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domenica 16 febbraio 2014

Secondo make-up per il Nuovo centrodestra

Sembra non esserci pace in casa del Nuovo centrodestra. La crisi di governo, però, stavolta non c'entra: il problema e l'instabilità hanno ragioni tutte simboliche. Sì perché, all'assemblea degli amministratori locali del partito guidato da Angelino Alfano che è iniziata ieri e si è conclusa oggi, accanto alla grafica "quadrata" della prim'ora, si è vista una nuova versione del simbolo, stavolta in versione tonda, che guarda evidentemente alle elezioni ormai imminenti di maggio.
Dicono che a volte ai risultati finali si arriva per correzioni e aggiustamenti successivi. Anche in area simbolica, per carità, può capitare: si pensi, per dire, al Movimento sociale Fiamma tricolore, che nel 2001 si vide bocciare l'emblema con la vecchia fiamma che due anni prima andava bene, scodellò in fretta e furia un simbolo con una fiamma "a goccia" per le elezioni politiche, poi - visto che quella soluzione non piaceva a nessuno - si intervenne per gradi, prima stringendo la "goccia" e aggiungendo le seghettature all'esterno, poi inserendole anche all'interno per renderla "più fiamma". Altri ritocchi ripetuti, più di recente, hanno interessato l'Alleanza per l'Italia di Rutelli, che all'inizio aveva piazzato un po' di api dal corpo tricolore, poi le ha annerite spostando i colori nazionali accanto al fiore, fino a cancellare del tutto gli insetti.
Nulla di scandaloso, dunque, se l'emblema cambia volto anche solo di qualche dettaglio, passo dopo passo. Certo però che questi aggiustamenti continui sono realmente frutto della fretta e della frenesia con cui certi soggetti nascono, per far fronte alle esigenze di operatività e visibilità mediatica, al punto che non c'è nemmeno il tempo per studiare un marchio a dovere e verificarne l'impatto sulle persone: lo spernacchiamento subito dalla prima versione del Nuovo centrodestra ne è la prova.
Così, dopo la prima versione "quadrata" e l'immediata (ma non divulgata) cerchiatura del quadro, con un arco tricolore ad ampiezza variabile e il nome del leader più o meno presente, ora l'emblema sembra avere ricevuto una sistemazione più definitiva. Resta l'idea del quadrato blu sfumato, ma visto solo in parte, in alto a sinistra, con la sigla posta un po' sul blu (in negativo, sotto al nome del partito) e un po' sul bianco. Se il segmento inferiore del cerchio porta ancora il cognome bianco di Alfano su fondo carta da zucchero, a separare quell'area dalla parte superiore è una striscetta tricolore (con la banda rossa che corrisponde esattamente all'area superiore bianca); tricolore che, a questo punto, lascia il bordo del cerchio, tutto blu chiaro e che fa ombra all'interno.
Nel complesso, il simbolo sembra più armonico rispetto ai primi tentativi. Che quell'emblema "dica qualcosa" a chi lo guarda, però, è quasi impossibile: niente segni grafici, soliti colori nazionali, solite sfumature simil glam. Unica indicazione più precisa, a parte il nome del partito (che però è piuttosto indefinito in sé) è il nome di Alfano, per identificare in lui il nuovo soggetto politico. Per qualcuno forse è sufficiente, per qualcun altro magari no. 

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