mercoledì 22 maggio 2019

Rovigo, simboli e curiosità sulla scheda

Anche a Rovigo si vota per rinnovare l'amministrazione comunale, sia pure con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale della consiliatura: a febbraio la maggioranza dei consiglieri comunali si è dimessa, provocando la fine della giunta guidata dal leghista Massimo Bergamin e il commissariamento del comune. L'ex sindaco sfiduciato non si ripresenta: le persone che aspirano alla poltrona di primo cittadino sono 7, le liste in tutto sono 17.

Silvia Menon

1) Rovigo più

La prima candidatura indicata dal sorteggio non è una novità per gli elettori di Rovigo: Silvia Menon, 41 anni, commercialista e professoressa, si era infatti già candidata come sindaca nel 2015 (dopo un'esperienza da consigliera di opposizione due consiliature fa) ed era arrivata quarta con il 15,44%, a poco più di tre punti di distanza dal secondo, Bergamin, che poi sarebbe diventato sindaco al ballottaggio. Questa volta Menon ci riprova addirittura con tre liste: Rovigo più è nuova: il "più" del valore aggiunto è riprodotto anche nel simbolo, tracciato a pennellate nel colore fucsia che aveva caratterizzato la sua campagna del 2015. Il tratto verticale del segno, peraltro, richiama il profilo della Torre Donà.
  

2) SiAmo Rovigo

Lo stesso colore appena visto caratterizza anche il simbolo di SiAmo Rovigo, gioco di parole ormai ben noto da anni - e, come tale, adottato in una miriade di comuni in giro per l'Italia - per dimostrare l'amore e l'identità cittadina: non bastasse questo, il nome è contenuto in un cuore. Questa formazione rappresenta la novità assoluta nella compagine che sostiene Menon, nelle intenzioni della candidata. Certo è che, già che ci si era, si poteva scegliere un carattere diverso per scrivere il nome della lista: più moderno - come vorrebbe il colore shocking del cerchio - più armonico e più adatto alla riproduzione in dimensioni piccole (quelli con le "grazie" di solito non rendono molto bene...). 

3) Silvia Menon sindaco

Il segno di continuità tra questo e il precedente tentativo di Silvia Menon di conquistare il ruolo di guida del comune di Rovigo è dato proprio dal contrassegno della lista civica Silvia Menon sindaco, con la carica - tanto per cambiare, proposta al "maschile non marcato". Il colore fucsia, non proprio frequente alle elezioni (è ancora più carico rispetto a quello della Civica popolare di Beatrice Lorenzin), si è ora comunicato agli altri progetti elettorali della candidata, ma il simbolo con il suo nome in enorme evidenza - anche qui in una font graziata, ma oggettivamente più leggibile e armonica con il resto dell'emblema - non poteva non tornare, dopo aver preso da sola il 15,33% nel 2015. 

Edoardo Gaffeo

4) Forum dei cittadini - Coalizione civica per Rovigo

Si presenta sostenuto da tre liste anche il secondo candidato estratto, Edoardo Gaffeo, docente universitario scelto come candidato per il centrosinistra. La prima lista indicata dal sorteggio è quella del Forum dei cittadini - Coalizione civica per Rovigo: se il Forum - guidato dall'ex presidente della provincia Federico Saccardin - punta essenzialmente al rilancio della città, il riferimento alla Coalizione civica guarda al modello (vincente) di Padova, schierando la sagoma della Torre civica. E se, sul piano cromatico, il colore arancione rimanda al progetto originario della "Coalizione civica", l'arcobalenino tricolore è molto in stile Pdl e può decisamente sviare l'attenzione. 
  

5) Con Edoardo Gaffeo perché cresca felice

Seconda lista estratta, della coalizione di centrosinistra, è quella "personale" del candidato sindaco, che infatti figura nel nome e al centro del simbolo. Con Edoardo Gaffeo perché cresca felice è il progetto più vicino al docente universitario, una sorta di identificazione totale: lo dimostra, in qualche modo, il "fumetto" collocato sotto al cognome (molto in evidenza), come a dire che la lista è sua diretta espressione in tutto; il riferimento alla "crescita felice" si riferisce al desiderio di costruire "una città accogliente, intelligente, creativa, viva, sicura, inclusiva, bella, pacifica, orgogliosa", impegnata in una crescita sostenibile, ordinata e con una qualità della vita migliore (globale e nei dettagli). La felicità, in fondo, passa da lì.

6) Partito democratico

All'interno della compagine di centrosinistra non poteva mancare la lista del Partito democratico, che nel 2015 aveva ottenuto il risultato migliore di tutte le altre liste, con il 17,95%. Se allora, a sostegno della candidata sindaca Nadia Romeo, era stato utilizzato il simbolo nazionale del partito, questa volta si è scelta la via della personalizzazione, inserendo il nome del candidato. Il cognome emerge piuttosto bene, ma il nome minuscolo (in tutti i sensi) e spostato a sinistra, subito sotto a "con" in carattere handwriting, dà l'idea di un simbolo molto sbilanciato e precario, come se la pila di elementi stesse lì lì per cadere. Ammettiamolo: sul piano grafico si tratta di uno dei contrassegni dem meno riusciti di sempre. 
  

Mattia Maniezzo

7) MoVimento 5 Stelle

Non era stato malvagio il risultato del MoVimento 5 Stelle alle amministrative del 2015, anche se sfiorando il 10% (con il candidato Ivaldo Vernelli che aveva preso un po' di più) aveva dimostrato di andare certamente meglio altrove. Questa volta il M5S ci riprova, candidando Mattia Maniezzo e presentando un contrassegno quasi identico a quello di quattro anni fa: allora c'era scritto Beppegrillo.it (non era ancora intervenuta la modifica votata in rete), ora il sito è stato modificato in Ilblogdellestelle.it, ma per il resto è rimasto uguale e perfettamente riconoscibile. La partecipazione del MoVimento al governo nazionale inciderà anche sul voto degli elettori di Rovigo? 

Monica Gambardella

8) Monica Gambardella sindaco

La coalizione più nutrita di queste amministrative a Rovigo è certamente quella di centrodestra, che sostiene Monica Gambardella, impegnata da molto tempo nella protezione civile provinciale. La prima delle sei liste che la appoggiano è quella a lei più vicina, al punto da portarne il nome. Monica Gambardella sindaco - e riecco il maschile non marcato - mette il nome dell'aspirante sindaca in evidenza giallo su azzurro, ma l'elemento che più emerge sono le mani "a conca" che sembrano proteggere il nome della lista e, per esteso, tanto il progetto amministrativo quanto la città stessa. E, in questo, il concetto di cura portato dalla protezione civile all'amministrare è certamente evidente.
  

9) Lega - Liga Veneta

Dopo il Pd, la lista più votata delle ultime elezioni era stata la Lega Nord, che con il 13,85% aveva fatto quasi tre volte meglio di Forza Italia, permettendo a Massimo Bergamin di andare al ballottaggio (poi vinto, anche se in seguito la storia è finita male). Non si poteva dunque prescindere dalla presenza della Lega sulla scheda (e proprio la Lega ha scelto di affidarsi a Gambardella) ed, essendo in Veneto, ovviamente l'emblema contiene anche il riferimento alla Liga Veneta, con il leone di San Marco a libro aperto a destra di Alberto da Giussano (che si aggiunge a quello, da guera, sullo scudo del guerriero di Legnano). Visto che il nome dell'antico partito che fu di Rocchetta è già chiaro di per sé, sotto al nome di Salvini, tolta la parola "premier", non serve aggiungere nulla.

10) Forza Italia con Sgarbi Rinascimento

Altra presenza difficilmente rinunciabile era quella di Forza Italia, anche se il risultato di quattro anni fa non è stato tra i più brillanti del partito in terra veneta (alle ultime politiche, se non altro, il partito ha superato il 10%). In questo caso, c'è sempre la bandierina tricolore con le punte superiori decisamente fuori dal cerchio, ma questa volta il vessillo è postato molto in alto - e lo stesso nome di Silvio Berlusconi è assai ridotto di importanza - per lasciare il posto al riferimento grafico a Rinascimento di Vittorio Sgarbi, che non è affatto estraneo a Rovigo. Trovano così posto in qualche modo le due mani della creazione michelangiolesca della Sistina, nonché - decisamente in miniatura - i nomi di Sgarbi e del partito. Riferimenti al territorio o alla candidata, nemmeno a parlarne.

11) Fratelli d'Italia

Per il centrodestra unitario doveva essere assicurata anche la presenza di Fratelli d'Italia, che infatti figura tra le forze politiche che avevano dall'inizio espresso sostegno alla candidatura di Monica Gambardella. Il simbolo utilizzato in questo caso, tuttavia, è perfettamente identico a quello che gli elettori troveranno anche sulla scheda delle elezioni europee: c'è dunque il nome di Giorgia Meloni, mentre manca ogni riferimento al territorio o alla candidata sindaca. Segno che, probabilmente, ogni partito ha comunque scelto di seguire una strada "particolare", vicina a quella della candidata ma non del tutto coincidente, senza una piena identificazione.

12) Forza Rovigo

Non c'è il nome dell'aspirante sindaca nemmeno nel simbolo di Forza Rovigo, formazione ricca di persone ben note agli elettori del luogo: il capolista è l'ex sindaco (e assessore regionale) Renzo Marangon, ma ci sono anche l'ex assessore alla viabilità Luigi Paulon e l'ex presidente del consiglio comunale Renato Borgato (nonché Fiorella Cappato, che ha presieduto il consiglio provinciale). Il simbolo trasuda centrodestra moderato da ogni millimetro, come dimostrano le due fascette tricolori e il fondo azzurro; quanto al nome, si è giusto cercato di non copiare troppo la bandierina di Forza Italia, ma non si è fatto nulla per non ricordarla (vista la posizione inclinata del testo). A quanto pare, però, alla commissione elettorale è andata bene così.

13) Obiettivo Rovigo

Se il simbolo di Forza Rovigo è nuovo, gli elettori locali conoscono già l'emblema che il sorteggio ha indicato come ultimo della coalizione di centrodestra, anche se questo è certamente di area civica: quello di Obiettivo Rovigo. La lista, infatti, quattro anni fa aveva sostenuto al primo turno la corsa di Paolo Avezzù (appoggiato, tra le altre, dalla lista Tosi), ma al ballottaggio si era schierata con Bergamin e aveva contribuito alla sua vittoria. Rispetto ad allora, il nucleo del simbolo è rimasto uguale, con la parola "Obiettivo" in evidenza su un "biscotto" rosso, con due triangoli tinti dei colori della città (il verde e il blu), questa volta senza il nome dell'aspirante prima cittadina.

Marco Venuto

14) CasaPound Italia

Le amministrative di quest'anno segnano anche il debutto a Rovigo per la lista di CasaPound Italia, che candida come sindaco Marco Venuto. Gli elettori del capoluogo finora avevano potuto votare per il simbolo con la tartaruga dal carapace ottagonale e istoriato a frecce soltanto alle elezioni politiche dello scorso anno, riconoscendo intorno allo 0,9% (e il candidato uninominale era proprio Venuto). Quella di CasaPound è la sola candidatura riconducibile all'area della destra estrema: quattro anni fa, invece, si era presentato un cartello formato da Forza Nuova e Fiamma tricolore, che aveva proposto come sindaco Federico Donegatti, avvocato dei Fasci italiani del lavoro di Claudio Negrini (sfiorò lo 0,8%).
  

Antonio (Gianni) Saccardin

15) Federazione moderati di centro - Presenza Cristiana

Si presenta sostenuto da una sola lista anche Antonio Saccardin, che però sui manifesti risulta noto anche come Gianni ed è stato anch'egli assessore della città. Già quattro anni fa lui si era proposto come candidato sindaco, sostenuto già allora dalla sua lista Presenza Cristiana (cosa che aveva fatto anche nel 2011), poi al ballottaggio aveva scelto di sostenere Bergamin e aveva certamente contribuito al suo successo, entrando a far parte della sua giunta ricevendo la delega ai lavori pubblici. Anche stavolta, verificata l'assenza di condizioni per l'unità del centrodestra fin dall'inizio, Saccardin ha scelto al primo turno di correre da solo, con il suo emblema quasi tutto verbale, compresa l'indicazione "Federazione moderati di centro" gialla ospitata nella corona blu, al di là di cinque stelle che evidentemente non sono state considerate fastidiose, né oggi né nel 2015. 

Ezio Conchi

16) Sindaco Conchi - Cambia Rovigo

Dopo varie candidature sostenute da una sola lista, il sorteggio ha collocato in ultima posizione quella di Ezio Conchi, vicesindaco della giunta Bergamin, che invece può contare su una compagine "a due punte". Entrambi i suoi emblemi sono esclusivamente di natura civica (a dispetto dell'iscrizione del candidato a Forza Italia), a partire da quello più riconducibile al suo progetto: il nome è Cambia Rovigo, ma è molto più evidente l'indicazione Sindaco Conchi (o, come direbbero tutti gli altri, Conchi sindaco). Un semplice cerchio blu scuro, con tutte le parole bianche scritte in Times New Roman Bold: difficile immaginare qualcosa di più semplice, ma non si può dire che la grafica - pur molto spoglia - sia brutta. In fondo si vede - e spesso - di ben peggio. 
   

 17) Rovigo futura

Ancor più semplice, volendo, è il secondo emblema, il più vuoto e bianco (assieme a quelli del Pd e di Rovigo più): Rovigo futura, infatti, non è altro che il nome in Arial Black, leggermente inclinato, tinto di bluette come la circonferenza, il tutto inserito in un'altra circonferenza più sottile, con un fondo candido. E se Cambia Rovigo è qualificata come lista "supercivica", che propone alla città l'imperativo del cambiamento come una necessità, Rovigo Futura è arrivata in un secondo tempo, per dare un nuovo spazio di partecipazione alle persone della società civile candidate, guardando a come potrebbe (o dovrebbe essere) la città. Detto in modo semplice, senza fronzoli grafici.

martedì 21 maggio 2019

Ascoli Piceno, simboli e curiosità sulla scheda

Il record indiscusso di queste elezioni amministrative, come si è visto ieri, sembra appartenere a Lecce, con le sue 27 liste. Nemmeno ad Ascoli Piceno, tuttavia, si scherza: qui gli aspiranti sindaci sono 7, ma le liste sono 25 e c'è chi ne ha ben 10 dalla sua parte; anche cinque anni fa, peraltro, sulla scheda arrivarono sempre 25 simboli, spalmate peraltro su 8 candidati. Allora vinse il centrodestra con un notevole numero di civiche, ma il sindaco Guido Castelli era al suo secondo mandato e ora non può ripresentarsi.

Marco Fioravanti

1) Cittadini in Comune

La compagine più ampia, tra quelle presenti a queste elezioni, è certamente quella di cui gode Marco Fioravanti, candidato del centrodestra ufficiale, già presidente del consiglio comunale e primo nel sorteggio: a suo sostegno ci sono ben dieci liste. La prima a essere sorteggiata è Cittadini in Comune, una new entry degli appuntamenti elettorali ascolani (non potrà dirsi lo stesso di varie altre formazioni): si tratta evidentemente di un progetto civico - legato peraltro all'assessore uscente Gianni Silvestri - che unisce l'idea di comunità al proposito di portare nuove persone all'interno dell'amministrazione comunale (puntando molto sul mantenimento dell'ospedale Mazzoni). Il simbolo, in buona parte dominato dalla sfumatura che varia dal giallo al rosso, fa emergere in blu scuro il profilo di varie torri e altri edifici monumentali del centro.

2) Noi siamo Ascoli

Nuovo è anche il simbolo di Noi siamo Ascoli, anch'esso legato all'assessore Silvestri: in questo caso, sembra di leggere accanto al civismo una qualche connotazione politica, evidentemente legata al centrodestra. Comunicano questa sensazione il fondo nero del simbolo, l'uso di una bandiera tricolore (piena di pieghe) e il motto riportato al di sotto: "quelli che non mollano, mai!!". Quelle parole, bisogna dirlo, hanno un che di militaresco e la visione complessiva dell'emblema appare piuttosto di destra, conforme al motto che lo stesso Silvestri ha enucleato, "Affidabilità, coerenza e lealtà". Il voto dei tradizionalisti, dunque, potrebbe aver trovato casa.

3) Servire Ascoli

Si ispira direttamente alla Dottrina sociale della chiesa e all'appello sturziano ai liberi e ai forti la lista Servire Ascoli, molto simile a quella appena vista a Pesaro: lo dimostra, in particolare, la V trasformata in una freccia rossa che punta in alto e avanti (qui la freccia ha più pieghe, vedendosi anche la parte che precede la V). Il capolista è l'ex consigliere Sergio Cinelli, ma il progetto viene da fuori ed è animato da Saturnino Di Ruscio, già sindaco forzista di Fermo e da tempo animatore di questo tentativo civico di rinnovare la politica locale (ci sono state varie candidature nei comuni) nel segno dei valori cristiani e con l'intento di farlo dichiaratamente nello spazio del centrodestra. 

4) Forza Ascoli

Dopo Cittadini in Comune e Noi siamo Ascoli, Forza Ascoli è la terza lista legata all'impegno diretto dell'assessore uscente Gianni Silvestri, che in questo caso figura anche come capolista (ma c'è anche un'altra consigliera uscente, Laura Trontini). La presenza di questa lista era in qualche modo scontata: era infatti già presente cinque anni fa e con il suo 7,56% era stata la seconda formazione più votata del centrodestra, con poco meno di un punto al di sotto di Forza Italia (il cui simbolo, questa volta, non c'è). Unica differenza nel simbolo - che mantiene la stretta di mano su fondo azzurro e una sorta di striscione tricolore sotto - è la mancanza di riferimenti al candidato sindaco, ospitati cinque anni fa nel segmento bianco inferiore.

5) Insieme a Fioravanti per Ascoli

Dev'essere considerata tra le liste nuove quella denominata Insieme a Fioravanti per Ascoli, che a buon diritto si pone come civica personale dell'aspirante sindaco. Delle dieci liste di cui si compone la coalizione di centrodestra, infatti, sono soltanto due le liste che contengono il nome del candidato sindaco e questa è la sola che non abbia natura politica. Qui c'è il concetto di "squadra" dei cittadini e dei candidati consiglieri che si stringono intorno a Marco Fioravanti - elemento più evidente di un simbolo piuttosto vuoto - per il bene della città (scritta peraltro con una font poco adeguata); torna anche qui la freccia rossa (stavolta pennellata), per sottolineare l'idea di progresso e di miglioramento.

6) Noi di Ascoli

A guardarla così, a colpo d'occhio, Noi di Ascoli appare subito una lista tanto civica quanto collocata nell'alveo del centrodestra: parla chiaro l'abbinamento dell'azzurro con la striscia tricolore che qui sembra quasi una strada che costeggia o attraversa il centro del paese, di cui si riconoscono vari monumenti, compresa la statua a Cecco d'Ascoli che si vede nella parte sinistra dell'emblema. A guidare la formazione è Massimiliano Brugni, assessore uscente allo sport, da tempo sostenitore della necessità di una candidatura unitaria delle forze di centrodestra. Il suo desiderio è stato sostanzialmente rispettato e Noi di Ascoli (con il concetto di identità e appartenenza in primo piano e il tocco lezioso del "di" handwriting) è della partita.

7) Scelta responsabile

Per un simbolo nuovo che appare su manifesti e schede, eccone un altro, sempre civico e sempre di nuovo conio. Scelta responsabile è una formazione interessante, anche perché a guidarla sono la vicesindaca uscente Donatella Ferretti e il consigliere uscente Alessandro Bono, entrambi riferiti a Forza Italia: la lista ufficiale però non c'è (e anche nei manifesti il simbolo è stato fatto sparire, per quanto se ne sa, su indicazione dei vertici regionali del partito). Ci sono però alcune delle persone più significative sul territorio, che rivendicano appunto una "scelta responsabile", a favore di un candidato e una squadra ritenuti vincenti. In questo senso, il gruppo è rappresentato in chiave tricolore da tre sagome (su fondo blu, con un elemento marrone in basso) e con il cuore di una delle tre figure messo in evidenza.  

8) Per Ascoli

Dopo vari simboli nuovi, non rappresenta certo una novità la lista civica Per Ascoli, che con il 7,42% era stata la terza lista più votata nel centrodestra cinque anni fa (giusto una manciata di voti in meno di Forza Ascoli). Capolista in quest'occasione è Massimiliano Di Micco, consigliere uscente e già assessore al commercio; in lista ci sono soprattutto persone giovani o nuove alla politica locale. L'emblema è quasi identico a quello del 2014, con il fondo tricolore a bande orizzontali e il nome diviso tra la striscia verde e quella bianca centrale; manca soltanto il riferimento al candidato sindaco, allora ospitato nella parte rossa, che infatti appare vuota e sembra sbilanciare almeno in parte il contrassegno.

9) Fratelli d'Italia

Non stupisce ovviamente che all'interno di questa coalizione di centrodestra trovi posto il simbolo di Fratelli d'Italia; non può però passare inosservato il fatto che, all'interno del contrassegno - mutuato da quello presentato quest'anno per le elezioni europee - al posto del nome di Giorgia Meloni ci sia l'espressione in giallo "Fioravanti sindaco" (giusto un po' piccola, per farla stare nel semicerchio blu). Fioravanti, oltre che essere presidente del consiglio comunale uscente, è infatti esponente di Fdi - cosa che non dev'essere piaciuta troppo a Forza Italia - ed è normale che il partito voglia mettere in luce le sue non frequentissime candidature a primo cittadino.

10) Lega

Nemmeno a farlo apposta, il sorteggio ha dato la precedenza a tutte le liste civiche (anche quelle con una marcata impronta politica), per lasciare agli ultimi due posti della coalizione le liste espressione di partito. Chiude dunque la compagine a sostegno di Fioravanti il simbolo della Lega, quasi identico a quello che gli elettori conoscono dalle politiche dello scorso anno, fatta eccezione per la sparizione - sotto al nome di Salvini - della parola "premier". Al suo posto, però, qui non c'è il riferimento alla regione/nazione, bensì quello al comune (e in questo caso le lettere sembrano fin troppo strette, come se non fossero stati calcolati bene gli spazi).

Alberto Di Mattia

11) Fuori dal tunnel

Subito dopo i dieci simboli della coalizione di centrodestra, trova posto l'unico simbolo che appoggia la corsa di Alberto Di Mattia, in rete qualificato come "ex arbitro di calcio e organizzatore di feste studentesche". Per lui queste elezioni sono "l'ultima chance per Ascoli di uscire fuori dal tunnel e offrire un futuro ai giovani senza costringerli ad andar via per cercare lavoro". Anche per questo, per la sua "lista dei giovani" (quasi tutti i candidati hanno tra i 20 e i 30 anni) che si definisce "né di destra, né di sinistra", Di Mattia ha scelto come nome Fuori dal tunnel, riempiendo il cerchio di rosso raffigurando appunto un tunnel con una strada segnata e la luce in fondo. Sperando di poterla raggiungere in tempo.

Massimo Tamburri

12) MoVimento 5 Stelle

Era presente anche cinque anni fa sulla scheda elettorale di Ascoli Piceno il MoVimento 5 Stelle e il responso delle urne gli aveva assegnato il 6,71% e un consigliere eletto, assieme al candidato sindaco Massimo Tamburri. Finita quella consiliatura, Tamburri ci riprova sempre con il M5S, che rispetto al 2014 nel simbolo ha cambiato soltanto il sito internet adagiato nella parte inferiore della circonferenza (Ilblogdellestelle.it invece che Beppegrillo.it). Per il resto, la lista punta almeno a riconfermare la propria presenza consiliare, sperando magari di strappare un risultato migliore rispetto a quello di cinque anni fa, vista anche la partecipazione al governo nazionale.

Pietro Frenquellucci

13) Territorio è Sviluppo

Può contare sull'appoggio di quattro formazioni Pietro Frenquellucci, candidato sindaco del centrosinistra con una buona parte di sostegno civico. Ed è appunto civica la prima lista sorteggiata, Territorio è Sviluppo, varata nella convinzione che sia necessario "avviare e approfondire il rapporto con i comuni vicini per giungere alla condivisione di scelte e idee in grado di rappresentare in modo complessivo il territorio", così da dare "al Piceno e alla città capoluogo una forza maggiore nel confronto con le altre realtà della regione e a livello nazionale". Non a caso, nel simbolo ci sono le montagne che abbracciano la città (tranne il lato in cui guarda il mare), mentre l'idea dello sviluppo è data, in un modo un po' naïf (come appare un po' tutto il disegno), dalla frecciona verde un po' curva che punta verso l'alto. 

14) #AttivaMente

La seconda lista interamente civica della coalizione che sostiene Frenquellucci (e che sembra concepita graficamente insieme alla precedente, come suggerisce il segmento inferiore del contrassegno, in cui cambia semplicemente il colore di fondo) si chiama #AttivaMente (la M maiuscola è suggerita dalla pagina Facebook). Si tratta di una formazione che ha come capolista la pedagogista Maria Esposto, composta in gran parte da giovani e pensata soprattutto per dare un futuro a loro (in questo rientra anche l'impegno per una "città circolare, che dia nuova vita alle persone, agli oggetti, all'economia e al lavoro". Il senso di novità e di freschezza dovrebbe essere dato dall'hashtag su fondo scuro pennellato, collocato su un campo giallo che di solito non passa inosservato.  

15) Partito democratico

In qualche modo, il Partito democratico rappresenta l'unico segno di continuità della coalizione di centrosinistra rispetto al voto del 2014. Innanzitutto perché è la sola lista identica, nell'immagine, rispetto a quelle che si sono presentate cinque anni fa; secondariamente, è l'unico simbolo interamente nazionale che è stato presentato dalla compagine, senza alcuna indicazione locale o senza riferimenti al candidato. E non è da escludere che, ora come cinque anni fa, la scelta di non personalizzare il contrassegno sia stata dettata dalla lunghezza del cognome del candidato (vale per Frenquellucci e per l'aspirante sindaco di allora, Giancarlo Luciani Castiglia). Con il 13,2%, in ogni caso, la lista del Pd era stata la più votata.

16) Uniti per Ascoli - Socialisti ascolani - Articolo Uno

L'ultima lista sorteggiata all'interno della coalizione che appoggia Frenquellucci, Uniti per Ascoli, è una delle prime nate: oltre al Pd, infatti, avevano già deciso di sostenere l'attuale candidato del centrosinistra tanto il Psi (e così si spiega la dicitura Socialisti ascolani, quanto Articolo Uno. I due gruppi sono curiosamente contenuti in due fumetti, che sembrano dar voce al nome del candidato sindaco; non è chiarissima la scelta di colorare di rosa la parte inferiore del simbolo (non appare un riferimento a Possibile), né tanto meno il motivo della presenza di sette stelle in quella stessa area del contrassegno. Curiosità: nel 2014 c'era già una lista Articolo 1, guidata da Andrea Quaglietti, ma non c'entrava nulla con il futuro partito di Roberto Speranza.  

Giorgio Ferretti

17) Osa - Orgoglio sicurezza avanguardia

Tra i candidati in corsa per la poltrona di sindaco di Ascoli Piceno c'è anche Giorgio Ferretti, già candidato alle ultime politiche per CasaPound: in questo caso, peraltro, si presenta sostenuto da due liste. La prima a essere sorteggiata mette in luce la parola Osa (scritta tra l'altro con caratteri che rimandano a un certo periodo). Letta come verbo, è un invito a osare (e ricorda un po' il dannunziano Memento audere semper); nella parte inferiore del contrassegno, tuttavia, è ospitato il nome intero di cui Osa è acronimo, Orgoglio sicurezza avanguardia. Un nome che lascia pochi dubbi, mentre lo sguardo è catturato dalla scia tricolore (delle Frecce?) e dal profilo di campanili e cupole di Ascoli.

18) CasaPound Italia

Il secondo simbolo che sostiene Ferretti nella sua corsa verso la guida del comune è ovviamente quello di CasaPound Italia: ad Ascoli alle ultime elezioni politiche era stato scelto da poco più del 3% degli elettori (Liberi e Uguali, +Europa e Noi con l'Italia, per dire, avevano preso di meno), che alla Camera avevano votato proprio per Ferretti. L'emblema della tartaruga con guscio ottagonale frecciato arriva comunque per la prima volta alle elezioni comunali di Ascoli: parte in un certo senso dal risultato delle politiche. che però non è affatto detto che venga confermato, vista la diversa dimensione della competizione elettorale. Ferretti, in ogni caso, ci prova. 

Emidio Nardini

19) Ascolto & Partecipazione

Si presenta invece sostenuto da una sola lista, di natura civica, Emidio Nardini, cardiologo, figura ricondotta al centrosinistra locale: per questo, qualcuno aveva parlato di una spaccatura in quell'area, prontamente smentita dai rappresentanti ufficiali dei partiti. In un primo tempo, in effetti, si era parlato di lui come possibile candidato unitario del centrosinistra; le cose sono andate diversamente e lui guida semplicemente la lista che prende il nome dal comitato da lui guidato, Ascolto & Partecipazione. Il simbolo, in cui dominano i colori giallo e rosso (oltre al bianco del fondo), è occupato in gran parte dal monogramma che fonde la A e la P del nome, mentre sotto è indicato l'aspirante primo cittadino.

Piero Celani

20) Movimento ascolano

Le ultime sei liste di manifesti e schede sono state presentate a sostegno di Piero Celani, già sindaco di Ascoli (dal 1999 al 2009) e presidente della provincia (nei cinque anni successivi), attualmente vicepresidente del consiglio regionale e di fede forzista. Alcune formazioni in suo appoggio hanno natura civica: è il caso della prima lista sorteggiata (e anche la prima a essersi dichiarata per Celani), Movimento ascolano, guidata da Claudio Sesto Travanti. Il simbolo vuole essere un riferimento chiaro all'ascolanità: un picchio in bianco e nero, col capo rosso (per ricordare il volatile che avrebbe guidato i sabini fondatori della città) accostato a una delle "cento" torri che caratterizzano Ascoli.

21) Pensiero popolare Piceno

Non è nuovo per gli elettori ascolani il simbolo della lista civica Pensiero popolare piceno, abbreviato al centro del contrassegno in Ppp: cinque anni fa, infatti, lo stesso emblema faceva parte della coalizione che aveva sostenuto la riconferma di Guido Castelli (ed era suo il nome contenuto nel cerchio centrale). Allora aveva sfiorato il 7%, ottenendo due consiglieri; la sua uscita dalla coalizione di centrodestra "ufficiale" marca la distanza rispetto a quell'esperienza, facendo pensare che la nuova collocazione della lista - guidata dai fratelli Luigi e Attilio Lattanzi - sia improntata a quei valori di "civiltà chiarezza coerenza" che sono sanciti all'interno del contrassegno stesso.

22) Celani sindaco

Altro simbolo non proprio nuovo, da vari punti di vista, è quello della lista Celani sindaco, che - limitandoci al nome - sembra quella che più facilmente può dirsi la formazione "civica personale" dell'aspirante sindaco. Se però, appunto, dal nome si passa a guardare la grafica, non possono sfuggire due cose: non solo nel 2014 la lista Ascoli con Castelli aveva la stessa impostazione visiva (dunque sembra esserci continuità tra le due esperienze), ma salta all'occhio la somiglianza con il vecchio simbolo del Pdl. Anche se la lista di Forza Italia non c'è, sembra piuttosto chiaro il messaggio che si vuole lanciare, e non solo con questa lista, come si vedrà.

23) Ascoli nel futuro

Altro ritorno, rispetto al 2014, riguarda la lista Ascoli nel futuro, che cinque anni fa era schierata sempre con Castelli e aveva ottenuto un buon 7,28%, conquistando tre eletti in consiglio comunale. Il simbolo, rispetto ad allora, è rimasto uguale, con i profili di chiese e campanili appena accennati su fondo arancione; è cambiato invece il candidato, così come è diversa la coalizione scelta. A guidare la lista è un ex assessore della giunta Castelli, Valentino Tega, così come sono consiglieri uscenti i successivi tre nomi stampati sul manifesto delle candidature: questo, in fondo, è il segno maggiore della continuità con l'amministrazione precedente, più che con il centrodestra.

24) Forza popolare

Le affermazioni fatte prima per la lista Celani sindaco valgono a maggior ragione per il simbolo della compagine Forza popolare. E non solo perché il nome è molto simile a quello di Forza Italia (anche se la preesistente Forza Ascoli rende di più l'idea), ma soprattutto perché la font utilizzata è proprio l'Helvetica berlusconiano e la grafica con il segmento tricolore a base curvilinea ricorda tanto - ribaltata - quella del Polo per le libertà del 1996. Lo stesso Celani, il cui cognome figura a caratteri cubitali nel contrassegno, ha parlato di questa lista come di "un colpo di teatro e di magia. In questo modo risorge Forza Italia per rassicurare chi ha degli incubi sul simbolo". Serve aggiungere altro?

25) Ascoli x Ascoli

Il sorteggio ha collocato in ultima posizione, della coalizione di Celani e dell'intera scheda, la lista civica Ascoli x Ascoli, guidata dal fondatore Davide Massimo Aliberti. Il simbolo, in effetti, era già stato visto nel 2014, tra quelli - quattro, tutti civici - che avevano appoggiato la corsa dello stesso Aliberti come sindaco. In quell'occasione, sullo sfondo del simbolo c'era una veduta in bianco e nero della centrale Piazza del Popolo; stavolta, invece, il contrassegno è stato decisamente svuotato, lasciando solo il nome e i colori della città (rosso e giallo), che tingono la circonferenza, un segmento che sembra sostenere la prima "Ascoli" e il "per", stile pennellato. Probabilmente, diciamocelo, era meglio la vecchia versione.

lunedì 20 maggio 2019

Lecce, simboli e curiosità sulla scheda dei record

Restando al Sud nel viaggio tra i capoluoghi di provincia che rinnovano l'amministrazione, una tappa obbligata è Lecce. E questo non solo perché si torna al voto dopo soli due anni dalle precedenti elezioni (dopo una riattribuzione di seggi per mano del Consiglio di Stato, il sindaco Carlo Salvemini si era trovato senza maggioranza e ha scelto, dopo alcuni mesi, di dimettersi), ma perché a quanto pare queste sono le elezioni dei record: non tanto per il numero di aspiranti sindaci, che sono soltanto cinque, ma per le liste schierate. Se nel 2017 se n'erano presentate 23, ed erano già parecchie, quest'anno sulla scheda dovranno trovare posto 27 addirittura simboli (e dovevano essere 28, per non parlare delle 30 previste mesi prima), con una coalizione - quella di centrodestra - che conta su 13 formazioni, praticamente occupando metà della scheda. E a questo punto per fortuna nel 2014 si è deciso di cambiare il modello e di ridurre gli spazi destinati a ogni lista, perché altrimenti qui si sarebbe dovuto approntare un lenzuolo... 

Adriana Poli in Bortone

1) Giovane Lecce

Il sorteggio ha collocato "in alto a sinistra", in prima posizione, Adriana Poli Bortone, che del comune di Lecce è stata sindaca dal 1998 al 2007. L'ex ministra delle risorse agricole del primo governo Berlusconi si presenta sostenuta da quattro liste (dovevano essere cinque, ma quella di Io Sud - formazione da sempre legata all'aspirante sindaca - è stata esclusa perché non tutte le firme necessarie erano state autenticate): la prima estratta è Giovane Lecce, guidata da Gianni Gallo e volta a riavvicinare alla politica proprio i giovani, puntando soprattutto sui temi della sicurezza e dello sport. La lista, cromaticamente basata sui quattro colori nazionali (e già a colpo d'occhio collocabile più a destra che a sinistra) si distingue per la foto centrale, con uno scorcio del teatro romano della città, quasi a voler mettere i giovani al centro della scena (anche se il monumento non è certo giovane e, volendo, lo si può interpretare come i giovani che stanno a guardare).

2) Fiamma tricolore

Il secondo simbolo estraneo non può che indurre qualche pensiero nel #drogatodipolitica che lo guarda. Già, perché si tratta dell'emblema del Movimento sociale Fiamma tricolore, nella sua versione più recente - quella in uso dal 2003 - con l'elemento grafico qualificato come una "goccia tricolore seghettata". Non lo si è visto spesso di recente (e quando è accaduto di solito era assieme ad altri emblemi, come quello di Forza Nuova cui era abbinata nel cartello Italia agli italiani). Ma chi ha buona memoria non può dimenticare che nel 2013 Luca Romagnoli, allora segretario della Fiamma, aveva partecipato al tentativo di far tornare Alleanza nazionale, guidato da Francesco Storace e, appunto, Adriana Poli Bortone: il comitato centrale della Fiamma, tuttavia, votò contro quella decisione e Romagnoli e parte del gruppo dirigente dovette lasciare il partito (che da allora quasi sparì). Ora, invece, Fiamma e Poli Bortone sono di nuovo dalla stessa parte: e se avessero avuto ragione coloro che nel 2013 dovettero levare le tende?

3) Adriana Poli Bortone sindaco

La terza lista a sostegno della candidatura di Poli Bortone è di natura tanto civica quanto personale: l'impressione non può essere diversa, per una formazione denominata semplicemente Adriana Poli Bortone sindaco (e non sindaca, ma sarebbe stato difficile aspettarsi qualcosa di diverso in questo caso). Il simbolo, basato anch'esso sul tricolore e sul blu, vuole dare l'idea della dinamicità grazie all'uso delle forme curvilinee, anche se la parte bianca con il tondo scuro centrale sembra quasi una lama rotante e gli elementi rosso e verde appaiono come le sue scie date dal rapido movimento. Magari l'idea non è passata nemmeno per l'anticamera del cervello, ma in qualche modo l'immagine va letta...

4) Movimento popolare leccese

Il quarto e ultimo simbolo a sostegno di Adriana Poli Bortone è quello del Movimento popolare leccese, formazione presente nel tessuto sociale della città da almeno una decina di anni (come dimostra anche il motto "utili per passione" scritto nel contrassegno). Pur dimostrandosi molto critico verso la politica in generale, ha scelto di sostenere la corsa dell'ex sindaca Poli Bortone, anche se il nome non figura comunque nell'emblema. Che appare decisamente dominato dall'azzurro (su cui si staglia l'acronimo del movimento), anche se sul piano cromatico non manca un riferimento alla città con una "sottolineatura" gialla e rossa, per connotare territorialmente il logo.

Arturo Baglivo

5) MoVimento 5 Stelle

Quelle che si celebreranno domenica saranno le terze elezioni comunali cui parteciperà una lista del MoVimento 5 Stelle. Se la prima volta, nel 2012, la lista era rimasta sotto al 3% (un po' meglio aveva fatto il candidato sindaco, il futuro parlamentare Maurizio Buccarella, comunque rimasto fuori dal consiglio), due anni fa si era sfiorato il 5% e l'aspirante primo cittadino, Fabio Valente, era riuscito a ottenere un seggio. Ora il M5S prova a ottenere di più, sempre con una corsa solitaria - che stavolta è a sostegno di Arturo Baglivo - e con il simbolo utilizzato per la prima volta alle politiche del 2018. Tra l'altro, Lecce è uno dei pochi comuni in cui sono stati usati tutti e tre i siti che si sono avvicendati nel contrassegno (Beppegrillo.it nel 2012, Movimento5stelle.it nel 2017, Ilblogdellestelle.it ora).
 

Carlo Maria Salvemini

6) Civica.

Può contare su ben otto liste Carlo Maria Salvemini, eletto sindaco nel 2017 (e figlio dell'ultimo sindaco di centrosinistra della città). Il sorteggio ha collocato al primo posto nella coalizione la lista Civica., frutto dell'unione dei gruppi Una buona storia per Lecce (che due anni fa aveva ottenuto un consigliere) e Idea per Lecce (rimasta fuori dal consiglio). Il progetto intende unire le forze per lavorare in modo più efficace. E se il punto nel nome (che spicca bene, giallo su fondo rosso vermiglione, mentre le altre parole sono bianche) può sembrare un errore di battitura, sono i componenti stessi a spiegare che non è così: "Non a caso ci mettiamo un punto - spiegano a SalentoLive24 - Intendiamo mettere a frutto un lavoro già fatto, intrapreso in questi 18 mesi. Perché crediamo che le energie idee e impegni vivano facendo le cose insieme". 
 

7) Puglia popolare

Si schiera con Salvemini anche una forza politica dell'area moderata, Puglia popolare, che alle spalle ha ovviamente l'esperienza alfaniana di Alternativa popolare, dalla quale però si è distaccata (non senza dispute di natura politica e giuridica in regione, come si è già detto in questo sito). In questo caso, tra l'altro, il simbolo ufficiale della forza politica che fa riferimento in regione a Massimo Cassano - testo bianco su fondo blu - ha pure una connotazione locale, con l'inserimento del nome di Lecce e di due pennellate con i colori tradizionali della città (comunicati alla squadra di calcio). E se due anni fa Lecce popolare era parte del centrodestra di Mauro Giliberti, oggi Puglia popolare è organico al centrosinistra (e anche in regione sostiene Emiliano).
 

8) Sveglia Lecce

La terza lista sorteggiata, tra quelle in appoggio a Salvemini, non rappresenta una novità per i leccesi: Sveglia Lecce, infatti, era presente anche sulla scheda di due anni fa, tra quelle che avevano sostenuto la candidatura di Alessandro Delli Noci e che, al secondo turno, si apparentarono ufficialmente con Salvemini. Ora che quest'ultimo ha scelto proprio Delli Noci come suo futuro vicesindaco (in caso di vittoria ovviamente), era quasi ovvio che quella lista entrasse a far parte della nuova compagine di centrosinistra. Il simbolo è quasi uguale, al di là del diverso nome sostenuto e del profilo della sveglia, che due anni fa sembrava un po' più scuro, ma il concetto "destatorio" per i leccesi rimane valido. 
 

9) Lecce città pubblica

Tra le liste del centrosinistra on poteva mancare nemmeno Lecce città pubblica, se non altro perché nel 2017 era stata quella con il risultato migliore all'interno della coalizione di Salvemini (con l'8,57% aveva battuto anche, pur se di poco, il Pd), ponendosi in sostanza come formazione civica di riferimento dello stesso candidato sindaco; all'origine, il gruppo di lavoro legato alla lista era nato come gruppo consiliare nel 2015 e come associazione si è proposto di raccogliere i "senza tessera" per dare loro spazi di partecipazione. A contraddistinguere il simbolo, oltre al semicerchio inferiore giallo, anche una forma multicolore, che riprende - comprimendolo - il logo dell'associazione-gruppo nata appunto nel 2015 per opera di Salvemini e altri usciti da Lecce bene comune. 
 

10) Noi per Lecce

Formalmente la lista che segue come da sorteggio, Noi per Lecce, è nuova, nel senso che sulla scheda prima d'ora non ci era mai finita; non è però nuova per chi ha seguito la politica leccese, perché nel 2012 era tra le formazioni possibili a sostegno della candidatura di Loredana Capone (che aveva vinto le primarie prevalendo proprio su Salvemini). Nel contrassegno emerge forte il concetto di comunità, attraverso "Noi" in grande rilievo; la struttura grafica del segno, con i due rettangoli l'uno dentro l'altro, crea un po' di movimento e ricorda in piccola parte la soluzione adottata da Beppe Sala nel 2016 e dal comitato "Basta un Sì" dello stesso anno, ma ovviamente non ci sono legami con quelle esperienze.
 

11) Lecce nel Cuore - Unione di centro - Popolari

Il nome di Lecce nel Cuore (scritto in corsivo handwriting, per dare una parvenza di eleganza) inevitabilmente rimanda a un'esperienza locale e civica, così come il cuore vorrebbe richiamare l'amore per la città. La presenza del simbolo dell'Unione di centro (nel 2017 legata a Delli Noci), tuttavia, rende assai più difficile parlare di una lista esclusivamente civica; lo stesso richiamo ai Popolari contenuto nel cuore riporta alla mente inevitabilmente l'esperienza dei Popolari per Emiliano (2015), di cui erano parte proprio l'Udc, Centro democratico e Realtà Italia. Anche allora c'era un cuore di mezzo e il risultato grafico non era stato dei migliori; stavolta va un po' meglio, ma nemmeno troppo.
   

12) Coscienza civica - IdeAzione

Altra lista nata dall'unione di realtà preesistenti è Coscienza civica: essa, nata nel 2018 come associazione, ha unitoo le forze di Cambiamo Lecce, Lecce area metropolitana e Un'altra Lecce, tutte liste che avevano sostenuto la corsa di Delli Noci. Il nome rimanda ai concetti di consapevolezza, riflessione, azione per la comunità, etica ed appartenenza; la grafica accosta rettangoli e quadrati di vari colori (quasi alla Mondrian), come a dare l'idea di un mosaico variegato. All'interno del contrassegno trova posto anche la "pulce" di ideAzione, altro gruppo locale (qualificato come "indipendente responsabile circolare sociale") rappresentato da un puzzle a forma di lampadina.
 

13) Partito democratico

L'ultima lista della coalizione di Salvemini a essere sorteggiata è quella del Partito democratico: quello del 2017 non poteva certo dirsi un grande risultato (8,46%), considerando che cinque anni prima era arrivato un paio di punti in più; in ogni caso, essendo la forza politica fondamentale di quell'area, la sua presenza anche questa volta era scontata. Unica costante di tutti questi anni sembra essere il simbolo: questa, infatti, è la terza scadenza elettorale locale in cui il Pd impiega il suo simbolo nazionale, senza indicare il nome del candidato sindaco o altri riferimenti a Lecce. Una scelta che, tuttavia, non dovrebbe essere indice di minor impegno.
 

Mario Fiorella

14) Sinistra comune

Ciò che era rimasto del progetto Lecce bene comune che non ha appoggiato la candidatura di Salvemini si è ritrovato a sostenere un'altra lista assieme a Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Pci e Articolo Uno. Sinistra comune, nomen omen scritto a caratteri decisi su fondo rosso scuro (anche se sulla scheda rischia di sembrare tendente al fucsia), appoggia la candidatura a sindaco di Mario Fiorella, magistrato in pensione, e cerca di porsi come alternativa solida al centrosinistra, puntando soprattutto sulle battaglie legate alle diseguaglianze sociali, al diritto al lavoro e alla tutela del territorio. Anche se, con una sinistra più unita, forse la lotta sarebbe meno ardua. 

Saverio (Erio) Congedo

15) CasaPound Italia

La nutritissima coalizione - 13 liste - a sostegno di Saverio Congedo, candidato del centrodestra, inizia con una sorpresa, che assieme ad altre che seguiranno farebbe parlare piuttosto di destra. Già, perché la prima delle liste sorteggiate è quella di CasaPound Italia, che normalmente corre da sola (come aveva fatto due anni fa a Lecce) ma qui entra a far parte a pieno titolo della compagine di centrodestra. La tartaruga con guscio ottagonale istoriato a frecce, dunque, sembra trovare localmente una nuova casa, potenzialmente vincente: una mossa, questa, che difficilmente passerà inosservata, anche se l'alto numero di liste potrebbe non giovare alla rappresentanza delle singole formazioni.
 

16) Democrazia cristiana

Anche il secondo simbolo della coalizione di Congedo non può sfuggire all'attenzione dei #drogatidipolitica. Perché a loro non interessa solo sapere che si tratta della Democrazia cristiana, ma occorre precisare subito dopo che la Dc in questione è quella che si riconosce a livello nazionale nella segreteria di Angelo Sandri: lo dimostra, in particolare, la forma arcuata dello scudo e la sua collocazione su fondo bianco, il che lo distingue da tutte le altre Democrazie cristiane che coesistono - spesso in modo litigioso - nel panorama politico italiano. In questo caso la Dc-Sandri è riuscita a raccogliere le firme e a presentarsi: quanto riuscirà a raccogliere in questa coalizione?

17) Movimento sociale italiano - Destra nazionale

Guardare i simboli di questa compagine di centrodestra provoca un oooh continuo. Dopo la destra di CasaPound e la nostalgia da Prima Repubblica della Dc-Sandri, ecco la stessa nostalgia prendere le forme del Movimento sociale italiano - Destra nazionale, cioè proprio il simbolo del Msi-Dn utlizzato alle ultime elezioni politiche cui aveva partecipato (datate 1992), con la fiamma tricolore e la base trapezoidale rosse con le lettere color oro. Si tratta senza ombra di dubbio del Msi di Gaetano Saya e Maria Cannizzaro - lo testimoniano alcune immagini sul profilo Fb di quest'ultima: l'ammissione si spiega probabilmente con un'interpretazione permissiva delle disposizioni sulla confondibilità. Per giunta, il Msi è nella stessa coalizione di Fratelli d'Italia, con la stessa fiamma per cui Saya è in causa con Fdi... 
 

18) Congedo sindaco

Dopo tre liste politiche che più politiche non si può, la sorte ha collocato una lista certamente civica, che più di ogni altra appare legata al candidato sindaco. Il nome della formazione, infatti, è semplicemente Congedo sindaco (e, a leggerlo così, sembra quasi un modo per dire che si sta salutando il primo cittadino...) e anche la grafica è decisamente essenziale: un cerchio arancione e un elemento blu che ne occupa la maggior parte, con all'interno un "segnaposto" con freccia blu che invita ad andare avanti. Questo, in fondo, può essere il senso di quel piccolo segno, oltre che indicare i punti del programma che certamente anche Congedo ha messo in campo. 
 

19) Forza Italia

Tornando alle liste politiche, c'è inevitabilmente quella di Forza Italia, partito storicamente forte in Puglia, anche se non come un tempo: due anni fa aveva sfiorato il 9%, ma nel 2012 il Pdl era andato vicino al 28% (nel frattempo una parte degli iscritti era andata con Alfano, ma soprattutto era uscito il gruppo legato a Raffaele Fitto, che nel 2017 con Direzione Italia aveva preso il 17,48%). In questo caso, il simbolo segue la base grafica di quello del 2018, con i vertici verdi della bandierina fuori dal cerchio, ma il cognome di Berlusconi viene stirato in verticale, perché sotto non c'è nessun altro riferimento, nemmeno al candidato sindaco. Il perché si vedrà tra poco. 
 

20) Sentire civico

Dopo la bandierina tricolore forzista, la sorte ha collocato le sagome colorate di Sentire civico, movimento legato all'ex vice sindaco e assessore ai Lavori Pubblici, Gaetano Messuti (parte della giunta di Paolo Perrone e già in passato indicato come potenziale candidato sindaco). Le "idee in movimento", come recita lo slogan riportato nel contrassegno, intendono dare slancio al territorio, mettendo la classe politica al servizio delle proposte dei cittadini attivi. La coralità della cittadinanza attiva è raffigurata proprio dalle cinque sagome umane colorate in modo diverso, unico guizzo grafico (e cromatico) di un emblema che comunque appare equilibrato e ben leggibile.
 

21) Fratelli d'Italia

La scelta di Saverio Congedo come candidato del centrodestra è passata attraverso le primarie, che lo hanno visto prevalere di qualche punto proprio su Messuti. Congedo, che è consigliere regionale, è soprattutto il coordinatore pugliese di Fratelli d'Italia: non stupisce affatto non aver trovato il suo nome nel simbolo forzista (Fi stava con Messuti), ma stupisce ancora meno che nel contrassegno di Fdi, mutuato da quello che sarà sulla scheda delle europee, al posto del nome di Giorgia Meloni si possa trovare l'espressione "Congedo sindaco". E proprio su Fratelli d'Italia dovrebbero convergere i voti di Direzione Italia, con i fittiani compresi nei "Conservatori" indicati nel simbolo (con la paura di qualche candidato storico di Fdi di restare fuori dal consiglio per questi nuovi ingressi in lista e tra gli elettori).

22) Il Popolo della famiglia

Tra le liste della coalizione di centrodestra ha piena cittadinanza anche quella del Popolo della famiglia, che certamente non si trova a disagio in compagnia degli altri simboli della compagine. Si tratta della prima partecipazione leccese per il partito fondato da Mario Adinolfi: gli elettori, dunque, troveranno il simbolo con la famigliola tracciata a pastello e il monito "no gender nelle scuole" con cui finora avevano familiarizzato solo alle ultime elezioni politiche. Probabile che non raccolga granché, ma se si tratta di portare voti al candidato sindaco - a patto che qualcuno non faccia il "disgiunto" - anche un contributo piccolo può essere determinante.

23) Salento Europa

Tra le liste legate a Congedo c'è anche Salento Europa, che non si limita dunque a uno sguardo alla sola Lecce. Si tratta di un'associazione politico-culturale legata a Fabrizio Camilli e Luca Russo, già attiva nel sociale e particolarmente interessata ai temi della sicurezza e della legalità. Il simbolo, per esprimere la dimensione europea del Salento - una terra a sé, volendo, nell'intera Puglia - riempie di stelle il contorno del simbolo, tinto di rosso e di giallo come l'intera provincia leccese. Nel contrassegno non c'è una cartina del Salento, come ci si potrebbe immaginare, ma una bandierina italiana, forse perché in fondo, per guardare all'Europa, occorre passare attraverso l'Italia.
 

24) Lecce Città del Mondo

Il quartultimo simbolo sulla scheda è già ben noto agli elettori leccesi: Lecce Città del Mondo (tutte maiuscole contenute nel nome) era infatti presente sulle schede nel 2007, nel 2012 e due anni fa, anche se nei primi due appuntamenti conteneva il nome di Paolo Perrone (di fatto era la sua civica personale) e nel 2017 quello di Mauro Giliberti. L'idea era ed è di rimarcare il ruolo di Lecce e l'importanza che merita: il fondo blu, in due tonalità, richiama facilmente una collocazione di centrodestra; il nome ora citato, ovviamente, è quello di Congedo, ma per il resto l'emblema è rimasto lo stesso, compreso il tocco di leggerezza dato dal "con" scritto a mano.
 

25) Andare oltre - Prima Lecce

La terzultima lista sorteggiata è frutto dell'unione di due diversi progetti politici. Il primo, Andare oltre, fa riferimento al sindaco di Nardò Pippi Mellone; il secondo, Prima Lecce, è il seguito della lista civica Grande Lece ed è invece legato a Roberto Marti, cresciuto - come l'altro esponente appena citato - nelle giovanili di An. Insieme hanno scelto di mettere in piedi un'unica lista, unendo i loro nomi e mettendo nel simbolo comune il profilo di alcuni dei monumenti più noti di Lecce: la Porta San Biagio, la colonna di Sant'Oronzo, il campanile del Duomo e il "Sedile" di Piazza Sant'Oronzo. Il tutto condito, ovviamente, con i colori leccesi e il riferimento al candidato sindaco.


26) L'Altra Italia

Anche il penultimo simbolo non è sconosciuto, se non agli elettori leccesi, almeno ai frequentatori assidui di questo sito: L'Altra Italia, infatti, ha partecipato ad alcune elezioni nei comuni sotto i mille abitanti l'anno scorso, ma soprattutto ha depositato il proprio emblema alle ultime elezioni europee. Così in tanti hanno potuto vedere l'aquila ricavata dai corni della fiamma tricolore del vecchio Msi (fiamma che dunque è presente nel Msi-Saya, in Fdi e qui, oltre che nella rilettura "a goccia" della Fiamma tricolore): il progetto guidato da Mino Cartelli (e con Vincenzo Miggiano come tesoriere) arriva dunque anche in località importanti e promette di estendersi anche altrove. 
 

27) Lega

Dopo una carrellata così lunga, siamo comunque arrivati alla fine della coalizione di centrodestra e anche della scheda elettorale. Il compito di chiudere tutto spetta in questo caso alla Lega, che per la prima volta si presenta a Lecce (anche se due anni fa aveva corso la lista di Noi con Salvini, sempre nel centrodestra, ma si era dovuta accontentare di sfiorare lo 0,6%). Da notare che, alle politiche dell'anno scorso, il 6,9% dei votanti di Lecce aveva "crociato" (come si dice da queste parti) il simbolo con Alberto da Giussano: tutt'altra musica rispetto a due anni fa, quindi a questo giro - con il riferimento alla Puglia a sostituire quello al "Premier", ma con la costante di Salvini - le cose potrebbero andare decisamente meglio. A patto di trovare spazio, in una foresta di 13 liste...