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giovedì 5 dicembre 2013

Nuovo centrodestra, quando del simbolo non resta più niente

L'aveva annunciato fin dai primi giorni di vita della sua "creatura politica", Angelino Alfano: il 7 dicembre sarebbe stato il giorno della prima grande manifestazione del Nuovo centrodestra e in quell'occasione avrebbe presentato l'immagine con cui "mettere la faccia" alle prossime elezioni, a partire dalle europee di maggio.
Oggi, peraltro, è stato lo stesso Ministro dell'Interno - attraverso il suo staff - a divulgare attraverso il suo account di Twitter il simbolo del nuovo gruppo, facendolo conoscere a simpatizzanti e operatori dei media.
E' appunto lo staff a parlare di simbolo ma, a guardarlo, si resta quanto meno perplessi. Sarà che la scelta arriva pochi giorni dopo il tentativo del Movimento per Alleanza nazionale di recuperare l'emblema storico della "vecchia" An, con tanto di fiamma tricolore, ma più di qualcuno era curioso di vedere in quale immagine, disegno, emblema gli ex Pdl vicini ad Alfano avrebbe cercato di riassumere l'identità di questo nuovo soggetto politico che di fatto sembra avviato a giocare come "seconda punta" nello schieramento di centrodestra (accanto a Forza Italia) al prossimo appuntamento elettorale.
E invece niente, proprio niente. Neanche un disegnino che possa far pensare a un'idea, un progetto. Solo la sigla della nuova formazione, con le iniziali N e C contenute in negativo in un quadratino sfumato blu scuro e la D fuori: non sembra solo una questione geometrica, pare quasi che si voglia dire, tra le righe, che l'essenza del partito sta più al centro che a destra. La stessa denominazione viene scandita su tre righe, appena fuori dal quadrato e sotto la D, per marcare bene le tre componenti della sigla, quasi a voler evitare che "centro" e "destra" siano saldate in un'unica parola.
Chiunque abbia partorito il segno del Centrodestra nazionale non sembra nemmeno avere avuto la commissione da un partito, e non solo perché il segno non nasce per uno sviluppo rotondo (anche se chiaramente può essere inserito in un cerchio). Il fatto è che quello appena presentato sembra veramente il marchio di uno studio professionale o di comunicazione (nemmeno troppo estroso), di un'emittente televisiva o di un'azienda di servizi: rifugge - e questo va riconosciuto - dal mantra ossessivo dei tre colori nazionali e dell'azzurro (sceglie una tinta più scura, che dà un'impressione diversa), ma non c'è un briciolo di identità in questo segno distintivo. Pulito ed essenziale, senza dubbio, ma poco comunicativo: magari la piazza e le urne diranno qualcosa di diverso, ma se non ci fosse il nome del partito in basso, a scambiare il simbolo con il marchio di un'azienda farmaceutica o di una casa editrice ci vorrebbe davvero poco.

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