lunedì 15 gennaio 2024

L'albero della discordia in Sardegna: scontro evitato tra Irs e A Innantis?

Entro le ore 20 di questa sera presso la cancelleria della Corte d'appello di Cagliari dovranno essere depositati - insieme ai nomi delle persone delegate al deposito delle liste - i contrassegni pensati per distinguere le liste circoscrizionali alle prossime elezioni regionali in Sardegna, previste per il 25 febbraio. A livello nazionale si parla di questa competizione soprattutto per il nodo - mentre si scrive non ancora risolto - della candidatura del centrodestra, con Fratelli d'Italia che (insieme a Forza Italia) propone come aspirante presidente il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, mentre l'uscente Christian Solinas, appoggiato dal Partito sardo d'azione e dalla Lega, continua a dirsi in campo; anche altri aspetti meritano però attenzione. Nei prossimi giorni si cercherà di dare conto del "panorama simbolico" (sicuramente quello definitivo, ma si spera di riuscire a raccontare anche gli eventuali contenziosi successivi al deposito); già ora, però, vale la pena dedicare spazio a una vicenda litigiosa di cui i media si sono occupati nei giorni scorsi, anche se probabilmente non sorgerà un vero e proprio scontro in sede giudiziaria.   
Il 5 gennaio, in ogni caso, i media locali e anche l'agenzia Ansa hanno dato notizia di una conferenza stampa convocata dal partito Irs - Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, nel corso della quale si è lamentato l'uso fatto dalla coalizione della candidata alla presidenza Alessandra Todde (espressione del MoVimento 5 Stelle, per cui è deputata, e sostenuta da varie altre forze politiche, incluso il Pd) dell'albero deradicato, soggetto grafico che fin dalla nascita - nel 2002 - è ben evidente all'interno del simbolo nero e rosso di Irs e, come tale, è stato presentato in varie elezioni locali, regionali (2004 e 2009, sempre a sostegno della candidatura di Gavino Sale, e 2014, in appoggio a Francesco Pigliaru) e nazionali (alle politiche del 2006, per esempio, il contrassegno è stato regolarmente depositato al Ministero dell'interno e ammesso). 
Obiettivo principale delle lamentele è il progetto A Innantis!, indicato sul suo sito come "un'associazione politico-culturale che vuole essere il luogo di incontro, di conoscenza, di scambio e di elaborazione culturale fra donne e uomini che credono nell’esigenza di costruire una Repubblica di Sardegna politicamente libera, economicamente prospera, socialmente giusta, moralmente degna".  Il progetto è guidato da Francesco (Franciscu) Sedda, tra i fondatori di Irs nel 2002, passato per altre esperienze - soprattutto ProgReS e il Partito dei Sardi - e da molti mesi impegnato in questa nuova iniziativa. Il logo che la caratterizza, tutto bianco e verde, porta al centro proprio lo stesso albero sradicato, soltanto volto al verde e più spesso nei contorni. 
Da tempo era noto il sostegno di A Innantis! alla candidatura di Todde (il simbolo figurava già da dicembre tra le tante miniature di emblemi nelle grafiche elettorali), ma la polemica è sorta soprattutto dopo la conferenza stampa che il 2 gennaio ha visto allo stesso tavolo Todde, Sedda e il senatore M5S Ettore Licheri. In quella sede, infatti, era stato mostrato il potenziale contrassegno della lista comune MoVimento 5 Stelle - A Innantis!, occupato in gran parte dal fregio politico del M5S, ma con il riferimento all'associazione sarda nella parte inferiore del cerchio, comprendente anche una piccola miniatura dell'albero: quel piccolo elemento sulla scheda sarebbe arrivato a misurare un paio di millimetri in altezza, con una resa al limite dell'illeggibilità. 
Contro quel piccolo inserto, tuttavia, si è scagliato il vertice del partito Irs, che alle elezioni regionali del 25 febbraio si presenterà all'interno della lista Vota Sardigna, costruita con ProgReS e il progetto politico Sardegna chiama Sardegna, volta a sostenere la nuova candidatura alla guida della regione di Renato Soru (presidente dal 2004 al 2009 e ora sostenuto anche da +Europa e Azione). In questo turno elettorale, dunque, non è prevista una lista di Irs (così come non è arrivata sulle schede cinque anni fa), ma il partito evidentemente voleva evitare che il suo emblema fosse associato a una forza politico-elettorale di cui non era parte. Di seguito si riporta parte dell'intervento del portavoce di Irs Simone Maulu nella conferenza stampa citata all'inizio, in base al resoconto fornito da Ansa:
Quell'albero deradicato è il nostro simbolo da vent'anni: diffidiamo Alessandra Todde e il M5S dall'utilizzarlo nelle loro liste elettorali ed esigiamo l'immediata rimozione da tutti i materiali, elettorali e non, e da tutti i canali di comunicazione online e offline, diversamente iRS sarà costretto a procedere per vie legali per tutelare la propria immagine e i propri elettori. A portare in dote a Todde quel simbolo è stato Francesco Sedda in rappresentanza dell'associazione A Innantis che ne fa un uso improprio, ben sapendo che appartiene a iRS. Al contrario è evidente che la candidata del Pd e M5s, Alessandra Todde, non conosce la realtà politica della nostra terra. Ha iniziato la propria campagna in luglio lanciando lo slogan Est Ora, in uso da anni da parte di iRS, ProgReS e Torra per definire il processo di dialogo tra le tre realtà indipendentiste. Ora pensa di poter utilizzare l'identità visiva e il patrimonio simbolico di iRS inserendo l'albero deradicato arborense nel contrassegno elettorale del Movimento 5 Stelle: un'operazione illegittima che si contesta sul piano politico, in quanto l'albero deradicato è il segno distintivo del simbolo politico ed elettorale di iRS, crea confusione nell'elettorato e reca danno al nostro soggetto politico che su quel simbolo investe da vent'anni in risorse e visibilità.
Non si è fatta attendere la risposta di A Innantis!, con un post pubblicato sui suoi canali social sempre il 5 gennaio:

A innantis! ringrazia iRS per il suo comunicato e il suo maldestro tentativo di disboscamento. 
In primo luogo, grazie per la pubblicità che state facendo al progetto che stiamo costruendo, che ha l’obiettivo di portare una fetta maggioritaria dell’elettorato sardo verso una politica di autodeterminazione e far entrare nel parlamento sardo un indipendentismo consapevole, onesto, concreto. 
In secondo luogo, grazie perché con questa vostra uscita state dimostrando, ancora una volta, di non saper distinguere fra un simbolo di partito, come un albero nero, e la bandiera nazionale dei sardi, l’Albero verde in campo bianco. Così facendo iRS attacca l’Albero verde con una veemenza che ricorda quella del vecchio invasore catalano-aragonese. 
Grazie ancora perché questa azione ci permette di ricordare che il simbolo di iRS è farina del sacco del presidente di A innantis!, Franciscu Sedda, che di iRS è stato ideatore, fondatore e guida: nessuno di coloro che oggi parlano a nome di quella sigla aveva idea, agli inizi del 2000, di cosa fosse il Medioevo della Sardegna e quale fosse il suo valore simbolico, politico, popolare. 
Ma soprattutto complimenti, perché tutto ciò dimostra che iRS - ormai da anni in una crisi di idee e progettualità - dopo aver campato a lungo dell’elaborazione di Franciscu Sedda e di tanti altri che da quel movimento furono costretti ad allontanarsi per salvare il proprio onore e la propria fedeltà ai principi di non violenza e democrazia, oggi può al massimo ambire a provare, senza successo, a far danno a chi come noi e Alessandra Todde può battere le destre e concretizzare l’aspirazione di tanti sardi di vedere un maturo indipendentismo progressista avanzare e incidere sul governo della Sardegna. 
Ciò detto, si avrebbe gioco facile a ricordare agli attuali dirigenti di iRS o di qualunque altro partito, che l’Albero verde è dei sardi ed è a disposizione di chiunque, come lo sono tutti i simboli storici, politici e nazionali. 
Non solo, la storia medievale sarda conserva tante bellissime fogge del nostro Albero natzionale, tutte capaci di trasmettere il senso dell’immortale desiderio di libertà dei sardi se ad utilizzarle sono persone che ne conoscono la storia e la sanno tradurre nel presente.
Infine, ricordatevi che dopo 25 anni di lavoro politico e culturale il nome di Franciscu Sedda e quello di A innantis! sono talmente associati all’Albero verde che la maggior parte dell’elettorato lo vedrebbero anche se non ci fosse!
Dunque, iRS si metta l’anima in pace: l’Albero verde in campo bianco, con una foggia o con l’altra, direttamente o indirettamente visibile, continuerà ad essere al cuore dell’azione e della comunicazione di A innantis! per dare ai sardi la possibilità di indicare chiaramente la volontà di ritornare al futuro, ad un futuro diverso e pieno della nostra storia migliore, un futuro fatto di emancipazione, autodeterminazione e indipendenza.
A innantis!

Non si entra ovviamente in questioni di natura soltanto politica. Si deve innanzitutto dare conto del fatto che ieri, in Corte d'appello a Cagliari, il contrassegno depositato da Licheri e dagli altri rappresentanti della lista era nel frattempo cambiato, con l'inserimento del fondo color verde acqua, il riferimento alla candidatura di Todde in bianco e giallo (con il cognome in evidenza) e il rinvio solo verbale all'associazione A Innantis!: a meno di carenze o difetti documentali per nulla prevedibili da chi scrive, il contrassegno sarà ammesso senza sorprese (del resto c'è chi ricorda ancora il caso del 2014, quando non fu presentata alcuna lista ufficiale del M5S ma alcuni militanti si mossero spontaneamente, prima vedendosi bocciare un emblema con cinque rose dei venti, poi ripiegando sul primo simbolo con QR code ammesso nella storia delle elezioni, anche se poi la lista Nuovo Movimento Sardegna non si presentò).
Quasi sicuramente la scelta di non schierare l'albero arborense, storicamente legato al territorio di Oristano (e tuttora presente nello stemma provinciale), dovrebbe evitare contestazioni formali da parte di Irs. Se però si fosse mantenuto il contrassegno presentato il 2 gennaio, questo sarebbe stato ammesso? Irs avrebbe potuto opporsi in qualche modo e avrebbe potuto sperare di trovare tutela in un giudice? Certezze ovviamente non se ne possono avere, così come vale la massima in base alla quale non si fa la storia con i "se" o con i "ma"; interrogarsi su questo, però, è tutt'altro che inutile. 
Si potrebbe concordare, almeno in linea di principio, con la frase di A Innantis! "l’Albero verde è dei sardi ed è a disposizione di chiunque, come lo sono tutti i simboli storici, politici e nazionali"; la realtà concreta, però, deve fare i conti anche con altri profili. Di certo è patrimonio comune che siano esistiti ed esistano tuttora moltissimi partiti che nel loro simbolo hanno la falce e il martello e questo è sempre stato concesso: verrebbe quindi la tentazione di pensare che chiunque possa utilizzare il simbolo storico di quell'albero, così come in passato hanno convissuto in vari simboli tracce dei Quattro Mori. Questo è vero, ma è altrettanto vero che quei fregi non sono stati impiegati in modo pressoché identico: si sono quasi sempre praticate differenze rilevante sul piano grafico e cromatico (e in qualche caso le autorità sono intervenute per segnalare che quelle differenze erano troppo scarse). 
Un parere del Consiglio di Stato reso nel 1992 dopo la nascita di Rifondazione comunista per scissione dal Partito democratico della sinistra precisò che "se un determinato simbolo o elemento caratterizzante di questo, pur essendo in sé di uso generalizzato, per il modo in cui è rappresentato, o per il contesto in cui è inserito, realizza i caratteri di identificare in modo univoco una certa formazione politica, e da questa è stato in tale composizione o rappresentazione grafica utilizzato tradizionalmente in modo esclusivo, in questo caso si realizza quella potenzialità a trarre in inganno l'elettore, che ne rende vietata la riproduzione". Tradotto in concreto: ammesso che un determinato simbolo possa considerarsi comune a più formazioni politiche (nel corso del tempo vari partiti hanno cercato di sostenere che la fiamma era un soggetto comune a vari partiti di destra o che lo scudo crociato era patrimonio comune delle formazioni cattoliche, ma spesso hanno rimediato bocciature), occorre che la composizione e rappresentazione grafica sia sufficientemente diversa da evitare il rischio di confondibilità. Basta guardare il simbolo di Irs e di A Innantis! per capire che l'albero deradicato è esattamente lo stesso: quello di A Innantis!, come si diceva, sembra avere solo un contorno più spesso, oltre a essere stato tutto colorato di verde. La diversa soluzione cromatica è sufficiente per evitare la confondibilità? In sé e per sé probabilmente non basterebbe, soprattutto se si considera che, se la storia di A Innantis! è relativamente breve (e si tratta, salvo errore, della prima partecipazione alle elezioni), Irs esiste da oltre vent'anni e ha partecipato a tre elezioni regionali eleggendo anche un consigliere nel 2014 (Gavino Sale), pur non avendo corso direttamente alle ultime consultazioni (dunque non beneficiando della tutela legata alla presenza in consiglio regionale).
Si potrebbe replicare con altre parole del comunicato di A Innantis!, in base alle quali "il simbolo di iRS è farina del sacco del presidente di A Innantis!, Franciscu Sedda, che di iRS è stato ideatore, fondatore e guida: nessuno di coloro che oggi parlano a nome di quella sigla aveva idea, agli inizi del 2000, di cosa fosse il Medioevo della Sardegna e quale fosse il suo valore simbolico, politico, popolare". Nessuno ovviamente contesta o può contestare l'elaborazione iniziale del simbolo da parte di Sedda e nemmeno l'uso da parte sua di quella stessa immagine nelle sue attività di studioso (specie di semiotica delle culture); chi ha un minimo di conoscenza dei conteziosi partitico-elettorali, però, sa che chi abbandona un soggetto collettivo non può accampare alcun diritto sul patrimonio materiale o immateriale dell'associazione, nome e simbolo inclusi. E questo vale anche nel caso limite in cui la persona che recede dal gruppo è colei che ha creato o ispirato la scelta dell'emblema.
Per tirare le somme, sarebbe stato meno problematico (ma non del tutto sicuro) scegliere di usare l'albero arborense deradicato in una diversa interpretazione grafica rispetto a quella tuttora adottata da Irs, magari proprio attingendo alla storia medievale sarda di cui si parla nella nota. Ora si sa che "l'albero della discordia" non finirà sulle schede sarde (a meno di sorprese), nella speranza che in campagna elettorale non sorgano altre ragioni di discordia.

Aggiornamento:
 alle ore 12 e 38 sulla pagina Facebook di A Innantis! è apparsa una nuova versione del simbolo dell'associazione, dunque distinto da quelli depositati per le elezioni. Oltre alla cura decisamente maggiore nella sua realizzazione, spicca l'albero arborense reinterpretato in un modo diverso. Ci si sente di dire che in questa evoluzione grafica il contrassegno non avrebbe incontrato seri problemi sul piano giuridico: magari qualche lamentela sarebbe arrivata ugualmente da Irs, ma relativa al solo tema grafico impiegato, non certo alla resa visiva del tema. Benché l'emblema non sia destinato a finire sulle schede, era necessario dare conto di questa innovazione per completare il discorso iniziato con l'articolo.

domenica 7 gennaio 2024

Salutando Santagata, Besostri e i loro simboli

L'anno è iniziato da pochi giorni e la politica italiana annovera già due lutti rilevanti, giunti a distanza di poche ore, che riguardano soprattutto la cosiddetta "Seconda Repubblica", con rilevanti sconfinamenti nella "Prima" (ammesso che questa periodizzazione abbia un senso) e nell'attualità: può suonare triste e dolente iniziare l'anno del sito in questo modo, ma un ricordo sembra d'obbligo, anche per la particolarità di entrambe le figure. Tanto Giulio Santagata quanto Felice Carlo Besostri, infatti, sono stati personaggi non di primissima fila (non hanno mai guidato formalmente un partito; Santagata è stato deputato per tre legislature e ministro senza portafoglio per due anni, Besostri è stato senatore per una sola legislatura e, anni prima, sindaco di un piccolo comune), ma assolutamente imprescindibili per chi, tra i #drogatidipolitica e non solo, voglia inquadrare correttamente più di una fase della politica e delle istituzioni italiane, soprattutto dalla metà degli anni '90 in avanti.
Non è dato sapere se Giulio Santagata fosse tra i "congiurati pre-ulivisti" il 21 dicembre 1994 in quell'incontro nella sede bolognese di Nomisma, in Strada Maggiore, più volte raccontato in vari articoli da Edmondo Berselli (evidentemente tra i presenti, come conferma lo stesso Prodi nel suo libro Strana vita la mia). C'erano sicuramente - oltre a Romano Prodi e a Berselli - Dario Franceschini, Gianclaudio Bressa, Arturo Parisi, Vannino Chiti (allora presidente Pds della Toscana, presente col suo vice Fabrizio Geloni, del Ppi) e Antonio La Forgia (segretario Pds dell'Emilia-Romagna, accompagnato dall'ex sindaco di Bologna Guido Fanti). Eppure Santagata, economista nato e cresciuto in una famiglia democristiana di Zocca, con padre sindacalista (già, Papà non era comunista, come il titolo di un romanzo del fratello Marco, tra i più apprezzati studiosi di letteratura italiana) ma con una storia anche da militante del Pci, certamente stato vicino a Prodi fin dal primo giorno del suo impegno politico: è lo stesso fondatore di Nomisma e futuro Presidente del Consiglio a ricordare che fu proprio Santagata a trovare - insieme a Gianni Pecci - il famoso pullman ("Lo trovarono in una carrozzeria di Modena; un vecchio Iveco che era appartenuto a una ditta di Assisi specializzata in pellegrinaggi. Lo pagammo 20 milioni") con cui si girò tutto il Paese facendo nascere via via i "Comitati per l'Italia che vogliamo", antecedenti dell'Ulivo. Nel racconto di Prodi, poi, è ancora Santagata a essere stato individuato da Parisi come referente del disegno di un Ulivo quale espressione dell'intera coalizione (e non come alleanza di comitati e liste non pidiessine o come semplice lista).
Nessuno può stupirsi, a questo punto, nel ritrovare Santagata nel ruolo di "uomo ovunque" dello staff prodiano, per usare di nuovo un'espressione di Edmondo Berselli (che tra l'altro - guai a scordarlo - nel suo capolavoro Quel gran pezzo dell'Emilia e più avanti in Venerati maestri cita lo stesso Santagata tra coloro che, al pari dell'Equipe 84, di Guccini e dei Nomadi, "si davano al beat per evitare la politica", visto che c'erano già i comunisti a farla). Consigliere economico all'epoca del primo governo Prodi, è ancora al suo fianco nell'esperienza di presidente della Commissione europea (per questo accreditato come in quota Democratici, pur non essendo stato candidato). Eletto per la prima volta alla Camera nel 2001 nel collegio uninominale di Modena centro per l'Ulivo in quota Margherita (federazione cui i Democratici avevano concorso e in cui confluirono quando si decise di trasformarla in partito), riuscì a farsi confermare nel 2006 (in Lazio) sempre nella lista dell'Ulivo: fu senza dubbio tra gli autori della risicatissima vittoria dell'Unione, quale fondatore della Fabbrica del programma e responsabile delle campagne prodiane per le primarie e per le elezioni politiche; anche per questo divenne ministro per l'attuazione del programma nel secondo governo Prodi. 
Santagata mantenne il seggio anche nel 2008 (in Campania) sotto le insegne del Partito democratico, mentre non fu ricandidato nel 2013 (visti anche i tre mandati consecutivi appena compiuti) e dovette certamente soffrire molto nel vedere impallinata la candidatura al Quirinale dell'amico Romano Prodi. Per ritrovare il suo nome legato a un simbolo si deve passare alla fine del 2017, quando Giulio Santagata risulta essere tra i promotori -  insieme ai rappresentanti dei Verdi, del Psi e di Area progressista - della lista Italia Europa Insieme, indicato addirittura quale capo della forza politica: non a caso, nel contrassegno spuntava proprio il ramo d'Ulivo (poi ridimensionato per evitare contestazioni). La lista ha avuto poca fortuna e in quell'occasione Santagata non è stato eletto, ma non aveva smesso di coltivare "l'ira del riformista", per riprendere il titolo del suo ultimo libro.
Se Giulio Santagata uscì dal Parlamento nel 2013, Felice Besostri l'aveva abbandonato addirittura nel 2001, al termine della sua unica legislatura, quella iniziata nel 1996 con l'elezione al Senato, anche per lui sotto le insegne dell'Ulivo: candidato nel collegio di Milano 3, fu battuto da Riccardo De Corato, ma ottenne comunque il seggio grazie al recupero proporzionale. La sua era stata una delle candidature vincenti su cui aveva potuto contare la Federazione dei Laburisti di Valdo Spini, quasi due anni dopo la sua nascita, in uscita da un Partito socialista italiano prossimo alla messa in liquidazione; proprio come esponente del Psi, peraltro, dal 1983 al 1988 Besostri era stato sindaco del comune di Borgo San Giovanni (allora in provincia di Milano, dal 1992 in quella di Lodi). Besostri aderì al gruppo del Pds, anticipo della scelta dei Laburisti di concorrere alla formazione - nel 1999 - dei Democratici di sinistra. Nel 2001 fu candidato di nuovo sotto le insegne uliviste; perse sempre contro De Corato ancora nello stesso collegio, ma il risultato del centrosinistra non gli consentì di ottenere il seggio nella quota proporzionale. Mancò l'elezione anche nel 2006, candidato in Lombardia dai Ds in sedicesima posizione (non proprio favorevole: il seggio non scattò nemmeno per Franco Bassanini, collocato all'undicesimo posto della lista bloccata).
Non risultano candidature nel 2008 e nel 2013, ma appena prima del 2008 era iniziata la battaglia per cui Besostri è in assoluto più noto tra i #drogatidipolitica e non solo. Già ricercatore di diritto pubblico comparato, Besostri intervenne infatti - quale cittadino elettore e avvocato di Udeur, Uniti a sinistra, Rinnovamento della sinistra, Associazione Rosso Verde e Gruppo del Cantiere - nel giudizio di ammissibilità sui referendum "Guzzetta-Segni" volti a far assegnare il premio di maggioranza della "legge Calderoli" alla lista più votata (e non a una coalizione): si voleva contestare l'ammissibilità dei quesiti anche perché l'assenza di una soglia minima per attribuire il premio avrebbe potuto alterare troppo il risultato delle elezioni. In quell'anno, Besostri intervenne in un giudizio amministrativo con cui si era chiesto di annullare gli atti di convocazione delle elezioni politiche per incostituzionalità di varie norme della legge elettorale, da sottoporre alla Corte costituzionale: Si trattò del primo tentativo concreto di far arrivare al giudice delle leggi una questione di costituzionalità relativa alla legge elettorale politica. Il cammino, impervio e costellato di insuccessi, nel 2013 centrò l'obiettivo: in primavera la Corte di Cassazione - di fronte al ricorso di Aldo Bozzi, che nel 2009 aveva agito per far accertare la lesione dei loro diritti elettorali, con l'intervento di Tani, Besostri e altri cittadini - volle interpellare la Corte costituzionale, che a dicembre colpì il premio di maggioranza e le liste bloccate della "legge Calderoli" (emettendo poi la sentenza n. 1/2014). Besostri avrebbe ingaggiato e coordinato - con vari avvocati che avevano accettato di operare pro bono - altre battaglie per depurare dalle incostituzionalità altre leggi elettorali (per il voto politico, europeo e regionale), ma ha seguito anche contenziosi in materia di autodichia parlamentare e vitalizi: se certe iniziative non hanno avuto fortuna, l'azione contro la legge elettorale Italicum è finita con la bocciatura del ballottaggio e il meccanismo dell'opzione per i candidati multieletti (sentenza n. 35/2017 della Corte costituzionale) e prima ancora l'impegno del Coordinamento per la democrazia costituzionale (cui ha partecipato lo stesso Besostri) ha concorso nel 2016 al voto negativo sulla riforma costituzionale.
In occasione delle elezioni del 2018 (con un'altra legge che secondo lui presentava gravi vizi), Felice Besostri è stato candidato in varie circoscrizioni per Liberi e Uguali, senza risultare eletto: è stato candidato come socialista, benché il Partito socialista italiano - come si è visto prima - abbia concorso a un'altra lista. Senza mettere in dubbio la sua vicinanza al Psi, Besostri ha concorso all'attività - oltre che dell'Istituto di studi politici Giorgio Galli, animato da Daniele Comero - di vari soggetti collettivi di quella stessa area, quali il Gruppo di Volpedo, la Rete socialista e l'associazione Socialismo XXI. Sembra dunque giusto ricordare, accanto alla battaglia appassionata per elezioni autentiche (come dimostrano i suoi recentissimi intervento nel format concepito per lui e con lui da Vladimiro Poggi, Besostri c'è), anche un impegno militante portato avanti fino all'ultimo giorno.
Per tutte le ragioni indicate sin qui, non considerare il ruolo di Giulio Santagata e Felice Besostri negli ultimi trent'anni di vita politica e istituzionale italiana sarebbe davvero inopportuno, per chi volesse avere una visione più completa, non trascurando i vari passaggi, anche da un simbolo all'altro.

domenica 31 dicembre 2023

Il 2023 finisce, la gratitudine no!

Destinato in origine a ospitare le elezioni politiche, dopo il voto anticipato del 25 ottobre 2022 (con la "legge Rosato" applicata a un Parlamento ridotto nella consistenza) il 2023 ha visto diminuire decisamente il suo peso in ambito elettorale. Nonostante ciò, questo spazio purtroppo ha faticato non poco a svolgere il suo consueto ruolo di informatore-approfonditore sulle novità partitico-simboliche (elettorali e non) della politica italiana: questo essenzialmente per colpa di chi scrive, del suo carico di impegni e della difficoltà di conciliare con questi l'aggiornamento del sito, che - chi segue da tempo lo sa - richiede tempo ed energie quanto un lavoro "vero", se non di più. 
Diventa così necessario innanzitutto scusarsi con chi ha fatto una o più capatine da queste parti per cercare notizie, verifiche o approfondimenti che in tempi "normali" sarebbe stato quasi ovvio trovarvi, restando invece a mami vuote. Le scuse maggiori, però, sono dovute alle non poche persone che in privato o con un semplice tag hanno suggerito spunti per articoli senz'altro interessanti, ma che sono capitati in un tempo di troppo impegno o di scarsa disponibilità di energie: se il sito non si è dimostrato abbastanza attento all'attualità, non è certo loro responsabilità.
Si è comunque cercato di dare attenzione agli appuntamenti elettorali principali, a partire dalle elezioni regionali in Lazio, Lombardia, Friuli - Venezia Giulia (con la sacrosanta divagazione satirica della banda di Mataran) e Molise e dal voto nelle province autonome di Trento e Bolzano. Si è data attenzione anche alle prime elezioni suppletive di questa legislatura (quelle nel collegio senatoriale di Monza-Brianza, rimasto vacante dopo la morte di Silvio Berlusconi), con il loro rito singolare di deposito di candidature e simboli. Si sono poi passati in rassegna vari capoluoghi di provincia o comuni superiori interessati dalle elezioni amministrative di primavera, analizzando i contrassegni presentati e le loro particolarità (potendo contare sull'aiuto consueto, mai banale e sempre prezioso di Antonio Folchetti e anche su quello di Raffaele Dobellini). Passando dal "grande" al (molto) "piccolo", non poteva mancare il viaggio nei comuni "sotto i mille" interessati dal voto, proposto come sempre da Massimo Bosso (in due puntate: la prima e la seconda): dopo l'approvazione da parte del Senato del "ddl Pirovano - ex Augussori" sulle elezioni nei microcomuni, contenente - tra l'altro - le disposizioni volte a evitare liste esterne reintroducendo la raccolta firme non definitivamente approvate nella scorsa legislatura, la Camera non ha ancora provveduto a completare l'iter, così è stato possibile compiere il racconto anche quest'anno, con vari casi interessanti da analizzare.
C'è stato spazio per alcuni approfondimenti, sul terzo congresso di +Europa (non disgiunto dalla questione della - non avvenuta - registrazione come marchio del simbolo), sulla legge elettorale piemontese (con il contributo fondamentale di Bruno Goi) e sull'esperienza della lista SPartito Rock a Como nel 1980 (grazie soprattutto a una pubblicazione discografico-editoriale di pregio, curata da Sandro Sench Bianchi), senza dimenticare il tentativo - suggerito soprattutto da Raffaele Dobellini - di proporre un simbolo per l'area riformista. Quanto ai lutti del 2023, certamente la morte di Silvio Berlusconi ha ottenuto l'attenzione maggiore sui media, anche se su queste pagine si è preferito - oltre che ricordare la genesi del marchio-simbolo - analizzare gli aspetti di "diritto dei partiti" e "democrazia interna" relativi a Forza Italia; si è comunque ritenuto opportuno dedicare spazio alla coerenza politico-ideologica e allo stile di Andrea Augello, da apprezzare in tempi bui per gran parte della scena politica.   Sul piano editoriale, quest'anno è stato possibile organizzare una sola presentazione di libri (Il paese che siamo, di Lorenzo Pregliasco, cui chi scrive è grato per la disponibilità); in compenso, l'anno si è aperto con l'uscita del libro Padani alle urne, sull'elezione del Parlamento della Padania del 1997, frutto di anni di ricerca - pur legata a un partito lontano dalle posizioni politiche del sottoscritto - che hanno finalmente trovato una veste da sfogliare, impreziosite dalla prefazione di Luciano Ghelfi.
Da ultimo, le vicende dello scudo crociato e della diaspora-frammentazione della Democrazia cristiana hanno richiesto vari articoli (meno di quanti ne sarebbero serviti), ma soprattutto si è cercato di affrontarle e comunicarle anche con un linguaggio e uno strumento diverso: è nato così il podcast Scudo (in)crociato, una storia in dodici puntate che si è avvalsa - per un racconto più ricco - dell'archivio prezioso e sterminato di Radio Radicale. Certamente anche questo ha contribuito ad assorbire molto tempo e a non far aggiornare il sito nel modo dovuto, ma l'avventura meritava di essere intrapresa e portata a termine. Ora che è conclusa, chi scrive è contento di condividere questo traguardo con chi ha continuato a seguire questo spazio, un po' meno ricco del solito, ma spero accogliente, anche grazie alla lista di persone che segue e - come di consueto - si allunga ancora. Buon 2024 e - speriamo - tanta politica da raccontare (e non solo alle elezioni europee e amministrative, già in programma per il mese di giugno, e quelle regionali previste in varie date, a partire da quelle sarde del 25 febbraio).
 
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Grazie a Martino Abbracciavento, Paolo Abete, Ignazio Abrignani, Leonardo Accardi, Giovanni Acquarulo, Mario Adinolfi, Guglielmo Agolino, Tiziana Aicardi, Luca Al Sabbagh, Tiziana Albasi, Mauro Alboresi, Alberto Alessi, Francesca Alibrandi, Alfonso Alfano, David Allegranti, Angela Allegria, Antonio Amico, Antonio Angeli, Daniele Arghittu, Leoluca Armigero, Nicola Aronne, Antonio Atte, Luigi Augussori, Mauro Aurigi, Luca Bagatin, Cristina Baldassini, Laura Banti, Marcello Baraghini, Daniele Barale, Lucio Barani, Amedeo Barbagallo, Paolo Barbi, Mario Bargi, Enzo Barnabà, Giovanni Barranco, Alessandro M. Baroni, Chiara Maria Bascapè, Maruzza Battaglia, Americo Bazzoffia, Giovanni Bellanti, Fabio Belli, Pierpaolo Bellucci, Marco Beltrandi, Francesco Benaglia, Giulia Benaglia, Valentina Bendicenti, Matteo Benetton, Pierangelo Berlinguer, Roberto Bernardelli, Rita Bernardini, Enrico Bertelli, Giuseppe Berto, Niccolò Bertorelle, Alberto Bevilacqua, Diego "Zoro" Bianchi, Leonardo Bianchi, Giuliano Bianucci, Laura Bignami, Raffaella Bisceglia, Mauro Biuzzi, Fabio Blasigh, Paolo Bonacchi, Enzo Bonaiuto, Ettore Bonalberti, Paola Bonesu, Andrea Boni, Mauro Bondì, Fabio Bordignon, Salvatore Borghese, Michele Borghi, Lorenzo Borré, Renzo Bortolot, Massimo Bosso, Francesco Bragagni, Carlo Branzaglia, Antonio Bravetti, Giancarlo Brioschi, Franco Bruno, Andrea Bucci, Giampiero Buonomo, Antonio Burton Cerrato, Mario Cabeddu, Massimiliano Cacciotti, Giovanni Cadioli, Luca Calcagno, Giuseppe Calderisi, Mauro Caldini, Stefano Caldoro, Stefano Camatarri, Antonio Campaniello, Francesco Campopiano, Elisabetta Campus, Aurelio Candido, Maria Antonietta Cannizzaro, Matteo Cantamessa, Roberto Capizzi, Monica Cappelletti, Luca Capriello, Giovanni Capuano, Jacopo Capurri, Giuseppe Carboni, Vito Cardaci, Francesco Cardinali, Mauro Carmagnola, Nicola Carnovale, Damiano Cosimo Cartellino, Francesco Casciano, Elena Caroselli, Robert Carrara, Cosimo Damiano Cartelli, Roberto Casciotta, Michele Casolaro, Pierluigi Castagnetti, Marco Castaldo, Vincenzo Castellano, Luciano Castro, Stefano Ceccanti, Filippo Ceccarelli, Luigi Ceccarini, Mirella Cece, Anna Celeste, Luciano Chiappa, Vincenzo Chiusolo, Angelo Ciardullo, Valentina Cinelli, Mauro Cinquetti, Giuseppe Cirillo, Massimo Cirri, Giulia Civiletti, Roman Henry Clarke, Daniele Coduti, Paolo Colantoni, Luigi Colapietro, Antonia Colasante, Emanuele Colazzo, Manlio Collino, Emiliano Colomasi, Ettore Maria Colombo, Fabrizio Comencini, Daniele Vittorio Comero, Francesco Condorelli Caff, Nicola Consiglio, Andrea Consonni, Carmelo Conte, Antonio Conti, Pietro Conti, Francesco Corradini, Carlo Correr, Antonio Corvasce, Silvia Costa, Cristina Costantini, Andrea Covotta, Graziano Crepaldi, Vito Crimi, Luca Cristini, Francesco Crocensi, Stefano Croletto, Mattia Crucioli, Natale Cuccurese, Emilio Cugliari, Francesco Cundari, Johnathan Curci, Salvatore Curreri, Francesco Curridori, Domenico Cutrona, Francesco D'Agostino, Nicola D'Amelio, Gabriele D'Amico, Michele D'Andrea, Roberto D'Angeli, Dario D'Angelo, Renato D'Emmanuele, Serafino D'Onofrio, Ferdinando D'Uva Cifelli, Alessandro Da Rold, Pierluca Dal Canto, Roberto Dal Pan, Paolo Dallasta, Marco "Makkox" Dambrosio, Lorenzo De Cinque, Fabrizio De Feo, Gianluca De Filio, Filippo De Jorio, Francesco De Leo, Pietro De Leo, Davide Maria De Luca, Stefano De Luca, Pino De Michele, Carlo De Micheli, Antonio De Petro, Mario De Pizzo, Giancarlo De Salvo, Roberto De Santis, Donato De Sena, Franco De Simoni, Mauro Del Bue, David Del Bufalo, Alessandro Del Monaco, Paola Dell'Aira, Maurizio Dell'Unto, Benedetto Della Vedova, Riccardo DeLussu, Alfio Di Costa, Dario Di Francesco, Roberto Di Giovan Paolo, Matteo Di Grande, Alberto Di Majo, Luca Di Majo, Alfio Di Marco, Marco Di Nunzio, Simone Di Stefano, Alessandro Di Tizio, Antonino Di Trapani, Giovanni Diamanti, Ilvo Diamanti,  Antonino Distefano, Raffaele Dobellini, Federico Dolce, Alessandro Duce, Filippo Duretto, Daniele Errera, Sabatino Esposito, Tullia Fabiani, Andrea Fabozzi, Filippo Facci, Leonardo Facco, Piercamillo Falasca, Giuseppe Alberto Falci, Alessio Falconio, Arturo Famiglietti, Annalisa Fantilli, Marco Fars, Luigi Fasce, Gianni Fava, Giovanni Favia, Francesca Federici, Stefano Feltri, Paolo Ferrara, Michele Ferrari, Jacopo Maria Ferri, Emilia Ferrò, Antonio Fierro, Giulia Fioravanti, Roberto Fiore, Daniele FIori, Francesca Fiorletta, Luciano Fissore, Antonio Floridia, Antonio Folchetti, Gianni Fontana, Cinzia Forgione, Gianluca Forieri, Ciro Formicola, Riccardo Forni, Sara Franchino, Gabriella Frezet, Iztok Furlanič, Massimo Galdi, Vincenzo Galizia, Vincino Gallo, Elisa Gambardella, Alessandro Gamberi, Riccardo Gandini, Federico Gandolfi, Uberto Gandolfi, Luciano Garatti, Carlo Gariglio, Paolo Garofalo, Francesco Gasbarro, Marcello Gelardini, Chiara Geloni, Alessandro Genovesi, Tommaso Gentili, Luciano Ghelfi, Mattia Giacometti, Alessio "Pinuccio" Giannone, Alessandro Gigliotti, Marco Giordani, Michele Giovine, Andrea Gisoldi, Carlo Gustavo Giuliana, Adriano Gizzi, Bruno Goi, Renato Grassi, Roberto Gremmo, Antonio Guidetti, Massimo Gusso, Giovanni Guzzetta, Vincenzo Iacovino, Vincenzo Iacovissi, Emanuele Iacusso, Orlando Iannotti, Antonino Ingrosso, Mauro Incerti, Paolo Inno, Matteo Iotti, Tobias Jones, Roberto Jonghi Lavarini, Luca Josi, Tommaso Labate, Piero Lamberti, Orione Lambri, Giacomo Landolfi, Piero Lanera, Calogero Laneri, Alessandro Lanni, Lisa Lanzone, Angelo Larussa, Michele Lembo, Marco Lensi, Davide Leo, Pellegrino Leo, Raffaella Leonardi, Luca Leone, Ferdinando Leonzio, Raffaele Lisi, Giovanni Litt, Antonio Marzio Liuzzi, Valentina Lo Valvo, Max Loda, Dario Lucano, Nino Luciani, Maurizio Lupi (il Verde-Verde), Bruno Luverà, Chiara Macina, Angela Maenza, Cesare Maffi (chiunque sia), Paolo Maggioni, Mimmo Magistro, Paolo Oronzo Magli, Francesco Magnani, Alex Magni, Francesco Magni, Bruno Magno, Marco E. Malaguti, Lucio Malan, Francesco Maltoni, Marcello Mamini, Enzo Mancini, Pietro Manduca, Renato Mannheimer, Silvja Manzi, Andrea Maori, Gian Paolo Mara, Enzo Maraio, Roberto Marchi, Federico Marenco, Gherardo Marenghi, Marco Margrita, Luca Mariani, Giulia Marrazzo, Marco Marsili, Carlo Marsilli, Leonardo Martinelli, Dario Martini, Antonio Massoni, Riccardo Mastrorillo, Mataran (tutta la banda), Angela Mauro, Angelo Mauro, Federico Mauro, Andrea Mazziotti Di Celso, Paola Meinardi, Angelo Orlando Meloni, Elisa Meloni, Marcello Menni, Stefano Mentana, Giovanni Merante, Filippo Merli, Giorgio Merlo, Amalia Micali, Vincenzo Miggiano, Luca Misculin, Antonio Modaffari, Marco Monni, Marco Montecchi, Rosanna Montecchi, Nicolò Monti, Roberto Morandi, Raffaello Morelli, Matteo Moretto, Fabio Morgano, Francesco Morganti, Mara Morini, Francesco Mortellaro, Claretta Muci, Martina Mugnaini, Pietro Murgia, Paola Murru, Alessandro Murtas, Tomaso Murzi, Antonio Murzio, Cristiana Muscardini, Alessandro Mustillo, Paolo Naccarato, Giorgio Nadalini, Francesco Napoli, Donato Natuzzi, Ippolito Negri, Claudio Negrini, Fabio Massimo Nicosia, Davide Nitrosi, Gianluca Noccetti, Edoardo Novelli, Marzia Novellini, Vincenzo Carmine Noviello, Riccardo Olago, Enrico Olivieri, Matteo Olivieri, Federica Olivo, Oradistelle, Fabrizio Orano, Claudio Ossani, Laura Pacelli, Mario Pacelli, Gabriele Paci, Alessandro Pacifico, Libera Ester Padova, Andrea Paganella, Roberto Pagano, Giancarlo Pagliarini, Pierluigi Pagliughi, Enea Paladino, Lanfranco Palazzolo, Paolo Palleschi, Carmelo Palma, Giovanni Ciro Palmieri, Enzo Palumbo, Massimiliano Panarari, Max Panero, Filippo Panseca, Giulia Pantaleo, Margherita Paoletti, Federico Paolone, Giovanni Pappalardo, Fabio Pariani, Massimo Parecchini, Dario Parrini, Gustavo Pasquali, Ottavio Pasqualucci, Gianluca Passarelli, Oreste Pastorelli, Alan Patarga, Ivan Pavesi, Lorenzo Pavoncello, Angela Pederiva, Elena Pepponi, Marco Peretti, Stefano Perini, Massimo Percossi, Giacomo Peterlana, Rinaldo Pezzoli, Antonio Piarulli, Elisa Piazza, Tomaso Picchioni, Marco Piccinelli, Daniele Piccinin, Flavia Piccoli Nardelli, Fabrizio Pignalberi, Francesco Pilieci, Gianluca Pini, Marco Pini, Marco Piraino, Stefania Piras, Enrico Pirondini, Piero Pirovano, Andrea Maria Pirro, Irma Liliana Pittau, Candida Pittoritto, Elisa Pizzi, Matteo Pizzonia, Marina Placidi, Vladimiro Poggi, Paolo Poggio, Carlandrea Poli, Elena G. Polidori, Vittorio Polieri, Alfredo Politano, Francesco Polizzotti, Mauro Polli, Nicola Porfido, Giacomo Portas, Aldo Potenza, Giuseppe Potenza, Lorenzo Pregliasco, Cesare Priori, Giulio Prosperetti, Carlo Prosperi, Matteo Pucciarelli, Franco Puglia, Simona Pulvirenti, Riccardo Quadrano, Renzo Rabellino, Andrea Rauch, Rocco Gerardo Rauseo, Michele Redigonda, Pierluigi Regoli, Andrea Renzi, Maurizio Ribechini, Angelo Riccardi, Livio Ricciardelli, Brando Ricci, Egle Riganti, Pietro Paolo Rimonti, Matteo Riva, Francesco Rizzati, Giuseppe Rizzi, Marco Rizzo, Lamberto Roberti, Donato Robilotta, Luca Romagnoli, Giorgia Rombolà, Giuliano Giuseppe Romani, Federico Rossi, Giovanni Rossi, Giuseppe Rossodivita, Gianfranco Rotondi, Daniele Rotondo, Sergio Rovasio, Salvatore Rubbino, Massimo Rubechi, Simonetta Rubinato, Roberto Ruocco, Mariagrazia Russo, Antonio Sabella, Pierantonio Sabini, Giampaolo Sablich, Luca Sablone, Francesco Saita, Fabio Salamida, Stefano Salmè, Elio Salvai, Gennaro Salzano, Angelo Sandri, Maurizio Sansone, Giovanni Santaniello, Aldo Santilli, Egidio Santin, Giuliano Santoro, Ugo Sarao, Anna Sartoris, Alessandro Savorelli, Jan Sawicki, Tonino Scala, Gian Franco Schietroma, Alexander Schuster, Francesco Sciotto, Giacomo Scotton, Renato Segatori, Alessandra Senatore, Elisa Serafini, Roberto Serio, Oscar Serra, Diana Severati, Jacopo Simonetti, Gianni Sinni, Claudia Soffritti, Carlo Antonio Solimene, Catia Sonetti, Roberto Sorcinelli, Gigi Sordi, Simone Sormani, Samuele Sottoriva, Stefano Spina, Valdo Spini, Alice Sponton, Ugo Sposetti, Mario Staderini, Gregorio Staglianò, Anna Starita, Luigina Staunovo Polacco, Roberto Stefanazzi, Lorenzo Stella, Leo Stilo, Francesco Storace, Nicola Storto, Ivan Tagliaferri, Tiziano Tanari, Mario Tassone, Barbara Tedaldi, Roland Tedesco, Edoardo Telatin, Luca Tentoni, Adriano Teso, Antonio Tolone, Marco Tonus, Mauro Torresi, Luigi Torriani, Alvaro Tortoioli, Giuseppe Toscano, Massimiliano Toti, David Tozzo, Roberto Traversa, Marco Trevisan, Ciro Trotta, Lara Trucco, Fabio Tucci, Andrea Turco, Maria Turco, Maurizio Turco, Massimo Turella, Sauro Turroni, Davide Uccella, Mauro Vaiani, Manfredi Valeriani, Silvia Vallisneri, Marco Valtriani, Lorenzo Vanni, Milhouse Van Houten, Max Vassura, Margherita Vattaneo, Gianluca Giuseppe Veneziano, Alessio Vernetti, Enrico Veronese, Sergio Veronese, Fiodor Verzola, Angelo Vezzosi, Michele Viganò, Lucia Visca, Canzio Visentin, Ettore Vitale, Sara Zambotti, Pierantonio Zanettin, Camllla Zanola, Maria Carmen Zito, Mirella Zoppi, Roberto Zuffellato, Federico Zuliani, Piotr Zygulski. 

In chiusura, un ringraziamento vanche a chi ha creato il simbolo della lista Insieme a Siracusa, base per il simbolo-logo di quest'anno.

martedì 28 novembre 2023

Indipendenza!: il grido politico di Alemanno, Arlechino e Di Stefano

Pochi giorni fa - esattamente tra sabato 25 e domenica 26 novembre, ha mosso i primi passi all'hotel Midas (noto soprattutto per la riunione del comitato centrale del Psi che il 16 luglio 1976 sostituì alla segreteria Francesco De Martino con Bettino Craxi) un nuovo soggetto politico, denominato Movimento Indipendenza. Nello statuto si legge che il soggetto politico nasce "per affermare l'indipendenza del Popolo Italiano e la Sovranità popolare e nazionale della Repubblica Italiana", avendo "come obiettivo la promozione dell'identità, delle tradizioni, della dignità spirituale, lo sviluppo economico e la giustizia sociale del Popolo Italiano".
La nascita di Indipendenza coincide con il ritorno sulla scena politica dell'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che in effetti non se n'era mai davvero allontanato del tutto, dopo il suo (nuovo) addio a Fratelli d'Italia e la scelta di sostenere Italexit alle elezioni politiche: a settembre del 2022 era diventato infatti portavoce del comitato Fermare la guerra (presieduto da Massimo Arlechino), volto a proporre per l'Italia un ruolo di "neutralità attiva" con riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina e a rivedere profondamente il ruolo e la configurazione dell'Unione europea, la partecipazione alla Nato, l'approccio all'economia e al contrasto alla pandemia (che non avrebbe più dovuto essere "l'alibi per colpire le libertà dei cittadini"). 
Sempre Alemanno, a luglio di quest'anno, aveva guidato il Forum dell'indipendenza italiana a Orvieto - località storicamente legata ai convegni della destra sociale - cui hanno partecipato varie sigle (legate in buona parte al mondo della destra o alla cosiddetta "area del dissenso"): a più di un osservatore quell'evento - e l'elaborazione dei documenti che ne era seguita - era sembrato la prova generale della fondazione di un partito o, almeno, di qualcosa di simile.
Proprio quel Forum figura come organizzatore dell'evento del 25-26 novembre al Midas, dal quale è uscito eletto come segretario proprio Alemanno (avendo come vicesegretario vicario Marcello Taglialatela e come altri vicesegretari Simone Di Stefano, Felice Costini, Luigia Passaro e Nicola Colosimo), mentre come presidente è stato indicato Massimo Arlechino, che - al di là della sua esperienza come creativo - in ambito politico è noto soprattutto per avere realizzato nel 1993 il simbolo di Alleanza nazionale
Pure in questo caso si deve ad Arlechino la concezione del fregio con cui il movimento Indipendenza vuole distinguersi da qui in avanti; lui stesso, però, all'inizio dell'incontro del Midas ha voluto accanto a sé Simone Di Stefano (entrato con il gruppo di Exit) spiegando che aveva concorso in modo determinante alla realizzazione della grafica che è stata svelata in quell'occasione. Nella cartellina distribuita a ogni persona presente era contenuta anche la descrizione/illustrazione del simbolo, che vale la pena riportare per intero.  
La parola "Indipendenza" scritta in maiuscolo corsivo, scandita per sillabe, quasi gridata: IN-DI-PEN-DEN-ZA!, contenuta a fatica dal cerchio che la racchiude, rafforzata dal punto esclamativo ("Ammirativo", citando una splendida definizione dal sapore futurista). È la parola che meglio di altre sintetizza il nostro auspicio di vedere uscire l’Italia dalla condizione di sudditanza economica, finanziaria e politica che è alla radice di tutti i suoi problemi. 
Il nastro tricolore per qualificare, ovviamente, come italiana l'Indipendenza, che con un movimento dinamico dal basso verso l'alto simula una freccia.  
Il colore Blu nella tonalità che fu scelta nell'800, in piena rivoluzione industriale, per tingere il tessuto delle tute da lavoro. Un pigmento artificiale poco costoso che divenne presto il simbolo della classe operaia. Tale scelta, lungi dall'essere anacronistica, esprime l'attenzione e la preoccupazione del nostro Movimento per il lavoro e i diritti sociali degli italiani. 

L'inclinazione delle lettere riprende quasi per intero quella delle lettere e della fascia tricolore contenuta nel logo elaborato per il Forum dell'indipendenza italiana (in cui però la parola "Forum" era decisamente più in evidenza rispetto al concetto al centro del nuovo simbolo). Nel suo intervento iniziale Arlechino ha ricordato il critico letterario e musicale Paolo Isotta (era sua l'espressione "punto ammirativo"), ha segnalato come la forma del nastro tricolore suggerisca "un lavoro che va verso il positivo e non verso il negativo"; ha rilevato che la tinta usata per il fondo" non è il colore nazionale, ma è un blu più intenso" e che il riferimento alle tute da lavoro non deve sorprendere ("Siamo tra i pochi rimasti a parlare di classe operaia"). Di Stefano ha invece sottolineato che, se il programma del movimento contiene in 46 pagine molte "soluzioni per salvare, per riconquistare la nostra nazione, [...] nel simbolo volevamo riassumere tutto in un'unica parola [...] perché questa è la parola che ci accompagnerà da qui ai prossimi anni [...] e diventerà la protagonista della politica italiana".  
Ogni "battesimo simbolico", soprattutto in tempi recenti, porta con sé consensi, sfide, ma anche grandi rischi, visto che ci si espone alle critiche di interni ed esterni, come pure all'ironia di chi pratica la comicità o la satira. Così Rosario Fiorello, nella prima parte della puntata del 27 novembre di Viva Rai2 (e anche un po' Radio2), ha commentato così la nascita del movimento di cui i giornali davano notizia:
Veramente, voglio fare i complimenti ai grafici, perché le cose devono essere chiare, se uno deve partire con un nuovo progetto politico dev'essere chiaro. Il partito si chiama Indipendenza ed ecco il logo: IN-PEN-DEN-DI... IN-PEN-DI-DEN... IN-DIN-PEN-DEN... DI-DEN-ZA!... PEN-ZA-DI-DEN! Votate per Penzadiden!... Ma come si fa... Ma chiamateci, piuttosto chiamateci: io ve mando il più scarso de noi, vi mando Casciari, lui è bravo con la grafica, è bravissimo... ma IN-DIN-PEN-DEN-ZA... Alema', ma come te votano???
Bisogna notare che queste parole di Fiorello hanno avuto meno risonanza mediatica rispetto a quelle che, nei giorni precedenti e seguenti, hanno riguardato la potenziale "strana coppia" formata da Alemanno e da Marco Rizzo, tra gli invitati a parlare all'evento fondativo di Indipendenza ("sono i Me contro Te della politica: sono come Tom e Jerry, Bugo e Morgan, Amadeus e i Jalisse. Pare che la sigla del partito sarà OGM", 15 novembre; "Lui [Alemanno, ndb] era uno di estrema destra una volta, no? Poi è passato alla destra, perché si fa così: parti dall'estrema, poi arrivi a destra, poi ti sposti un po' più in qua, poi vai di là, poi torni al centro... la politica, insomma, è fatta così. E si è messo insieme a Rizzo che era invece di sinistra, poi si è messo un po' più a sinistra... a un certo punto si sono dati una spallata, 'Tu chi sei?' "Alemanno.' 'Ciao, piacere, e tu chi sei?" e si sono incontrati. Quindi si sono uniti: è un po' come Che Guevara che fa il saluto fascista e noi ce l'abbiamo, perché Alemanno si sta facendo un tatuaggio che è questo...", 28 novembre). Nonostante ciò, la rilettura del simbolo è imperdibile e, considerando il tono quasi futurista dei nomi inventati, non è da escludere che gli autori dell'emblema gridato abbiano apprezzato la trovata.

giovedì 2 novembre 2023

Torna la Democrazia cristiana, con Rotondi e lo scudo crociato ribaltato

Missione compiuta, anche questa volta. Con il suo consueto fine settimana lungo a Saint-Vincent - organizzato da anni nella stessa città che nella Prima Repubblica aveva ospitato i convegni della sinistra sociale di Carlo Donat-Cattin - Gianfranco Rotondi ha attirato l'attenzione dei media e ha colto l'occasione per pre-annunciare (prima) e annunciare (poi) il ritorno del passato remoto e quasi-prossimo, leggermente rivisto. Torna la "sua" Democrazia cristiana, con il nome che lui stesso era stato autorizzato a usare alla fine del 2004 per il partito da lui appena fondato. Ed è proprio quel partito, come soggetto giuridico, a essere stato riattivato di nuovo, dopo che era stato "congelato" una prima volta alla nascita del Pdl (2008), "scongelato" nel 2018 quando lo stesso Rotondi aveva provato a guidare un tentativo di federazione di varie forze di area e ispirazione democristiana e "rimessa in sonno" un anno più tardi, dopo che alle elezioni del 2019 il progetto aveva mostrato i suoi limiti. Il progetto del 2004, insomma, viene rianimato, tra segni di continuità e altri di cambiamento (stavolta, per esempio, c'è uno scudo crociato - quasi jacovittesco - mentre Rotondi in passato non l'aveva voluto). Come in passato, vale la pena approfondire quei passaggi con il protagonista di questa storia - nonché di quella dei democristiani dopo la Dc storica, come prova la sua presenza frequente nel podcast Scudo (in)crociato - approfittando della sua disponibilità a farsi intervistare a ogni novità emersa.  

Onorevole Rotondi, possiamo dire che è iniziata la "terza vita" della "sua" Democrazia cristiana?
Mah, io faccio fatica a sezionare questa piccola storia: in realtà, dal punto di vista giuridico, la Democrazia cristiana è rimasta sempre quella da me fondata nel 2004. Ricordiamo le puntate precedenti per chi dovesse agganciarsi ora...
Ricordiamole.
La Democrazia cristiana conclude la sua unità nel 1994, con l'ultima battaglia unitaria del Partito popolare italiano, anche sotto le insegne del Patto per l'Italia guidato da Mariotto Segni; nel 1995 Buttiglione "spacca" il partito e, in seguito, sulla scena agiscono il Cdu e il Ppi. Successivamente il Cdu porta lo scudo crociato nell'Udc; contestualmente si rendono necessari nuovi negoziati tra gli "eredi" politici della Dc. In quell'occasione, si stabilisce che il patrimonio sia lasciato completamente nella titolarità e nella gestione del Ppi e l'uso dello scudo crociato viene confermato al Cdu; in seguito, su mia richiesta, i legali rappresentanti del Ppi firmano un atto con cui mi autorizzano a usare il nome "Democrazia cristiana" per identificare una nuova associazione costituita da me. 
Io, dunque, non rappresento nessuna continuità della Dc storica, ma sono autorizzato da quest'ultima [cioè dal Ppi - ex Dc, ndb] a usare quel nome. Fondato il partito nel 2004, ne abbiamo presentato le liste alle elezioni regionali del 2005 in Piemonte, Campania e Puglia: abbiamo subito i ricorsi dell'Udc che contestavano la confondibilità del contrassegno con il loro, ma abbiamo vinto, ora al Tar [per il Piemonte, ndb], ora al Consiglio di Stato [per le elezioni pugliesi, ndb], vedendoci riconosciuta la legittimità dell'uso di quel nome, diritto che io ho ricevuto in esclusiva come presidente di quell'associazione-partito. Noi abbiamo poi resistito, vincendo, anche in tutti i giudizi civili e amministrativi avviati nei nostri confronti da sedicenti Democrazie cristiane, ottenendo persino un decreto penale che condannava i rappresentanti di una di queste Dc "fasulle" a non molestare più gli esponenti della Democrazia cristiana. 
Questo per quanto riguarda gli inizi, poi?
Abbiamo partecipato - come Dc per le autonomie - alle elezioni politiche del 2006 [in una lista comune con il Nuovo Psi, ndb], ottenendo la possibilità di formare gruppi parlamentari alla Camera e al Senato; abbiamo poi concorso con Silvio Berlusconi a fondare il Popolo della libertà e, alla pari di Forza Italia e Alleanza nazionale, abbiamo deliberato di sospendere la nostra attività politica senza scioglierci. Spaccato e "finito" il Pdl, una parte consistente di An ha dato luogo a Fratelli d'Italia, Forza Italia ha ripreso il suo cammino e anche la Democrazia cristiana ha ripreso un'attività autonoma. In seguito, anche se il partito è rimasto sempre lo stesso, abbiamo ritenuto di presentarci con motti diversi dal nostro nome ufficiale: io do, come tutti i parlamentari, un contributo mensile al mio partito e i miei soldi li ho sempre dati alla Democrazia cristiana, solo che in vista del 2018 ci siamo presentati con il motto "Rivoluzione cristiana", mentre in vista di quelle del 2022 il motto è diventato "Verde è Popolare". Non si è trattato di partiti nuovi rispetto alla Dc: erano sempre espressione dell'esperienza di questa Democrazia cristiana comunemente nota come "la Dc di Rotondi". Ora che abbiamo ripreso questa denominazione abbiamo, in un certo senso, consacrato una cosa che nel linguaggio comune già c'era, chiamandola "Democrazia cristiana con Rotondi". Questo è anche, se vogliamo, un gesto distensivo verso le Dc che noi chiamiamo "apocrife": nel giorno in cui queste rinsavissero, capendo che una Democrazia cristiana deve partire da chi ha il diritto di usare questa denominazione, noi la metteremmo a disposizione di un progetto politico comune, togliendo evidentemente la dicitura "con Rotondi" che ora serve solo a evitare confusioni in questo gran pasticcio di soggetti che aspirano a essere la Dc.
Questa proposta, se ben ricordo, l'aveva già formulata in agosto, quando il giudice Goggi del Tribunale di Roma aveva respinto il ricorso di Cuffaro contro l'Udc sull'uso dello scudo crociato.
Vede, in effetti Cuffaro presenta un simbolo diverso da quello dell'Udc, ma anche da quello della Dc storica e dal nostro, quindi per certi aspetti è un dispendio di energie: in queste condizioni tutte queste Dc non raccolgono grandi consensi.
Sembrano condizioni più favorevoli ad alcuni sport preferiti dai democristiani, di cui ha parlato nel suo ultimo libro La variante Dc...  
Già, cacciata del segretario e scissione: questi sono diventati gli esercizi della Dc nel tempo del declino. Ma insomma, ha presente la famosa frase per cui la storia si presenta una prima volta come tragedia e una seconda come farsa? Qui siamo oltre: siamo ormai al cabaret...
Faccio un passo indietro: diceva che non ha costruito partiti nuovi rispetto alla Dc(a), ma aveva un proprio statuto Rivoluzione cristiana e ce l'ha anche Verde è Popolare.
 
In effetti si è provveduto a dare uno statuto autonomo a entrambe queste fasi, come se si trattasse di correnti di pensiero che operavano dentro la Dc. Il fatto è che io pensavo che occorresse rinnovare il modo di presentarsi, invece abbiamo scoperto in questi anni che l'elettorato di riferimento si fabbricava da solo - come se usasse uno di quei kit di autostampa che si trovano in Rete - la sua Democrazia cristiana. A questo punto, diamo alla gente quello che la gente chiede: sarà una porzione limitata, non più un popolo democristiano ma un popolino, ma se vogliono la Dc perché non dovremmo dargliela?
Non è l'unico ritorno al passato: già alla vigilia dell'ultima giornata di Saint-Vincent aveva pubblicato una foto "anticipatrice" con Lucio Barani - con garofano d'ordinanza nel taschino - e Stefano Caldoro. Domenica 29 ottobre è stato reso noto un accordo tra i vertici della "sua" Dc e del Nuovo Psi. E la mente corre subito al 2006 e alla lista comune, ripescata come "migliore sotto il 2%" alla Camera...
Ma infatti io fatico a definire nuova l'iniziativa di Saint-Vincent: più che un rinnovamento, è una restaurazione di una linea politica che forse abbiamo un po' perso di vista in questi anni. Noi abbiamo riproposto i partiti del Novecento, visto che l'operazione è leggermente più vasta della riproposizione della Democrazia cristiana: noi pensiamo a un'area che riproponga le culture che hanno fatto grande il Paese, quindi il cattolicesimo politico, il socialismo democratico e riformista, il liberalismo, la tradizione repubblicana. Il pentapartito, insomma. 
Da queste culture politiche vogliamo far nascere classi dirigenti nuove, attrezzate e dare a Giorgia Meloni una seconda gamba, non forte come Fratelli d'Italia, ma sicuramente affidabile, desiderabile ed unita. Vogliamo creare una forza politica che, sì, si richiami alla Dc, ai socialisti... ma che sia attuale, viva nel tempo di oggi e proponga una classe dirigente lontanissima dalle patologie che hanno portato la Dc e anche il Psi alla distruzione. Per fare un esempio, noi non abbiamo mai abrogato o messo da parte il "codice deontologico" che volle Martinazzoli: in base a questo, nella Democrazia cristiana con Rotondi se si è indagati già non si può essere candidati. Il nostro è il solo partito a essersi dato questa regola, per cui abbiamo chiesto alle persone che candidavamo di autocertificare lo status di "non indagato"; certo, con l'andazzo che hanno preso le inchieste mirate di questi anni forse è il caso che anche noi riflettiamo sul punto, a livello locale e nazionale, e valutiamo l'opportunità di mantenere la regola di Martinazzoli...
Prima che valutiate, occupiamoci dei dettagli, che come è noto sono irresistibili per i #drogatidipolitica. Del nome si è già detto (ora e in passato); il colore di fondo del simbolo è lo stesso blu dell'ultimo periodo della Democrazia cristiana per le autonomie, il carattere del nome (Impact) anche. Non può sfuggire, però, che questa volta al di sotto del nome c'è lo scudo crociato, previsto anche nell'atto costitutivo del 2004, ma messo scientemente da parte fin dall'inizio in favore delle bandiere...
Vero, ma questo è uno scudo rispettoso delle norme: si differenzia infatti da quello che usa l'Udc in almeno sette punti, dunque non dovrebbe essere considerato confondibile. Aggiungo poi che, quando presenteremo le liste alle elezioni, probabilmente il più delle volte ci sarà lo scudo crociato originale della Dc: negli ultimi anni, infatti, in Lazio, Abruzzo e Molise ci siamo sempre presentati insieme all'Udc, quindi questo nostro simbolo è di fatto una mezza mela, perché contiamo di continuare a presentare liste col partito guidato da Cesa. In quei casi potremo quindi schierare lo scudo crociato originario, più attraente, sul quale il mio partito non ha alcun diritto: le leggi vigenti, infatti, tutelano l'Udc in questo senso.
Per questo nuovo simbolo, quindi, si è scelto uno scudo diverso: se non sbaglio si tratta di quello di Verde è Popolare, bianco bordato di rosso, invertendo dunque i colori tradizionali.
Sì, viene da quel logo. Di fatto il nuovo simbolo è quello di Verde è Popolare, con il nome e i colori cambiati: il partito, sostanzialmente, attua delle strategie un po' furbe di marketing di elezione in elezione, ma è sempre lo stesso...
Quindi, dicevamo, c'è lo scudo a colori ribaltati, mentre non ci sono più le foglie di Verde è Popolare...
... ma la missione ambientalista rimane: "Verde è Popolare", infatti, rimane il motto programmatico della Democrazia cristiana.
Curiosamente, però, nel comunicato firmato con il Nuovo Psi si intravede un simbolo diverso, con uno scudo realizzato quasi "a spray": sbaglio o è quello dei manifesti prodotti dalla Spes nel 1975, con lo slogan "30 anni di libertà, alcuni buoni, altri meno buoni, ma tutti nella libertà"?
Esatto, veniva proprio da là. Si trattava comunque di una bozza: il simbolo, in effetti, è ancora suscettibile di miglioramenti. Per esempio, a molti iscritti non piace che la scritta "con Rotondi" sia proposta in rosso, per cui la si potrebbe riportare in bianco su fondo blu come il nome del partito. 
Stava appunto parlando dell'espressione "con Rotondi": che differenza c'è con "la Dc di Rotondi" che si era appunto codificata sui media e negli ambienti della politica?
"Di Rotondi" darebbe l'idea di proprietà, un concetto brutto, no? Il riferimento al mio nome in effetti non è piaciuto a vari iscritti, in fondo non piace neanche a me, ma almeno evita ogni rischio di confusione con chi si ostina a usare il nome e il simbolo della Dc.
Tra i dettagli da considerare c'è anche il tempo scelto per il (ri)lancio del partito. Faccio io questa volta un riassunto delle puntate precedenti: la "sua" Dc nasce nel 2004 per rispondere a una situazione di disagio vissuta nell'Udc di allora, nel 2005 corre fuori dai poli e dimostra di essere un partito (a costo di far male al centrodestra), nel 2006 presenta la lista con il Nuovo Psi dentro il centrodestra, per poi confluire nel Pdl. Rivoluzione cristiana nasce nel 2015, praticamente a metà della XVII legislatura, per poi federarsi con Forza Italia; Verde è Popolare appare nel 2021, teoricamente due anni prima della fine della XVIII legislatura (poi ridotti a uno solo). Ora la Dc rispunta quando dalle elezioni è passato poco più di un anno: non è un po' presto?
Mah, la politica oggi corre molto più veloce, diciamolo francamente: tutto sommato siamo riusciti a dare una risposta tempestiva, ma ora il lavoro è tutto davanti a noi, perché ci sono tantissime cose da pensare. Per esempio, non butto via nemmeno l'esperienza dei 5 Stelle, che viene attentamente monitorata dai pochi che siamo in quest'avventura: se pensa alla famosa piattaforma di Casaleggio, noi vorremmo fare qualcosa di simile e di più. In particolare, stiamo pensando di affidare il tesseramento a una piattaforma, con la possibilità di svolgerlo interamente online, prevedendo strumenti stabili di interazione, discussione e anche votazione: è bella la fisicità dei congressi, ci piace, si può mantenere, ma i voti li pensiamo online, dando degli orari per votare, al termine dei quali il segretario regionale - per esempio - saprà di essere eletto in tempo reale. Questa Democrazia cristiana, insomma, inizia a operare in un tempo diverso rispetto a quella storica, ma anche al 2004 in cui l'associazione era stata costituita. 
Certo è che in passato lei è stato accusato di muoversi puntualmente un paio di anni prima per dimostrare una certa consistenza, in modo da poter ottenere ospitalità in altre liste al momento delle elezioni. Ora sembra davvero presto per un disegno simile...
Beh, qui intanto non c'è da parlare di ospitalità: con Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia abbiamo un rapporto che si sta strutturando, che non ha bisogno di attestati e benemerenze. Ci prepariamo come fanno i democristiani, cioè con occhio lungo e marcia lenta e sicura alla Terza Repubblica, al premierato, a un'altra stagione: prepariamo una Democrazia cristiana che sia dentro a quella battaglia al fianco di Meloni, questo mi pare sia chiaro a tutti.
Già, la Presidente del Consiglio che non ha partecipato personalmente a Saint-Vincent, ma ha inviato un messaggio in cui ha annunciato l'idea di portare l'Italia nella Terza Repubblica proprio con la riforma costituzionale...
Possiamo dire che la Democrazia cristiana è il primo partito che prenota la Terza Repubblica...
... cosa che forse non è troppo in linea con la marcia lenta democristiana di cui parlava prima...     
Eh, ma qui siamo in un tempo diverso. Dobbiamo pensare a un partito movimentista, vivace, presente sulla Rete, capace di gestire il fenomeno dell'autodeterminazione: pensi ai 5 Stelle che sono passati per le loro primarie, a Elly Schlein che ha "rubato" il Pd a Bonaccini... Il nostro tempo è questo e noi con queste regole giochiamo: siamo pronti a creare un partito contendibile, che possa portare anche al paradosso di vederlo guidato da una linea diversa da quella di Rotondi che pure è citato nel nome e sul simbolo.
Ma quest'idea del premierato, per come sembra delinearsi, la convince? Forse non è l'idea che ci si potrebbe attendere da un democristiano...
In verità io ho partecipato nella mia prima legislatura alla commissione Affari costituzionali: bene, ricordo che nel 1994 la proposta del Ppi, che era in pratica una Dc di sinistra, era quella elaborata dal grandissimo Leopoldo Elia, denominata "premierato forte" o "cancellierato". A chi ha poca memoria e si chiede come faccia un democristiano ad accettare il premierato, direi che possono esserci cento dubbi sul punto, ma un democristiano ne deve avere qualcuno di meno, visto che era la proposta dell'ultima Dc.
Tornando al rapporto con l'Udc, non può non colpire come, rispetto alla sua storia passata, il partito sia uscito piuttosto male dalle ultime elezioni politiche: la lista di cui faceva parte è rimasta al di sotto dell'1%...
Quella però è stata una scelta sbagliata: bisognava rendere ben visibile lo scudo crociato per chiarire l'identità. Perché, parliamoci chiaro, non c'era un'identità politica in quella lista: che significa "Noi moderati"? Chi sono? Quelli che sanno stare a tavola? Quelli che parlano a bassa voce? Non è chiaro.
Dopo la sua uscita nel 2004 e l'ostilità subita nei primi anni dall'Udc, ora potrebbe essere l'Udc ad avere bisogno della Dc di Rotondi, anzi, con Rotondi?
Ma noi in realtà abbiamo sempre marciato insieme e continueremo a farlo, tranne dove a livello locale non ci saranno le condizioni. Noi tendiamo sempre a formare liste di concentrazione democristiana, con l'Udc e le altre forze di quell'area: non diciamo "dopo di noi il diluvio", ci siamo dati una visibile identificazione sul mercato e vogliamo rimettere insieme la nostra comunità, ma non a dispetto di coloro cui ci sentiamo vicini sul piano delle idee e con cui vogliamo realizzare i migliori accordi.
Si riferisce solo a chi sta già nel centrodestra o anche a chi sta al di fuori?
Io penso che siamo in una fase in cui può accadere di tutto: bisogna esserci, esprimere le proprie idee e giocare la partita. Dove si arriverà non lo sappiamo nemmeno noi, sinceramente... Potrà essere un successone o un grande flop, lo si vedrà lungo il cammino. Diciamo che più che essere la quarta gamba del centrodestra, a noi interessa essere la seconda gamba di Giorgia Meloni: diciamolo con franchezza, la nostra è una coalizione, ma siamo meloniani, cioè siamo convinti che sia lei la persona da portare avanti e riproporre come Presidente del Consiglio. Prima delle elezioni nel 2022, oltre a Fratelli d'Italia, solo noi l'abbiamo indicata come leader: abbiamo fatto questa scelta allora e adesso facciamo un allestimento per la classe dirigente che ci ha seguito.
Per chiudere: pensando al suo sostegno a Giorgia Meloni, non posso non pensare alle sue parole al consiglio nazionale del Ppi dell'11 marzo 1995 - quello della sfiducia a Rocco Buttiglione - che ho inserito nella quarta puntata del podcast Scudo (in)crociato. Lei allora disse: "Se noi vogliamo resistere a Fini mettendoci con D'Alema gli lasceremo tutto il nostro spazio". Oltre un quarto di secolo dopo, il 26% di Fratelli d'Italia, partito certo non lontano dal percorso di An, mostra che molti cattolici hanno votato lì (e non il Pd), mentre Forza Italia e Lega hanno raccolto poco più dell'8% ciascuna, Renzi e Calenda sono stati poco al di sotto, la lista con l'Udc è andata malissimo. Si ricordava di averle dette, quelle parole?
No, non le ricordavo (ride), ma è andata proprio come avevo pensato: vuol dire che allora ero più lucido! 

domenica 15 ottobre 2023

Foggia, simboli e curiosità sulla scheda

Si è parlato delle elezioni suppletive che si terranno il 22 e il 23 ottobre, poi delle elezioni provinciali previste per il solo giorno 22 a Trento e Bolzano; occorre però non dimenticare che domenica e lunedì si terranno anche le elezioni nei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose in Sicilia, ma pure a Foggia. Lì, infatti, dopo le elezioni del 2019, si sarebbe dovuti tornare alle urne il prossimo anno; in realtà, però, il 4 maggio 2021 si era dimesso il sindaco Franco Landella (espressione della Lega e sostenuto dal centrodestra); due settimane più tardi Landella e alcuni consiglieri venivano arrestati (è in corso il processo per corruzione e tentata concussione) e l'amministrazione comunale veniva sciolta.
Dopo oltre due anni di affidamento ai commissari straordinari, ora Foggia torna al voto, con 5 aspiranti alla carica di sindaco e 23 liste a sostegno (nessuna persona candidata corre con l'appoggio di una sola lista).

Giuseppe Mainiero

1) Giuseppe Mainiero sindaco

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Giuseppe Mainiero, ma sarebbe bene dire "ricollocato": anche nel 2019, infatti, i manifesti e le schede erano stati aperti da Mainiero (in passato capogruppo di Fdi), allora con il suo movimento civico Foggia in testa (simbolo: un berretto). Questa volta le liste sono due: la prima, Giuseppe Mainiero sindaco, è quella più legata all'aspirante primo cittadino e il contrassegno si presenta molto semplice sul piano grafico, contenendo solo il nome della lista (bianco e azzurro, con il cognome del candidato in evidenza) su fondo blu scuro. 
 

2) Resto a Foggia

La seconda lista è quella di Resto a Foggia, il comitato legato a Mainiero e nato nel 2022 (assai critico con le ultime amministrazioni): nel simbolo si riconosce la Fontana del Sele, il cui basamento diventa la "i" di "Foggia"; in filigrana, sullo sfondo color verde acqua, si intravede una stilizzazione di alcune chiese e case della città. Della coalizione non fa invece parte il MoVimento 5 Stelle, con cui erano state condivise attività e iniziative in passato: Mainiero aveva auspicato la convergenza del M5S sulla sua candidatura, ma il partito guidato da Giuseppe Conte ha fatto scelte diverse, come si vedrà. 
 

Antonio De Sabato

3) De Sabato sindaco x Foggia

Conosce già il consiglio comunale di Foggia per esservi entrato nel 2021 (per la lista Senso civico, dopo le dimissioni di Leo Di Gioia) Antonio De Sabato, che si presenta sostenuto da due liste. La prima, secondo lo stesso schema appena visto per Mainiero, è quella che è maggiormente espressione dell'aspirante guida del comune: il simbolo di De Sabato sindaco x Foggia è piuttosto semplice, con il nome del candidato azzurro in buon rilievo nel semicerchio superiore bianco e l'espressione "sindaco x Foggia" (con il "per" simile a una croce tracciata a mano, ma senza rischio di confusione essendo gialla: si noti anche il "per" volto a sottolineare il servizio nei confronti della città) nella parte inferiore su fondo fucsia. In parte, paradossalmente, i colori possono ricordare quelli usati da Italia viva (cui De Sabato aveva inizialmente aderito, sia pure per pochissimo tempo).
 

4) Progetto Concittadino

La seconda lista a sostegno di De Sabato (anche se non porta il suo nome nel contrassegno) è Progetto Concittadino, "mobilitazione dal basso che nasce dal desiderio di rinnovamento e riscatto di tanti foggiani". Il progetto è nato parecchi mesi fa, con il lancio dei PolisLab, tavoli tematici che hanno visto anche la partecipazione di Luigi De Magistris (che sostiene De Sabato). Il simbolo, oltre al nome, contiene le sagome di quattro persone stilizzate che si prendono per mano e scalano cromaticamente dall'azzurro all'arancione al verde al fucsia (di nuovo), poggiando su un segmento azzurro sfumato in cui è riportato il nome del comune. 
 

Nunzio Angiola

5) Orà!

Conta sull'appoggio di quattro liste Nunzio Angiola, professore di Economia aziendale all'università di Foggia, ex deputato (eletto nel 2018 con il M5S, poi passato ad Azione, senza esserne espressione ora) e primo a proporsi come candidato per la guida del comune di Foggia. La prima lista a essere sorteggiata è l'ultima nata, Orà!, nome che - oltre a ricordare "ora" per invitare al cambiamento immediato - è la parola "sì" in lingua arbëreshë. Il nome e il riferimento al sindaco sono sovrapposti a una foto in bianco e nero del Pronao della Villa comunale, che tra l'altro si trova a pochissima distanza dalla già vista Fontana del Sele.
 

6) Foggia 5.0

Seconda lista sorteggiata della coalizione di Angiola è Foggia 5.0, associazione guidata da Carlo Russo che fin dall'inizio ha sostenuto la candidatura dell'ex parlamentare. Il nome scelto suggerisce l'idea di un cambiamento notevole della città e di una sua modernizzazione da apportare con il cambio di amministrazione. Come immagine è stata scelta - probabilmente cercandola in Rete - una mano reale che tocca l'indice di una mano robotizzata e fa scattare una scintilla di luce, il tutto avendo sullo sfondo blu scuro circuiti, cloud, codici e altri elementi chiaramente riferiti alla tecnologia. 
 

7) Effetto Foggia

Pure la terza lista sorteggiata, Effetto Foggia, è stata al fianco di Angiola fin dall'inizio (essendo guidata da lui, mentre il vicepresidente, il medico Francesco Sollitto, è ora capolista). Il nome ricorda Effetto Parma, lista con cui Federico Pizzarotti fu rieletto sindaco della città ducale nel 2017 dopo aver lasciato il MoVimento 5 Stelle: proprio Angiola, nella sua presentazione della candidatura, aveva citato l'esempio di Pizzarotti. Niente nodo giallo-blu nel simbolo, però, ma l'immagine in filigrana di Federico II con il suo falcone, proveniente dal suo trattato De arte venandi cum avibus; sul fondo rosso emerge anche un tracciato che ricorda quello dei sismografi, di un elettrocardio/encefalogramma o di un semplice rilevatore di suoni, per dire che c'è movimento, c'è attività.
 

8) Angiola sindaco

La stessa immagine di Federico II si ritrova anche sul fondo del contrassegno dell'ultima lista, Angiola sindaco, di diretta espressione del candidato. Qui, però, invece del rosso domina il blu (con l'immagine federiciana riportata in azzurro) e il cerchio è bordato di giallo. I primi tre candidati, dunque, hanno una caratteristica in comune: a dispetto del loro passato politico (più o meno recente), si propongono tutti con una caratura essenzialmente civica, in ogni caso proponendo discontinuità rispetto all'ultima amministrazione insediata in seguito a elezioni (nel 2019).
 

Raffaele Di Mauro

9) Liberali e riformisti - NPsi

Dispone di cinque liste il candidato del centrodestra, Raffaele Di Mauro, avvocato e consigliere comunale nella consiliatura terminata in anticipo nel 2021. Prima formazione, già vista altrove in precedenza, è quella dei Liberali e riformisti, che di fatto è una delle vesti con cui si presenta alle elezioni locali il Nuovo Psi: sotto il segmento curvilineo blu, infatti, c'è il garofano simile a quello usato dal partito di Lucio Barani e Stefano Caldoro dal 2006 e la sigla a fianco non lascia dubbi sul soggetto presentatore della lista (anche se il carattere usato ricorda molto l'ultimo impiegato dal Psi di Enzo Maraio).
 

10) Prima Foggia

La seconda lista sorteggiata è Prima Foggia. Nel 2019 alle comunali aveva corso direttamente la Lega (con il riferimento alla Puglia nel simbolo, sotto al cognome di Matteo Salvini); questa volta il partito ha scelto - com'è avvenuto dal 2021 in avanti in varie competizioni elettorali al centrosud - di utilizzare la formula delle liste "Prima + comune". Ecco dunque che anche a Foggia compare il contrassegno dal fondo blu sfumato, con la denominazione scelta e, accanto, l'elemento tricolore ricurvo per cercare di andare oltre Alberto da Giussano senza cambiare i valori e gli obiettivi di riferimento.  
 

11) Forza Italia

In terza posizione all'interno della compagine di centrodestra si trova il partito cui appartiene Di Mauro e con cui era stato eletto nel 2019, cioè Forza Italia. In quell'occasione Fi aveva inserito nel proprio contrassegno anche il cognome del candidato Landella (che pure, come si è visto, faceva riferimento a un'altra forza politica); questa volta, invece, benché l'aspirante sindaco sostenuto sia proprio forzista, si è preferito usare l'emblema elettorale con la bandierina debordante e, al di sotto, solo il cognome di Silvio Berlusconi, senza altri riferimenti. Basterà per essere, come nel 2019, la lista più votata di tutte (13,59%)?
 

12) Fratelli d'Italia

Subito dopo Forza Italia, il sorteggio ha collocato la lista di Fratelli d'Italia, che completa dunque lo schieramento dei partiti maggiori del centrodestra. Il contrassegno impiegato questa volta è quello che ormai siamo abituati a trovare su quasi tutte le schede elettorali a partire dal 2018, con il simbolo ufficiale del partito inserito in un cerchio blu e bianco dalla struttura simile, con il nome di Giorgia Meloni in evidenza nella parte superiore; leggermente diverso era stato l'emblema del 2019, visto che era identico a quello schierato per le europee (con i riferimenti ai sovranisti e ai conservatori nella parte inferiore del cerchio grande). 
 

13) Lista Di Mauro Sindaco - Noi moderati per Foggia

L'ultima formazione del centrodestra ha natura mista, civico-politica. La Lista Di Mauro sindaco, infatti, si presenta come quella più vicina all'aspirante primo cittadino (anche perché è l'unica a contenere nel contrassegno il nome del candidato, azzurro su fondo blu, colori comunque cari a quell'area politica). Se la maggior parte del cerchio è dedicata a Di Mauro, la parte inferiore (sotto a un elemento tricolore) ospita la dicitura Noi moderati per Foggia: non si tratta dell'indicazione di una generica area politica, ma proprio del partito guidato a livello nazionale da Maurizio Lupi (come evoluzione di Noi con l'Italia), anche se non c'è alcun richiamo al simbolo ufficiale del partito.
 

Maria Aida - Tatiana Episcopo

14) Nessuno escluso

L'ultima candidatura indicata su manifesti e schede è anche quella sostenuta dalla coalizione più ampia: Maria Aida Episcopo, dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, avrà con sé ben dieci liste. Il sorteggio ha collocato per prima l'unica formazione che mostra nel simbolo il nome della candidata ("sindaca", come si legge correttamente nella scritta interna): si tratta di Nessuno escluso, lista civica che punta sul valore dell'inclusione come fattore positivo; non a caso il simbolo scelto richiama un tradizionale emoji giallo sorridente, con l'ultima "o" del nome trasformata in un occhio della "faccina". 
 

15) Partito democratico

Come seconda lista della coalizione a sostegno di Episcopo è stata estratta quella del Partito democratico, che conferma la scelta grafica di tutte le scorse elezioni, per cui è sempre stato schierato il simbolo ufficiale nazionale del partito, senza specificazioni territoriali e senza aggiunte di nomi. Da quando ha concorso alle amministrative foggiane, il Pd è sempre stato il partito più forte della coalizione di centrosinistra; ora dovrà vedersela con il MoVimento 5 Stelle, visto che a sostenere Episcopo è un campo largo, anzi, larghissimo (e nel 2019 il M5S aveva ottenuto più dei dem).
 

16) Italia del Meridione

Del campo largo, larghissimo appena menzionato fa parte anche il partito territoriale Italia del Meridione (fondato da Giuseppe Ferraro e Orlandino Greco già nel 2013), che in questo sito è apparso alle elezioni del 2020 di Crotone (nella coalizione a trazione centrodestra) e, soprattutto, al deposito dei contrassegni in vista delle ultime elezioni politiche (presentato dal nuovo segretario Vincenzo Castellano), anche se prima si chiamava L'Italia del Meridione, con l'articolo davanti. Il simbolo è rimasto uguale, con la sigla tricolore su fondo azzurro (e la "d" trasformata in asta per una bandierina tricolore ondeggiante), in più è stato inserito il riferimento a Foggia.
 

17) Riscossa civile

Come quarta lista si trova Riscossa civile, cartello elettorale che unisce varie forze all'insegna del lavoro, dell'ambiente e della legalità (come si legge all'interno del contrassegno). Inizialmente era previsto che componessero la lista il Partito socialista italiano (in lista c'è anche Luigi Iorio, ex candidato alla segreteria nazionale del Psi e ora coordinatore della segreteria) e Senso civico, formazione legata ad Alfonso Pisicchio (il verde che racchiude la parte superiore del simbolo è quello di Sc); in un secondo momento, alle "pulci" delle due formazioni si è aggiunta quella di Europa Verde, che dunque ha rafforzato la proposta ambientale di questa lista.
 

18) Popolari per Foggia

Dopo Riscossa civile, sulla scheda elettorale trovano spazio i Popolari per Foggia, declinazione locale di una formazione che è ben nota in Puglia, quella dei Popolari [al centro] legati a Gianni Stea e Salvatore Ruggeri (da non confondere con Puglia Popolare, legata a Massimo Cassano, che pure aveva condiviso una prima parte del percorso anni fa). Il simbolo somiglia molto a quello visto alle regionali pugliesi nel 2020 (Popolari con Emiliano), con il fondo blu con cuore stilizzato azzurro e la scritta bianca e gialla in primo piano. 
 

19) Comunità politica PER Foggia

Si è tramutata in lista anche l'esperienza della Comunità politica PER Foggia, nata dopo lo scioglimento dell'amministrazione comunale foggiana nel 2021, promossa tra gli altri dal docente di microbiologia agraria Luciano Beneduce (che ora è capolista) e considerata una formazione nata dalla "sinistra diffusa". Il simbolo scelto vede come elemento grafico principale un cavallino che staziona, ritto pur essendo in verticale, sull'arcobaleno che occupa la parte sinistra del simbolo; il cavallo e la parte inferiore del cerchio sono tinti dello stesso colore marrone-bordeaux, su cui spicca il nome della lista scritto in bianco e in giallo.
 

20) Tempi nuovi per Foggia

La settima lista a favore di Episcopo conferma che si è di fronte davvero a un campo largo, larghissimo e, per di più, desta qualche interesse per le forze che tiene insieme. Tempi nuovi per Foggia, infatti, unisce nello stesso contrassegno Tempi nuovi - Popolari uniti, cioè la nuova rete cattolico-moderata promossa da Giuseppe Fioroni, Azione e Italia viva (niente spunta volante, ma il nome scritto in blu rispetta comunque la successione di maiuscole e minuscole del simbolo originale). Graficamente il risultato forse non è il massimo, ma è interessante vedere quest'unione, anche alla luce dell'adesione di Tempi nuovi al Partito democratico europeo (cofondato nel 2004 da Francesco Rutelli e al momento già "casa" di Italia viva e L'Italia c'è).
 

21) Con Foggia

Nella coalizione che appoggia Episcopo si ritrova anche Con Foggia, declinazione locale di Con, la formazione più vicina al presidente della giunta regionale Michele Emiliano: il simbolo, infatti, è lo stesso già visto in precedenza (fondo giallo, tranne che per lo spazio interno della "o"), con l'aggiunta del nome del comune subito sotto. In un primo tempo la presenza in coalizione di Con non sembrava del tutto scontata (essenzialmente per dubbi legati alla candidatura alla guida del comune), ma a sbloccarla è stato un accordo diretto tra lo stesso Emiliano e Giuseppe Conte stretto e reso noto alla fine di agosto.
 

22) Noi popolari

Penultima lista della coalizione in appoggio a Episcopo risulta essere Noi popolari, progetto politico partito dall'esperienza dei Popolari per Bari nel 2019 (e consigliere barese è il segretario regionale, Pasquale Magrone; a livello provinciale il coordinatore è Giuseppe Marasco); proprio da quella lista viene il cuore rosso pennellato che si vede sullo sfondo; al centro, invece, c'è un cuore molto simile su fondo blu sfumato accompagnato al nome della lista; non manca nella parte inferiore un piccolo tricolore sempre pennellato, magari per segnalare l'aspirazione a costruire qualcosa di più esteso sul piano territoriale. 
 

23) MoVimento 5 Stelle

Chiude la coalizione del campo largo, larghissimo (e anche la stessa scheda elettorale) la lista del MoVimento 5 Stelle, vale a dire proprio la forza politica che, dopo avere battuto il Pd in termini di voti nel 2019 (venendo superato solo da Forza Italia), ha proposto il nome di Maria Aida Episcopo, chiedendo alle altre forze politiche di convergere sulla sua candidatura. Pur essendo stato il proponente, nemmeno il M5S schiera il nome della candidata nel proprio simbolo: a finire sulle schede è l'emblema ufficiale nella sua ultima versione, quella un po' più rossa rispetto al passato, con il riferimento al 2050 come anno della "neutralità climatica".