martedì 30 dicembre 2025

L'avventura e i simboli della politica "verde" raccontati da Suttora

Nel 1987 una formazione politica dichiaratamente ambientalista ed ecologista entrò per la prima volta nel Parlamento italiano, ma i primi eletti erano già arrivati nel 1985 nei consigli regionali e ancora prima in province e regioni; da allora la storia politica dei "verdi" in Italia è proseguita tra alti e bassi, tra successi e difficoltà (sorte anchre durante le loro permanenze in maggioranza o addirittura al governo). Ripercorre quella storia, con molti dati alla mano e inserendola in una cornice giustamente più ampia, un libro pubblicato poche settimane fa dall'editore Neri Pozza, intitolato ovviamente Green (256 pagine, 20 euro): l'autore, il giornalista Mauro Suttora (che questo sito intervistò nel 2016, all'uscita del suo libro su Marco Pannella), ha scelto di raccontare la "storia avventurosa degli ecologisti", con un occhio di riguardo per l'Italia ma ovviamente prestando attenzione alle vicende di rilievo a livello europeo e mondiale per aiutare chi legge a inquadrare correttamente il fenomeno verde, anche nella sua dimensione sociale, oltre che politica (in senso ampio, oltre che legata alle partecipazioni elettorali).
Per i #drogatidipolitica con l'occhio attento alla musica e alla società, non è assolutamente indifferente che il libro - guardando all'Italia - faccia iniziare la storia dall'anno d'incerta grazia 1966, tra Sanremo e Roma. Alla fine di gennaio sul palco del Salone delle Feste Adriano Celentano, che aveva rifiutato Nessuno mi può giudicare (ritenendola inadatta a sé e - a quanto si sa - a Teo Teocoli. ignorando che avrebbe invece sfiorato la vittoria), cantò Il ragazzo della via Gluck: "la prima canzone ecologista d'Italia" venne esclusa dalla finale, in buona compagnia con i brani proposti (tra gli altri) da Lucio Dalla, Gino Paoli ed Equipe 84, in compenso divenne nel giro di poco tempo un evergreen - è il caso di dirlo, visto il tema di cui si parla - a livello nazionale, cantato "per mezzo secolo da ogni scolaresca in gita e da moltitudini di boy-scout attorno ai falò", ma perfino su scala internazionale (basta ricordare la versione in francese di Françoise Hardy). E se a giugno di quello stesso anno si assistette a un simpatico dissing ante litteram (con Giorgio Gaber che incise La risposta al ragazzo della Via Gluckmentre Celentano nel 1969 avrebbe scritto il seguito "bucolico" con La storia di Serafino), più o meno nello stesso periodo Fulco Pratesi lanciò - insieme ad altri membri di Italia nostra - l'appello che di fatto portò alla nascita del Wwf Italia, rilevante per le battaglie condotte (anche, ma non solo, a livello mediatico) e per i legami che l'associazione ha avuto con il mondo politico-elettorale (si pensi anche solo alle figure di Grazia Francescato e Donatella Bianchi).
La nascita di forze politiche ecologiste più strutturate e diffuse in Italia, peraltro, forse non si sarebbe avuta senza l'azione del Club di Roma (associazione non governativa nata nel 1968 per mano di imprenditori, scienziati, politici e intellettuali, oggi con sede in Svizzera), che sotto la guida di Aurelio Peccei nel 1972 - lo stesso anno dell'uscita di Un albero di trenta piani, altro brano del verbo celentaniano, stavolta molto più "nero" - diffuse il rapporto I limiti allo sviluppo (commissionato al Mit), svelando come improvvisamente urgente il tema della non sostenibilità di una crescita senza limiti; le iniziative di alcuni pretori - incluso Adriano Sansa, sindaco di Genova tra il 1993 e il 1997, non confermato nella sua seconda corsa sostenuto da una lista civica - avevano preparato la strada, i primi disastri ambientali (come quello della diossina a Seveso) la confermarono, aiutarono le prime mobilitazioni contro i programmati insediamenti nucleari e rafforzarono l'impegno di varie persone in forze politiche esistenti, soprattutto il Partito radicale e Democrazia proletaria.
Suttora - che durante tutto il libro ripropone suoi articoli d'inchiesta scritti per l'Europeo su politica ed ecologia - ricostruisce l'evoluzione del mondo verde associativo e politico (incluse le accuse e i sospetti di greenwashing, già sorti tra la fine degli anni '80 e il decennio successivo), dalla lotta ai combustibili fossili fino alle iniziative più recenti dei "Fridays for Future" e a quelle promosse soprattutto da Greta Thunberg e Ultima generazione, senza trascurare la storia dei collegamenti (e delle loro crisi) tra ecologismo e pacifismo, nonché i dissidi sulle energie rinnovabili (per qualcuno salvifiche, per altri in contrasto con la tutela del territorio e fonte di possibili "conflitti d'interesse"). Il volume censisce un numero rilevante di associazioni e organizzazioni ecologiste e animaliste italiane, straniere e sovranazionali, raccontandone in breve la storia e dando spesso numeri circa la loro attività - anche di marketing - e i loro risvolti economici (inclusi i contributi del 5 per mille incassati, il numero e il costo dei dipendenti o collaboratori, dati rilevanti e spesso non valorizzati); le pagine si soffermano soprattutto sul Wwf Italia e su Legambiente, anche per la sua storia singolare (nata nell'ambito dell'Arci, fondata da Chicco Testa, allora comunista poi divenuto presidente di Acea ed Enel e lobbista a favore del nucleare, e Maurizio Sacconi, socialista poi divenuto berlusconiano; anche Giovanna Melandri, Ermete Realacci, Roberto Della Seta e Rossella Muroni hanno avuto una lunga permanenza nell'associazione), nonché su Greenpeace.

Varie pagine del libro di Mauro Suttora sono dedicate alla storia politico-elettorale degli ambientalisti-animalisti in Italia, che è anche - come si è già avuto modo di raccontare in passato in questo sito - una storia di simboli. Tra la fine degli anni '70 e il 1980 erano comparse le prime liste a livello locale, anche con il sole che ride, interpretato graficamente in vari modi (come quello con l'occhiolino visto a Forlì).
In origine il sole che ride era il simbolo del Wise (World information service on energy), associazione antinucleare fondata nel 1978 ad Amsterdam e l'emblema - "uno dei maggiori successi nella storia dei marchi", sottolinea Suttora - era stato concepito dall'ecologista danese Anne Lund; in Italia i diritti sul fregio erano stati acquisiti dal Partito radicale attraverso Marco Pannella, poi l'uso era stato concesso agli Amici della Terra (sezione italiana dell'associazione sovranazionale). 
Non aveva il sole (né sorridente, né con altra forma), ma una grafica del tutto diversa, molto più schematica, la Neue Linke - Nuova sinistra di Alex(ander) Langer, che nel 1978 era riuscita a ottenere seggi alle elezioni regionali del Trentino - Alto Adige; proprio alla figura di Langer, qualificato da Suttora come "profeta verde" e "mente più fine dell'ecologismo italiano", sono dedicate parecchie pagine del libro Green per ricordarne il percorso - inclusa la scelta di suicidarsi, debitamente contestualizzata - e il lascito politico (ma anche il vuoto lasciato in quell'area politica).
Le liste ambientaliste si sono diffuse sempre di più sul territorio, fino al primo sorgere della Federazione nazionale delle liste verdi, prima "di fatto" alle regionali e alle amministrative del 1985, con il sole che ride concesso dai radicali abbinato all'espressione "Lista verde" (sole bianco su fondo nero o a colori ribaltati), poi ufficialmente il 16 novembre 1986 a Finale Ligure, con lo sbarco in Parlamento l'anno successivo a certificare l'esistenza di uno spazio presso gli elettori delle istanze dichiaratamente ecologiste (come aveva mostrato il referendum sul nucleare sempre del 1987, il cui esito era stato chiaramente influenzato dall'incidente di Černobyl'). 
Alle elezioni europee del 1989 le liste a livello nazionale erano due: il sole che ride della Federazione - con la lista ridenominata in Europa Verde - e i Verdi arcobaleno, derivata soprattutto da Democrazia proletaria e radicali. Questi ultimi, peraltro, erano presenti anche nella lista Pri-Pli, tra i socialdemocratici e gli antiproibizionisti sulla droga: una disseminazione mai più vista e che forse, pur essendo stata coraggiosa, non ottenne i risultati sperati e portò a qualche eletto in meno. Anche la divisione in due liste dei verdi, in fondo, forse incise almeno in parte sul numero di eletti che quell'area avrebbe potuto ottenere. 
Le strade delle due liste ambientaliste si sono unite a dicembre del 1990 nel congresso di Castrocaro: anche il simbolo della Federazione dei Verdi rifletteva quella crasi, con il sole che ride abbinato alla parola "Verdi" in primo piano. L'unione, tuttavia, non diede forse i risultati sperati e il raccolto alle elezioni politiche del 1992 dimostrò, in qualche modo, che in politica due più due non arriva quasi mai a fare quattro. Non si può evitare di segnalare, in questa sede, che poco prima del voto del 1992 si era compiuta una scissione all'interno del mondo ecologista, che ha portato a scelte diverse gli ecologisti che volevano essere semplicemente "verdi" senza essere considerati "rossi", portando per esempio alla nascita della Federazione dei Verdi-Verdi in Piemonte (quelli dell'orsetto che ride) e a quella dei Verdi federalisti al Centro (quelli del girotondo di bambini). Di questa vicenda di "Verdi contro Verdi" a livello elettorale, proseguita di fatto fino ai primi anni Dieci, purtroppo nel libro non c'è traccia, così come non si parla espressamente di quelle formazioni politiche, come Fronte Verde - Più Eco, fondate da persone con una storia personale di destra e con sensibilità ecologista (c'è solo un riferimento alla polemica sorta nel 2019 quando Pippo Civati aveva "neutralizzato" la sua candidatura in Europa Verde per la presenza di due candidate iscritte a Fronte Verde e ritenute di estrema destra): questa è forse l'unica vera carenza che un appartenente alla categoria dei #drogatidipolitica può avvertire (ma, se si considera una platea più ampia di destinatari, occorre riconoscere che questo filone era prescindibile).
Nel giro di qualche anno i Verdi avrebbero ottenuto comunque esiti rilevanti, con Rutelli eletto sindaco di Roma nel 1993 (confermato nel 1997) e l'approdo al governo con Prodi nel 1996 e nel 2006, ma non sempre i risultati - pur essendo arrivati - sono stati ritenuti soddisfacenti e ancor meno hanno pagato nelle scelte alle urne, specie nella lotta con le soglie di sbarramento: lo si è visto alle elezioni politiche del 2001 (maluccio il Girasole creato con lo Sdi) e a quelle del 2008 (male la lista La Sinistra - l'arcobaleno, ma sarebbe andata malissimo la più ampia Rivoluzione civile nel 2013 - estesa anche all'Italia dei valori, che pure nel 2008 era andata piuttosto bene - o la lista Insieme del 2018). 
Bruciano ancora di più le sconfitte alle elezioni europee del 2009 (con Sinistra e libertà, in cui l'esenzione dalla raccolta firme apportata dai Verdi alla lista preparata con Sdi e altri settori della sinistra non bastò per superare la neointrodotta soglia del 4% - a dispetto del risultato decisamente migliore dei verdi francesi - e spaccò il soggetto ecologista, col sole che ride che riprese una via autonoma mentre il gruppo di Loredana De Petris avrebbe contribuito a dare vita a Sel) e soprattutto del 2014 (di quell'anno il risultato più rilevante è stato l'aver visto riconosciuto l'esonero dalla sottoscrizione delle liste dei Verdi europei - Green Italia grazie al collegamento con il Partito verde europeo) e del 2019 (con Europa Verde, che ebbe un esito ben diverso rispetto a quelli riportati dalle liste verdi in Germania, Francia e Regno Unito). 
Per Suttora un passaggio rilevante è rappresentato dal passaggio dalla Federazione dei Verdi a Europa Verde nel 2021: "Gli ecologisti italiani - scrive - non esistono più come soggetto autonomo. Entrano a far parte del partito Europa verde, con sede a Bruxelles, del quale sono la sezione italiana. È una novità importante: il primo esempio di unificazione continentale di un partito. Nessun'altra formazione politica è tanto europeista da avere quasi annullato i partiti nazionali. La principale conseguenza è che le liste elettorali vengono decise da Europa verde, e non dagli organi nazionali dei singoli partiti, che pure continuano a esistere. Insomma, candidati ed eletti devono avere l’imprimatur di Bruxelles". Come che sia, tra il 2021 e il 2022 Europa Verde si fa di nuovo strada, prima nelle assemblee locali, poi in Parlamento, riuscendo a ottenere eletti insieme a Sinistra italiana con la lista comune - con contrassegno composito - Alleanza Verdi e Sinistra; il risultato viene bissato alle europee del 2024, anche se nel frattempo la navigazione non è sempre agevole (si veda l'addio polemico dell'ex co-portavoce Eleonora Evi, proveniente dal M5S).
A proposito di MoVimento 5 Stelle, anche le stelle di quel simbolo possono essere ricondotte, secondo Suttora, "tutte all'ecologia": "acqua, ambiente, sviluppo sostenibile, energia rinnovabile e trasporti decarbonizzati" (anche se Grillo in origine aveva identificato nell'energia, nella connettività, nell'acqua, nella raccolta rifiuti e nei servizi sociali, comunque di ceto non disconnessi dalle questioni ecologiche, il che vale anche per la seconda versione delle stelle, cioè acqua, ambiente, energia, trasporti e sviluppo).
Al di là dell'Italia, il libro Green riserva giustamente uno sguardo rilevante anche ad altri paesi in cui le associazioni e le forze politiche ecologiste hanno avuto e hanno un peso significativo. Varie pagine sono dedicate alla Francia (con una particolare attenzione alla figura di Daniel Cohn-Bendit) e alla Germania (con un ampio spazio dedicato a Petra Kelly); non mancano approfondimenti sugli Stati Uniti e su altri paesi (Croazia, Finlandia, Kenya). Attenzione è prestata anche all'evoluzione del percorso dei Verdi al Parlamento europeo: quelle vicende, così come quelle relative a Francia e Germania, dimostrano tra l'altro come la previsione o il venir meno di soglie di sbarramento possano determinare in modo consistente il destino di una forza politica, al di là dei suoi risultati precedenti, e questo spiega anche le differenze tra Paesi diversi (dotati potenzialmente di sistemi elettorali diversi).
Il libro di Mauro Suttora rappresenta, nel complesso, un'utile mappa per addentrarsi nella storia - e, in un certo senso, nella geografia e nella geologia - dell'arcipelago verde-ecologista, guardando soprattutto alle sue manifestazioni in ambito sociale e politico. Ovviamente non c'è la pretesa di dare conto di tutte le realtà esistenti, soprattutto tra i partiti e le associazioni politiche, ma si può trovare molto di ciò che interessa. In più, gli appassionati di simboli potranno guardare con grande interesse le righe dedicate alla nascita di uno degli emblemi più noti tra le associazioni ecologiste, cioè il Panda del Wwf: "Peter Scott [uno dei fondatori del Wwf] formula tre richieste a un pubblicitario: che riguardi una specie a rischio di estinzione, che sia piacevole da guardare, e che venga bene anche stampato in bianco e nero. Incredibilmente, quello che si è rivelato uno dei marchi di maggior successo nella storia, il panda, viene realizzato in venti minuti. Oggi ci vorrebbero sei mesi". Va quindi riconosciuto che Gerald Watterson, il naturalista-creativo che interpretò le richieste di Scott, centrò perfettamente l'obiettivo: quanti creatori di simboli di partiti avrebbero saputo fare altrettanto? 

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