sabato 6 aprile 2024

La Libertà di De Luca fa 20, nella speranza del 4 (per cento)

Il totale, alla fine, è arrivato a quota 20. Anzi, a voler essere precisi, a 17+3, o ancora a 1+16+1+2. Non si stanno dando - banalmente - i numeri; si sta solo cercando di usare i numeri per descrivere il contrassegno elettorale finale di Libertà - Sud chiama Nord, la lista promossa da Cateno De Luca in vista delle elezioni europee, che è riuscita da oltre un mese a questa parte - già dall'evento di lancio e dalla prima conferenza stampa - a fare parlare sempre più di sé, anche grazie alla sua grafica elettorale in evoluzione e in progressivo riempimento (settimana dopo settimana e, nell'ultimo periodo, anche a distanza di pochi giorni).
Nell'evento di lancio della campagna elettorale, tenutosi a Roma al teatro Quirino, dopo lunghissima attesa e tanti interventi è stata presentata la versione finale (almeno fino al deposito al Viminale il 21 aprile: lo stesso De Luca, sornione, non ha escluso altri ritocchi...) del fregio elettorale: nella conferma della struttura di base, leggermente inclinata in senso crescente - cosa che non ha mancato di essere vista con fastidio da più parti - con il segmento biconcavo blu centrale recante il concetto chiave "Libertà", l'ultima versione ribadisce la scelta - chiara nel simbolo presentato giovedì all'hotel Nazionale - di "riempire" di più la parte inferiore (molto più ricca e più pesante), ma ridimensiona e ridispone i vari elementi, non invadendo più lo spazio del segmento blu e finendo per creare ulteriore spazio per nuovi elementi. Così, fatta eccezione per la scritta al centro, gli elementi grafici assimilabili ai simboli contenuti nel cerchio sono saliti a 20; quella somma, tuttavia, è fatta di unità dissimili tra loro, che meritano di essere adeguatamente suddivise. 
Di quei 20 emblemi, 17 sono "collettivi", 3 individuali: ai due riferiti al "Capitano Ultimo" (che oggi ha fornito una notizie principali riprese dai media, con l'addio alla mascherina di copertura) e a Enrico Rizzi, si è aggiunto in alto il riferimento a Cateno De Luca, l'unico a essere fatto con nome e cognome. Perché senza dubbio è lui - presentato in un segmento biconvesso giallo con caratteri neri e rossi, ricreando i colori della Sicilia - il tratto che unisce tutti i soggetti che concorrono e concorreranno a questa lista. 
Nella parte superiore restante, sono rimasti i simboli in miniatura di Popolo Veneto (guidato da Vito Comencini), Sicilia Vera (la prima formazione guidata da De Luca e fondata nel 2007), Sud chiama Nord, Grande Nord (Roberto Bernardelli) e i Civici in Movimento (guidati da Sergio Pirozzi). Si tratta però pur sempre dei simboli più visibili all'interno del cerchio, insieme a quello del Movimento per l'Italexit che da tempo è stato spostato in basso, un po' sacrificato in quel segmento ma comunque visibile grazie alla sua estensione. C'è da supporre che la scelta di quelle forze più in evidenza non sia casuale, visto che tutti gli altri fregi, di fatto, sono molto più piccoli e "ammassati" nella parte inferiore del cerchio.
Tra queste, in realtà, c'è di nuovo Sud chiama Nord, nella versione che fino all'altroieri era in evidenza nella parte superiore del simbolo, in cui spiccava la dicitura "De Luca sindaco d'Italia" (molto simile alla grafica schierata alle elezioni politiche del 2022, ottenendo un deputato e una senatrice nel collegio di Messina: si tratta dunque del simbolo che ha consentito di ottenere l'esenzione): ora questo elemento appare ridotto, ma raddoppia, visto che in alto - come si è visto - è comparso il simbolo ufficiale del partito, quello indicato dallo statuto. Se Sud chiama Nord raddoppia e in un certo senso De Luca triplica (perché è citato due volte e perché Sicilia Vera parla comunque di lui: anche la parola Nord ora figura di nuovo tre volte, com'era prima della uscita del Partito popolare del Nord di Roberto Castelli), occorre dare comunque conto di un minisimbolo nuovo che ha fatto la sua comparsa in basso, vale a dire Noi Ambulanti liberi: "Hanno deciso di scendere in campo con noi, insieme ad alcuni balneari che rischiano di vedere espropriato il loro lavoro: soltanto noi porteremo avanti le loro battaglie e diremo un no chiaro alla direttiva Bolkestein". Anche quella "pulce da battaglia" (con riferimento alle sole dimensioni), ovviamente, si unisce alla galassia deluchiana, che a questo punto aspetta solo di potersi misurare nella battaglia per raggiungere il 4%. Nel frattempo, il tasso di affollamento e di occupazione di spazio del cerchio elettorale ha raggiunto livelli inediti: restano altri primati grafici - a scapito della qualità - da infrangere?

1 commento:

  1. Tre considerazioni: Primo, mi sembra un caso piuttosto unico di simbolo che prefigura il suo destino nella sua forma. Parlavate di mitosi, appunto, è una lista incubatrice. Ogni simbolo in caso di successo potrà evitare la raccolta firme e presentarsi alle elezioni successive come simbolo indipendente. Quindi questo simbolo multiplo prefigura nella sua mancanza di identità unica la sua dissoluzione alla chiusura delle urne. Secondo, anch'io sono personalmente infastidito dall'angolo di inclinazione, troppo poco pronunciato per rappresentare dinamismo. Infine, il "movimento per l'italexit" viene citato in ormai diversi video nei canali di controinformazione col nome "italexit", con ovvia confusione col partito preesistente e guarda caso il simbolo qui non viene riportato in circolo come gli altri, cosa che renderebbe più facile accorgersi che si tratta di simbolo completamente diverso da quello del partito dell'ex Paragone, ma schiacciato per mostrare solo il nome. Coincidenza?

    RispondiElimina