regionali e quella è un’ottima vetrina per avere visibilità e, magari, ottenere un posto da consigliere che non guasta. 
In Piemonte Maurizio Lupi ci riprova con i Verdi-Verdi, recuperando l’orsetto che ride dei tempi migliori (messo in pausa l’anno prima), ma cambiando in seconda battuta il resto dell’emblema: via il colore verde e la scritta Verdi-Verdi, che al Sole che ride non piacevano per niente (specie dopo la sentenza del Consiglio di Stato dell’anno prima) e si sperimenta una nuova dicitura, «l’Ambienta-Lista», un giochetto di parole che può tornare buono in futuro. Sotto all’orso, l’indicazione gigantesca del cognome di Enzo Ghigo, candidato del centrodestra alla presidenza della regione: c’è chi è pronto a scommettere che all’inizio il nome non ci fosse o fosse molto più piccolo, e sia stato ingrandito ad arte su consiglio dello stesso Ghigo dopo aver scoperto che la Lista consumatori, in quel momento gestita dal gruppo di Renzo Rabellino, aveva il simbolo occupato per metà proprio dal cognome di Ghigo. Il quale doveva aver pensato di vendicarsi di quel tiro mancino “simbolico” di Michele Giovine (in quel momento impegnato per la Lista consumatori e che in seguito avrebbe passato qualche guaio a causa di firme false) suggerendo a Lupi lo stesso stratagemma grafico, forse nella segreta speranza che nessuno dei due gruppi ottenesse alcun eletto, mentre dalle urne ne ricevono uno a testa. E pensare che qualcun altro era pronto a giurare che Lupi stesse tentando un accordo proprio coi “nemici” Verdi-Rossi, ovviamente in cambio di una candidatura blindata che non è mai arrivata.  
In Lazio, invece, è di nuovo in pista Roberto De Santis, il vero ideologo degli ambientalisti non di sinistra: anche lui tenta di fare la sua lista in appoggio al centrodestra, dunque a sostegno della candidatura di Storace. Il simbolo scelto, a suo modo, è devastante, a partire dal nome scelto per la formazione, «Ecologisti verdi»: una sinfonia di verde in varie tonalità colora il contorno del cerchio e buona parte del fondo, quella che sta sotto a un arcobaleno di cinque colori. In alto, in un irrealistico cielo bianco, da dietro l’arcobaleno occhieggia una luna arancione, disposta a mo’ di sorriso (così anche gli alfieri del sole ridente sono serviti) e, su tutto, è sovrapposta la denominazione del partito, con la parola «Verdi» in assoluta evidenza (ma vah!) e tinta in un vezzoso verdino chiaro.  
Per l’ufficio centrale circoscrizionale, però, mancano dei certificati elettorali e le firme depositate non sono più sufficienti, dunque la lista per il momento resta fuori: per la Federazione dei Verdi è ugualmente allarme rosso, perché l’ufficio avrebbe concesso una proroga di due giorni per integrare la documentazione e potenzialmente gli Ecologisti Verdi non sono ancora fuori gioco. Per questo, il Sole che ride fa immediatamente ricorso al Tar e convoca conferenze a destra e a manca, denunciando a sua volta irregolarità nella raccolta delle firme (sempre loro, ieri, oggi e domani). «Firme doppie o triple, stessa identità ma grafie diverse, elenchi in cui i firmatari seguono un preciso e inverosimile ordine alfabetico e che compaiono più volte nello stesso fascicolo»: c’è tutto questo nella denuncia presentata da Angelo Bonelli, in quel momento capogruppo verde alla Pisana. Qualcosa in effetti ci doveva essere (ma quanti possono dire di essere davvero mondi, in tema di sottoscrizioni?): prima il Tar, poi il Consiglio di Stato escludono la lista dalla competizione e la luna che sorride non vedrà mai le schede.  
Non è la fine della storia, naturalmente: anzi, la parola «Ecologisti» sfoderata nel 2005 finisce per legarsi a doppio filo a De Santis, ma per raccontarla ci sono le prossime puntate.