Grazie, sì


Il libro I simboli della discordia (e, in fondo, anche questo spazio web) non sarebbe nato senza i contributi di tante persone. I debiti di gratitudine accumulati, specie per una ricerca laboriosa come questa, sono molti: non c’è da vergognarsene e devono essere riconosciuti.
Il primo ringraziamento va al Dipartimento di Teoria dello Stato (oggi confluito nel Dipartimento di Scienze politiche) dell’Università di Roma «La Sapienza», sede dei miei studi di dottorato: sono grato innanzitutto al coordinatore, professor Fulco Lanchester, per aver seguito la nascita di questa ricerca quasi dall’inizio (contribuendo a farla crescere con spunti e suggerimenti) e avermi permesso di partecipare, nel 2011, al seminario di Villa Vigoni (Co) Mezzi di comunicazione di massa: comunicazione politica e campagna elettorale nello stato costituzionale democratico con un mio intervento, proprio sui simboli dei partiti (Il contrassegno tra diritto e mercato). ringrazio, per le informazioni e i consigli ricevuti, anche i professori Beniamino Caravita di Toritto, Stefano Ceccanti, Claudio Chiola e Michela Manetti, i ricercatori Alessandro Sterpa, Astrid Zei (soprattutto per le notizie legate all’uso dei colori) e Maria Grazia Rodomonte (la mia tutor, assieme al professor Sergio Lariccia), nonché Alessandro Gigliotti e Vincenzo Iacovissi, al nostro fianco durante il dottorato e il master (a Vincenzo sono grato per avermi guidato nella “galassia” socialista, così come ho apprezzato molto il lavoro di Alessandro e Paolo Mezzanotte al Codice delle votazioni, curato da Lanchester; c’è un grazie anche per Lucrezia Abbonato, che mi ha guidato con pazienza nella trasformazione delle mie pagine forte in libro).
Subito dopo viene, anche per motivi di “affetto”, la cattedra di Diritto costituzionale dell’Università di Parma, dunque ringrazio i professori Antonio D’Aloia (con cui ho iniziato il mio percorso di studi) e Nicola Occhiocupo (che non mi ha fatto mancare i suoi consigli, pur non essendo stato io suo studente), la dottoressa Lucia Scaffardi (mia relatrice di tesi), Veronica Valenti (che mi ha seguito con pazienza in ogni mio passo e mi ha motivato, anche e soprattutto come amica), Paola Torretta (anche per la sua monografia sulla verifica dei poteri) e Antonino Carlo (per il suggerimento che ha dato impulso a questo lavoro); dell’ateneo di Parma non voglio dimenticare neanche Franco Micolo e Edoardo Fregoso, che mi hanno insegnato cosa, dove e come guardare (Franco continua a farlo, anche se ora è un po’ più in alto rispetto a noi: se c’è una persona cui il mio libro dovrebbe essere dedicato, è proprio lui; a lui mi permetto di aggiungere anche Gloria Panizzi, che ha chiuso gli occhi dopo avermi incoraggiato tante volte a continuare questa ricerca che, in fondo, aveva interessato anche lei).
Per individuare i contributi degli studiosi a questo tema (qualificati, ma non numerosi) è stato utile contare sui suggerimenti della “dottrina vivente”: ringrazio Lara Trucco (Università di Genova), Maria Serena Piretti (Università di Bologna), Giorgio Floridia e Franco Anelli (Università Cattolica di Milano), Antonio Agosta (Università di Roma Tre); impagabile la “consulenza spirituale” di Francesco Clementi (Università di Perugia), quanto a riferimenti e consigli, anche i più disparati.
Per lo studio sulla verifica dei poteri, il contributo di Alberto Mencarelli (segretario della Giunta delle elezioni della Camera) è stato fondamentale: lo ringrazio per la sua disponibilità a fornirmi molto materiale in tempi brevissimi, così come ringrazio Eva Lehner e, di nuovo, Paola Torretta per i nostri confronti sempre fruttuosi.
La parte definitoria della mia ricerca ha beneficiato delle indicazioni di Pietro Iuso, del Ministero dello Sviluppo economico - Ufficio italiano brevetti e marchi (circa la registrazione dei “marchi politici”) e del professor Alessandro Di Caro (Università di Urbino), che mi ha cortesemente indirizzato su alcune questioni e mi ha fatto avere l’originale del suo I colori della politica, introvabile da tempo. Hanno contribuito altre persone che a vario titolo si sono occupate di grafica politica, facendola, analizzandola, valutandone le implicazioni socio-culturali: grazie a Gianni Sinni, Andrea Rauch, Maria Rita Moro, nonché ai miei colleghi giornalisti e “consulenti spirituali” Filippo Ceccarelli (riferimento anche per indagini tetrafeline) e Max Panarari.
Il debito maggiore riguarda lo studio sulla ricusazione dei contrassegni elettorali, inconcepibile senza la collaborazione del Ministero dell’Interno e di chi si è occupato del contenzioso sui simboli o, a monte, di valutare la loro ammissibilità. Per questo ringrazio di vero cuore Ciro Trotta e Fabrizio Orano della Direzione centrale servizi elettorali (per il materiale, i molti suggerimenti, i ricordi dell’esperienza diretta e l’assoluta cortesia in ogni risposta), Nicola D’Amelio (responsabile dell’Archivio storico delle elezioni sul web), Bianca Iamorta (che fino all’inizio di marzo 2010 ha diretto il Servizio del contenzioso elettorale e mi ha fornito i primi materiali), Roberto Casciotta (infaticabile nella ricerca d’archivio, anche dopo quasi 10 ore di lavoro) ed Emilia Ferrò (che ha mostrato grande disponibilità e ha contribuito alla mia ricerca sui contrassegni, prima ancora che venisse concepita in questa forma).
Non è stato meno laborioso trovare notizie sul contenzioso extra-elettorale sui contrassegni: a parte i casi più noti, finiti sulle riviste giuridiche o sui quotidiani, spesso il materiale per ricostruire le vicende poteva venire solo dai partiti, dalle associazioni, dai loro legali o dai loro collaboratori, oppure semplicemente da chi aveva fatto parte di quelle formazioni politiche: sono dunque grato (in rigoroso ordine alfabetico) ad Achille Abbiati, Ignazio Abrignani, Lucio Barani, Piero Belletti, Adelmo Candolo, Nicola Carnovale, Giovanni Carta, Pierluigi Castagnetti, Mirella Cece (di tutto cuore), Giancarlo Chiapello, Emanuele Chieppa, Dora Cirulli, Johnathan Curci, Francesco D’Agostino, Renato D’Andria, Ulderico De Laurentiis, Stefano De Luca, Roberto De Santis, Mauro Del Bue, Maurizio Dell’Unto (dalla pazienza infinita), Roberto Di Giovan Paolo, Alfio Di Marco, Antonino Di Trapani, Francesco D’Onofrio, Alessandro Duce, Giuseppe Esposito, Valter Ferrarini, Sergio Ferretti, Roberto Fiore, Sara Fiorucci, Gianni Fontana, Massimo Gargiulo, Carlo Gariglio, Ugo Intini, Piero Lamberti, Mimmo Magistro, Andrea Marinoni, Guido Marone, Marco Marsili, Denis Martucci, Paolo Meglioli, Marcello Menni, Alberto Monticone, Raffaello Morelli, Santo Emanuele Mungari, Paolo Naccarato, Vittorino Navarra, Nando Odescalchi, Vincenzo Palladino, Enzo Palumbo, Oreste Pastorelli, Emanuele Pecheux, Franco Piro, Marina Placidi, Vladimiro Poggi, Gadiele Polacco, Gianni Prandini, Giulio Prosperetti, Renzo Rabellino (anche qui, un ringraziamento enorme), Agostino Rivelli, Donato Robilotta, Raffaele Romano, Angelo Sandri, Enrico Saponaro, Valdo Spini, Ugo Sposetti, Antonio Todisco, Giorgio Tonini, Furio Zanelli, Mirella Zoppi.
È stato poi necessario recuperare materialmente alcuni simboli oggetto di contenzioso, attraverso i documenti conservati nelle prefetture, negli uffici elettorali locali, nelle biblioteche, nei tribunali e al Consiglio di Stato, negli istituti storici o nelle redazioni dei giornali. In alcuni casi il contatto è stato fortunato e ho incontrato disponibilità, a prescindere dal risultato: ringrazio innanzitutto Armando Addona, Laura Banti, Paolo Barbi e Carla Poma (anche per essi siamo trovati tutti sulla stessa lunghezza d’onda), poi Lucio Ambrosino, Ercole Aneomanti, Alberto Baiocco, Giovanni Bellanti, Orella Bertoncini, Claudio Bianchini, Raffaella Bruttini, Mario Campari, Luigi Caruso, Pietro Comelli, Francesco De Bonis, Roberto Del Rosso, Loredana Di Liberto, Patrizia Dominici, Marco Flosci, Ugo Gaudenzi, Marco Gianone, Paola Lira, Valter Maffeo, Claudia Malavolti, Attilio Mangano, Simona Manzo, Pietro Michelotti, MariaTeresa Muller, Ornella Oglino, Barbara Orzincolo, Roberto Pagano, Fabio Pala, Livia Patroni Griffi, Francesco Pulizzi, Gina Ricci, Roberto Rinaldi, Saverio Rosiello, Domenico Rutigliano, Antonella Sanfilippo, Lara Scaroni, Patrizia Tuono, Lucia Vannucchi, Dada Vicari, Nadia Vicini, Piero Zaniboni.
Sia poi consentito un ringraziamento “anomalo”, per qualcosa che nel mio libro occupa giusto poche righe: Jacopo Maria Ferri, Lucia Boggi e soprattutto Cesare Vernaleone mi hanno permesso di risolvere dopo anni, quando non ci speravo più, il mistero del «So.l.e.» e, già solo per questo, si meritano il mio grazie.
 
L’ultimo ringraziamento, dovuto quanto gli altri, va alle tante persone che nei mesi antecedenti l'uscita del libro, in casa, in famiglia e altrove, hanno sopportato il racconto del mio lavoro, i miei continui riferimenti ai simboli nelle occasioni più disparate e le mie lunghe assenze nei periodi in cui ero più impegnato in questa ricerca. Mi dispiace per il tempo che avrebbero senz’altro meritato e che non sono riuscito a dedicare; nonostante ciò, continuano a volermi bene e non posso chiedere di meglio. Qualcuno ha addirittura preso a cuore il mio studio, vedendo nascere e crescere questa “creatura” (anche solo a distanza) e sostenendomi emotivamente anche quando le cose andavano piuttosto storte. Di persone ne andrebbero ringraziate varie, tra familiari, amici e colleghi, ma mi sento particolarmente grato a Maria Alessia Scuderi (che, con tenacia tutta sicula, mi ha motivato per oltre un anno a non demordere), i miei amici del dottorato (a partire da Riccardo Delussu) al mio maestro di carta stampata Antonio Roccuzzo e a una persona speciale che ha accettato di esserci a modo suo, anche se in fondo era un po’ gelosa di Libro.

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