mercoledì 20 novembre 2024

Il dibattito sulla fiamma nel simbolo di Fratelli d'Italia: riflessioni sparse

Da anni il tema periodicamente ritorna di attualità: Fratelli d'Italia potrebbe abbandonare la fiamma tricolore che era stata del Movimento sociale italiano? Dovrebbe farlo? E, se lo facesse, che effetti potrebbe avere questa scelta? Il partito, com'è noto, nacque senza la fiamma, alla fine del 2012, 
Per dire, nel 2019, nei mesi precedenti le elezioni europee, fece un certo scalpore una dichiarazione dell'allora coordinatore Guido Crosetto (che peraltro non aveva un passato missino, avendo militato nella Democrazia cristiana, in Forza Italia e nel Popolo della libertà): "Nel percorso individuato da Meloni insieme altre realtà presenti nelle liste per le europee, da Fitto a Storace, si è parlato di un futuro che passa anche per il simbolo. Ma alle europee il logo non cambierà". In effetti non sarebbe cambiato (avrebbe solo aggiunto i riferimenti "Conservatori" e "Sovranisti" accanto al simbolo con la fiamma, sotto al nome della leader Giorgia Meloni), in compenso si affrettarono a escludere il venir meno della stessa fiamma tricolore figure di primo piano come Adolfo Urso (oggi ministro come Crosetto) e Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato.
Dopo che alla vigilia delle elezioni politiche del 2022 (e anche un po' delle europee di quest'anno) da più parti erano arrivati inviti a Meloni affinché togliesse dal simbolo del suo partito il fregio adottato da Giorgio Almirante, questa volta a evocare il momento in cui, prima o poi, Fdi avrebbe rinunciato a quel soggetto grafico è stato un altro ministro del governo Meloni, Luca Ciriani (che si occupa dei rapporti con il Parlamento). La questione è emersa oggi in un'intervista con Salvatore Merlo per il Foglio:   
Se vogliamo andare avanti, e noi certamente vogliamo guardare avanti cioè al futuro, allora arriverà anche il momento di spegnere la Fiamma. Arriverà il momento in cui la toglieremo dal simbolo. Magari non sarà presto ma arriverà. Ma per scelta nostra, e non certo perché qualcuno ce lo impone. Già adesso si può ben dire che la Fiamma appartiene a una storia passata, quella della mia giovinezza, che certamente non rinnego. Oggi tanti giovani di venti o trent'anni non ne conoscono il significato. 
Il discorso arriva da una persona che ha militato per decenni prima nel Msi (poi Msi-Dn) e in An, poi nel Pdl, fino ad approdare a Fdi circa un anno dopo la sua costituzione. "Finita la fase della violenza politica che aveva appestato l'Italia intera - ha dichiarato Ciriani - nel Msi, ma soprattutto con An, emerse una classe dirigente che seppe interpretare la modernità. Uomini come Pinuccio Tatarella capirono che la politica si fa andando avanti e non guardando all’indietro. Quello del Msi era un mondo che difendeva e conservava se stesso, che viveva delle sue memorie, delle sue nostalgie, del suo reducismo. Mentre Alleanza nazionale, grazie anche a Tatarella, guardava avanti" Da destra e verso destra, in coerenza con le posizioni del passato, ma avanti. Il che, per Ciriani, voleva dire anche (e innanzitutto) "superare definitivamente quella dicotomia politica che ogni volta fa riemergere pulsioni e passioni da guerra civile". 
Nel progetto di partito conservatore che ha in mente Ciriani ("mettere insieme la tradizione della destra [...] con la tradizione liberale e risorgimentale, con quella cattolica") che posto ha la fiamma tricolore? Lo ha spiegato lo stesso ministro: 
Fa parte della nostra storia e della nostra identità, anche se l'abbiamo già superata, è un fatto acquisito. Con assoluta tranquillità. È un elemento simbolico, e come tanti altri elementi simbolici avrà la sua parabola, ma non sarà mai rinnegata. Senza drammi. E senza fanfare. Non è nemmeno un argomento di urgente dibattito. Accadrà e basta, anche perché solo quelli della mia età possono essere affezionati a quel simbolo superato. Ma per ragioni rispettabilissime e romantiche. La Fiamma è stata la mia giovinezza, per quel simbolo ci saremmo buttati sul fuoco ma a un ragazzo di adesso non gliene importa nulla. È giusto così e lo posso capire.
Da un certo punto di vista il discorso di Ciriani non è troppo diverso da quello che a più riprese è stato fatto da chi proponeva di lasciare alle spalle i vecchi partiti della Prima Repubblica e le loro insegne. Per dire, il 3 luglio 2010 Pierluigi Castagnetti scrisse sul quotidiano Europa: "Alle prossime elezioni politiche italiane voteranno per la prima volta i figli dell'Ulivo, i giovani nati quando Prodi decise di scendere in campo. Questi giovani, nati dopo il crollo del muro di Berlino, non sanno neanche che cosa sia stato il socialismo, cosa siano state le varie democrazie cristiane". Certo, c'è almeno una differenza rilevante: Castagnetti nel 2010 militava ormai in un partito - il Pd - che, al di là del rametto d'Ulivo, non aveva nel simbolo nemmeno un petalo della Margherita che aveva contribuito a farlo nascere (con i Ds) e, soprattutto, nemmeno un frammento dello scudo crociato che aveva connotato la Dc ed era ormai da anni conteso tra varie formazioni politiche. Il partito di Ciriani, invece, ha ancora la fiamma tricolore del Msi poi passata ad Alleanza nazionale (e ottenuta da Fdi proprio grazie al soggetto che ad An era ed è più vicino, la Fondazione An) e ora privata della base trapezoidale. 
Ciò non esclude, ovviamente, che in un futuro più o meno prossimo Fratelli d'Italia possa davvero scegliere di rinunciare alla fiamma tricolore nel suo simbolo: dovrebbe farlo con un processo decisionale interno, che deliberi anche la modifica dello statuto, dal momento che la descrizione del simbolo all'art. 4 indica, tra l'altro, che "In basso al centro, sovrapposto in parte centrale al tricolore, è raffigurata su fondo bianco una Fiamma Tricolore (verde, bianco, rosso) su base blu"; nello stesso articolo si legge che "L’Assemblea nazionale dispone eventuali modifiche del simbolo e può delegare a tal fine la Direzione nazionale", ma per le modifiche statutarie è competente il congresso, che però può delegare - espressamente - l'assemblea o la direzione nazionale.
Qualora ciò accadesse, quali potrebbero essere le conseguenze politiche per il partito? Naturalmente ogni militante o simpatizzante fa storia a sé, dunque generalizzare comporta senza dubbio una discreta percentuale di errore. Tuttavia è facile immaginare che i militanti dalla storia più lunga possano avvertire come mutilante quella scelta, fino a sentire come mutilata la loro stessa permanenza in Fdi: lo stesso Ciriani ha detto che per quel simbolo lui e altri militanti si sarebbero "buttati sul fuoco" e non si può certo escludere che per qualcuno non vedere più all'interno del proprio simbolo il fregio delle proprie origini, che aveva accompagnato la prima parte del loro percorso politico, sia una privazione dolorosa. Ci si sente di escludere, tuttavia, che per loro questa possa essere una ragione sufficiente per abbandonare Fratelli d'Italia: senza negare il peso dello "spegnimento" della fiamma, chi tuttora milita nel partito (che non ha alcuna continuità giuridica con il Msi poi diventato An) potrebbe comunque trovare continuità - e buone ragioni per restare - nella linea di Meloni e nei risultati del partito, oggettivamente impensabili fino a qualche anno fa anche per i sostenitori più convinti.
Tra coloro che, invece, si sono avvicinati a Fdi solo in tempi più recenti (aderendo al partito o limitandosi a votarlo), è più probabile che l'eventuale evoluzione simbolica sia avvertita in modo molto meno traumatico e con poche ricadute sul piano concreto. La scelta di rinunciare alla fiamma, anzi, potrebbe essere considerata in senso positivo, diventando motivo di apprezzamento: in quel modo, infatti, in concreto verrebbe meno uno degli argomenti utilizzati più spesso contro Fdi, cioè il collegamento con un passato che spesso viene visto come più o meno direttamente connesso al fascismo, sebbene la fiamma - suggerita in vista delle elezioni del 1947 a Giorgio Almirante da un mutilato di guerra (come racconta Adalberto Baldoni in Destra senza veli, libro uscito nel 2018 per Fergen di Federico Gennaccari) e realizzata graficamente per la prima volta da Emilio Maria Avitabile - fosse stata scelta ufficialmente pensando piuttosto a un legame con i combattenti, pensando anche alla fiamma degli arditi. 
Mettere da parte la fiamma tricolore, d'altra parte, potrebbe aiutare a costruire - facendo evolvere Fratelli d'Italia - un partito conservatore contemporaneo anche sul piano grafico. Non si può dire, del resto, che la fiamma abbia contrassegnato l'intera storia del partito: nel 2012, il 21 dicembre, Ignazio La Russa depositò come marchio una delle prime versioni del simbolo di Fdi, senza fiamma ma con il nodo di corde tricolore che nel 2008 accompagnò la confluenza di Alleanza nazionale nel Popolo della libertà; un mese prima, del resto, lo stesso La Russa aveva depositato con il medesimo scopo il fregio molto simile del Centrodestra nazionale (i circoli promossi da Massimo Corsaro). Sulle schede elettorali del 2013 arrivò una versione molto simile del contrassegno (la terza nell'immagine quassù, un po' più curata nella grafica); la fiamma spuntò solo l'anno dopo. Poco prima della fine del 2013, l'assemblea della Fondazione An concesse a Fratelli d'Italia l'uso anche parziale del simbolo di Alleanza nazionale: il partito di Meloni l'aveva chiesto soprattutto per evitare che altri - a partire dal Movimento per An di Francesco Storace, Adriana Poli, Luca Romagnoli e altri, nonché da Officina Italia - utilizzassero quel simbolo, potendo porsi come successori politici (non anche giuridici) della storia di An e, prima ancora, del Msi. Da allora sono passati più di dieci anni (e ne sono passati comunque nove dal nuovo voto che trasformò la concessione dell'uso del simbolo da temporanea era diventata a tempo indefinito) e, probabilmente, il bisogno di rivendicare legami con un percorso politico - anche solo per non lasciarli in altre mani - probabilmente si è affievolito.
Resta un ultimo, vero punto interrogativo: se dovesse sparire la fiamma dal simbolo di Fratelli d'Italia, spunterebbe un altro emblema? La curiosità, infatti, porta a chiedersi quale fregio potrebbe essere adottato per il nuovo corso del partito guidato da Giorgia Meloni. Il fatto che lei stessa sia presidente del Partito dei conservatori e riformisti europei (Ecr) potrebbe suggerire che, al posto della fiamma, possa arrivare il leone accovacciato del partito europeo, ottenendo così di rendere più visibile il ruolo europeo di Meloni e di proiettare Fdi in una dimensione politico-territoriale più ampia. Non si può escludere, tuttavia, che all'abbandono della fiamma possa seguire una scelta diversa, magari per una grafica "astratta", senza un soggetto ben identificabile o più legata al tricolore: non sarebbe certo una novità nella politica italiana, anche se sarebbe interessante, per una volta, se ci si sforzasse di individuare di nuovo un'immagine in cui militanti e sostenitori possano identificarsi, come si è fatto per tanto tempo ed è sempre più raro che avvenga.

venerdì 15 novembre 2024

Umbria, simboli e curiosità sulla scheda

Le ultime elezioni regionali previste per quest'anno si terranno in Umbria, negli stessi giorni in cui si voterà in Emilia-Romagna (17 e 18 novembre). Diversamente da quanto avvenuto in quest'ultima regione, tuttavia, l'Umbria rinnova la sua amministrazione a scadenza naturale, senza dimissioni causate dall'opzione del Presidente per un'altra carica (come, appunto, in Emilia-Romagna) o da vicende giudiziarie (come in Liguria). La presidente uscente, Donatella Tesei, si ripresenta, sostenuta dal centrodestra, avendo come principale avversaria Stefania Proietti proposta dal centrosinistra. La scheda elettorale, tuttavia, sarà ancora più affollata rispetto al passato: dagli 8 aspiranti presidenti del 2015 e del 2019 si passa ai 9 di quest'anno, mentre le liste - che nel 2015 erano 16 - sono lievitate dalle 19 di cinque anni fa alle 23 attuali.

* * *  

Giuseppe Paolone

1) Forza del popolo

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Giuseppe Paolone ("Pino"), consulente aziendale ed esperto in bioedilizia. Si presenta sostenuto da una sola lista, Forza del popolo, che debutta dunque anche alle regionali umbre, dopo aver partecipato a quelle liguri poche settimane fa. Il simbolo depositato è esattamente lo stesso visto in Liguria, con il logo ufficiale blu, rosso e bianco del partito guidato da Lillo Massimiliano Musso (e di cui Paolone è vicepresidente) racchiuso da una sottile circonferenza tricolore. 
 

Marco Rizzo

2) Alternativa riformista

Secondo candidato alla guida della regione Umbria è Marco Rizzo, che si presenta sostenuto da due liste. La prima di queste, Alternativa riformista, lista che si era già presentata alle regionali umbre del 2015 e alle elezioni perugine del 2019 e del 2024: si tratta della formazione legata ad Amato John De Paulis (che ne è capolista) e, come in passato, ha in primo piano una foglia stilizzata (e stranamente tendente al blu) di cannabis sativa. Di evidenza pari a quest'ultima è il cognome del candidato presidente, inserito nel segmento circolare rosso collocato nella parte inferiore del cerchio.
 

3) Democrazia sovrana popolare

Vista la candidatura di Marco Rizzo alla presidenza della regione, non poteva mancare una lista della forza politica di cui lui stesso è coordinatore nazionale, vale a dire Democrazia sovrana popolare (si è già visto che il presidente, Francesco Toscano, si era candidato poche settimane fa in Liguria). Come contrassegno è stato impiegato anche qui il simbolo ufficiale, con le tracce di gesso (una verde e una rossa, di chiara ascendenza "progressista") accompagnate al nome, caratterizzato dalla stella rossa sopra la "i" e da uno stile handwriting per la parola "sovrana".
 

Martina Leonardi

4) Insieme per un'Umbria resistente

Terza candidatura sorteggiata è quella di Martina Leonardi, giovane educatrice professionale, profondamente impegnata nel contesto cooperativo umbro. Leonardi è stata scelta come candidata da Insieme per un'Umbria resistente, la lista messa in piedi da Potere al Popolo!, Partito comunista italiano e dal gruppo Futura Umanità. Il simbolo è pressoché identico a quello visto - pur con altri nomi - in Liguria e in Emilia-Romagna, incluso il nastrino con la bandiera palestinese: semplicemente, al posto di Rifondazione comunista, c'è il simbolo col pugno chiuso su fondo rosso di Futura Umanità. 
 

Elia Francesco Fiorini

5) Alternativa per l'Umbria - Azione civica

Si colloca al quarto posto sulla scheda la candidatura di Elia Francesco Fiorini, eletto proprio quest'anno consigliere di opposizione nel comune perugino di Magione, diventando capogruppo di Azione civica. E proprio il simbolo di Azione civica appare in miniatura nel contrassegno dell'unica lista a sostegno di Fiorini, Alternativa per l'Umbria (con il nome disposto su due righe, diviso da una fascetta tricolore, con la sagoma dell'Umbria sul fondo e il tutto inserito in un cerchio coi bordi scuri sfumati, per dare l'impressione della tridimensionalità). La lista, come il nome suggerisce, si pone in alternativa alle forze politiche maggiori e punta soprattutto sul contrasto al degrado urbano e sulla gestione della sanità pubblica.
 

Giuseppe Tritto

6) Umani insieme liberi

Dopo Fiorini il sorteggio ha indicato Giuseppe Tritto, medico specialista in uroandrologia ricostruttiva e medicina della riproduzione. La sua unica lista, Umani insieme liberi, si pone come "coalizione civica" di ben sette sigle e il suo contrassegno - pienissimo, dalla grafica rivedibile e probabilmente non facile da descrivere sui moduli, come accadde del resto con Libertà di Cateno De Luca - è certamente il più affollato di questa competizione: all'interno del cerchio delimitato da un tratto blu similmanuale, sotto al nome della lista (scritto in arancione su fondo blu, praticamente attaccato al confine del semicerchio in cui è inserito, quando lasciare un po' di respiro non sarebbe stato male) trovano posto le "pulci" di Insieme liberi, Comitato Umani (il Partito che saremo), Scelta libera, Partito valore umanoAgenda 2029, La Genesi e I Guardiani del Cielo. Cosa si può dire di più? 
 

Donatella Tesei

7) Unione di centro

La presidente uscente della regione, Donatella Tesei, si presenta alla ricerca della riconferma appoggiata da sette liste, riconducibili in gran parte ai partiti di centrodestra. La prima a essere sorteggiata è quella dell'Unione di centro, che in quest'occasione è solo uno dei soggetti politici che presidiano l'area moderata e centrista della coalizione di centrodestra (dunque dovrà vedersela con i partiti omologhi per conquistare i voti di quella parte politica). Il contrassegno impiegato questa volta riproduce in tutto e per tutto il simbolo ufficiale del partito, con lo scudo crociato collocato in primo piano su fondo azzurro con le vele di De e Ccd in filigrana e, nella parte superiore, il segmento circolare rosso con la scritta "Italia".
 

8) Alternativa popolare

La seconda formazione estratta della coalizione che sostiene Tesei nel tentativo di conferma è Alternativa popolare. Non si è affatto stupiti nel trovare questa lista alle elezioni regionali umbre: non si può certo dimenticare che il segretario nazionale del partito, Stefano Bandecchi, è sindaco di Terni, quindi è normale attendersi il suo tentativo di fare pesare il suo elettorato nel conteggio finale dei voti. Non stupisce nemmeno che il simbolo contenga, oltre che il nome e il cuore simil-Ppe (presenti già ai tempi di Angelino Alfano), il riferimenti diretto ai Popolari europei (aggiunto ai tempi delle ultime europee) e proprio a Bandecchi, ancora più recente. Colpisce di più, semmai, che il sindaco di Terni non abbia nemmeno provato a candidarsi in Umbria (dove avrebbe avuto più possibilità di essere eletto), avendolo invece fatto in Liguria (regione in cui l'obiettivo era oggettivamente meno a portata di mano).
 

9) Lega

È di natura chiaramente politica anche la terza lista della coalizione di Tesei: per l'esattezza si tratta del suo stesso partito, cioè la Lega. Rispetto a cinque anni fa (quando sfiorò l'incredibile quota del 37%), il simbolo ha conosciuto una variazione significativa: questa non riguarda ovviamente il nome della lista o la presenza di Alberto da Giussano come elemento centrale; è facile però notare che il riferimento a Matteo Salvini (e alla regione Umbria) è stato sostituito dalla dicitura "Tesei presidente". Si prende atto di come sia sempre più frequente la rinuncia del riferimento al segretario federale leghista, specie quando la candidatura sostenuta è legata alla Lega, per cui nel segmento blu si può trovare più facilmente il nome dell'aspirante presidente (o sindaco).
 

10) Noi moderati - Civici per l'Umbria

La quarta lista a sostegno della presidente uscente è composita, unendo in un solo contrassegno Noi moderati, il partito guidato da Maurizio Lupi (che per l'occasione nella grafica si restringe un po', in modo da lasciare spazio al partner elettorale), e i Civici per l'Umbria, che per i caratteri utilizzati sul fondo bianco - e sotto all'elemento tricolore - ricordano molto il gruppo di Umbria civica che aveva partecipato alle elezioni cinque anni fa. La lista rappresenta tra l'altro la natura del partito di Lupi, federato con varie realtà territoriali di rilievo (il capolista è Michele Toniaccini, sindaco di Deruta ed ex presidente regionale Anci).
 

11) Tesei presidente

Nella campagna elettorale del 2019 la coalizione di Donatella Tesei comprendeva anche una lista personale dell'aspirante figura di guida: la lista Tesei presidente per l'Umbria era così riuscita a raccogliere un numero di voti sufficienti per ottenere un seggio. Già allora il cognome della candidata era ben visibile, per colori (giallo su fondo viola) e dimensioni del testo (che pure era sottile); questa volta, però, il carattere usato per scrivere il nome Tesei presidente - lo stesso usato per il cognome nel contrassegno della Lega - è decisamente più imponente e rende il cognome della candidata impossibile da non vedere, anche per il contrasto tra il bianco del testo e il fucsia del fondo.  
 

12) Forza Italia

Si torna ai partiti del centrodestra con la lista di Forza Italia, che nel 2019 aveva ottenuto il 5,5%: molto meno di Lega e Fratelli d'Italia, sì, ma era riuscita comunque a ottenere un seggio e da lì avrebbe cercato di operare per riconquistare terreno. Il simbolo di quest'anno parte da quello coniato nel 2022 per le elezioni politiche, con il riferimento al Partito popolare europeo disposto ad arco nella parte superiore, la bandierina tricolore di Cesare Priori al centro e subito sotto il cognome di Silvio Berlusconi (senza la parola "presidente"); stavolta non è stato inserito il riferimento alla candidata, presente cinque anni fa.
 

13) Fratelli d'Italia

La coalizione a sostegno di Tesei si completa con la lista di Fratelli d'Italia, risultata seconda nella compagine del centrodestra nel 2019 (con il 10,4%). Rispetto a cinque anni fa, Fdi sulle schede elettorali fa arrivare l'ultima versione del suo contrassegno elettorale (vista anche alle più recenti europee), con il nome del partito in alto e il nome della presidente del Consiglio Giorgia Meloni subito sotto, all'interno dell'area blu, mentre nella parte inferiore conserva il posto - e s'ingrandisce - la fiamma; è sparito, invece, il riferimento alla candidata, rimasto solo sul contrassegno della "lista della presidente" e su quello della Lega. 
 

Stefania Proietti

14) Umbria domani

Si presenta sostenuta da sette liste anche la candidata del centrosinistra nella forma del "campo largo, molto largo", Stefania Proietti. La prima formazione indicata dal sorteggio è Umbria domani, nome che ricorda la lista Assisi domani, rilevante per le due vittorie di Proietti come sindaca di quel comune nel 2016 e nel 2021. Pure la grafica è identica a quella della vecchia "lista della sindaca", con un sole stilizzato che spunta dalla terra e il nome scritto nello spazio del cielo; spicca certamente il cognome della candidata nella parte del contrassegno tinta di verde.
 

15) Civici umbri

Se Umbria domani può qualificarsi come "lista della presidente", ma di fatto presenta vari candidati civici, ha di fatto una natura analoga la lista Civici umbri, nata dopo che un'altra parte di civici, guidata da Andrea Fora, ha guardato al centrodestra )Fora è candidato in Forza Italia). Rispetto alla lista precedente, qui il nome di Proietti non appare all'interno del contrassegno. Contrassegno che appare piuttosto fine e ben realizzato: a dispetto del nome scritto con un corpo piuttosto grande, colpiscono le scelte cromatiche, con un verde chiaro che tinge la parola "Civici" e un semicerchio inferiore dello stesso verde che sfuma verso l'azzurro, con un rametto delicato che emerge in filigrana. 
 

16) Umbria per la sanità pubblica - Pace

Terza formazione a sostegno di Proietti è Umbria per la sanità pubblica, lista creata da "una rete di associazioni, operatori sanitari e cittadini che intende estendere l’impegno per la tutela della Salute e della Sanità Pubblica a tutta la regione", ritenendo prioritaria "anche la cultura della pace, che affonda le radici nella spiritualità francescana e nel pensiero di Aldo Capitini". Il simbolo mette al centro del cerchio il concetto di "sanità pubblica", tingendolo di rosso (come il segmento superiore), mentre il segmento inferiore è tinto dei colori dell'arcobaleno e contiene la parola "Pace"
 

17) Partito democratico

Non poteva mancare, nella coalizione che sostiene Proietti, la lista del Partito democratico, parte essenziale nelle due vittorie della candidata come sindaca di Assisi. Si segnala che il Pd continua a utilizzare nelle competizioni regionali umbre il proprio simbolo ufficiale, senza aggiungere alcuna connotazione territoriale o il nome della persona candidata alla presidenza della giunta regionale: si tratta di una scelta che in qualche modo va controcorrente rispetto alle tendenze riscontrate nei territori e, proprio per questo, merita di essere messa in luce.
 

18) Umbria FuTUra

Si qualifica come nettamente politica anche la lista Umbria FuTUra, molto simile nell'impostazione - non solo grafica - a Emilia-Romagna FuTUra vista nell'altra regione chiamata contemporaneamente al voto. Il contrassegno, infatti, contiene le miniature dei simboli del Partito repubblicano italiano, di Azione, di Più Umbria riformista (sigla che unisce +Europa, come si può intendere dalle stelle europee presenti nella "pulce" , e un gruppo civico legato a Massimo Monni) e del Partito socialista italiano. Vista la composizione più variegata, però, la parte superiore oltre alla parola "Riformisti" contiene pure il termine "civici". Si tratta dell'unica altra lista della coalizione - oltre a quella "della presidente" - a contenere il riferimento alla candidata. 
 

19) MoVimento 5 Stelle

Di questo campo "largo, molto largo" fa parte anche il MoVimento 5 Stelle. Non si tratta di una sorpresa, ma di una conferma: già nel 2019 il M5S era stato uno degli elementi della coalizione a sostegno di Vincenzo Bianconi (che pure era stato sconfitto), così come è stato tra le forze che hanno sostenuto Proietti nella sua seconda candidatura come sindaca di Assisi nel 2021. Il simbolo impiegato in quest'occasione ovviamente è quello ufficiale ora impiegato dal MoVimento: non più quello con l'indirizzo Ilblogdellestelle.it, ma con il riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica. 
 

20) Alleanza Verdi e Sinistra

Ultimo dei sette simboli presentati a sostegno di Proietti è quello di Alleanza Verdi e Sinistra, che in qualche modo supera la divisione delle liste riscontrata nel 2019, per cui avevano corso separate Europa Verde Umbria e Sinistra civica verde (senza riuscire a ottenere alcun seggio). Il contrassegno destinato alle schede è identico a quello visto alle elezioni politiche del 2022 e a quelle europee di quest'anno, senza alcuna variazione o aggiunta: si tratta in effetti dell'unico caso per Avs, in questo turno elettorale regionale autunnale. Capolista è Rosario (Gianfranco) Mascia, tra le figure di maggior impegno nell'area verde (passato per le esperienze dei girotondi e del "popolo viola"). 
 

Moreno Pasquinelli

21) Fronte del dissenso

Ottavo candidato alla guida della regione Umbria è Moreno Pasquinelli, ristoratore, già fondatore di Gruppo Operaio Rivoluzionario e di Campo Antimperialista, tra i promotori della manifestazione "Liberiamo l'Italia" per l'uscita dall'Ue e dall'euro (2019) e in prima linea contro le misure adottate durante la pandemia. Lo sostiene la lista Fronte del dissenso, indicata come "confederazione che raggruppa un centinaio di associazioni civiche e gruppi politici" sul territorio nazionale e come "comunione che si basa sui valori imperituri della giustizia sociale, della libertà, della benevolenza, della dignità inviolabile della persona". Il simbolo rappresenta una donna coronata di torri, una sorta di Italia turrita ma vista di profilo e con i capelli al vento, decisamente anticonvenzionali, al di sopra del segmento rosso e verde che contiene il nome della lista.
 

Fabrizio Pignalberi

22) Quinto Polo per l'Italia

Chiude la rassegna dei candidati Fabrizio Pignalberi, nome già noto a chi frequenta questo sito, viste le sue varie candidature - tentate o riuscite - soprattutto in Lazio e in particolare in Ciociaria. Questa volta Pignalberi è andato in escursione in Umbria ed è riuscito a candidarsi, sostenuto da due liste. La prima, Quinto polo per l'Italia, si vale di un simbolo già mostrato da tempo da Pignalberi in vista di possibili partecipazioni elettorali, con un archetto tricolore accostato alla sagoma tridimensionale - e altrettanto tricolore - dell'Italia; stavolta nel cerchio non ci sono però simboli in miniatura. 
 

23) Più Italia sovrana

Seconda lista a sostegno di Pignalberi - e ultima di queste elezioni regionali umbre - è Più Italia sovrana, che pare rappresentare l'evoluzione di Più Italia, movimento per il quale si era parlato dello stesso Pignalberi su questo sito vari anni fa. Il contrassegno contiene, oltre al nome della lista (in cui si intravede perfino il segno di marchio registrato, anche se in effetti è il simbolo di Più Italia a essere stato depositato, risultando tuttora sotto esame), anche il motto "Il Popolo al primo posto", sempre nella parte azzurra; nel semicerchio inferiore bianco spicca una statua della giustizia con tre nastrini (uno verde, uno bianco e uno rosso) che ricreano il tricolore nazionale.

lunedì 11 novembre 2024

Emilia-Romagna, simboli e curiosità sulla scheda

Esaurito il rito elettorale relativo alla Liguria, tocca ora alle due regioni che saranno chiamate al voto - le ultime per quest'anno - domenica 17 e lunedì 18 novembre: Emilia-Romagna e Umbria. 
Si comincia con l'Emilia-Romagna, i cui organi sarebbero scaduti nei primi mesi del 2025, ma l'elezione al Parlamento europeo del presidente Stefano Bonaccini e la sua opzione per il seggio a Strasburgo hanno portato al voto anticipato di qualche mese. 
Questa volta a contendersi la guida della giunta emiliano-romagnola saranno quattro candidati, sostenuti da undici liste: la scheda è assai meno affollata rispetto al 2020, quando gli aspiranti presidenti erano 7 e le liste a loro sostegno erano 17 (i simboli sono tornati al livello del 2014). Di seguito si passano in rassegna i contrassegni elettorali, seguendo l'ordine di sorteggio della circoscrizione di Bologna (l'ordine dei candidati non cambia, quello delle liste all'interno delle coalizioni sì).
 

Michele De Pascale

1) Emilia-Romagna FuTUra - Riformisti

Prima candidatura estratta è quella di Michele De Pascale, scelto come candidato dal centrosinistra nella forma del "campo largo, molto largo": De Pascale si presenta sostenuto da cinque liste. Nella circoscrizione bolognese la prima estratta è Emilia-Romagna FuTUra - Riformisti, che raccoglie candidate e candidati di area riformista: il contrassegno contiene le miniature dei simboli del Partito repubblicano italiano, di Azione, +Emilia-Romagna in Europa (la grafica è quella di +Europa, ma le candidature sono più ampie: capolista a Bologna è Matteo Hallissey, segretario uscente di Radicali italiani) e Partito socialista italiano. Il fondo blu del contrassegno e gli elementi verdi rimandano ai colori del partito di Carlo Calenda; il tocco di giallo su "tu" rinvia invece a +E (che nel 2020 aveva creato una lista con Pri e Psi).
 

2) Partito democratico

La seconda lista della coalizione in appoggio a De Pascale è espressione della forza politica cui il candidato appartiene, vale a dire il Partito democratico: è per il Pd - ovviamente anche col sostegno di altri soggetti politici e civici - che De Pascale è stato sindaco di Ravenna dal 2016 fino ad ora (dopo essere stato consigliere a Cervia e, dal 2013, segretario provinciale del partito). Sul piano grafico sono state confermate le scelte del 2020, con il logo del Pd collocato sempre nella parte superiore bianca e il riferimento al candidato presidente scritto in bianco nel segmento circolare inferiore di colore rosso.
 

3) Civici, con De Pascale presidente

Terza lista estratta a Bologna è Civici, con De Pascale presidente. Si tratta dell'unica lista di natura non dichiaratamente politica di questa coalizione, anche se al suo interno - oltre a figure effettivamente civiche - sono stati inserite candidature legate a Italia viva e a Volt. Di fatto si tratta di una sorta di riedizione parziale della lista Bonaccini presidente presentata nel 2020 (anche allora Italia viva aveva concorso a quella lista, insieme peraltro ad Azione; Volt aveva presentato una propria lista); da quell'esperienza la lista aver mutuato pure il colore verde, anche se qui si è di fronte a due tonalità che campiscono due aree, abbinate al semplice testo (mentre nel 2020 c'era il disegno di una bandiera).  
 

4) Alleanza Verdi e Sinistra - Possibile

Quarto emblema da considerare è quello di Alleanza Verdi e Sinistra, ovviamente alla sua prima partecipazione alle elezioni regionali emiliano-romagnole (nel 2020 si erano presentate distinte Europa Verde ed Emilia-Romagna coraggiosa, la cui figura di punta era Elly Schlein e cui aveva concorso anche Sinistra italiana). Nel contrassegno, solo leggermente variato rispetto a quello delle ultime politiche ed europee, al posto di "Reti civiche" c'è il riferimento alle Coalizioni civiche (liste con quel nome sono state presenti almeno a Bologna, Reggio Emilia e Ferrara), mentre è sempre più frequente - lo si è visto in Liguria - la presenza di Possibile nella parte destra del simbolo.
 

5) MoVimento 5 Stelle

La quinta lista a Bologna è quella del MoVimento 5 Stelle, che chiude la coalizione in appoggio a De Pascale (pur avendo scelto di non inserire il nome nel proprio contrassegno, proprio come Avs, con sicuro risparmio di inopportunità grafiche). Si tratta della prima partecipazione del M5S in coalizione alle elezioni regionali dell'Emilia-Romagna; se la volta scorsa era indicato il sito Ilblogdellestelle.it (e nelle due consultazioni precedenti c'era ancora scritto Beppegrillo.it), questa volta sulla scheda finisce lo stesso simbolo in uso dal 2021, col riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica inserito in un segmento rosso, sotto agli elementi grafici e testuali che "visualizzano" il nome. 
 

Elena Ugolini

6) Fratelli d'Italia

Subito dopo De Pascale, sui manifesti e sulle schede si trova la candidatura di Elena Ugolini (unica donna in campo tra chi aspira alla presidenza), sostenuta dal centrodestra. Saranno quattro le formazioni a suo sostegno, a iniziare - almeno a Bologna - da Fratelli d'Italia. Per l'occasione è stato schierato lo stesso contrassegno visto alle elezioni europee pochi mesi fa (e che in regione ha ottenuto comunque il 28%), con il alto il nome del partito, al centro il nome della leader nazionale e presidente del Consiglio Giorgia Meloni (entrambi su fondo blu), in basso - sotto una fascetta tricolore - la fiamma tricolore su una piccola base. 
 

7) Elena Ugolini presidente - Rete civica

Pure in questo caso nella coalizione che si prende in esame c'è una sola formazione non dichiaratamente politica: si tratta della lista Elena Ugolini presidente - Rete civica (quest'ultima parte era presente anche nel nome della lista Borgonzoni presidente del 2020), legata alla natura soprattutto tecnico-civica della candidata (a lungo insegnante e dirigente scolastica, con un'esperienza anche da sottosegretaria all'istruzione col governo Monti e in vari organi tecnici). Se nel 2020 il simbolo era fucsia, bianco e verde, stavolta domina decisamente l'arancione, con il nome della candidata che emerge più del cognome (vista la maggiore lunghezza); l'altro elemento che spicca è la sagoma della regione, tinta stavolta di bianco. 
 

8) Forza Italia - Noi moderati

Terza lista - sempre nella circoscrizione di Bologna - della coalizione che appoggia Ugolini è quella espressione di Forza Italia e di Noi moderati. Il contrassegno discende direttamente da quello depositato in occasione delle ultime elezioni europee, ma qui si è ritenuto opportuno inserire anche il riferimento alla candidata presidente. Il risultato è un fregio piuttosto "pieno" e ammassato, con la bandierina stretta tra il riferimento al Ppe e il cognome di Berlusconi, tutti rimpiccioliti per fare spazio a una fascia blu con il cognome di Ugolini; sotto c'è un'altra fascetta bianca con la parola "presidente" (non più riferita a Berlusconi ma a Ugolini) e in basso resta il segmento con il nome di Noi moderati. 
 

9) Lega - Il Popolo della famiglia

La coalizione di centrodestra che appoggia Elena Ugolini si chiude con una lista espressione principalmente della Lega, vera forza di traino del centrodestra alle precedenti elezioni regionali. Rispetto ad allora il contrassegno schierato è quasi identico: nulla cambia degli elementi grafici leghisti (nome, statua del guerriero di Legnano e - nella parte inferiore - cognome di Matteo Salvini e riferimento alla regione), ma a destra di Alberto da Giussano compare la miniatura del Popolo della famiglia, che nel 2020 aveva presentato una lista insieme a Cambiamo! di Giovanni Toti.  
 

Luca Teodori 

10) Lealtà coerenza verità

Dopo le due candidature sostenute da coalizioni, il sorteggio regionale ha collocato i due aspiranti presidenti appoggiati da una sola lista. Il primo è Luca Teodori, commerciante, già consigliere provinciale leghista nel ferrarese (1995-1999): dopo una candidatura alla Camera nel 2008 (La Destra - Fiamma tricolore), nel 2019 è diventato segretario del Movimento 3V (Vaccini vogliamo verità), rimanendolo fino al 2022 (anno in cui si è candidato al Senato con Vita). Questa volta si presenta sostenuto da una sola lista, Lealtà coerenza verità (che, a differenza di quelle citate fin qui, ha dovuto raccogliere le firme), che candida persone che hanno militato in varie formazioni "del dissenso" (Italexit, Italia sovrana e popolare, UDCL, Vita) o in altri gruppi spontanei, all'insegna della libertà vaccinale, della sovranità monetaria e di altre battaglie. Il simbolo, molto semplice, inserisce il nome della lista in una corona blu, mentre al centro c'è il nome del candidato presidente e in basso si trova il profilo della regione (in entrambi i casi tinti di un blu più scuro). 
 

Federico Serra

11) Emilia-Romagna per la pace, l'ambiente e il lavoro

L'elenco delle liste si chiude con Emilia-Romagna per la pace, l'ambiente e il lavoro, lista che unisce Potere al popolo!, Partito della rifondazione comunista e Partito comunista italiano, dunque l'area di sinistra radicale. La lista appoggia la candidatura di Federico Serra, lavoratore delle cooperative sociali e delegato sindacale Usb. Pure in questo caso sono state necessarie le firme per presentare la lista, il cui simbolo è quasi identico a quello della lista Per l'alternativa vista alle elezioni regionali in Liguria: struttura a due cerchi tangenti (quello esterno rosso scuro, simile al colore di Pap!; quello interno bianco), con le miniature dei tre simboli dei partiti coinvolti e un nastrino a fiocco con la bandiera palestinese. 

venerdì 25 ottobre 2024

Liguria, simboli e curiosità sulla scheda

Il 2024 finisce per configurarsi come anno elettorale regionale a tutti gli effetti. Tra voti anticipati e a scadenza naturale, infatti, alla fine di quest'anno risulteranno ben 7 le regioni (6 a statuto ordinario, più la Sardegna a statuto speciale) che hanno chiamato al voto il loro corpo elettorale per rinnovare i consigli regionali e scegliere la figura di vertice della giunta: se un tempo tutte le regioni a statuto ordinario votavano negli anni 5-0, i vari voti anticipati hanno sfrangiato sempre di più quelle competizioni (nel 2025, per dire, voteranno Campania, Marche, Puglia, Toscana e Veneto, più la Valle d'Aosta, per un totale di 6 regioni, meno di quelle coinvolte quest'anno).
La prima regione a tornare al voto è la Liguria, con i seggi aperti il 27 e il 28 ottobre. Com'è ben noto, si tratta di elezioni anticipate, dopo l'emergere dell'inchiesta ha interessato anche Giovanni Toti, eletto presidente della giunta regionale nel 2020 e dimessosi il 26 luglio scorso. Lui non si è dunque riproposto come candidato del centrodestra, coalizione che ha puntato sul sindaco di Genova Marco Bucci; il suo principale avversario è Andrea Orlando, candidato dal cosiddetto "campo largo" (centrosinistra più Azione e M5S). Saranno però 9 persone in tutto a contendersi la carica di presidente, sostenute da 20 liste: quattro anni fa c'era un aspirante presidente in più, ma le liste in campo erano solo 18. Di seguito saranno analizzati i contrassegni delle liste secondo l'ordine di sorteggio della circoscrizione di Genova, l'unica a presentare lo schieramento completo di 20 simboli su manifesti e schede.
 

Alessandro Rosson

1) Indipendenza!

Il sorteggio ha collocato in prima posizione - si noti che l'ordine delle candidature a presidente è lo stesso in tutta la regione - Alessandro Rosson, avvocato, già esponente leghista spezzino. Questa volta Rosson si presenta come aspirante presidente per Indipendenza!, il partito guidato da Gianni Alemanno che - salvo errore - è alla prima partecipazione in proprio a un'elezione regionale. Il simbolo scandito del partito (creato da Massimo Arlechino con Simone Di Stefano) è inserito all'interno del contrassegno e proietta la sua ombra sul fondo e sul segmento rosso in cui è inserita la dicitura bianca "Alemanno per Rosson".
 

Davide Felice

2) Forza del popolo

Il secondo simbolo sulle schede elettorali liguri sarà quello del partito Forza del popolo, il partito fondato da Lillo Massimiliano Musso, anch'esso alla sua prima partecipazione alle regionali (dopo non essere stato ammesso a quelle della Sardegna). In quest'occasione la forza politica - che candida il segretario dell'assemblea dei delegati, Davide Felice, anche lui avvocato, bresciano, già consigliere nel comune di Castegnato - ha optato per lo schieramento del suo simbolo ufficiale circondato da una sottile circonferenza tricolore, senza aggiungere alcun riferimento al candidato alla presidenza della regione.
 

Francesco Toscano

3) Democrazia sovrana popolare

La terza candidatura estratta è quella di Francesco Toscano, giornalista-fondatore di Visione Tv e presidente nazionale di Democrazia sovrana popolare, il partito di cui è coordinatore Marco Rizzo (il quale, per lo stesso impegno volto a rendere visibile l'iniziativa politica, sarà candidato alle elezioni regionali in Umbria). Il contrassegno schierato corrisponde in pieno al simbolo ufficiale del partito, con due tracce di gesso (una verde e una rossa) nella parte superiore e il nome del partito nella parte inferiore (con la stella rossa sull'unica "i" e la parola "sovrana" proposta in rosso e in stile manoscritto).
 

Marco Giuseppe Ferrando

4) Partito comunista dei lavoratori

Il quarto candidato estratto è Marco Giuseppe Ferrando, portavoce nazionale del Partito comunista dei lavoratori, formazione trotzkista di cui è il principale esponente fin dalla nascita della forza politica nel 2006. Il simbolo è quello ufficiale consueto (quindi falce e martello di colore rosso, collocati sopra a un globo azzurro con meridiani e paralleli); non sarà tuttavia presente nelle circoscrizioni provinciali di Imperia e di La Spezia (ma la presenza a Genova e Savona è stata sufficiente per far ammettere a livello regionale la candidatura di Ferrando: questi, nelle province di Imperia e La Spezia, sarà presente senza alcun simbolo al fianco). 
 

Nicola Rollando

5) Per l'alternativa

Pure la quinta candidatura alla presidenza della giunta regionale ligure è sostenuta da una sola lista. Nicola Rollando - che sul suo curriculum si presenta come "pensionato, sono stato coltivatore diretto, allevatore, operaio e marinaio" - è sostenuto dalla lista Per l'alternativa, alla quale concorrono Potere al popolo!, Partito della rifondazione comunista e Partito comunista italiano. La struttura del contrassegno è in parte mutuata da quello del Prc, con due cerchi tangenti all'interno, uno rosso scuro più ampio (col nome della lista) e uno bianco più piccolo, contenente le miniature dei simboli dei tre partiti coinvolti; non manca un nastrino con i colori della bandiera palestinese.   
 

Maria Antonietta Cella

6) Partito popolare del Nord

Una sola lista anche per Maria Antonietta Cella, unica donna in corsa per la presidenza. Impegnata come manager nel settore della transizione energetica, sindaca di Santo Stefano d’Aveto dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2014 al 2019, già presidente della comunità montana dell'Aveto e consigliera metropolitana, Cella si presenta sostenuta dal Partito popolare del Nord, formazione che ha  come leader Roberto Castelli (capolista a Genova). Il simbolo schierato è quello ufficiale e consueto, senza alcuna variazione o aggiunta nominale o territoriale; la lista non concorrerà però nella provincia di Savona, per cui lì la candidata sarà presente senza simboli a sostegno.  
 

Nicola Morra

7) Uniti per la Costituzione

Ultima tra le candidature appoggiate da una sola lista - tutte sorteggiate vicine, nella prima parte di manifesti e schede - è quella di Nicola Morra, nato a Genova, già esponente tra i più noti del MoVimento 5 Stelle (fino all'espulsione dopo la scelta di non sostenere il governo Draghi) e presidente, nella scorsa legislatura, della commissione parlamentare d'inchiesta sulle mafie. Morra è sostenuto dalla lista Uniti per la Costituzione, la stessa con cui si era presentato a Genova l'ex M5S Mattia Crucioli (capolista nella circoscrizione genovese e a Imperia). Il simbolo bianco e rosso contiene sempre la raffigurazione di san Giorgio che trafigge il drago; questa volta, però, su manifesti e schede è finita una variante in cui il drago ha la coda molto più lunga (mentre sui social è circolata la versione precedente, a coda corta e col testo su tre righe, invece che due).  
 

Marco Bucci

8) Orgoglio Liguria

Esauriti i candidati monolista, il sorteggio ha collocato subito dopo la candidatura di Marco Bucci, sindaco di Genova e proposto dall'intero centrodestra, potendosi parlare di continuità politica con le presidenze Toti. Bucci è il candidato con più liste a suo sostegno, ben 7. In provincia di Genova sono finite in apertura le due civiche, la prima delle quali è Orgoglio Liguria, che al centro del nome vuole mettere "l'Orgoglio di servire la nostra terra, la passione e la determinazione di persone che si vogliono mettere a servizio dei cittadini"; tra i candidati della lista moderata anche fuoriusciti da Azione e Italia viva. Il simbolo, molto semplice, vede le scritte bianche su fondo azzurro scuro, con il cognome del candidato presidente in decisa evidenza.
 

9) Vince Liguria 

Lo stesso cognome di Bucci è ancora più evidente - e costituisce di fatto il primato di dimensioni per questa competizione elettorale - nel contrassegno della lista Vince Liguria, nome quasi invisibile nella parte inferiore dell'emblema. In un modo o nell'altro si tratta del simbolo più in continuità sia con la storia di Bucci (Vince Genova era la sua lista del 2022, con la stessa struttura grafica) sia con quella di Toti: l'arancione era quello della lista Cambiamo per Toti presidente, con la sagoma della regione nella parte inferiore e il nome del candidato scritto in blu (e in lista sono presenti persone a lui molto vicine; concorre alle candidature pure Noi moderati).
 

10) Lega

Esaurite le liste civiche, la coalizione in appoggio a Bucci procede con quelle espressione dei partiti: il sorteggio ha collocato per primo il contrassegno della Lega (che vede come capolista a Genova Edoardo Rixi). Si riscontra una coerenza grafica con il passato, per cui la parte superiore contiene il simbolo di Alberto da Giussano, sopra il nome "Lega", a sinistra la bandiera con croce di san Giorgio rossa e a destra il riferimento alla Liguria; la novità sta nel segmento inferiore blu, che contiene il riferimento al candidato (come Bucci aveva già fatto a Genova), mentre nel 2020 era stato mantenuto il cognome di Salvini (senza la parola "premier"). 
 

11) Unione di centro

Secondo partito di centrodestra a comparire ufficialmente sulle schede è l'Unione di centro, presente anche nel 2020. Questa volta oggettivamente il simbolo sembra più equilibrato rispetto a quello di quattro anni fa: gli elementi non sono praticamente cambiati, ma si è ingrandito lo scudo crociato centrale, grazie alla riduzione di dimensioni della sigla Udc e del segmento rosso superiore; proprio questo, nel 2020 conteneva il riferimento alla Liguria (ma irragionevolmente spostato verso il basso), mentre questa volta c'è il cognome dl candidato alla presidenza, collocato correttamente al centro di quello spazio.
 

12) Fratelli d'Italia

Dopo Lega e Udc tocca a Fratelli d'Italia, partito di maggioranza relativa nella compagine di governo nazionale, comparire sulle schede elettorali liguri. Il modello del contrassegno è pressoché identico a quello utilizzato quattro anni fa, solo che allora tra il riferimento a Giorgia Meloni (allora non ancora presidente del Consiglio) e il simbolo ufficiale di Fdi era stato collocato solo il cognome di Toti, mentre questa volta si è optato per la dicitura "Bucci presidente", riducendo così la dimensione del patronimico all'interno del fregio elettorale.
 

13) Alternativa popolare

Non manca praticamente nessuno in questa coalizione di centrodestra, visto che la compagine comprende anche una lista di Alternativa popolare, vale a dire il partito che fu di Angelino Alfano, presieduto ora da Paolo Alli e di cui è segretario nazionale il sindaco di Terni Stefano Bandecchi; proprio Bandecchi, tra l'altro è capolista a Genova, Imperia e Savona. Il simbolo è parente di una delle varianti circolare prima delle europee: su fondo blu, in alto c'è il cuore del Ppe, che attraversa il nome del partito; sotto il riferimento a Bandecchi e ancora più in basso l'espressione "per Bucci" (tutte le liste della coalizione contengono il cognome del candidato presidente). Eppure nelle prime grafiche questo simbolo non c'era, mentre c'era quello di Noi moderati...
 

14) Forza Italia

Chiude la compagine di centrodestra in appoggio a Bucci la lista di Forza Italia, alla quale - secondo le notizie riportate dai media - avrebbe concorso anche il gruppo vicino al sindaco di Imperia ed ex ministro Claudio Scajola. Il contrassegno impiegato è piuttosto pieno, con la bandierina tricolore stretta nella parte superiore tra il riferimento al Ppe (collocato ad arco in alto) e il cognome di Silvio Berlusconi in basso; nel segmento azzurro scuro collocato in basso trova posto l'espressione "Bucci presidente", con il cognome in nettissima evidenza (anche se, come si è visto, non è questo quello che spicca maggiormente sulla scheda).
 

Andrea Orlando

15) Patto civico e riformista

Sono in tutto sei le liste presentate in appoggio alla candidatura dell'ex ministro Andrea Orlando, tutte riconducibili al cosiddetto "campo largo", anzi, larghissimo. La prima sorteggiata a Genova, denominata Patto civico e riformista, è politicamente e graficamente guidata da Azione: la struttura bianca e blu a tocchi di verde del contrassegno, infatti, è stretta parente di quella adottata dalla lista Siamo europei vista alle ultime elezioni europee. Nella parte centrale, speculare rispetto al simbolo di Azione, c'è quello del gruppo ligure del progetto Alleanza civica; più piccoli, al centro, ci sono i fregi del Partito repubblicano italiano, dei Repubblicani europei e dell'associazione Popolari Europeisti Riformatori; nella parte inferiore è ospitata la dicitura verde "Europeisti Liberali Socialisti Popolari" (anche se di simboli socialisti non si vede traccia).

16) Alleanza Verdi e Sinistra - Lista Sansa - Possibile

Il campo si allarga già non poco con la seconda lista estratta a Genova, quella di Alleanza Verdi e Sinistra. Il simbolo è quello ormai consueto, coniato in occasione delle elezioni politiche del 2022, con la parte superiore bianca occupata dal nome (con la colomba arcobaleno) e quella superiore verde-rossa equamente divisa tra Europa Verde e Sinistra Italiana. Questa volta non c'è alcun riferimento alle Reti civiche, in compenso nella parte superiore compaiono altri due elementi: a sinistra la citazione della Lista Sansa (il consigliere uscente, candidato da M5S e centrosinistra nel 2020, è capolista a Genova), a destra quella di Possibile (con il simbolo "=" ricavato all'interno della "o" del nome).
 

17) Lista Andrea Orlando presidente

Fanno parte della compagine su cui può contare Orlando anche due liste civiche. La prima si chiama semplicemente Lista Andrea Orlando presidente e sembra porsi come la formazione più vicina all'aspirante vertice della giunta regionale (quelle normalmente appellate come "lista del presidente"). Risulta piuttosto semplice e immediata la grafica, anche se questo termine forse è inappropriato: i contrassegno è costituito da un semplice cerchio diviso praticamente a metà tra bianco e rosso, con il nome e il cognome del candidato (il primo bianco bordato di rosso, il secondo rosso) sormontati dalla parola "lista" in verde nella parte superiore e la parola "presidente" bianca sul fondo rosso;  
 

18) Partito democratico

Non poteva mancare all'interno della coalizione il partito cui Orlando appartiene, dunque il Partito democratico. Il simbolo schierato in quest'occasione rappresenta di fatto una variante del contrassegno utilizzato alle elezioni politiche del 2022, con il logo di Nicola Storto collocato nella parte superiore e un segmento rosso a base curvilinea in basso: lì - dove allora c'era "Italia democratica e progressista" - è stato inserito il riferimento al candidato presidente, piuttosto visibile anche se quello della "lista personale" è in effetti un po' più grande.
 

19) MoVimento 5 Stelle

Del campo politico "largo, molto largo" a sostegno di Orlando fa parte anche il MoVimento 5 Stelle, che quattro anni fa aveva in qualche modo espresso il candidato presidente Ferruccio Sansa e questa volta ha accettato di sostenere il candidato del Pd (ma la presenza del M5S e la dichiarata volontà di non collaborare con Italia viva ha portato il partito di Matteo Renzi ad abbandonare la coalizione, senza partecipare in modo diretto alle elezioni). Il contrassegno è quello ormai in uso dal 2021, dopo la "rivoluzione statutaria" voluta da Giuseppe Conte, con il riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica collocato al di sotto degli elementi classici del simbolo. 

20) Liguri a testa alta

Ultima lista della coalizione del "campo largo, molto largo" e dell'intera offerta elettorale regionale è Liguri a testa alta, il cui nome corrisponde al primo motto della campagna elettorale scelto da Orlando: il nome sembra improntato sulle persone e sull'identità (e la lista contiene un numero rilevante di amministratori locali e regionali, uscenti o passati). Il nome, scritto in rosso su fondo azzurro chiaro stile cielo, sormonta una fascia bicolore piegata verde e azzurra (che ricordano il profilo della regione bagnato dal mare) che a sua volta sta sopra un'area rossa con il riferimento alla candidatura da presidente (la struttura dei colori ricorda un po' quelli della lista #rete a sinistra presentata nel 2015 a sostegno di Luca Pastorino).