lunedì 16 febbraio 2026

Decennale del Popolo della Famiglia, suppletive guardando alla Camera (per formare una componente con Futuro nazionale di Vannacci)

Il 22-23 marzo prossimi, oltre che per il referendum con cui il corpo elettorale potrà scegliere se confermare oppure no la legge di revisione costituzionale che interviene su vari articoli della Carta in materia di giustizia e ordinamento giurisdizionale (art. 87, comma 10; art. 102, comma 1; artt. 104 e 105; art. 106, comma 3, art. 107, comma 1; art. 110), si voterà per le elezioni suppletive relative a due collegi uninominali della Camera, entrambi situati in Veneto, precisamente nella circoscrizione Veneto 2: si tratta dei collegi U01 (Rovigo, includente anche 36 comuni padovani) e U02 (Selvazzano Dentro, esteso ad altri 40 comuni della provincia di Padova), rimasti vacanti dopo che gli ormai ex deputati della Lega per Salvini premier Alberto Stefani e Massimo Bitonci a dicembre hanno optato per le cariche rispettivamente di presidente della giunta regionale del Veneto e di assessore della stessa giunta. 
La finestra temporale per il deposito delle candidature in entrambi i collegi presso l'Ufficio elettorale centrale circoscrizionale costituito presso la Corte d'appello di Venezia si è aperto ieri alle 8 e si chiuderà questa sera alle 20. Mentre si scrive, dunque, il quadro elettorale è potenzialmente ancora da completare; di certo si può dire che la prima candidatura presentata, con riferimento al collegio Veneto 2 - U02, è stata quella di Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia. Alle ore 11.04, infatti, lui stesso e il presentatore ufficiale, Gianpaolo Furlan, sono comparsi davanti all'ufficio elettorale, depositando i documenti relativi alla candidatura, incluse 311 firme a sostegno (con relativi certificati di iscrizione alle liste elettorali dei sottoscrittori) e il contrassegno, la cui descrizione - riportata sul verbale di deposito - è la seguente: "Campo circolare blu con al centro la scritta "IL POPOLO DELLA FAMIGLIA" in bianco, sovrastata nell'arco alto della circonferenza dalla scritta più piccola in rosa "NO GENDER NELLE SCUOLE" mentre nell'arco basso sono disegnate quattro figure rappresentanti un papà e una mamma che tengono per un mano un figlio maschio e una figlia femmina".
I giorni del voto in Veneto cadono in un momento particolare per il Popolo della Famiglia: da un lato, infatti, la forza politica di cui Adinolfi è da poco ritornato presidente compie dieci anni (la data di nascita ufficiale risulta essere l'11 marzo 2016; il simbolo comparve per la prima volta alle elezioni comunali di quell'anno); dall'altro, si parla con sempre maggiore insistenza del Pdf come possibile "strumento" che consentirebbe a Futuro nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci, di costituirsi alla Camera come componente del gruppo misto, ottenendone contestualmente i relativi vantaggi (tempi di intervento, spazi, risorse). Di tutto questo parliamo direttamente con Mario Adinolfi, alla vigilia della campagna elettorale:
 
Mario Adinolfi, hai appena presentato la tua candidatura alle elezioni suppletive previste per il 22 e 23 marzo, proprio nei giorni in cui il Popolo della Famiglia compie dieci anni...
Per l'esattezza, dieci anni a partire dall'11 marzo 2016, giorno dell'assemblea costituente al palazzetto delle Carte Geografiche a Roma: in quell'occasione fu svelato il simbolo e 300 delegati da tutta l'Italia nominarono per acclamazione i candidati sindaci dei principali comuni chiamati al voto, cioè io a Roma, Mirko De Carli a Bologna, Luigi Mercogliano a Napoli, Vitangelo Colucci a Torino e Alberto Orrù a Cagliari.
Hai parlato del simbolo, che di fatto da allora - al di là dei casi in cui è stato inserito in contrassegni compositi - non è mai stato ritoccato, cosa piuttosto rara. Come nacque l'idea di comporlo proprio così?
La scritta "il Popolo della Famiglia" nacque da un mio bozzetto, che metteva insieme vari elementi della mia storia: da una parte la mia radice popolare, visto che vengo dal Partito popolare italiano e il primo quotidiano su cui ho iniziato a scrivere nel 1989, quando ero ancora minorenne, è stato Il Popolo, con la testata scritta in maiuscolo, come nel simbolo, la mia "nave scuola" giornalistica cui sono molto legato; dall'altra parte il Family Day [quello del 2015, ndb]. Proprio in quell'occasione, tra l'altro, erano stati realizzati manifesti, striscioni e cartelli con i disegni di una mamma e di un papà che si davano la mano e tenevano per mano i figli e chiesi a un ragazzo di farmi un disegno in quello stile e il nostro mi pare ancora più bello.
In effetti probabilmente è l'ultimo disegno rimasto nei simboli noti a livello nazionale, l'ultimo sopravvissuto. Un simbolo "ingenuo", si potrebbe dire.
Beh, in un certo senso eravamo bambini, eravamo neonati e volevamo che emergesse la nostra "ingenuità".
Era anche il modo di visualizzare la tua idea di famiglia?
Sì, era anche la mia famiglia, pensando ai miei genitori e a mia sorella. Al disegno di cui ti ho detto aggiunsi l'espressione che si legge in alto nel simbolo "No gender nelle scuole", un'intuizione che allora era un po' "hard", se vogliamo: la battaglia sulle "carriere alias" nelle scuole era di là da venire, allora, ma intuimmo che ci sarebbe stato da combattere, in linea con i tre principi non negoziabili indicati da Benedetto XVI, cioè la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la difesa della famiglia naturale e la difesa della libertà educativa. 
Perdonami, non se ne erano persi per strada tre, rispetto a quelli indicati nel 2002 nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, in particolare libertà religiosa, giustizia sociale e pace?  
Mi riferisco ai principi enunciati da Benedetto XVI nel suo famoso discorso del 30 marzo 2006 davanti ai partecipanti a un convegno del Partito popolare europeo.
Hai ricordato prima che tra i primi candidati sindaci del Popolo della Famiglia c'era Mirko De Carli, attualmente candidato per il PdF nella suppletive di Rovigo: di fatto è una sorta di ritorno alle origini.
Mirko allora tra l'altro fece un buon risultato a Bologna, arrivando all'1,19% mentre la lista prese l'1,23%. Il PdF dunque partecipa a queste suppletive con le sue due cariche principali, il presidente Adinolfi e il segretario nazionale De Carli.
Esatto, sono le prime suppletive per Mirko, mentre io avevo già partecipato: nel 2020 ho avuto l'onore di candidarmi nel mio quartiere, nel collegio Lazio 1 - U01 del centro storico di Roma, ottenendo l'1,32%, il nostro record alle elezioni per un seggio parlamentare.
Restando sul tema delle elezioni suppletive, tu ti sei candidato nel collegio di Selvazzano dentro e per i #drogatidipolitica scatta subito il ricordo di una delle prime suppletive celebrate nella "seconda Repubblica": quelle del 9 aprile 1995, rese necessarie dalle dimissioni di Emma Bonino, chiamata a ricoprire l'incarico di commissaria europea. Il collegio, pur divesamente disegnato, è lo stesso in cui Giovanni Saonara vinse la sfida contro Giovanni Negri: ci avevi pensato?
Se ci pensi bene, quello fu il laboratorio politico dal quale nacque l'Ulivo, con la sperimentazione dell'aggregazione tra Pds e Popolari, prima ancora delle regionali di quell'anno. Quello è un territorio molto particolare, ovviamente anche per i cattolici, essendo impregnato della figura di Sant'Antonio di Padova, che ne fa una meta di pellegrinaggio a livello mondiale: posso dire di non avere scelto a caso di candidarmi in quel collegio. Quanto a Emma Bonino, ti ricordo che mi scontrai proprio con lei, candidata del centrosinistra, nel collegio senatoriale Lazio 1 - U01 alle elezioni politiche del 2018.
Delle partecipazioni elettorali del Popolo della Famiglia in questi dieci anni di vita, ce n'è qualcuna di cui sei meno soddisfatto?
Penso alle elezioni politiche del 2022. Quando il Popolo della Famiglia non si veste del suo simbolo "in purezza", quello con il quale siamo di norma andati meglio, è forse meno riconoscibile. In quell'anno, come ricorderai, presentammo la lista Alternativa per l'Italia con Exit: in quell'occasione alcuni dei nostri sostenitori si persero, senza contare che la necessità di raccogliere le firme in pieno agosto generò una situazione oggettivamente difficilissima. Per questo non ricordo con particolare felicità quell'occasione, anche se riuscimmo a partecipare.
Hai un ricordo peggiore di quell'esperienza rispetto alla candidatura a sindaco a Ventotene nel 2022?
Beh, per me Ventotene è sempre stata una medaglia, perché dimostra che la nostra attività politica è per prendere il governo del Paese oppure zero voti, ma con lo stesso modo "arrembante", diciamo così; in altri comuni siamo andati decisamente meglio, penso al 20,43% ottenuto da una nostra lista ad Averara, in provincia di Bergamo. Tornando a Ventotene, sapevamo di andare in un contesto molto "blindato", un'isola in cui tutti si conoscono, e penetrarvi era praticamente impossibile; eppure considero quella sortita elettorale una tappa decisiva del percorso del Popolo della Famiglia, anche consideranto che in tanti se la ricordano e quell'esito elettorale finì anche su un giornale in Brasile...
C'è chi non sarebbe contento di questa fama...
Io dico sempre che, anche se siamo stati molto denigrati, irrisi e perfino insultati, è questa la destinazione di chi crede in Cristo, come lui stesso ha detto nel Vangelo, quindi per me va benissimo.
Dopo la citazione del finale del discorso della Montagna sulle beatitudini, torno al tuo giudizio sulle elezioni politiche del 2022. Dicevi che non ricordi quell'esperienza con particolare felicità, eppure proprio quelle elezioni in questi giorni hanno fatto puntare i riflettori sul Popolo della Famiglia, per la possibilità che questo soggetto che ha partecipato alle elezioni politiche del 2022 consenta ai deputati che attualmente hanno aderito a Futuro nazionale di costituirsi in componente del gruppo misto. Vogliamo spiegare come sono andate le cose?
Non possiamo spiegare com'è andata perché dobbiamo dire "come sta andando". Come sempre quando ci sono passaggi politici molto delicati, che non si possono fare di corsa, ci sono "le diplomazie al lavoro". Ci sono ovviamente implicazioni se si sceglie un campo politico. Ai miei "ambasciatori" presso Roberto Vannacci, in particolare Mirko De Carli, ho spiegato che preferisco avere prima idea della "consistenza" del nostro simbolo, cioè quanto vale elettoralmente attraverso questa partecipazione alle suppletive in una terra particolare e delicata, dove l'unico credo che domina non è il leghismo ma lo zaismo. Detto questo, sicuramente con Vannacci c'è una sintonia valoriale, come ha detto lui stesso: non ci sono difficoltà sui valori, ma c'è una questione politica da comprendere. Io, per esempio, sono contrario all'idea di votare la fiducia a questo governo: come sai, il simbolo del Popolo della Famiglia si è presentato contro questo centrodestra nelle competizioni di rilievo. Lo spazio per un dialogo col centrodestra penso che ci sia, ma prima bisogna strutturare bene una forza esterna al centrodestra e darle un senso politico.
Possiamo però dire che siete stati voi a essere contattati per la questione della componente, giusto?
Certo: io parlo con i deputati ora vicini a Vannacci, lui parla con De Carli, il dialogo è aperto. Vannacci ha detto esplicitamente che si riconosce nei valori che esprimo, io esprimo la mia grande stima per Vannacci e per il suo percorso, che mi intersssa; da qui a dire "uniamo i simboli", beh, direi che prima di arrivare al matrimonio occorre pensarci un po', una fase di fidanzamento ci vuole.
La questione della componente, accanto a valutazioni politiche, presenta però anche aspetti tecnici, diciamo. Il primo, di cui si è parlato di più sui media, riguarda i vantaggi che Futuro nazionale ricaverebbe, in termini di spazi e risorse. Sul punto ti sei già espresso, ma per qualcuno potrebbe essere difficile pensare che il partito di Vannaggi possa ottenere questi vantaggi senza che il Popolo della Famiglia ottenga a sua volta qualcosa.
Io non sono interessato ai denari: se questo passaggio può servire al partito di Vannacci a ottenere determinati vantaggi economici, preciso che non è in corso alcuna trattativa di natura economica. L'unica trattativa è politica e a costo zero, nel senso che io non chiedo un euro. Se qualcuno vuole pensare diversamente lo pensi pure, ma la realtà è questa.
L'aspetto tecnico più rilevante, per questo sito, riguarda però i presupposti per la formazione della componente. La disposizione del regolamento che ne permette la formazione, introdotta nel 1997, in effetti serviva per consentire il sorgere di componenti a partiti che avevano effettivamente partecipato alle elezioni politiche e avevano ottenuto pochi deputati, magari nei collegi uninominali. Poi, tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005, grazie a due signori chiamati Gianfranco Rotondi...
... Bravo, persona intelligente lui, nonché mio amico...
... democristiana, dai! Lo stesso meccanismo applicato per Italia viva quando costituì il gruppo a Palazzo Madama grazie al Partito socialista italiano, per te che conosci bene quelle vicende.
Beh, quel caso fu anche peggiore, perché di fatto aggirò una disposizione del regolamento del Senato appena modificata proprio con l'intento di non permettere la nascita di gruppi legati a partiti di nuova costituzione... Comunque, tornando alla Camera, dopo il 2005 ci sono stati vari casi di componenti del gruppo misto legate a partiti nuovi e sorte grazie al supporto di partiti che avevano concorso alle elezioni senza eleggere nessuno: sarà pure una soluzione democristiana, come dici tu, ma non ti sembra comunque una furbata?
Ti rispondo che è una soluzione che ricade comunque nell'ambito dei regolamenti e della prassi. 
Particolare non irrilevante: il regolamento della Camera attribuisce espressamente la decisione sul sorgere della componente "minore", cioè costituita da almeno tre deputati (e non da dieci) al Presidente della Camera. Che in questo caso è Lorenzo Fontana, esponente della stessa Lega per Salvini premier che Roberto Vannacci ha lasciato.
Credo che intelligenza politica vorrà che si riconosca, senza dubbi, la rappresentatività del Popolo della Famiglia e di Futuro nazionale. Non farlo sarebbe una grave lesione per la democrazia e sono sicuro che Fontana non vorrebbe addossarsela, facendo pensare a ragioni di bottega.
La nascita della componente "Futuro nazionale - il Popolo della Famiglia", tra l'altro, permetterebbe a entrambi i soggetti politici di chiedere l'iscrizione al Registro dei partiti politici, ottenendo pure l'accesso alle provvidenze pubbliche, incluso il due per mille Irpef. Giustpo? 
Esattamente; l'esito che hai appena citato ci interessa.  

1 commento:

  1. Buon pomeriggio. Il collegio del 1995, citato nell'intervista, era proprio quello di Padova Ovest (il 14), che l'anno precedente aveva aveva visto in lizza anche Elisabetta Gardini (Ppi-Patto Segni) e Franco Perlasca (AN). Nella campagna elettorale suppletiva Rocco Buttiglione iniziò i comizi sostenendo Saonara, già dirigente di Azione cattolica, e fini' con l'appoggio a Giovanni Negri. Un mese dopo Flavio Zanonato (PDS) fu eletto sindaco di Padova con l'appoggio dei Popolari e il sostegno (non dichiarato) della Lega.

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