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sabato 13 luglio 2013

Addio "Monti", per una Scelta civica



L’aveva detto alcuni mesi fa, ora l’ha tradotto in pratica: Mario Monti ha alleggerito del suo cognome il simbolo di Scelta civica per l’Italia, che con la prima assemblea pubblica di questa mattina avvia definitivamente il suo percorso di trasformazione in partito. L’elemento tricolore, creato dall’agenzia di comunicazione Proforma a dicembre, è rimasto, così come l’impianto dell’emblema, con la stessa circonferenza color carta da zucchero, il fondo bianco, il font utilizzato per i testi e la dicitura grigia «Scelta civica» nella parte superiore dell’emblema.
A cambiare, e in modo significativo, è invece la parte bassa del contrassegno. La dicitura «Con Monti», come da programma, è stata eliminata, ma non si è trattato di un’asportazione chirurgica, destinata a lasciare immutato il resto dell’emblema (magari con qualche piccolo spostamento, per non sbilanciare l’immagine). L’espressione «Per l’Italia», infatti, non solo è rimasta nel simbolo, ma ha visto crescere a dismisura le parole «L’Italia»: scritte in maiuscolo come tutti gli elementi testuali del contrassegno, hanno però assunto la stessa importanza visiva che aveva inizialmente il nome del senatore a vita e capo della coalizione. Non aveva fatto in tempo a farlo Berlusconi, sostituendo al nome del Pdl l’unica parola «Italia»; lo aveva fatto pochi mesi fa Pier Ferdinando Casini con la sua Udc, togliendo il proprio nome dal segmento circolare rosso per inserirvi la scritta «Italia» (almeno fino alle elezioni politiche, quando aveva fatto inserire di nuovo il suo patronimico, quando Calderisi dal Pdl aveva paventato grane per chi avesse usato “in società” il nome di Monti su più emblemi). 
Si può interpretare in più modi questo passaggio: dalla semplice “spersonalizzazione” del partito (che non sembra convincere troppo vari analisti), al tentativo di rimettere in gioco Monti per ruoli diversi da quelli del capo politico (non a caso, in questi giorni qualcuno all’interno della Bocconi non aveva visto con estremo favore l’idea di un ritorno del senatore a vita alla guida dell’università, qualora avesse mantenuto la guida del suo futuro partito). Aver scelto uno stratagemma grafico simile a quello dell’Udc, poi, oltre a proiettare in qualche modo il costituendo partito verso un traguardo ambizioso (quasi a voler dire che le altre forze politiche si curano meno del Paese), sembra voler lanciare un messaggio a Cesa e compagni, perché non abbandonino il percorso politico iniziato a dicembre. A Monti, alla fine dei conti, è convenuto molto, all’Udc molto meno.

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