mercoledì 27 giugno 2018

Simboli sotto i mille (2018): il Nord (di Massimo Bosso)

Puntuale come una cambiale in scadenza, anche per questa tornata elettorale amministrativa arriva l'articolo sulle liste nei comuni sotto i mille abitanti: lì, come tutti i lettori di questo sito ben sanno, non è necessario produrre firme a sostegno della presentazione delle candidature. 
A parere di chi scrive, quest'esenzione si potrebbe rivedere, introducendo l'obbligo di raccogliere e depositare almeno dieci firme (una passeggiata, per chi è realmente presente sul territorio): eppure questa particolarità, da quando esiste, ogni anno consente di nascere e finire sulle schede a decine di liste che, alla resa dei conti, raccolgono una mera testimonianza, anche se - lo vedremo - in alcuni casi scattano addirittura dei seggi in consiglio comunale (quelli della minoranza, ovvio).
Il viaggio, come sempre, parte dal Piemonte. Come mai? Perché il Piemonte è una regione con moltissimi piccoli comuni e lì il fenomeno è largamente diffuso... e poi ci vivo io, quindi va bene cosi, mentre l'Emilia Romagna dell'amico gestore di questo sito è esente da questo fenomeno che fa la felicità dei drogati di politica. 
Si diceva dunque del Piemonte, ma prima di occuparci delle "liste sperdute", occorre dare conto di una presenza ricorrente che non passa inosservata: quella del Partito valore umano, formazione che si era impegnata molto in occasione delle ultime elezioni politiche, presentando liste in gran parte del territorio nazionale. Il Pvu, in particolare, si è presentato in undici comuni: in sette non ha ottenuto seggi, ma negli altri quattro ha portato a casa almeno un consigliere. A Cesara (Vb), per esempio, alla lista sono bastati 16 voti per ottenere 3 consiglieri, visto che doveva competere solo con un'altra formazione (Insieme per... il futuro), che ha vinto le elezioni; a Cinaglio, nell'astigiano, i voti erano 12, ma hanno comunque portato due consiglieri (oltre alla lista vincitrice c'era una terza formazione, tra poco si scoprirà quale). Anche a Ternengo (Bi) e Salerano Canavese (To) le liste in corsa erano tre e il Partito valore umano è arrivato terzo, ma rispettivamente con 12 e 8 voti ha comunque eletto una persona in ciascuno dei due consigli comunali. 
Il terzo seggio spettante all'opposizione nel comune di Cinaglio è andato a CasaPound Italia (che ha ottenuto il 4,48%) ed è anche l'unico seggio che il simbolo della tartaruga ottagonale ha ottenuto in Piemonte: la formazione nazionale guidata da Gianluca Iannone e Simone Di Stefano, infatti, è rimasta a secco a Molino dei Torti (Al), Landiona (No) Scarmagno (To) e Murello (Cn). Da segnalare, in quest'ultimo comune, che i tre seggi di minoranza sono andati a una lista con il simbolo ufficiale di Fratelli d'Italia: con il suo 20,3% (106 voti) fa segnare un risultato molto soddisfacente per l'unica presenza del partito di Giorgia Meloni in un comune piemontese sotto i mille abitanti.
Sempre in provincia di Cuneo, ad Acceglio, una presenza di Impegno Sociale, formazione di destra che nel 2017 aveva presentato in diversi comuni della “granda” ottenendo anche degli eletti: questa volta è andata decisamente meno bene, visto che dalle urne è uscito solo un voto (pari allo 0,90%) e zero eletti, dal momento che le liste in corsa erano tre (e le altre due, Per il futuro di Acceglio e La rinascita di Acceglio, erano tutte simbolicamente "floreali"). E' andata meglio, in proporzione, alla Lega in uno dei piccoli comuni citati prima a proposito del Partito valore umano: a Salerano, infatti, sono arrivati due seggi con l'8,94% (ma la vittoria, ovviamente, è andata alla lista locale Si - Salerano insieme).
Rimanendo in Piemonte, altri casi meritano assolutamente di essere segnalati per la loro particolarità. Merita una capatina il piccolissimo comune di Bergolo, in provincia di Cuneo, 108 elettori e 35 votanti. Lì si sono presentate due liste civiche, entrambe con una grafica dal sapore degli anni '50 (quasi fatta a china). Non si sa se alla base della doppia presentazione ci sia qualche accordo, sta di fatto che la lista della campana ha preso tre voti ed è entrata in consiglio (tre voti, tre seggi), ma la sua presenza è bastata a evitare che scattasse l'obbligo di raggiungere il quorum del 50% degli aventi diritto al voto, con relativo commissariamento ove non ci si fosse riusciti (e qui aveva votato solo un elettore su tre). 
A Novalesa, piccolo centro nel torinese di 470 elettori, ci si è invece espressi molto di più, visto che di liste ne sono state presentate cinque: tra queste, due erano certamente locali (una delle quali, guarda caso, ha vinto le elezioni) e si sono spartite 334 voti su 343; altri 6 (l'1,74%) sono andati a un'altra civica, Rilanciamo Novalesa, dalla grafica simil-Pdl (ma decisamente ritoccata in casa e in fretta, come il bordo della circonferenza "smangiato" in più punti testimonia chiaramente), inevitabilmente rimasta fuori dal consiglio. Stesso destino per il Partito valore umano (che ha ottenuto gli altri 3 voti) e per il Popolo della Famiglia, rimasto del tutto a zero. 
Al partito di Mario Adinolfi è andata decisamente meglio - almeno in termini relativi, s'intende - a Feisoglio (Cn), dov'è arrivato il 37,32% (ma la lista aveva un minimo di collegamento con il territorio, visto che il nome effettivo della lista era Feisoglio insieme e, oltre alla "pulce" del partito, all'interno del contrassegno c'era uno dei simboli per eccellenza di quell'area geografica, la nocciola) e a Roure (To) dove ha raccolto il 19,17%, questa volta con il simbolo nazionale puro e semplice. In entrambi i comuni, essendovi solo due liste, tutti e tre i consiglieri di opposizione sono andati al Pdf e parteciperanno alla vita amministrativa dei comuni per i prossimi cinque anni.
Prima di lasciare il Piemonte, non si può evitare una visitina - anzi, un giretto - al comune di Balocco, in provincia di Vercelli, un luogo noto soprattutto agli appassionati di motori perché ospita i circuiti di prova della Fiat Chrysler Automobiles, fatti costruire negli anni '60 dall'Alfa Romeo. Qualcosa di quella tradizione radicata è evidentemente rimasto nel simbolo della lista vincitrice, Balocco e Bastia insieme (il cui slogan elettorale è "proseguiamo nel cambiamento", ossia il mutamento da conservare): l'elemento più visibile è proprio un'auto storica gialla, anche se a ben guardare quello scelto per questa lista civica non è certo un modello dell'Alfa (sembra piuttosto una Mercedes anni '30). 
A scrutinio completato, Balocco e Bastia insieme si è aggiudicata tutti i voti espressi, tranne dieci. Quelli sono andati alla seconda lista in corsa, una lista civica. Anzi, la Lista civica, perché si chiamava proprio così, senza alcuna altra indicazione nominale e con una campitura tricolore a corone concentriche, con un arco "tagliato" giusto perché il nome possa trovare posto nel contrassegno. Puntualmente dunque in questa provincia è sbucata una lista che, come spesso accade, ha conquistato tre seggi: il promotore è uno del posto che ben conosciamo e il simbolo utilizzato potrebbe tornare buono in futuro, per altri comuni in situazioni simili.
Mentre si sta per lasciare il Piemonte, pare di sentire qualcuno che chiede: "Ma come, quest'anno niente liste Bunga Bunga?" A queste persone, evidentemente distratte, va ricordato un articolo di questo sito che nelle settimane scorse si è già occupato del simbolo del Met, il soggetto politico (se così lo si può definire) che quest'anno ha preso il posto di Bunga Bunga e ha ottenuto nel vercellese un voto a Lenta e ben tre a Lignana, ovviamente andati persi vista la presenza di liste di paese. Un esperimento a quanto pare non riuscito, o forse riuscito, considerando che l'ideatore delle liste voleva dimostrare che un nome ben congegnato acchiappa i voti e magari qualche eletto, mentre un progetto dall'immagine più credibile non lo nota nessuno.


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Lasciato stavolta sul serio il Piemonte, andiamo in Lombardia... anzi no: visto il caldo di questi giorni, un giretto in Liguria non guasta. Il giro al mare, però, è breve, perché di interessante c'è solo il comune di Carro, in provincia di La Spezia. Lì le liste che si affrontavano erano tre: accanto alla lista del sindaco uscente di centrosinistra e a quella del gruppo più consistente di sfidanti (Carro per il bene di tutti, con ampio sfoggio dei più comuni caratteri messi a disposizione dal computer e un minimo sforzo grafico), si era presentata la lista Il gruppo della legalità. Fine indubbiamente nobile, ma risultato scarso: 6 voti, pari al 1,74%, e nessun seggio.

Dopo la capatina in Liguria, eccoci in Lombardia, unica altra regione del Nord davvero interessante dal nostro punto di vista. Se nessuno dubita che a Soiano del Lago (Bs) la lista arrivata seconda, Soiano a 360°, che nel contrassegno riuniva le "pulci" di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, fosse realmente legata al territorio (difficile credere diversamente, visto il suo 40,3%, un risultato migliore in proporzione rispetto ai tre consiglieri ottenuti), un discorso diverso deve farsi per Bosnasco, piccolo centro del pavese. 
Lì le liste presentate erano 5: le prime due - Uniti per Bosnasco, la vincitrice, e Vivere Bosnasco - hanno raccolto la maggior parte dei voti, mentre al terzo posto si è classificata la Lega che, con il suo 11,22%, è riuscita a ottenere un consigliere; la nostra attenzione, tuttavia, è tutta per il Movimento Lavoratori Giovani ed il Movimento Italia più bella, due formazioni già viste nel nel 2017 a Monticelli (sempre in provincia di Pavia), anche se una si chiamava Movimento Giovani Alleati. Definire essenziale e minimal la grafica dei loro due contrassegni è fare quasi un complimento a chi l'ha elaborata (e la mano sembra proprio la stessa); sta di fatto che le due formazioni hanno ottenuto un voto a testa (pari allo 0,25%) e, naturalmente, questo non consente loro nemmeno di provare ad avvicinarsi all'emiciclo del consiglio comunale.
Cinque liste anche a Nicorvo, altro piccolo comune della provincia di Pavia. Da segnalare, innanzitutto, l'unica presenza del Movimento Animalista voluto da Michela Vittoria Brambilla, con l'emblema adattato agli spazi delineati dalla scheda elettorale (se non è la prima volta in cui questo è accaduto, davvero poco ci manca): come candidato sindaco presentava lo chef vegano Andrea Olivelli, che nell'urna ha ottenuto 5 voti, pari al 2,55%. Vi sembra poco? Pensate allora al destino tristissimo - zero voti e, naturalmente, zero consiglieri - cui invece è andato incontro sempre a Nicorvo il Movimento S.F.I.A.M., una formazione che i veri drogati di politica e di elezioni piucchelocali non possono davvero dimenticare.  
L'emblema, in effetti, è già stato visto più volte nel corso degli ultimi anni in diversi microcomuni italiani. La grafica, scarna e molto letterale, richiama evidentemente quella delle liste presentate a Bosnasco (al di là del giallo usato al posto del rosso e al di là del fatto che quelle due liste, insieme, hanno acchiappato almeno due voti), ma anche quella dell'altrettanto indimenticabile Movimento P.I.L.U - e nessuno, sventuratamente, ha modo di sapere a cosa corrispondano questi acronimi imperdibili - che aveva corso alle comunali del 2013 proprio a Nicorvo, assieme ad altre 6 liste. Allora quella lista aveva ottenuto almeno un voto: la voglia di divertirsi, evidentemente, a qualcuno non è passata. 
Andando avanti ma rimanendo nel pavese, verrebbe da dire "Avanti Savoia!!!". Questo per lo meno a guardare gli esiti elettorali di San Damiano al Colle: i molti simpatizzanti della monarchia non potranno che essere lieti di sapere che tre candidati di Italia Reale - formazione che alle ultime politiche faceva parte del Blocco nazionale per le libertà, assieme a DemoCristiana di Denis Martucci, e si è anche presentata a macchia di leopardo sulle schede della Camera - sono riusciti a entrare in consiglio comunale. Certo al risultato ha contribuito in modo determinante che Italia Reale fosse l'unica altra lista presente oltre a quella vincitrice: il 4,53% è stato sufficiente a centrare il risultato.
Spostandoci molto più a destra, troviamo Forza Nuova che a Laglio (Co) elegge tre consiglieri con il 7,22%: si tratta dell'unica presenza in comuni sotto i mille del partito di Roberto Fiore, formazione che in passato si presentava spesso a elezioni di questo tipo (dunque senza firme) per cercare di ottenere qualche rappresentante con più intensità. Imperdibile poi il simbolo di Stop Commissariamento, perché se non altro dichiara il programma nel suo simbolo stesso (costruito come un divieto di fermata senza il fondo blu): il gruppo che aveva costituito la lista - quasi tutti volontari che gravitano nell'orbita dell'Auser, si è letto sulla stampa - hanno spiegato prima del voto che il loro scopo era proprio evitare al comune di Borgofranco sul Po, nel mantovano, il rischio del commissariamento qualora non fosse andato a votare un elettore su due. In effetti non ci sarebbe stato bisogno di loro, vista la presenza di una terza lista che - sempre a quanto si è letto sulla Gazzetta di Mantova - sarebbe stata presentata da "un gruppo di agenti penitenziari non residenti in paese". Alla fine Stop commissariamento una battaglia l'ha comunque vinto: coi suoi 19 voti ha ottenuto due dei tre seggi riservati all'opposizione, lasciando il terzo alla lista Passi nel futuro (14 voti, 5,03%).
Ultima tappa del tour lombardo - e, più in generale, in tutto il nord Italia che ha votato nelle scorse settimane - è Agra, comunello della provincia di Varese. Lì di liste ne sono state presentate tre: due erano certamente autoctone, mentre è più difficile capire perché qualcuno abbia presentato la terza, Progetto sociale per Agra. Il simbolo, intendiamoci, è anche accettabile sul piano grafico (di solito in questi casi l'occhio vede di molto, molto peggio; peraltro viene un po' in mente un "Italia agli italiani" vista a Brienno nel comasco), ma alla fine della fiera il carniere è vuoto, che più vuoto non si può: zero voti ottenuti, mentre le due liste locali hanno fatto il pieno. Il Progetto non ha convinto nessuno o, forse, a pensarci bene non lo conosceva nessuno?

martedì 26 giugno 2018

Anzio, simboli e curiosità sulla scheda

Restando in Lazio, ma spostandoci in provincia di Roma, anche ad Anzio si è eletto al primo turno il sindaco: questa volta è toccato a Candido De Angelis, candidato unitario del centrodestra e sconfitto per un soffio al ballottaggio cinque anni fa, quando era candidato solo della destra (civiche più Fratelli d'Italia e La destra). Il 29,33% del 2013 per lui si è trasformato addirittura nel 55,28%, anche se avere riunito la sua area politica ha certamente giocato a suo favore. De Angelis ha dovuto affrontare altri otto candidati; notevole anche il numero delle liste, 20 in tutto per quasi 45mila elettori.

Candido De Angelis

13) Lega

Il sorteggio l'aveva collocata come prima lista della coalizione di Candido De Angelis, ma non è dato sapere quanti avrebbero pensato che proprio la Lega, alla sua prima apparizione alle amministrative di Anzio, sarebbe risultata la forza più votata di tutte. Così invece è stato: la lista, infatti, ha ottenuto il 15,47%, staccando di un paio di punti il secondo gruppo più consistente della coalizione. Gli elettori di Anzio hanno potuto votare per un simbolo quasi identico a quello delle ultime elezioni politiche, con la sola differenza - come già visto a Ferentino - del riferimento al Lazio al posto della parola "premier", sotto al cognome di Matteo Salvini. Un esordio notevole, non c'è che dire.

15) Lista Candido De Angelis sindaco di Anzio

La seconda formazione più votata tra quelle che hanno appoggiato la nuova candidatura di De Angelis è, inequivocabilmente, la sua "lista personale", com'è chiaro fin dal nome: Lista Candido De Angelis sindaco di Anzio. Il simbolo - piuttosto semplice, metà bianco e metà celeste, come il gonfalone cittadino, il Lazio e la Lazio, e con una striscetta tricolore come unico altro elemento grafico oltre al testo - è lo stesso già visto alle elezioni del 2013: allora con il 9,71% arrivarono due consiglieri comunali, questa volta con 12,51% e con la vittoria ne sono arrivati quattro, giusto uno in meno della Lega. Un miglioramento significativo, tutto legato al successo del candidato sindaco.

14) Forza Italia

Nel sorteggio era stata collocata tra le due liste appena considerate; nel conteggio finale, invece, Forza Italia è risultata la terza lista più votata della coalizione (e la quarta di tutto il comune). Cinque anni fa, naturalmente, sulle schede era finito il simbolo del Pdl, che allora aveva ottenuto il 17,63%; questa volta la lista di Fi - che, a differenza di quanto avvenuto nel 2013, sul simbolo derivato dalle politiche ha inserito solo il riferimento alla città e non al candidato, che evidentemente proviene da un'altra storia - si è dovuta accontentare dell'11,33% e di tre consiglieri comunali. Evidentemente la concorrenza della lega e della civica del sindaco si è fatta sentire.

19) Fratelli d'Italia

Certamente da segnalare la prestazione elettorale ad Anzio di Fratelli d'Italia, che anche cinque anni fa aveva scelto di sostenere la candidatura di De Angelis. Allora la lista aveva ottenuto il 5,47% (che aveva garantito l'elezione di un consigliere di opposizione), ma questa volta la quota si è quasi raddoppiata, arrivando al 9,09%. Tra i fattori che possono aver influito su questo risultato, il consolidamento di Fdi a livello nazionale e il ritorno della fiamma ben visibile nel simbolo (nel 2013 non c'era ancora, essendoci solo il nodo tricolore delle origini). Un rafforzamento davvero significativo, che ha portato anche al raddoppio della rappresentanza in consiglio.

18) Unione di centro

Non era presente cinque anni fa sulle schede una lista dell'Unione di centro, mentre questa volta ha partecipato ed è riuscita a ottenere il 5,14%, cosa che le ha permesso di entrare in consiglio con un eletto. L'emblema è chiaramente stato fatto sul calco di quello nazionale, al di là di un paio di modifiche: salta agli occhi la sostituzione del riferimento all'Italia con quello - ancor più visibile - ad Anzio nel segmento rosso superiore, ma a ben guardare si vede che anche il nome del partito è stato riscritto, utilizzando la stessa font Arial Bold impiegata in alto. Il simbolo è rimasto comunque del tutto riconoscibile, ovviamente innanzitutto per gli elettori che lo hanno scelto.

17) Noi con Anzio

Le presenze politico-partitiche non sono finite con l'Udc in questa coalizione: subito dopo, infatti, si ritrova la lista di Noi con Anzio, che tanto nel nome quanto nella grafica ricorda l'esperienza di Noi con l'Italia. A differenza di quanto avvenuto alle elezioni politiche, le strade del gruppo di Fitto e Lupi sono distinte da quelle dell'Udc (anche se il candidato sostenuto era lo stesso): qui l'emblema - che mantiene l'arcobalenino tricolore, all'apparenza non pennellato - contiene il riferimento sia al comune di Anzio, sia a De Angelis, dunque è un simbolo che "rappresenta il nostro attaccamento al territorio", come segnalato dal coordinatore regionale Luciano Ciocchetti. Il 4,04% ottenuto, se non altro, ha consentito l'ingresso in consiglio e ha contribuito alla vittoria di De Angelis.

16) Il popolo della famiglia

L'unica lista della coalizione di De Angelis che non è riuscita a eleggere un proprio rappresentante in consiglio comunale risulta essere Il popolo della famiglia: il suo 0,25% non è stato assolutamente sufficiente ad avere una rappresentanza anche minima nell'organo assembleare del comune. Il simbolo presentato ad Anzio, ovviamente, è lo stesso che Mario Adinolfi, Gianfranco Amato e altri hanno utilizzato fin dal 2016 in varie consultazioni elettorali locali, generalmente senza troppa fortuna: la famigliola tradizionale a pastelli e il monito a tenere lontana la (fantomatica) ideologia gender nelle scuole hanno trovato pochissimi sostenitori anche ad Anzio.

Rita Pollastrini

1) MoVimento 5 Stelle

A una certa distanza da Candido De Angelis, ma pur sempre al secondo posto, si è posizionata Rita Pollastrini, candidata sindaca per il MoVimento 5 Stelle. Nel 2013 per il M5S si era già presentato come aspirante primo cittadino Cristoforo Tontini, il quale era riuscito a sfiorare il 6%; questa volta, invece, dalle urne è uscito per Pollastrini un risultato più che doppio, il 13,88% e il 13,37% per la lista. Ciò ha permesso a Pollastrini di essere eletta e di formare un gruppo con due dei candidati della lista; risultato molto diverso rispetto a cinque anni fa, mentre il simbolo è rimasto quasi uguale, fatta eccezione per il sito Beppegrillo.it, sostituito dal nuovo indirizzo web Ilblogdellestelle.it.

Giovanni Del Giaccio

11) Partito democratico

Si è posizionato solo al terzo posto Giovanni Del Giaccio, candidato del centrosinistra (cinque anni fa era capitato anche al suo predecessore, Ivano Bernardone). Al suo 9,87% - che comunque gli ha garantito l'elezione - ha contribuito soprattutto il Partito democratico, con il suo 6,96%, che però è decisamente più basso del 14,26% di cinque anni fa: allora erano arrivati due consiglieri comunali, questa volta ne è stato eletto uno soltanto. Eppure, rispetto al voto del 2013, era stato aggiunto anche il nome del candidato sindaco nel simbolo, senza che questo abbia minimamente toccato le dimensioni del logo di Nicola Storto: il segmento verde inferiore e il testo lì contenuto, infatti, sono letteralmente "attaccati" all'emblema.

12) Anzio #unaltracittà

Il resto dei consensi ricevuti da Del Giaccio sono dovuti alla lista civica Anzio #unaltracittà, progetto che ha sostenuto la medesima candidatura. Nessun segno di natura politica è apparso all'interno del simbolo del movimento d'opinione che è nato fin dal 2016 per perseguire l'idea di una "città moderna, aperta, solidale, proiettata in Europa e nel mondo", attenta allo sviluppo sostenibile, a eventi di qualità e a servizi per tutti: c'erano soltanto le onde del mare stilizzate, con un risultato grafico per lo meno gradevole. Il 2,28% ottenuto alle elezioni, tuttavia, non consente in alcun modo alla lista di ottenere seggi in consiglio comunale (al di là, ovviamente, del candidato sindaco eletto).

Roberta Maria Maddalena Cafà

7) Il Faro

In perfetta sintonia con il sorteggio, è la lista civica Il Faro la formazione più votata delle quattro che hanno sostenuto la candidatura a sindaca di Roberta Cafà, già assessora ai servizi sociali di questo comune (che alle ultime regionali aveva rifiutato la candidatura sotto le insegne di Forza Italia). Il Faro, dunque, era ed è il progetto civico - ed era tutto meno che un caso che l'elemento più riconoscibile nel contrassegno, oltre al nome, fosse proprio un'immagine del faro bianco di Anzio - guidato da Cafà, che ha contribuito per la maggior parte al 6,98% della candidata: lei è stata eletta, mentre nessuna delle sue liste avrà rappresentanti in consiglio. Nemmeno Il Faro, fermatosi al 2,99%.

10) Angelita

I segni del territorio sembrano essere la cifra della coalizione che ha appoggiato la candidatura di Cafà: la seconda lista più votata, infatti, risulta essere la formazione civica Angelita. Il nome fa evidentemente riferimento al noto personaggio di Angelita di Anzio, immortalato dalla canzone dei Los Marcellos Ferial; anche il simbolo - evidentemente concepito dallo stesso grafico che ha elaborato il precedente - rappresenta il nome stesso attraverso la silhouette della statua della bambina trovata sulla costa dagli alleati quando sbarcarono proprio ad Anzio. Il 2,29% raccolto dalla lista, tuttavia, non è stato sufficiente a eleggere nemmeno un consigliere.

8) Italia patria nostra

Non lo si vede spesso alle elezioni (e in ogni caso appare solo a livello locale), ma nella compagine elettorale di Cafà ha fatto la sua comparsa anche Italia patria nostra, il "Movimento politico forze di polizia ed armate in congedo", come si legge sullo stesso simbolo - di cui si era già parlato due anni fa - in cui domina il tricolore leggermente mosso, oltre al nome del soggetto politico. Al di là del nome altisonante, occorre dare conto del fatto che la lista ha ottenuto lo 0,77%, quindi non ha avuto alcuna possibilità di entrare in consiglio; in qualche modo, però, ha permesso a Roberta Cafà di avvicinarsi di più al 7% con il suo risultato finale.

9) Democrazia cristiana

Il risultato minore (lo 0,51%). tra le liste che appoggiavano la corsa di Cafà, lo ha conseguito la Democrazia cristiana. Ovviamente, avendo evocato questo nome, occorrerebbe subito precisare di quale Dc si stia parlando, vista la coesistenza (litigiosa) di vari soggetti che vorrebbero chiamarsi così. Il simbolo impiegato - una bandiera bianca mossa con una croce rossa sopra su fondo blu - è quello presentato dalla Dc guidata da Gianni Fontana al Viminale a gennaio, dopo che era stato ricusato l'emblema originale dello scudo crociato; non è dato però sapere se i presentatori siano legati al gruppo Fontana-Coroni o piuttosto al gruppo "dissidente" di Giovanni Paolo Azzaro.

Luca Brignone

2) Alternativa per Anzio

E' riuscito a centrare l'obiettivo dell'elezione in consiglio (nel 2013 era stato eletto) anche Luca Brignone, che si presentava sostenuto da una sola lista, Alternativa per Anzio, che ambiva a rappresentare buona parte della sinistra, in particolare di Liberi e Uguali (con Articolo 1 e Sinistra italiana) e dell'associazione AnzioDiva. Il radicamento sul territorio era assicurato sul piano grafico dalla presenza di un particolare del patrimonio archeologico della città; il fondo rosso doveva dare conto della collocazione a sinistra, al pari del nome scelto per la lista. Il 5,49% ottenuto, pur consentendo l'elezione del candidato sindaco, non ha però attribuito alcun consigliere alla lista.

Roberto Palomba

4) Onestà e lavoro

Ultimo dei candidati alla poltrona di sindaco a ottenere almeno l'elezione in consiglio è stato Roberto Palomba, cui è bastato ottenere il 4,03% per riuscire a tornare in consiglio comunale dopo esserci stato per quattro mandati (e avere presieduto anche l'assemblea). Palomba, in base a quanto si trova in rete, risulta essere legato al Psdi, ma ha comunque scelto di farsi rappresentare dalle parole "onestà" e "lavoro", affiancandole a un altro emblema artistico territoriale, la fanciulla di Anzio proveniente dalla villa di Nerone che si trova proprio lì. Il 3,04% della lista, peraltro, non ha permesso di eleggere nessun altro rappresentante in consiglio comunale.

5) Italia madre

A sostenere la candidatura di Palomba c'era anche Italia madre, il partito fondato e guidato da Irene Pivetti e che aveva avuto una prima tribuna nazionale a gennaio, in occasione del deposito del contrassegno al Viminale in vista delle elezioni politiche di marzo. In questo caso, Pivetti assieme al suo partito ha sostenuto di "credere nel cambiamento e sostenere una persona dai sani ideali e proposte concrete". I cittadini hanno così trovato sulla scheda il simbolo con l'Italia turrita e i quattro colori nazionali; solo lo 0,45% dei votanti, tuttavia, ha scelto di porre la croce sul simbolo di Italia madre, ovviamente non consentendo al partito di accedere al consiglio.

Umberto Spallotta

3) Partito della rifondazione comunista

Non è riuscito entrare in consiglio comunale Umberto Spallotta, che si era candidato a sindaco per il Partito della rifondazione comunista. Come si è visto, se parte della sinistra (quella che è rimasta in un modo o nell'altro parlamentare) aveva candidato Luca Brignone, Rifondazione comunista ha scelto una strada autonoma con un proprio aspirante sindaco, che dunque si è presentato da solo agli elettori, sostenuto solo dal suo partito. Lui ha solo sfiorato il 2% (1,99%), il Prc si è fermato all'1,79%: decisamente troppo poco per aspirare a un seggio e meno di quanto aveva ottenuto nel 2013 la lista Sinistra per Pollastrini, presentata con Verdi e Idv (2,39%).

Manuela D'Alterio

20) CasaPound Italia

Non ha avuto accesso all'assemblea consiliare nemmeno la candidata sindaca Manuela D'Alterio, che si era presentata sostenuta dalla sola lista di CasaPound Italia. Si è trattato della prima partecipazione di quel gruppo alle elezioni amministrative di Anzio, mentre prima gli elettori avevano potuto votarlo solo alle consultazioni di livello superiore; ecco dunque che il simbolo tricolore con la tartaruga dal carapace-casa ottagonale e istoriato ha fatto la sua comparsa sulle schede. Alla fine dei conti, però, solo l'1,34% dei votanti ha scelto D'Alterio e solo l'1,27% ha dato fiducia a CasaPound, dunque l'esordio non è stato troppo fortunato per quel gruppo.

Raffaele Madonna

6) Il sole delle periferie

A chiudere l'elenco dei candidati che si erano proposti per la carica di sindaco di Anzio si trova Raffaele Madonna, che per vent'anni ha fatto politica nell'area del centrodestra. Questa volta si era presentato con il simbolo della sua associazione nata nel 2017, Il sole delle periferie, con l'idea di "riportare Anzio ad essere la perla del Tirreno come negli anni '80" sulla base di un programma contenuto e attento alla quotidianità. Il simbolo, al di là del tricolore sulla bandiera e sulle impronte di mano, non è di semplice lettura; devono avere pensato la stessa cosa gli elettori, visto che solo lo 0,88% dei votanti ha scelto Madonna e lo 0,84 ha votato per la lista. 

lunedì 25 giugno 2018

Cisterna di Latina, simboli e curiosità sulla scheda

Mentre stanno arrivando i risultati dei ballottaggi, di cui il sito si occuperà un po' più avanti, continuiamo il viaggio tra i non molti comuni superiori non capoluogo che sono riusciti a eleggere il loro sindaco già al primo turno. Questa volta il viaggio ci porta a Cisterna di Latina, un comune che ha votato con un anno di anticipo rispetto alla scadenza (per grane giudiziarie che hanno investito il comune e nel 2018 avevano portato alle dimissioni della sindaca Eleonora Della Penna) e di cui ci si era occupati in passato perché si era presentata una lista che nella grafica aveva imitato il MoVimento 5 Stelle, anche se poi non era riuscita a entrare in consiglio comunale. 
Nel 2014 si andò al ballottaggio, stavolta invece Mauro Carturan, già sindaco di Cisterna dal 1999 al 2009 e candidato di Lega e Fratelli d'Italia (ma non di Forza Italia, come si vedrà), è riuscito a vincere al primo turno per un soffio, ottenendo il 50,01%: lo ha fatto sconfiggendo altri quattro candidati, ma colpisce soprattutto che, a fronte di meno di 29mila elettori, ad affollare la scheda si siano presentate ben 18 liste. Dal momento che però la quota che ha permesso di evitare il ballottaggio è stata raggiunta per soli due voti, occorre dare conto dell'idea del principale candidato sconfitto (e che avrebbe avuto accesso al secondo turno), Gianluca Del Prete, di presentare ricorso al Tar per procedere a un nuovo conteggio e capire se è stato corretto proclamare l'elezione del sindaco o si doveva andare al ballottaggio.

Mauro Carturan

8) Lega

Non è dato sapere quante persone si sarebbero immaginate che la vittoria del candidato di centrodestra Mauro Carturan sarebbe stata "a trazione leghista". Eppure, in una situazione di notevole frammentazione che si vedrà tra poco, la Lega è risultata la lista più votata di tutte, con il suo 11,28% (e la conquista di tre consiglieri comunali) per la sua consultazione amministrativa d'esordio a Cisterna. Per l'occasione è stato utilizzato il simbolo inaugurato alle ultime elezioni politiche, con la semplice sostituzione della parola "premier" con il riferimento al Lazio, senza ulteriori specificazioni territoriali.

5) Fratelli d'Italia

Tre consiglieri comunali se li è aggiudicati anche la lista di Fratelli d'Italia, partito che è molto forte da queste parti e che già nel 2014 aveva ottenuto il 9,3% (ma allora, sostenendo Carturan anche in quell'occasione, non era parte dello schieramento vincitore, dunque aveva eletto solo un rappresentante). Questa volta il risultato è migliorato ulteriormente, arrivando al 9,77% e triplicando, come si è visto, la rappresentanza in consiglio. Il risultato è stato ottenuto impiegando il simbolo ufficiale nazionale del partito, senza alcuna indicazione della leader Giorgia Meloni (opzione grafica seguita invece, come si è visto, in molti altri comuni): la scelta, in ogni caso, è stata decisamente vincente.

6) Unione di centro

Al terzo posto, all'interno della coalizione a sostegno di Mauro Carturan, si è collocata l'Unione di centro, che era stata parte anche della maggioranza uscita dalle elezioni del 2014. Allora, con il 5,09%, erano arrivati tre consiglieri; questa volta la rappresentanza è rimasta la stessa, ma è decisamente migliorato il risultato, con il 9,56%. Se allora si era utilizzato il simbolo nazionale puro e semplice, con la scritta "Italia" nel segmento superiore rosso, questa volta in quello stesso punto è inserito il riferimento al candidato sindaco, con il cognome puntualmente in maggior evidenza (graficamente l'effetto è quello che è, ma forse non c'erano molte altre soluzioni).

2) Cisterna ideale

I risultati elettorali hanno collocato in quarta posizione, all'interno della compagine di Carturan, la prima lista civica (sorteggiata tra l'altro per prima), Cisterna ideale: la formazione è riuscita a raccogliere il 6,52% e questo le ha permesso di farsi assegnare due consiglieri comunali. Il simbolo è un concentrato di curiosità: è strano il colore del cielo, un arancione sfumato postatomico; è curiosa la scelta di scrivere il nome della lista con una font graziata (che però per lo meno si legge); soprattutto, la famigliola a quattro che è stata inserita è praticamente dello stesso colore della parte inferiore del simbolo, così uno dei due bambini praticamente non si vede...


7) Obiettivo ricostruire

Due consiglieri sono stati assegnati, dopo lo spoglio, anche alla lista civica Obiettivo ricostruire, evidentemente pensata con l'idea di ripartire con un'amministrazione nuova e sana dopo il "terremoto" politico-amministrativo del 2017. L'idea della ricostruzione è data dal disegno tratteggiato di alcune rovine, che probabilmente sono alcune di quelle presenti all'interno del Giardino di Ninfa, monumento naturale presente proprio a Cisterna; il piccolo segmento tricolore in alto suggerisce comunque una collocazione nel centrodestra. La lista, in tutto, è riuscita ad aggiudicarsi una buona quota di voti, pari al 6,32%


3) Cisterna democratica

A dispetto del nome che porta, non siamo davanti a una lista legata al Pd (che si è presentato con il suo simbolo a sostegno di un altro candidato) e nemmeno a una formazione dichiaratamente di sinistra: Cisterna democratica, infatti, era schierata nella coalizione di Carturan. Se prima si era evocato il concetto di ricostruzione, qui c'è quello di rinascita, visto che il sole (stilizzatissimo) sorge dal segmento che rappresenta il terreno; da notare - e non certo perché sia gradevole - l'arcobaleno tricolore, irregolare come se l'avessero tracciato tre gessetti. Con il suo 5,12%, la lista è riuscita ad assicurarsi l'elezione di un consigliere.


4) Cisterna domani

Chiude la serie delle liste presentate a sostegno di Carturan la civica Cisterna domani, che pur essendo stata la formazione meno votata ha comunque raccolto il 3,07% e quella quota è stata sufficiente a eleggere in consiglio uno dei candidati. Occorre peraltro ammettere che, sul piano grafico, quello di Cisterna domani è probabilmente il simbolo peggio riuscito di tutta la coalizione: la bandiera italiana realistica e a pieghe posta in basso stona abbastanza con la veduta in bianco e nero di Cisterna che è stata inserita nella parte alta e nemmeno si vede bene; nel mezzo stona ancora di più l'ellisse con una texture azzurra che contiene il nome della lista (scritto con una font piuttosto improbabile).


Gianluca Del Prete

13) Gianluca Del Prete sindaco

Il candidato alla guida del comune di Cisterna che si è posizionato al secondo posto, con il 24,27%, è Gianluca Del Prete, odontoiatra, già consigliere eletto nel 2014 nella coalizione di Carturan, qualificatosi come candidato civico, anche se - come si vedrà - il sostegno di determinati partiti ce l'aveva. La lista più votata, in ogni caso, è stata la sua personale, denominata proprio Gianluca Del Prete sindaco. Il simbolo, probabilmente, è il più semplice che si potesse immaginare: il nome, l'auspicata qualifica di sindaco posta "a sorriso" nella parte inferiore, il tutto su fondo blu con doppio contorno. Un simbolo essenziale, ma ben leggibile, che ha sfiorato l'8% e ha ottenuto due consiglieri comunali.


11) Forza Italia

La seconda lista più votata nella coalizione di Del Prete è risultata essere quella di Forza Italia, che si è attestata sul 4,5%, meno della metà del 9,38% raccolto nel 2014 (ma, paradossalmente, il risultato del candidato e dell'intera coalizione ha consentito ai forzisti di ottenere un seggio, che quattro anni fa non era arrivato). Al turno precedente si era usata una variazione del simbolo delle europee, con la bandierina tutta contenuta nel cerchio e il riferimento all'allora candidato sindaco, Antonello Merolla; questa volta, su calco del contrassegno delle ultime politiche, la bandierina in parte fuoriesce e al posto del cognome del candidato c'è il riferimento al comune (in Helvetica, per fortuna), posto "a sorriso" e in corpo piccolo a causa della lunghezza.


12) Partito democratico

No, non è un errore nostro, né di chi ha preparato manifesti e schede: subito dopo il simbolo di Forza Italia, infatti, nella stessa coalizione di Del Prete si ritrova l'emblema ufficiale del Partito democratico. Sui media locali in effetti si era fatto un gran parlare della coesistenza di Pd e Fi sotto lo stesso tetto elettorale, anche se il candidato sindaco teneva a rimarcare - come visto - la sua caratura civica, sostenendo la scelta autonoma dei due partiti di appoggiarlo, senza che questo si dovesse tradurre un un'alleanza tra dem e forzisti. Alla fine, comunque, il Pd si è dovuto accontentare di sfiorare il 4% (3,94%) e di ottenere un consigliere, proprio come Fi.


9) Cisterna sociale

Le altre tre liste della coalizione che hanno sostenuto Del Prete sono rimaste tutte fuori dal consiglio comunale per le loro percentuali troppo basse. E' capitato innanzitutto a Cisterna sociale, il cui simbolo pone su fondo blu l'ex palazzo comunale - ben riconoscibile per gli archi e per l'orologio, da pochi anni tornato in funzione - tinto con i colori della bandiera italiana. Il nome scelto, considerando la particolarità di tutta la provincia di Latina, fa capire dove la lista si collochi: si tratta di una formazione presentata dal circolo Almirante, legato al Movimento Nazionale per la sovranità. Vedere il simbolo accostato a quello del Pd, bisogna ammetterlo, una certa impressione la fa (anche se Antonio Pennacchi non è poi così lontano...); alla lista, in ogni caso, è andato solo il 3,23%.


14) Cisterna bene comune

Nessun eletto nemmeno per la lista civica Cisterna bene comune, il cui simbolo sembra quasi fatto dallo stesso grafico che ha concepito Cisterna sociale. Lo suggerirebbero il fondo blu e l'uso del tricolore, tipici - più che di una lista di centrosinistra - di una forza catch all che aspiri a raccogliere consensi un po' da chiunque, soprattutto nell'area del centrodestra, anche se il nome scelto è piuttosto da centrosinistra (il tricolore fatto a tracce di gesso ricorda quello visto con Cisterna democratica, ma questo è fatto meglio e rende di più, al di là dell'uso un po' naif della font Arial Rounded). La lista però ha raccolto solo il 2,97%.


10) Noi con Cisterna

Ancora meno votata, alla fine dei conteggi, è risultata la lista Noi con Cisterna. Il nome e almeno in parte la grafica (il fondo blu e un tipo di arcobalenino tricolore) rimanda un po' alla comunicazione visiva di Noi con l'Italia, ma l'uso di caratteri del tutto diversi e l'arcobalenino "non pennellato" non consentono di considerare la lista come realmente legata alla formazione di Fitto, Lupi, Quagliariello e altri. In ogni caso, la lista alla fine dei conti ha raccolto soltanto il 2,71% e, come le due precedenti, non ha avuto alcuna possibilità di entrare in consiglio comunale, per giunta sui banchi dell'opposizione. 


Maria Innamorato

17) Innamorato sindaco

Al terzo posto, in questa competizione elettorale locale, si è collocata l'aspirante sindaca Maria Innamorato, consigliera d'opposizione fino al 2017 dopo essersi candidata a guidare il comune col sostegno di cinque liste civiche già nel 2014. Allora aveva ottenuto il 9,22%, questa volta la sua percentuale è salita al 12,55%. La lista più votata, Innamorato sindaco, con il 5,88% ha ottenuto anche un altro consigliere. Quanto al simbolo in questione, è particolarmente visibile la sagoma della statua della dea Feronia della fontana Biondi (il vero simbolo della città); dietro, visto il cognome della candidata, era quasi inevitabile trovare un cuore. E non può che destare una certa impressione leggere "Innamorato sindaco", come se a candidarsi fosse stato un uomo, come persino il cognome suggerirebbe.


18) Rigenerazione cisternese

Ha raggiunto praticamente la metà dei consensi di Innamorato sindaco la lista civica Rigenerazione cisternese, (l'unica con il nome nuovo rispetto alle elezioni di quattro anni fa) che con il suo 2,9% non è riuscita ad aggiudicarsi nessun consigliere comunale. Come simbolo, in questo caso, è stato scelto un motivo geometrico che ricorda le lamelle a raggiera di un diaframma o di un otturatore video-fotografico; quelle stesse lamelle, però, in questo caso sono state colorate probabilmente per dare l'idea di un nuovo inizio per Cisterna. Un'idea grafica interessante (anche se non nuova), che però non ha ricevuto molto consenso dai cittadini.

16) Insieme per cambiare

Come Innamorato sindaco era già apparsa sulle schede del 2014, sia pure con un altro simbolo, quest'anno è tornato anche il nome di un'altra lista, Insieme per cambiare. Anche qui il simbolo è almeno in parte diverso rispetto a quello di quattro anni fa, anche se oggi come allora ci sono due figure umane stilizzate; nel turno precedente c'era abbondanza di mani, quasi a voler sottolineare la collegialità del cambiamento; questa volta le due figure (tricolori, ma al contrario) sembrano strette in un abbraccio o portate in palmo di mano. La lista si è però fermata al 2,33%, senza avere rappresentanza in consiglio.

Marco Capuzzo

1) MoVimento 5 Stelle

Si è posizionato al quarto posto Marco Capuzzo, candidato alla carica di sindaco dal MoVimento 5 Stelle, ma il risultato di quest'ultimo in qualche modo rappresenta un "caso" di queste elezioni: a dispetto della quarta posizione del candidato, il M5S (al debutto alle amministrative di Cisterna) con il suo 10,93% risulta per un soffio la seconda lista più votata di tutte le 18 formazioni in corsa (solo la Lega ha fatto meglio), ma a causa dei voti presi dalle altre coalizioni, può ottenere solo un seggio (oltre a quello del candidato sindaco), alla pari di chi ha ottenuto la metà dei suoi voti. Il simbolo utilizzato per queste elezioni, ovviamente, è lo stesso inaugurato alle ultime elezioni politiche. 

Giancarlo Carapellotti

15) Pas - 9 dicembre - Forconi con Calvani

Il candidato meno votato di tutti in assoluto è risultato essere Giancarlo Carapellotti, aspirante primo cittadino della lista Pas - 9 dicembre - Forconi con Calvani, un simbolo piuttosto complesso - anche se in qualche modo equilibrato - che unisce all'emblema del Movimento dei Forconi (almeno a una delle sue tante versioni, quella che appunto fa riferimento a Danilo Calvani) anche la sigla del Pas, ossia il Partito di azione per lo sviluppo di Alfonso Luigi Marra. Il progetto elettorale, tuttavia, è riuscito a raccogliere soltanto lo 0,90% (e il candidato sindaco ha soltanto sfiorato l'1%), quindi non c'è stata alcuna possibilità di accedere al consiglio comunale.