lunedì 5 giugno 2017

Italia 5%, quando il nome è tutto il programma

In Parlamento ferve il lavoro per definire gli ultimi dettagli della riforma elettorale che la Camera dovrebbe votare a tempo di record, ma qualcuno in rete è già pronto a mettere i bastoni tra le ruote. Non si tratta di portare in tribunale anche il Germanellum (o come diavolo decideranno di chiamarlo), ma di attuare un meccanismo molto più scientifico: rovinare il gioco ai partiti maggiori con il progetto Italia 5%. Si chiama così infatti la pagina Facebook nata alcuni giorni fa con uno scopo dichiarato: partecipare alle prossime elezioni politiche proponendosi solo di superare la soglia di sbarramento ed entrare in Parlamento. Alla faccia di tutti quelli che rischiano di stare fuori, ma soprattutto di quelli che sono dentro e vorrebbero avere più seggi da spartirsi. 
Per cercare di capire qualcosa di più, è bene parlare direttamente con uno degli amministratori della pagina: per mantenere l'anonimato, si presenta come "il 5% del 5%". Giusto per far capire subito come stanno le cose. "Tutto è nato circa due settimane fa in una notte decorosamente alcolica, al tavolo attorno al quale si era riunita una varia congrega di giornalisti, presunti tali, ex scribacchini, politicanti, portavoce e appassionati a vario titolo e di diverso colore". Una situazione stile "Si discuteva dei problemi dello Stato", un po' come Una storia disonesta di Stefano Rosso, con buona provvista di alcol ma senza spinelli: unici drogati ammessi, quelli di politica.
La discussione era finita inevitabilmente sul sistema elettorale in discussione alla Camera e ognuno aveva iniziato a dire la sua, fino a quando è arrivata l'illuminazione: "Alla seconda birretta, o forse era la terza, uno di noi ha detto che quel sistema similtedesco potrà andare bene ai partiti che lo stanno trattando solo a condizione che siano quasi soltanto loro a superare il 5%: più partiti restano sotto la soglia e più ampia è la quota di voti che non producono seggi, infatti, più aumenta la quota di seggi che i partiti entrati in parlamento possono spartirsi tra loro, come se ci fosse un premio di maggioranza 'di fatto'. Più sono le forze che riescono a superare la soglia, invece, e meno sono i seggi da ridistribuire, per cui le percentuali in Parlamento si discosterebbero poco da quelle uscite dalle urne".
Quel ragionamento è arrivato come un lampo: "Fino a poco tempo prima qualcuno di noi era convinto che, con quella legge elettorale, non valesse nemmeno la pena andare a votare. Fatta quell'osservazione, invece, il pensiero è stato rapido: a sinistra del Pd sono delle fave per natura e riescono a spaccarsi quasi sempre, a destra Fratelli d'Italia nel 2014 ha sfiorato il 4% ma è difficile che ora arrivi un punto sopra, per cui ci vorrebbe un movimento che avesse come unico scopo e ragion d'essere l'arrivare a quel benedetto 5%, se non altro per far saltare il giochino di chi ha pensato questa legge elettorale per guadagnarci".
L'idea, a quel punto, era già nata: "Quella birretta ci aveva servito la lista e il programma già fatto. In tema di immigrazione, fate quello che volete, ma dateci il 5%. Sui voucher i politici di oggi hanno fatto un gran casino, ma noi abbiamo le idee chiare: prenderemo il 5%". Una provocazione, evidentemente, ma nemmeno troppo campata in aria: "E' vero, non stiamo dicendo o proponendo niente, ma così facciamo notare che, in un gioco a democrazia zero come quello che stiamo vivendo, può avere senso persino darsi come unica ragione e obiettivo quel 5% sporco e maledetto".
Non che in passato non si sia già fatto di tutto per non farsi uccidere dalle soglie, ma questa provocazione mirata finisce per mettere a nudo tutti i difetti dei tentativi passati: "Come dicevo, noi abbiamo le idee chiare, a differenza di altri. Negli anni abbiamo visto vari agglomerati di forze politiche tenuti insieme solo dal desiderio, dal bisogno di superare lo sbarramento e il tentativo, in più di un caso, è naufragato miseramente perché quelle ammucchiate scontavano fino in fondo la contraddizione tra il dichiarare di essere uniti da ideali importanti, quando l'unico vero trait d'union era la necessità di arrivare al 4%, con in più la frequente ipocrisia di negare che il vero scopo del cartello fosse quello. Pensate a due dei casi più eclatanti, la Sinistra arcobaleno del 2008, per non parlare di Rivoluzione civile che dell'arcobaleno era una sorta di riedizione allargata all'Italia dei valori: c'era anche l'assurdità del nome, non si è mai vista una rivoluzione al solo scopo di superare una soglia, e su quella soglia la rivoluzione si è fermata... " 
A quel punto, meglio la coerenza e la chiarezza: "Il nostro messaggio è chiaro: dateci il 5% e fatelo per voi, perché così fate entrare in Parlamento un'alternativa ai soliti noti. Del resto, tre dei quattro partiti che si stanno accordando sulla legge elettorale sono già stati o sono tuttora al governo e i risultati si conoscono. Quanto al MoVimento 5 Stelle, che in fondo era nato proprio per scardinare i meccanismi messi in atto dalla vecchia politica, aveva sempre ribadito la politica del 'non si fanno accordi', ma ora di fatto si piega a un progetto che consente ai segretari o ai capi dei partiti di decidere le sorti di tutti i candidati - nei collegi uninominali e nel voto proporzionale - e fa pesare alcune forze politiche più di altre, sulla base dei voti di chi non entra in Parlamento. Non vogliamo essere l'apriscatole di nessuno, ma almeno il granello di sabbia nell'ingranaggio sì". 
Come ogni forza con pretese elettorali che si rispetti, anche Italia 5% si è data un contrassegno: "Sul simbolo ufficiale abbiamo fatto un sondaggio, proponendo un voto sulla nostra pagina Facebook tra sei simboli. In effetti le alternative dovevano essere solo cinque, per rispettare la nostra numerologia, ma il sesto ormai era stato disegnato e pareva brutto lasciarlo da parte". Così il 5, nella grafica, la faceva da padrone in tutte le salse (quasi sempre tricolori), come cifra o come mano con le cinque dita in vista. Anche il voto sull'emblema, peraltro, è stato del tutto particolare: "Non abbiamo scelto il segno più votato, bensì quello che ha ottenuto il valore più vicino al 5%, con il numero verde su fondo bianco, fresco come un mojito. Anche qui, non conta che sia un'idea grafica bella o gradevole: conta che rappresenti la parte di elettorato che ci interessa, dunque il 5%, è il più adatto a rappresentarci". Praticamente come "il quadro che rappresenta il suo prezzo" che Corrado Guzzanti, nelle vesti del dottor Armà, tentava di piazzare all'Ottavo Nano dei tempi migliori. "Esattamente, noi dobbiamo avere un simbolo che ci permetta di raccogliere non più e non meno del 5%, il nostro obiettivo è quello, non ci interessa piacere a tutti, ci piace la coerenza".
E se alla fine quella di Italia 5% non fosse solo una provocazione? "Partiamo come boutade, ma non escludiamo di presentarci davvero con le nostre liste: dipende da quanta gente riusciremo ad attirare con la nostra provocazione". Certo, in quel caso ci sarebbe lo scoglio della raccolta firme, ma il 5% del 5% ha pensato anche a questo e porta la provocazione al massimo livello: "Ora che abbiamo svelato il vero scopo del nuovo sistema elettorale, i partiti in Parlamento dovrebbero venirsi incontro. Loro non devono raccogliere sottoscrizioni, ma più firme chiedono ai partiti senza rappresentanza parlamentare, meno liste ci saranno, dunque quelli che non raggiungeranno il 5% saranno pochi e, di conseguenza, i seggi da spartire tra i fortunati saranno pochissimi. Se invece l'asticella delle firme sarà molto più bassa, i voti potrebbero disperdersi maggiormente e allora i partiti maggiori ci guadagneranno in seggi". Insomma, per avere più posti in Parlamento, i partiti maggiori dovrebbero aprire la competizione. Loro ci guadagneranno di sicuro, i partitino probabilmente no; i 5percentisti, in compenso, si faranno grasse risate. Se poi ci scappasse una trentina di seggi, meglio ancora.

domenica 4 giugno 2017

Palermo, simboli e curiosità sulla scheda

Di certo uno dei test elettorali più importanti di questo turno primaverile del 2017 riguarda Palermo: le ragioni per questo interesse sono varie. Innanzitutto, a queste elezioni potrebbe seguire il quinto mandato da sindaco - un record assoluto - per Leoluca Orlando, che dalla sua coalizione (ben sette liste) ha cercato di tenere fuori i simboli dei partiti e ci è quasi riuscito. Era questo l'intendimento anche di uno dei suoi due principali avversari, Fabrizio Ferrandelli, al punto tale da creare un terremoto all'interno dei partiti che lo volevano appoggiare; di fatto, però, sul manifesto e sulle schede di sette contrassegni tre sono di partito. Sarà poi interessante verificare i consensi del MoVimento 5 Stelle (che candida Ugo Forello), al primo appuntamento elettorale importante in Sicilia dopo l'emersione delle accuse di aver presentato firme false proprio alle comunali palermitane di cinque anni fa. 
Da ultimo, risulta particolarmente interessante anche l'applicazione - al massimo grado possibile - della nuova legge elettorale: essa, tra l'altro, oltre a introdurre la doppia preferenza di genereinserisce di nuovo il cosiddetto "effetto trascinamento", per cui il voto alla lista darà in automatico il voto al candidato sindaco (a meno che sia stato esercitato il voto disgiunto), premiando di fatto i candidati con più liste a sostegno; soprattutto, il premio di maggioranza scatta già al primo turno se un candidato raggiunge il 40% delle preferenze (non occorre più la metà dei voti) con le liste che hanno superato il 5%, soglia che vale anche come sbarramento per l'ingresso in consiglio comunale.


Ciro Lomonte


Il sorteggio ha designato come primo tra i candidati sindaci Ciro Lomonte, per il movimento sovranista Siciliani liberi (curiosamente, Lomonte figura pure come capolista). Il gruppo, ritenendo violata da parte dello Stato italiano l'autonomia riconosciuta per statuto alla Sicilia, vuol costituire uno Stato di Sicilia "dotato di piena indipendenza e sovranità, per una libera nazione che dovrà riacquistare il posto che le spetta tra i popoli liberi, crocevia nel Mediterraneo tra popoli e culture". Tutto questo è rappresentato nel contrassegno, che oltre al nome leggermente arcuato (blu e in font Candara) contiene la stilizzazione della Sicilia (tre linee blu non collegate) con "una fascia orizzontale ondeggiante e sfumante alle estremità" rossa e gialla, con due aquile d'oro ad ali spiegate.

Salvatore Forello detto Ugo

La seconda posizione sulla scheda è toccata in sorte al candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle Ugo Forello (di cui il manifesto e le schede svelano il vero nome, Salvatore), indicato attraverso le "comunarie", anche se il suo concorrente, il poliziotto Igor Gelarda, è comunque presente come capolista. Il simbolo utilizzato per la competizione è lo stesso di cinque anni fa, fatta eccezione per l'indicazione del sito del MoVimento al posto di quello di Beppe Grillo. In mancanza di coalizioni (escluse per principio), il M5S dovrà basarsi solo sulla propria forza per arrivare almeno al ballottaggio, sperando di ottenere di più del 5% solo sfiorato da Riccardo Nuti nel 2012 (Il MoVimento si fermò al 4.24%).

Fabrizio Ferrandelli detto Fabbrizio

Terzo candidato sindaco, in base al sorteggio, risulta essere Fabrizio Ferrandelli (e già vedere l'espressione "detto Fabbrizio" fa un po' sorridere, considerando che sarebbe stato riconoscibile anche con una sola B). Il primo simbolo estratto è quello della lista civica Per Palermo con Fabrizio (senza cognome e con una sola B), che raccoglie candidati "che vengono dal mondo del sindacato, della rappresentanza e con esperienze amministrative passate" (si legge nel sito di Ferrandelli) e si fa rappresentare da una sfilata di monumenti della città (tra cui la Cattedrale, la Basilica di san Francesco, la chiesa di san Cataldo) disegnati a mano, su fondo rosso e arancione, con un rilievo nella parte superiore del cerchio.
La seconda lista in appoggio a Ferrandelli, invece, è chiaramente politica, anche se è poco nota al di fuori dei confini siciliani. Si tratta infatti del Cantiere popolare, che rappresenta l'evoluzione dei Popolari di Italia domani di Francesco Saverio Romano (con l'apporto anche di Azione Popolare di Silvano Moffa, del Movimento Cristiano Lavoratori di Carlo Costalli e del Patto Cristiano Esteso di Massimo Ripepi). La lista, già presente alle elezioni del 2012, si riconosce per la bandiera tricolore leggermente ondulata, circondata da una corona circolare blu, colori che rimandano direttamente a una collocazione di centrodestra, quale in effetti è.
Al terzo posto tra le liste che sostengono Ferrandelli c'è probabilmente quella che ha maggiormente legato il suo nome al candidato sindaco: Coraggiosi Palermo, legata al movimento fondato dallo stesso Ferrandelli dopo le sue dimissioni dall'Assemblea regionale siciliana. Dalla grafica molto schematica e immediata, il simbolo si fa notare soprattutto per l'uso del punto esclamativo color porpora su fondo blu: vicino al nome (scritto in bianco) sembra quasi fare la funzione della I, come se si dovesse leggere "I coraggiosi". E che sia la lista direttamente di emanazione del candidato lo conferma il fatto che Ferrandelli è schierato anche come capolista.
Quarta lista sorteggiata tra quelle presentate da Ferrandelli è di nuovo una formazione di partito: si legge perfettamente, infatti, il simbolo dell'Unione di centro, o per lo meno di ciò che è rimasto (com'è noto, in Sicilia, la scissione dei Centristi per la Sicilia, parte dei Centristi per l'Europa di Gianpiero D'Alia è stata pesante). In questo caso, in effetti, il nome risulta integrato anche dalle parole Liberali e Popolari, segno che in questo caso è stato allargato il campo delle candidature ospitate in lista. Nel segmento rosso superiore, al posto della parola "Italia", è stato inserito il riferimento al comune di Palermo; partirà da qui il rinnovamento per l'Udc siciliana e nazionale?
In quinta posizione si troverà probabilmente il simbolo più discusso in assoluto di tutta la coalizione di Ferrandelli. Com'è noto, Forza Italia voleva a tutti i costi conservare il proprio simbolo per una questione di visibilità, mentre il candidato sindaco avrebbe preferito l'appoggio di sole liste civiche. Alla fine, come è facile da capire, l'hanno spuntata i forzisti più intransigenti, che hanno soltanto tolto il nome di Berlusconi e inserito il riferimento a Palermo. Ed è innegabile che, dopo aver visto il nome di Ferrandelli accostato al simbolo del Pd nel 2012, vederlo ora vicino un altro tricolore, quello della bandierina forzista, non possa davvero passare inosservato.

Altra lista presentata dallo stesso Ferrandelli si chiama Al centro e si presenta come una "bicicletta" di due simboli. Il secondo, quello di Palermo al centro, è un raggruppamento espresso dal comitato elettorale del candidato (con tanto di sottolineatura sull'espressione rossa "Al centro", curiosamente ribattuta due volte nel contrassegno) e, nel proprio emblema, rappresenta il profilo di San Giovanni degli Eremiti, in modo abbastanza gradevole. Colpisce di più il primo simbolo, quello di Forza Palermo, con una testa nera di aquila su un fondo rosa attraversato da una barra nera. I colori sono chiaramente quelli del Palermo calcio e a livello nazionale qualcosa di simile non sarebbe più possibile; è vero però che le istruzioni elaborate dalla Regione Sicilia non prevedono alcun divieto di uso di marchi di società sportive e non risulta che la squadra si sia lamentata pubblicamente di quell'uso.
Ultimo simbolo della compagine a sostegno di Ferrandelli è Palermo prima di tutto, la lista nata (così si legge sempre nel sito del candidato) "dal percorso di partecipazione fatto nei quartieri e nelle borgate di Palermo, attraverso la Palermocrazia". Il simbolo, anche in questo caso, è molto semplice e utilizza i colori nazionali, con il semicerchio inferiore riempito di verde ma con la linea di demarcazione in alto tracciata in modo irregolare, come se fosse stato riempito a matita. Sorprende un po' l'uso di caratteri graziati (soprattutto per quanto riguarda le I maiuscole), piuttosto raro, ma in fondo la grafica è piuttosto pulita. Anche se, ovviamente, al di là del testo non dice granché.

Leoluca Orlando

Subito dopo Ferrandelli, il sorteggio ha voluto che fossero sciorinate le liste in appoggio al sindaco uscente Leoluca Orlando: rispetto a cinque anni fa, in cui era sostenuto da Idv e dal cartello Verdi-Prc, questa volta le liste sono ben sette, quasi tutte civiche. Il primo simbolo estratto, peraltro, è quello che appare meno riuscito: Alleanza per Palermo (lista messa in piedi dal deputato regionale Totò Lentini per "portare avanti il progetto del sindaco") utilizza una foto di San Giovanni degli Eremiti e, in basso a sinistra, vi sovrappone la statua della Fontana del Genio di Villa Giulia, tagliando entrambe le immagini con un segmento tricolore tratteggiato, al punto da non far leggere a dovere la dicitura "Movimento d'iniziativa popolare". Anche la scelta di tre (o quattro) font diversi per il simbolo non aiuta a creare un buon risultato.
Secondo simbolo estratto è quello del Movimento 139, soggetto politico-amministrativo nato già a maggio del 2013, con il contributo determinante di Felice Belisario, già senatore Idv (partito in cui Orlando militava allora); capolista è il presidente del consiglio comunale Totò Orlando. L'origine del nome era facilmente individuabile: 139, infatti, sono gli articoli della Costituzione italiana, cui il movimento sostiene di ispirarsi, anche in chiave locale per risolvere i problemi di Palermo; per Orlando, anzi, la sua formazione politica si distingueva come "atto di amore per questa città". La grafica, molto semplice, tinge il numero 139 - proposto in Bodoni - dei colori della bandiera italiana (il 3 però è colorato di grigio, per poter risaltare sul fondo bianco); meno elegante la parola "Movimento" contornata di rosso, ma non si può avere tutto...
La successiva lista è stata una delle più discusse nelle scorse settimane. A molti Democratici e popolari è apparsa un tentativo di non presentare ufficialmente simboli di partito, accontentando comunque le esigenze soprattutto del Pd (ma anche di Alternativa popolare) di visibilità e riconoscibilità. Così, la D bianca ritagliata nel rettangolo rosso (come pure quella della parola "Democratici" e la P di "Popolari") è chiaramente quella del Pd, che occupa graficamente più di metà del simbolo (e metà della lista); la parola "Popolari" evoca il partito di Angelino Alfano e, volendo, i Centristi per l'Europa di D'Alia, citati anche con il segmentino inferiore blu con quattro stelle europee. Il risultato alla fine è comunque gradevole, ma è difficile dire che questo simbolo non è di partito.
In quarta posizione è stata sorteggiata la lista Sinistra comune, gruppo che fin dall'inizio aveva deciso di sostenere il tentativo di riconferma di Leoluca Orlando. La formazione, che raccoglie soprattutto militanti di Sinistra italiana, Rifondazione comunista, L'Altra Europa e altri gruppi, aveva scelto per sé un nome unificante, in grado di far pensare al lavoro amministrativo e, soprattutto, ben piantato a sinistra. Altrettanto dimostra il simbolo (scelto dopo una consultazione tra gli attivisti): in effetti il rosso risulta essere il colore dominante e la sigla "Sx" (con la X pennellata gialla, anche per ricostruire i colori regionali) rimanda ulteriormente alla sinistra.
Quinta lista della coalizione di Orlando è rappresentata da Uniti per Palermo, riconducibile al partito Sicilia futura dell'ex ministro Salvatore Cardinale: la regola di non presentare il simbolo, tuttavia, valeva anche per lui e non sembra essere stato un grave problema adattarsi. La lista - che si pone l'obiettivo di "realizzare la visione di una città moderna e culturalmente importante, una città in cui credere" - ha scelto di distinguersi raffigurando graficamente il suo nome: la parola "Uniti", dunque, è stata posta davanti a un gruppo nutrito di persone, unite appunto (e tinte di blu per far emergere a dovere la parola bianca). Su fondo giallo c'è anche l'espressione blu "X Palermo", scritta in stile gesso.
Sesta e penultima formazione che appoggia il sindaco uscente nella sua nuova corsa è Palermo 2022, con chiaro riferimento nel nome all'anno di fine naturale dell'attuale consiliatura (inteso come sguardo al futuro, ma anche come certezza che si continuerà a operare fino a quella data, senza scossoni e dimissioni o decadenze precedenti). La lista, che è tra quelle più vicine al sindaco, si è dotata di un emblema molto semplice, quasi naïf, con un arcobaleno tracciato a mano (quasi tentacolare) su fondo verde, con l'anno 2022 scritto con una font manuale, come se fosse stato inserito con un pennarello o qualcosa di simile. Non un capolavoro di grafica, ma va bene cosi.
Ultima tra le liste a sostegno della ricandidatura di Orlando è Mosaico Palermo, una lista che punta anche e soprattutto su una sorta di rinascimento "artistico" della città. Il messaggio è trasmesso, tra l'altro, con la scelta della font con cui è scritta la parola "mosaico" (manuale, ma non sgraziata né troppo bambinesca) e con l'uso delle tessere da puzzle per formare la corona circolare che chiude il contrassegno. Un espediente grafico, questo, che consente l'impiego di dodici tessere ciascuna con una tonalità cromatica diversa: un modo per dire che ogni sfumatura è importante e che tutte insieme, come in un mosaico o in un puzzle, appunto, costituiscono un'entità completa.


Nadia Spallitta

Dopo Ferrandelli e Orlando, il sorteggio ha indicato al quinto posto la candidatura di Nadia Spallitta, con una lista - di cui risulta anche capolista - denominata semplicemente Spallitta sindaco (e non sindaca). Il contrassegno si configura come una "bicicletta" tra il simbolo ben noto della Federazione dei Verdi (cui Spallita ha aderito mesi fa) e la "pulce" del comitato Palermo città futura, che era stato creato mesi fa per sostenere la sua candidatura alla guida della città (e che come emblema ha il profilo di un volto femminile tinto dei colori della Sicilia). L'emblema in fondo figura come ben congegnato, anche se il colore verde del fondo uguale a quello del simbolo del Sole che ride è un po' troppo omogeneizzante.


Ismaele La Vardera

Ultimo candidato sindaco sorteggiato - e il più giovane di tutti, essendo del 1993 - è Ismaele La Vardera, aspirante primo cittadino per la lista Centrodestra per Palermo. Si tratta, in effetti, di un cartello che per l'occasione riunisce i simboli di Fratelli d'Italia (nella versione delle elezioni europee del 2014), di Noi con Salvini e di Il Centro destra, formazione presieduta da Alessandro Fontanini e nata nei mesi scorsi "dal popolo di elettori di centrodestra" che non crede più nei vecchi partiti di quell'area (accusati di essere "destrosinistri" e desidera invece "coerenza e serietà politica". Se la si possa trovare in quell'emblema non è dato sapere; bisogna ammettere però che un po' più di cura grafica di quel piccolo simbolo (con il nome sul tricolore pieghettato per il vento e "II" che non si capisce se voglia dire "il" o "secondo"), come di tutto il contrassegno, non sarebbe stata buttata via... 

sabato 3 giugno 2017

Parma, simboli e curiosità sulla scheda

Il comune, per quanto sia superiore, è più piccolo di altri, ma la competizione elettorale di Parma è tra le più osservate di questo turno di amministrative: le ragioni sono praticamente tutte note. Nel 2012 alla città ducale si guardava con interesse per cercare di capire come la città sarebbe uscita dalla fine burrascosa dell'amministrazione Vignali (centrodestra) con tanto di intervento dell'autorità giudiziaria; dopo il voto, ovviamente, l'oggetto di ogni analisi divenne la prima vittoria importante del MoVimento 5 Stelle con Federico Pizzarotti, a fronte di una sonora sconfitta del Pd (per la politologa Mara Morini fu "come sbagliare un rigore a porta libera"). 
Cinque anni dopo, Pizzarotti cerca la riconferma, ma non sotto le insegne del M5S (che ha lasciato dopo mesi di sospensione per non aver comunicato di essere sotto inchiesta, anche se nel frattempo era sopravvenuta l'archiviazione), bensì di una sua lista civica, Effetto Parma; dovrà vedersela, oltre che con il candidato del MoVimento, anche con altri otto candidati, compresi quelli delle coalizioni di centrodestra (Laura Cavandoli) e centrosinistra (Paolo Scarpa). Sono dunque 10 i candidati che si affrontano, per un totale di 16 liste.

Filippo Greci

Il sorteggio ha collocato al primo posto Filippo Greci, classe 1971, presidente del Movimento Nuovi consumatori e qui aspirante cittadino per il cartello SìAmo Parma, facendo sbarcare anche in terra emiliana la formula affermativo-affettiva per denominare le liste. I colori dominanti ovviamente sono quelli della città ducale (giallo e blu); nella parte alta si riconoscono benissimo, da destra, il Battistero, il Duomo, la Chiesa di San Giovanni Evangelista e il palazzo del Governatore che campeggia in piazza Garibaldi. Nella fascia più chiara, invece, trovano posto le "pulci" delle formazioni da cui i candidati della lista provengono: oltre all'ancora del Mnc, dunque, ci sono gli emblemi di Fare!, Direzione Italia e dell'Unione civica parmigiana, con la sua stretta di mano a forma di cuore.

Daniele Ghirarduzzi

Uno degli osservati speciali di questo turno elettorale sarà inevitabilmente Daniele Ghirarduzzi, schierato come candidato del MoVimento 5 Stelle. Toccherà a lui, infatti, scoprire se l'elettorato parmigiano darà ancora fiducia al progetto avviato da Beppe Grillo (continuando dunque a votare il simbolo) o se, invece, l'affaire Pizzarotti traghetterà verso il sindaco uscente buona parte del consenso riconosciuto cinque anni fa al M5S (anche da parte degli elettori di centrodestra che avevano l'unico scopo di far perdere l'avversario di centrosinistra Vincenzo Bernazzoli). In questo esperimento, Ghirarduzzi ovviamente si contrassegna col simbolo tradizionale, contenente il sito del MoVimento.

Federico Pizzarotti

Il sorteggio a volte rende possibili cose che, a volerle fare apposta, probabilmente non accadrebbero. Così non si può non sorridere del fatto che il caso ha voluto porre subito dopo al simbolo del M5S proprio quello di Effetto Parma, la lista messa in piedi per sostenere la rielezione di Federico Pizzarotti. Già tempo fa, all'atto della presentazione del simbolo, mi ero diffuso sul senso di quel nodo (che, come elemento grafico, probabilmente è nato dall'immagine di un nodo trovata sul web), come punto di incontro, di snodo, come maglia di una rete che il sindaco uscente ha cercato di creare insieme alla sua amministrazione. Quel nodo è tinto dei colori locali e si sposa all'indicazione del nome di Pizzarotti, discreta ma evidente.


Laura Bergamini

Al quarto posto tra i candidati alla guida del comune la sorte ha stabilito Laura Bergamini, aspirante prima cittadina per il Partito comunista di Marco Rizzo. Pur non avendo un radicamento uniforme e diffuso in tutta l'Italia, il partito cerca comunque di essere presente nel maggior numero possibile di competizioni elettorali locali. Se cinque anni fa non aveva presentato una sua lista (c'era invece il Partito comunista dei lavoratori, anche allora con una candidata sindaca), questa volta il Pc ce la fa e si presenta con l'ultima versione del suo simbolo, con il quadrato rosso con falce, martello e stella bianchi, la scritta "Partito comunista" e il cerchio di fondo grigio.


Ettore Manno

Si è già detto degli scherzi e degli accostamenti incredibili che può produrre l'affidarsi al sorteggio per decidere la posizione delle liste sul manifesti e schede. Difficilmente, però, si poteva immaginare un allineamento quasi perfetto di ben tre simboli con falce e martello. Subito dopo Bergamini, infatti, è stato sorteggiato il nome di Ettore Manno, consigliere uscente del Pdci. Sapendo questo, può stupire almeno in parte che la prima lista che si incontra sia quella del Partito della rifondazione comunista (con il suo simbolo ormai intatto da oltre dieci anni), non sempre in rapporti amichevoli con il gruppo che si era distaccato nel 1998; in questo caso però gli spazi per la candidatura unitaria sono stati trovati.
Ovvia, invece, la presenza sulla scheda del simbolo del Partito comunista italiano, che l'anno scorso è stato rifondato a San Lazzaro di Savena e ha come suo segretario nazionale il bolognese Mauro Alboresi: come si è detto spesso in questo sito, il Pci attuale costituisce lo sviluppo del vecchio Pdci, dunque si pone in continuità ideale totale con quell'esperienza. L'emblema del Pci, dunque, realizza l'incredibile allineamento non solo di tre partiti comunisti, ma addirittura di due bandiere con falce e martello. Per qualcuno può essere decisamente troppo (l'ennesimo invito a spaccarsi di nuovo), per altri potrebbe essere la dimostrazione che camminare ancora insieme è possibile.


Laura Cavandoli

Il posto numero 6 tra i candidati alla guida di Parma è stato assegnato dalla sorte a Laura Cavandoli, scelta per rappresentare in modo unitario il centrodestra. Sul suo profilo Twitter si presenta così: "Avvocato, mamma, legale, legalista e leghista". A suo sostegno ha quattro liste - e a questo turno è il numero massimo raggiunto - e la prima a essere sorteggiata è stata quella di Fratelli d'Italia. Il simbolo utilizzato per questa lista è esattamente quello presentato da Fdi alle europee del 2014, con il riferimento a Meloni in alto e la "pulce" piuttosto grande di Alleanza nazionale in basso, senza alcuna aggiunta di riferimenti locali o alla candidata sindaca.
Al secondo posto c'è il simbolo della Lega Nord, la cui presenza in coalizione era ovviamente scontata. In questo caso, contrariamente a quanto è stato visto per Genova, Padova e Verona, non c'è alcuna caratterizzazione territoriale scritta o grafica (nemmeno un riferimento alla nazione Emilia, che pure sarebbe stato pienamente giustificato). Resta il riferimento al segretario federale Matteo Salvini nel segmento blu inferiore (in questo caso con il testo che si allunga fino a seguire il profilo della circonferenza, mentre negli esempi visti fin qui era "al naturale", non stirata) e acquista molto più spazio il Sole delle Alpi, ottenendo un rilievo anche visivo decisamente maggiore.
Terza lista sorteggiata è l'unica formazione civica della coalizione di Cavandoli: Insieme per il futuro. Una lista "a tinte pastello", si sarebbe tentati di dire osservando i colori utilizzati nel contrassegno: rosa carne la parte alta (un cielo un po' improbabile), marroncino il ponte di Mezzo sul Parma. In realtà la stessa raffigurazione è tutt'altro che casuale: i candidati avevano spiegato che il ponte indicava la volontà "di unire alla città capoluogo tutte le specifiche eccellenze del parmense, affinché, come Verdi nel passato e il marchio Parma nel presente, si possano identificare nel nome di Parma anche le potenzialità della provincia". Il tutto con l'intento di contrastare un degrado "ambientale e di valori, con realismo concreto e pratico".
Il quarto e ultimo posto tra le liste a sostegno di Cavandoli è occupato da Forza Italia, una delle formazioni che avrà il compito più arduo. Nel 2012, infatti, sulla scheda c'era il simbolo del Popolo della libertà, ma - dopo tre elezioni favorevoli al centrodestra - fu quasi cancellato dagli elettori, che gli attribuirono il 4.72%. Questa volta i parmigiani si troveranno di nuovo di fronte la bandierina disegnata da Cesare Priori, con il riferimento berlusconiano sotto e l'indicazione "per Parma" sopra (senza nomi però, probabilmente perché la candidata è dichiaratamente leghista): saranno gli elettori a decidere se anche il 2017 per i seguaci di Berlusconi sarà un annus horribilis.


Luigi Alfieri

Settimo candidato sindaco, in base al sorteggio, risulta essere Luigi Alfieri, aspirante primo cittadino per la lista Alfieri per Parma. Il gruppo, in effetti, in origine si chiamava Parma non ha paura, poi è stata scelta la nuova denominazione, che volendo può essere anche letta - oltre che con riferimento al cognome del candidato - come "persone che accettano di fare i portabandiera per Parma", facendo passare il messaggio per cui l'impegno di rappresentare e difendere la città è davvero alla portata di tutti. Il simbolo riprende i colori della città (anche se il blu è davvero molto scuro), con il giallo che sembra frutto di varie pennellate con movimento ad arco.


Paolo Scarpa

Sono tre le liste che appoggiano nella sua corsa verso il comune Paolo Scarpa, sostenuto dal centrosinistra per la corsa a primo cittadino di Parma. La prima, Parma unita, è una vecchia conoscenza di chi ha già frequentato la politica locale: nel 2012 aveva sostenuto il candidato Roberto Ghiretti e aveva ottenuto oltre l'8,5%. Ora la formazione si ripresenta, ma al fianco di Scarpa; al nome giallo e bianco su fondo blu sfumato, tra l'altro, si è aggiunta una piccola fila di stelle, quasi sottomesse, che termina contro la parola "centristi". Proprio questo fa immaginare che in questa lista si siano candidati anche alcuni soggetti dell'area centrista (Alternativa popolare e magari i Centristi per l'Europa).
La seconda lista indicata dalla sorte non è una lista politica, ma dichiaratamente civica e, soprattutto, indipendente. Il nome della formazione è Parma protagonista (stesso nome di un evento organizzato da Scarpa per "ascoltare la città"), ma quello che colpisce maggiormente di quest'immagine è il cognome gigantesco del candidato, su una parte arancione del fondo che si fonde alla rappresentazione del Duomo e del Battistero. Il tutto mentre il cielo si tinge d'azzurro morbido e l'aria sotto il cielo si presenta colorata di giallo: come quasi tutte le liste civiche, la formazione promette di attirare il consenso (ed eventualmente il voto) di chi non è iscritto ad alcun partito ma intende impegnarsi per avere un territorio nuovamente protagonista.
Terzo e ultimo simbolo in appoggio a Scarpa è quello del Partito democratico. Era scontata la presenta dell'emblema del Pd per un candidato uscito dalle primarie (svoltesi il 5 marzo scorso); il centro del suo programma è restituire ai parmigiani fiducia nella democrazia, promuovere uno sviluppo sostenibile per generare lavoro, mettere cura verso le fragilità e la sicurezza. Il sostegno a un programma come questo arriva attraverso il simbolo nazionale e tradizionale del partito, senza l'aggiunta di alcun elemento territoriale o di riferimenti a candidati. Lo stesso Pd, dopo la sonora batosta del ballottaggio di cinque anni fa, dovrà capire quanto riuscirà ancora a intercettare tra gli elettori.


Emanuele Bacchieri

Nono e penultimo candidato sindaco stampato sulle schede è Emanuele Bacchieri, schierato come potenziale primo cittadino di CasaPound ItaliaL'emblema depositato per concorrere a queste elezioni amministrative, ovviamente, è quello ben noto a livello nazionale: la grafica del contrassegno, in particolare, prevede la tartaruga dal carapace di forma ottagonale e l'arco tricolore nella parte inferiore della corona di contorno. La corsa, ovviamente, è solitaria, non essendo stata prevista alcuna coalizione, come è avvenuto in ogni altra occasione in cui in passato CasaPound è riuscita a presentare proprie candidature alle elezioni amministrative.

Pia Adriana Teresa Russo

Chiude la carrellata delle liste presentate ai cittadini parmensi l'emblema di La nuova Voce di Parma, formazione chiaramente civica la cui candidata sindaca (anche se sull'emblema è scritto "Candidata Sindaco") è Pia Russo. Sindacalista della Cisl, Russo vuole impegnarsi per la lotta alla povertà e la difesa dei cittadini, la sicurezza, la difesa degli animali, nonché per ripensare alle regole sui rifiuti e all'utilizzo del centro storico, per renderlo a misura di turista. Il tutto avviene attraverso un contrassegno dal fondo blu sfumato, con l'uso di una font non particolarmente gradevole (anche quando scrive una frase importante come "Il coraggio di cambiare"). Il nome enorme della candidata - inserito in un secondo momento - è sormontato da un fiore giallo a tre petali con sfumature viola (probabilmente una violetta); sarà per gli abbinamenti di colore, sarà per i caratteri usati, ma l'emblema della lista non appare tra i più eleganti e rassicuranti. Anche se, ovviamente, non è il simbolo che si deve votare, ma il progetto e le persone che lo traducono in pratica.

venerdì 2 giugno 2017

Padova, simboli e curiosità sulla scheda

Risulta di assoluto interesse anche la competizione elettorale di Padova, soprattutto perché non arriva alla scadenza naturale della consiliatura iniziata nel 2014. Era infatti durato poco meno di due anni e mezzo il mandato da sindaco di Massimo Bitonci, senatore della Lega Nord ed espressione di gran parte del centrodestra: la maggior parte dei consiglieri comunali si erano dimessi (c'era il Pd, il M5S, ma anche qualche eletto di Forza Italia - partito con cui i rapporti si erano fatti complicati - e rappresentanti di altre liste), provocando la decadenza dell'intera giunta. 
Ora, a distanza di qualche mese, Bitonci ci riprova (come del resto aveva preannunciato), rinnovando l'alleanza con Forza Italia e risultando il top scorer delle liste (ben 8); suo principale sfidante è Sergio Giordani, indicato dal centrosinistra, che di formazioni a suo favore ne ha 6; i pretendenti alla poltrona di sindaco, in ogni caso, sono 7, per un totale di 21 liste. Molte, sì, ma pur sempre 10 in meno rispetto a quelle che si erano presentate nel 2014.

Simone Borile

Il sorteggio ha collocato in alto a sinistra, nella prima posizione, Simone Borile, candidato sindaco per il MoVimento 5 Stelle: si tratta della terza partecipazione alle elezioni locali del gruppo che fa riferimento a Beppe Grillo. In particolare, nel 2009 - sotto forma di Lista CiVica a 5 Stelle - arrivò l'1,84%; cinque anni più tardi - come M5S - il risultato fu decisamente più soddisfacente, con l'8,85% e l'elezione, tra l'altro, del candidato sindaco Giuliano Altavilla. Questa volta il simbolo è quasi lo stessi di tre anni fa, tranne che per la sostituzione del sito di Grillo con quello del MoVimento, come deliberato dalla Rete; si vedrà se il risultato sarà più soddisfacente dell'ultimo oppure no.

Maurizio Meridi

Il secondo candidato sorteggiato è Maurizio Meridi, che si presenta come aspirante sindaco di Padova per CasaPound Italia. Si tratta della prima partecipazione di questa lista alle elezioni amministrative padovane (il che non stupisce: solo dal 2013 CasaPound ha scelto di presentarsi sotto le proprie insegne, invece che inserire o sostenere candidati all'interno di altre liste), dunque l'associazione potrà misurare anche qui il proprio consenso tra i cittadini. Anche a Padova, naturalmente, il gruppo si presenta agli elettori con il proprio emblema consolidato della tartaruga con carapace-casa ottagonale su fondo grigio e con il tricolore inserito nella corona circolare bianca.

Sergio Giordani

Il terzo nome estratto tra gli aspiranti sindaci per Padova è quello di Sergio Giordani, già presidente dell'Interporto e candidato indicato dalla coalizione di centrosinistra, piuttosto nutrita e variegata. La prima delle liste sorteggiate è Socialisti europei - la Sinistra con Giordani, formazione che si occupa soprattutto di diritti e cultura. Come suggerisce il nome stesso, nella lista ci sono persone che si riconoscono nell'area della sinistra e del socialismo europeo: non a caso, in grande rilievo c'è la corolla della rosa che fu del Partito socialista europeo (la stessa che in Italia era stata usata dallo Sdi e tuttora sta nel simbolo Psi, così come è stata alla base della quercia del Ds).
Seconda sorteggiata, tra le sei liste della coalizione a sostegno di Giordani è Padova bene comune, denominazione ormai piuttosto diffusa tra le formazioni che si riconoscono nel centrosinistra. Capolista è Nino Pipitone, ex assessore, così come lo è Gaetano Sirone, anch'egli inserito all'interno delle liste; è stato detto che, all'interno della compagine di Giordani, questa è la lista "più vicina alla città"; al di là di questo, graficamente si caratterizza per la particolare V del nome, tinta di rosso (un po' come quella del M5S, ma non tracciata a mano) e per il disegno schizzato, nella parte inferiore a fondo rosso, del Palazzo della Ragione, come segno del territorio ben riconoscibile.
La terza formazione indicata dal sorteggio, Giordani sindaco, ha natura civica ed è emanazione dell'associazione amopadova, nata a gennaio per sostenere la corsa di Giordani, e candida persone senza tessere di partito, al primo impegno politico, ma preparate e competenti. La grafica pare quella delle liste personali, col nome del candidato al centro in evidenza; non sfugge però, nella parte alta del cerchio, il logo dell'associazione amopadova, opera di Massimo Malaguti. Si tratta di una stilizzazione del Prato della Valle, che simboleggia Padova, con un cuore al centro, a marcare l'amore per la città. "Il logo ha però anche un significato mediato - si legge nella pagina Facebook -. I vialetti dividono l’Isola Memmia in quattro 4 spicchi, a simboleggiare la città divisa, ma poi convergono nel cuore centrale, che rappresenta l’opera di pacificazione e condivisione che è la linea guida di amopadova" e del candidato sindaco.
Come quarta lista di Giordani è stata sorteggiata Padova è, voluta e guidata come capolista da Fabio Salviato, fondatore di Banca Etica (e già promotore di Padova 2020 alle precedenti elezioni). Lo stesso Salviato ha spiegato ai giornali il senso del nome: "Puoi metterci quel che vuoi dopo 'è': è bella, è ecologica, ecc."; in questo caso, anche "è Giordani sindaco", nella massima identificazione tra città, candidato e progetto. Interessante la marcatura di "è" come concetto chiave attraverso l'uso di un corsivo manuale; meno palese (a meno che voglia alludere all'impegno ambientale o alla possibilità di illuminare le strade a led) è il fondo blu sfumato che in alto, nella parte più chiara, si dimostra essere "un cielo trapunto di stelle", come avrebbero detto Modugno e Migliacci. 
Nessuna grande sorpresa viene dalla quinta lista a sostegno di Giordani, quella del Partito democratico. E' ovviamente naturale che anche il simbolo del Pd figuri a sostegno del candidato sindaco, già presidente del Padova calcio tra il 1994 e 1996 (e in corsa per le elezioni nonostante un infarto che lo ha colpito un mese prima del voto). Anche in questo caso, la grafica nazionale e tradizionale è riportata per intero, solo ridotta in parte di dimensioni, per far spazio al segmento rosso inferiore - un aggiunta più armonica rispetto a quelle che hanno previsto, come a Verona, l'uso di un colore non parte del logo originario - in cui è stata inserita l'espressione "Giordani sindaco".
Ultima a essere sorteggiata tra le liste che appoggiano Giordani è Area civica, nata dall'impegno di alcuni ex componenti della giunta Bitonci (come Maurizio Saia, già assessore alla sicurezza, e Alessandra Brunetti, che aveva le deleghe al sociale): hanno scelto di appoggiare Giordani ritenendo la decisione in coerenza con i propri valori e, probabilmente, anche per evitare che Bitonci torni alla guida del comune. Il cuore rosso (in rilievo, sotto una fascia tricolore) sembra rimandare, almeno alla lontana, a quello giallo su fondo blu di Alternativa popolare, ma nella lista sono presenti candidati espressione di varie forze centriste (e non solo: c'è anche chi si presenta a nome del Partito pensionati).

Massimo Bitonci

Il sorteggio ha stabilito che il quarto candidato su manifesti e schede, subito dopo Giordani, sia proprio il suo sfidante principale, Massimo Bitonci, con le sue 8 liste al seguito. La prima a essere stata estratta a sorte è quella di Fratelli d'Italia; si tratta di uno dei pochi casi in cui si è scelto di utilizzare il simbolo coniato all'inizio del 2014 (all'indomani della concessione temporanea del simbolo di Alleanza nazionale da parte della Fondazione An), senza l'indicazione del cognome di Meloni aggiunta per le europee di quello stesso anno e senza alcuna personalizzazione del contrassegno. Questo rende il risultato finale meno disarmonico agli occhi di chi guarda.
Secondo emblema della coalizione che sostiene Bitonci è quello di Forza Italia. Esso segue nella struttura la formula inaugurata all'incirca dal 2015: si parte dunque dalla versione del simbolo nazionale inaugurata nel 2014 alle elezioni europee (con la bandiera al vento a doppia onda e il cognome di Berlusconi al di sotto), rimpicciolendo quell'immagine il tanto che basta a inserire, in alto, il riferimento alla città. In questo caso non è stato inserito il nome di Bitonci, proprio come mancava tre anni fa: forse, non essendo il candidato diretta espressione dei forzisti, si è preferito mettere l'accento sulla città, piuttosto che sulla persona.
Il terzo simbolo in appoggio a Bitonci è della lista di Direzione Italia. Colpisce almeno in parte la presenza insolita di tre simboli di partito in fila (e saranno quattro, visto che quello sorteggiato subito dopo è della lista della Lega), in un periodo in cui molti partiti scelgono di non comparire sulle schede elettorali locali o sono gli stessi candidati sindaci a chiederlo, nel tentativo di darsi un'immagine più civica. Colpisce anche vedere il simbolo di Raffaele Fitto - in tutto e per tutto uguale a quello nazionale - a fianco di Forza Italia, dopo i rapporti decisamente burrascosi dei mesi scorsi tra i due leader; la volontà di ridare Padova al centrodestra, probabilmente, ha facilitato la corsa comune.
Come si è anticipato, per la quarta posizione di coalizione su manifesti e schede è stato sorteggiato l'emblema della Lega Nord - Liga Veneta, il partito cui apparteneva e appartiene il candidato sindaco. Sebbene, all'atto delle dimissioni collettive, l'assessore uscente Saia avesse sostenuto "Oggi Bitonci non è neanche più il sindaco della Lega", non è mai stato in dubbio il sostegno del Carroccio al suo ex parlamentare. Nessuna sorpresa, dunque, nel trovare il contrassegno della Lega abbinato al nome e all'immagine caratterizzante (il leone di San Marco) della Liga Veneta, articolazione nazionale della Lega in Veneto: il contrassegno è lo stesso già visto a Verona.
Per trovare un simbolo non completamente politico (ma nemmeno completamente civico) bisogna arrivare alla quinta posizione, considerando la lista Bitonci sindaco. A un primo sguardo la grafica non può ricordare quella di una qualunque "lista personale", vista la denominazione e la mancanza di elementi immediatamente riconducibili a partiti. Se si guarda bene, però, si riconosce facilmente la croce di san Giorgio, tracciata a mano (a matita? con un gesso?): è vero che questa è parte anche dello stemma padovano, ma chi ha buona memoria la ricorda anche nel simbolo Maroni presidente, depositato in anticipo da Roberto Calderoli alle elezioni politiche del 2013 ed effettivamente usato alle regionali lombarde di quello stesso anno.
Molto più originale sembra il sesto simbolo estratto, quello del Movimento del Buonsenso, "un’Associazione di cittadini - si legge nel sito del gruppo - che si propone di sviluppare iniziative amministrative, culturali, sociali e ricreative volte a migliorare la città di Padova e la sua vivibilità in spirito di piena apertura e solidarietà". Alla base del progetto c'è una riflessione: "Padova è una città fantastica, ha solo bisogno di rendersene conto", magari proprio esercitando il buonsenso. La grafica risulta alla fine piuttosto pulita, con il fondo blu, l'immagine bianca del Palazzo del Capitanio in basso e la parola "Buonsenso" evidenziata in giallo, con una sorta di "fumetto" al di sotto, come se fosse un segno della città a parlare.
Settimo simbolo della coalizione a sostegno di Bitonci è quello della lista Prima Padova: la formazione era già comparsa nella stessa coalizione alle elezioni del 2014, anche se allora non fu troppo fortunata (riuscì a prendere solo lo 0,64%), ma promette questa volta di raggiungere un risultato più importante, anche per la presenza come capolista di Bruno Cesaro, figura storica della destra padovana (Fiamma tricolore e Progetto nazionale). Il concetto è quello espresso a suo tempo dalla Lega Nord con lo slogan "Prima il Nord"; non a caso, la croce tracciata a mano sul fondo in questo caso prende il colore verde, decisamente leghista.
Ultima sorteggiata tra le liste in appoggio a Massimo Bitonci è Veneto Libertà. La formazione è stata qualificata dallo stesso candidato sindaco come "lista di stampo autonomista formata da uomini donne, studenti e imprenditori: spaccato della società civile". Guardando il simbolo è facile riconoscere lo stendardo con il leone "da guerra" (utilizzato anche da Indipendenza Noi Veneto) al vento, con il nome della lista che ne segue l'andamento; non può sfuggire però, nella patte alta della corona blu che racchiude tutto, la scritta "Sì al referendum", riferimento alla consultazione prevista per il 22 ottobre prossimo per l'autonomia del Veneto e da poco indetta dal presidente di regione.

Arturo Lorenzoni

Se Giordani è il candidato del centrosinistra, Arturo Lorenzoni è facilmente individuabile come candidato della sinistra padovana, anche se con un forte radicamento civico. Lo mostra, in particolare, la prima delle due liste a suo sostegno, la Coalizione civica per Padova. Il nome ricorda quello già visto a Bologna alle ultime comunali, anche se il progetto è inevitabilmente diverso. I colori scelti, con l'arancione del fondo e il rosso per il nome, negli ultimi anni segnalano un posizionamento chiaro, nella cosiddetta "sinistra di base" lontana dai partiti o comunque dal Pd. A marcare l'appartenenza territoriale provvede il disegno della Torre della Specola, ben nota ai padovani.
Decisamente più scarno, più vuoto e più semplice è il contrassegno della "lista personale" del candidato civico di sinistra, denominata semplicemente Lorenzoni sindaco. Il fondo bianco, il nome rosso e la circonferenza arancione chiara (o gialla scura, è da vedere) sono gli unici tratti distintivi del logo - comunque di immediata lettura e non sgradevole all'occhio - di una lista che ha scelto come motto "Cultura, Commercio, Lavoro e Valore per Padova". Si vedrà se, in questo caso, la corsa "a due punte" riuscirà a raccogliere più consensi e a dare a Lorenzoni e al suo gruppo una presenza soddisfacente in consiglio comunale.

Rocco Bordin

Sesto candidato sindaco sorteggiato (nemmeno una donna in corsa a Padova) è Rocco Bordin, già aderente a Forza Italia, con esperienze da consigliere comunale e assessore all'Edilizia pubblica e al decentramento (2001-2004). Questa volta, tuttavia, ha scelto di correre da solo, con la lista civica La Padova libera: "Voglio identificare un'area politica padovana libera - ha detto - intendo fare cambiamenti coraggiosi, rinunciare ai partiti nazionali, cambiare il centrodestra perché non sia più assoggettato alle decisioni di un padre padrone come Bitonci". Lo fa con un emblema decisamente easy, con il suo nome in alto e l'etichetta della lista nel semicerchio inferiore su fondo giallo. E basta.

Luigi Salvatore Sposato

Ultimo candidato sindaco di Padova a essere sorteggiato è Luigi Sposato: calabrese d'origine ma da trent'anni con base in territorio patavino, è a capo dell'agenzia per il lavoro interinale Eurointerim. Uno che "ama pensare in grande" e vuole che i giovani possano restare a Padova. Di sensibilità probabilmente più vicina alla destra che alla sinistra, è sostenuto innanzitutto da una lista del Popolo della famiglia, che anche qui si presenta agli elettori con l'emblema adottato a livello nazionale lo scorso anno e già visto anche quest'anno in altri comuni, anche se con la particolarità di essere stato sempre l'unica lista del candidato sindaco che ne riceveva il sostegno.
In questo caso, invece, c'è un'altra lista, che probabilmente è quella che rappresenta di più le idee di Luigi Sposato. La formazione, infatti, si chiama semplicemente Osa e prende chiaramente spunto dal leitmotiv del candidato, "bisogna osare", ripetuto in varie occasioni. Nel suo essere un simbolo molto povero, senza guizzi grafici di qualche nota (il fondo azzurro leggerissimo è quasi invisibile), emerge soltanto la scelta di far emergere il nome della lista anche all'interno del cognome di Sposato, tingendo di blu invece che di nero le lettere centrali: per il resto, considerando l'uso di un comune Helvetica come font (fin troppo leggero per le parole "Sindaco" e "Padova), non si può dire che abbia osato granché, almeno graficamente...